{"id":25239,"date":"2009-10-13T04:00:00","date_gmt":"2009-10-13T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/13\/una-pagina-al-giorno-ricordo-di-attilio-mordini-di-franco-cardini\/"},"modified":"2009-10-13T04:00:00","modified_gmt":"2009-10-13T04:00:00","slug":"una-pagina-al-giorno-ricordo-di-attilio-mordini-di-franco-cardini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/13\/una-pagina-al-giorno-ricordo-di-attilio-mordini-di-franco-cardini\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Ricordo di Attilio Mordini, di Franco Cardini"},"content":{"rendered":"<p>Di Attilio Mordini avevamo gi\u00e0 avuto occasione di parlare in occasione di un precedente articolo, comparso in questa stessa rubrica, intitolato \u00abUna pagina al giorno: Il mito del giardino, di P. Porcinai e A. Mordini\u00bb, in data 24\/0\/0.<\/p>\n<p>In quella sede, avevamo tracciato un brevissimo profilo biografico di quella anomala figura di intellettuale della met\u00e0 del Novecento, passato quasi inosservata agli occhi di una societ\u00e0, come quella italiana, cambiata troppo in fretta e, per giunta, tradizionalmente distratta rispetto ai suoi uomini migliori.<\/p>\n<p>Ne ricapitoliamo i tratti essenziali, per quanto sembri che egli abbia quasi desiderato velarsi, tanto \u00e8 stata schiva e riservata la sua esistenza, quella di un teologo e scrittore cristiano trascorsa fra continui dolori e sofferenze, che \u00e8 si \u00e8 sempre tenuto nell&#8217;ombra ed \u00e8 morto in silenzio, lasciando dietro di s\u00e9 una decina di libri di alta spiritualit\u00e0, ma del tutto sconosciuti al grande pubblico.<\/p>\n<p>Era nato a Firenze il 22 giugno 1923 e mor\u00ec nella sua citt\u00e0 il 4 ottobre 1966; volontario nella seconda guerra mondiale sul fronte russo e, in seguito, arruolatosi nell&#8217;esercito della Repubblica Sociale Italiana, fu, dopo la fine del conflitto, sottoposto ad arresto e a una carcerazione ove contrasse il germe della tubercolosi. Tornato alla sua vita appartata di terziario francescano, circondato da una ristretta ma scelta schiera di amici e discepoli, visse per altri vent&#8217;anni, tormentato da continue sofferenze. Gi\u00e0 un elenco dei titoli principali delle sue opere rende un&#8217;idea della sua straordinaria ampiezza di orizzonti e della sua assoluta originalit\u00e0 ed esemplare indipendenza di giudizio.<\/p>\n<p>Citiamo, in particolare, \u00abIl segno della Carne\u00bb (Firenze, 1956; ma scritto con lo pseudonimo di Ermanno Landi); \u00abDal Mito al materialismo\u00bb (Firenze, 1966); \u00abVerit\u00e0 del linguaggio\u00bb (Roma, 1974); \u00abIl mito primordiale del Cristo quale fonte perenne di metafisica\u00bb (Milano, 1976); \u00abIl mito dello Yeti alla luce della tradizione biblica\u00bb (Milano, 1977); \u00abIl Tempio del Cristianesimo\u00bb (Roma, 1979); \u00abFrancesco e Maria\u00bb, Firenze, 1986); \u00abIl mito antico e la letteratura moderna\u00bb (Roma, 1989); \u00abIl cattolico ghibellino\u00bb (Roma, 1989); \u00abVerit\u00e0 della cultura\u00bb (Rimini, 1995); \u00abPassi sull&#8217;acqua\u00bb (Roma, 2000); \u00abPovert\u00e0 regale\u00bb (Firenze, 2001); \u00abIl Tempio del Cristianesimo\u00bb (nuova edizione, Rimini, 2006).<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 notato che gran parte dei libri di Attilio Mordini sono stati pubblicati postumi; come spesso accade agli intellettuali che non amano gonfiare il petto sotto la luce dei riflettori, qualcuno si \u00e8 accorto del loro valore solo dopo che egli era morto, in silenzio e in solitudine.<\/p>\n<p>Nel precedente articolo avevamo concluso con l&#8217;auspicio che la nostra breve ma sentita testimonianza, avrebbe potuto far nascere una maggiore curiosit\u00e0 intorno alla sua figura e ridestare un interesse nei confronti dei suoi lavori, a suo tempo passati praticamente inosservati alle grandi case editrici e alla maggioranza del pubblico.<\/p>\n<p>\u00c8 venuto il tempo d riprendere il discorso, presentando un brano della interessante autobiografia spirituale dello storico Franco Cardini, fiorentino, classe 1940, docente di Storia medievale presso quella Universit\u00e0, che di Mordini era stato amico e discepolo negli anni Sessanta, fino alla prematura scomparsa del maestro.<\/p>\n<p>Cardini \u00e8 autore di studi e ricerche apprezzati a livello internazionale, fra i quali ricordiamo: \u00abAlle radici della cavalleria medioevale\u00bb (1981), \u00abQuell&#8217;antica festa crudele\u00bb (1982), \u00abI giorni del sacro\u00bb (1983), \u00abTestimone a Coblenza\u00bb (1987), \u00abIl Barbarossa\u00bb (1989), \u00abFrancesco d&#8217;Assisi\u00bb (1991), \u00abIl giardino d&#8217;inverno\u00bb (1995), \u00abL&#8217;avventura di un povero cristiano\u00bb (1997), \u00abL&#8217;avventura di un povero cristiano\u00bb (1997), \u00abGiovanna d&#8217;Arco\u00bb (1998), \u00abIl Saladino\u00bb (1999), \u00abEuropa e Islam\u00bb (1999), \u00abIl guardiano del Santo Sepolcro\u00bb (2000, in collaborazione con Simonetta della Selva), \u00abFederico Barbarossa, il sogno dell&#8217;Impero\u00bb (2000), \u00abL&#8217;apogeo del medioevo. I secoli XII-XIII\u00bb (20001), \u00abI cantori della guerra giusta\u00bb (2001), \u00abLa globalizzazione. Tra nuovo ordine e caos\u00bb (2005), \u00abLe radici perdute dell&#8217;Europa. Da Carlo V ai conflitti mondiali\u00bb (2006), \u00abTamerlano. Il principe delle steppe\u00bb (2007), \u00abLa tradizione templare. Miti, segreti, misteri\u00bb (2007).<\/p>\n<p>Queste, lo ripetiamo, sono solo alcune delle opere della sterminata produzione di questo storico politicamente scorretto, perch\u00e9 non ha mai fatto mistero delle sue idee politiche di destra, anche quando ci\u00f2 non era affatto di moda e anzi, diciamolo pure, quando (negli anni Settanta) era decisamente controproducente, sia per la carriera professionale che per la vita sociale.<\/p>\n<p>Abbiamo deciso di presentare al pubblico un brano tratto da uno dei suoi libri pi\u00f9 espliciti e sinceri di riflessione politica ed umana su quello che lo storico inglese Eric Hobsbawm ha definito \u00abil secolo breve\u00bb, ossia il Novecento (breve perch\u00e9 iniziato nel 1914 e concluso con la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, nel 1991; e, nondimeno, secolo terribile, forse il pi\u00f9 terribile della storia): una autobiografia spirituale intitolata \u00abL&#8217;intellettuale disorganico\u00bb (Torino, Nino Aragno Editore, 2001, pp. 58-62), nel quale tratteggia, appunto, un profilo di Attilio Mordini:<\/p>\n<p>\u00abQuando Giulio [Schettini] abbandon\u00f2 la nostra pattuglia, essa si era gi\u00e0 dispersa, sfrangiata e polverizzata. Ne restava un nucleo forte, tenuto insieme anche da profondi legami di amicizia personale e stretto attorno alla memoria d&#8217;un altro amico immaturamente scomparso (lui, per\u00f2, a circa quarantaquattro anni): Attilio Mordini, ex volontario di guerra in Russia e quindi nella RSI, valentissimo studioso di filologia germanica sotto la guida di Vittorio Santoli, terziario francescano, cattolico e collaboratore di Rodolfo Oxilia nella redazione della papiniana &quot;L&#8217;Ultima&quot;.<\/p>\n<p>Ad Attilio debbo una gratitudine difficile da tradursi in parole: gli debbo l&#8217;avermi insegnamento a leggere Tommaso d&#8217;Aquino e Dante, l&#8217;avermi introdotto seriamente al grande mondo della cultura austro-tedesca (dal Principe Eugenio a Mozart alla tradizione asburgica), l&#8217;avermi ispirato un amore severo e profondo per l&#8217;Europa liberandomi dalla tentazione risorgimentalistica e nazionalista della &quot;vulgata&quot; missina; l&#8217;avermi introdotto a una comprensione intima dell&#8217;ebraismo e dell&#8217;Islam come religioni sorelle del cristianesimo; l&#8217;avermi insegnato i rudimenti della lettura simbologica dell&#8217;arte e della liturgia cristiane che avrei pi\u00f9 tardi- come medievista &#8212; fruttuosamente verificato; l&#8217;avermi aiutato a leggere &#8211; e a disincantare &#8211; quegli autori, come Evola e Gu\u00e9non, che costituivano la &quot;tentazione esoterica&quot; dei giovani della mia parte politica e della mia generazione i quali militavano appunto in un partito minoritario, ma dovevano portare un peso in pi\u00f9 in quanto non ne accettavano, minoranza nella minoranza, la &quot;Weltanschauung&quot; mazziniana e gentiliana.<\/p>\n<p>Mordini ci forn\u00ec le chiavi essenziali per una critica serrata, non isterica n\u00e9 preconcetta, della modernit\u00e0, ben diversa per qualit\u00e0 dal pesante e farraginoso spenglerismo esoterico della &quot;Rivolta contro il mondo moderno&quot; di Julius Evola, nostra Bibbia di allora. Mordini c&#8217;introdusse alla lettura di autori quali Burke e De Maistre, ci avvi\u00f2 a interpretare quella stessa esperienza fascista alla quale le sue giovanili scelte l&#8217;avevano portato e cui restava moralmente fedele (ed era quello, per lui, un modo per dare un senso alla sua stessa vita: imprigionato dopo la guerra per crimini mai commessi, aveva contratto nelle disumane condizioni della sua prigionia la tisi che l&#8217;avrebbe condotto, sia pur vent&#8217;anni dopo, alla morte) non certo, crocianamente, come malattia morale essa stessa, s\u00ec per\u00f2 come tragico esito della crisi etica, istituzionale e sociale che aveva colto l&#8217;intera Europa contemporanea con la prima guerra mondiale e che si era trasformata nel &quot;Totentanz&quot; dal quale l&#8217;intero continente era stato travolto.<\/p>\n<p>In tal senso il tradizionalismo mordiniano, pur non risolvendosi in un ordinato e coerente magistero &#8211; la sua stessa precoce scomparsa non gli dette, del resto, tempo sufficiente a sviluppare e formalizzare adeguatamente il suo pensiero -, ci consent\u00ec d&#8217;intravedere la via d&#8217;uscita dal provincialismo missino, ci addit\u00f2 gli orizzonti d&#8217;un universalismo fortemente ancorato all&#8217;Europa e al Mediterraneo (e tanto simile, per molti versi, al nucleo pi\u00f9 serio delle idee dello stesso Giorgio La Pira), ci liber\u00f2 dai fantasmi del nostalgismo politico, del nazionalismo e del razzismo. Fu, ancora, Mordini che nei primi anni Sessanta &#8211; quando nessuno o pochissimi ancora ne parlavano in Italia &#8211; c&#8217;inform\u00f2 sullo strutturalismo distinguendone i rispettivi esiti in linguistica e in antropologia; fu lui a farci conoscere per primo i lavori di Mircea Elide e di Georges Dum\u00e9zil; fu lui a parlarci di Wittkover, di di Krautheimer, di Panofski e della &quot;scuola del Wartburg&quot;. Ricordo ancora come una stagione splendida quei lunghi mesi tra il 1961 e il 1962, che coincisero con le primissime occupazioni studentesche delle facolt\u00e0, alle quali la nostra pattuglia (in disaccordo abbastanza profondo con la linea ufficialmente tenuta dal partito nel quale ancora e nonostante tutto ci riconoscevamo, arroccato da parte sua su un anticomunismo miope e provinciale) partecip\u00f2 sia pure in modo critico e sofferto. Cominciavamo a individuare, allora, un possibile esito per il nostro &quot;fascismo&quot;: la lotta a fianco di tutti i poveri della terra, delle vittime delle vecchie e delle nuove colonizzazioni, contro le due superpotenze che, con il &quot;brigantaggio di Yalta&quot; del 1945, si erano divise il mondo imponendogli non solo la loro egemonia, ma anche la falsa alternativa tra &quot;libert\u00e0&quot; individualistica e capitalista e &quot;socialismo&quot; tirannico. Per questo le nostre simpatie si stavano orientando verso personaggi quali Per\u00f3n, Nasser e Castro, che sembravano aver lottato e lottare per aprirsi nelle strette delle due egemonie, spazi nuovi e affermare una nuova dignit\u00e0 per popoli che, fino ad allora, erano stati oggetto e non soggetto di storia.<\/p>\n<p>In quei mesi, durante il giorno c&#8217;erano le lezioni di Sestan, di Cantimori, di Contini, di Longhi, di Pugliese Carratelli, di Garin; e la sera ci aspettavano la semplice e calda ospitalit\u00e0 dello studio di Atttilio in Via San Gallo, le lunghe chiacchierate fino a tardi, la lettura comune di saggi e di testi alternata spesso con ampie soste di meditazione e anche di preghiera. Mordini fu per noi un fratello maggiore e una guida spirituale: attorno a lui costituimmo, per molti versi, una vera comunit\u00e0, una Torre d&#8217;Avorio. Di quell&#8217;eredit\u00e0 &#8211; incentrata su una forte meditazione della &quot;philosophia perennis&quot; e ravvivata da una intensa e devota riflessione mariologica &#8211; vivo ancora. Ho contratto senza dubbio, da quell&#8217;intenso magistero, anche limiti ed errori, dai quali mi \u00e8 stato penoso in seguito liberarmi; e da cui forse mai per intero mi sono liberato. Ma ripenso ad esso con l&#8217;affetto e la riconoscenza che si debbono ad uomini, cose e circostanze senza i quali &#8211; nel bene e nel male &#8211; non saremmo quello che siamo.<\/p>\n<p>Attilio part\u00ec nel &#8217;63 per un lungo periodo d&#8217;insegnamento nell&#8217;universit\u00e0 di Kiel. Segu\u00ec solo a una certa distanza il nostro esperimento di collaborazione ai &quot;Centri per l&#8217;Ordine Civile&quot; di Gianni Baget Bozzo: una proposta di costruzione di gruppo politico cattolico caratterizzato da una dinamica nelle intenzioni alternativa alla DC, ma che si concluse tuttavia in pochi mesi senza lasciare almeno in noi un vero e proprio segno. Mordini, quanto a lui, torn\u00f2 a Firenze alcuni mesi dopo, sempre pi\u00f9 innamorato della &quot;sua&quot; Germania ma deluso per l&#8217;ambiente accademico anche l\u00e0 non troppo generoso n\u00e9, in fondo, libero. Lo sforzo sostenuto in quei mesi d&#8217;intenso lavoro e forse anche il clima della Germania settentrionale, salubre ma troppo rigido, ebbero ragione sul suo fisico provato. Se ne and\u00f2 difatti poco dopo, il 4 ottobre 1966, nel giorno di quel Francesco d&#8217;Assisi ch&#8217;era stato il suo modello spirituale e del quale, come terziario, portava l&#8217;abito. Esattamente un mese pi\u00f9 tardi, il 4 novembre, su Firenze si abbatteva la terribile e memorabile alluvione dell&#8217;Arno. Per la nostra piccola comunit\u00e0 la coincidenza dei due fatti costitu\u00ec un segno destinato a restarci impresso tutta la vita. Sentimmo, allora, che una pagina della nostra esistenza era stata voltata per sempre.\u00bb<\/p>\n<p>Intellettuale scomodo, dunque, e assai \u00abdisorganico\u00bb, lo storico Franco Cardini, perch\u00e9 non propenso a navigare secondo il flusso della corrente politica e culturale del momento; il quale si assume il compito di rievocare in questa pagina, con commossa gratitudine, un altro intellettuale, ancora pi\u00f9 scomodo, se possibile, e profondamente \u00abdisorganico\u00bb, quale \u00e8 stato il teologo suo concittadino, Attilio Mordini.<\/p>\n<p>Forse, chi ci ha seguiti nella lettura del precedente articolo sar\u00e0 rimasto colpito, e magari scandalizzato, da una citazione, nel libro \u00abGiardini d&#8217;Occidente e d&#8217;Oriente\u00bb, di un concetto espresso da Rosemberg, che suona cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abPlinio il Vecchio (29-79 d. C.), uno degli uomini pi\u00f9 colti del proprio tempo, scriveva: &quot;Mentre l&#8217;animale per l&#8217;istinto della sua specie sa mangiare, latrare o barrire, correre o saltare, l&#8217;uomo nulla sa che non gli venga insegnato dalla tradizione dei padri. Per istinto l&#8217;uomo pu\u00f2 fare solo una cosa: piangere.&quot;<\/p>\n<p>Di qui l&#8217;importanza, in ogni manifestazione umana, dei miti e della storia.<\/p>\n<p>Per creare il suo futuro l&#8217;uomo ha sempre avuto bisogno del suo passato e quando, come oltre un secolo fa (con la modernit\u00e0) pens\u00f2 di rompere per sempre i ponti con la tradizione, dovete, dopo pochi ani, istituire la TRADIZIONE DEL NUOVO come la definisce Alfred Rosemberg.<\/p>\n<p>Di qui l&#8217;importanza, in ogni manifestazione umana, dei miti e della storia.\u00bb<\/p>\n<p>L\u00e0 dove Alfred Rosemberg \u00e8 (nonostante quella \u00abm\u00bb al posto della \u00abn\u00bb, evidentemente un refuso d stampa) proprio quello l\u00ec: il filosofo del nazismo, processato ed impiccato dalla corte di giustizia alleata di Norimberga.<\/p>\n<p>Come si fa a citare, oggigiorno, un personaggio del genere?, potrebbe chiedersi il lettore benpensante e politicamente corretto. Come si fa a presentare un filosofo cos\u00ec improponibile, senza con ci\u00f2 voler fare una apologia del nazismo?<\/p>\n<p>Ebbene, nessuna apologia del nazismo; semplicemente, la perfetta libert\u00e0 intellettuale di un autore, come Attilio Mordini, che non subisce ricatti di sorta da parte di nessuno; e che, se trova un concetto valido anche in un filosofo reazionario e razzista, non per questo lo rifiuta, perch\u00e9 non \u00e8 uso a gettare via il bambino appena nato insieme ai pannolini sporchi.<\/p>\n<p>La cultura non \u00e8 mai cos\u00ec ricca da potersi concedere simili sprechi; a meno di volersi adattare a una vita stentata e mortificante, dominata dalle solite figure politicamente corrette (al momento!) e quindi viziata da un inguaribile conformismo e da una asfittica atmosfera di adorazione della Vulgata del vincitore, chiunque egli sa.<\/p>\n<p>Ecco: questo piccolo e quasi insignificante particolare pu\u00f2 darci la chiave, e la misura, della assoluta indipendenza di giudizio di uno scrittore come Attilio Mordini.<\/p>\n<p>Ringraziamo Franco Cardini per avercelo fatto conoscere un po&#8217; meglio, per averci fornito lo stimolo per andare a leggere direttamente le sue opere.<\/p>\n<p>Dalle quali poi, come certamente era anche nel suo stile culturale ed umano, saremo perfettamente liberi di prendere quello che per noi sar\u00e0 positivo, e di rifiutare il resto; ma con un pensiero di affettuosa riconoscenza per un uomo e uno studioso che ha sempre dato, senza mai chiedere nulla in cambio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Attilio Mordini avevamo gi\u00e0 avuto occasione di parlare in occasione di un precedente articolo, comparso in questa stessa rubrica, intitolato \u00abUna pagina al giorno: Il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[248],"class_list":["post-25239","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25239","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25239"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25239\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25239"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25239"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25239"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}