{"id":25235,"date":"2017-02-02T01:24:00","date_gmt":"2017-02-02T01:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/02\/francesco-dove-stai-portando-la-sposa-di-cristo\/"},"modified":"2017-02-02T01:24:00","modified_gmt":"2017-02-02T01:24:00","slug":"francesco-dove-stai-portando-la-sposa-di-cristo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/02\/francesco-dove-stai-portando-la-sposa-di-cristo\/","title":{"rendered":"Francesco, dove stai portando la sposa di Cristo?"},"content":{"rendered":"<p>Papa Francesco \u00e8, essenzialmente, un progressista, nel senso pi\u00f9 ovvio e letterale del termine: crede nel Progresso. Crede, cio\u00e8, come ci credevano Voltaire, Diderot e gli altri illuministi francesi, che la storia sia migliorabile, che la societ\u00e0 vada verso il meglio, beninteso a certe condizioni: fra tutte, lasciarsi guidare e soprattutto &quot;illuminare&quot; da coloro che sanno quale sia la strada da tenere e la meta verso cui dirigersi. Che sono, guarda caso, i progressisti, cio\u00e8 loro. E qui appare la prima e pi\u00f9 evidente delle tautologie che formano la complessa e strana tessitura cerebrale del progressista: la rocciosa convinzione che ci\u00f2 che egli indica all&#8217;umanit\u00e0 sia il Bene, il Bene universale, il Bene di tutti; e che egli solo, e quelli come lui, ne conoscono il segreto, per cui tutti gli altri devono affidarsi a lui e lasciarsi guidare da lui. In fondo, \u00e8 un fideismo autoreferenziale della pi\u00f9 bell&#8217;acqua, impregnato di narcisismo e di megalomania: <em>Lasciate fare a noi e non ve ne pentirete; ma non mettetevi di traverso, perch\u00e9 vi spazzeremo via. Anzi, non saremo noi a sporcarci le mani, se non in casi estremi; sar\u00e0 la storia stessa a farlo. Perch\u00e9 la storia \u00e8 progresso, e dunque la storia \u00e8 dalla nostra parte; o, se si preferisce, noi siamo dalla parte della storia. In altre parole: noi non potremmo mai avere torto, noi avremo sempre e soltanto ragione; ad avere torto saranno quanti non fossero persuasi della nostra ricetta, del nostro programma, delle nostre finalit\u00e0. Essi sono gi\u00e0 screditati in partenza, e finiranno nel cestino dei rifiuti della storia.<\/em><\/p>\n<p>Una ovvia conseguenza di questa impostazione mentale \u00e8 che il progressista non capisce, n\u00e9 mai potr\u00e0 capire, le ragioni del conservatore, o di chiunque non sia interamente e incondizionatamente disposto a lasciarsi guidare da lui e dalla storia (che, come abbiamo visto, sono un tutt&#8217;uno), e vanno accolti con fede, come il credente accoglie la Parola di Dio. Il conservatore, del resto, e chiunque si opponga al Progresso, non ha veramente delle ragioni, ma, al massimo, dei subdoli interessi, delle inconfessabili pretese, dei vergognosi privilegi da difendere; ma ragioni, nel vero senso della parola, no, mai. Le ragioni, per definizione, stanno sempre e solo dalla parte del progressista: sono, nello stesso tempo, il suo blasone aristocratico e la prova evidente della giustezza di quel che sta facendo. Infatti \u00e8 ragionevole mettersi nella sequela del Progresso, e irragionevole intralciarla; non \u00e8 certamente un caso che gli illuministi abbiano proclamato il culto della Dea Ragione, in luogo di quella irragionevole credenza che si chiama cristianesimo.<\/p>\n<p>Qui, per\u00f2, si verifica un paradosso: perch\u00e9, se il progressista non capisce e non capir\u00e0 mai le ragioni del conservatore, il conservatore pu\u00f2 benissimo capire le ragioni del progressista, e, nondimeno, non accettarle e non condividerle, almeno non accettarle o condividerle sino in fondo. In parte, s\u00ec, lo pu\u00f2 fare: perch\u00e9 il conservatore vede il tutto, passato, presente e futuro (per quanto umanamente possibile), mentre il progressista vede solo il futuro (beninteso, come se lo immagina lui), mentre disprezza e rifiuta di dedicare un solo sguardo all&#8217;ignobile passato, e, quanto al presente, lo vede e non lo vede. In effetti, il suo sguardo \u00e8 talmente proteso in avanti, le sue aspettative ed i suoi desideri sono talmente rivolti al futuro, che il presente, di fatto, gli sfugge, ed egli lo attraversa come un sonnambulo, senza capirlo veramente, senza nemmeno darsi la pena di ascoltarlo. Del resto, perch\u00e9 perdere tempo e dissipare energie, sforzandosi di ascoltare il presente, quando c&#8217;\u00e8 il futuro, cos\u00ec allettante, cos\u00ec &quot;giovane&quot; e vergine, cos\u00ec ricco d&#8217;infinite e meravigliose possibilit\u00e0, proprio l\u00ec, dietro l&#8217;angolo, dietro la porta gi\u00e0 socchiusa? Ancora una piccola spinta, e la porta si aprir\u00e0 del tutto, e il regno della Felicit\u00e0 verr\u00e0 finalmente instaurato, con tripudio e soddisfazione generali. Se qualcuno, per caso, non dovesse apprezzarlo, niente paura: a lume di logica, costui non potr\u00e0 essere che un malato di mente; e allora i progressisti lo affideranno alla scienza psichiatrica per aiutarlo a rinsavire, e, in tal modo, ad apprezzare il Mondo Nuovo. Ammettere che i non soddisfatti siano in possesso delle loro facolt\u00e0 mentali, \u00e8 impossibile, perch\u00e9 in contrasto con il dogma progressista. Il progressista, infatti, preferisce mille volte dare torto ai fatti, quando i fatti hanno la spiacevole propriet\u00e0 di smentire le loro teorie. In altre parole, essi sono dei fanatici, dei fondamentalisti, sono i talebani del Progresso; e guai a chi non s&#8217;inchina dinanzi a loro: si tratta di un atto di ribellione e di empiet\u00e0 nello stesso tempo.<\/p>\n<p>Attenzione: non stiamo barando con le carte; non stiamo mettendo a confronto un progressista ottuso ed un conservatore intelligente: no, nessun giochino di questo tipo. Sarebbe troppo rozzo, e decisamente puerile. No: immaginiamo di avere a che fare con due persone intelligenti, l&#8217;una progressista, l&#8217;altra conservatrice; e gli stupidi, lasciamoli, per il momento, fuori dal quadro. Dunque: noi affermiamo che mentre il conservatore pu\u00f2 arrivare a comprendere le ragioni del progressista, questi non arriver\u00e0 mai a comprendere, e nemmeno a vedere, quelle del conservatore. Perch\u00e9? Semplice: perch\u00e9 il progressista, per definizione, non ammette altre ragioni al di fuori di quelle del suo dio, il Progresso; mentre il conservatore, se \u00e8 intelligente, vede sia le proprie ragioni, diciamo quelle della tradizione, sia quelle del suo interlocutore, cio\u00e8 quelle del progresso (ma con la lettera minuscola, perch\u00e9 egli non lo adora, tutt&#8217;altro). Lo si \u00e8 visto innumerevoli volte. Nella stagione sessantottina, per esempio, il professore conservatore poteva capire quel che volevano gli studenti &quot;rivoluzionari&quot; (e non importa se rivoluzionari da salotto, vale a dire con i soldi di pap\u00e0 e sostanzialmente per gioco, cio\u00e8 senza alcuna idea di andare sino in fondo, assumendosi anche i sacrifici e le rinunce del vero rivoluzionario). Quel professore, per esempio, era disposto a vedere gli aspetti condivisibili dell&#8217;analisi sociale di Marx, nonch\u00e9 la sete di giustizia dei figli del popolo; cos\u00ec come vedeva la bruttura delle multinazionali e l&#8217;egoismo delle grandi banche, e non provava alcuna simpatia per il capitalismo selvaggio. Non ne traeva, per\u00f2, le frettolose e rozze conclusioni che ne traevano gli studenti di sinistra, abituati a semplificare e a schematizzare, sia per mancanza d&#8217;intelligenza, sia per mancanza di umilt\u00e0, di pazienza, di spirito di sacrificio. Quelli del <em>vogliamo tutto, e lo vogliamo subito<\/em> non cercavano di capire, volevano solo trovare qualche formuletta preconfezionata da imparare a memoria (prendendola da Marcuse, da Cohn-Bendit, magari anche da Mao Zedong) per potersi lanciare nella loro avventura rivoluzionaria e giovanilistica, spesso estetizzante (<em>la beaut\u00e9 est dans la rue<\/em>), quasi sempre idiota (<em>vietato vietare!<\/em>).<\/p>\n<p>E ora torniamo a Francesco. Da buon progressista, egli \u00e8 salito al soglio pontificio con una idea ben precisa in testa: traghettare la Chiesa, con il vento del Progresso, verso un futuro radioso. Per fare ci\u00f2, era necessario sradicarla dalla Tradizione e, fino a un certo punto, anche dalle Scritture: e che altro \u00e8 la rivalutazione di Lutero, se non una ammissione, a cinque secoli di distanza, che, in fondo, aveva ragione lui a voler leggere e interpretare liberamente la Bibbia? Sempre in nome della ragione, naturalmente; della ragione e della coscienza. Due cose molto, troppo umane. La fede, qui, non ha parte alcuna. E infatti Francesco parla poco di Dio come il creatore trascendente, come il Padre onnipotente, misericordioso ma anche giusto; parla solo della sua misericordia, quasi come di cosa scontata e dovuta, cio\u00e8 parla di Dio come se il suo dio fosse una proiezione dei suoi ideali umani. C&#8217;\u00e8 un piccolo particolare, tuttavia, del quale sembra essersi scordato: che la Chiesa non \u00e8 sua; dunque, che non ha alcun diritto di traghettarla, o di portarla, o di trascinarla, proprio da nessuna parte. Non \u00e8 che la Chiesa deve stare ferma: semplicemente, il papa, cos\u00ec come l&#8217;ultimo dei fedeli, come il pi\u00f9 umile prete e la pi\u00f9 umile suora (uguali a lui davanti a Cristo, nonostante tutto il divismo e l&#8217;auto-glorificazione che costituiscono il pane quotidiano di questo pontefice che sbandiera sempre la sua umilt\u00e0), devono mettersi nelle mani di Dio, devono affidarsi a Dio, devono lasciare che a condurre la Chiesa ci pensi Lui. Non loro. Non spetta al papa decidere alcunch\u00e9 riguardo alla direzione, alle riforme, o qualsivoglia altra innovazione della Chiesa: ci\u00f2 spetta a Dio. Il papa \u00e8 soltanto il custode del gregge; non il suo proprietario. Se lo dimentica, diventa un custode infedele, un lupo travestito da agnello, che, invece di pascere le pecorelle, le mette in pericolo. E Dio sa, purtroppo, quante anime vengono poste in pericolo dal progressismo di Bergoglio. Noi ne conosciamo parecchie, e si tratta di persone eccellenti: il modo di fare di questo pontefice, cos\u00ec traumatizzante, cos\u00ec indifferente verso il turbamento che pu\u00f2 causare ai fedeli, e, cosa ancor peggiore, cos\u00ec palesemente compiaciuto del turbamento e del disagio che crea ai suoi, quanto dell&#8217;applauso e delle simpatie che riscuote fra gli &quot;altri&quot;, i luterani, i giudei, gli islamici, gli atei massoni e radicali, tutto ci\u00f2 \u00e8 tale da aver allontanato alcuni fra i migliori dal cattolicesimo, con pericolo delle loro anime. Di questo verr\u00e0 domandato conto al papa Francesco: gli verr\u00e0 chiesto di rendere conto fin dell&#8217;ultima pecorella che lui ha allontanato dal gregge, che ha praticamene scacciato, e che ha lasciato belare fra le spine, incurante della sua sofferenza, tutto preso dalla smania di rinnovare, di cambiare, di riformare, e dal piacere narcisista di ricevere consensi e acclamazioni da tutte le parti, ma specialmente da chi non \u00e8 cattolico e da chi non ama, n\u00e9 ha mai amato, la Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Ges\u00f9, rivolgendosi a san Piero, per tre volte gli disse: <em>Mi ami tu? Pasci le mie pecorelle<\/em>. Chi ama Ges\u00f9, pasce le pecorelle del suo gregge: e questo \u00e8 il mandato specifico del papa. Ma Francesco non ha mai pascolato le pecorelle: le ha sempre scosse, rimproverate, mortificate, accusate d&#8217;infinite colpe, le ha turbate con prese di posizione sconcertanti, lontane dal Magistero, contrarie alla dottrina della Chiesa, cos\u00ec come i cattolici l&#8217;hanno sempre conosciuta, cos\u00ec come \u00e8 stata insegnata loro. Papa Francesco voleva far capire che tutta la Chiesa, prima di lui, ha sbagliato? Se era questo che voleva far capire, c&#8217;\u00e8 riuscito perfettamente: e tanto peggio se, con ci\u00f2, ha gettato in una drammatica crisi di coscienza milioni di fedeli. A lui che importa? Non ha mai mostrato dubbi o incertezze di sorta sulla bont\u00e0 del suo modo di procedere; non ha mai mostrato la bench\u00e9 minima disposizione a fare, eventualmente, un po&#8217; di autocritica; non ha mai ascoltato i dubbi e le perplessit\u00e0 delle sue pecorelle, e nemmeno dei suoi pastori. I quattro cardinali che, lealmente e legittimamente, hanno chiesto dei chiarimenti sulla <em>Amoris laetitia<\/em> alla Congregazione per la Dottrina della fede, aspettano ancora una risposta, da pi\u00f9 di quattro mesi. L&#8217;unica cosa che si son sentiti dire, non dal papa, ma da un suo fedelissimo &#8212; monsignor Pinto, decano della Sacra Rota -, \u00e8 che meriterebbero di essere privati del cardinalato per lo &quot;scandalo&quot; che hanno dato, redigendo quel documento. Alla faccia della misericordia, della democrazia e della libert\u00e0, valori tanto decantati da Francesco, a proposito e a sproposito, nelle sue quotidiane esternazioni. Uno di loro, Burke, ha gi\u00e0 sperimentato la vendetta del papa; cos\u00ec come l&#8217;hanno sperimentata, e la stanno sperimentato, i francescani e le francescane dell&#8217;Immacolata. Se il papa fosse in buona fede, almeno davanti a questo sconcerto, a questa sofferenza delle anime, da lui provocati (e sia pure, ammettiamolo per amore d&#8217;ipotesi, involontariamente), se ne darebbe qualche pensiero: ma no, niente del genere. Egli va avanti per la sua strada e liquida con battute sprezzanti la sofferenza interiore delle anime che lui stesso ha confuso, che lui stesso ha gettato nello sconforto e nell&#8217;amarezza. Se fosse in buona fede, di ci\u00f2 si preoccuperebbe, ne avrebbe pena e, forse, un&#8217;ombra di rimorso. Tenterebbe di dialogare, di spiegare, di chiarire, di rassicurare; si farebbe sulla porta di casa, come il padre misericordioso. Ma lui non fa, non hai mai fatto un gesto del genere. La sua misericordia \u00e8 a senso unico: \u00e8 rivolta solo agli &quot;altri&quot;, e, fra i cattolici, a coloro che lo sostengono, che la pensano come lui e che lo ricoprono di lodi smaccate, lusingando la sua vanit\u00e0. Ma questo, ci sia permesso dirlo &#8212; e lo diciamo con timore e tremore &#8212; non solo non \u00e8 cristiano, ma \u00e8 diabolico; \u00e8 diabolico vedere che si sta provocando della sofferenza, e non fare il minimo gesto per lenirla, anzi, moltiplicare i gesti che la accrescono. \u00c8 diabolico questo disprezzo dei fratelli, e, peggio ancora, questa noncuranza per le pecorelle del gregge che gli \u00e8 stato affidato. Dovunque egli voglia andare, ha gi\u00e0 sbagliato, ha gi\u00e0 fallito la sua missione, ha gi\u00e0 tradito.<\/p>\n<p>E proprio qui si vede la <em>forma mentis<\/em> del classico progressista. Il progressista vede benissimo &#8212; parliamo del progressista intelligente: e papa Francesco lo \u00e8 certamente &#8212; le sofferenze che provoca la sua marcia in avanti, verso <em>le magnifiche sorti<\/em>, ma non se ne cura: le considera il prezzo inevitabile del Progresso. Il quale, lui lo sa bene, \u00e8 un dio geloso e, talvolta, crudele: esige le sue vittime. I conservatori, i tradizionalisti, gli oppositori, non meritano di essere compatiti troppo: opponendosi al Progresso, si sono macchiati di sacrilegio, e dunque hanno meritato una brutta fine. Non importa. L&#8217;importante \u00e8 che la marcia del Progresso non si fermi, che la ruota non perda nemmeno un giro. Ma Francesco ha dimenticato la domanda di Ges\u00f9 a san Pietro: <em>Mi ami tu?<\/em>, e ha dimenticato che Ges\u00f9 l&#8217;ha ripetuta per ben tre volte. Ges\u00f9 sapeva bene quanto sia facile, per i suoi pastori, perdere di vista proprio Lui, e innamorarsi di se stessi. Si \u00e8 mai chiesto, Bergoglio, se Ges\u00f9 credeva nel Progresso? Perch\u00e9, da come agisce, pare lo dia per scontato. Ma siamo certi che \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Papa Francesco \u00e8, essenzialmente, un progressista, nel senso pi\u00f9 ovvio e letterale del termine: crede nel Progresso. 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