{"id":25233,"date":"2017-01-27T03:28:00","date_gmt":"2017-01-27T03:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/27\/cosa-ce-dietro-lastio-anti-trump-di-francesco\/"},"modified":"2017-01-27T03:28:00","modified_gmt":"2017-01-27T03:28:00","slug":"cosa-ce-dietro-lastio-anti-trump-di-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/27\/cosa-ce-dietro-lastio-anti-trump-di-francesco\/","title":{"rendered":"Cosa c&#8217;\u00e8 dietro l&#8217;astio anti-Trump di Francesco"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta il rancore. Il rancore del povero nei confronti del ricco; del debole nei confronti del forte; dello stolto nei confronti del saggio. Nel mondo antico il rancore poteva esprimersi solo in rare occasioni e solo a mugugni: la struttura sociale non permetteva altrimenti. Lo vediamo nel discorso di Tersite agli Achei, contro Agamennone; e capiamo perch\u00e9, quando Odisseo lo percuote sulla gobba e lo zittisce, tutti i guerrieri greci scoppiano a ridere: non perch\u00e9 siano dei vili, come i soliti commentatori moderi <em>politically correct<\/em> si affrettano a spiegare, ma perch\u00e9 Tersite, piangente sotto le percosse di Odisseo, \u00e8 l&#8217;emblema vivente e grottesco del rancore frustrato e umiliato, un qualcosa che essi non possono che disprezzare doppiamente. Tersite, per loro, non \u00e8 affatto il nobile pacifista inascoltato, ma un vile e un maldicente di professione: il primo a fuggire davanti al pericolo, il primo a schizzare veleno sui capi con la sua lingua tagliente.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 venuto il cristianesimo. Ges\u00f9 ha insegnato a ciascuno a rendere i conti davanti a Dio, senza guardarsi n\u00e9 a destra, n\u00e9 a sinistra; senza criticare il vicino, senza borbottare, anzi, perfino ignorando, con la propria mano destra, quel che sta facendo la sinistra. Nel cristianesimo, per\u00f2, si sono insinuati, e fin da subito, i rancorosi: quelli che nel Vangelo hanno visto la grande occasione per odiare i ricchi, i forti e gl&#8217;intelligenti, dal basso, o dall&#8217;alto &#8211; secondo i punti di vista &#8212; della loro mediocrit\u00e0; quelli che hanno strumentalizzato il messaggio di Cristo per fare le loro vedette sociali, e sia pure soltanto a livello di desideri. Ma la Chiesa ha sempre vigilato con saggezza e inflessibilit\u00e0 contro questa deviazione, contro questo snaturamento; ed \u00e8 riuscita a estirparlo ogni qual volta si \u00e8 manifestato, a reprimerlo quando si limitava a covare sotto la cenere. Se cos\u00ec non fosse stato, fin dall&#8217;inizio il cristianesimo avrebbe coinciso con le rivolte degli schiavi e, pi\u00f9 tardi, con quelle dei servi della gleba; invece non \u00e8 stato cos\u00ec, tranne in casi isolati. Gli storici progressisti, che non sanno pensare, n\u00e9 immaginare alcunch\u00e9, al di fuori dei loro rigidissimi schemi mentali, hanno sempre interpretato questo fatto come la &quot;prova&quot; che la Chiesa, in quanto istituzione, e soprattutto in quanto gerarchia, si \u00e8 costantemente alleata con i &quot;potenti&quot; e contro le &quot;masse&quot;, il che \u00e8 una solenne sciocchezza, buona soltanto perch\u00e9 essi possano &quot;dimostrare&quot; le loro tesi precostituite. In realt\u00e0, la Chiesa ha vegliato sulla deviazione e sulla eresia del rancore, cio\u00e8 contro la snaturamento del Vangelo in senso pauperista e rivoluzionario: e , cos\u00ec facendo, ha fatto semplicemente il proprio dovere. \u00c8 noto che ci sono stati dei papi, dei vescovi, dei vescovi-conti, i quali si sono alleati con il potere; ma \u00e8 altrettanto ovvio che lo facevano per tutelare i loro personali interessi. Di per s\u00e9, la Chiesa non ha mai abbracciato o benedetto la &quot;causa&quot; degli oppressori: basta leggere quel che dice san Paolo sulla schiavit\u00f9; e basta pensare a come ag\u00ec il vescovo Ambrogio di Milano, nei confronti dell&#8217;imperatore Teodosio, reo di avere ordinato la strage di Tessalonica: gli chiuse le porte della cattedrale in faccia, lo rimprover\u00f2 e lo costrinse a fare penitenza.<\/p>\n<p>Poi, per\u00f2, \u00e8 arrivato Rousseau: sono arrivati i poeti, i buonisti, i giusnaturalisti, i filantropi, gli scrittori noiosi e falliti (alzi la mano chi \u00e8 riuscito a leggersi tutta la <em>Nuovelle \u00c9loise<\/em>), i rivoluzionari da salotto, gli scontenti, i rancorosi, gl&#8217;ipocondriaci, i vegetariani, i deisti, gli enciclopedisti, i patiti del Buon Selvaggio; non gente del popolo, ma <em>philosophes<\/em> da strapazzo, <em>savants<\/em> da quattro soldi, avvocati falliti, giornalisti sanguinari, tuttologi a un tanto il chilo: tutta la genia partorita dall&#8217;illuminismo, la pi\u00f9 rozza, la pi\u00f9 insulsa, la pi\u00f9 infantile di tutte le &quot;avanguardie&quot; culturali che avrebbero poi infestato, parassitato e vampirizzato, succedendosi l&#8217;una all&#8217;altra, la cultura e la societ\u00e0 europee nei due secoli successivi, e che non hanno ancora finito di depositare a riva, con le loro onde fangose, tutti i detriti e le immondizie dei loro sogni vendicativi, delle loro utopie sconclusionate, delle loro aspettative infrante, delle loro ambizioni calpestate dalla storia.<\/p>\n<p>A partire da quel momento, l&#8217;odissea del rancore (come l&#8217;avrebbe chiamata \u00c9mile Cioran) \u00e8 entrata in una nuova fase, quella della dissimulazione e dell&#8217;ipocrisia. In nome della <em>libert\u00e9<\/em>, della <em>fraternit\u00e9<\/em> e della <em>egalit\u00e9<\/em>, il rancore sociale ha trovato un nuovo e pi\u00f9 perfetto travestimento: quello dell&#8217;umanitarismo e dei diritti dell&#8217;uomo. Dopo la barbarie delle teste mozzate e portate in giro per le vie di Parigi in cima ad una picca, il genocidio: prova sperimentale, la Vandea del 1793: paese di preti, di signori e, <em>horribile dictu<\/em>, di contadini monarchici. Indegni di vivere; indegni di gustare le meraviglie del repubblicanesimo e della &quot;virt\u00f9&quot; robespierrista. Gentaglia da spazzar via senza piet\u00e0, con raddoppiato furore rispetto a quello d&#8217;un tempo, degli inquisitori cattolici contro eretici e stregoni. Finalmente si pu\u00f2 decapitare, sventrare, squartare, scannare, ma in nome di un altissimo ideale civile: la religione laica del Progresso, l&#8217;instaurazione del regno della Ragione.<\/p>\n<p>Dopo un poco, per\u00f2, il gioco \u00e8 venuto a noia. Era pur sempre un gioco borghese, anche se con molte strizzatine d&#8217;occhio ai sanculotti: le rigorose indagini d&#8217;archivio hanno avuto il torto di mostrare che, sulla ghigliottina, son cadute molte pi\u00f9 teste di popolani che di nobili o ricchi borghesi. Bisognava inventare un altro gioco, sempre borghese, ma camuffato meglio da popolare, o, almeno, fatto per conto del popolo: e sono arrivati la dialettica marxista, il materialismo storico e la lotta di classe. Con un vantaggio inestimabile rispetto al giacobinismo e a qualsiasi altro rivoluzionarismo del passato: che adesso si faceva veramente sul serio, perch\u00e9 si era scoperto un gioco &quot;scientifico&quot;. Parola di Karl Marx e Friedrich Engels. Erano loro ad avere scoperto il nuovo giocattolo, erano loro ad averlo brevettato: come mettere in dubbio che lo avessero garantito come assolutamente scientifico, a differenza di tutti gli altri socialismi, ridicolmente &quot;utopistici&quot;? Per quasi un secolo e mezzo, il nuovo vangelo progressista ha fatto furore: al punto da esercitare un fascino irresistibile e inossidabile, ad onta dei suoi fallimenti, delle sue menzogne, dei suoi crimini: caso forse unico nella storia della umana follia, pi\u00f9 disastri combinava e pi\u00f9 continuava a sedurre, a conquistare, a far innamorare perdutamente di s\u00e9, specialmente i professorini e i poeti.<\/p>../../../../n_3Cp>Quando, infine, \u00e8 caduto, \u00e8 caduto con tanta grazia e con tanta discrezione, da sopravvivere a se stesso nelle regioni iperuraniche del mito, e in quelle, assolutamente inestirpabili, della nostalgia. Legato alla giovinezza e ai suoi miti intramontabili (vedi &#8217;68), non \u00e8 mai stato formalmente rigettato; i suoi seguaci non hanno mai abiurato, n\u00e9, meno ancora, fatto alcun <em>mea culpa<\/em>. Ci\u00f2 non toglie che sono rimasti orfani, anche se poco disposti ad ammetterlo, e pi\u00f9 che mai bisognosi di un&#8217;altra grande Mamma, bench\u00e9 troppo discreti per dichiararlo apertamente. Non hanno dovuto andare troppo lontano per cercarla e per trovarla, tuttavia: anzi, non hanno quasi fatto in tempo a rendersi conto d&#8217;essere rimasti orfani &#8212; ammesso che se ne siano resi conto &#8212; che gi\u00e0 erano stati felicemente adottati, e il giudice aveva ufficialmente riconosciuto la loro adozione, o, almeno, il loro sollecito affido. La nuova Mamma era l\u00ec, bella e pronta, che li stava aspettando a braccia aperte, troppo sensibile e amorosa per sopportare che una sola lacrimuccia di dolore spuntasse dalle loro ciglia di rivoluzionari (quasi) delusi: ed era la Chiesa. Sissignori, proprio la Chiesa cattolica, che ha un cuore cos\u00ec grande e cos\u00ec materno, da accogliere tutti, ma specialmente i professorini e i poeti rimasti senza il loro giocattolo rivoluzionario, per\u00f2 sempre nobilmente affamati di giustizia e assetati di libert\u00e0, fraternit\u00e0 e uguaglianza. Se non proprio tutta, almeno una parte della Chiesa; se non quella vera, almeno quella che le assomiglia; se non quella di Cristo, almeno quella di fra Dolcino e di don Giulio Girardi, di don Gallo e di padre David Maria Turoldo (e dalli coi poeti innamorati della rivoluzione: non c&#8217;\u00e8 niente da fare, son sempre loro).<\/p>\n<p>Si sono visti, si sono piaciuti, si sono riconosciuti. Si sono annusati, come fanno i cani per la strada, quando appartengono a due razze diverse: e hanno trovato che l&#8217;odore era famigliare, l&#8217;uno per gli altri. Papa Francesco lo chiama &quot;odore di pecora&quot;; anche se non sono le pecore della parabola del Buon Pastore, ma le pecore beote del &quot;popolo&quot; che ha ragione a prescindere, che \u00e8 nel giusto perch\u00e9 \u00e8 &quot;povero&quot;, e al quale tutti si devono inchinare, perch\u00e9 \u00e8 fatto dagli &quot;ultimi&quot;. Il rancore, adesso, ha raggiunto dimensioni ipertrofiche, incontenibili, inverosimili: \u00e8 ovunque, deborda, dilaga dai pulpiti, dai conventi, dalle sacrestie, dagli oratori, dalla stampa cattolica politicamente corretta. Non conosce pudore, n\u00e9 vergogna, n\u00e9 senso del limite: impazza, letteralmente, brandendo il vangelo (ma non quello di Ges\u00f9 Cristo; uno che gli assomiglia solo superficialmente) come una clava. Per bastonare i moderni filistei, i moderni Epuloni, persino i moderni &quot;clericali&quot; (o almeno cos\u00ec ama dire; anche se, di costoro, nel mondo reale, non si vedono molte tracce). \u00c8 il rancore partorito dall&#8217;osceno connubio fra i marxisti orfani di Marx e i cattolici orfani di fra Dolcino e di don Girardi, triplicato nella sua veemenza, ruggente, furioso, fiammeggiante di sacra indignazione. Non ha mai speso molte parole n\u00e9 per le vite soppresse con l&#8217;aborto, n\u00e9 per quelle eliminate con l&#8217;eutanasia; non si \u00e8 indignato neppure per le donne stuprate di Colonia, pur avendo il femminismo tra i suoi sacri fondamenti; e meno che mai per i cristiani trucidati in giro per il mondo islamico, e ora anche per l&#8217;Europa. Per\u00f2 soffre, si rattrista e si scandalizza se una coppia omosessuale non riceve la dovuta considerazione, se un povero gay non \u00e8 libero di affittare l&#8217;utero di una donna indigente per poter avere il sospirato figlioletto, e persino se un presepio o un crocifisso offendono, con la loro molesta presenza, la delicata sensibilit\u00e0 degl&#8217;immigrati musulmani. I suoi seguaci, i cattoprogressisti in salsa modernista, sono fatti cos\u00ec: hanno il cuore sensibile, si commuovono davanti alle ingiustizie, non sopportano di vedere un gattino maltrattato, un canarino malnutrito.<\/p>\n<p>Ora essi hanno trovato la loro Bestia Nera, perch\u00e9 non possono fare a meno di avere un particolare bersaglio verso il quale dirigere tutto il loro rancore, il loro odio e la loro (giusta, per carit\u00e0!) sete di vendetta: il neopresidente americano Donald Trump, reo di avere vinto democraticamente le ultime elezioni. Papa Francesco lo aveva gi\u00e0 individuato prima del luttuoso evento come il Nemico Pubblico numero uno ed era entrato a gamba tesa nella campagna elettorale, qualificandolo (lui cos\u00ec misericordioso, lui cos\u00ec buono) come un personaggio politico indegno di definirsi cristiano; ora che l&#8217;hanno eletto, apriti cielo, si tratta di una sfida intollerabile, uno sgarbo personale. Bergoglio concentra in s\u00e9 tutto il rancore latino-americano verso il mondo <em>yankee<\/em>, con l&#8217;aggravante &#8212; per Trump, si capisce &#8211; che costui non si vergogna neanche un poco di essere quel che \u00e8: un perenne affronto al vangelo (di fra Dolcino e di don Girardi). Bergoglio \u00e8 un argentino di ceppo europeo; un bianco della borghesia sudamericana, che \u00e8, in casa sua, la classe egemone, la classe al potere, fin da quando sono nate quelle repubbliche, rendendosi indipendenti dalla Spagna, per opera e coi soldi della massoneria internazionale. Ciononostante, questa borghesia, frustrata dal confronto con quella degli Stati Uniti, si \u00e8 sempre considerata &quot;oppressa&quot;, non si sa bene da chi, e piena di rancore verso di quella. Chi scrive ricorda bene un corso di formazione per i volontari di un&#8217;associazione cattolica, destinati a lavorare in America latina: un giorno si present\u00f2 un signore, proveniente da una nazione sudamericana, a tenere una conferenza sulla storia di quel continente, e, pur essendo un bianco, proprio come Bergoglio, esord\u00ec dicendo con enfasi: <em>Noi siamo stati conquistati<\/em>. La cosa ci parve strana, tanto che chiedemmo chiarimenti: a quel che ne sapevamo, erano state le popolazioni indigene ad esser conquistate e in vari casi (come in quello, appunto, dell&#8217;Argentina), letteralmente sterminate. La sua risposta, fra sorpresa e imbarazzata, fu tutt&#8217;altro che chiara; egli ribad\u00ec, comunque, il concetto: <em>loro<\/em> erano stati vittime di una conquista, dunque sapevano bene quanto pesa la spada del conquistatore. E c&#8217;era molto rancore in quella auto-convinzione, mista a dosi industriali di vittimismo. Lo stesso rancore dei cattolici alla Bergoglio contro Trump: reo, fra le altre cose, di voler bloccare l&#8217;invasione dei clandestini attraverso la frontiera del Messico, come nessuno, in Europa (tranne Orban) ha il fegato di fare.<\/p>\n<p>A questo punto, vorremmo chiarire una cosa. Ci\u00f2 che abbiamo detto sulla odissea del rancore, la diagnosi che abbiamo fatto delle sue radici post-marxiste e pseudo evangeliche, non implica affatto che siamo favorevoli al capitalismo finanziario, alla globalizzazione, allo sfruttamento economico e sociale di alcun genere; non significa che neghiamo l&#8217;esistenza dello sfruttamento. Avendo visitato l&#8217;America del Sud, come potremmo negarlo, dopo ave visto con i nostri occhi le <em>favelas<\/em>? Quel che neghiamo, \u00e8 la legittimit\u00e0 dell&#8217;atteggiamento rancoroso e vittimistico dei cattolici di sinistra (nonch\u00e9 di una certa borghesia sudamericana); \u00e8 il buonismo cieco e sordo davanti ai fatti, perch\u00e9 impregnato di ideologismo progressista e russoviano, nonch\u00e9 di teologia della liberazione, ultima edizione del mito del Buon Selvaggio; sono l&#8217;immigrazionismo, l&#8217;omosessualismo, il femminismo, il modernismo infiltratisi abusivamente nel Vangelo e miranti a stravolgere il cattolicesimo, per farne qualcosa di nuovo e di diverso da ci\u00f2 che esso \u00e8, ed \u00e8 sempre stato: un credo sincretista gnostico e massonico, un deismo di facciata destinato a risolversi in un super-umanesimo. Dobbiamo dirla tutta? Trump, personalmente, non ci \u00e8 molto simpatico. Ma \u00e8 stato eletto dai suoi concittadini: possibile che i progressisti non sappiano mai accettare la realt\u00e0, quando d\u00e0 loro torto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta il rancore. Il rancore del povero nei confronti del ricco; del debole nei confronti del forte; dello stolto nei confronti del saggio. 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