{"id":25232,"date":"2015-07-28T09:04:00","date_gmt":"2015-07-28T09:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/quando-francesco-redi-decapitava-tartarughe-per-vedere-quanto-vivevano-senza-testa\/"},"modified":"2015-07-28T09:04:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:04:00","slug":"quando-francesco-redi-decapitava-tartarughe-per-vedere-quanto-vivevano-senza-testa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/quando-francesco-redi-decapitava-tartarughe-per-vedere-quanto-vivevano-senza-testa\/","title":{"rendered":"Quando Francesco Redi decapitava tartarughe per vedere quanto vivevano senza testa"},"content":{"rendered":"<p>A partire da quando gli scienziati hanno deciso che il progresso delle conoscenze consentiva e rendeva assolutamente lecita, anzi, meritoria, la vivisezione delle creature viventi? Certo, una pratica del genere \u00e8 sempre esistita, sin da quando esiste la medicina e, con essa, una certa conoscenza della fisiologia; sembra, per\u00f2, che nell&#8217;antichit\u00e0 e nel medioevo se ne facesse un uso abbastanza parco e che non la si pubblicizzasse pi\u00f9 di tanto, insomma che non se ne menasse particolare vanto.<\/p>\n<p>Certo, nell&#8217;antichit\u00e0 esisteva perfino la vivisezione umana (cfr. il nostro articolo: \u00abCelso, la vivisezione umana e le aberrazioni della medicina moderna\u00bb, pubblicato sul siti di Arianna Editrice in data 17\/05\/2007); vi era comunque chi protestava contro tali pratiche inumane, e non mancavano nemmeno filosofi, come Teofrasto e Plutarco, i quali negavano all&#8217;uomo il diritto di manipolare a suo piacere gli animali e di ucciderli indiscriminatamente per il proprio piacere o per il proprio interesse). Nel medioevo cristiano, poi, contrariamente a quel che molti credono, la convinzione che il creato fosse stato messo a disposizione dell&#8217;uomo, con tutte le sue ricchezze e le sue forme di vita, non implicava affatto che l&#8217;uomo potesse abusare del proprio potere e che, da custode responsabile, potesse trasformarsi nel tiranno spietato della terra, incrudelendo contro gli animali senza limite alcuno: basterebbe rileggersi il \u00abCantico delle creature\u00bb, nonch\u00e9 numerose pagine dei \u00abFioretti\u00bb di San Francesco, per rendersi conto che, nella spiritualit\u00e0 cristiana medievale, esisteva la nozione di una solidariet\u00e0 creaturale fra l&#8217;uomo e gli altri esseri viventi e che lodare degnamente il Creatore significava aver cura, rispetto e amore per tutte le sue creature.<\/p>\n<p>Questo non significa, naturalmente, che, nel medioevo, vi fosse una pratica diffusa di rispetto e di benevolenza verso gli animali; non c&#8217;\u00e8 dubbio che molte persone, anche sulla base di credenze superstiziose, infierissero con gratuito sadismo contro gli animali (e anche contro i propri simili, se \u00e8 per questo): ma, appunto, si trattava di comportamenti pratici, non di teorizzazione e men che meno di prese di posizione degli uomini di cultura. Il grande modello medievale restava la vita di Cristo e, in seconda istanza, le vite dei santi: e in nessuna di esse si trovava qualcosa che giustificasse una inutile crudelt\u00e0 nei confronti degli animali; al contrario, si trovavano moltissimi esempio (e non solo nei mistici o in San Francesco) di estrema delicatezza e di amorevole fraternit\u00e0 nei loro confronti.<\/p>\n<p>Il vero cambiamento si verifica dopo il Rinascimento, quando l&#8217;uomo si \u00e8 fatto misura di tutte le cose e l&#8217;orizzonte spirituale si \u00e8, nello stesso tempo, indebolito e allontanato verso distanze confuse, quasi irraggiungibili: ci\u00f2 aveva creato le premesse per le basi filosofiche della Rivoluzione scientifica, che sono, tendenzialmente o esplicitamente, meccaniciste e riduzioniste, al punto che un filosofo come Cartesio arriva a negare che gli animali non solo abbiano un&#8217;anima, ma che siano in gradi di provare la sensazione del dolore, essendo solo delle &quot;macchine&quot; capaci di emettere suoni, assolutamente prive di attribuiti spirituali, nonch\u00e9 del sia pur minimo grado di consapevolezza e di coscienza.<\/p>\n<p>Francesco Redi (nato a Arezzo nel 1626 e morto a Pisa nel 1698) \u00e8 considerato uno dei maggiori scienziati del XVII secolo e non uno degli scrittori meno importanti. Noto a tutti gli studenti di letteratura per il suo \u00abBacco in Toscana\u00bb, elogio scherzoso dei vini della sua terra, fu tra i fondatori dell&#8217;Accademia del Cimento (1697), destinata a divenire un importante entro di ricerche scientifiche. Tra le sue opere di anatomia e fisiologia animale, si ricordano le \u00abEsperienze intorno alla germinazione degli insetti\u00bb, in cui si pronunciava contro la teoria della generazione spontanea, e le \u00abOsservazioni intorno alla vipere\u00bb, in cui dimostrava che il veleno dei rettili, contrariamente a alla credenza allora diffusa, non \u00e8 velenoso se ingerito, ma solo se si trasmette al sangue dell&#8217;uomo mediante una ferita.<\/p>\n<p>Era un tipo bizzarro e, pur godendo fama di scienziato rigoroso, capace di condurre i suoi esprimenti con un metodo quanto mai preciso, non disdegnava di raccontarli ai suoi illustri protettori di casa Medici con tono quanto mai scherzoso e brillante, fino a rasentare la piaggeria e la buffoneria: cos\u00ec, ad esempio, raccontava al granduca di aver decapitato alcune tartarughe, non per compiere delle osservazioni scientifiche, ma per punirle di qualche reato, ridendo e gigioneggiando sulla sorte delle bestiole con la massima disinvoltura o, per dir meglio, con un cinismo un po&#8217; rivoltante, in confronto al quale persino l&#8217;impassibilit\u00e0 di Galilei nel descrivere la vivisezione di una cicala (raccontata nella cosiddetta &quot;favola dei suoni&quot; nella epistola scientifica \u00abIl Saggiatore\u00bb) appare un procedimento garbato e persino di buon gusto.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare le stesse parole del Redi &#8212; tralasciando quelle pi\u00f9 esplicitamente umoristiche, o che tali vorrebbero essere -, affinch\u00e9 il lettore possa da s\u00e9 giudicare quanto abbiamo sopra affermato (F. Redi, \u00abTartarughe vive senza il cervello\u00bb, citato in: Angelo Gianni e Giuseppe Galleno, \u00abL&#8217;avventura dell&#8217;uomo\u00bb, Firenze, La Nuova Italia, 1969, vol. 2, pp. 4-6):<\/p>\n<p>\u00abIo andava rintracciando per mio passatempo alcune cognizioni intorno al cervello ed al moto degli animali; ed a questo fine avendo pi\u00f9 volte cavato il cervello a molte generazioni di volatili e di quadrupedi, ed osservatone gli eventi, m i venne pensiero di veder quel che succedesse nelle tartarughe terrestri; e ad una di quelle, nel principio di novembre, fatto un largo forame nel cranio, cavai pulitamente tutto il cervello, rinettando bene la cavit\u00e0 a segno tale che non ve ne rimase neppure un minuzzolo. Lasciando poscia scoperto il forame del cranio, misi la tartaruga in libert\u00e0, ed essa, come se non avesse male veruno, si movea e camminava francamente, e si aggirava brancolando ovunque le piacea; ho detto brancolando, perch\u00e9 dopo la perdita del cervello serr\u00f2 subito gli occhi e non gli apr\u00ec pi\u00f9 mai. La natura intanto, vera e sola medica dei mali, in capo a te giorni con una nuova tela di carne copr\u00ec e ben serr\u00f2 il sopradetto largo forame del cranio, l\u00e0 dove mancava l&#8217;osso, e la tartaruga, non perdendo mai la forza del camminar liberamente a sua voglia e del far ogni altro moto, visse fino a mezzo maggio; sicch\u00e9 ella camp\u00f2 sei mesi interi. Quando fu morta, osservai la cavit\u00e0 dove soleva star il cervello, e la trovai netta e pulita e totalmente vota eccetto che di un piccolo e secco e nero grumetto di sangue.<\/p>\n<p>Quando cominciai a far queste osservazioni, la corte di Toscana trattenevasi alle deliziose cacce dell&#8217;Ambrogiana [una delle ville medicee]; ed io del muoversi e d&#8217;un cos\u00ec lungo vivere delle tartarughe senza cervello favella none un giorno coll&#8217;illustrissimo signor marchese Cammillo Coppoli e con altri signori, mi replic\u00f2 esso signor marchese di ricordarsi d&#8217;aver veduto molti anni addietro che le tartarughe sogliono lungamente vivere senza la testa; e che lo aveva osservato quando certi medici, per guarire una gran dama di una certa sua infermit\u00e0, tagliarono di netto la testa alle tartarughe,m e facevano stillar subito quel loro freddo sangue sulle reni della medesima dama, e le testuggini poi senza testa continuarono a viver molti giorni.<\/p>\n<p>Volli chiarirmene; onde nello stesso mese di novembre, fatto recidere il capo ad una grossa testuggine, lasciai che dalle tagliate vene del collo ne sgorgasse tutto quel freddo s\u00ec ma coloritissimo sangue che pot\u00e9 sgorgarne, e la testuggine continu\u00f2 a vivere per ventitr\u00e9 giornate; e che ella veramente fosse viva, riconosceasi non gi\u00e0 perch\u00e9 ella si muovesse di luogo, come potean far quelle alle quali era stato cavato il cervello, ma bens\u00ec perch\u00e9 punta o stuzzicata ne&#8217; piedi anteriori e posteriori, ella con gran forza gli tirava indietro e diversi altri moti facea. E poich\u00e9 da qualcuno potea forse dubitarsi che quei moti fossero, per cos\u00ec dire, una forza o di intirizzamento o di molla e non moti di un vivente, per chiarire bene il fatto, tagliato il capo a quattro altre tartarughe e scolatone tutto il sangue, ne apersi due dodici giorni dopo; e vidi chiaramente il cuore palpitante e vivo, insieme co&#8217; moti del residuo del sangue che entrava ed usciva dal cuore; il quale sangue si rassomigliava nel colore ad una scolorita lavatura di carne o ad una linfa che avesse presa un poco di dilavata tintura di rosso.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, neanche il fatto che la testuggine decapitata visse ancora solo per ventitre giorni (questi animali sono molto longevi), n\u00e9 che i suoi movimenti si limitavano al ritrarre le zampe se queste venivano pungolate, riesce a strappare al Redi la bench\u00e9 minima riflessioni circa il fatto che tali menomazioni comportino necessariamente, per l&#8217;animale, del dolore; cos\u00ec come la sopraggiunta, immediata cecit\u00e0 della tartaruga cui egli ha asportato il cervello, gli suggerisce un sia pur piccolo pensiero circa la sofferenza che l&#8217;esperimento, se cos\u00ec vogliamo chiamarlo, ha provocato ad essa, la quale poi \u00e8 morta in capo a sei mesi (un tempo che pu\u00f2 sembrare lungo solo ove non si consideri la capacit\u00e0 di questi animali di vivere assai a lungo).<\/p>\n<p>Insomma per Francesco Redi il problema del dolore inflitto all&#8217;animale, semplicemente, non esiste; come non esiste una questione etica relativa alla liceit\u00e0 di aprire ed estrarre il cervello a delle creature viventi o a tagliar loro la testa al solo scopo di vedere in che misura essi ne risultano menomati ed in quanto tempo sopraggiunge la morte. L&#8217;uomo ha tutti i diritti e nessun dovere morale verso i suoi fratelli minori, specialmente se si tratta di uno scienziato che agisce per in nome dl progresso, vale a dire, automaticamente, per il bene dell&#8217;umanit\u00e0; mentre l&#8217;animale, da parte sua, non ha diritto alcuno, nemmeno quello di vedersi risparmiate le torture pi\u00f9 raffinate, dato che esso a null&#8217;altro serve e per null&#8217;altro vive se non per essere a completa e incondizionata disposizione dell&#8217;uomo, dei suoi bisogni e dei suoi eventuali capricci.<\/p>\n<p>Con il meccanicismo di Galilei, il riduzionismo di Redi e il razionalismo di Cartesio, la filosofia dei lumi \u00e8 ormai alle porte; e Luigi Galvani (1737-1798), infatti, manipoler\u00e0 le sue rane vive, scuoiandole e sottoponendole a scariche elettriche, proprio come Francis Bacon aveva profetizzato che sarebbe stato giusto e intelligente adoperare gli animali nel suo manifesto scientista \u00abNuova Atlantide\u00bb: illimitatamente e spregiudicatamente, a maggior gloria dell&#8217;uomo e al servizio del nuovo dio geloso e irascibile, il Progresso (cfr. il nostro articolo: \u00abSbucciare le rane vive, come arance, poi sezionarle in nome di una scienza senz&#8217;anima\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 19\/03\/2012).<\/p>\n<p>Del resto, perch\u00e9 prendersela tanto per qualche cicala ridotta in pezzettini, per qualche testuggine decapitata e per qualche rana scuoiata viva, se la conoscenza della natura pu\u00f2, in tal modo, progredire? Non si gettano forse le aragoste ancor vive, nei ristoranti, direttamente nella pentola dell&#8217;acqua bollente, affinch\u00e9 il palato del cliente trovi pi\u00f9 saporita la loro polpa? E non si scuoiano vivi migliaia e migliaia di cuccioli di foca, per rifornire i fabbricanti di pellicce, evitando, per\u00f2, di rovinare quella preziosa merce? Ora, se si infliggono simili torture agli animali al solo scopo di soddisfare le esigenze della buona tavola e quelle della vanit\u00e0 femminile, in fatto di abbigliamento, chi mai oser\u00e0 intralciare la strada del progresso scientifico, quando da esso potrebbe dipendere, ad esempio, la scoperta di qualche nuova cura per le malattie umane, di qualche nuovo vaccino, di qualche nuova tecnica chirurgica, finalizzata a salvaguardare la vita dell&#8217;uomo?<\/p>\n<p>Qualche spirito ipercritico, qualche polemista per partito preso potrebbe obiettare che togliere il cervello o tagliare la testa a una creatura vivente non presenta evidenti ragioni di utilit\u00e0 per la difesa della salute umana ma che pu\u00f2 servire soltanto a soddisfare una &quot;curiositas&quot; fine a se stessa, un desiderio di sapere per il puro piacere di sapere, il che, in fondo, \u00e8 la molla pi\u00f9 nobile e pi\u00f9 antica di tutta la ricerca scientifica, da che una qualche forma di scienza esiste. \u00c8 possibile. Bisognerebbe tuttavia ricordare che la &quot;curiositas&quot;, se viene totalmente disgiunta dalla &quot;pietas&quot;, diventa qualche cosa di terribile , di radialmente disumano: qualche cosa di cui aver paura, e di cui l&#8217;uomo stesso finir\u00e0 per diventare vittima. Non abbiamo forse udito il famoso medico Axel Munthe &#8211; un vero campione della filantropia, colui che accorreva dalla Lapponia a Napoli alle prime notizie che il colera era scoppiato in quest&#8217;ultima citt\u00e0 -, proporre di servirsi dei condannati a morte come di cavie viventi per gli esperimenti della medicina, in modo che quei reprobi, dopo una vita di azioni malvagie, potessero infine rendersi utili alla societ\u00e0 e riscattarsi, offrendo alla marcia trionfale del progresso la loro carne torturata e gli spasimi della loro agonia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A partire da quando gli scienziati hanno deciso che il progresso delle conoscenze consentiva e rendeva assolutamente lecita, anzi, meritoria, la vivisezione delle creature viventi? 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