{"id":25231,"date":"2007-09-24T05:14:00","date_gmt":"2007-09-24T05:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/24\/la-comprensione-spirituale-sorgente-perenne-di-salute-psico-fisica\/"},"modified":"2007-09-24T05:14:00","modified_gmt":"2007-09-24T05:14:00","slug":"la-comprensione-spirituale-sorgente-perenne-di-salute-psico-fisica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/24\/la-comprensione-spirituale-sorgente-perenne-di-salute-psico-fisica\/","title":{"rendered":"La comprensione spirituale sorgente perenne di salute psico-fisica"},"content":{"rendered":"<p>A tutti, probabilmente, sar\u00e0 capitato di accorgersi quanto il nostro benessere fisico sia legato ai nostri stati d&#8217;animo; e come, ad esempio, disturbi e malattie insorgano pi\u00f9 facilmente quando siamo stati colpiti da dispiaceri, delusioni, sofferenze interiori, mentre la salute si accompagna volentieri alla serenit\u00e0, alla gioia, all&#8217;amore. Potrebbero sembrare banali pensierini New Age e invece celano una verit\u00e0 profonda che, quando non siamo totalmente ottenebrati dal frenetico ritmo di vita che ci impone di guardarci entro sempre pi\u00f9 di rado, abbiamo la possibilit\u00e0 di verificare costantemente e di apprezzarne la semplice ma profonda verit\u00e0. Si tratta di un concetto addirittura elementare, e infatti \u00e8 caratteristico della tanto disprezzata medicina dei popoli &quot;primitivi&quot;: la perdita della salute \u00e8 l&#8217;effetto di una perdita dell&#8217;equilibrio interiore, una manifestazione visibile della rottura o dell&#8217;incrinatura che si \u00e8 prodotta nel nostro potenziale vitale.<\/p>\n<p>Ne era pi\u00f9 che convinto uno straordinario personaggio quale Francesco Racanelli, guaritore di migliaia di persone malate che, denunciato e condannato per esercizio abusivo della professione medica, volle prendere la laurea in medicina per poter continuare ad aiutare &quot;legalmente&quot; il prossimo sofferente. In lui, quindi (come, per certi aspetti, in quell&#8217;altra straordinaria figura di medico &quot;diverso&quot;, il friulano Giuseppe Calligaris, del quale ci riproponiamo di parlare una prossima volta) si \u00e8 quindi realizzato un caso unico nella storia della medicina: l&#8217;incontro fra una predisposizione taumaturgica naturale e una formazione scientifica professionale, avvenuto sotto il segno di un&#8217;alta spiritualit\u00e0 e di una nobile sollecitudine ad alleviare le sofferenze umane, l\u00e0 dove la medicina &quot;ufficiale&quot; si mostra assolutamente impotente.<\/p>\n<p>Nato a Sannicandro di Bari nel 1904, dotato di facolt\u00e0 terapeutiche bioradianti sin da bambino, Francesco Racanelli, gi\u00e0 laureato in giurisprudenza, aveva gi\u00e0 curato migliaia di malati quando si iscrisse alla facolt\u00e0 di medicina dell&#8217;universit\u00e0 di Firenze. Processato cinque volte per esercizio abusivo della professione medica, nel 1935 ottenne l&#8217;iscrizione all&#8217;albo e, da quel momento, pot\u00e9 curare i suoi pazienti in santa pace, mettendo anzi a frutto la parte migliore di quanto aveva appreso nei suoi studi universitari. Uomo di profonda umanit\u00e0, \u00e8 stato anche un notevole scrittore: i suoi numerosi libri, pubblicati dall&#8217;editore Vallecchi di Firenze, ci rivelano la profonda religiosit\u00e0, la bont\u00e0 innata, la saggezza e la benevolenza che animarono la vita di quest&#8217;uomo eccezionale, che con pazienza e con umile coraggio sfid\u00f2 l&#8217;ottuso spirito di casta dei medici professionali per poter aiutare il suo prossimo.<\/p>\n<p>La sua convinzione fondamentale era piuttosto semplice: se l&#8217;energia bioradiante, di cui faceva uso per trattare i suoi pazienti, \u00e8 un dono abbastanza raro che solo pochi individui possiedono, l&#8217;obiettivo del benessere psico-fisico \u00e8 alla portata di milioni e milioni di uomini e donne, purch\u00e9 essi sappiano ispirare le loro vite, i loro pensieri e le loro azioni a un atteggiamento di gioiosa apertura, di perdono delle offese, di positivit\u00e0 e benevolenza verso tutti; in una parola: di amore per la vita. Si preserva la propria salute psico-fisica amando la vita, e la si mette a repentaglio quando ci si lascia trasportare dagli effetti delle passioni disordinate e, in particolare, dalla brama di possesso, sia delle cose materiali che degli affetti, finendo per esserne dominati.<\/p>\n<p>Ci piace qui riportare una pagina a nostro avviso particolarmente significativa del suo libro <em>Il dolore e la sua medicina. I consigli di un celebre guaritore medico<\/em> (Vallecchi, Firenze, 1976, p. 145- 158), che si presta a una serie di riflessioni quanto mai significative per noi uomini della modernit\u00e0, la cui salute \u00e8 continuamente attaccata da stili di vita distruttivi, da atteggiamenti mentali erronei, oltre che &#8211; naturalmente &#8211; da una pessima alimentazione, dall&#8217;inquinamento atmosferico, da virus e batteri che trovano fertile campo d&#8217;azione nell&#8217;ambiente degradato, caotico, sporco e rumoroso di tipo urbano che, ahim\u00e9, stiamo esportando anche nei paesi e nei villaggi di poche centinaia d&#8217;anime, nonch\u00e9 nelle campagne ormai in via di scomparsa.<\/p>\n<p><em>&quot;ARMONIA DENTRO DI NOI<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quale dei vizi capitali &#8211; superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia, ci possiede?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non dobbiamo lasciarci tiranneggiare da essi, poich\u00e9 immiseriscono le aspirazioni e rompono l&#8217;equilibrio che ci permette di vedere nella giusta luce esseri e cose. Raggiunta l&#8217;armonia in noi stessi, saremo pi\u00f9 agguerriti contro i nostri difetti e potremo far meglio fruttare i talenti dei quali dovremo render conto a Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;le aspirazioni sociali debbono essere in rapporto alle possibilit\u00e0 naturali, potenziate dall&#8217;educazione, rese fruttifere dalla volont\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Al lavoro e alla famiglia l&#8217;uomo deve donare tutto se steso senza preoccuparsi se il suo merito sar\u00e0 pi\u00f9 o meno riconosciuto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cosa importa che gli altri, forse i nostri superiori, c critichino, quando abbiamo fatto il possibile per dare il nostro massimo? Di fronte a noi medesimi dobbiamo essere in pace.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Spesso gli altri non anno quanto costi operare con serenit\u00e0 nel grigiore della vita quotidiana. Solo la religiosit\u00e0 interiore pu\u00f2 assisterci e confortarci.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;LA RELIGIOSIT\u00c0 INTERIORE<\/em><\/p>\n<p><em>La religiosit\u00e0 interiore ci mette in guardia dal nostro giudizio che sempre ci scusa e soprattutto non ci lascia deformare dall&#8217;apprezzamento altrui, che pu\u00f2 essere inquinato da valutazioni partigiane o da rapporti sentimentali. Per essa l&#8217;incomprensione del congiunto, il tradimento di chi amiamo, l&#8217;irriverenza dei figli, l&#8217;ingratitudine dei beneficati, l&#8217;ingiustizia dei superiori, la vendetta dell&#8217;incosciente &#8211; incosciente perch\u00e9 il male ricadr\u00e0 soprattutto su lui -, i soprusi dei pi\u00f9 forti, la calunnia dei vili, la frode della mercede sudata, gli onori meritati e non riconosciuti, insomma tutta la parte negativa dell&#8217;esistenza non influir\u00e0 sul nostro agire, non rattrister\u00e0 la gioia dell&#8217;anima. La Vita, attraverso le infinite voci interiori, che nascono dalla comunione con la natura e le cose tutte, consoler\u00e0 la nostra pena, ci potenzier\u00e0 di rinnovata armonia, ci illuminer\u00e0 per condurci oltre, sulla via che ci avvicina alla meta, alla potenza e alla serenit\u00e0 dello spirito.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Potenza e serenit\u00e0 nel distacco da tutto quello che amiamo; potenza e serenit\u00e0 nell&#8217;affrontare e disgrazie; potenza e serenit\u00e0 che proibiscono la vendetta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questo modo l&#8217;esistenza, per quanto si accanisca, non vincer\u00e0 lo spirito dell&#8217;uomo anche se dovesse rovinarlo nelle possibilit\u00e0 economiche, umiliarlo socialmente, perch\u00e9 egli non si lascer\u00e0 travolgere dalle correnti negative della vita, non verr\u00e0 a parti con la propria dignit\u00e0 ,onest\u00e0 e libert\u00e0 interiore. Non opporremo a chi ci fa soffrire un uguale atteggiamento, non adopreremo per difenderci gli stessi procedimenti di chi ci ha nuociuto. Se rispondessimo al male col male, potenzieremmo l&#8217;avversario e lo inciteremmo a persistere nel dannoso operare, cadremmo anche noi prigionieri della stessa potenza disgregatrice che lo investe, richiameremmo altri dolori su noi o sulle creature che ci sono pi\u00f9 care.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anche difendendoci in modo da non essere pi\u00f9 materialmente colpiti dobbiamo opporre ai nemici una simpatia comprensiva, per annullare le radiazioni nocive di cui siamo bersaglio: \u00abNon ti lasciar vincere dal male, ma vinci il male col bene\u00bb (san paolo). Insomma dobbiamo dominare l&#8217;antipatia, perch\u00e9 non stimoli contrasti, vibrare di fiduciosa simpatia verso ci\u00f2 che viene a contatto con noi senza lasciarsi ciecamente influenzare o modificare. Dobbiamo cercare un&#8217;armonia fra noi e gli altri, le cose, l&#8217;esistenza, stando al posto di obbedienza e di comando, in cui gli eventi ed i meriti personali ci hanno portato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;ESSERE, NON PARERE<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ricordiamo questa norma fondamentale del vivere: quello che vogliamo ottenere negli altro deve essere prima realizzato in noi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Infatti il pensiero trasmette l&#8217;essenza di cui vibra, secondo la vitalit\u00e0 psico-fisica di ciascuno. \u00c8 inutile volere una cosa alla quale non crediamo, \u00e8 inutile mostrarci come non siamo: la parola allora \u00e8 suono senza vita. L&#8217;apparenza , se inganna chi non ha occhi per vedere e orecchi per udire, non pu\u00f2 trasmettere agli altri un bene che non possiede.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Essere bisogna, non parere, dall&#8217;essenza che vibra scaturisce la vita; noi siamo ci\u00f2 che pensiamo. Il nostro amore, il nostro odio impregnano l&#8217;atmosfera nella quale viviamo e quella di coloro ai quali pensiamo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;LA GIOIA DI VIVERE<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;la gioia di vivere non \u00e8 fuori di noi, ma in noi stessi. Guai se l&#8217;affidassimo all&#8217;incostanza dei desideri e dei sentimenti delle persone che amiamo, le quali, per quanto fedeli possano essere, sono soggette alla fragilit\u00e0 umana.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non dobbiamo pretendere dagli altri quello che non possono dare, perch\u00e9, creature come noi, imperfette, assetate di gioia, in balia di desideri contrastanti, sono incapaci di offrirci una sicurezza. L&#8217;avr\u00e0 in dono chi sapr\u00e0 superarsi, riuscendo a podi in armonia con le mutevoli vicende ed i vari individui, pur rimanendo fedele a se stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il torto spesso \u00e8 di richiedere dagli altri quello che noi non abbiamo raggiunto, magari una perfezione alla quale non tendiamo neppure perch\u00e9, appesantiti dal desiderio di vivere egoisticamente, abbiamo come meta le gioie fugaci, che attutiscono la sensibilit\u00e0, vietandoci di percepire la bellezza, che \u00e8 nelle creature e nelle cose. A questo comportamento falso dobbiamo gli stanchi della vita, che non hanno mai saputo viverla bene. Affogati in una sensualit\u00e0 animale, soffrono per una saziet\u00e0 che li condanna alla noia e all&#8217;ozio. Sono vissuti senza vivere, poich\u00e9 vivere \u00e8 divenire, superarsi, sublimarsi, raggiungere la saggezza del cuore, che dona gioia e non lascia amarezza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;educazione alla vita rende l&#8217;individuo capace di cogliere l&#8217;esperienza da ogni fatto, da ogni ritmo positivo o negativo che s&#8217;irradia da noi e su noi. In questo atteggiamento, che non deve essere forzato ma realizzato con disciplina interiore, sta la vera saggezza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;LA SAGGEZZA DEL VIVERE<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La saggezza ci d\u00e0 l&#8217;intangibilit\u00e0, perch\u00e9, se anche gi avvenimenti sono pi\u00f9 forti di noi e ci vincono, non riusciranno tuttavia a dominarci. Resistendo, attraverso un rinnovato equilibrio, potremo un giorno rimuovere quegli ostacoli che sono sul cammino d ognuno e che ci erano apparsi insormontabili.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questa saggezza, se veramente conquistata e fatta nostra, d\u00e0 forza all&#8217;umana fragilit\u00e0, potenza alla natura insufficiente, nell&#8217;esistenza quotidiana come nelle grandi azioni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Chi non sa quanto le miserie di tutti i giorni amareggiano l&#8217;esistenza? Come una costante goccia esse possono forare la tenacia granitica della volont\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;LA COMPRENSIONE SPIRITUALE<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Da questa goccia, che spesso cade proprio sul punto pi\u00f9 vulnerabile della nostra costituzione psico-fisica e agisce dovunque e su chiunque, dobbiamo riuscire a liberarci con la comprensione spirituale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non bisogna vivere in un egoistico stato d&#8217;insensibilit\u00e0, che tiene l&#8217;uomo al di fuori di tutto ci\u00f2 che potrebbe causargli fatica o dolore. Se cos\u00ec fosse, egli sarebbe impoverito, perch\u00e9 a poco a poco si estranierebbe, si fermerebbe sul suo cammino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La comprensione spirituale porta al pi\u00f9 alto e profondo rado di sensibilit\u00e0 che, pur permettendo all&#8217;uomo di comprendere tutto quel che gli viene dall&#8217;io interiore o dal di fuori, gli consente di giudicare obiettivamente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non la passione travolgente d\u00e0 la misura vera dei fatti, n\u00e9 l&#8217;assenteismo gretto dell&#8217;ignavo, perch\u00e9 l&#8217;una esalta il valore delle cose secondo la propria immaginazione, l&#8217;altro riduce l&#8217;orizzonte al grigiore difensivo del minuscolo guscio individuale ed egoistico.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La passione, ultimo stadio degli affetti, per quanto possa essere degna, non porta alla luce nella quale il proprio io si espande perch\u00e9 questo rimane abbacinato e idolatrante dinanzi all&#8217;oggetto che si pone davanti. Scambia per buoni dei requisiti che possono anche essere cattivi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questo modo l&#8217;amante e l&#8217;immagine amata rimangono ancorati al mobile ed infido mare dei sentimenti. L&#8217;uomo non sar\u00e0 mai sereno, perch\u00e9 sar\u00e0 proiettato troppo in alto o verr\u00e0 inabissato dalle onde tempestose.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nell&#8217;anima innamorata, che continua ad esaltare i sentimenti secondo i suoi desideri, pu\u00f2 penetrare la sofferenza e colpire il punto pi\u00f9 vulnerabile.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Come \u00e8 possibile elevare una barriera solida contro la quale le infide onde vengono a frangersi inutilmente? Chi pu\u00f2 non sentirsi esausto o addirittura vinto dinanzi all&#8217;amore deluso e quake bene pu\u00f2 non mutarsi in sofferenza?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Come l&#8217;uomo pu\u00f2 divenire custode della sua felicit\u00e0 in modo che nulla gliela possa non dico togliere, ma neanche minacciare?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;uomo si avvicina alle creature e alle cose possessivamente, desideroso di prendere, spinto dalla necessit\u00e0 e da aspirazioni soggettive, per cui non sa valutare la vera entit\u00e0 loro n\u00e9 conosce la maniera di conquistarle. Egli pu\u00f2 donarsi, con il suo bene ed il suo male, in un modo che potrebbe non corrispondere all&#8217;attesa dell&#8217;essere amato. Nel desiderare e nell&#8217;amare, quindi nel prendere e nel dare, l&#8217;uomo si costruisce le immagini secondo la propria sensibilit\u00e0 limitatrice, in quanto corrispondente solo all&#8217;io possessivo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 molto difficile, nel rapporto con gli altri, comprenderne la sensibilit\u00e0, in modo da poter veramente conoscere, giustamente giudicare, desiderare e amare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 sempre l&#8217;io egoistico a ridurre la sensibilit\u00e0 umana, \u00e8 sempre quel mio e tuo (anche se nell&#8217;ardore della passione diventer\u00e0 \u00abtutto di me \u00e8 tuo\u00bb) a circoscrivere il benessere, a limitare la comunione con tutto quello che viene a contatto con noi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Solo la sensibilit\u00e0 capace di percepire i moti delle creature e delle cose, a qualunque stadio evolutivo appartengono, pu\u00f2 custodire il proprio benessere fra i contrasti e l&#8217;incostanza degli affetti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una cos\u00ec profonda sensibilit\u00e0, che tutto avvicina e tutto comprende, pur avendo le radici nei sensi e pur crescendo e sviluppandosi negli affetti, matura i suoi frutti nello spirito. Per essa questo diventer\u00e0 capace di sentire e vedere creature e cose fuori e al di l\u00e0 del proprio fragile io. Allora la misura non sar\u00e0 falsata dall&#8217;egoismo soggettivo, perch\u00e9 il sentimento possessivo sar\u00e0 purificato nella libert\u00e0 spirituale dell&#8217;amore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La comprensione, poi, non ci far\u00e0 soggiacere, attraverso la passione, alla rinunzia, che pu\u00f2 portare ad uno stato succubo, poich\u00e9 tale facolt\u00e0, essenzialmente spirituale, \u00e8 capace d risolvere i problemi pi\u00f9 difficili.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dinanzi a questa comprensione non vi \u00e8 avvenimento, cosa, creatura o fatto, per quanto complicato da giuochi di passioni o d&#8217;interessi, che si volga in tragedia, perch\u00e9 l&#8217;uomo, amando di pi\u00f9 e sempre pi\u00f9 luminosamente e liberamente, non ne diventa il bersaglio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Finalmente, l&#8217;amore non \u00e8 soltanto necessit\u00e0 dei sensi o del cuore, ma \u00e8 una legge di vita, nella quale ogni cosa e ogni creatura trova il proprio posto, la sua ragione, il suo modo di sentire e di essere. Tutto quello che dal di fuori contrasta con i desideri e con le aspirazioni egoistici ,oppure dall&#8217;interno sconvolge con necessit\u00e0 affettive, si risolve in un distacco obiettivo, per cui l&#8217;individuo ,pur tutto amando e comprendendo, non viene turbato nel suo gioioso respiro di vita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Chi possiede questa comprensione non \u00e8 condannato a non sentire, perci\u00f2 a non soffrire o a non godere, anzi la sua sensibilit\u00e0 viene arricchita, nello sforzo del superamento della propria miseria, per tutto comprendere ed amare, n\u00e9, ripeto, resta asservito a cose o a persone, perch\u00e9, valutando obiettivamente, vede pi\u00f9 su ed al di l\u00e0 di quanto pu\u00f2 essere dramma.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questo modo non ci si impoverisce n\u00e9 si soffocano i desideri, calpestandoli, ma si raggiunge il necessario affinamento della sensibilit\u00e0 per tutto avvicinare, tutto comunicare, tutto amare e realizzare, tenendoci pronti al distacco.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;la comprensione spirituale \u00e8 la luce dello spirito, facolt\u00e0 della mente. Come lo spirito non conosce ostacoli, come il pensiero non subisce limitazioni, cos\u00ec questa comprensione tutto pu\u00f2 pervadere e trasformare, perch\u00e9 ama e va oltre l&#8217;oggetto amato, dal quale \u00e8 potenzialmente distaccata. Il dubbio non pu\u00f2 sussistere per chi l&#8217;ha raggiunta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tutto quello che di materiale e affettivo offre l&#8217;esistenza \u00e8 suo: cose, creature, anime, ma chi la possiede \u00e8 pronto a sopravanzarle pur rimanendo in lui la facolt\u00e0 di goderle ancora se gli verranno incontro. Gode in pienezza perch\u00e9 in libert\u00e0. Vede che tutto e tutti hanno la loro ragione di vita e dona loro a piene mani, da gran signore, anche se egli rimarr\u00e0 povero di tutti quei beni materiali e affettivi desiderati ed ottenuti dagli altri. Povert\u00e0 apparente, perch\u00e9, al contrario, verr\u00e0 arricchito interiormente all&#8217;esperienza e dalla libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tutto \u00e8 in moto nell&#8217;esistenza; ogni essere viene incontro e si allontana per andare lungo il proprio cammino, forte della sua legge, secondo la sua giustizia. Sotto questo aspetto l&#8217;uomo pu\u00f2 essere considerato un microcosmo, che si regola per l&#8217;evoluzione secondo una particolare, individuale giustizia, riflessa in lui dall&#8217;anima.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La comprensione spirituale, che ha come conseguenza il distacco, tutto pu\u00f2 capire, anche se non le \u00e8 permesso di partecipare. Chi la possiede non odia, ma sana e anche nel pi\u00f9 spaventoso uragano conserva la quiete interiore, che fa agire con saggezza e potenza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel profondo dell&#8217;essere si riveler\u00e0 a lui la Luce del Mistero attraverso la dedizione incondizionata all&#8217;Amore Divino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Egli serve la Sapienza d&#8217;Amore, comprendendo creature e cose, ama tutto e tutti ma a nulla \u00e8 legato o asservito. Serve la Sapienza d&#8217;Amore attraverso la quale lo Spirito Divino parla agli uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;LA GIUSTIZIA NELLA VITA DI CIASCUNO<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tutto quello che capita ad ogni uomo gli \u00e8 dovuto ed il minor male per raggiungere il maggior bene.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le cose avvengono quando sono attratte nel complesso della nostra esistenza, quando una vibrazione nostra, espressione di desiderio o di timore, ne facilita la realizzazione. Nelle contingenze umane, anche le pi\u00f9 dolorose, non bisogna mai lasciarsi andare all&#8217;imprecazione o la disperazione, ma rispondere con l&#8217;accettazione e la coraggiosa simpatia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bisogna agire con fortezza prudente, perch\u00e9, per quanto grande possa essere l&#8217;ostacolo, se si trova nella nostra vita e si oppone a noi, vuol dire che era necessario per l&#8217;armonia dell&#8217;oggi o per la degna preparazione del domani, quando l&#8217;esistenza chieder\u00e0 inderogabilmente una maggiore maturit\u00e0 e responsabilit\u00e0. &#8216;Multi sunt vocati, pauci vero electi&#8217;: molti sono chiamati, ma pochi gli eletti (Matteo, XXII, 14).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perch\u00e9 molti cadono per via? Perch\u00e9 non erano preparati all&#8217;estenuante andare. Avevano creduto nella gioia della festa vicina sena aver pazientato nella macerazione della vigilia formatrice, in cui vengono bruciate le scorie e temprate le qualit\u00e0. Se, sospinti da aspirazioni personali, crediamo di accelerare in senso a noi favorevole le cose che ci stanno a cuore, non otterremo nulla. L&#8217;ostacolo diventer\u00e0 pi\u00f9 grande di noi, insormontabile, n\u00e9 la grazia verr\u00e0 in aiuto perch\u00e9 non saremo &#8216;eletti&#8217;, non avendo saputo aspettare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La giustizia nella vita di ciascuno \u00e8 in rapporto all&#8217;accettazione cosciente e volitiva del servire, qualunque sia il modo e la condizione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;GLI OSTACOLI<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ostacolo pu\u00f2 assumere qualsiasi forma, dalla spettacolare alla insignificante. Poich\u00e9 l&#8217;apparenza non d\u00e0 sempre la misura dell&#8217;intensit\u00e0, mal suo potere \u00e8 dato dalla forza che agisce, e il valore dall&#8217;effetto che ha su noi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ostacolo \u00e8 la croce dell&#8217;esistenza. Pu\u00f2 essere in noi stessi: nella violenza dei nostri sentimenti, delle nostre passioni, nella depressione o irresolutezza del carattere, nella debolezza di impulsi e desideri non sorretti dalla fede creatrice.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fuori di noi l&#8217;ostacolo pu\u00f2 essere nei genitori, nella famiglia, nel marito e nella moglie, che invece di compagni siano divenuti nostri avversari, per incompatibilit\u00e0 di carattere o per diversa sensibilit\u00e0; in chi crede di amarci mentre ci opprime; nella rivolta contro l&#8217;esistenza che ci tormenta e ci demolisce; nella mancanza di una fede che ci appaghi; nella miseria dei sentimenti, nella povert\u00e0 delle aspirazioni, nella paura del domani.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;IL DESTINO<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il destino \u00e8 il complesso delle possibilit\u00e0 che sono in noi e fuori di noi. Esso ci lascia liberi di far fruttificare quello che abbiamo ricevuto o di nasconderlo sotto terra per paura ed ignavia: \u00abA colui che possiede sar\u00e0 dato, ma a chi non possiede sar\u00e0 tolto anche quello che ha\u00bb (Marco, IV, 25).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Infatti chi ha saputo far fruttificare quello che ha avuto, servendo, donandosi ,pregando e vigilando, avr\u00e0 il premio. Chi ha un talento e, invece di farlo rendere, rattristato o sdegnato per la sua povert\u00e0, vinto dal timore di non poter eseguire quello che gli \u00e8 stato assegnato, o dominato dall&#8217;ignavia, lo pone sotto terra ad arrugginire, diminuir\u00e0 sempre pi\u00f9 le sue capacit\u00e0 di creare, di vivere, di amare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dobbiamo custodire in noi la vita, la gioia, la simpatia, la coscienza del dovere umano, sociale, politico, religioso, aiutare chi cade, fortificare chi soffre, sollevare i dubbiosi illuminare gli ottenebrati, senza imprecare, bestemmiare, maledire. La fede ci nutra, la speranza ci sostenga, la carit\u00e0 ci potenzi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Solo cos\u00ec irradier\u00e0 da noi la Vita; e la vita ci difender\u00e0 e ci arricchir\u00e0 cos\u00ec che l&#8217;umana, onesta felicit\u00e0 splenda nell&#8217;anima nostra anche se la tempesta si scatena al di fuori.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La luce divina illuminer\u00e0 la Via e ci salver\u00e0 dagli abissi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;EDUCAZIONE ALLA MORTE<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La morte \u00e8 una conquista. Se verr\u00e0 quando avremo assolto il nostro compito sar\u00e0 la pi\u00f9 grande conquista, perch\u00e9 principio di una vita nuova per la nostra anima.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il desiderare la morte come liberazione dal dolore \u00e8 un male; il procurarsi la morte \u00e8 il peggiore dei mali: \u00e8 il peccato contro lo Spirito, che si manifesta a noi come Vita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sorella Morte, ,quando giunge spontaneamente a porre fine, poich\u00e9 l&#8217;ora \u00e8 venuta, alle pene della nostra vita, \u00e8 la dolce annunciatrice di Dio, in qualunque periodo dell&#8217;esistenza si presenti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cosa sappiamo del perch\u00e9 del nostro vivere?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sappiamo solo che la vita \u00e8 un dovere, un compito, una missione, che ognuno deve compiere con umile obbedienza, con responsabilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Solo il Creatore sa quando il nostro programma \u00e8 finito. Miseri noi se il tempo \u00e8 trascorso invano, poich\u00e9 non abbiamo tratto profitto dagli anni a noi concessi, saremo vissuti senza merito! Guai a noi se, per sfuggire a un&#8217;esistenza di sacrificio e di solitudine, ci sottraiamo alla Vita col suicidio: non potremo sperare nella Grazia Divina.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per ben morire bisogna aver saputo onestamente vivere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Esiste un&#8217;educazione al morire che deve sfrondare la morte da tutto il pathos tragico del quale la circondiamo. Chi \u00e8 convinto o crede di essere convinto che con la morte finisce la vita del corpo e dell&#8217;anima, di che cosa si rattrista se cessano gli affanni? L&#8217;umana esistenza non \u00e8 felicit\u00e0 ininterrotta per nessuno, e le poche gioie ci sono date a tale prezzo che spesso preferiremmo rinunciarvi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel credente, poi, la paura della morte \u00e8 un controsenso, \u00e8 la prova lampante che la sua non \u00e8 vera fede. La fede in Dio, qualunque sia la confessione religiosa attraverso la quale si manifesta, distrugge a paura della morte e fa considerare la vita una continua preparazione ad essa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La morte \u00e8 il principio di un&#8217;esistenza pi\u00f9 piena, pi\u00f9 profonda, perch\u00e9 l&#8217;elemento materiale della nostra struttura si dissolve e si sublima. \u00c8 la rivelazione dell&#8217;anima di cui tutti gli attributi sono potenziati, perch\u00e9 il tempo e lo spazio non sono pi\u00f9 un ostacolo alla sua possibilit\u00e0 di amare e di agire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con la morte inizia davvero la vita dell&#8217;amore, in cui non ci sono pi\u00f9 soltanto i padri, i figli, i mariti e le mogli, una piccola cerchia di creature che beneficiano del nostro affetto. \u00abInfatti alla risurrezione n\u00e9 ci si ammoglia n\u00e9 ci si marita, ma i risorti saranno come angeli nel Cielo\u00bb (Matteo, XXII, 29).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;la paura della morte per noi e per i nostri cari \u00e8 il risultato della scarsa fede e dell&#8217;insufficiente amore, che rivela il fondo egoistico dei nostri affetti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perch\u00e9 soffriamo e ci disperiamo della partenza di chi amiamo se egli andr\u00e0 a star meglio, in un ritmo di vita pi\u00f9 possente, in una esistenza nella quale tutto \u00e8 vibrazione di simpatia-amore, specialmente se ha saputo portare la sua croce fino alla fine?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La religione c&#8217;insegna che la Chiesa militante (noi stessi) e la Chiesa purgante (i trapassati che non seppero completamente liberarsi dalle passioni e dai desideri umani e, nell&#8217;ardore dell&#8217;espiazione, si purificano dei loro peccati) sono in contatto. Infine se noi preghiamo per i defunti, invocando il loro aiuto, vuol dire che vi \u00e8 uno scambio di vita, di vibrazione d&#8217;amore, di radiazioni benefiche attraverso la comunione delle anime.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non vediamo i nostri cari trapassati, perch\u00e9 non abbiamo occhi, non li sentiamo, perch\u00e9 non abbiamo orecchi; i nostri sensi sono materialmente la nostra facolt\u00e0 spirituale potenzialmente pu\u00f2 percepire le onde psichiche, il puro elemento della Vita. Se i nostri sensi fossero affinati noi li vedremmo e li sentiremmo ,poich\u00e9 no vi sarebbero limitazioni di tempo o di distanza intorno a noi, irradianti e nostre anime inquiete con la loro purissima gioia d&#8217;amare. Il dubbio non ottenebrerebbe la coscienza religiosa, ma la viva, palpitante conferma che la vita non finisce con la nostra povera esistenza ci verrebbe data dal Mondo delle Anime che ci circonda e partecipa alla nostra vita quotidiana, che gioisce con noi, che ci consola dei nostri dolori.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Invece la morte dei nostri cari c pone nella condizione opposta a quella necessaria per entrare in comunione con loro e venire potenziati e vivificati dal reciproco amore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non soltanto i trapassati legati alla terra da vincoli di simpatia-amore ci vedono e ci sentono, ma conoscono tutto di noi, le intenzioni, i pensieri non ancora formati, poich\u00e9 vivono nella luce dalla quale deriva l&#8217;essenza spirituale dell&#8217;uomo terreno. Il loro amore non \u00e8 un&#8217;aspirazione, come per noi viventi sulla terra, ma \u00e8 realt\u00e0 di vita. I nostri cari non possono compiere miracoli di trasformazione in noi, perch\u00e9 li allontaniamo con l&#8217;oscuro soffrire del cuore turbato, dell&#8217;anima in tristezza, legata ad egoistici affetti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per porci in sintonia e percepire i trapassati che amiamo, dobbiamo eliminare dall&#8217;anima nostra la paura della morte, che ci respinge dal loro mondo, e non dobbiamo soffrire del distacco, perch\u00e9 la nostra sofferenza rende dense e materiali le radiazioni che emaniamo, per cui i nostri cari non possono n\u00e9 avvicinarci, n\u00e9 aiutarci.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Crediamo di onorarli con i segni del lutto, con il dolore col privarci di piaceri leciti, ma tali attestazioni di affetto non valgono nulla nel Regno della Luce, hanno un fondamento materiale, sono egoisticamente soggettive, necessit\u00e0 sentimentali, tradizione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I morti, o meglio, i nuovi nati ,tutto sanno e tutto vedono di coloro che hanno lasciato nella dura esistenza terrena; come potranno gioire se rimarremo schiavi delle miserie materiali e morali?<br \/>\n&quot;Come li aiuteremo ad evolversi se la nostra nascita al Regno dell&#8217;Amore ha voluto dire per noi l&#8217;arresto di evoluzione, nell&#8217;offuscamento del dolore?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A ben poca cosa servono le elemosine, i riti funebri, se di pari passo non si sveglier\u00e0 in noi una coscienza nuova. La morte di una creatura amata deve essere per chi rimane una nascita spirituale, per cui il carattere viene fortificato, u sentimenti nobilitati, armonizzati i rapporti familiari, resi meno gravi i dolori e pi\u00f9 conscio e operante il senso di responsabilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La nascita alla luce interiore fa pi\u00f9 radiosa l&#8217;aura che ci avvolge, pi\u00f9 sensibile e profonda la simpatia per le cose e pi\u00f9 sapiente l&#8217;amore per le creature. Bruciando nell&#8217;ardore della carit\u00e0 la pesantissima scoria umana, ci avvicineremo alle anime viventi nell&#8217;Amore Divino della Chiesa Trionfante.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ci scusiamo col lettore per lunghezza di questa citazione; pure, non c&#8217;era altro modo per trasmettere la freschezza, la coerenza, la perfetta concatenazione concettuale con cui Racanelli sviluppa i suoi pensieri, trasmettendo un insegnamento spirituale di altissimo valore e del quale intuiamo la coerenza e la profonda verit\u00e0, come conquista di vita vissuta e non come distaccato esercizio dell&#8217;intelligenza teorica. Oltre a ci\u00f2, pensiamo di aver reso un servizio a quanti (e sono molti, purtroppo) non hanno mai sentito parlare di questo grande uomo o fanno fatica a procurarsi i suoi libri che, ci sembra, non sono pi\u00f9 stati ristampati. Quanto a noi, inseriremmo la lettura di un testo come <em>Il dolore e la sua medicina<\/em> fra quelli obbligatori per il corso di laurea in medicina, accanto a quelli di anatomia, fisiologia, patologia, chimica e biologia, e non certo in posizione subordinata rispetto ad essi.<\/p>\n<p>\u00c8 inconcepibile, infatti, che un medico possa accostarsi ai suoi pazienti totalmente digiuno di comprensione spirituale e, magari, convinto che conoscere il funzionamento del corpo umano e il metodo diagnostico delle malattie possa prescindere da una visione globale, olistica della persona umana, che non \u00e8 certo fatta solamente del proprio corpo fisico e il cui malessere non pu\u00f2 certo venire circoscritto alla sola sfera materiale, senza riguardo alcuno per la fondamentale unit\u00e0 di fisico, psichico e spirituale. Per realizzare un approccio corretto con la sofferenza del malato, \u00e8 indispensabile avere una visione corretta dell&#8217;essere umano: che \u00e8, appunto, essenza spirituale moralmente libera e incarnata in un corpo, che \u00e8 come un abito temporaneo o, se si preferisce, un veicolo che un giorno dovremo abbandonare, per proseguire il viaggio senza pi\u00f9 bisogno di esso. Non si pu\u00f2 separare la sofferenza del corpo (e meno ancora di un singolo organo) da quella della mente <em>e da quella dell&#8217;anima<\/em>. Ma chi osa pi\u00f9 parlare dell&#8217;anima, nell&#8217;ambiente scientifico e, quindi, anche nell&#8217;ambiente medico? Eppure l&#8217;anima esiste, e anzi \u00e8 la nostra essenza spirituale: sia la mente che il corpo fisico non ne sono che delle manifestazioni contingenti. Un medico che non crede all&#8217;esistenza dell&#8217;anima nei propri pazienti, non crede neppure di avere un&#8217;anima egli stesso: pertanto si trova nella condizione di un capitano di lungo corso che non abbia mai visto il mare, che non sappia nuotare, che mai abbia sperimentato il rollio delle onde sotto i suoi piedi. Qualcuno dir\u00e0: e a cosa serve che egli abbia visto il mare, se ha studiato diligentemente tutto quanto c&#8217;era da studiare e se, dal punto di vista strettamente tecnico, egli sappia benissimo come esercitare le sue funzioni di comandante di una nave? Ecco il grande male della modernit\u00e0: il tecnicismo esasperato, l&#8217;efficientismo materialistico, il fatale distacco fra teoria e prassi, l&#8217;indifferenza e l&#8217;ignoranza crassa di tutti quei problemi che esorbitano (in apparenza!) dalla propria immediata e limitata sfera d&#8217;azione.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Francesco Racanelli e al brano che abbiamo riportato dal suo libro <em>Il dolore e la sua medicina.<\/em> Da esso emerge una coscienza olistica e spirituale assai evoluta, una comprensione umana e una lucidit\u00e0 di giudizio sui problemi dell&#8217;interiorit\u00e0 veramente ampie ed acute, una autentica miniera di spunti di riflessione e di crescita. Su alcuni punti desideriamo soffermarci brevemente per tentar di svolgere una riflessione ulteriore: la comprensione spirituale; il ruolo e il senso della giustizia nella vita dell&#8217;anima; l&#8217;educazione alla morte come fine e mezzo per una sana e, possibilmente, gioiosa educazione alla vita.<\/p>\n<p>Il concetto di comprensione spirituale offre una risposta alla drammatica alternativa fra la paura della sofferenza affettiva, che spingerebbe l&#8217;anima a rinchiudersi in se stessa in un guscio di indifferenza, e il rischio terribile cui va incontro l&#8217;anima assetata di amore nel momento in cui, abbassate le difese del calcolo e del nascondimento, si offre nuda e indifesa all&#8217;oggetto del proprio amore, spesso con conseguenze disastrose per la propria serenit\u00e0 e il proprio equilibrio. Per Racanelli, tale alternativa pu\u00f2 essere superata mediante un atteggiamento gioioso e positivo verso la vita, in una apertura coscienziale che, pur avvicinandoci al nostro prossimo in una rete virtuosa di dare ed avere, non ci faccia cadere nel fatale errore della dipendenza affettiva dalla persona amata, portandoci a idealizzarla e aumentando a dismisura le nostre aspettative nei suoi confronti. Egli formula con chiarezza e concisione una legge fondamentale dell&#8217;anima umana: <em>non \u00e8 possibile chiedere all&#8217;altro ci\u00f2 che non siamo capaci di realizzare in noi stessi a livello spirituale.<\/em> Solo quando siamo in grado di dare senza attaccamento e senza egoismo, possiamo aspettarci di ricevere senza attaccamento e senza egoismo: solo a quel punto l&#8217;incontro fra due anime che si sentono attirate l&#8217;una verso l&#8217;altra pu\u00f2 risolversi in un successo, cio\u00e8 in un arricchimento e in una crescita spirituale, in un dono reciproco; diversamente la disillusione lascer\u00e0 il posto all&#8217;amarezza e l&#8217;anima, ferita, sar\u00e0 portata a ritrarsi in un cantuccio a leccarsi le ferite, covando pensieri negativi fatti di angoscia, disperazione, rancore e desiderio di vendetta.<\/p>\n<p>Tutto questo pu\u00f2 sembrare piuttosto scontato e quasi ovvio: eppure, che abisso si spalanca fra la conoscenza teorica, astratta di certe semplici verit\u00e0, e la capacit\u00e0 di calarle concretamente nelle nostre vite, facendone la norma del nostro comportamento e la guida dei nostri sentimenti! Nelle pagine di Racanelli si respira appunto una fresca atmosfera di cose vissute, sperimentate, comprese e fatte proprie &#8211; forse &#8211; anche a prezzo di rovinose cadute e aspre delusioni; il che conferma la giustezza della sua intuizione generale seconda la quale noi non possiamo insegnare agli altri proprio un bel nulla, se non nella misura in cui siamo riusciti a realizzarlo in noi stessi, sulla nostra pelle, con lacrime vere e sbucciandoci, pi\u00f9 volte, le ginocchia.<\/p>\n<p>Chi riesce a realizzare la vera comprensione spirituale, pur amando ogni creatura e ogni persona, \u00e8 riuscito a creare in se stesso una fortezza inespugnabile di pace interiore, mettendosi al riparo dal terreno sempre instabile delle passioni che tendono ad avvelenare la gioia dell&#8217;anima mediante l&#8217;avidit\u00e0 e l&#8217;attaccamento. Chi ha un minimo di consuetudine con i testi della spiritualit\u00e0 orientale, a cominciare dalla <em>Bhagavad-Gita<\/em>, sentir\u00e0 in questi concetti un&#8217;atmosfera familiare; e anche chi conosce i testi dello stoicismo antico vi riconoscer\u00e0 una certa aria di casa. Non sappiamo se Racanelli avesse letto il <em>Manuale<\/em> di Epitteto o i <em>Ricordi<\/em> di Marco Aurelio e nemmeno se avesse accostato i grandi classici dell&#8217;India, dai <em>Veda<\/em> al <em>Mahabaratha<\/em> agli <em>Yogasutra<\/em> di Patanjali. Certamente egli era una persona colta, ma i suoi interessi erano eminentemente di tipo pratico e lo portavano alla ricerca del sollievo per l&#8217;altrui sofferenza. La sua saggezza di vita veniva in primo luogo dal rapporto quotidiano con il prossimo e con il dolore, che egli cercava di alleviare al punto di fare di un tale tentativo la sua ragione fondamentale di vita. La cultura, pertanto, pu\u00f2 essere un aiuto per la crescita spirituale, cos\u00ec come l&#8217;aiuto di una guida esperta in montagna (e quanto pi\u00f9 ampia e non-specialistica, tanto meglio: benedetta la figura del medico condotto di un secolo fa, che aveva ricevuto anche una buona formazione umanistica e che poteva leggere Virgilio in latino e Omero in greco: ci\u00f2 lo rendeva anche umanamente pi\u00f9 ricco coi suoi pazienti!). Tuttavia la cultura non \u00e8 l&#8217;essenziale: l&#8217;essenziale \u00e8 e rimane la disponibilit\u00e0 a mettersi in gioco, a rivedere le proprie convinzioni, il saper fare tesoro delle occasioni &#8211; persone, cose e situazioni &#8211; che la vita ci mette davanti, e che tanto spesso non vediamo neppure o vediamo soltanto nell&#8217;ottica di chi ritiene ormai di saperla pi\u00f9 lunga e di non avere nulla di importante da imparare dagli altri.<\/p>\n<p>Il secondo punto notevole delle riflessioni di Racanelli \u00e8 la sua concezione della giustizia. Egli riassume con mirabile concisione il proprio pensiero al riguardo con questa frase: <em>Tutto quello che capita ad ogni uomo gli \u00e8 dovuto ed \u00e8 il minor male per raggiungere il maggior bene.<\/em><\/p>\n<p>Cominciamo dalla prima affermazione, secondo la quale tutto quanto ci accade nella vita &#8211; in bene e in male, evidentemente &#8211; &quot;ci \u00e8 dovuto&quot;. Potrebbe sembrare una frase ermetica, ma Racanelli la spiega subito dopo con straordinaria efficacia e brevit\u00e0: <em>Le cose avvengono quando sono attratte nel complesso della nostra esistenza, quando una vibrazione nostra, espressione di desiderio o di timore, ne facilita la realizzazione.<\/em> Questo significa che, al di l\u00e0 di quello che pensiamo razionalmente e a dispetto delle molte maschere che indossiamo per dissimulare, a noi stessi oltre che agli altri, il nostro reale livello di evoluzione spirituale, noi inviamo continuamente e inconsapevolmente delle vibrazioni che non sono senza effetto sull&#8217;ambiente e sulle circostanze esterne, poich\u00e9 innescano quella reazione che la nostra domanda inespressa ha sollecitato e messo in movimento. Forse, nel nostro turbamento e nella nostra immaturit\u00e0 spirituale, la nostra \u00e8 stata una domanda di sofferenza e di autopunizione: e tale sar\u00e0 il domani che ci viene incontro. Chi non \u00e8 capace di perdonarsi e non si ama abbastanza, per esempio, anche quando crede di cercare amore, in realt\u00e0 cerca sofferenza per s\u00e9 e per coloro che, ignari della sua vera condizione interiore, rispondono al richiamo e collaborano al realizzarsi di un destino che noi stessi abbiamo determinato, sia pure senza rendercene pienamente conto. \u00c8 incredibile come erri il nostro giudizio nel tentativo di indiduare le cause delle situazioni affettive che ci hanno provocato sofferenza e disillusione: scambiamo abitualmente gli effetti per le cause, e attribuiamo all&#8217;azione degli altri quel ruolo negativo che, invece, \u00e8 partito dalle nostre insicurezze, dalle nostre paure, dalle nostre contraddizioni. Certo, \u00e8 pi\u00f9 semplice sul piano razionale, e pi\u00f9 facile su quello affettivo, addossare la colpa dei nostri insuccessi e dei nostri dolori alla cattiveria, superficialit\u00e0 e incoscienza degli altri; e questo pu\u00f2 anche corrispondere al vero: a patto, per\u00f2, di riconoscere che noi stessi abbiamo attirato verso di noi &#8211; pur senza averne piena consapevolezza &#8211; quei fattori distruttivi, e ci siamo pertanto inflitti del male con le nostre stesse mani.<\/p>\n<p>In questa visione, la giustizia non \u00e8 un marchingegno che agisce dall&#8217;esterno per premiare o castigare gli esseri umani, ma il frutto delle loro stesse azioni, dei loro pensieri, del loro fondamentale atteggiamento verso la vita e del livello raggiunto dalla loro evoluzione spirituale. Insomma la giustizia non \u00e8 altro che il giudizio emesso da noi stessi su noi stessi e ricorda, per certi aspetti, quella sorta di bilancio etico della propria esistenza che l&#8217;Essere di Luce chiama l&#8217;anima a compiere, quand&#8217;essa si scioglie dai legami fisici con il corpo, e di cui abbiamo parlato nel precedente articolo <em>\u00abChe cosa hai fatto nella tua vita che ti sembri sufficiente?\u00bb.<\/em> Essa risponde a un criterio di necessit\u00e0 logica e parte dall&#8217;interno delle nostre motivazioni, aspirazioni, desideri, paure e speranze: in tal senso si pu\u00f2 anche affermare che gi\u00e0 qui e ora, nella vita corporea, noi ci costruiamo con le nostre azioni e con i nostri pensieri, quel paradiso o quell&#8217;Inferno che poi, forse, ci costruiremo anche per la vita extra-corporea (cfr. il nostro articolo <em>Alcune ipotesi intorno all&#8217;\u00abaltro mondo\u00bb<\/em>).<\/p>\n<p>Il terzo punto qualificante, a nostro avviso, delle riflessioni di Racanelli, \u00e8 il concetto della vita come educazione alla morte. Platone, per bocca di Socrate, aveva detto esattamente la stessa cosa: che tutta una vita bene spesa non ha altro scopo che quello di prepararci a morire. Ovviamente ci\u00f2 pone la questione di che cosa sia la morte: se essa \u00e8 la fine di tutto, allora \u00e8 chiaro che ci troveremmo in presenza di un paradosso inestricabile. Ma per Racanelli <em>con la morte inizia davvero la vita dell&#8217;amore,<\/em> ossia quella dimensione esistenziale in cui le barriere e gli ostacoli dell&#8217;ego sono finalmente rimossi e il nostro desiderio di dare e ricevere un amore illimitato pu\u00f2 finalmente realizzarsi in pieno. Il teologo luterano Rudolf Bultmann sosteneva che l&#8217;affermazione paolina secondo la quale la morte \u00e8 entrata nel mondo con Adamo e verr\u00e0 distrutta con il ritorno finale di Cristo, \u00e8 in contrasto con la verit\u00e0 scientifica, poich\u00e9 la morte &#8211; secondo lui &#8211; fa parte della natura umana e ne \u00e8 la naturale e inevitabile conclusione (cfr. il nostro articolo <em>Rudolf Bultmann, la teologia e l&#8217;immagine mitica del mondo<\/em>). Con tutto il dovuto rispetto per l&#8217;eminente studioso, ci sembra &#8211; senza voler qui improvvisare una lezioncina di teologia cristiana &#8211; che tale idea tradisca una grave incomprensione del significato della morte all&#8217;interno di una concezione spirituale della persona umana. La morte, per essa, non \u00e8 che un cambiamento di stato e corrisponde a una liberazione della dimensione autentica del nostro essere, nella quale cadono le barriere spazio-temporali e, quindi, cade anche la separazione dai nostri cari che ci hanno gi\u00e0 lasciati nel nostro viaggio terreno.<\/p>\n<p>Il cristianesimo esprime questo concetto parlando della <em>comunione delle anime<\/em>, nella quale gi\u00e0 ora \u00e8 possibile che si realizzi una sinergia e una armoniosa comprensione fra i vivi, ossia le anime che hanno ancora un corpo fisico, e i cosiddetti morti, che in effetti sono ancora pi\u00f9 vivi perch\u00e9, spogliati del corpo, si trovano gi\u00e0 immersi e compenetrati nella dimensione ultima della realt\u00e0. In termini filosofici, si pu\u00f2 dire che gli enti sono parte dell&#8217;Essere, che dall&#8217;Essere hanno origine e all&#8217;Essere fanno ritorno; che la loro sensazione di separatezza \u00e8 illusoria; che nulla esiste al di fuori dell&#8217;Essere, e quindi gli enti vi sono gi\u00e0 immersi, pur se non ne hanno chiara consapevolezza; che la condizione degli essenti \u00e8 quella di unire essenza ed esistenza in un binomio provvisorio, dal momento che l&#8217;esistenza, intesa come esistenza fisica, \u00e8 solo una condizione temporanea della loro vicenda, dovuta ai condizionamenti dello spazio-tempo che un giorno svaniranno. Quel giorno gli essenti entreranno nella sfera vera dell&#8217;esistenza, quella perenne, ove &#8211; come affermava Parmenide &#8211; <em>tutto \u00e8.<\/em> Le cose mutano nella sfera del divenire, non in quella dell&#8217;Essere. La morte, in questo senso, \u00e8 il cadere del sipario che ci nasconde alla vista la realt\u00e0 vera, il cadere della benda dagli occhi che ci ha fatto scambiare ci\u00f2 che \u00e8 impermanente per ci\u00f2 che \u00e8 perenne, ci\u00f2 che \u00e8 relativo per ci\u00f2 che \u00e8 assoluto. Solo allora vedremo, solo allora capiremo sino in fondo.<\/p>\n<p>A quel punto, senza dubbio, vedremo e capiremo anche come sia stato male indirizzato, per la maggior parte, il nostro bisogno di dare e ricevere amore; come sia stato viziato e distorto dalle nostre aspettative egoistiche e dalla nostra ansia di attaccamento; in una parola: dalla nostra paura. La paura di perdere l&#8217;amore, di perdere le persone amate, di perdere la nostra felicit\u00e0. Cattiva consigliera \u00e8 la paura. Ma, dice Racanelli con profonda saggezza, chi ha paura non sa amare abbastanza: perch\u00e9 amare davvero significa vincere la paura ed entrare nella dimensione del dono gratuito, della gioia che non pu\u00f2 essere minacciata, del circolo virtuoso che produce ancora amore e sempre amore. Significa entrare in possesso di quell&#8217;acqua viva di cui parlava Ges\u00f9 Cristo, presso il pozzo, con la donna samaritana. Un&#8217;acqua viva che spegne la sete per sempre; mentre chi beve da quest&#8217;acqua puramente terrena, torner\u00e0 ad aver sete e, alla fine, morir\u00e0.<\/p>\n<p>E qui torna il discorso sulla morte e sulla preparazione alla morte. Anche se perfino teologi come Rudolf Bultmann paiono non esserne persuasi, forse noi davvero non siamo stati fatti per la morte; forse davvero la morte \u00e8 entrata nel mondo come una ladra, e ne sar\u00e0 cacciata quando i tempi saranno compiuti. Solo in una visione angustamente materialista la morte \u00e8 la conclusione inevitabile della vita; in una visione spirituale, come quella di Racanelli, la morte \u00e8 una conseguenza della povert\u00e0 di amore. Ma la vita \u00e8 stata creata per la vita, e la sua natura profonda \u00e8 quella di produrre ancora e sempre vita, e di trionfare su tutte le paure che la insidiano alla radice: a cominciare da quella della morte.<\/p>\n<p>Non esiste morte, nell&#8217;Essere. E quando l&#8217;amore, che \u00e8 il contrario della paura, sapr\u00e0 ricondurci nella dimora dell&#8217;Essere, potremo esultare con San Paolo: \u00abMorte, dov&#8217;\u00e8 la tua vittoria? 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