{"id":25228,"date":"2015-10-24T01:01:00","date_gmt":"2015-10-24T01:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/24\/francesco-giuseppe-e-lelettricita-ovvero-quale-relazione-fra-politica-e-tecnologia\/"},"modified":"2015-10-24T01:01:00","modified_gmt":"2015-10-24T01:01:00","slug":"francesco-giuseppe-e-lelettricita-ovvero-quale-relazione-fra-politica-e-tecnologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/24\/francesco-giuseppe-e-lelettricita-ovvero-quale-relazione-fra-politica-e-tecnologia\/","title":{"rendered":"Francesco Giuseppe e l\u2019elettricit\u00e0, ovvero: quale relazione fra politica e tecnologia?"},"content":{"rendered":"<p>Franz Joseph d&#8217;Asburgo non amava le novit\u00e0 del mondo moderno e, in modo particolare, la luce elettrica: per cui nel suo grandioso e secolare palazzo della Hofburg le stanze, al crepuscolo, venivano rischiarate con le lampade a cherosene, mentre tutto il resto di Vienna si accendeva alla luce delle lampadine.<\/p>\n<p>Inutile dire che gli storici &quot;progressisti&quot;, o che si autodefiniscono tali, hanno visto in ci\u00f2 la prova provata dell&#8217;oscurantismo e dello spirito chiuso e reazionario del vecchio monarca austriaco: perch\u00e9, per essi, un uomo del XX secolo (ma sappiamo che il XIX secolo si conclude, storicamente, nel 1914) che preferisce le lampade a cherosene all&#8217;illuminazione elettrica, non pu\u00f2 che essere un nemico del progresso e, dunque, un nemico della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Il caso di Franz Joseph e della sua allergia all&#8217;elettricit\u00e0, al telefono, alle automobili, \u00e8 decisamente emblematico; esso, comunque, permette di porre sul tappeto una questione tutt&#8217;altro che oziosa e tutt&#8217;altro che secondaria: quali devono, o dovrebbero essere, oggi, le reciproche relazioni fra il mondo della politica e quello della tecnica? \u00c8 stata una scelta opportuna, quella dei politici, di schierarsi senza riserve dietro le bandiere della tecnica, e di marciare al rullo dei tamburi secondo il ritmo da essa stabilito (e, per forza di cose, continuamente mutato)? O non sarebbe stato meglio se la politica, in quanto tale, avesse assunto una posizione pi\u00f9 sfumata e prudente, meno perentoria e impegnativa, evitando di identificare il proprio destino e la propria missione con quella di una realt\u00e0 ad essa sostanzialmente estranea, come l&#8217;evoluzione della tecno-scienza?<\/p>\n<p>Ma, si dir\u00e0, la tecno-scienza va avanti comunque, senza chiedere il permesso ad alcuno: e dunque la politica &#8212; e qualunque altra realt\u00e0 umana, individuale o associata &#8212; possono solamente scegliere se accodarsi ad essa o scomparire. Non \u00e8 forse vero che chi non si adegua ai tempi e ai modi della tecnica \u00e8 destinato ad estinguersi, e in brevissimo tempo, venendo &quot;archiviato&quot; dal divenire storico, proprio come lo furono i dinosauri? Non \u00e8 forse vero, per esempio, che una politica che non ricorre alla rete informatica &#8212; cos\u00ec come una Chiesa che non ricorre alla radio, alla televisione, a Internet &#8212; \u00e8 inevitabilmente destinata a rimanere tagliata fuori? Non \u00e8 forse vero che perfino i movimenti tradizionalisti e fondamentalisti, come le frange estrema del terrorismo islamico, pur contestando le &quot;diaboliche&quot; novit\u00e0 della tecnica e della scienza, di fatto si servono di esse, ad esempio per diffondere i loro messaggi e i loro filmati?<\/p>\n<p>Ma torniamo a Franz Joseph e alla sua idiosincrasia per la luce elettrica. Ci piace riportare un passo del libro dello storico americano Stephen Kern \u00abIl tempo e lo spazio. La percezione del mondo tra Otto e Novecento\u00bb (Bologna, Il Mulino, 1988, pp. 401-403):<\/p>\n<p><em>\u00abTrasformazioni sensazionali nel senso della distanza furono create dalla nuova tecnologia dei mezzi di trasporto e delle comunicazioni. Un riconoscimento della minaccia potenziale di quella tecnologia alla societ\u00e0 aristocratica dell&#8217;impero austro-ungarico \u00e8 illustrata dalla riluttanza dell&#8217;imperatore a consentire i dispositivi di una nuova invenzione nel palazzo imperiale. Educato nel rigido formalismo della vita militare e negli esigenti requisiti di una fra le pi\u00f9 antiche dinastie reali superstiti, convinto del suo diritto divino a governare, ostile alle invasioni del governo popolare, socialmente isolato in una cerchia di alta nobilt\u00e0 e sprezzante verso chiunque fosse di bassi natali, Francesco Giuseppe era una personificazione del mondo gerarchico dell&#8217;aristocrazia europea. Nell&#8217;Hofburg di Vienna, per seicento anni il palazzo favorito degli Asburgo, egli non consent\u00ec le lampadine elettriche e all&#8217;illuminazione provvidero le lampade a cherosene. Egli rifugg\u00ec l&#8217;uso di macchine da scrivere e di automobili e si rifiut\u00f2 di installare i telefoni. Il telefono, in particolare, era incompatibile con il principio aristocratico che determinate persone, in virt\u00f9 della loro posizione nella societ\u00e0 &#8212; in genere la vicinanza al monarca &#8212; hanno speciale importanza. I telefoni demolivano le barriere della distanza. In senso orizzontale, attraverso la superficie della terra e in senso verticale attraverso gli strati sociali. Essi istituiscono un&#8217;equidistanza di tutti i luoghi dalla sede del potere e di conseguenza un&#8217;eguaglianza di valore. La loro istantaneit\u00e0 rendeva superfluo l&#8217;elaborato protocollo di presentazioni, biglietti da visita, inviti e appuntamenti; e la penetrazione del loro squillo invadente eliminava la funzione protettiva di porte, sale d&#8217;attesa, servitori e guardie. I telefoni penetrano in tutti i luoghi e li rendono cos\u00ec profani: per questo non ci sono affatto nelle chiese. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre era soprattutto il telefono a penetrare con invadenza nei santuari del privilegio, numerose altre tecnologie ebbero un effetto analogo, livellando gerarchie tradizionali e creando nuove distanze sociali. Gi\u00e0 nel 1913 il cinema fu etichettato come un&#8217;&quot;arte democratica&quot;, poich\u00e9 l&#8217;occhio della cinepresa penetrava ovunque e i suoi bassi prezzi d&#8217;ingresso e la mescolanza nella disposizione dei posti a sedere, inoltre, portavano la cultura intellettuale del teatro alle classi lavoratrici. La bicicletta fu una &quot;grande livellatrice&quot;, che colmava lo spazio sociale e rendeva accessibili i viaggi su distanze pi\u00f9 lunghe alle classi medie e inferiori, che non potevano permettersi una carrozza o un&#8217;automobile. L&#8217;effetto democratico dell&#8217;automobile fu riconosciuto immediatamente, ancor prima che il suo prezzo si abbassasse alla portata delle masse. L&#8217;affollamento delle persone nella citt\u00e0 cre\u00f2 un dramma tangibile della nuova democrazia: quando lo status dell&#8217;ambiente rurale del mondo aristocratico cedette il passo al nuovo status dell&#8217;ambiente urbano della borghesia, si ridusse il valore della distanza nella conservazione del prestigio sociale. Anche la borghesia aspirava ad allontanarsi dalla folla e a ritirarsi nelle tenute in provincia, ma la folla urbana restava, ed era essa a dettare i valori e le nuove norme sociali mentre appiattiva le gerarchie sociali basate sulla distanza.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Si noti la mancanza di distacco e di oggettivit\u00e0 nella ricostruzione del Kern: egli non fa il minimo sforzo per mostrarsi neutrale rispetto alla posizione di Franz Joseph e non esita a istituire la gratuita equivalenza fra il conservatorismo politico (arrivando a dire che la societ\u00e0 austro-ungarica \u00e8 &quot;aristocratica&quot;) e il rifiuto della tecnica, percepita dall&#8217;imperatore come potenzialmente pericolosa sul piano politico-sociale. E poco importa se Franz Joseph non era affatto un fossile chiuso in una cerchia di alta nobilt\u00e0 e meno ancora sprezzante verso chiunque fosse di bassi natali: cos\u00ec \u00e8 necessario che lo dipinga la storiografia &quot;progressista&quot;, per renderlo pi\u00f9 antipatico e per meglio evidenziare il contrasto con le forze giovani e fresche del Progresso: e dunque \u00e8 cos\u00ec che il Kern, senza farsi troppo pregare, ce lo rappresenta.<\/p>\n<p>Nella formulazione della sua tesi, vale a dire nella celebrazione del valore &quot;democratico&quot; della tecnica, il Kern gioca costantemente sull&#8217;equivoco di suggerire una perfetta coincidenza fra il concetto di aristocrazia in senso sociale ed aristocrazia in senso intellettuale e culturale: di fatto, egli porta il lettore a identificarsi con le istanze democratiche delle masse contemporanee, educate &#8212; si fa per dire &#8212; alla scuola del liberalismo e delle rivoluzioni americana e francese e convinte che il numero crei il diritto; ma esiste anche un altro modo di concepire la societ\u00e0 aristocratica, quello basato sulla convinzione che l&#8217;appiattimento delle gerarchie, delle distanze, delle funzioni, sia un male, che non corrisponda affatto agli autentici bisogni e alla stessa struttura delle societ\u00e0 umane; e che queste, per sopravvivere e per prosperare, abbiano una estrema necessit\u00e0, dopo tutto, di vedere realizzata la prevalenza dei &quot;migliori&quot; (tale \u00e8 il significato originario, in lingua greca, del vocabolo &quot;aristocrazia&quot;), vale a dire dei pi\u00f9 creativi, dei pi\u00f9 intelligenti, dei pi\u00f9 energici, dei pi\u00f9 generosi e, in ultima analisi, dei pi\u00f9 dotati.<\/p>\n<p>Che l&#8217;Europa del primo Novecento fosse ancora il regno dell&#8217;aristocrazia in senso economico-sociale, e che, in particolare, lo fosse l&#8217;Austria-Ungheria di Franz Joseph, questa \u00e8 una palese falsificazione storica: ma una falsificazione, come si \u00e8 detto, necessaria, una volta che si sia stabilito a priori che la democrazia populista e livellatrice \u00e8 il Bene supremo, vale a dire il Progresso nella sua marcia trionfale, mentre tutto ci\u00f2 che vi si oppone deve essere, per forza di cose, il conservatorismo, vale a dire il Male.<\/p>\n<p>Il telefono? Ma lo sanno tutti che \u00e8 un bene, e proprio per le ragioni per le quali Franz Joseph lo detestava: perch\u00e9 introduce un rapporto democratico fra le persone. Chiunque pu\u00f2 chiamare al telefono chiunque; le anticamere, i servitori, i tempi d&#8217;attesa, vengono scavalcati e annullati: la voce alla cornetta domanda se c&#8217;\u00e8 qualcuno all&#8217;altro capo del filo, e pu\u00f2 essere la voce di un usciere o di un sovrano, di un plebeo o di un nobiluomo. Chiaro che il telefono ha rappresentato un progresso, se si considera un progresso il fatto che tutti abbiano uguali diritti, indipendentemente dai meriti e dal valore personale. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di prendere appuntamenti, per parlare al telefono: esso squilla democraticamente in casa della persona chiamata, a qualsiasi ora, del giorno e della notte, domeniche e feste comprese.<\/p>\n<p>Stesso discorso per l&#8217;automobile. Essa ha ulteriormente &quot;livellato&quot; il paesaggio sociale, appunto perch\u00e9 ha messo alla portata di molti (e, alla fine, pressoch\u00e9 di tutti) il fattore spazio: prima, chi non aveva una carrozza a cavalli doveva rassegnarsi a non viaggiare. Perfino la bicicletta pu\u00f2 essere vista come l&#8217;inizio della democratizzazione pratica della societ\u00e0: grazie ad essa, qualsiasi persona, anche appartenente alla classe lavoratrice, \u00e8 stata in grado di coprire piccole e medie distanze che, prima, l&#8217;avrebbero rinchiusa e confinata nel suo ambito ristretto. Grazie alla bicicletta, un lavoratore residente in campagna poteva recarsi in citt\u00e0 al mattino e tornare a casa alla sera: non era pi\u00f9 costretto a cercarsi da vivere nei pressi del suo paesello, non era pi\u00f9 tagliato fuori dalle opportunit\u00e0 sociali offerte dalla metropoli.<\/p>\n<p>Le distanze, nella societ\u00e0 del primo Novecento, investita in pieno dalla &quot;fiumana del progresso&quot; di verghiana memoria, si sono accorciate, secondo gli storici come Spehen Kern, perch\u00e9 ormai il baricentro della vita sociale si era spostato dalla campagna alla citt\u00e0, dall&#8217;aristocrazia alla borghesia; e la tecnica, in ci\u00f2, ha svolto una funzione di prim&#8217;ordine. A quanto pare, al Kern e ai suoi simili non viene minimamente in mente che la tecnica possa avere anche dei risvolti negativi; o che le classi dominanti cambiano e si avvicendano, ma troveranno sempre il modo di annullare l&#8217;apparente democratizzazione dovuta al progresso tecnico, mediante il controllo e la propriet\u00e0 della stessa produzione tecnologica. Nella loro visione ingenuamente manichea, danno per scontato che tecnica, progresso e democrazia siano sinonimi e che la politica debba essere favorevole al trinomio; e l\u00ec si fermano, proprio dove sarebbe compito dello storico cominciare a riflettere.<\/p>\n<p>La luce elettrica, certo, \u00e8 un bene. Per\u00f2, annullando i tempi naturali del lavoro, rende possibili i turni lavorativi notturni, che non sono un bene per la salute dei lavoratori, n\u00e9 per l&#8217;armonia delle famiglie: con mariti e mogli che si incrociano, quasi per sbaglio, solo all&#8217;inizio e alla fine dei rispettivi turni e, per il resto, fanno praticamente vita separata e solitaria. Anche il telefono \u00e8 un bene. Per\u00f2 \u00e8 innegabile che non \u00e8 simpatico ricevere dieci o venti telefonate al giorno da parte di ditte o agenzie commerciali che propongono ogni sorta di pubblicit\u00e0, disturbando il pranzo o il sonno delle persone o creando tensione in chi vive nell&#8217;ansia d&#8217;una sinistra telefonata dall&#8217;ospedale ove ha ricoverati i propri cari. Anche l&#8217;automobile \u00e8 un bene, chi potrebbe negarlo? Per\u00f2 il suo dilagare, la sua invadenza, la sua furia scatenata, indubbiamente causano problemi di traffico, di inquinamento, di rumore, di sovreccitazione nervosa, di pericolo fisico, sia per i conducenti che per i pedoni (sono legione i morti quotidiani sulle strade, sacrificati all&#8217;altare del progresso); e il culto che le viene tributato rischia di dar vita ad una nuova religione materialistica, ove si adorano le vetture nuove e scintillanti e si trascurano sempre pi\u00f9 le persone, i valori, i sentimenti&#8230;<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 passatismo? Pu\u00f2 darsi. In ogni caso, il compito del politico non \u00e8, n\u00e9 pu\u00f2 essere, quello di suonare la fanfara per il vincitore del momento. Il fatto che la societ\u00e0 odierna sia fortemente caratterizzata in senso tecnologico, non deve farci perdere di vista che la tecnologia non \u00e8 il fine, ma un mezzo; e che, pertanto, l&#8217;atteggiamento che si assume verso di essa non pu\u00f2 e non deve essere quello di una adorazione incondizionata, ma quello vigile e critico, che sempre si addice in presenza di cose strumentali: che non sono buone o cattive in se stesse, ma secondo il loro uso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Franz Joseph d&#8217;Asburgo non amava le novit\u00e0 del mondo moderno e, in modo particolare, la luce elettrica: per cui nel suo grandioso e secolare palazzo della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[92],"class_list":["post-25228","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25228","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25228"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25228\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25228"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25228"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25228"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}