{"id":25220,"date":"2008-01-24T10:03:00","date_gmt":"2008-01-24T10:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/24\/fra-ghiacci-e-tenebre-di-fridtjof-nansen-unepopea-polare-senza-retorica\/"},"modified":"2008-01-24T10:03:00","modified_gmt":"2008-01-24T10:03:00","slug":"fra-ghiacci-e-tenebre-di-fridtjof-nansen-unepopea-polare-senza-retorica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/24\/fra-ghiacci-e-tenebre-di-fridtjof-nansen-unepopea-polare-senza-retorica\/","title":{"rendered":"\u00abFra ghiacci e tenebre\u00bb di Fridtjof Nansen: un&#8217;epopea polare senza retorica"},"content":{"rendered":"<p>Fridtjof Nansen, uno dei pi\u00f9 grandi esploratori norvegesi (degno di stare accanto al grandissimo Roald Amundsen, il conquistatore del Polo Sud), nasce il 18 ottobre 1861a Store Froen presso Cristiania &#8211; oggi Oslo -, la capitale della Norvegia e muore a Lysaker il 13 maggio 1930, all&#8217;et\u00e0 di sessantotto anni. Scienziato di formazione, nel 1882 si reca sulle coste della Groenlandia con una baleniera per studiare da vicino la vita delle foche; e, cinque anni dopo, nel 1887, realizza un&#8217;impresa notevolissima: l&#8217;attraversamento dell&#8217;interno della grande isola artica, eseguendo fondamentali studi scientifici sulla sua calotta glaciale. Ma un grande sogno lo accompagna da anni, quello di penetrare lungo la costa settentrionale dell&#8217;Asia e di lasciarsi catturare volontariamente, con una nave attrezzata allo scopo, nella morsa dei ghiacci, per sfruttare una corrente marina che, a quanto sembra, si dirige a settentrione; indi, con le slitte, tentar di raggiungere il Polo Nord.. In un certo senso si tratta di mettersi nella scia di quanti erano andati alla ricerca del favoloso passaggio di Nord-est, croce e miraggio di generazioni e generazioni di navigatori ed esploratori; poich\u00e9 nessuno aveva osato costeggiare l&#8217;estremit\u00e0 settentrionale della Siberia in tutta la sua lunghezza, fino al 1878 (il viaggio verr\u00e0 effettuato invece a ritroso, ossia partendo dallo Stretto di Behring, dalla <em>Maud<\/em> di Amundsen fra il luglio del 1922 e l&#8217;agosto del 1925). Nel 1878 la nave <em>Vega<\/em>, al comando dell&#8217;esploratore svedese Otto Nordenskj\u00f6ld, riesce a condurre a termine,finalmente, la prima navigazione dall&#8217;Atlantico al Pacifico, costeggiando a nord la Siberia, sia pure al prezzo di uno sverno nella morsa dei ghiacci. E nel 1879 una nave americana, la <em>Jeannette,<\/em> partita da San Francisco, tenta a sua volta di penetrare nel Mar Glaciale Artico dallo Stretto di Behring, facendo al contrario il viaggio della <em>Vega,<\/em> ma fa miseramente naufragio e l&#8217;equipaggio perisce di stenti e di freddo nel tentativo di raggiungere a piedi dei luoghi abitati.<\/p>\n<p>&quot;<em>Nel 1893 &#8211;<\/em> scrive Silvio Zavatti &#8211; [Nansen] <em>mise in atto l&#8217;ardito progetto di farsi imprigionare dai ghiacci con una nave e di raggiungere il Polo Nord lasciandosi trasportare da una corrente che egli riteneva esistesse a nord delle regioni siberiane. La nave, armata a spese dello stato e del re, era la<\/em> Fram, <em>comandata dal capitano Otto Sverdrup<\/em>. <em>La nave venne fermata dai ghiacci a 70\u00b045&#8242; di latitudine Nord e 133\u00b0 di longitudine Est e lentamente portata fino a 84\u00b0 di latitudine nord. Allora Nansen, accompagnato dal luogotenente J. H. Johansen, abbandon\u00f2 la nave e con slitte trainate da cani si diresse verso il Polo, raggiungendo 86\u00b013&#8242; di latitudine Nord, punto fino allora mai toccato. Le avversit\u00e0 lo consigliarono al ritorno e nell&#8217;estate del 1896 raggiunse Capo Flora incontrandosi con una spedizione inglese. Il 13 agostoi ritorn\u00f2 in Norvegia e pochi giorni dopo anche la<\/em> Fram<em>. I risultati scientifici furono importantissimi, primo fra tutti la sicurezza che la Terra di Francesco Giuseppe era formata da innumerevoli isole e non da una terra unica come allora si credeva. Dopo questa spedizione si dedic\u00f2 a vita politica e solo nel 1913 fece un importante viaggio nel Mare di Kara.<\/em>&quot; (1)<\/p>\n<p>Aggiungiamo solo che, dal 1897, Nansen \u00e8 nominato professore di zoologia nell&#8217;Universit\u00e0 di Oslo e, dal 1901, di oceanografia; che, nel 1900, naviga dalla Norvegia alle isole Svalbard (Spitzbergen); e che nel 1913 compie la traversata, parte per via fluviale e parte per ferrovia, dal Mar di Kara all&#8217;Estremo Oriente, pubblicando su questi viaggi una serie di volumi di notevole valore scientifico. Come uomo politico, favorisce lo scioglimento dell&#8217;effimera unione fra Svezia e Norvegia e dapprima svolge funzioni di ambasciatore a Londra, dal 1906 al 1908, indi negli Stati Uniti, durante la prima guerra mondiale; e svolge poi un ruolo non secondario nella fondazione della Societ\u00e0 delle Nazioni. In tale organismo si segnala per l&#8217;attivit\u00e0 dispiegata a favore dei profughi, specialmente gli Armeni reduci dal genocidio turco e i Russi reduci dalla guerra civile nel loro paese, nonch\u00e9 a favore del ritorno a casa dei prigionieri di guerra. Tutte queste attivit\u00e0 gli valgono il conferimento, nel 1922, del premio Nobel per la pace; mentre, dopo la sua morte, viene costituito l&#8217;Ufficio internazionale Nansen per i rifugiati, un organismo autonomo delle Nazioni Unite per proseguire l&#8217;opera da lui iniziata a favore dei profughi di tutte le guerre. (2)<\/p>\n<p>Ma torniamo al viaggio della <em>Fram<\/em> degli anni 1893-96. Il piano ideato da Nansen tiene conto delle recenti esperienze sia della <em>Vega<\/em> che della <em>Jeannette<\/em> ed \u00e8 al tempo stesso semplice e geniale, oltre che notevolmente coraggioso.<\/p>\n<p><em>&quot;Qualche tempo dopo il naufragio della<\/em> Jeannette <em>&#8211; scrivono Guido Petter e Beatrice Garau &#8211; i resti della nave stritolata dai ghiacci vennero ritrovati dal grande esploratore norvegese Nansen in un luogo molto lontano dal punto del naufragio, e cio\u00e8 sulle coste della Groenlandia, vale a dire proprio nella parte opposta del Mar Glaciale Artico.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Abbiamo gi\u00e0 veduto che il banco di ghiaccio in cui la<\/em> Jeannette <em>era rimasta intrappolata era in movimento; e il fatto che i resti della nave venissero ritrovati cos\u00ec lontano dal punto in cui la nave si era sfasciata stava a significare che il ghiaccio aveva compiuto, sotto la spinta dei venti o delle correnti, tutta la traversata del Mar Glaciale Artico.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questa constatazione sugger\u00ec a Nansen un&#8217;idea geniale. Egli pens\u00f2 che sarebbe stato possibile recarsi con un&#8217;altra nave nella zona in cui la<\/em> Jeannette <em>era stata bloccata dai ghiacci, e lasciare che la nave venisse imprigionata aspettando poi che venisse trascinata anch&#8217;essa, come la<\/em> Jeannette, <em>lungo una rotta polare, nella direzione della Groenlandia. Cos\u00ec facendo, essa sarebbe probabilmente passata nelle vicinanze del Polo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per affrontare una simile impresa erano tuttavia necessarie alcune cose. Nessuno poteva sapere se il campo di ghiaccio avrebbe seguito proprio un itinerario abbastanza simile a quello percorso dai resti della<\/em> Jeannette, <em>senza finire invece in altre zone dalle quali fosse poi impossibile ritornare: occorreva dunque una certa fiducia nella regolarit\u00e0 con la quale certi grandi fenomeni si ripetono (in questo caso, una certa fiducia nella regolarit\u00e0 dei venti e delle correnti del Mare Artico), che nessuno conosceva ancora. E Nansen aveva questa fiducia, perch\u00e9 aveva una mentalit\u00e0 da scienziato. Era inoltre indispensabile progettare e costruire una nave che fosse in grado di resistere alla pressione dei ghiacci, e dotarla di attrezzature e viveri sufficienti per trascorrere fra i ghiacci un periodo che poteva anche essere lunghissimo e per compiere osservazioni sistematiche nelle varie regioni che la nave avrebbe attraversato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nansen riusc\u00ec a realizzare il suo progetto. Costru\u00ec una nave, la<\/em> Fram <em>(che in norvegese vuol dire &#8216;Avanti&#8217;, che aveva la chiglia tutta arrotondata, quasi come una saponetta. Se i ghiacci intorno a essa avessero cominciato a premere, la nave sarebbe sgusciata fuori, verso l&#8217;alto, sfuggendo cos\u00ec alla loro pressione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Durante questo lungo viaggio, che Nansen ha descritto nel suo libro<\/em> Fra ghiaccie tenebre<em>, furono compiute numerose ed importanti osservazioni scientifiche, in un ambiente nel quale nessuno prima di quel tempo aveva soggiornato a lungo. Nansen, inoltre, ad un certo momento decise di abbandonare la nave, che seguiva una rotta obbligata, per raggiungere a piedi il Polo, da cui non era pi\u00f9 molto distante. Egli infatti si era ormai reso conto che la nave non sarebbe passata dal Polo. Con un solo compagno, utilizzando delle slitte e delle leggere imbarcazioni, necessarie per attraversare i canali che durante la buona stagione si aprono di tanto in tanto nella banchisa, nell&#8217;estate del 1895 si diresse verso il Polo Nord giungendo sino a 86\u00b0 e 13&#8242; di latitudine, e cio\u00e8 a poco pi\u00f9, di 400 chilometri dal Polo<\/em> [&#8230;] <em>Ad una cos\u00ec breve distanza dal Polo nessuno, prima di Nansen, era mai riuscito ad arrivare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Respinti dalle bufere e dal freddo, che l&#8217;inizio della cattiva stagione rendeva sempre pi\u00f9 difficile sopportare, i due esploratori, non potendo pi\u00f9, evidentemente, ritornare alla nave che avevano lasciato da varie settimane e che aveva continuato a spostarsi insieme ai ghiacci, decisero di passare l&#8217;inverno nell&#8217;Artico. Nella primavera seguente, parecchi mesi dopo avere abbandonato la<\/em> Fram, <em>e dopo avere corso molti pericoli, fra i quali quello di perdere le loro due imbarcazioni con tutte le provviste, si imbatterono per caso in un&#8217;altra nave, che li raccolse e li riport\u00f2 in patria.&quot;<\/em> (3)<\/p>\n<p>La formazione e la mentalit\u00e0 da scienziato di Nansen traspaiono nello stile e nell&#8217;impostazione generale del volume <em>Tra vento e ghiacci,<\/em> senza per\u00f2 che la precisione e l&#8217;oggettivit\u00e0 della narrazione diventino aride o noiose; anzi, un soffio di poesia percorre le pagine, abbellite d&#8217;altronde da una serie di illustrazioni dell&#8217;autore: acquarelli che rivelano in lui un inaspettato temperamento d&#8217;artista. \u00c8, il suo, uno degli ultimi libri dedicati alle esplorazioni polari in cui l&#8217;incisione e il dipinto facciano le veci della fotografia, ricollegandosi idealmente alle relazioni dei grandi navigatori-scienziati del 1700, come Cook, La P\u00e9rouse e Bougainville, ed immergendo il lettore in un&#8217;atmosfera fascinosa e suggestiva. Nel complesso si pu\u00f2 dire che Nansen, come scrittore, \u00e8 sempre piacevole e non di rado affascinante; ha il gusto per la parola precisa ma al tempo stesso semplice, e sa dosare la cronaca di quel mitico triennio con una vena di senso dell&#8217;ironia che non dispiace e, anzi, dona brio e leggerezza a una lettura che altrimenti potrebbe risultare, talvolta, monotona.<\/p>\n<p><em>&quot;Il<\/em> Fram &#8211; scrive Anton Mayer &#8211; <em>lasci\u00f2 il porto di Cristiania il 25 giugno 1893 con dodici uomini di equipaggio, fra cui Sverdrup e il luogotenente Johansen, e si port\u00f2 senza incidenti fino alle acque a Nord del delta della Lena; presso le isole della Nuova Siberia fu seguita la direzione Nord e il 25 settembre il<\/em> Fram <em>era chiuso dai ghiacci. Fino allora tutto era andato bene, ma purtroppo la corrente non si comport\u00f2 come Nansen aveva sperato; al contrario, con grande disappunto di tutti i partecipanti alla spedizione, trascin\u00f2 la nave a Sud-Est. Dopo alcune settimane si constat\u00f2 che il<\/em> Fram <em>si trovava suppergi\u00f9 dove era cominciato il viaggio. Poi, tra la soddisfazione generale, il battello si diresse verso il Nord. Quindi il perfido giuoco della corrente ricominci\u00f2 e port\u00f2 il<\/em> Fram <em>in strane giravolte; naturalmente era impossibile di portare un ordine qualsiasi nello strano intrico di questi continui zig-zag. Trascorso un anno, il<\/em> Fram <em>era lontano appena 150 chilometri dal punto di partenza. Questo giuoco poteva rendere nervoso anche l&#8217;uomo pi\u00f9 calmo, ma invece non dispiacque per nulla all&#8217;equipaggio; Nansen<\/em> <em>ci ha descritto la vita dei prigionieri dei ghiacci in un modo molto vivo e divertente. Dopo che le prime pressioni dei ghiacci furono sopportate bene e si fu certi che il<\/em> Fram <em>meritava piena fiducia, solo qualche avventura inevitabile nel mondo polare interruppe la monotonia del viaggio. Per il nutrimento si era provvisto nel modo migliore; Nansen fece addirittura servire nei giorni di festa qualche pranzo succulento, e nella nave si stava comodi e al caldo: dev&#8217;essere stato un viaggio polare piacevolissimo.&quot;<\/em> (4)<\/p>\n<p>Un esempio della capacit\u00e0 di sorridere anche nelle situazioni che, di per s\u00e9, non sarebbero prive di risvolti drammatici, lo abbiamo nella descrizione di come un orso bianco riesce a penetrare a bordo della nave, uccidendo alcuni cani da slitta e aggredendo, per fortuna senza conseguenze, alcuni degli uomini della spedizione; descrizione che, nel sottile velo di umorismo, pu\u00f2 ricordare lo stile di un romanzo d&#8217;avventure a lieto fine, piuttosto che quello di una seriosa spedizione scientifica. E tutta la scena della lotta con l&#8217;orso \u00e8 arricchita, nel testo, da alcuni simpatici schizzi dello stesso autore, altrettanto briosi della pagina scritta.<\/p>\n<p><em>&quot;Che peccato che un animale cos\u00ec bello e robusto avesse dovuto fare una fine simile!<\/em> &#8211; scrive Nansen, alludendoa uno dei cani chiamato &#8216;Negro&#8217;. &#8211; <em>Non aveva che un difetto: era selvatico, e sentiva una speciale antipatia per Johansen, e ringhiava e mostrava i denti ogniqualvolta questi montava in coperta o solo s&#8217;affacciava alla porta. Quando Johansen stava zufolando a riva, sul barile, nelle oscure notti d&#8217;inverno il &#8216;Negro&#8217; gli rispondeva da lontano, sul ghiaccio, con urli di rabbia. Johansen si chin\u00f2 col fanale sui miseri resti. &#8211; Johansen, \u00e8 contento lei, ora che il suo nemico non \u00e8 pi\u00f9 al mondo? -. &#8211; No, me ne rincresce -. &#8211; E perch\u00e9? -. &#8211; Perch\u00e9 non abbiamo fatta la pace prima che morisse- Non trovando altre orme d&#8217;orso, caricammo quei carcami sulle spalle e ci avviammo a bordo. Strada facendo, domandai a Hendriksen i particolari del suo incontro con l&#8217;orso. &#8211; Dunque, vedi, quando io e Mogstad salimmo colla lanterna, vidi due macchie di sangue vicino al barcarizzo, e dapprima pensai che potesse essere un cane che si fosse ferito. Ma sul ghiaccio, sotto il barcarizzo, trovammo le orme di un orso, e allora andammo verso ponente con tutti i cani avanti, capisci? A qualche distanza da bordo, sentii a un tratto un baccano d&#8217;inferno e, ecco venirci incontro una bestiaccia grossa grossa inseguita dai cani, capimmo subito cos&#8217;era, e ci mettemmo a correre verso il bastimento con tutta la forza delle nostre gambe. Mogstad che aveva i komager (scarpe lapponi) e conosceva meglio la strada arriv\u00f2 a bordo prima di me, capisci. Io invece sai, non potevo correr tanto coi miei scarponi di legno, e nella confusione mi trovai a met\u00e0 del gran cumulo a levante della prua. Mi voltai e feci chiaro indietro, per vedere se l&#8217;orso mi seguiva. Ma non vedendo nessun orso, tirai innanzi come potevo, e per causa di queste scarpacce andai a cadere lungo disteso in mezzo ai blocchi. Mi alzai, pi\u00f9 che di fretta, e via, ma quando arrivai al ghiaccio liscio vicino al bordo, vidi a mano dritta qualcosa che mi veniva incontro, e che io dapprima credetti che fosse un cane, perch\u00e9, sai, non \u00e8 facile vederci all&#8217;oscuro. Ma non ebbi tempo di pensarci su, che l&#8217;orso mi fu sopra e mi morse qui nell&#8217;anca. E intanto grugniva -. &#8211; E tu cosa pensasti allora, Peder? -. &#8211; Cosa pensai? Pensai: qui \u00e8 bell&#8217;e finita, pensai. Armi non ne avevo, cosa dovevo fare? Alzai il fanale, e con tutta la mia forza diedi un colpo tale sulla testa dell&#8217;orso che il fanale and\u00f2 in tanti pezzi. Appena ricevuto il colpo, si accosci\u00f2, e si mise a guardarmi. Io stavo per darla a gambe, quando l&#8217;orso si rizz\u00f2 non so se per saltarmi addosso o se per altro. In quel momento ecco venire un cane: l&#8217;orso gli si volta contro, ed io me ne monto a bordo -. &#8211; E dimmi, Peder, gridavi? -. &#8211; Se gridavo? Gridavo con quanto fiato avevo in corpo -. E doveva esser vero perch\u00e9 aveva ancora la voce rauca. &#8211; E frattanto, Mogstad dov&#8217;era? -. &#8211; Ma, sai, lui era venuto a bordo molto prima di me: ma che avesse mai pensato di scendere a dar l&#8217;allarme? Che! Prende il suo fucile nella cassetta, convinto e persuaso che lui solo bastava a sbrigarci dell&#8217;orso. Non gli riusc\u00ec per\u00f2 di far fuoco, sicch\u00e9 l&#8217;orso avrebbe potuto sbranarci sotto il suo naso, chiss\u00e0 quante volte -. Cos\u00ec chiacchierando eravamo giunti vicini al bordo, e Mogstad che dalla coperta aveva sentito l&#8217;ultima parte del dialogo, volle scagionarsi, e disse che egli era appena arrivato sotto il barcarizzo, quando Peder cominci\u00f2 ad urlare. Aveva cercato tre volte di saltar su, e tre volte era caduto indietro prima di poter salire in coperta, dimodoch\u00e9 non aveva avuto tempo che di afferrare il fucile e di correre in aiuto del compagno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando l&#8217;orso s&#8217;allontan\u00f2 da Peder, per scagliarsi sul cane, tutto il branco gli fu intorno. Ne azzann\u00f2 uno e se lo mise sotto; ma, attaccato dagli altri che lo addentavano di dietro, dovette lasciar la preda e porsi sulla difensiva. Piomb\u00f2 addosso a un altro, e di nuovo l&#8217;intero branco fu sopra a lui. E cos\u00ec, scorrazzando avanti e indietro sul ghiaccio, si avvicinarono di nuovo al fianco della nave. L\u00ec, al barcarizzo, c&#8217;era un cane che tentava di arrampicarsi a bordo. L&#8217;orso d&#8217;un balzo gli si avvent\u00f2 contro, e fu l\u00ec appunto che il mostro trov\u00f2 un degno castigo. Dall&#8217;esame fatto a bordo, risult\u00f2 che l&#8217;uncino a molla del collare del &#8216;Negro&#8217; era stato drizzato; il guinzaglio del &#8216;Vecchio&#8217; spezzato; mentre l&#8217;uncino del terzo cane era stato soltanto un po&#8217; torto, cos\u00ec non era certo che ci\u00f2 fosse opera dell&#8217;orso, e mi restava una debole speranza che il cane fosse ancora vivo. Ma per quanto cercassimo non fu possibile rintracciarlo. Una brutta storia, in complesso. Lasciar montare un orso a bordo, e perdere cos\u00ec tre ani in una volta. Andava assai male coi nostri cani: ormai erano ridotti a ventisei. Che orso terribile, pur essendo cos\u00ec piccolo! Era salito a bordo per il barcarizzo, spingendo a lato una cassa che vi stava davanti; aveva afferrato il cane pi\u00f9 vicino, e via. Dopo aver placato la prima fame, era ritornato di bel nuovo a prendersene un secondo, ed avrebbe continuato, se glielo avessero permesso, fino a sbarazzare tutta la coperta.&quot;<\/em> (5)<\/p>\n<p>Un&#8217;altra situazione drammatica in cui Nansen si \u00e8 trova coinvolto &#8211; questa volta in prima persona &#8211; \u00e8 quella in cui, per un attimo di distrazione, le due scialuppe stanno per andare alla deriva, il che lascerebbe lui e il suo compagno, col quale sta tentando di avvicinarsi al Polo Nord a piedi, in una situazione assolutamente disperata. Questa volta, nel raccontare l&#8217;episodio, Nansen non sa trovare risvolti umoristici, tuttavia questa pagina ha il dono di una meravigliosa semplicit\u00e0 e naturalezza; e vi traspare la modestia dell&#8217;esploratore che neanche per un attimo \u00e8 sfiorato dalla tentazione di inorgoglirsi per un&#8217;impresa &#8211; il recupero delle imbarcazioni a nuoto nel mare gelato &#8211; su cui altri, pi\u00f9 vanitosi, avrebbero tessuto un piccolo monumento autocelebrativo.<\/p>\n<p><em>&quot;Sbarcammo e ci mettemmo a camminare in su e in gi\u00f9, vicino ai caiachi. Il vento s&#8217;era calmato molto, girando pi\u00f9 a ponente, sicch\u00e9 era da dubitare se avremmo potuto utilizzarlo pi\u00f9 a lungo. Salimmo sopra un&#8217;eminenza per assicurarcene. A un tratto Johansen esclam\u00f2: &#8211; Oh, i caiachi, i caiachi che se ne vanno! &#8211; Scendemmo a precipizio: la barbetta s&#8217;era strappata, e i caiachi s&#8217;erano gi\u00e0 scostati un buon tratto, e s&#8217;allontanavano rapidamente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Qua, il cronometro! -, dissi a Johansen, porgendoglielo. E in tutta fretta mi levai una parte degli abiti, per poter nuotare pi\u00f9 facilmente: spogliarmi del tutto non osavo, temendo di gelare. E mi gettai a nuoto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il vento, che soffiava verso il largo, spingeva velocemente le leggere imbarcazioni che, quasi vacanti e coll&#8217;alberatura alta, gli offrivano buona presa. In quell&#8217;acqua diaccia e cogli abiti indosso che mi toglievano la libert\u00e0 dei movimenti, facevo ben poco cammino. I caiachi s&#8217;allontanavano sempre pi\u00f9 da me, e mi pareva quasi impossibile poterli raggiungere. E con essi s&#8217;allontanava ogni speranza di salvezza: tutto ci\u00f2 che possedevamo era l\u00ec a bordo; non ci restava neanche un coltello! Tanto valeva affogare, quanto tornare senza di loro. Epper\u00f2 facevo sforzi supremi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando mi sentii stanco, mi voltai per nuotare sul dorso, e in quella posizione vidi Johansen che correva di qua e di l\u00e0, in preda alla maggiore inquietudine.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Povero giovine! Non poteva star fermo: gli pareva orribile la sua inazione e nutriva ben poca speranza che riuscissi a recuperare i caiachi. Ma a nulla sarebbe giovato ch&#8217;egli pure si fosse gettato a nuoto. Mi disse dopo che quelli furono i pi\u00f9 brutti momenti della sua vita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando mi voltai di nuovo a nuotar dritto e vidi che mi ero avvicinato, mi sentii crescere il coraggio e raddoppiai gli sforzi. Sentivo per\u00f2 che i muscoli mi s&#8217;irrigidivano e andavano perdendo ogni sensibilit\u00e0, e capii che ben presto non sarei pi\u00f9 stato in grado di muovermi. Ma la distanza era poca: se potevo resistere ancora qualche momento eravamo salvi. E continuai a nuotare. I movimenti si facevano sempre pi\u00f9 deboli, ma la distanza diminuiva: ormai ero sicuro di arrivare. Finalmente stendo la mano e afferro un pattino che spunta a poppa, mi accosto al fianco, e cerco di montar su; ma, irrigidito dal freddo, non posso. Per un momento credetti che fosse troppo tardi. Ma poco dopo riesco finalmente ad alzare una gamba sopra la slitta, ch&#8217;era attraverso la coperta, e a tirarmi su. Eccomi l\u00ec seduto, ma cos\u00ec intorpidito, da poter appena muovere la pagaia. Non era facile far avanzare i due caiachi legati insieme e non potevo pensare a slegarli perch\u00e9, prima che l&#8217;avessi fatto, sarei gelato del tutto: non mi restava che vogare a tutta forza per riscaldarmi. E cos\u00ec andai avanti adagio adagio, controvento, verso l&#8217;orlo del ghiaccio. Il freddo mi aveva tolto ogni sensibilit\u00e0; ma quando venivano le folate di vento mi penetravano nell&#8217;ossa attraverso alla camicia di lana sottile e tutta bagnata. Tremavo e battevo i denti, ma pure potevo maneggiare la pagaia: mi sarei riscaldato quando fossi arrivato al banco.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Di prua c&#8217;erano due alche e, corti com&#8217;eravamo a provviste, l&#8217;idea di averle per cena era troppo seducente. Afferrai il fucile e le ammazzai d&#8217;un colpo. Johansen mi raccont\u00f2 dipoi che, a quello sparo, s&#8217;era riscosso; non capiva che diavolo facessi l\u00e0 fuori, e credeva che fosse accaduta una disgrazia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando mi vide vogare e raccogliere i due uccelli, temette che il cervello m&#8217;avesse dato volta. Finalmente riguadagnai l&#8217;orlo del ghiaccio; ma la corrente m&#8217;aveva trasportato a un buon tratto dal punto in cui m&#8217;ero buttato in mare. Johansen che m&#8217;era venuto incontro, salt\u00f2 sui caiachi e presto vi fummo di ritorno. Durai fatica a sbarcare; ero spossato e tremavo a verga a verga. Johansen mi tolse gli abiti bagnati e mi mise indosso quei pochi cenci asciutti che ancora possedevamo, distese il sacco sul ghiaccio e, insaccato che fui, mi butt\u00f2 addosso le vele e ogni cosa che potesse ripararmi dall&#8217;aria fredda. Per qualche tempo fui agitato da un gran tremito, ma poco a poco andai riacquistando il calore; e mentre Johansen preparava la tenda e faceva cuocere le alche, mi addormentai placidamente. Mi lasci\u00f2 dormire in pace, e quando mi svegliai la cena era pronta da un pezzo e gorgogliava sul fornello. Il brodo caldo e le alche presto cancellarono le ultime tracce di quella brutta nuotata.&quot;<\/em> (6)<\/p>\n<p>Notiamo, di sfuggita, che dall&#8217;impresa di Nansen e specialmente dal nome della sua nave, ha tratto ispirazione un importante scrittore romeno del Novecento, C\u00e9zar Petrescu, per scrivere il suo romanzo <em>Fram, ursul polar<\/em> (<em>Fram, l&#8217;orso polare<\/em>), tradotto anche in Italia e rivolto prevalentemente &#8211; ma non solo &#8211; a un pubblico di bambini.<\/p>\n<p>1)  ZAVATTI, Silvio, <em>Dizionario degli esploratori e delle scoperte geografiche,<\/em> Milano, Feltrinelli, 1967, pp.203-204.<\/p>\n<p>2)  Cfr. voce <em>Nansen<\/em> dell&#8217;<em>Enciclopedia Biografica Universale,<\/em> Biblioteca Treccani, 2007, vol. 14, p. 65.<\/p>\n<p>3)  PETTER, Guido- GARAU, Beatrice, <em>La conquista del Polo Nord,<\/em> Firenze, Giunti- Marzocco, 1976, pp. 27-32.<\/p>\n<p>4)  MAYER, Anton, <em>Seimila anni di esplorazioni e scoperte<\/em>, Milano, Bompiani, 1936, p. 336.<\/p>\n<p>5)  NANSEN, Fridtjof, <em>Fra ghiacci e tenebre<\/em>, Roma, Voghera ed., 1697 (2 voll.), trad. di Cesare Norsa, vol. I, pp. 239-242.<\/p>\n<p>6)  <em>Ibidem,<\/em> vol. II, pp. 317-320.<\/p>\n<p>7)  PETRESCU, C\u00e9zar, <em>Fram, l&#8217;orso polare,<\/em> Milano, Edizioni Paoline, 1966; ved. anche LAMENDOLA, Francesco, <em>L&#8217;opera narrativa di C\u00e9zar Petrescu,<\/em> in <em>Atti della Societ\u00e0 Dante Alighieri a Treviso,<\/em> vol. 4 (2003-2006), Treviso, 2006, pp. 348-378. Vedi anche LAMENDOLA, Francesco, <em>\u00abFram, orso polare\u00bb<\/em> <em>di Cezar Petrescu, malinconica riflessione su natura e cultura<\/em>, nel sito di Arianna Editrice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fridtjof Nansen, uno dei pi\u00f9 grandi esploratori norvegesi (degno di stare accanto al grandissimo Roald Amundsen, il conquistatore del Polo Sud), nasce il 18 ottobre 1861a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25220","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25220","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25220"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25220\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25220"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25220"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25220"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}