{"id":25210,"date":"2012-08-20T05:50:00","date_gmt":"2012-08-20T05:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/08\/20\/e-giusto-che-il-vento-per-vivificare-le-grandi-foreste-spazzi-via-migliaia-di-umili-poponi\/"},"modified":"2012-08-20T05:50:00","modified_gmt":"2012-08-20T05:50:00","slug":"e-giusto-che-il-vento-per-vivificare-le-grandi-foreste-spazzi-via-migliaia-di-umili-poponi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/08\/20\/e-giusto-che-il-vento-per-vivificare-le-grandi-foreste-spazzi-via-migliaia-di-umili-poponi\/","title":{"rendered":"\u00c8 giusto che il vento, per vivificare le grandi foreste, spazzi via migliaia di umili poponi?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 giusto che il vento, per vivificare le grandi foreste, spazzi via migliaia di umili poponi o che scoperchi il tetto delle case di tanta povera gente? Fuor di metafora: \u00e8 giusto che la grande storia, per manifestarsi negli eventi e nelle figure dei capi e dei condottieri, da Alessandro Magno a Napoleone, calpesti e travolga al suo passaggio, senza neanche avvedersene, la modesta esistenza di innumerevoli esseri viventi, i quali erano felici della loro vita tranquilla e non chiedevano altro che di poterla gustare ancora un poco?<\/p>\n<p>Da sempre, le filosofie d&#8217;ispirazione idealista e storicista vorrebbero convincerci che i conti tornano e che nulla v&#8217;\u00e8 da obiettare se, per costruire la grandezza degli uni, continuamente viene infranto il piccolo mondo degli altri; da Hegel e Croce, ci si ripete che tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 anche razionale e che tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale \u00e8 anche reale, con il che ci dovremmo mettere il cuore in pace una volta per tutte e dichiararci contenti e soddisfatti dell&#8217;andamento complessivo della storia universale.<\/p>\n<p>Il passerotto, il cui nido \u00e8 stato distrutto perch\u00e9 le ruspe hanno abbattuto l&#8217;albero su cui era costruito, dovrebbe sentirsi ricompensato, o almeno rasserenato, dal fatto che quell&#8217;albero, insieme a migliaia di altri, \u00e8 stato abbattuto in nome del Progresso, per fare posto a una moderna autostrada che consentir\u00e0 a milioni e milioni di autovetture di sfrecciare in un tempo molto pi\u00f9 breve da un capo all&#8217;altro del Paese.<\/p>\n<p>Oppure no?<\/p>\n<p>Oppure, per quel passerotto che ha visto distruggere brutalmente il suo nido e stritolare i suoi piccoli sotto i cingoli delle ruspe meccaniche, nemmeno un milione di autostrade, n\u00e9 tutto il Progresso del mondo, potranno mai risarcirlo e consolarlo del suo dolore di umile creatura, che domandava soltanto di poter continuare la sua vita di sempre?<\/p>\n<p>Ma per i seguaci della religione del Progresso, cos\u00ec come per i seguaci delle filosofie idealiste e storiciste, fermamente riduzioniste e razionaliste, tutti questi non sono che arzigogoli e sentimentalismi senza costrutto, inutili passatempi intellettuali per gente che non ha nulla di meglio da fare. Per il passerotto, per\u00f2, lo ripetiamo, non si tratta di arzigogoli, n\u00e9 di sentimentalismi, ma, al contrario, di una realt\u00e0 estremamente concreta e drammaticamente immediata.<\/p>\n<p>Non si venga a obiettare che il passerotto non ragiona e non prova dolore come un essere umano; che non ragioni, non sappiamo; che non provi dolore, \u00e8 tutto da dimostrare; e, in ogni caso, questo nostro passerotto ci serve come simbolo di una condizione universale: quella delle vittime, anche umane, ma non solo umane, dei grandi disegni della natura e della storia, che sembrano curarsi poco o niente del diritto individuale alla felicit\u00e0, tutti presi dalle \u00abmagnifiche sorti e progressive\u00bb di una razionalit\u00e0 talmente astratta, da perdersi oltre la barriera delle nuvole.<\/p>\n<p>Una visione olistica del reale, che sia anche consapevole del bisogno di felicit\u00e0 inscritto nell&#8217;atto di nascita di qualunque essere vivente, sa che tutto \u00e8 collegato a tutto e che esiste una misteriosa circolarit\u00e0 nei processi della natura e della storia, ma non sottovaluta il prezzo da pagare in termini di sofferenza dei singoli esseri e si pone, pensosa, a interrogarsi sul senso di tutto ci\u00f2 e soprattutto alla sfida che rappresentata, anche per la marcia trionfale di un Giulio Cesare, dalla singola casetta di contadini saccheggiata e data alle fiamme al passaggio degli eserciti; della sfida morale, intendiamo, perch\u00e9 quella casetta grida vendetta o, perlomeno, domanda un perch\u00e9, e continuer\u00e0 a domandarlo fino a che qualcuno non le avr\u00e0 dato una risposta.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dunque, rifletteva su tale mistero il professor Guido Capitolo &#8211; docente di filosofia e poi preside del Liceo Scientifico \u00abGiovanni Marinelli\u00bb di Udine dal 1941 al 1960, quando venne stroncato prematuramente da un infarto, a soli cinquantaquattro anni -, nel breve ma incisivo saggio \u00abLe grandi foreste e i poponi\u00bb (da: \u00abScritti inediti\u00bb, nel volume \u00abQuarant&#8217;anni del Liceo Scientifico &quot;G. Marinelli&quot;, 1923-1963\u00bb, Udine, Del Bianco, 1963, pp. 124-26):<\/p>\n<p>\u00abPare che nel 1864 ci sia stato in Francia un terribile terremoto che commosse profondamente l&#8217;opinione pubblica. Non sono storicamente documentato ed ignoro i particolari della tragedia, ma ho sott&#8217;occhio una lettera di Gustave Flaubert, che cercava una consolazione nella sciagura.<\/p>\n<p>Il nostro consueto errore, secondo il geniale artista francese, \u00e8 di voler vedere tutti gli eventi &quot;sub specie hominis&quot;. Ci pensiamo al centro della creazione e on vogliamo orgogliosamente ammettere tutto ci\u00f2 che contrasta con quella illusione. C&#8217;\u00e8, invece, in ogni evento un senso riposto che ci sfugge e che \u00e8 indubbiamente di una utilit\u00e0 superiore. Noi non dobbiamo voler sopprimere gli uragani perch\u00e9 sono state distrutte le coperture dei nostri poponi, come non dobbiamo voler sopprimere il vento perch\u00e9 ha scoperchiato la nostra casa. Chi ci assicura che quell&#8217;uragano che ha distrutto i poponi e che ha scoperchiato la casa non ha accresciuto il respiro alle grandi foreste? Quali garanzie noi abbiamo che il terremoto ed il vulcano che hanno sconvolto delle citt\u00e0 non abbiano fecondato un altro angolo pi\u00f9 vasto dell&#8217;universo?<\/p>\n<p>Benedetto Croce assentiva ed estendeva il pensiero del Flaubert agli eventi della storia umana, ammonendo che essi si devono accogliere con animo forte, quali essi siano, senza giudicarli mai, accettandoli come momenti originali ed essenziali del circolo di una realt\u00e0, che non pu\u00f2 essere che razionale.<\/p>\n<p>Io non sono un filosofo e neppure un poeta, anche se qualche volta mi pare di essere un pensatore mancato e un artista fallito, che ricava dalle due attivit\u00e0 tutti i tormenti e tutte le debolezze, senza ricevere le consolazioni che le accompagnano. La natura del pensatore mi rende trasognato di fronte alla realt\u00e0, che si dissolve in continui problemi, vissuti sempre come tali, senza che mai riescano ad ordinarsi in una visione organica del mondo e senza che da essi scocchi masi quella scintilla che potrebbe rendere pi\u00f9 salda e pi\u00f9 chiara l&#8217;azione. La natura dell&#8217;artista mi rende commosso e trepidante di fronte alle pi\u00f9 leggere sfumature dei sentimenti, senza che mai possa abbandonarmi ad una pura contemplazione, con cui gli stati d&#8217;animo, sciogliendosi in canto, sarebbero dominati e purificati.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 per questo che io non riesco ad andare d&#8217;accordo con Gustavo Flaubert e con Benedetto Croce: mi dispiace, naturalmente per me e non per il grande Maestro italiano o per l&#8217;insigne romanziere francese, ma io non tollero assolutamente che per il comodo delle foreste si distruggano degl&#8217;innocenti poponi. Io non ho mai versato una lagrima sul destino delle grandi foreste e non m&#8217;importa nulla se il fiero vento occidentale della rande ode dello Shelley ne faccia la sua cetra, le distrugga o ne accresca il respiro:io sto dalla parte dei poponi e dell&#8217;umile tetto delle case scoperchiate; io esigo per essi la massima considerazione e protesto con energia contro un universo che si fonda sul privilegio e che rovina delle citt\u00e0 per fecondare degli angoli ignoti e pi\u00f9 vasti dell&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Napoleone &quot;folgorante in solio&quot; mi lascia indifferente; mi appare anzi meschino e mi fa sentire che la &quot;pi\u00f9 vasta orma&quot; dello spirito creatore era stampata su d&#8217;una materia assai volgare. Il &quot;triste esilio&quot; non riesce a commuovermi perch\u00e9 su quella sventura continua a proiettarsi l&#8217;ombra di una miserabile grandezza. Le mie simpatie e le mie commozioni vanno tutte alle sterminate legioni di soldati semplici che caddero sui campi di battaglia; e, se \u00e8 vero, come diceva lo Herder, che &quot;la Provvidenza va diritto al suo scopo passando sopra milioni di cadaveri&quot;, io ho le mie riserve da fare su d&#8217;una Provvidenza del genere. Delle due guerre mondiali che io ho avuto la ventura di vivere, lo spettacolo pi\u00f9 lacrimevole \u00e8 quello di tutti i contadini ed operai quasi analfabeti, di tutta quella povera gente che fu strappata alla terra in cui viveva felice e che fu trasportata a morire in regioni sconosciute, per ideali ignoti, che ai sapienti dovevano poi rivelarsi ipocriti e volgari.<\/p>\n<p>Ero un ragazzino delle scuole elementari quando sentii narrare per la prima volta dal maestro l&#8217;episodio di Cesare che trovandosi in uno sperduto villaggio delle Alpi, a coloro che deridevano quegli abitanti rivolse le superbe parole: &quot;preferirei essere il primo in questo villaggio che il secondo in Roma&quot;. Io non riuscii a comprendere l&#8217;ammirazione del maestro per quelle parole ed anzi oscuramente insorse nella mia anima una cos\u00ec profonda antipatia per Cesare che, quando si giunse agl&#8217;idi di marzo, il ferro di Bruto, che nel maestro suscitava commozione per l&#8217;ucciso ed esecrazione per l&#8217;uccisore, trov\u00f2 in me profonda comprensione e completa assoluzione. Io sentii allora oscuramente per Cesare, il quale orgogliosamente voleva essere il primo in qualsiasi luogo, e i derisori degli umili abitatori di un villaggio delle Alpi erano di eguale bassa statura e che di mille cubiti al di sopra erano quei valligiani, storditi dall&#8217;apparizione delle folgoranti e possenti aquile romane, disturbati nel loro lavoro che, essendo compiuto con semplicit\u00e0 di spirito e con profondit\u00e0 di fede, era nella storia dell&#8217;universo pi\u00f9 alto e pi\u00f9 fecondo di quello che s&#8217;illudevano di compiere i loro dominatori.<\/p>\n<p>Un rozzo spirito domina nel mondo e quindi nelle scuole, dove vengono presentati modelli di discutibile grandezza: la storia della civilt\u00e0 forse avr\u00e0 inizio quando tutti impareranno a rispettare i poponi; quando tutti sentiranno che la distruzione dei poponi e lo scoperchiamento dei tetti delle umili case non trovano giustificazione alcuna nell&#8217;Accresciuto respiro delle grandi foreste o nella fecondazione di angoli pi\u00f9 vasti dell&#8217;universo.\u00bb<\/p>\n<p>Queste riflessioni denotano una mente acuta e un animo profondamente sensibile, turbato davanti al mistero del male nel mondo e non pago della astratta consolazione che, da quel male, scaturir\u00e0 forse un bene di ordine superiore: perch\u00e9 quel bene, se pure vi sar\u00e0, recher\u00e0 vantaggio ad altri esseri e ad altre generazioni, mentre il male che lo ha preceduto e, forse, reso possibile, non potr\u00e0 mai essere tolto e continuer\u00e0 a pesare su coloro che l&#8217;hanno sofferto.<\/p>\n<p>E tuttavia, pur riconoscendo che di un mistero si tratta e che non esiste, in termini umani, n\u00e9 potrebbe esistere, una spiegazione soddisfacente, in grado di rendere giustizia alle vittime innocenti, qualche osservazione pu\u00f2 essere svolta per fare un po&#8217; di maggiore chiarezza nel labirinto sconsolato in cui sembra dibattersi, senza trovare una possibile via d&#8217;uscita, il pensiero espresso dal professor Capitolo e che certamente \u00e8 condiviso da altre anime nobilmente pensose.<\/p>\n<p>Innanzitutto, \u00e8 necessario operare una distinzione fra il male che proviene dalla natura e quello che proviene dalla storia: naturale l&#8217;uno, artificiale l&#8217;altro. Il male che proviene dalla natura &#8211; terremoti, eruzioni vulcaniche, malattie virali &#8211; \u00e8 tale per coloro che lo subiscono, ma non \u00e8 tale in senso assoluto: a meno di cadere nell&#8217;errore antropocentrico, gi\u00e0 denunciato da Lucrezio nel \u00abDe rerum natura\u00bb e ribadito da Leopardi nelle \u00abOperette morali\u00bb, di immaginare, del tutto arbitrariamente, che il mondo sia stato fatto espressamente per noi umani e che l&#8217;universo intero non abbia altro fine che assicurarcene e conservarcene la signoria.<\/p>\n<p>Rifiutare il pregiudizio antropocentrico, peraltro &#8211; lo osserviamo di sfuggita e procediamo oltre -, non significa che ci si debba precipitare a testa bassa nell&#8217;esagerazione opposta, vale a dire quella di affermare l&#8217;assoluta casualit\u00e0 e insignificanza della vita umana: questa sarebbe una conclusione assai maggiore della premessa; la premessa, infatti, \u00e8 soltanto che l&#8217;universo non \u00e8 stato fatto per l&#8217;uomo e che questi non ne \u00e8 il fine, il centro ed il padrone assoluto.<\/p>\n<p>Dunque: il terremoto, se distrugge le case degli uomini, per questi ultimi \u00e8 un male, ma non lo \u00e8 in senso assoluto; e in parecchi casi, nel mondo della natura, ci\u00f2 che \u00e8 male per gli uni \u00e8, invece, un bene per gli altri. La stessa malattia \u00e8 un bene per i virus e i microbi che proliferano nell&#8217;organismo da essi aggredito, e la morte \u00e8 un bene per i funghi e per i micro-organismi decompositori, nonch\u00e9 per l&#8217;insieme dell&#8217;equilibrio ecologico. Che cosa sarebbe del mondo, se non vi fosse la morte? La sovrappopolazione lo avrebbe reso invivibile da moltissimo tempo e avrebbe arrecato ai viventi sofferenze molto pi\u00f9 terribili della morte stessa.<\/p>\n<p>Certo, chi ha perso la casa, o addirittura i propri cari, sotto le rovine causate da un terremoto, soffre e non \u00e8 consolato dal pensiero che quell&#8217;evento non era diretto contro di lui, n\u00e9 dal pensiero che la pretesa degli uomini di essere i signori del creato \u00e8 del tutto ingiustificata; per\u00f2 lo rende meno amaro, in quanto lo inscrive in una fatalit\u00e0 che rientra nell&#8217;ordine universale, ordine al quale ciascuno di noi appartiene e senza il quale nessuno potrebbe vivere, cos\u00ec come le foglie non possono vivere senza l&#8217;albero da cui si sviluppano le gemme, e alle cui radici ritorneranno, quando il soffio dell&#8217;autunno le avr\u00e0 fatte cadere al suolo.<\/p>\n<p>Il male causato dalla storia \u00e8 di tutt&#8217;altra specie: \u00e8 un male umano, il pi\u00f9 delle volte intenzionale, anche se di una volont\u00e0 non sempre facilmente individuabile; cos\u00ec come \u00e8 difficile individuare il vero responsabile della morte di un vecchietto che attraversa la strada con passi tremanti e viene travolto e ucciso da un&#8217;automobile lanciata nella sua corsa. \u00c8 responsabile colui che era al volante e che, forse, guidava in maniera imprudente, o addirittura in stato di ebbrezza o sotto l&#8217;effetto di sostanze stupefacenti? Oppure lo \u00e8 la vecchiaia della vittima, che ha reso meno pronti i suoi riflessi e pi\u00f9 lente le sue reazioni? Oppure, ancora, lo sono le caratteristiche del tracciato stradale, tali da rendere poco visibile, per i pedoni che devono attraversare, l&#8217;approssimarsi delle automobili? O semplicemente l&#8217;eccesso di traffico automobilistico? E, in ultima analisi, i ritmi della vita moderna e il cosiddetto progresso, a cominciare dal suo mito fondante, la velocit\u00e0?<\/p>\n<p>Nel caso di un assassinio, o di una guerra, o di una persecuzione politica, religiosa, etnica, le cose sono solo in apparenza pi\u00f9 chiare, anche se \u00e8 fortissima la tentazione di semplificare tutto addossando l&#8217;intera responsabilit\u00e0 a dei singoli individui. In realt\u00e0, anche in tali casi vi \u00e8 sempre un concorso di molteplici fattori scatenanti ed \u00e8 arbitrario isolare uno di essi per dichiararlo il solo ed unico &quot;colpevole&quot; d&#8217;ogni cosa. Questo non significa attenuare le responsabilit\u00e0 individuali; significa allargare il quadro, nella consapevolezza che nessun evento umano nasce dal nulla e scompare nel nulla, ma ciascun evento esercita una serie di azioni e reazioni a catena, che si ripercuotono nello spazio e nel tempo, allargandosi come i cerchi sulla superficie dell&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Rimane comune la domanda: perch\u00e9? Perch\u00e9 esiste il male e perch\u00e9 a pagarne il prezzo sono, cos\u00ec spesso, i piccoli e gli innocenti? Crediamo che l&#8217;unica risposta onesta sia che tale \u00e8 la conseguenza del bene inestimabile della libert\u00e0 umana. Se l&#8217;uomo non fosse libero, non sarebbe responsabile dei propri errori e, forse, ne commetterebbe anche di meno, o non ne commetterebbe affatto. Una Provvidenza meccanica, sistematica, capillare, volgerebbe ogni cosa verso il bene ed eliminerebbe ogni inutile sofferenza dal mondo. Ma sarebbe bello, vivere in un mondo del genere?<\/p>\n<p>Da qualunque lato si consideri la cosa, rimane sempre valida l&#8217;ipotesi di Leibniz, che noi viviamo nel \u00abmigliore dei mondi possibili\u00bb, tanto scioccamente sbeffeggiata da Voltaire e proprio con l&#8217;argomento della &quot;crudelt\u00e0&quot; del terremoto (in quel caso, del disastroso terremoto di Lisbona del 1755); non nel migliore in assoluto, non in un mondo perfetto. Il mondo \u00e8 imperfetto, perch\u00e9 la libert\u00e0 umana presuppone la possibilit\u00e0 continua dell&#8217;errore, della colpa, del male. E l&#8217;uomo non \u00e8 un angelo, non \u00e8 un &quot;buon selvaggio&quot; che la civilt\u00e0 ha corrotto e incattivito, come volevano gli illuministi: \u00e8 un miscuglio di bene e di male, che, con le sue sole forze, tanto spesso fa il male anche quando avrebbe voluto fare il bene &#8211; il tragico paradosso messo a nudo tanto efficacemente da sant&#8217;Agostino, contro l&#8217;eresia pelagiana che voleva l&#8217;uomo buono in se stesso e capace di fare il bene e di raggiungere la salvezza sostanzialmente con le sue sole forze.<\/p>\n<p>Il senso della religione e la necessit\u00e0 della redenzione scaturiscono da qui, da questo circolo vizioso che l&#8217;uomo, da solo, sembra impossibilitato a oltrepassare. Se egli non fosse libero, forse non commetterebbe pi\u00f9 il male, perch\u00e9 vedrebbe solo il bene; ma, per poter essere libero, egli deve vedere sia il male che il bene; e, di fatto, egli sceglie sovente il male, sia quando lo preferisce francamente al bene, sia quando, suprema ironia, si sforza di perseguire il bene, o almeno un determinato bene parziale, ma, pur senza averlo voluto, o almeno senza averlo preventivato, finisce per fare il contrario di ci\u00f2 che avrebbe voluto fare.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non pu\u00f2 redimersi dal male da se stesso; tanto meno potrebbe redimere il male che intenzionalmente colpisce i suoi simili e anche gli altri esseri viventi: dalla cavia torturata in un laboratorio in nome del Progresso, al passerotto il cui nido viene distrutto in nome del medesimo Progresso. Ogni volta che l&#8217;uomo, intenzionalmente o no, fa il male, tende a giustificarsi adducendo la ragione superiore di un ordine pi\u00f9 perfetto, rappresentato dal Progresso. Per redimere il male, bisogna che a prenderlo su di s\u00e9 non sia un semplice uomo, ma un Dio che ha voluto farsi uomo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 giusto che il vento, per vivificare le grandi foreste, spazzi via migliaia di umili poponi o che scoperchi il tetto delle case di tanta povera<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-25210","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25210","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25210"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25210\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25210"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25210"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25210"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}