{"id":25209,"date":"2008-03-02T09:00:00","date_gmt":"2008-03-02T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/02\/il-mistero-numinoso-della-camera-sambo-nella-foresta-proibita-di-mircea-eliade\/"},"modified":"2008-03-02T09:00:00","modified_gmt":"2008-03-02T09:00:00","slug":"il-mistero-numinoso-della-camera-sambo-nella-foresta-proibita-di-mircea-eliade","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/02\/il-mistero-numinoso-della-camera-sambo-nella-foresta-proibita-di-mircea-eliade\/","title":{"rendered":"Il mistero numinoso della camera \u00abSambo\u00bb nella foresta proibita di Mircea Eliade"},"content":{"rendered":"<p><em>&quot;Lei ha letto la<\/em> For\u00eat interdite<em>? In questo romanzo, St\u00e9phane si ricorda una camera misteriosa di quando era bambino, la camera &#8216;Sambo&#8217;. Si chiede cosa volesse dire&#8230; Era la nostalgia di uno spazio che aveva conosciuto, un spazio che non apparteneva a nessun&#8217;altra camera. Evocando la camera &#8216;Sambo&#8217;, pensavo, evidentemente, alla mia esperienza personale: all&#8217;esperienza personale di penetrare in uno spazio completamente diverso.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec diceva Mircea Eliade, il grande storico del mito e delle religioni, in una intervista a C. H. Roquet, e pubblicata dalla Casa Editrice Jaca Book di Milano, nel 1980, nel volume <em>La prova del labirinto<\/em>, a p. 15.<\/p>\n<p>La camera &#8216;Sambo&#8217;, pertanto, \u00e8 l&#8217;esperienza (infantile, in questo caso: ma ci\u00f2 non \u00e8 casuale) della ierofania: la rivelazione del sacro, o meglio, la sua irruzione nella vita di tutti i giorni. Una esperienza unica, sconvolgente: quasi una sorta di distorsione spazio temporale; quasi l&#8217;ingresso inaspettato in un &quot;universo parallelo&quot;, ove tutto \u00e8 come prima e tutto \u00e8 radicalmente diverso da prima.<\/p>\n<p>Del Mircea Eliade narratore ci eravamo gi\u00e0 occupati a proposito del suo notevole romanzo giovanile, ispirato al folklore romeno e, in particolare, alla credenza nel vampirismo, <em>La signorina Christina<\/em> (cfr. Francesco Lamendola, <em>I bambini vedono cose che noi non vediamo<\/em>, consultabile sia sul sito di Edicolaweb che su quello di Arianna Editrice). In particolare, avevamo soffermato la nostra attenzione su un episodio fortemente drammatico e originale: il potere seduttivo e demoniaco esercitato da una ragazzina, letteralmente posseduta dalle forze del male, su un giovanotto che \u00e8 al centro della storia, in quanto fidanzato della sorella maggiore di lei.<\/p>\n<p>Ora vogliamo dire qualcosa di un altro romanzo ambientato nella sua terra natia, forse il pi\u00f9 riuscito, certo il pi\u00f9 imponente del Mircea Eliade narratore (quasi 600 pagine fitte, nella traduzione italiana), nel quale sono compendiati un po&#8217; tutti i temi cari a questo geniale studioso e romanziere; proprio come ne <em>Il Maestro e Margherita<\/em> sono compendiati tutti i temi cari alla complessa personalit\u00e0 di Michail Bulgakov; o, in <em>Moby Dick<\/em>, i maggiori temi che stanno al centro del mondo poetico e morale di Herman Melville.<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile farne un riassunto, tale \u00e8 la complessit\u00e0 di contenuti e la originalit\u00e0 di scrittura di questo ampio romanzo, che traccia un affresco di largo respiro sulla storia della societ\u00e0 romena fra il 1936 e il 1948. Sono, in fondo, solamente dodici anni: ma quali anni! Quali sconvolgenti trasformazioni la Romania ha subito (e, con essa, l&#8217;Europa intera ed il mondo)! Le lotte feroci tra la Guardia di Ferro, il governo monarchico e quello militare di Antonescu; l&#8217;alleanza obbligata con la Germania di Hitler, la guerra, la sconfitta; il brusco cambiamento di fronte, deciso con l&#8217;Armata Rossa ormai alle porte; la sottomissione all&#8217;Unione Sovietica di Stalin; la &quot;normalizzazione&quot; della nuova Repubblica Popolare di matrice comunista&#8230;<\/p>\n<p>E, volendo, quanti intriganti parallelismi si potrebbero individuare con la storia d&#8217;Italia, nel medesimo torno di tempo: tra la proclamazione dell&#8217;Impero d&#8217;Etiopia, in spregio alle &quot;inique sanzioni&quot; della Societ\u00e0 delle Nazioni, fino alla guerra, alla sconfitta, alla guerra civile, alla nascita della Repubblica, all&#8217;ingresso nel Patto Atlantico&#8230;<\/p>\n<p>Una storia speculare a quella della Romania di Mircea Eliade, fatte salve le debite proporzioni: perch\u00e9 l&#8217;Italia di Mussolini, nel 1936, era riconosciuta, a livello internazionale, come una grande potenza, mentre la Romania di re Carol II era pur sempre una piccola potenza (per quanto &quot;gonfiata&quot; dai nuovi confini stabiliti dai trattati di St. Germain e del Trianon); e perfino il revanscismo dell&#8217;ancora pi\u00f9 piccola Ungheria costituiva, per essa, una minaccia tutt&#8217;altro che trascurabile&#8230;<\/p>\n<p>Ne <em>La foresta proibita<\/em> Eliade tratta, da un punto di vista romanzesco, i medesimi temi che gli sono cari come saggista e storico delle religioni, con particolare riferimento &#8211; come si \u00e8 detto &#8211; alla ricerca della ierofania; e, in seconda battuta, al pirandelliano contrasto fra persona e personaggio: l&#8217;uno caratterizzato dall&#8217;esistenza, ma privo di essenza (perch\u00e9 contraddistinto da un <em>io<\/em> frantumato e dissociato); l&#8217;altro, forte della propria essenza, ossia della propria unit\u00e0 coscienziale, ma privo dell&#8217;esistenza e perci\u00f2 incompleto, sofferente, in un senso eguale e contrario a quanto lo \u00e8 la persona.<\/p>\n<p>Il primo tema \u00e8 presente nella doppia vita del protagonista, Stefan Viziru, innamorato di due donne, la moglie Ioana e la dolce, enigmatica Ileana; ma non si tratta per niente del solito, banale triangolo sentimentale. Ileana, per lui, rappresenta, in un certo senso, l&#8217;agognata porta dall&#8217;accesso alla dimensione <em>altra<\/em>, alla rivelazione del sacro nel bel mezzo della realt\u00e0 profana.<\/p>\n<p>La incontra, infatti, nei pressi di una foresta, la sera che precede la notte di san Giovanni: notte magica per eccellenza; notte in cui tutto \u00e8 possibile: il corrispettivo romeno della tedesca notte di Valpurga (cfr. il nostro articolo <em>\u00abL&#8217;ospite di Dracula\u00bb, racconto gotico poco noto di Bram Stoker<\/em> (sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Nel gi\u00e0 citato libro-intervista <em>La prova del labirinto<\/em>, lo stesso Mircea Eliade rievoca l&#8217;idea fondamentale che gli ha ispirato l&#8217;incontro fra Stefan e Ileana, all&#8217;inizio del romanzo, con queste parole:<\/p>\n<p><em>&quot;&#8230;la prima immagine fu il personaggio principale. Passeggiava in una foresta nei pressi di Bucarest, un&#8217;ora prima della mezzanotte del giorno di San Giovanni. In quella foresta incrocia una macchina, poi una ragazza senza macchina. Quello era per me un enigma&#8230; Un po&#8217; alla volta sono venuto a sapere ci era la ragazza e tutta la sua storia. Ma tutto era cominciato da una sorta di visione. L&#8217;ho visto come quando si sogna&#8230;Non potevo far altro che pensarci e cercar di vedere il seguito&#8230; Altre immagini hanno fatto la loro apparizione. La ragazza. La storia che il giovanotto portava dentro di s\u00e9, che non conoscevo e che mi affascinava&#8230; Dodici anni: dal 1936 al 1948. Volevo situare in questo tempo storico un uomo comune &#8211; un impiegato statale, sposato, padre di un bambino &#8211; che \u00e8 per\u00f2 perseguitato da una strana nostalgia: poter amare due donne contemporaneamente, avere una camera segreta&#8230; Volevo conciliare un certo &#8216;realismo&#8217; storico e, in un personaggio che non fu n\u00e9 un filosofo, n\u00e9 un poeta e nemmeno un uomo religioso, questa aspirazione a un modo di essere fuori dal comune&#8230; In questo romanzo, che rispetta tutte le regole del romanzo &#8216;romanzesco&#8217;, quello del XIX secolo, insomma, ho voluto camuffare un certo significato simbolico della condizione umana.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Il tema della maschera e quello del conflitto fra persona e personaggio &#8211; che poi, come si sar\u00e0 facilmente intuito, \u00e8 strettamente intrecciato al primo &#8211; compare in vari episodi del romanzo; ma raggiunge vertici di autentica intensit\u00e0 drammatica, come nel migliore Unamuno e nel miglior Pirandello (per non dire di Borg\u00e9s&#8230;), nell&#8217;episodio in cui Spiridon Vadastra &#8211; uno strano giovanotto che ha perso un occhio, da studente, in un incidente, e che riceve le sue numerose amanti in una camera d&#8217;albergo contigua a quella in cui Stefan ha cercato di ricreare la sua camera &#8216;Sambo&#8217; -, decide di indossare l&#8217;uniforme di un ufficiale dell&#8217;esercito, un certo Baleanu, suo vicino di stanza nell&#8217;appartamento in cui abita, attratto irresistibilmente dalla possibilit\u00e0 di non essere pi\u00f9 se stesso: di essere, per un&#8217;ora, un altro&#8230;<\/p>\n<p>A suo modo, anche il rozzo ma ambizioso Vadastra \u00e8 perseguitato da una ossessione, come lo \u00e8 il mite e idealista Viziru: quella di aprirsi un varco, attraverso la vita di un altro essere umano (Ileana per Stefan, Baleanu per Vadastra), verso un&#8217;altra dimensione dell&#8217;essere. Non, semplicemente (vorremmo quasi dire: banalmente), l&#8217;ossessione di vivere la vita di un altro, come il protagonista de <em>Il fu Mattia Pascal<\/em>; bens\u00ec quella di vivere <em>un&#8217;altra vita<\/em>, di avere accesso a <em>un&#8217;altra dimensione<\/em>, pur restando se stesso&#8230;<\/p>\n<p>Riportiamo una pagina de <em>La foresta proibita,<\/em> nella traduzione dal francese di Simonetta Falcioni (Milano, Jaca Book, 1986, pp. 94-97; titolo originale: <em>For\u00eat interdite<\/em>, Paris, Gallimard, 1955, quando l&#8217;autore aveva quarantotto anni ed era gi\u00e0 assai noto come studioso del sacro, ma non era ancora passato negli Stati Uniti d&#8217;America, per insegnare Storia delle religioni presso l&#8217;Universit\u00e0 di Chicago).<\/p>\n<p><em>&quot;Verso sera la curiosit\u00e0 lo sopraffece di nuovo e fece ritorno a casa, deciso a perquisire di nuovo tutta la stanza. Aveva comperato durante io tragitto un biglietto per il cinema, e lo diede all&#8217;attendente, dicendo che aspettava una visita e che sarebbe stato meglio che non facesse ritorno a casa prima di mezzanotte, dopodich\u00e9 non avrebbe pi\u00f9 dovuto uscire dalla cucina. Rimasto solo, Spiridon entr\u00f2 nella stanza del luogotenente e riprese la sua indagine. Il ricordo del profumo femminile era scomparso. Le finestre erano state aperte a lungo. Tuttavia Spiridon non aveva perso la speranza. Apr\u00ec l&#8217;armadio, ma non trov\u00f2 nulla che attirasse in nodo particolare la sua attenzione. Ricominci\u00f2 la perquisizione delle tasche delle giacche militari e dei pantaloni. Ma, mentre frugava, si ritrov\u00f2 d&#8217;un tratto emozionato, quasi tremante di piacere, e si interruppe, esitando un istante davanti allo specchio. La tentazione di vestirsi da ufficiale e di uscire a passeggio per strada era troppo forte&#8230; Decidendosi di colpo, trasse fuori l&#8217;uniforme del luogotenente, spense la luce e, bench\u00e9 sapesse che l&#8217;attendente se n&#8217;era andato, pass\u00f2 di soppiatto furtivamente nella propria stanza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questa volta non mise solo la giacca, ma per prima cosa indoss\u00f2 i pantaloni, la qual cosa gli diede alquanto da fare, poich\u00e9, anche se Baleanu non era molto pi\u00f9 alto di lui, era molto pi\u00f9 ben fatto di lui, e Spiridon fu costretto a fissarsi le bretelle pi\u00f9 stretto che pot\u00e9 e a cingersi pi\u00f9 forte che pot\u00e9 con la cintura. Infine, risistematosi il monocolo e calcatosi il chep\u00ec, si guard\u00f2 nello specchio. Riprese fiato per un po&#8217;, sospirando a lungo, senza il coraggio di gettar l&#8217;occhio su quell&#8217;immagine restaurata nella quale si ritrovava come si era sognato nei sogni dell&#8217;infanzia :imponente, marziale, seducente. Corrug\u00f2 le sopracciglia, tese la testa pi\u00f9 in alto, ma la gir\u00f2 lentamente, finch\u00e9 il monocolo scomparve quasi completamente, e con la coda dell&#8217;occhio, si segu\u00ec nello specchio, , crogiolandosi alla luce della lampada. Poi, bruscamente, si tolse il chep\u00ec, si allontan\u00f2 alcuni passi, e scoppi\u00f2 in una risata breve, secca, fibrosa. Rideva per riuscire a dominare l&#8217;emozione. Non sapendo che fare, si gett\u00f2 sulla poltrona, si ammir\u00f2 i pantaloni militari, distendendosi il pi\u00f9 possibile, e guardandosi da capo a piedi il corpo. Ma senza accorgersene, l&#8217;emozione lo sopraffece nuovamente, e allora balz\u00f2 in piedi, si mise rapidamente il chep\u00ec, si avvicin\u00f2 allo specchio, e tutto serio congiunse le dita della mano destra, aspett\u00f2 indeciso per qualche istante, esitante in posizione d&#8217;attenti, e, alla fine, si fece il saluto. Quel gesto lo liber\u00f2 quasi da un peso che gli aveva reso difficoltoso il respiro fino a quel momento. Il volto gli si illumin\u00f2, e ripet\u00e9 meccanicamente il saluto, perfezionando la posizione di attenti, ora molto vicino allo specchio, ora al centro della stanza. Poi, senza rendersene conto, si trov\u00f2 a fare qualche passo a sinistra, qualche passo a destra, a girarsi sul posto, ogni movimento pi\u00f9 difficile seguito poi da una presentazione solenne davanti allo specchio e da un saluto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una mezz&#8217;ora pi\u00f9 tardi, Vadastra camminava per la stanza, con un&#8217;andatura normale, distratto, ma ogni volta che passava davanti allo specchio salutava. Talvolta il suo saluto era rispettoso e corretto, a volte amichevole, a volte indifferente o addirittura stanco, come fosse un&#8217;occupazione ingrata. Immaginava di incontrare per la strada superiori, compagni, inferiori. Non gli era venuto in mente per un solo istante che la sua uniforme, larga e con le spalle cadenti, potesse attrarre l&#8217;attenzione, e che il monocolo nero potesse destare dei sospetti. Da quando aveva abbozzato per la prima volta il saluto davanti allo specchio, la sua decisione era presa: sarebbe sceso a passeggiare vestito da ufficiale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Appena si vide in ascensore cominci\u00f2 a provare paura. Erano appena le undici e uno dei vicini avrebbe potuto riconoscerlo. Si tolse bruscamente il monocolo e attravers\u00f2 in fretta l&#8217;atrio di ingresso a testa bassa, preoccupato. Una volta giunto in strada, si diresse a grandi passi verso la zona meno illuminata del marciapiede, esit\u00f2 per un po&#8217; sulla direzione da prendere, poi si volse deciso verso la stazione dei taxi. Solo quando si trov\u00f2 a qualche passo dalle auto della stazione riacquist\u00f2 l&#8217;aria marziale e guard\u00f2 con calma intorno a s\u00e9. L&#8217;autista sonnecchiava, e ridestandosi alla voce di Spiridon, volse di scatto la testa e disse: \u00abSalute, signor capitano!\u00bb. Spiridon port\u00f2 meccanicamente la mano al chep\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abVerso la Sosea, ragazzo! E non occorre che tu vada veloce, c&#8217;\u00e8 tempo!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La notte era chiara e non eccessivamente calda Lungo il Boulevard Lascar Catargiu, nei pressi del monumento a Bratianu, la folla non era ancora scemata. Vadastra guardava ora a destra, orsa a sinistra, calmo, con una inimmaginabile felicit\u00e0 che gli ardeva nell&#8217;animo. Vicino a un chiosco di giornali fece segno al conducente di fermarsi. Scese agilmente e portando di sfuggita la mano al chep\u00ec chiese un pacchetto di sigarette Regie. Gli parve che la donna lo guardasse con un certo sospetto, ma non si intimid\u00ec, pag\u00f2, salut\u00f2 nuovamente e fece ritorno verso l&#8217;auto, fischiettando.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abRagazzo, verso la Sosea!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Accese una sigaretta soprattutto per avere qualcosa da fare, e si sdrai\u00f2 pi\u00f9 comodamente sul fondo dell&#8217;automobile. Arrivato alla Sosea, pag\u00f2 l&#8217;autista, salut\u00f2 e si mise a passeggiare per i viali, sicuro di s\u00e9. Non incontrava quasi nessuno, ma quando scorgeva di lontano qualche coppia, e l&#8217;uomo era in borghese, rallentava il passo e guardava in modo provocatorio, sorridendo. Un&#8217;unica volta trasal\u00ec, quando ud\u00ec davanti a s\u00e9, nella semi-oscurit\u00e0, rumore di speroni. Prepar\u00f2 il palmo della mano per il saluto, ma si trattava solo di un vigile urbano, che non lo vide, e pass\u00f2 oltre.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Verso la mezzanotte si decise a ritornare. Si rese conto solo allora di aver camminato parecchio, perch\u00e9 impieg\u00f2 venti minuti fino a Piazza Victoriei. Qui le luci lo intimidirono. C&#8217;erano ancora diversi gruppi di persone che aspettavano i tram e alcuni ubriachi cantavano, dirigendosi verso Filantropia. Spiridon aspett\u00f2 per un po&#8217; per vedere se non ci fossero ufficiali nelle vicinanze. Poi si diresse frettolosamente verso la stazione dei taxi, che si trovava dall&#8217;altra parte della piazza. Mentre per\u00f2 attraversava la via, da un tram scese un maggiore, e Spiridon si trov\u00f2 all&#8217;improvviso di fronte a lui. Sent\u00ec un sudore freddo passargli per tutto il corpo, ma salut\u00f2 con tanta prontezza che il maggiore rimase sorpreso, e gir\u00f2 la testa per guardarlo. In quell&#8217;istante anche Spiridon volse la testa. Non sapendo che fare, lo salut\u00f2 ancora, curvando esausto le spalle, poi affrett\u00f2 il passo. Ma gli parve che qualcuno lo seguisse, e allora, avendo paura di mettersi a fuggire nel mezzo della piazza, cambi\u00f2 direzione, e, con lo stesso ardore, ritorn\u00f2 verso la Sosea, dirigendosi verso la zona oscura dalla quale proveniva. Ma i passi lo seguivano, Quando giunse sotto gli alberi, Spiridon si ferm\u00f2 un attimo, guard\u00f2 l&#8217;orologio e, come se proprio in quel momento si fosse reso conto che si trovava in ritardo per un importante appuntamento, prese a correre. Nella fuga si tolse il monocolo, stringendolo nervosamente nel pugno, pass\u00f2 attraverso parecchi viali e si ferm\u00f2 solo quando gli parve di avere davanti a s\u00e9 una coppia che si dirigeva verso di lui. I passi non si udivano pi\u00f9. Procedeva ora leggermente stanco, sudato, sforzandosi di dominare la respirazione, tenendo la bocca chiusa e respirando solo dalle narici. Ritorn\u00f2 per via Jianu, e sal\u00ec sul primo taxi che incontr\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma appena si vide al sicuro, la paura gli pass\u00f2 e cominci\u00f2 a ridere. Che avrebbe potuto farmi? Diceva tra s\u00e9. Come poteva sapere chi sono? Gli fu pi\u00f9 difficile decidersi a rientrare in casa. Rimand\u00f2 indietro il taxi in una via vicina, e cammin\u00f2 sempre lungo i muri, senza monocolo, guardando furtivamente tutte le ombre. La facciata della loro casa era bene illuminata da un lampione. Aspett\u00f2 per qualche tempo all&#8217;angolo, che per caso non ci fosse qualcuno che voleva entrare, poi allung\u00f2 il passo e apr\u00ec nervosamente la porta con lo sguardo a terra. Una volta giunto nella sua stanza si mise di nuovo il monocolo e si guard\u00f2 nello specchio con aria trionfante, sorridendo e salutandosi pi\u00f9 volte. Poi, con infinita cura, cominci\u00f2 a togliersi la giacca della divisa, esaminando ciascuna tasca separatamente, se per caso non gli fosse entrato qualcosa senza accorgersene. La spolver\u00f2 ben bene, pieg\u00f2 con attenzione i pantaloni, ripul\u00ec il chep\u00ec e, con una piacevole emozione, sulla punta dei piedi nudi entr\u00f2 nella stanza di Baleanu, socchiudendo appena la porta. Si accinse a rimettere le cose al loro posto, tremando.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La mattina dopo aspett\u00f2 con una certa impazienza il ritorno del luogotenente. Lo sent\u00ec arrivare verso le otto, e dirigersi immediatamente a fare il bagno. Poi Baleanu si coric\u00f2, dando ordine all&#8217;attendente di risvegliarlo alla tre del pomeriggio. Vadastra si rec\u00f2 in citt\u00e0 con il cuore leggero. Si chiedeva ora come fare a sapere da Baleanu, e senza che questi sospettasse alcunch\u00e9, i giorni in cui sarebbe stato in servizio presso il reggimento., per poter preparare per tempo le passeggiate in uniforme militare. Progettava di dare appuntamento ad una delle sue conoscenze casuali: sarte, modiste, apprendiste, e di magiare insieme in una trattoria pi\u00f9 appartata, nella quale sapeva di non correre il rischio di essere riconosciuto n\u00e9 osservato con troppo sospetto.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Una pagina potente, immaginosa, quasi terribile nella lucida ossessione di Vadastra, che ricorda in parte &#8211; ma solo in parte &#8211; certi personaggi dostoevskiani, ad esempio il protagonista dei <em>Ricordi del sottosuolo<\/em>; e anche, prima ancora, certe pagine gogoliane, come quelle che raffigurano il tormentato protagonista de <em>La Prospettiva Nevskij<\/em> (ma anche de <em>Il cappotto<\/em>) ne <em>I racconti di Pietroburgo.<\/em> C&#8217;\u00e8 la grande lezione di Dostojevskij e c&#8217;\u00e8 la grande lezione di Gogol, certamente; ma vi \u00e8 anche dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 il vagabondare di Emilio Brentani nella Trieste notturna e inquietante di <em>Senilit\u00e0<\/em>, quando questi annaspa alla ricerca di Angiolina, per gettarle in faccia il suo impossibile disprezzo; c&#8217;\u00e8 il signor K. de <em>Il processo<\/em>, che brancola da un vicolo all&#8217;altro, da un ufficio all&#8217;altro, da un sottoscala all&#8217;altro, in cerca di un improbabile avvocato che accetti di difendere la sua causa disperata in tribunale; c&#8217;\u00e8 perfino l&#8217;io narrante della <em>Recherche<\/em>, che vagola di notte per i sobborghi di una Parigi immersa nel buio del coprifuoco, sullo sfondo dei lampi delle artiglierie tedesche, e capita infine in un bordello maschile, pieno zeppo di ambigui soldati&#8230;<\/p>\n<p>Questa comunanza di ispirazione con Svevo, Kafka e Proust non esaurisce, per\u00f2, tutta la ricchezza tematica di un romanzo <em>sui generis<\/em> come <em>La foresta proibita.<\/em><\/p>\n<p>Accanto alla dimensione simbolista e decadentista, infatti, vi \u00e8 in esso tutta la dimensione magico-esoterica propria alla filosofia dell&#8217;autore; la sua aspirazione alla rottura della percezione ordinaria, non tanto in vista di uno &quot;sregolamento&quot; coscienziale fine a se steso, come ne <em>Il<\/em> <em>battello ebbro<\/em> di Rimbaud, ma piuttosto di un accesso alla dimensione numinosa, segreta e inafferrabile dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Quella stessa dimensione che i mistici orientali perseguono da millenni, con strumenti ben diversi da quelli del Logos strumentale e calcolante, e che gli sciamani realizzano mediante ben precise <em>tecniche dell&#8217;estasi<\/em> (per parafrasare il titolo di una delle sue opere saggistiche pi\u00f9 famose e significative).<\/p>\n<p>Eliade, infatti &#8211; che \u00e8 vissuto in India, ospite di un sovrano locale, dal 1928 al 1932-, sa bene che il problema della conoscenza non \u00e8 primariamente quello del <em>cosa<\/em>, ma del <em>come<\/em>; e sa che ciascuno di noi, in fondo, conserva nelle pieghe della propria anima la nostalgia della perduta camera &#8216;Sambo&#8217;, della perduta dimensione dell&#8217;<em>altrove&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;Lei ha letto la For\u00eat interdite? 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