{"id":25208,"date":"2012-08-23T10:21:00","date_gmt":"2012-08-23T10:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/08\/23\/foliis-ac-frondibus\/"},"modified":"2012-08-23T10:21:00","modified_gmt":"2012-08-23T10:21:00","slug":"foliis-ac-frondibus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/08\/23\/foliis-ac-frondibus\/","title":{"rendered":"Foliis ac frondibus"},"content":{"rendered":"<p>Il verde privato \u00e8 un aspetto importante del volto delle nostre citt\u00e0; anche se non pu\u00f2 essere goduto dalla cittadinanza, la sua sola vista, per quel tanto che ne traspare da dietro i cancelli e le recinzioni, gi\u00e0 costituisce una festa per gli occhi; la sua ombra rinfresca il cammino, d&#8217;estate, anche sulla strada pubblica; il suo profumo si spande oltre muri e reti metalliche; il canto delizioso e il gorgheggio degli uccelli che vi fanno il nido, i loro voli nell&#8217;aria del mattino e della sera, sono un bene di tutti; e cos\u00ec pure il frinire delle cicale e dei grilli, il volteggiare delle farfalle multicolori, lo sbocciare dei fiori, il volteggiare delle foglie autunnali che formano un meraviglioso tappeto anche sui vicini marciapiedi.<\/p>\n<p>Chiunque pu\u00f2 godere di quei beni immateriali, a cominciare dall&#8217;abitatore dei piccoli e anonimi appartamenti dei palazzoni di periferia; chiunque, ad esempio, con un po&#8217; di fantasia e di senso estetico, pu\u00f2 chinarsi a raccogliere le foglie pi\u00f9 belle e colorate di ippocastano, di platano, di acero, di tiglio, metterle sotto pressa a seccare e infine incorniciarle, ricavandone dei vivacissimi quadretti da appendere, con i quali rallegrare la monotonia delle pareti di casa.<\/p>\n<p>Questi sono i vantaggi per chi non ha la fortuna di possedere un giardino tutto suo, ma abita in una citt\u00e0 che sia ricca di giardini privati, oltre che pubblici: questi ultimi, purtroppo, raramente sono ben tenuti e non per colpa delle amministrazioni comunali, ma della scarsa educazione e ancor pi\u00f9 dello scarso senso civico dei cittadini. Basta percorrere i vialetti del giardino di una scuola pubblica: sotto gli occhi dei professori, i ragazzi gettano ovunque cartacce e rifiuti, sdegnando i pur numerosi cestini disseminati un po&#8217; dappertutto; n\u00e9 i bidelli, a termini di contratto, fanno una piega. E cos\u00ec le testimonianze della scarsa civilt\u00e0 ecologica degli studenti restano spiacevolmente allo scoperto, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana: tutti le vedono, ma nessuno abbassa la schiena per raccoglierne almeno una parte, almeno le bottiglie di plastica o le lattine di aranciata, almeno i sacchetti delle patatine fritte o dei crackers.<\/p>\n<p>I giardini privati, almeno, sono in genere ben tenuti e, anche se il resto della cittadinanza pu\u00f2 solo goderne da lontano, n\u00e9 i bambini dei quartieri-dormitorio possono entrare per giocarvi (senza scomodare alcuna forma di retorica populista, n\u00e9 il Gigante egoista della favola di Oscar Wilde o, peggio, la squadra di calcio dei ragazzi della Via P\u00e1l), tutto sommato, per le ragioni anzidette, li si pu\u00f2 considerare un bene della comunit\u00e0: un bene estetico, psicologico e spirituale, anche se non, ovviamente, un bene giuridico, essendo i loro proprietari liberissimi di farne ci\u00f2 che vogliono, anche di distruggerli per fare posto a garage, posti-macchina o magari piscine.<\/p>\n<p>Purtroppo, da diversi anni \u00e8 dilagata la moda del giardino con il prato &quot;all&#8217;inglese&quot;, che esige un taglio frequente e sistematico dell&#8217;erba, ovviamente con le rumorosissime e super-inquinanti falciatrici elettriche, come se un giardino fosse tanto pi\u00f9 bello, quanto pi\u00f9 ridotto a una specie di fondale verde totalmente asettico, dove la presenza di un solo ciuffo di vegetazione spontanea farebbe gridare allo scandalo e quella, peraltro saltuaria, di un gatto randagio, farebbe addirittura scattare un allarme simile a quello per una minaccia alla sicurezza nazionale.<\/p>\n<p>A parte ogni considerazione di carattere estetico, un tal modo di concepire il verde privato \u00e8 l&#8217;esatto corrispondente della pretesa, anch&#8217;essa ormai largamente diffusa, di eliminare radicalmente ogni genere di virus e batteri dall&#8217;ambiente domestico, affinch\u00e9, come recita la relativa pubblicit\u00e0 televisiva, i bambini siano liberi di giocare a terra o sui tappeti, senza dover rischiare di contrarre chiss\u00e0 quali spaventose malattie; non pensando, per\u00f2, che un ambiente del genere, se pure \u00e8 possibile, fa s\u00ec che l&#8217;organismo umano cresca sempre pi\u00f9 povero di anticorpi e pertanto assai pi\u00f9 esposto alle malattie di quanto non lo sarebbe se vivesse in un ambiente che non assomigli in maniera cos\u00ec impressionante all&#8217;interno di una campana di vetro.<\/p>\n<p>Un ragionamento del tutto analogo va fatto per il giardino. Pur consapevoli degli inconvenienti che ci\u00f2 comporta &#8211; il maggior carico di lavoro per chi lo accudisce, il fastidio delle ortiche, il richiamo per una certa quantit\u00e0 di insetti molesti -, noi siamo fermamente favorevoli a un giardino il pi\u00f9 possibile naturale: con l&#8217;edera che cresce liberamente e che alquanto sfacciatamente si arrampica lungo i muri, con l&#8217;erba alta e gli arbusti che intrecciano i loro rami in un apparente disordine, con le foglie secche che giacciono al suolo finch\u00e9 non si siano decomposte, e ci\u00f2 con grande vantaggio dell&#8217;humus che, altrimenti, finisce per impoverirsi al punto da dover richiedere l&#8217;impiego massiccio di fertilizzanti chimici, dagli effetti collaterali sempre pi\u00f9 dannosi.<\/p>\n<p>A noi, l&#8217;edera selvatica piace quando ha disegnato una tale trama sui balconi delle finestre, da rendere pressoch\u00e9 impossibile l&#8217;apertura delle imposte; quando gli aghi di pino hanno formato uno strato cos\u00ec alto sul terreno, che il piede, camminandoci sopra, vi affonda con tutta la scarpa; quando i grandi petali delle magnolie, cadendo, hanno quasi intasato la vasca della fontana con i cavallucci marini scolpiti, e spandono ovunque un odore cos\u00ec intenso di fiori in decomposizione, da rendere l&#8217;aria pesante di effluvi e fermenti. Anche l&#8217;orto \u00e8 pi\u00f9 bello, se incorniciato da una folta siepe di sempreverdi; e, se richiede un bel po&#8217; di lavoro per essere liberato dalle erbe infestanti, in compenso rimane immune dai cosiddetti fitofarmaci, suoi grandi nemici e avvelenatori.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una pagina, nei \u00abMiserabili\u00bb di Victor Hugo, nella quale il grande scrittore francese si sofferma a descrivere uno di questi giardini inselvatichiti nel cuore della grande citt\u00e0, con tutto il loro fascino arcano e il loro senso di poesia e di mistero &#8211; nel libro primo della quarta parte -, che riportiamo nella traduzione del conte Carlo F. Siecond (Milano, Editrice Lucchi, 1954, pp, 314-15):<\/p>\n<p>\u00abQuel giardino, abbandonato cos\u00ec a se stesso da pi\u00f9 di mezzo secolo, era divenuto straordinario e incantevole. Coloro che passavano di l\u00e0 circa una quarantina d&#8217;anni fa, si fermavano a contemplarlo senza punto sospettare i segreti che nascondeva dietro lo spessore delle fresche e verdi fronde. Pi\u00f9 d&#8217;un pensatore a quell&#8217;epoca ha lasciato penetrare indiscretamente occhio e pensiero dietro le sbarre dell&#8217;antico cancello catenacciaro, torto, tremolante, sostenuto da due pilastri verdi e muscosi, bizzarramente coronato da un frontone d&#8217;arabeschi indecifrabili.<\/p>\n<p>C&#8217;era un sedile di pietra in un angolo, una o due statue coperte di muffa, alcuni pergolati schiodati dal tempo che marcivano sul muro; del resto non c&#8217;erano pi\u00f9 viali n\u00e9 zolle erbose, ma gramigna ovunque. Mancata l&#8217;arte del giardiniere era tornata la natura. Le cattive erbe vi abbondavano, avventura ammirevole per un povero angolo di terra. La festa delle viole vi era splendida. Nulla in quel giardino si opponeva allo sforzo sacro delle cose verso la vita; lo sviluppo venerabile ivi era in casa sua.<\/p>\n<p>Gli alberi s&#8217;erano chinati verso rovi, i rovi si erano innalzati verso gli alberi, la pianta s&#8217;era arrampicata, il ramo s&#8217;era piegato, quello che striscia sulla terra era andato a visitare quello che si schiude nell&#8217;aria, quello che ondeggia al vento s&#8217;era chinato verso quello che si trascina nel musco; tronchi, rami, foglie, fibre ciuffi, viticci, sarmenti, spine s&#8217;erano mescolati, intrecciati, sposati, confusi; in uno stretto e profondo abbraccio, la vegetazione aveva celebrato e compiuto in quel piccolo recinto di trecento piedi quadrati, sotto lo sguardo soddisfatto del Creatore, il santo mistero della sua fratellanza umana?<\/p>\n<p>Quel giardino non era pi\u00f9 un giardino, era una colossale macchia; cio\u00e8 qualcosa di impenetrabile come una foresta, popolato come una citt\u00e0, fremente come un nido, cupo come una cattedrale, odorante come un mazzo, solitario come una tomba, vivente come una folla.<\/p>\n<p>In primavera quell&#8217;enorme sterpaglia libera dietro il cancello e fra quelle quattro mura,entrava in amore nel sordo lavorio della germinazione trasaliva al sol levante quasi come una bestia che aspira gli effluvi dell&#8217;amore cosmico e che sente il succo dell&#8217;aprile salire e bollire nelle vene; e scuotendo al vento la prodigiosa capigliatura verde, seminava sulla terra umida, sulle statue corrose, sul poggiuolo crollante del padiglione e sino sul selciato della via deserta, i fiori a stelle, la rugiada in perle, la fecondit\u00e0, la bellezza, la vita, la gioia, i profumi. A mezzogiorno, mille farfalle bianche vi si rifugiavano, ed era uno spettacolo divino veder turbinare l\u00e0 in fiocchi, nell&#8217;ombra, quella neve vivente dell&#8217;estate. L\u00e0, in mezzo alle gaie tenebre della verdura, una folla di voci innocenti parlavano dolcemente all&#8217;anima, e il ronzio completava ci\u00f2 che il cinguettio aveva dimenticato di dire. La sera, un vapore fantastico si sprigionava dal giardino e l&#8217;avvolgeva; un lenzuolo di bruma, una tristezza celeste e calma lo coprivano, l&#8217;odore cos\u00ec inebriante dei caprifogli e dei vilucchi usciva da ogni parte come un veleno squisito e sottile; si sentivano le ultime chiamate dei falcinelli e delle cutrottole che si adagiavano sotto i rami, vi si sentiva quell&#8217;intimit\u00e0 sacra dell&#8217;uccello e dell&#8217;albero, di giorno, le ali rallegravan le foglie, di notte le foglie proteggevano le ali.<\/p>\n<p>D&#8217;inverno la sterpaglia era nera, bagnata, irta, fumante e lasciava veder poco la casa. Invece dei fiori nei rami e della rugiada nei fiori, si scorgevano le lunghe sbavature d&#8217;argento dei lumaconi sul freddo e spesso tappeto di foglie ingiallite; ma, in tutti i modo, sotto tutti gli aspetti, in ogni stagione, primavera, inverno, estate, autunno, quel piccolo recinto destava la malinconia, la contemplazione, la solitudine, la libert\u00e0, l&#8217;assenza dell&#8217;uomo, la presenza di Dio; e pareva che il vecchio cancello arrugginito dicesse. Questo giardino \u00e8 mio.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, il giardino parigino di Jean Valjean in Via Plumet, scenario predestinato agli amori di Marius e Cosette, era stato volutamente trascurato dal nuovo padrone, per suggerire l&#8217;idea che la casa fosse disabitata; ci\u00f2 non toglie che un giardino selvatico possiede un fascino che nessun giardino moderno e razionale, con l&#8217;erba tagliata all&#8217;inglese, avr\u00e0 mai.<\/p>\n<p>Tutto dipende dalla filosofia che presiede alla creazione di un giardino privato di citt\u00e0: se lo si pensa, in omaggio alle teorie funzionaliste, come un prolungamento dello spazio artificiale della casa e della citt\u00e0 stessa, come uno spazio, cio\u00e8, da controllare, dominare, possedere nel senso pi\u00f9 completo del termine, allora \u00e8 logico che lo si voglia organizzare in maniera che la comparsa di una lucertola o, Dio non voglia, di un ramarro, appaia come un vera e propria eresia, anzi come una bestemmia. In tale prospettiva rientra la pratica di pettinare col rastrello la ghiaia dei vialetti, di potare i rami degli alberi in modo da renderne pi\u00f9 leggiadro l&#8217;aspetto, di condurre una lotta senza quartiere, a base di prodotti chimici, contro i parassiti delle piante.<\/p>\n<p>Se, al contrario, lo si immagina come una finestra spalancata, entro i limiti del possibile, sul mondo della natura, allora una certa voluta trascuratezza delle apparenze, la crescita spontanea dell&#8217;erba, la scarsa o nulla raccolta delle foglie morte, saranno pratiche coerenti con l&#8217;obiettivo perseguito: quello di far s\u00ec che sia il padrone di casa, psicologicamente, ad immedesimarsi nei ritmi e nelle figure del mondo naturale e non quest&#8217;ultimo ad essere forzato, affinch\u00e9 assomigli sempre di pi\u00f9 al paesaggio artificiale delle costruzioni umane.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, in base a tale scelta di fondo, si avr\u00e0 un giardino vuoto e silenzioso, oppure un giardino festosamente risuonante di voci e brulicante di vita. Chi ama il controllo e la manipolazione degli enti non apprezza ci\u00f2 che al controllo tende a sfuggire e poco si presta alla manipolazione; per amare un giardino il pi\u00f9 possibile &quot;naturale&quot; \u00e8 necessario abbandonare la presunzione dell&#8217;ego e il suo narcisismo, che vorrebbe vedere ovunque, anche nella realt\u00e0 esterna, uno specchio o un riflesso di se stesso.<\/p>\n<p>Ad esempio un provetto ornitologo, o anche un semplice appassionato di uccelli, in un giardino selvatico avr\u00e0 mille occasioni per familiarizzarsi con le varie specie alate, per imparare a distinguere e riconoscere i loro versi, per apprendere qualcosa circa le loro abitudini. Ma oltre alla dimensione naturalistica, un giardino non troppo curato e leccato offre anche uno spazio tranquillo per la contemplazione disinteressata del bello, per la riflessione filosofica, per la meditazione spirituale: tutte cose che si possono fare, si capisce, in qualsiasi altro luogo, ma che sono agevolate dalla quiete, dal verde delle piante, dal cinguettio degli uccelli.<\/p>\n<p>Del resto, il giardino che si possiede riflette lo stato dell&#8217;anima del suo proprietario. Un&#8217;anima equilibrata, saggia, distaccata e compassionevole non sente l&#8217;impulso incontenibile al dominio sulle cose, dunque \u00e8 disposta a concedere ampi margini di autonomia alla crescita spontanea dei vegetali e si mostra tollerante con l&#8217;eventuale intrusione di piccoli ospiti inattesi, senza sentirsi sminuita o minacciata nel proprio bisogno compulsivo di sicurezza.<\/p>\n<p>Un&#8217;anima equilibrata e pacificata ama il giardino spontaneo e si riflette in esso, serenamente e naturalmente: molte cose dicono di noi i nostri gusti estetici, anche riguardo a un semplice giardino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il verde privato \u00e8 un aspetto importante del volto delle nostre citt\u00e0; anche se non pu\u00f2 essere goduto dalla cittadinanza, la sua sola vista, per quel<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25208","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25208"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25208\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}