{"id":25189,"date":"2012-05-01T09:31:00","date_gmt":"2012-05-01T09:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/01\/quando-sono-finiti-gli-anni-dellingenuita\/"},"modified":"2012-05-01T09:31:00","modified_gmt":"2012-05-01T09:31:00","slug":"quando-sono-finiti-gli-anni-dellingenuita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/01\/quando-sono-finiti-gli-anni-dellingenuita\/","title":{"rendered":"Quando sono finiti gli anni dell&#8217;ingenuit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Gli anni passati sembrano sempre gli anni dell&#8217;ingenuit\u00e0, se non altro perch\u00e9 sono gli anni della giovinezza o addirittura quelli dell&#8217;infanzia; ed \u00e8 proprio dei bambini e dei ragazzi, o almeno lo era, essere ingenui.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a una persona anziana possono sembrare ingenui, visti dal presente, gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale; a una persona adulta, gli anni che la seguirono; e poi&#8230; e poi, \u00e8 difficile dire, perch\u00e9, dopo gli anni del &quot;boom economico&quot; e quelli dei primi cantanti beat, o almeno dei primi giunti in Italia, si direbbe che l&#8217;ingenuit\u00e0 si sia perduta per strada.<\/p>\n<p>Ci spieghiamo meglio: i bambini di oggi non sembrano ingenui, cos\u00ec come non lo sembrano i ragazzi delle medie o del liceo; e nemmeno i loro padri devono esserlo stati, se non hanno vissuto in prima persona gli anni Cinquanta e i primissimi anni Sessanta del secolo scorso. Questa, almeno, \u00e8 l&#8217;impressione che si ha, guardando indietro dalla soglia del presente: di quel presente che noi chiamiamo &quot;oggi&quot;, ma che un tempo sar\u00e0 divenuto &quot;ieri&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile, insomma, separare l&#8217;elemento soggettivo, personale, autobiografico, in una riflessione di costume sulla scomparsa dell&#8217;ingenuit\u00e0, da quello collettivo; \u00e8 difficile, soprattutto, individuare il momento preciso in cui essa si \u00e8 consumata; per\u00f2 il fatto \u00e8 quello: a un certo punto, l&#8217;ingenuit\u00e0 \u00e8 divenuta una moneta fuori corso, e ha cessato di circolare.<\/p>\n<p>Non intendiamo anticipare, sul fatto in se stesso, un giudizio di valore; il giudizio di valore, semmai, deve aver luogo a conclusione di un ragionamento, di una riflessione; ci limitiamo a dire, per intanto, che quella dell&#8217;ingenuit\u00e0 non \u00e8 una categoria negativa, cos\u00ec come non \u00e8 una categoria positiva: \u00e8 una categoria sociologica e morale, puramente e semplicemente. La persona ingenua, la societ\u00e0 ingenua credono fermamente in cose che, forse, non esistono; cose belle o cose brutte, comunque ci credono: pertanto l&#8217;ingenuit\u00e0 implica un atteggiamento di fede nei confronti del mondo, e, dato che tali cose forse non esistono, e dato che forse si sa che non esistono, implica anche un atteggiamento di incanto, di abbandono, un lasciarsi andare.<\/p>\n<p>Ecco: la persona ingenua sa lasciarsi andare; si lascia andare ai propri sogni. Possono essere sogni belli o brutti, sogni di gloria o sogni di denaro, sogni d&#8217;amore o sogni di potere: comunque sono sogni che essa vive ad occhi aperti, cio\u00e8 con troppa consapevolezza per crederci del tutto e con troppo poco cinismo per non crederci affatto; insomma ci crede, e quel suo credere d\u00e0 alla sua vita un tono particolare, un tono inconfondibile, perch\u00e9 in essa la linea di confine tra il possibile e l&#8217;impossibile sembra magicamente sospesa.<\/p>\n<p>Ora, a noi sembra chiaro che la societ\u00e0 presente \u00e8 rimasta interamente spogliata dal manto dell&#8217;ingenuit\u00e0: se sia divenuta migliore o peggiore, non sta a noi dirlo in questa sede; ma di certo non \u00e8 una societ\u00e0 ingenua. Eppure, basta guardare un Carosello televisivo dei primi anni Sessanta, o riascoltare una canzone di Dusty Springfield o di Petula Clark, e riflettere sul fatto che queste cantanti hanno venduto milioni di dischi non sono nel loro Paese, ma in tutto il mondo, per rendersi conto che c&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui la societ\u00e0 presentava un alto tasso di ingenuit\u00e0: e quel tempo non \u00e8 cos\u00ec lontano che non lo possano distintamente ricordare coloro che oggi hanno poco pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni e non sono neanche divenuti nonni.<\/p>\n<p>Il problema che qui poniamo, dunque, \u00e8 duplice: quando \u00e8 finita l&#8217;era dell&#8217;ingenuit\u00e0 e quando i bambini hanno incominciato a non essere pi\u00f9 ingenui. Ma le due cose sono evidentemente collegate: in una societ\u00e0 totalmente disincantata, i bambini non possono conservare la propria ingenuit\u00e0. Un bambino che non ha mai creduto a Babbo Natale o alla Befana, non \u00e8 mai stato ingenuo; e un bambino che non \u00e8 mai stato ingenuo diverr\u00e0 precocemente adulto. Allo stesso tempo, un bambino che non ha mai creduto alla Befana o a Babbo Natale \u00e8 il prodotto di una societ\u00e0 che non crede pi\u00f9 nei sogni e che non crede pi\u00f9 nel diritto dell&#8217;infanzia ad essere se stessa.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 avvenuto tutto questo, esattamente, in Italia?<\/p>\n<p>Lo scrittore Carlo Castellaneta ha una risposta: al giro di boa del 1961. Cos\u00ec, nella conclusione del suo romanzo \u00abAnni beati\u00bb (Milano, Rizzoli, 1979), egli ha rievocato l&#8217;atmosfera di una &quot;prima&quot; alla Scala di Milano nel dicembre del 1961, vista come il simbolo della fine di un&#8217;epoca; quella, appunto, degli anni beati del &quot;miracolo economico&quot;:<\/p>\n<p>\u00abPettinature superbe a pagoda, cascate di boccoli ancora caldi di ferro, chiome costruite come castelli e incorniciate dentro colli di pelliccia, caschi platinati e gole lampeggianti di smeraldi e rubini, il foyer gi\u00e0 gremito mezz&#8217;ora prima dello spettacolo, dicono che qualche abbonato abbia venduto il suo biglietto a prezzo di borsa nera, perch\u00e9 lo spettacolo vero \u00e8 questo qui: pochettes d&#8217;oro e d&#8217;argento, corsettine ricamate di perle, stole d&#8217;ermellino, uno sfavillio di collier e di solitari, ancora sangue nel Katanga! gridavano gli strilloni nella piazza, ma stasera non si ha voglia di ascoltarli, la gente preme ai cordoni, contenuta dagli agenti della Celere, per vedere l&#8217;arrivo delle carrozzerie luccicanti fin sotto il portico della Scala, e a ogni toilette che scende scoppia un applauso&#8230; [&#8230;]<\/p>\n<p>In quella serata di gala nessuno avrebbe immaginato che stava per chiudersi, insieme all&#8217;anno che terminava, un periodo intero: quello della grande illusione, della fiducia, della pace coatta. Altri tempi erano gi\u00e0 alle porte, gli anni della congiuntura, poi della disubbidienza e della rivolta, infine della violenza eretta a sistema, del rifiuto del lavoro e della fatica. Sia per coloro che sedevano su quei velluti rossi, sia coloro che erano rimasti fuori del teatro stava per finire un&#8217;epoca di grandi aneliti, di certezze, di illusioni ingenue, di slanci e di fede. Quegli anni, nei quali chi era stato povero aveva potuto illudersi d&#8217;esserlo di meno, e chi era ricco non era mai stato cos\u00ec ricco, quegli anni beati gi\u00e0 volgevano alla fine&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dell&#8217;ambientazione specifica di una certa citt\u00e0 e di una certa classe sociale, questa scena illustra con rara efficacia un momento cruciale di svolta, non solo economica, politica e sociale, ma soprattutto culturale e spirituale, e perfino psicologica, dell&#8217;intera societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>Ora, abbiamo visto come il problema della scomparsa dell&#8217;ingenuit\u00e0, a livello sociale, sia legato all&#8217;altro problema, quello della scomparsa dell&#8217;ingenuit\u00e0 dall&#8217;anima dei bambini. I bambini sono degli indicatori sensibilissimi: come certi alberi dei viali cittadini, la cui malattia ci indica che i livelli di tollerabilit\u00e0 dell&#8217;inquinamento atmosferico sono stati oltrepassati, cos\u00ec la scomparsa dell&#8217;ingenuit\u00e0 nei bambini ci indica che qualcosa di nuovo e di mai visto si sta verificando nelle radici stesse di una data societ\u00e0.<\/p>\n<p>Ingenui erano i giovanotti dei primi anni Sessanta che pestavano sui tamburi di una batteria, sognando di diventare altrettanti Ringo Starr; ingenui erano gli adulti che si entusiasmavano, al cinema, davanti alle imprese poliziesche ed amatore di un giovane Sean Connery, calato nella parte dell&#8217;inappuntabile Agente 007; e ingenui erano i bambini che, la notte di Natale o quella dell&#8217;Epifania, andavano a letto sognando i regali che Babbo Natale o la Befana avrebbero portato loro, non senza un segreto timore di trovare invece, a causa del loro comportamento non sempre encomiabile, un sacchetto pieno di carbone.<\/p>\n<p>Intendiamoci: anche allora, proprio come oggi, esistevano le fabbriche dell&#8217;ingenuit\u00e0, specialmente cinematografica; ma erano anch&#8217;esse, come dire?, ingenue: vendevano un prodotto artificiale, ma lo vendevano con tale ingenuit\u00e0 da smentire le proprie intenzioni. Vogliamo dire che lo spettatore di \u00abVia col vento\u00bb sapeva di assistere ad uno spettacolo abilmente orchestrato per farlo sognare, ma sognava ugualmente davanti alle vicende di Rossella O&#8217;Hara e di Rhett Butler; mentre gli spettatori de \u00abIl tempo delle mele\u00bb sanno di essere davanti a una ruffianata e non se lo scordano mai: sempre con le dovute eccezioni, si capisce, che dipendono da fattori soggettivi.<\/p>\n<p>Oggi non si vede pi\u00f9 un atteggiamento diffuso di ingenuit\u00e0: si passa direttamente da un estremo realismo, confinante magari col cinismo, a un estremo idealismo (quest&#8217;ultimo molto pi\u00f9 raro), confinante col velleitarismo. Oggi si vorrebbe tutto e subito e non si accetta il crollo delle proprie sicurezze, specialmente economiche: anche per questo i suicidi sono in aumento, ma lo sono soprattutto i malati di depressione, pi\u00f9 o meno cronici. Se ne deduce che l&#8217;ingenuit\u00e0 funge, tra le altre cose, da cuscinetto protettivo fra la cruda realt\u00e0 e i nostri sogni pi\u00f9 delicati: ammortizza gli urti e rende pi\u00f9 tollerabili le delusioni.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 accaduto nel frattempo? Chi o che cosa \u00e8 stato l&#8217;agente che ha modificato radicalmente la situazione, facendo sparire l&#8217;ingenuit\u00e0 dal nostro orizzonte spirituale?<\/p>\n<p>Ebbene, se \u00e8 vero che i bambini sono degli indicatori preziosi e se \u00e8 vero che l&#8217;elemento caratterizzante del bambino \u00e8 il gioco, allora noi una risposta ce l&#8217;avremmo: basta osservare la vetrina di un negozio di giocattoli.<\/p>\n<p>Fino ai primi anni Sessanta le vetrine dei negozi di giocattoli esponevano bambole, gioielli finti, costruzioni e soldatini; poi hanno cominciato ad esporre giochi automatici, come le bambole parlanti, e giochi elettrici, come i trenini; da ultimo hanno esposto principalmente giochi elettronici, giochi, cio\u00e8 &#8211; indipendentemente dal giudizio pedagogico o morale che si voglia dare su ciascuno di essi &#8211; nei quali il bambino non gioca pi\u00f9, anche se crede di farlo, ma in realt\u00e0 si limita ad assistere ad un gioco che la macchina gli fa vedere.<\/p>\n<p>Ecco: da quando l&#8217;elettronica ha tolto ai bambini la capacit\u00e0 di giocare veramente, e perci\u00f2 anche quella di sognare, l&#8217;ingenuit\u00e0 \u00e8 scomparsa dalla loro vita; e ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto per caso, ma per un calcolo economico da parte degli adulti: basta pensare a quanto costa un gioco elettronico e a quanto costava uno dei vecchi giochi &quot;manuali&quot;.<\/p>\n<p>Certo, se l&#8217;elettronica, ossia una tecnica inventata dall&#8217;uomo, \u00e8 riuscita a togliere alla societ\u00e0 i suoi sogni, vuol dire che quella societ\u00e0 stava gi\u00e0 disimparando a sognare, per cui \u00e8 bastato un fattore esterno, e sia pure potente ed onnipervasivo, per far sparire quel poco che ancora restava.<\/p>\n<p>Potremmo spingerci ancora pi\u00f9 in l\u00e0 e ipotizzare che la scomparsa dell&#8217;ingenuit\u00e0 era gi\u00e0 implicita nell&#8217;invenzione del giocattolo come merce del mercato: i nostri nonni, per giocare, non avevamo bisogno di andare in un negozio e comprare i giocattoli, perch\u00e9 i giocattoli se li fabbricavano da soli. Da soli si costruivano gli aquiloni; e ci\u00f2 che non potevamo costruire con le mani, lo costruivano con la fantasia. Le nostre nonne non giocavano con le bambole, perch\u00e9, per sentirsi delle principesse, non avevano bisogno di avere in mano una bambola vestita da principessa: bastava che si mettessero in testa un velo della loro mamma, e il gioco &#8211; nel significato esatto del termine &#8211; era fatto.<\/p>\n<p>In pratica, quando un fenomeno sociale comincia a manifestarsi, questo significa che i fattori che lo hanno messo in movimento erano presenti ed operanti da un tempo pi\u00f9 o meno lungo; perci\u00f2 pu\u00f2 darsi benissimo che l&#8217;avvento dei giochi elettronici abbia rappresentato non gi\u00e0 il punto di svolta, ma semplicemente l&#8217;atto finale, visibile anche ai pi\u00f9 ottusi, di un processo che era ormai in corso da alcune generazioni.<\/p>\n<p>Ma la scomparsa dell&#8217;ingenuit\u00e0 deve essere considerata, essa stessa, come un effetto o come una causa della societ\u00e0 che ha perso la propria capacit\u00e0 di sognare? L&#8217;una e l&#8217;altra cosa, senza dubbio: ma pi\u00f9 la prima che la seconda; pi\u00f9 un effetto che una causa. La causa va ricercata pi\u00f9 a monte, nel mondo dei valori: e finch\u00e9 non saremo capaci di fare onestamente i conti con esso, ossia tenendo conto non solo dei guadagni materiali ma anche delle perdite morali, non capiremo mai sino in fondo se quel che ci sta accadendo, ossia la scomparsa dell&#8217;ingenuit\u00e0, sia stato un bene o un male.<\/p>\n<p>Noi che, personalmente, quei conti abbiamo cercato di farli da tempo e con il massimo sforzo di onest\u00e0 intellettuale, riteniamo di poter dare anche, alla fine, un giudizio di merito: ossia che vi \u00e8 stata una perdita di valori, di cui la perdita dell&#8217;ingenuit\u00e0 \u00e8 un segnale altamente negativo.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 non pu\u00f2 vivere senza conservare i propri sogni, pena trasformarsi in un aggregato inerte e tendenzialmente necrofilo, dove le cose materiali diventano sempre pi\u00f9 importanti e quelle dell&#8217;anima, sempre pi\u00f9 superflue. Ma questo stravolgimento di valori impone un prezzo salatissimo da pagare, perch\u00e9 non tiene conto di come \u00e8 fatta la natura umana, che non pu\u00f2 accontentarsi di sicurezze economiche e di piaceri materiali, ma che ha bisogno, un bisogno estremo e vitale, di credere in qualche cosa che la proietti al di l\u00e0 di se stessa, verso la luce dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Chi perde i suoi sogni, perde se stesso, insegna la saggezza del popolo pi\u00f9 antico del mondo, quello degli aborigeni. E, se sognare \u00e8 indice di ingenuit\u00e0, allora che essa ritorni al pi\u00f9 presto fra noi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli anni passati sembrano sempre gli anni dell&#8217;ingenuit\u00e0, se non altro perch\u00e9 sono gli anni della giovinezza o addirittura quelli dell&#8217;infanzia; ed \u00e8 proprio dei bambini<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-25189","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25189","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25189"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25189\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25189"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25189"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25189"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}