{"id":25187,"date":"2017-10-31T03:53:00","date_gmt":"2017-10-31T03:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/31\/la-fine-del-pudore-ha-ucciso-anche-la-civetteria\/"},"modified":"2017-10-31T03:53:00","modified_gmt":"2017-10-31T03:53:00","slug":"la-fine-del-pudore-ha-ucciso-anche-la-civetteria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/31\/la-fine-del-pudore-ha-ucciso-anche-la-civetteria\/","title":{"rendered":"La fine del pudore ha ucciso anche la civetteria"},"content":{"rendered":"<p>La civetteria \u00e8 sparita dall&#8217;orizzonte dei comportamenti umani, specificamene da quelli femminili. Strano. Fino a qualche tempo fa, espressioni come:\u00a0<em>Quella \u00e8 una civetta<\/em>; oppure:\u00a0<em>Non fare la civetta<\/em>; o ancora: <em>So ben riconoscere la civetteria<\/em>, erano estremamente comuni, il che indicava che era largamente diffuso il tipo di atteggiamento che quella parola indicava. E che cosa indicava, esattamente? Indicava la contraffazione del pudore: una finta modestia, una finta gelosia della propria persona e della propria intimit\u00e0, fisica e non solo fisica, un finto abbassare lo sguardo, un finto arrossire sotto lo sguardo altrui: ma, in realt\u00e0, una precisa tecnica di seduzione, o, quanto meno, un atteggiamento di costante provocazione, una continua ricerca di piacere al maschio, suscitando ed eccitando il suo desiderio. C&#8217;era un modo di sedersi, ad esempio, in cui la donna, per prima cosa, controllava che la gonna non fosse salita sopra il ginocchio, e se ci\u00f2 era accaduto, ella esercitava un rapido movimento per tirarla pi\u00f9 in basso: il tutto poteva essere fatto con vero senso del pudore oppure con civetteria, cio\u00e8 al preciso scopo di lasciar intravedere, per un momento, anzi, di indurre a intravedere, quel che, in apparenza, si affrettava a coprire. Ora, se la parola \u00e8 scomparsa, o quasi, ci\u00f2 indica che \u00e8 scomparsa anche la cosa: in questo caso, non un oggetto, ma un atteggiamento, da un lato (quello della donna) e una percezione, dall&#8217;altro (quella del maschio). Come \u00e8 potuto accadere?<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la cosa \u00e8 facilissima da capire e da spiegare. La civetteria, essendo la contraffazione del pudore, non vive di vita propria: per vivere, ha bisogno dell&#8217;atteggiamento che essa tenta di contraffare, ossia il pudore. Finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 il pudore, pu\u00f2 esserci anche la civetteria, perch\u00e9 quest&#8217;ultima \u00e8 simile a un fungo o a una pianta parassita: si nutre della cosa parassitata. Se, per\u00f2, il pudore dovesse scomparire, scomparirebbe anche la civetteria: non avrebbe pi\u00f9 la materia prima cui attingere per camuffarsi, onde spacciarsi per altra cosa da quel che realmente \u00e8, ossia desiderio di richiamare l&#8217;attenzione e di provocare sessualmente. Ebbene, \u00e8 proprio questo che \u00e8 accaduto. Nel giro di una generazione, due al massimo, il &quot;comune senso del pudore&quot; \u00e8 scomparso, e sono scomparsi gli istituti che lo tenevano desto e sanzionavano chi non vi si atteneva: il codice penale da parte dello Stato, la riprovazione morale da parte della Chiesa, oltre ad abitudini come quella di nascondere i capelli, in chiesa, sotto un fazzoletto; e, cosa pi\u00f9 importante di tutte, l&#8217;attenta sorveglianza da parte della famiglia, dei genitori soprattutto. Da quando i giovani sono diventati liberi di gestire in completa autonomia non solo il loro tempo libero, ma anche il loro corpo, e la moda incentrata su di esso (abbigliamento, cure estetiche, tatuaggi, esercizio fisico mirante a valorizzare certe parti considerate esteticamente e sessualmente &quot;decisive&quot;), le frontiere del pudore hanno cominciato a incrinarsi, a scricchiolare, infine sono crollate di schianto, e tutto \u00e8 diventato lecito. Ci siamo gi\u00e0 occupati di ci\u00f2, e anche del riflesso immediato &#8211; e, da parte di certi poteri occulti, certamente intenzionale &#8211; che ha condotto, a sua volta, all&#8217;affievolirsi e allo spegnersi del sentimento del sacro e del divino, per cui non staremo a ripetere cose gi\u00e0 dette (cfr. l&#8217;articolo\u00a0<em>Tolto il pudore, si spegner\u00e0 il senso del sacro<\/em>, pubblicato sul sito di\u00a0 <em>Accademia Nuova Italia<\/em> il 31\/07\/2017). Ci resta, tuttavia, da farci qualche domanda sulla situazione che la scomparsa del pudore, e del corrispettivo atteggiamento di civetteria, ha creato nella societ\u00e0 odierna.<\/p>\n<p>La prima conseguenza \u00e8 l&#8217;irruzione di una sfacciataggine brutale nella relazione uomo- donna, intendendo &quot;relazione&quot; nel senso pi\u00f9 ampio possibile della parola. Relazione, per esempio, \u00e8 anche l&#8217;incrociarsi casuale, e istantaneo, di un uomo e una donna per la strada, magari su uno stretto marciapiedi, magari in una via deserta (ma possiamo anche immaginare l&#8217;incontro, occasionale e fuggevole, in un ascensore): da che mondo \u00e8 mondo, si tratta di un momento di lievissimo, per\u00f2 innegabile, imbarazzo, quasi di disagio, anche se nessuno dei due ha idee &quot;strane&quot; e anche se, per la differenza di et\u00e0, o di condizione o semplicemente di psicologia, nulla \u00e8 pi\u00f9 lontano dalla donna che manifestare pudore o esibire civetteria, e, dall&#8217;uomo, che mostrare un interesse sessuale per la sconosciuta che gli passa accanto. E tuttavia, ammettiamo che sia l&#8217;una che l&#8217;altro siano abbastanza giovani; che siano di aspetto piacente, o, quanto meno, che lo sia la donna; che l&#8217;abbigliamento di lei, intenzionalmente o no, abbia qualcosa di provocante, e lo sguardo di lui, che lo voglia o no, qualcosa d&#8217;indiscreto e d&#8217;insistente: ed ecco le condizioni ideali perch\u00e9 si crei una tipica situazione di vera e propria tensione sessuale, anche se perfettamente mascherata, anche se fuggevolissima, anche se nessuno dei due \u00e8 disposto a riconoscerla, neppure nell&#8217;intimo della propria coscienza, ma solo a subirla. Eppure&#8230;<\/p>\n<p>In una situazione del genere, si ridestano, o tendono a ridestarsi, delle potenze antichissime, ancestrali, ereditarie, che paiono proiettare gli individui moderni all&#8217;indietro nel tempo, di secoli e millenni&#8230; Come avviene che la donna, anche la pi\u00f9 modesta, la pi\u00f9 tranquilla, la pi\u00f9 &quot;posata&quot;, si sente inspiegabilmente in imbarazzo, e, se abbassa istintivamente lo sguardo, si sente una stupida e se ne rimprovera, ma se guarda negli occhi lo sconosciuto si sente una sfacciata, eppure lo fa con la massima decisione e quasi con aria di sfida? E come va che anche l&#8217;uomo pi\u00f9 mite, pi\u00f9 educato, pi\u00f9 rispettoso, si sente vagamente a disagio, non sa dove guardare, non sa che aria assumere, e intanto si sente vagamente in conflitto con se stesso, vagamente in colpa, come se avesse fatto qualcosa di male, anche se la sua coscienza, razionalmente, non ha nulla da rimproverargli? \u00c8 forse una reminiscenza inconscia delle remote epoche in cui i nostri antenati, vedendo una femmina, immediatamente le davano la caccia, come fa il cacciatore con la selvaggina? Una cosa \u00e8 certa: nella maggior parte dei casi, ciascuno dei due vorrebbe simulare una perfetta indifferenza e una completa padronanza di s\u00e9; ma nessuno dei due ci riesce quel minimo da poter fingere in maniera appena convincente. Tanto per cominciare, nessuno dei due riesce a fare, con naturalezza, la cosa pi\u00f9 semplice di questo mondo: conservare la camminata e lo sguardo che avevano prima di avvistarsi, quell&#8217;aria quotidiana, spontanea, naturale, che, di colpo, sembra essere scomparsa in chiss\u00e0 quali lontananze irraggiungibili. Perfino la cosa pi\u00f9 semplice, scegliere se tenersi sulla sinistra o sulla destra del marciapiedi, diventa un dilemma amletico, quasi tragico: se si dovesse scegliere la parte &quot;sbagliata&quot;, ossia quella scelta dall&#8217;altro, l&#8217;imbarazzo sarebbe quasi insopportabile, perch\u00e9 i due dovrebbero fermarsi, decidere chi dovrebbe cedere il passo all&#8217;altro, e sarebbero cos\u00ec costretti a prendere atto, con un segno visibile, forse perfino con un sorriso, o con una parola mormorata a mezza bocca, della presenza dell&#8217;altro, che ciascuno dei due sperava di poter ignorare, o meglio, fingere d&#8217;ignorare. Certo, anche la timidezza, maggiore o minore, gioca qui la sua parte, e anche l&#8217;educazione ricevuta, a cominciare da quella della famiglia; nondimeno, neppure una persona niente affatto timida, n\u00e9 particolarmente bene educata, pu\u00f2 sottrarsi, in circostanze del genere &#8211; che, pure, sono assolutamente normali, e pressoch\u00e9 quotidiane &#8211; a un leggero disagio. E il disagio aumenta in misura esponenziale, quanto pi\u00f9 l&#8217;ora \u00e8 deserta e il luogo solitario; se, poniamo, si tratta d&#8217;un viale di campagna, o di un buio sottopasso ferroviario, il disagio diventa quasi tangibile, e lo stato d&#8217;animo dei due, o di uno di essi, potrebbe avvicinarsi al panico. Entrambi vorrebbero essere altrove, eppure un segreto stimolo li induce a rallegrarsi di trovarsi l\u00ec, in quel momento, e non altrove; imbarazzo e curiosit\u00e0 lottano furiosamente, nello spazio di quei pochi secondi; lo sguardo vaga di qua e di l\u00e0, e alla fine si posa proprio l\u00e0 dove non avrebbe voluto: quello di lui sulla persona di lei, quello di lei, ora a terra, ora sullo sconosciuto, con un misto di apprensione, disprezzo e segreto compiacimento. Ma ecco, il momento critico \u00e8 passato: si sono oltrepassati, e ciascuno prosegue per la propria strada, fingendo che non sia successo nulla; si sono sfiorati, inevitabilmente, ma, come \u00e8 logico, non \u00e8 successo assolutamente nulla &#8211; almeno in apparenza. Lo stagno, momentaneamente intorbidato alla caduta di un sasso, \u00e8 tornato tranquillo, come era prima. Qualcosa, per\u00f2, \u00e8 accaduto; qualcosa, per un istante, si \u00e8 ridestato dalle misteriose profondit\u00e0 della coscienza. Tanto \u00e8 vero che il sollievo che ora provano entrambi, resistendo alla tentazione di voltarsi indietro (specie se immaginiamo che fossero giovani e di bell&#8217;aspetto) \u00e8 vagamente tinto di malinconia, quasi di rimpianto. La donna, forse, prova un senso di rammarico per non essere stata pi\u00f9 audace, o un senso di colpa per esserlo stata troppo: in entrambi i casi, \u00e8 scontenta sia di se stessa, sia di quello sconosciuto. Se lui l&#8217;ha fissata, si \u00e8 comportato da screanzato; ma se non l&#8217;ha degnata di uno sguardo, allora l&#8217;ha umiliata con la sua indifferenza. E anche lui si sente sospeso fra il rimpianto e il senso di colpa: se l&#8217;avesse fissata con maggiore fermezza, forse lei avrebbe risposto allo sguardo, e forse, chiss\u00e0&#8230;; ma se non l&#8217;ha guardata per niente, se l&#8217;ha &quot;rispettata&quot;, quasi scusandosi di essere l\u00ec, a importunarla involontariamente con la sua maschile presenza, ebbene, in quel caso sente di aver mancato al suo ruolo, di non essere stato all&#8217;altezza, e, forse, di averla &quot;delusa&quot;, perch\u00e9, dopotutto, forse quel che lei si aspettava era proprio l&#8217;opposto, ossia di essere guardata fissamente, cio\u00e8 ammirata: non sarebbe stato l&#8217;omaggio dovuto alla sua femminilit\u00e0?<\/p>\n<p>Ecco: la situazione che abbiamo descritto appartiene, forse, al passato, all&#8217;archeologia dei sentimenti e dei comportamenti umani. Il pudore sembra scomparso, e, con esso, la sua sorella gemella, ma cos\u00ec diversa da lui, la civetteria. Si rilegga questa osservazione del filosofo Max Scheler nel suo celebre saggio <em>Pudore e sentimento del pudore<\/em> (Napoli, Guida, 1979, pp. 66-67):<\/p>\n<p><em>La donna che per pudore abbassa gli occhi lo fa con grande umilt\u00e0, senza pretendere di farsi valere pubblicamente, pur avendo una profonda segreta coscienza del valore positivo della propria individualit\u00e0, che il pudore avvolge e protegge; la donna civettuola, invece, lo fa con grane orgoglio, con la consapevolezza di sentirsi valida davanti agli altri e con l&#8217;esigenza di farsi valere presso di loro, pur avendo una profonda segreta coscienza\u00a0 di non valere, interiormente. Ma, indipendentemente da questa forma &quot;frivola&quot;, la civetteria conserva anche nella donna il suo ritmo naturale, che, soprattutto quando \u00e8 subordinato all&#8217;amore, riveste, acanto al pudore, un suo ruolo del tutto autonomo e legittimo.<\/em><\/p>\n<p>Nella donna, dunque, coesistono due aspetti, il desiderio di essere ammirata e l&#8217;istinto di proteggere la propria intimit\u00e0; e cos\u00ec anche nell&#8217;uomo coesistono due istinti, quello di farsi avanti con decisione, magari con sfacciataggine, e quello di &quot;rispettare&quot; la donna, di fare un passo indietro rispetto al proprio desiderio sessuale. Nella societ\u00e0 odierna, per\u00f2, le cose sono cambiate. I bambini e le bambine, cresciuti insieme fin dai banchi della prima elementare, fin dall&#8217;asilo (mentre i due sessi erano, in anni neanche tanto lontani, rigorosamente separati); la frequenza ad attivit\u00e0 sportive e ricreative comuni (palestra, campi scout, eccetera); la libert\u00e0 di cui gli adolescenti dispongono oggi e la possibilit\u00e0 di &quot;esplorarsi&quot; sessualmente, senza troppi controlli da parte dei genitori; la conoscenza delle tecniche e dei mezzi contraccettivi, che rendono sempre pi\u00f9 facili i rapporti intimi completi, anche alle tredicenni e alle dodicenni, come del resto confermano inchieste sociologiche e studi specifici; e, pi\u00f9 importante di tutto, il dilagare di mode dell&#8217;abbigliamento, diffuse a macchia d&#8217;olio attraverso la pubblicit\u00e0, la televisione e il cinema, che rendono una cosa normale l&#8217;esposizione generosa di superfici sempre pi\u00f9 estese del corpo: tutto questo ha fatto s\u00ec che moltissime persone, oggi, sembrano ignorare il sentimento del pudore, se non come un riflesso puramente istintivo, come quello che si ridesta occasionalmente e che abbiamo tentato di descrivere nella situazione ipotetica sopra menzionata. In un mondo dove tutte si mostrano a pi\u00f9 non posso, non ha pi\u00f9 senso fare la civetta: sarebbe ridicolo, oltre che inutile. La civetta vuole stuzzicare e provocare, fingendo di nascondere il suo corpo e di ritrarsi; ma in una societ\u00e0 dove \u00e8 abitudine largamente diffusa quella di sventolare ai quattro venti la propria corporeit\u00e0, la civetteria apparirebbe come una tecnica di seduzione grottescamente anacronistica, che non farebbe presa su nessuno. Semmai il fatto nuovo \u00e8 la comparsa, o la proliferazione, di una &quot;parallela&quot; civetteria maschile. Si vedono sempre pi\u00f9 ragazzi, e uomini adulti, che curano il proprio corpo con lo stesso narcisismo, e lo ostentano con la stessa volont\u00e0 di seduzione, delle donne. Ma anche questo non deve stupire: in un mondo dove tutte le donne provocano (o, almeno, dove pare che tutte le donne siano intente a provocare&#8230;), \u00e8 normale che il desiderio del maschio conosca un vero e proprio crollo: normale, anche se triste . Infatti per desiderare, bisogna che vi sia almeno un minimo di conquista. Ed ecco moltiplicarsi atteggiamenti tipicamente femminili da parte del maschio; ecco diffondersi l&#8217;omosessualit\u00e0 maschile, e, accanto ad essa, anche la pederastia&#8230; Logico, no? L&#8217;attenzione si rivolge su degli oggetti che abbiano, in s\u00e9, qualche cosa di femmineo, ma non troppo; perch\u00e9, dalla parte dell&#8217;universo femminile, non c&#8217;\u00e8 ormai nulla, o quasi nulla, da desiderare e sospirare: le donne paiono gi\u00e0 disposte a offrire tutto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La civetteria \u00e8 sparita dall&#8217;orizzonte dei comportamenti umani, specificamene da quelli femminili. Strano. 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