{"id":25185,"date":"2015-12-28T04:13:00","date_gmt":"2015-12-28T04:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/28\/e-finito-il-tempo-dello-stato-nazione\/"},"modified":"2015-12-28T04:13:00","modified_gmt":"2015-12-28T04:13:00","slug":"e-finito-il-tempo-dello-stato-nazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/28\/e-finito-il-tempo-dello-stato-nazione\/","title":{"rendered":"\u00c8 finito il tempo dello Stato-nazione?"},"content":{"rendered":"<p>Il tempo dello Stato-nazione \u00e8 finito irrevocabilmente? Ed \u00e8 un bene o un male? Se \u00e8 un bene, con che cosa lo si vuole sostituire? Se \u00e8 un male, esiste una via per ricostruirlo?<\/p>\n<p>Fra coloro i quali si sono posti il primo di questi interrogativi, vi \u00e8 l&#8217;economista Serge Latouche, il massimo esponente, a livello europeo e mondiale, dei movimenti che fanno capo al concetto e alla pratica della cosiddetta &quot;decrescita&quot; (pi\u00f9 o meno <em>felice<\/em>). Nato a Vannes, in Bretagna, classe 1940, presiede l&#8217;associazione &quot;La ligne d&#8217;horizon&quot; ed \u00e8 stato professore di Scienze economiche all&#8217;Universit\u00e0 di Parigi XI, nonch\u00e9 dell&#8217;Istituto per gli studi sullo sviluppo economico e sociale (I.E.D.E.S.), la cui sede \u00e8 sempre a Parigi. La sua vasta produzione saggistica rappresenta un punto di riferimento sia (soprattutto) per la sinistra ecologista e ambientalista dei vari Paesi europei (in Italia, per il Movimento per la decrescita felice, fondato dal romano Maurizio Pallante, classe 1947), sia (anche, ma in misura assai minore) per taluni settori della &quot;nuova destra&quot; che contestano anch&#8217;essi &#8211; ma, ovviamente da un&#8217;altra prospettiva &#8211; l&#8217;occidentalizzazione del mondo e la globalizzazione, che sono al centro della critica di Latouche.<\/p>\n<p>Ha scritto l&#8217;economista francese nel suo libro \u00abImmaginare il nuovo\u00bb (con Antonio Torrenzano, Torino, Harmattan Italia, 2000, pp. 32-34):<\/p>\n<p><em>\u00abRealizzandosi, l&#8217;economia mondiale scalza le basi della &quot;nazionalit\u00e0 economica&quot;. Per capire come le multinazionali distruggano il riferimento territoriale dello Stato-nazione, bisogna precisare il senso stesso di &quot;nazionalit\u00e0 economica&quot;. La sovranit\u00e0 dell&#8217;economia, aspirazione chiave degli Stati-nazione, \u00e8 una metafora senza contenuti rigorosi. Il concetto di nazionalit\u00e0 economica, invece, pu\u00f2 essere costruito in modo coerente e trova la sua pertinenza nell&#8217;analisi storica; esso appare legato alla crescita e allo sviluppo. Pi\u00f9 solido dell&#8217;idea d&#8217;indipendenza, tale concetto mantiene comunque un&#8217;origine metaforica, poich\u00e9 nei due casi si cerca di trasporre sul piano economico attributi tipici del livello politico, in particolare, la sovranit\u00e0, il cui contenuto centrale \u00e8 proprio l&#8217;indipendenza. Da Jean Bodin, i giuristi francesi considerano che uno Stato, assoggettato da un altro, non possiede nemmeno dominio sovrano nel suo interno e non \u00e8 dunque indipendente. La concezione di uno Stato-nazione &quot;padrone in casa sua&quot; costituisce uno degli attributi immaginari della nazionalit\u00e0 economica. Uno Stato o una nazione vassallo sul fronte economico sarebbe allora un&#8217;entit\u00e0 non pi\u00f9 autonoma n\u00e9 internamente n\u00e9 esternamente. In effetti, non \u00e8 cos\u00ec, a meno che vi sia una statalizzazione assoluta dell&#8217;economia o si instauri un sistema totalitario. Lo Stato-nazione non ha (e non pu\u00f2 avere) la &quot;summa potestas&quot; dell&#8217;economia. Anche nel caso dei Pesi dell&#8217;est, la sovranit\u00e0 economica era ampiamente mitica. Nel terzo mondo, la volont\u00e0 di conquistarla ha spesso condotto alla statalizzazione, con risultati derisori.<\/em><\/p>\n<p><em>Il motivo \u00e8 facile da comprendere.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;assoggettamento degli agenti coinciderebbe sul piano economico, con la negazione della societ\u00e0 civile. Non disponendo della sovranit\u00e0 interna, lo Stato non ha nemmeno quella esterna. Pur senza essere sottomesso al potere economico di un altro, il che sarebbe contraddittorio, lo Stato non domina sulle forze economiche private e, a fortiori, transnazionali o apolidi La nazionalit\u00e0 economica \u00e8 una circostanza storica, non un&#8217;elaborazione giuridica suscettibile di permanere o di essere trasposta artificialmente.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;&quot;ardente obbligo&quot;, per gli agenti presenti sul territorio, di compiere il disegno dello Stato-nazione [&#8230;] si \u00e8 rivelato un pio voto, la nazione non si riduce all&#8217;economia pubblica. Le logiche dello Stato, del politico, del capitale, e del mercato di norma non coincidono. Il senso civico degli agenti economici, non trascurabile, pu\u00f2 rigirare la logica del profitto, cos\u00ec come le incitazioni e i regolamenti governativi possono piegare il gioco economico a favore dell&#8217;interesse nazionale. Ci\u00f2 nonostante, la fusione e l&#8217;armonia dei due interessi non sono naturali. Solo in un contesto storico peculiare e i due termini di nazione ed economia coesistono in modo sensato ed hanno pertinenza.<\/em><\/p>\n<p><em>La nazione economica, che il caso ha generato in Occidente prima del 1970, non ha mai corrisposto, in realt\u00e0, ad uno Stato-nazione economico.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Lo Stato-nazione che \u00e8 &quot;padrone in casa sua&quot;, evidentemente, non esiste pi\u00f9. Dall&#8217;alto, la sua sovranit\u00e0 \u00e8 stata limitata da una serie di trattati internazionali miranti a immetterlo in un tessuto politico e giuridico molto pi\u00f9 ampio, sia di carattere mondiale (le Nazioni Unite e gli organismi che ne sono altrettante emanazioni, come l&#8217;U.N.E.S.C.O., la F.A.O. e l&#8217;O.M.S.); dal basso, essa viene erosa dalla torrenziale immigrazione\/invasione da parte di masse di milioni e milioni di &quot;profughi&quot; e di &quot;richiedenti asilo&quot;, la maggior parte dei quali non sono profughi e non avrebbero i requisiti per richiedere l&#8217;asilo; ma, se anche li avessero, il peso stesso del loro numero renderebbero obsolete le vigenti normative in fatto di accoglienza di persone in fuga da gravi pericoli nel loro Paese di origine, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che esse (ad esempio la Convenzione di Dublino) sono stare pensate e sottoscritte in funzione di singoli casi e non d&#8217;intere popolazioni.<\/p>\n<p>La sovranit\u00e0 dello Stato nazione si esplica fondamentalmente in tre ambiti: giuridico, monetario e politico.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 vi sia la sovranit\u00e0 giuridica, bisogna che lo Stato abbia competenza giurisdizionale esclusiva su tutti gli individui residenti sul suo territorio (ad eccezione di coloro i quali godono della immunit\u00e0 diplomatica o che sono protetti da appositi accordi con gli Stati di cui sono cittadini: ad esempio, nel nostro caso, il personale delle basi militari straniere). Il che significa che lo Stato deve disporre di un territorio, e che possa e voglia far rispettare le proprie leggi da tutti coloro che vivono su di esso, all&#8217;ombra della sua bandiera, sia che si tratti di cittadini, sia che si tratti di residenti stranieri. Non sono ammesse eccezioni: pertanto, se i confini del territorio, in un modo o nell&#8217;altro, vengono, in pratica, a cadere, anche una delle tre attribuzioni fondamentali della sovranit\u00e0 viene automaticamente compromessa.<\/p>\n<p>Ora, i confini possono essere &quot;sospesi&quot; con dei trattati di libera circolazione (vedi gli Accordi di Schengen), valevoli per i cittadini appartenenti ad una comunit\u00e0 di Stati, ma non a chiunque, incondizionatamente: perch\u00e9, se cos\u00ec fosse, il confine perderebbe la sua ragion d&#8217;essere e, con ci\u00f2, decadrebbe <em>ipso facto<\/em> anche la sovranit\u00e0. Ora, l&#8217;attraversamento quotidiano delle frontiere terrestri e marittime dell&#8217;Unione europea, da parte di masse crescenti di cittadini non appartenenti ad essa, e l&#8217;abolizione del reato di &quot;immigrazione clandestina&quot;, in pratica hanno tolto significato all&#8217;esistenza dei confini nazionali, ridotti a fungere da punti di transito, di accoglienza, di ristoro, di soccorso, e, teoricamente, di identificazione e di verifica dei requisiti per il riconoscimento al diritto d&#8217;asilo. In pratica, solo una parte delle moltissime persone che varcano i confini si sottopongono alla trafila legale, e anche molti di quelli che lo fanno si servono d&#8217;innumerevoli espedienti per vanificarla (dal rifiuto di declinare le generalit\u00e0 o di rilasciare le impronte digitali, alla declinazione di generalit\u00e0 false, ivi compresa la nazionalit\u00e0 di provenienza, cosa che pu\u00f2 anche ripetersi per due, tre, quattro, cinque volte con il medesimo soggetto). A ci\u00f2 si aggiunga che esistono molte maniere di prolungare artificialmente il proprio soggiorno, ad esempio impugnando la sentenza di mancato accoglimento della richiesta d&#8217;asilo e imbastendo una causa legale (cosa paradossale, a spese dello Stato di arrivo: che, se perder\u00e0 la causa, avr\u00e0 sostenuto delle spese inutili contro se stesso, e se la vincer\u00e0, non avr\u00e0 modo di rivalersi delle spese sostenute). Come se non bastasse, i provvedimenti di respingimento e quelli di espulsione non sono quasi mai operativi e immediati, ma &#8212; altro paradosso &#8212; sono affidati, in un certo senso, alla &quot;buona volont\u00e0&quot; di colui che si vuole respingere o espellere: il che significa presumere da costui molta pi\u00f9 collaborazione e senso della legalit\u00e0 di quanto sia ragionevole aspettarsi. Non vi sono pene per chi non ottempera al decreto: cosa che induce a tentare la sorte, ossia a ignorarlo, dandosi alla clandestinit\u00e0: perch\u00e9, anche nell&#8217;ipotesi peggiore, quella di essere scoperti e nuovamente identificati, non si rischia nulla. Ma a questo punto, ripetiamo: che senso hanno ancora i confini nazionali? Se tutti possono oltrepassarli, e addirittura chiedere l&#8217;aiuto, per farlo, delle Forze armate e di polizia dello Stato di destinazione, magari presentandosi con molti bambini e donne incinte su d&#8217;una imbarcazione galleggiante in modo precario e chiedendo soccorsi, via telefono, poco dopo aver lasciato i porti di partenza (come nel caso della Libia) e costringendo, in pratica, mediante uno scoperto ricatto morale, lo Stato di destinazione ad adoperarsi per fornire una specie di &quot;servizio traghetti&quot;, con il danno delle fortissime spese da sostenere e con la beffa di una opinione pubblica, una parte delle forze politiche e della Chiesa, che alzano sempre pi\u00f9 il tono dei rimproveri, parlando di &quot;vergogna&quot; per la lentezza dei soccorsi e di &quot;stragi&quot; per gli affondamenti dei natanti, come se qualcuno li avesse deliberatamente affondati o abbandonati al loro destino, e non fosse vero, semmai, l&#8217;esatto contrario?<\/p>\n<p>La seconda attribuzione fondamentale della sovranit\u00e0 \u00e8 quella monetaria. \u00c8 indipendente uno Stato che emette la propria moneta; che la garantisce con i propri titoli e le proprie riserve auree; che la difende con appositi provvedimenti (di svalutazione o di rivalutazione); non lo \u00e8 uno Stato che rinuncia ad essa. A partire da quel momento, tale Stato deve sottoporsi a tutte le richieste dell&#8217;organismo finanziario cui ha ceduto la propria quota di sovranit\u00e0 (per l&#8217;Italia, la Banca centrale europea) e non possiede alcuno strumento per difendere il proprio tesoro e i salari o i risparmi dei propri cittadini, perch\u00e9 tutto questo \u00e8 passato sotto la competenza di una autorit\u00e0 esterna. Di tale autorit\u00e0 esterna, in teoria, i singoli Stati che hanno volontariamente ceduto la sovranit\u00e0 monetaria, fanno parte e hanno perci\u00f2 il diritto di far sentire la propria voce: ma la realt\u00e0 dei fatti ci mostra quanto ci\u00f2 effettivamente accada, e in quale misura; o se non si tratti, piuttosto, di una partita ineguale fra chi detiene tutte le leve del potere decisionale, e chi ne possiede una minima quota, in pratica del tutto ininfluente. Ora, quando uno Stato ha perso il controllo del proprio tesoro; quando deve dipendere da altri per le decisioni riguardanti la propria moneta e il proprio risparmio, sia pubblico che privato, \u00e8 come se continuasse ad esistere solo di nome: di fatto, non esiste pi\u00f9, \u00e8 stato cancellato dalla burocrazia finanziaria del super-organismo al quale ha deciso di aderire. Quel che \u00e8 accaduto alla Grecia, in questi ultimi anni, dovrebbe essere un monito abbastanza eloquente per tutti. E si tenga presente che la Grecia non ha ancora finito di pagare le sue &quot;colpe&quot;; la Trojka sta continuando a punirla, nell&#8217;indifferenza generale, appioppandole la responsabilit\u00e0 di gestire gran parte della immigrazione selvaggia che l&#8217;<em>amica<\/em> Turchia, furbescamente, le sta scaricando addosso, giorno per giorno, sotto l&#8217;occhio compiacente (e compiaciuto) della signora Merkel.<\/p>\n<p>La terza attribuzione della sovranit\u00e0 \u00e8 la politica, sia interna che internazionale. \u00c8 sovrano uno Stato che pu\u00f2 decidere liberamente la propria politica interna ed estera. Si tenga per\u00f2 presente che la libert\u00e0 di azione politica di uno Stato non dipende solo dalle eventuali pressioni <em>politiche<\/em> di altri Stati, ma, oggi specialmente, e in misura anche maggiore, dalle manovre speculative della grande finanza internazionale, per la quale i cittadini di tutto il mondo non sono che carne da macello, e i loro governi si riducono, sovente, a svolgere la funzione di utili paraventi per lasciar sussistere l&#8217;illusione che la volont\u00e0 popolare sia ancora rispettata (si pensi al governo Monti come tipico esempio di quest&#8217;ultimo concetto). In un certo senso, in tempi di globalizzazione, nessuno Stato, nemmeno il pi\u00f9 potente pu\u00f2 sottrarsi ai pesantissimi condizionamenti politici dell&#8217;alta finanza internazionale, agenzie di rating incluse (che svolgono, n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno, funzioni di terrorismo psicologico istituzionale e di saccheggio legalizzato); nessuno Stato pu\u00f2 mirare all&#8217;autarchia di mussoliniana memoria. Il che equivale a dire che tutti gli Stati, tutti indistintamente, soggiacciono alla dittatura permanente di una oligarchia finanziaria internazionale che vive di parassitismo ai danni del lavoro, delle pensioni e del risparmio, sia pubblico che privato.<\/p>\n<p>In queste condizioni, come si pu\u00f2 parlare ancora di sovranit\u00e0 nazionale? Ma, se la sovranit\u00e0 nazionale non esiste pi\u00f9, allora nemmeno lo Stato nazionale esiste: esso viene mantenuto artificialmente in vita essenzialmente per due ragioni: per non allarmare i cittadini, che potrebbero tentare di opporsi a questa espropriazione di sovranit\u00e0 (la <em>loro<\/em> sovranit\u00e0, dopotutto!) e perch\u00e9, alla <em>\u00e9lite<\/em> finanziaria mondiale, \u00e8 pi\u00f9 conveniente lasciarli sussistere, delegando ad essi i compiti pi\u00f9 ingrati, come quello di rastrellare il risparmio per trasferirlo nei propri forzieri. Insomma: lo Stato-nazione \u00e8 morto; tuttavia risulta utile non dirlo in giro e lasciare che il suo cadavere rimanga ritto in piedi, come uno spaventapasseri in mezzo al campo. Con che cosa, adesso, lo rimpiazzeremo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tempo dello Stato-nazione \u00e8 finito irrevocabilmente? Ed \u00e8 un bene o un male? Se \u00e8 un bene, con che cosa lo si vuole sostituire? 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