{"id":25179,"date":"2012-04-29T09:07:00","date_gmt":"2012-04-29T09:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/04\/29\/fin-dove-possiamo-arrivare-quando-ci-facciamo-travolgere-dalle-passioni\/"},"modified":"2012-04-29T09:07:00","modified_gmt":"2012-04-29T09:07:00","slug":"fin-dove-possiamo-arrivare-quando-ci-facciamo-travolgere-dalle-passioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/04\/29\/fin-dove-possiamo-arrivare-quando-ci-facciamo-travolgere-dalle-passioni\/","title":{"rendered":"Fin dove possiamo arrivare quando ci facciamo travolgere dalle passioni?"},"content":{"rendered":"<p>Fin dove possiamo arrivare, fino a quali estremi ci possiamo spingere, allorch\u00e9 ci lasciamo afferrare, dominare e travolgere dalle passioni pi\u00f9 istintive e primordiali?<\/p>\n<p>Un fatto di sangue accaduto lo scorso mese di novembre, e passato quasi inosservato in mezzo al \u00abgrand guignol\u00bb della cronaca nera, ce ne pu\u00f2 fornire un indizio.<\/p>\n<p>Una dottoressa ventottenne aveva conosciuto, durante un corso di specializzazione, un medico di base sessantunenne, del quale si era follemente innamorata e che, per lei, aveva lasciato la famiglia, andando a vivere con la ragazza. Persone colte, dunque, con una buona laurea in medicina, sullo sfondo del prestigioso ospedale San Raffaele di Milano.<\/p>\n<p>La relazione, comunque, dura appena qualche mese; poi l&#8217;uomo, pentito, lascia la giovane e ritorna dalla moglie di cinquantotto anni, anche per il senso di colpa dovuto a quei trentatr\u00e9 anni di differenza (ha una figlia quasi della stessa et\u00e0 di lei).<\/p>\n<p>A quel punto, dopo un tempestoso scambio di telefonate fra la giovane amante e la rivale, la prima chiede e ottiene un appuntamento &quot;chiarificatore&quot; con la seconda, in realt\u00e0 con lo scopo di farla innervosire e di provocare, se possibile, un definitivo allontanamento fra la moglie e il marito. Infatti si mette a raccontare, per provocarla, i particolari intimi della relazione, finch\u00e9 la signora, turbata, scende dalla macchina.<\/p>\n<p>La ragazza, per\u00f2, non desiste: scende a sua volta, la affianca e ricomincia a tormentarla; spintonata, cade sul sedile dell&#8217;auto e si ricorda all&#8217;improvviso (questa la sua versione) di un coltello, con la lama di venti centimetri, che tiene nel cruscotto della propria vettura; lo impugna e infierisce contro la donna, tagliandole di netto la gola. Poi trascina per qualche metro il cadavere sull&#8217;asfalto, prima di abbandonarlo e risalire in auto, allontanandosi.<\/p>\n<p>Davanti alle forze dell&#8217;ordine che l&#8217;arrestano, poche ore dopo, dapprima tenta di negare, infine confessa tutto e, da ultimo, domanda: \u00abAdesso posso tornare a casa?\u00bb.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo particolare ricorre sempre pi\u00f9 spesso nelle cronache dei fatti di violenza; una domanda identica era stata fatta dal giovane che aveva mandato in coma, con un pugno, una infermiera romena, al termine di un futile diverbio nella stazione della metropolitana romana (dopo di che si era tranquillamente allontanato, senza voltarsi indietro, ed era rimasto molto stupito quando un agente in borghese lo aveva fermato). La donna era poi morta senza riprendere conoscenza e il giovane \u00e8 stato condannato a nove anni di prigione con il verdetto di omicidio preterintenzionale.<\/p>\n<p>Questo secondo episodio si potrebbe registrare sotto la voce &quot;la banalit\u00e0 del male&quot;: usare una violenza sproporzionata per vendicare una offesa di poco conto, in un impulso di rabbia cieca e incontrollabile; con l&#8217;aggravante del totale disinteresse per quanto si \u00e8 commesso, cio\u00e8 senza mostrare alcun segno di pentimento o, se la parola \u00e8 eccessiva, di preoccupazione per la sorte della propria vittima (che, nella fattispecie, era una donna, una moglie e una madre).<\/p>\n<p>L&#8217;altro episodio, invece, contiene, a quel che sembra, non piccoli elementi di premeditazione; ma, soprattutto, non scaturisce da un pretesto occasionale, ma da una fissazione affettiva: la fissazione dell&#8217;amante abbandonata che non riesce a darsi pace per quanto le \u00e8 successo; che non riesce ad accettare l&#8217;idea che un uomo, che potrebbe essere tranquillamente suo padre, e anche qualcosa di pi\u00f9, le preferisca una moglie quasi altrettanto anziana di lui; che, soprattutto, non riesca a considerare la possibilit\u00e0 che la propria vita possa riprendere e proseguire, dopotutto, su binari soddisfacenti, e che quella relazione non era poi cos\u00ec essenziale, per non dire che era puramente e francamente sbagliata.<\/p>\n<p>La gelosia, l&#8217;ansia da abbandono, la frustrazione della giovinezza respinta, l&#8217;incapacit\u00e0 di elaborare un dolore, una perdita, un insuccesso: c&#8217;\u00e8 tutto questo nel comportamento della dottoressa che si stava specializzando in neurochirurgia; insieme, forse, a un bisogno patologico di dipendenza e di rassicurazione, al bisogno patologico di trovare nel proprio compagno un sostituto permanente della figura paterna: dunque, una pericolosa regressione all&#8217;infanzia o, quanto meno, un rifiuto di crescere, di assumersi responsabilit\u00e0, di scegliere liberamente, ma anche responsabilmente, la propria vita.<\/p>\n<p>Tutte queste cause, comunque, non spiegano affatto come si possa giungere a un delitto cos\u00ec efferato e cos\u00ec assurdo: spiegano il malessere che covava nell&#8217;anima di quella persona, o almeno tentano di spiegarlo; ma non ci dicono per quali tenebrosi percorsi una violenza cieca e distruttiva si sia aperta la strada attraverso le maglie della coscienza, e abbia poi soprafatto ogni barlume di volont\u00e0 e di ragionevolezza.<\/p>\n<p>Si osserver\u00e0 che le passioni non sono mai ragionevoli, il che \u00e8 giusto; ed \u00e8 proprio per questo che non bisogna abbandonare ad esse la briglia sul collo, non bisogna accarezzarle troppo, non bisogna, soprattutto, esaltarle e celebrarle, in nome di una malintesa liberazione dalle repressioni familiari, sociali, del Super-Io e chiss\u00e0 di cos&#8217;altro ancora; per\u00f2 \u00e8 evidente che una tale spiegazione non soddisfa nessuno, perch\u00e9, grazie al cielo, coloro che si fanno cos\u00ec travolgere dagli impulsi violenti non sono che una esigua minoranza, anche se, forse, in costante aumento.<\/p>\n<p>In ogni caso \u00e8 difficile, se non impossibile, dire se davvero questo genere di comportamenti aberranti sia cresciuto nel corso degli ultimi anni, o se l&#8217;impressione di ci\u00f2 sia data, semplicemente, dal morboso indugiare su di essi dei mezzi d&#8217;informazione, ben decisi a sfruttare al massimo la &quot;merce&quot; della cronaca nera, prima di venderla al migliore offerente; e anche, \u00e8 ovvio, dall&#8217;imperversare di messaggi violenti da parte del cinema e della televisione, mediante film e serie televisive che, sebbene di fantasia, martellano con ossessionante ripetitivit\u00e0 il pubblico e lasciano segni indelebili nella psiche degli spettatori pi\u00f9 fragili.<\/p>\n<p>Questa quotidiana banalizzazione del male, come \u00e8 stata chiamata, \u00e8 quella per cui le persone, dopo aver visto infinite scene di violenza al cinema e alla televisione, in situazioni di tipo immaginario (per\u00f2 descritte con crudo realismo), finiscono per assuefarsi all&#8217;idea che il male, la cattiveria, la violenza irrefrenabile, siano elementi &quot;normali&quot; della vita umana, e che non valga la pena di contrastarli per mezzo della coscienza, delle riflessione e della volont\u00e0.<\/p>\n<p>Non esistono, infatti, ricette miracolose per metterci al riparo dalle nostre tendenze omicide, sadiche o pedofile, se non un lungo percorso di consapevolezza di s\u00e9, un costante allenamento alla chiarificazione interiore, una accettazione della propria umana debolezza che richiede, per resistere al richiamo tenebroso del male, un aiuto soprannaturale, o almeno una disponibilit\u00e0 a riceverlo e ad accoglierlo, invece di chiudersi nelle proprie orgogliose sicurezze &quot;razionali&quot;.<\/p>\n<p>La razionalit\u00e0, infatti, non \u00e8 il vero antidoto alle passioni sfrenate e distruttive; sappiamo, anzi &#8211; e la storia ce ne offre non pochi esempi &#8211; che il massimo della razionalit\u00e0 strumentale e calcolante pu\u00f2 associarsi al massimo della malvagit\u00e0 fredda e pianificata, come avvenne nei campi di sterminio di Hitler o in quelli di Stalin.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che noi non sappiamo fin dove possa discendere la nostra anima, allorch\u00e9 si lascia sedurre e travolgere dalle passioni primordiali, la paura, la rabbia, la gelosia; cos\u00ec come non sappiamo, bisogna dire anche questo e ricordarlo sempre, fino a quali altezze essa sia in grado di innalzarsi, allorch\u00e9 si lascia guidare da quella forza benefica e potente che taluni chiamano Grazia e che viene in soccorso alla umana fragilit\u00e0 e debolezza, quando l&#8217;anima \u00e8 abbastanza umile e abbastanza coraggiosa da affidarsi ad essa con piena fiducia.<\/p>\n<p>Vi sono, in noi, degli abissi di oscurit\u00e0 e delle vette di luce, che tutta la nostra scienza (o pseudoscienza), materialista e meccanicista, non riuscirebbe nemmeno ad immaginare, di cui non sospetta neppure l&#8217;esistenza; ed \u00e8 un gioco assai pericoloso quello della societ\u00e0 contemporanea, di stuzzicare continuamente la belva semi-addormentata delle nostre passioni primordiali.<\/p>\n<p>Le passioni primordiali nascono dal piccolo ego che grida ed esige sempre, senza fermarsi mai, che ogni sua brama sia soddisfatta, che ogni suo timore sia placato, che ogni sua aspettativa si realizzi; e che, se ci\u00f2 non avviene, si infuria, trascende, si scatena con una forza terribile, non fermandosi davanti a niente e a nessuno, fino ai delitti pi\u00f9 feroci.<\/p>\n<p>Una persona con la quale sono in lite per una faccenda di eredit\u00e0 intralcia i miei piani? Imbraccio il fucile e la uccido, cos\u00ec, per la strada, come una belva feroce; poi risalgo in macchina e mi allontano, non senza mostrare la lucidit\u00e0 necessaria a confondere gli astanti, spacciandomi per un carabiniere. \u00c8 accaduto l&#8217;altro giorno e ormai cose del genere non fanno pi\u00f9 nemmeno notizia.<\/p>\n<p>La mia mamma mi impedisce di fare della mia vita quello che voglio, mi rimprovera per i miei comportamenti egoisti e immaturi? Chiedo aiuto al fidanzatino e la massacro con decine e decine di coltellate; e, gi\u00e0 che ci sono, ammazzo a coltellate anche il mio fratellino, di nulla colpevole se non di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato &#8211; o forse, chiss\u00e0, di apparirmi come un &quot;rivale&quot; nell&#8217;amore dei genitori, poich\u00e9 si prende la parte di affetto a me spettante.<\/p>\n<p>Il bambino che piange nella culla mi logora i nervi? Lo sopprimo, infliggendogli innumerevoli colpi con un corpo contundente; poi, per giorni, per mesi, per anni, nego ogni addebito, nego ogni responsabilit\u00e0, nego ogni evidenza, perch\u00e9 tutti sanno, ed io per prima, che sono una mamma perfetta, una mamma che ama i suoi figli; tutti lo sanno al mio paese, le altre mamme non esitano ad affidarmi i loro figlioletti per mostrare a tutti che non credono alla mia colpevolezza, che sono pronte a giurare sulla mia assoluta innocenza. Posso permettermi i migliori avvocati; e poi, guarda, mentre \u00e8 in corso l&#8217;inchiesta faccio un altro figlio, cos\u00ec voglio vedere se qualcuno avr\u00e0 ancora il coraggio di accusarmi, se i giudici oseranno trascinarmi in prigione.<\/p>\n<p>Potremmo fare tanti altri esempi; troppi. Quel che essi hanno in comune \u00e8 una strana forma di insensibilit\u00e0 affettiva circa le conseguenze dei propri atti, talvolta preceduta o accompagnata, per converso, da una sensibilit\u00e0 esacerbata alle offese (vere o presunte), alle tensioni, alle sfide che la vita presenta quasi quotidianamente.<\/p>\n<p>Non dobbiamo, per\u00f2, commettere l&#8217;errore di lasciarci ipnotizzare dal mistero del male: a forza di guardare nell&#8217;abisso, diceva un Nietzsche straordinariamente saggio, l&#8217;abisso finir\u00e0 per guardare entro di noi. Siamo capaci di compiere un male quasi infinito; ma anche, in circostanze opposte, un bene altrettanto smisurato.<\/p>\n<p>Siamo un mistero per noi stessi: il pi\u00f9 grande, il pi\u00f9 ricco, il pi\u00f9 affascinante mistero del mondo in cui ci troviamo a vivere. Dobbiamo avvicinarci ad esso con delicatezza, in punta di piedi, perch\u00e9 anche il pi\u00f9 piccolo rumore potrebbe turbare faticosi equilibri, dolorose verit\u00e0. Non si scherza impunemente con l&#8217;abisso.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, invece di accarezzare e corteggiare la nostra pare volubile e concupiscente, che sempre brama e sempre teme qualcosa che \u00e8 fuori di noi, dovremmo abituarci all&#8217;introspezione, al dialogo onesto con noi stessi, alla ricerca esigente della verit\u00e0 che giace nei recessi dell&#8217;anima: cio\u00e8 alla nostra parte luminosa e permanente.<\/p>\n<p>Siamo fatti per questo; non per inseguire ogni miraggio di piacere e per fuggire, atterriti, davanti a ogni avvisaglia di sofferenza. Vi sono dei piaceri che fanno del male all&#8217;anima e vi sono delle sofferenze che la purificano: aver esaltato il principio del piacere, in s\u00e9 e per s\u00e9, e aver demonizzato il principio della sofferenza, senza distinguere quella utile da quella inutile, quella benefica da quella malefica, \u00e8 stato il pi\u00f9 grande errore commesso dalla nostra societ\u00e0 edonista.<\/p>\n<p>Oltre a questo, bisogna pur dire che i ritmi e gli stili di vita, nella societ\u00e0 dominata dalla finanza e dalla tecnica, sono quanto di pi\u00f9 esiziale si possa immaginare per la stabilit\u00e0 ed il bene dell&#8217;anima. Siamo sottoposti a una pressione quotidiana pressoch\u00e9 intollerabile, che richiede una grande forza morale e un notevole grado di lucidit\u00e0 e consapevolezza, per non lasciarsene sopraffare.<\/p>\n<p>Siamo in lotta: questo \u00e8 certo.<\/p>\n<p>Per\u00f2 non siamo soli, a meno che noi non lo vogliamo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il segno della nostra maturazione spirituale: il comprendere che non siamo soli; che una forza benevola ci aiuta, ci incoraggia e ci sostiene, purch\u00e9 noi siamo disposti ad aprirci alla sua azione e purch\u00e9 rimaniamo fedeli, pur fra incertezze ed errori, alla sua chiamata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin dove possiamo arrivare, fino a quali estremi ci possiamo spingere, allorch\u00e9 ci lasciamo afferrare, dominare e travolgere dalle passioni pi\u00f9 istintive e primordiali? 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