{"id":25177,"date":"2014-01-25T11:05:00","date_gmt":"2014-01-25T11:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/25\/si-deve-ripensare-la-filosofia-in-funzione-del-progresso-scientifico\/"},"modified":"2014-01-25T11:05:00","modified_gmt":"2014-01-25T11:05:00","slug":"si-deve-ripensare-la-filosofia-in-funzione-del-progresso-scientifico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/25\/si-deve-ripensare-la-filosofia-in-funzione-del-progresso-scientifico\/","title":{"rendered":"Si deve ripensare la filosofia in funzione del progresso scientifico?"},"content":{"rendered":"<p>Gli assunti della filosofia sono perenni oppure devono essere continuamente ripensati in funzione dell&#8217;evoluzione storica; e, nel nostro caso, in funzione del moderno progresso scientifico, elemento caratterizzante della civilt\u00e0 contemporanea?<\/p>\n<p>Posta cos\u00ec la domanda, \u00e8 quasi impossibile evitare la sensazione che, se si risponde negativamente, automaticamente si passer\u00e0 per ottusi conservatori e per sostenitori presuntuosi di una supposta immobilit\u00e0 della &quot;sophia perennis&quot;; in altre parole, per individui che sono rimasti fermi al cosmo geocentrico e alla pretesa che l&#8217;universo debba seguitare a girare intorno all&#8217;uomo, alle sue certezze, alla sua pretesa di una conoscenza fuori del tempo.<\/p>\n<p>Sarebbe meglio, comunque, chiedersi preliminarmente che cosa sia la filosofia e che cosa voglia dire, in concreto, filosofare; soltanto in seguito si potr\u00e0 tentare di rispondere. Ebbene, fare filosofia significa, semplicemente, pensare: ma pensare a trecentosessanta gradi, pensare all&#8217;intero e non alle parti, dunque pensare anzitutto il problema dell&#8217;essere e solo in via collaterale pensare le singole questioni, che di tale problema non sono che il riflesso e la conseguenza. Come dice Platone: filosofo \u00e8 chi sa considerare l&#8217;intero; e chi no, no. Dunque la filosofia della politica, la filosofia della religione, la filosofia dell&#8217;arte, la filosofia della scienza e cos\u00ec via, altro non sono che riflessi e conseguenze della filosofia in quanto tale, che \u00e8 la filosofia del tutto, vale a dire l&#8217;ontologia, la filosofia dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>La filosofia moderna \u00e8 ancora una filosofia di questo tipo? Si direbbe proprio di no: da Kant in poi, essa ha rinunciato a porsi la domanda sulla cosa in s\u00e9; e, dall&#8217;avvento dei vari storicismi, esistenzialismi, della fenomenologia, del cosiddetto pensiero debole, ha limitato sempre pi\u00f9 il suo campo, fino a concentrarsi sui dettagli, senza pi\u00f9 vedere l&#8217;intero. Il filosofo contemporaneo \u00e8, di solito, uno strano signore, che concentra tutta la sua ricerca su singoli aspetti del reale e pretende di giungere a delle conclusioni di portata universale, ignorando per\u00f2 l&#8217;intero. In un certo senso, egli \u00e8 l&#8217;esempio vivente della mentalit\u00e0 riduzionista oggi imperante: di quella mentalit\u00e0, cio\u00e8, secondo la quale il medico pu\u00f2 curare l&#8217;organo malato senza curarsi dell&#8217;intero organismo; l&#8217;ingegnere pu\u00f2 progettare e costruire ponti, dighe, laghi artificiali, senza tener conto dell&#8217;ambiente circostante; e lo studioso di linguistica pu\u00f2 cercar di spiegare la nascita e l&#8217;evoluzione di una lingua, senza mai domandarsi cosa sia il linguaggio, quali rapporti sociali lo influenzino, quali vicende storiche lo modifichino.<\/p>\n<p>La filosofia, dunque, \u00e8 lo sforzo della ragione umana per fondare la conoscenza del reale &#8212; non di questa o quella realt\u00e0, ma del reale in se stesso &#8212; su delle basi solide e permanenti, secondo procedimenti logici, e senza escludere affatto la possibilit\u00e0 che il reale, mano a mano che si tenta di penetrarne il segreto, si riveli talmente complesso da non lasciarsi accostare con procedimenti puramente logici, ma rinvii a delle forme di conoscenza le quali, pur non essendo affatto nemiche della logica e del pensiero razionale, vanno per\u00f2 molto al di l\u00e0 e al di sopra di essi.<\/p>\n<p>Se tale \u00e8 la filosofia, ne consegue che il pensiero filosofico non viene sostanzialmente modificato dall&#8217;evoluzione del contesto culturale: cambier\u00e0, semmai, il linguaggio, il modo di descrivere la ricerca, ma non la ricerca in se stessa: perch\u00e9 la ricerca filosofica \u00e8 la ricerca intorno all&#8217;essere, e l&#8217;essere, per definizione, non cambia: \u00e8 sempre uguale a se stesso, fermo eppure causa del movimento di ogni cosa, cos\u00ec come il perno della ruota (la similitudine \u00e8 dantesca) sta fermo al centro del movimento dei raggi della ruota stessa.<\/p>\n<p>Nondimeno, l&#8217;epistemologia contemporanea, avendo per oggetto un campo di ricerca che ha compiuto, e continua a compiere, progressi sbalorditivi quasi ad ogni giorno che passa, e che hanno letteralmente rivoluzionato il mondo intorno a noi, da qualche tempo avanza la pretesa di rimettere in discussione tale certezza, anzi, ritiene di averla gi\u00e0 messa in soffitta, in nome di un&#8217;altra concezione, secondo la quale il rapido sviluppo della scienza esige che la filosofia si adegui ad esso e si sottoponga a una radicale modifica del proprio statuto essenziale. In altre parole, la scienza moderna pretende che la filosofia si metta al passo con i suoi cambiamenti e che divenga non pi\u00f9 ricerca intorno all&#8217;essere, ma riflessione intorno alle mutevoli verit\u00e0, che la scienza medesima viene via via scoprendo ed affermando; che sorga, insomma, una filosofia nuova, fatta su misura per l&#8217;et\u00e0 della scienza e della tecnica, in luogo della vecchia e sorpassata filosofia, costruita intorno a un mondo concettuale che tendeva a rimane fermo o che, tutt&#8217;al pi\u00f9, evolveva solo con estrema lentezza.<\/p>\n<p>Gilbert Hottois, filosofo belga nato nel 1946, professore all&#8217;universit\u00e0 di Bruxelles, \u00e8, fra gli altri, di questo parere; e il suo libro \u00abIl simbolo e la tecnica. Una filosofia per l&#8217;et\u00e0 della tecno-scienza\u00bb va proprio, sin dal titolo, in tale direzione. Hottois \u00e8 anche membro di svariati comitati etici ed \u00e8 considerato un esperto di questioni etiche legate alla scienza; ed \u00e8 chiaro che gli sviluppi folgoranti e dirompenti della ricerca scientifica, mettendo in crisi certezze morali acquisite e consolidate da secoli, pongono continuamente problemi nuovi, davanti ai quali tutti ci sentiamo impreparati, e che tendono a scavalcare non solo il sentire comune delle persone, ma anche la legislazione dei parlamenti e dei governi, troppo lenti, anch&#8217;essi, a recepire il senso dei cambiamenti in atto e a trarne le necessarie conseguenze. Questo, per\u00f2, non significa che l&#8217;etica, e pi\u00f9 in generale la filosofia, debbano rivedere continuamente le proprie acquisizioni; significa semplicemente che devono rivedere il contesto storico nel quale esse sono applicabili. Opinare diversamente, significa trarre delle conclusioni maggiori di quanto non sia presente nella premessa, cio\u00e8 che la tecno-scienza sta ponendoci ogni giorno davanti a problemi etici impensati; la conclusione non \u00e8 detto che debba consistere in una &quot;revisione permanente&quot; dell&#8217;etica, ma potrebbe essere, invece, che le verit\u00e0 dell&#8217;etica, di per s\u00e9 stabili e definitive, devono essere interpretate alla luce delle nuove situazioni. Cos\u00ec, almeno, ragiona chi crede nella filosofia come ragionamento sull&#8217;essere: perch\u00e9 l&#8217;essere, ripetiamo, non cambia a seconda dei tempi e delle mode; l&#8217;essere \u00e8 eterno, assoluto, perfetto, e solo la conoscenza intorno ad esso sar\u00e0, necessariamente, imperfetta, parziale, contingente.<\/p>\n<p>A monte di tale discussione, comunque &#8212; non possiamo e non vogliamo nasconderlo &#8211; sta una questione di portata molto pi\u00f9 generale: la filosofia, e l&#8217;etica che ne \u00e8 una diramazione, \u00e8 stata considerata, dai pensatori del passato, come una ricerca intorno all&#8217;uomo, o, almeno, incentrata sull&#8217;uomo, visto come una &quot;eccezione&quot; nel panorama del reale, vale a dire come il solo ente capace di auto-riflessione e, dunque, il pi\u00f9 evoluto del cosmo; il solo che meriti di essere considerato come soggetto e non solo come oggetto, in senso proprio, della ricerca medesima. Ma, si obietta oggi da pi\u00f9 parti, se tale pretesa fosse infondata; se l&#8217;uomo non fosse affatto l&#8217;&quot;eccezione&quot;; se la sua posizione nell&#8217;ambito del reale fosse pari a quella di tutti gli altri enti, e, dunque, se la sua pretesa di essere l&#8217;unico soggetto pensante non avesse alcun fondamento? In tal caso, si potrebbe ancora fare filosofia alla vecchia maniera, cio\u00e8 fondando la ricerca sul concetto dell&#8217;essere?<\/p>\n<p>In particolare: se si assume come punto di partenza l&#8217;evoluzionismo biologico, bisogna per forza di cose ammettere che l&#8217;uomo, come le altre specie viventi, non \u00e8 una specie fissa e immutabile, ma si va modificando; e che, in un futuro imprecisato, sar\u00e0 diventato radicalmente altro da quello che \u00e8 attualmente: non sar\u00e0 pi\u00f9 &quot;l&#8217;uomo&quot;, cos\u00ec come lo conosciamo oggi, ma una forma vivente che, allo stato attuale, possiamo a fatica immaginare. Potrebbe diventare, per esempio, una specie in parte naturale e in parte artificiale, una sorta di cyborg dotato di ogni attrezzatura tecnologica per fronteggiare molte possibili evenienze storiche, climatiche, ambientali, e per sopravvivere senza bisogno di soddisfare quei bisogni che sono, invece, assolutamente vitali per l&#8217;uomo odierno, oltre che senza bisogno di ricorrere a improvvisazioni empiriche, ma facendosi guidare in ogni circostanza da un elaboratore elettronico capace di esaminare, soppesare e scartare, o adottare, milioni di scelte in un tempo incredibilmente breve.<\/p>\n<p>Ecco come Paul Valadier ha posto la questione in un articolo intitolato \u00abL&#8217;umanit\u00e0, un&#8217;eccezione?\u00bb (apparso su \u00abLa civilt\u00e0 cattolica\u00bb, n. 3846, 2010, pp. 459-60):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Se si pu\u00f2 annunciare &quot;la fine del&#8217;eccezione umana&quot;, \u00e8 anche perch\u00e9 lo stato attuale dell&#8217;umanit\u00e0 non \u00e8 che una tappa provvisoria in una prevista evoluzione pi\u00f9 generale. Gilbert Hottois avanza &quot;un&#8217;ipotesi insostenibile per i fautori degli umanesimi tradizionali, religiosi o filosofici&quot;, che \u00e8 questa: &quot;L&#8217;analogia che invita a pensare a un futuro molto lontano alla luce di un passato molto lontano suggerisce semplicemente che le entit\u00e0, derivanti dalla nostra umanit\u00e0 attraverso un numero indefinito di punti imprevedibili, potranno essere tanto diverse da noi, quanto noi siamo diversi dalle prime forme della vita terrestre&quot; (&quot;Dignit\u00e9 et diversit\u00e9 des hommes&quot;, Paris, 2009, p. 178).<\/p>\n<p>Prolungando la freccia dell&#8217;evoluzione, perch\u00e9 non intravedere una umanit\u00e0 completamente diversa dalla falsa &quot;eccezione umana&quot; una sorta di super-umanit\u00e0, i cui tratti saranno tanto diversi da noi quanto noi lo siamo dalle specie animali o dalle forme di umanit\u00e0 descritte nei discorsi evoluzionisti? Non mancano poi ricerche e programmi per &quot;migliorare&quot; la specie in nome di una plasticit\u00e0 integrale dell&#8217;essere umano; non solo il suo statuto attuale non \u00e8 definitivo, ma, specialmente per mezzo delle scienze cognitive, e delle nano scienze, sar\u00e0 possibile fornire all&#8217;uomo capacit\u00e0 fino allora sconosciute. Che cosa serve, dunque, vantarsi di una eccezionalit\u00e0 che senza dubbio non \u00e8 che una fase provvisoria e breve, nel corso di una lunga avventura che cela tante possibilit\u00e0 umane ancora sconosciute? [&#8230;] Nella stessa linea, alcuni annunciano che noi stiamo andando verso una &quot;post-mortalit\u00e0&quot;, poich\u00e9 &quot;l&#8217;entrata del cyborg &#8212; un essere in completa simbiosi con la tecnica &#8212; e del post-umano sulla scena culturale e attesta, in modo pi\u00f9 globale, la volont\u00e0 di prolungare indefinitamente la durata dell&#8217;esistenza umana per mezzo di una fusione uomo-macchina&quot; (C. Lafontaine, &quot;La societ\u00e9 postmortelle&quot;, Paris, 2008, p. 69). Ci\u00f2 che noi consideriamo un&#8217;eccezione, in realt\u00e0 non \u00e8 che una tappa verso una umanit\u00e0 completamente diversa, pi\u00f9 intelligente (perci\u00f2, si suppone, meno saccheggiatrice e meno &quot;criminale&quot;), non soggetta alla morte (perci\u00f2 meno angustiata e quindi meno violenta), pi\u00f9 capace di comprendere l&#8217;universo e, in particolare, gli animali nostri amici. Inoltre questa volont\u00e0 di &quot;perfezionare la vita per mezzo delle tecniche corrisponde all&#8217;abbandono della credenza nell&#8217;emancipazione politica&quot; (Lafontaine): la rivoluzione tecnologica prender\u00e0 ampiamente il posto delle rivoluzioni politiche, cos\u00ec dispendiose in fatto di vittime e del resto inutili. Si profila dunque un&#8217;altra epoca che abolir\u00e0 la fase attuale, falsamente considerata come eccezionale o come situazione non superabile della specie umana.\u00bb<\/p>\n<p>Bello, davvero: possiamo solo augurarci di non vivere abbastanza da vedere la realizzazione di questo paradiso in terra. E non perch\u00e9 abbiamo la bench\u00e9 minima forma di nostalgia verso le rivoluzioni politiche e le stragi ad esse collegate; n\u00e9, meno ancora, perch\u00e9 consideriamo l&#8217;uomo perfetto cos\u00ec com&#8217;\u00e8, o nutriamo una qualche forma di gelosia anticipata verso una sua possibile versione migliorata e perfezionata. Non certo per queste ragioni: ma perch\u00e9 l&#8217;idea di &quot;migliorare&quot; l&#8217;uomo mediante la tecno-scienza nasce da un progetto totalitario, a paragone del quale i progetti totalitari del passato, basati sulla politica, non erano che i balbettii di un bimbo in fasce; un progetto che finirebbe, qualora si realizzasse, per creare una specie mista umana-cibernetica, potenzialmente o effettivamente immortale, che non avrebbe origine da un umano atto di amore &#8211; per quanto, si capisce, lacunoso e imperfetto &#8212; ma dalla programmazione arrogante di una intelligenza fredda e spietata, il cui scopo sar\u00e0 abolire qualunque forma di sofferenza e che, per fare ci\u00f2, non esiter\u00e0 di fronte ad alcuna manipolazione, ad alcuna forzatura, ad alcun sovvertimento etico.<\/p>\n<p>Questo, riguardo ai contenuti di una eventuale societ\u00e0 post-umana e post-mortale. Riguardo ai fini e ai compiti della filosofia, ci permettiamo l&#8217;umile domanda: che scopo avrebbe ancora essa, intesa come ricerca intorno all&#8217;essere, da parte di una specie che volesse auto-promuoversi da ente ad essere, facendosi creatrice di se stessa e degli altri enti? Una simile post-umanit\u00e0 avrebbe ancora bisogno di filosofare? Crediamo di no: le basterebbero i computer per decidere, di volta in volta, come realizzare gli scopi pratici di una esistenza in cui le parole &quot;bene&quot; e &quot;male&quot; diverrebbero prive di senso, e verrebbero sostituite da &quot;risposta giusta&quot; ed &quot;errore&quot;. Come da programma informatico&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli assunti della filosofia sono perenni oppure devono essere continuamente ripensati in funzione dell&#8217;evoluzione storica; e, nel nostro caso, in funzione del moderno progresso scientifico, elemento<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[141,173],"class_list":["post-25177","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-filosofia","tag-immanuel-kant"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25177","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25177"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25177\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25177"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25177"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}