{"id":25174,"date":"2014-10-15T07:43:00","date_gmt":"2014-10-15T07:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/15\/la-filosofia-non-e-sapere-ma-ricerca-e-amore-della-verita\/"},"modified":"2014-10-15T07:43:00","modified_gmt":"2014-10-15T07:43:00","slug":"la-filosofia-non-e-sapere-ma-ricerca-e-amore-della-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/15\/la-filosofia-non-e-sapere-ma-ricerca-e-amore-della-verita\/","title":{"rendered":"La filosofia non \u00e8 sapere, ma ricerca e amore della verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il filosofo non \u00e8 colui che sa, ma colui che sa di non sapere e che, per tale motivo, \u00e8 alla ricerca di quella verit\u00e0 che gli manca e della quale, nondimeno, possiede un qualche indizio, oltre che un intenso e sincero desiderio, altrimenti non saprebbe nemmeno cosa cercare e da che parte dirigere i suoi passi.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 fastidioso, di pi\u00f9 ridicolo, di pi\u00f9 anti-filosofico, di colui che se ne va in giro tronfio, sazio e orgoglioso della propria verit\u00e0; del filosofo ufficiale che divulga dalla cattedra universitaria, con boria professorale, il suo sistema presuntuoso; del pensatore che ha trionfato sui dubbi, che ha piegato e sottomesso il non sapere, cos\u00ec come gli imperatori romani piegavano e sottomettevamo i barbari alle frontiere, e che, vittorioso di ogni resistenza, si ritiene giunto a padroneggiare senza pi\u00f9 rivali il cielo della conoscenza, e in diritto di guardare dall&#8217;alto in basso, con infinita commiserazione, i piccoli uomini che ancora si dibattono nelle tenebre dell&#8217;incertezza. Subito dopo, d&#8217;altra parte, nell&#8217;ordine delle cose fastidiose, vengono quei filosofi del dubbio perenne e malinconico, quei pensatori che del relativismo e dello scetticismo hanno fatto il loro credo alla rovescia e, della mancanza di certezze, il loro vanto e il loro motivo di fierezza; di quei personaggi negativi, ora crucciati e crepuscolari, ora disperatamente beffardi, i quali, forti del loro non sapere, si credono perci\u00f2 promossi, ipso facto, al rango di veri sapienti, perch\u00e9 hanno scambiato la coscienza di non sapere con un valore positivo: il &quot;vero&quot; sapere, che, secondo loro, consiste nella derisione e nel rifiuto sistematico di qualunque certezza e di qualunque verit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di due tipologie antropologiche solo apparentemente opposte, ma in realt\u00e0 speculari e profondamente simili: il filosofo che si vanta di aver capito tutto, alla Hegel, e quello che si vanta di aver capito che non c&#8217;\u00e8 niente da capire, alla Hume, non sono opposti, ma complementari, accomunati da una stessa attitudine essenzialmente anti-filosofica: perch\u00e9 la retta pratica filosofica \u00e8 la ricerca del vero, umile e tenace, ma anche paziente e fiduciosa; una ricerca che non finisce mai e che ha il suo significato in se stessa, ma nella quale non si pu\u00f2 dire che i primi passi siano perfettamente uguali agli ultimi, n\u00e9 che non vi sia una progressiva acquisizione di sapere: altrimenti, non sarebbe che uno sterile e discutibile passatempo.<\/p>\n<p>Cominciamo con una precisazione linguistica: certezza e verit\u00e0 sono due cose completamente diverse. La prima riguarda il grado di attendibilit\u00e0 che attribuiamo al nostro sapere ed \u00e8, pertanto, una condizione soggettiva di ordine psicologico; la seconda \u00e8 un dato oggettivo che non riguarda noi o le nostre credenze, ma che risiede nell&#8217;essenza delle cose. Si pu\u00f2 essere perfettamente certi di una cosa perfettamente falsa, ma non si pu\u00f2 in alcun modo pervenire alla verit\u00e0 in maniera ingannevole o surrettizia, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 o non \u00e8, n\u00e9 dipende da noi.<\/p>\n<p>Ora, la filosofia non \u00e8 la ricerca di una certezza, ma della verit\u00e0: non basta, pertanto, essere &quot;certi&quot; di aver raggiunto, o almeno intravisto, la verit\u00e0; bisogna che la verit\u00e0 si riveli a noi, non nella forma della certezza, ma nella forma sua propria, ossia nella verit\u00e0 stessa. Noi diciamo, per esempio, di essere certi che le cose stiano in un certo modo: significa, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, che siamo persuasi di una certa interpretazione della realt\u00e0. La verit\u00e0, tuttavia, \u00e8 un&#8217;altra cosa: non \u00e8 interpretazione, nostra, del mondo: \u00e8 la rivelazione del mondo a noi, cos\u00ec come esso \u00e8. Chi ha compreso questo \u00e8 filosofo; chi non lo ha compreso, no.<\/p>\n<p>Scriveva Antonio Capizzi nel suo ampio studio \u00abLa Repubblica cosmica\u00bb (Roma, Edizioni dell&#8217;Ateneo, 1982, pp. 20-22):<\/p>\n<p>\u00abI sostantivi &quot;philosoph\u00eca&quot; e &quot;phil\u00f2sophos&quot; non si distaccano, per tutta la prima met\u00e0 del quarto secolo, dai significati che il secolo precedente aveva attribuiti (nei rari casi in cui ne aveva fatto uso) ai loro antenati, l&#8217;aggettivo &quot;phil\u00f2sophos&quot; e il verbo &quot;philosoph\u00eain&quot;: la componente &quot;philo-&quot;, messa in rilievo gi\u00e0 da Tucidide, che affiancava il &quot;philosoph\u00eain&quot; (ricerca del sapere) al &quot;philokal\u00eain&quot; (ricerca della bellezza), venne ancora fortemente sentita da Platone, allorch\u00e9 opponeva &quot;phil\u00f2sophos&quot; a &quot;phil\u00f2doxos&quot; (amico delle apparenze), a &quot;philothe\u00e0m\u014dn&quot;-&quot;phil\u00e9koos&quot; (amante del vedere o dell&#8217;udire) e a &quot;philos\u00f3matos&quot;-&quot;philochr\u00e9matos&quot;-&quot;phil\u00f2timos&quot; (amante del proprio corpo, delle ricchezze, degli onori); venne tenuta presente anche dalla scuola di Isocrate, che mise &quot;phil\u00f2sophos&quot; in rapporto con &quot;phil\u00f2ponos&quot; (amante del lavoro); e d&#8217;altro canto il significato erodoteo di filosofia come semplice ricerca della verit\u00e0 si mantenne assai centrale non soltanto in Isocrate e in Platone, ma anche in Senofonte e nel giovane Aristotele. Platone, in modo particolare, mette tra &quot;soph\u00eca&quot; e &quot;philosoph\u00eca&quot; un distacco assai netto, come \u00e8 appunto quello che sussiste tra possesso e ricerca della scienza. Nel &quot;Liside&quot; Socrate, discutendo con Men\u00e9sseno il problema dell&#8217;amore, giunge ad un punto morto e viene assalito dal dubbio di avere ricercato in modo scorretto, ma coglie il disappunto di Liside, che stava seguendo la discussione con grande attenzione (213 C), e allora, sia per far riposare Meness\u00e9no, sia per soddisfare &quot;l&#8217;ansia di sapere&quot; (&quot;philosoph\u00eca&quot;) di Liside, propone di abbandonare quel tipo di ricerca (213 DE) e di cercare lumi in tre diverse categorie di &quot;sapienti&quot;; i poeti, &quot;padri della sapienza&quot; (213 E &#8211; 214 B), gli scritti &quot;dei pi\u00f9 sapienti&quot;, che si sono occupati &quot;della natura e del tutto&quot;) (214 BD), e gli &quot;antilogici&quot;, che sono &quot;sapienti in ogni campo&quot; (&quot;p\u00e0ssophoi&quot;, 216 B); ma la conclusione \u00e8 che tutti i sapienti&quot;parlano per enigmi&quot; (214 D), al punto che per seguirli Socrate stesso deve trasformarsi in indovino (216 D), e quindi sono, per la loro oscurit\u00e0, tanto poco utili quanto lo sono gli ignoranti per la loro inettitudine (218 A); e viene nuovamente preferito il filosofo, che \u00e8 l&#8217;ignorante cosciente della propria ignoranza e desideroso di uscirne (218 AB). Si delinea qui il discorso, ripreso poi nel &quot;Simposio&quot;, secondo il quale la filosofia \u00e8 intermedia tra sapienza e ignoranza; e pi\u00f9 tardi a Platone sorger\u00e0 il dubbio che la &quot;soph\u00eca&quot; sia una vetta accessibile soltanto alla divinit\u00e0, cosicch\u00e9 la &quot;philosoph\u00eca&quot; \u00e8 probabilmente il grado massimo di sapere che l&#8217;uomo pu\u00f2 raggiungere con le sue sole forze&quot;. \u00c8 comunque da escludersi che nell&#8217;Accademia la filosofia potesse essere concepita come una disciplina a s\u00e9 stante: la &quot;Repubblica&quot; chiarisce che il filosofo &quot;non desidera un solo settore della sapienza, ma la sapienza nel suo complesso&quot;; il &quot;Filebo&quot; accenna ad un modo filosofico e ad un modo non filosofico di studiare le singole scienze; e Aristotele nel &quot;Protrettico&quot;, scritto certamente ad Atene quando Platone \u00e8 ancor vivo, ragiona nello stesso modo limitatamente alla scienza della legislazione. \u00c8 chiaro che per Platone e per i suoi discepoli la filosofia non ha un oggetto proprio, ma \u00e8 un metodo di approccio alle varie discipline: non, per\u00f2, a tutte le discipline indiscriminatamente. La filosofia si accorda con le matematiche (geometria e astronomia), con la musica e con la dialettica; non si accorda invece con la retorica (di qui la polemica con Isocrate, che vedeva nel retore coscienzioso il vero filosofo) n\u00e9 con la sofistica: quanto alla politica, quella demagogica che si basa sull&#8217;inganno verbale \u00e8 inconciliabile con la filosofia, ma non lo \u00e8 la scienza politica che poggia sulla retta conoscenza e sull&#8217;idea del bene.<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;identit\u00e0 di coloro che vengono chiamati filosofi, Platone sembra restringere la qualifica a Socrate e alla sua cerchia&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Dobbiamo scegliere e decidere, quindi, se vogliamo essere amici delle apparenze oppure della verit\u00e0; se vogliamo crederci, ed essere creduti, dei sapienti, o piuttosto tentare di esserlo. La prima strada \u00e8 quella della presunzione; la seconda, quella dell&#8217;umilt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma come avviene che la verit\u00e0 si rivela a noi? E chi ci assicura che essa sia tale, e che la nostra, appunto, non sia &quot;certezza&quot; soggettiva, ossia &quot;d\u00f2xa&quot;, apparenza, ma verit\u00e0 effettiva, in s\u00e9 e per s\u00e9? Il filosofo \u00e8 colui che cerca la verit\u00e0 attraverso il pensiero; ma non attraverso il solo pensiero logico-matematico, non attraverso la sola ragione strumentale e calcolante; bens\u00ec attraverso il pensiero come atto totale, come &quot;verbo&quot;, come parola in cui la Verit\u00e0 si manifesta.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 delle cose \u00e8 inerente ad esse; e per tutte le cose, tranne che per l&#8217;uomo, coincide con la loro essenza; solo nell&#8217;uomo essa pu\u00f2 darsi o non pu\u00f2 darsi, a seconda che gli uomini siano fedeli, oppure no, alla verit\u00e0 di cui sono portatori. Un sasso non pu\u00f2 essere che un sasso: quella \u00e8 la sua essenza; quella \u00e8 la sua verit\u00e0. Cos\u00ec la pianta, cos\u00ec l&#8217;animale. L&#8217;uomo, e soltanto l&#8217;uomo &#8212; almeno fra le creature visibili del mondo naturale, e lasciando aperto e impregiudicato discorso sul mondo soprannaturale &#8212; \u00e8 dotato della libera ragione, per mezzo della quale pu\u00f2 scegliere se aderire o meno alla propria verit\u00e0, realizzando la sua essenza. La filosofia, allora, \u00e8 la ricerca della verit\u00e0 esistente nelle cose: verit\u00e0 che coincide con la natura delle cose, con la loro essenza; e che, per gli esseri liberi e ragionevoli, diviene un fatto possibile, ma non necessario.<\/p>\n<p>La ricerca della verit\u00e0, pertanto, si articola su due piani: uno riguardante le cose naturali, nelle quali realt\u00e0 e verit\u00e0 coincidono; e uno riguardante le cose soprannaturali, nelle quali la realt\u00e0 e la verit\u00e0 coincidono solo se esse lo vogliono. L&#8217;uomo \u00e8 posto nel punto d&#8217;intersezione del mondo naturale del mondo soprannaturale ed \u00e8, da un punto di vista filosofico, l&#8217;oggetto della propria ricerca, cosa che rende la ricerca stessa pi\u00f9 facile, ma anche pi\u00f9 difficile. Pi\u00f9 facile, perch\u00e9 la cosa cercata \u00e8, per lui, la stessa del ricercatore; pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 egli deve tentare di guardare dal di fuori la realt\u00e0 all&#8217;interno della quale naturalmente si muove.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. L&#8217;uomo, e soltanto l&#8217;uomo, possiede la facolt\u00e0 di tradire la verit\u00e0 che risiede in lui stesso. Le filosofie che negano la dimensione soprannaturale dell&#8217;uomo, vanificano fin dal principio la loro ricerca, perch\u00e9 mutilano l&#8217;oggetto di essa. Non si pu\u00f2 avvicinarsi alla verit\u00e0 dell&#8217;uomo, se dell&#8217;uomo si ha un&#8217;idea incompleta e deformata: il destino dell&#8217;uomo, cos\u00ec come la sua vocazione, dipendono dalla decisione che si assume riguardo alla sua natura. E qualunque discorso intorno all&#8217;uomo, qualunque ricerca intorno alla sua verit\u00e0, dipende dall&#8217;essenza che gli attribuiamo: l&#8217;impostazione della ricerca ne prefigura i risultati. Non si pu\u00f2 andare a caccia di elefanti con la retina per le farfalle; non si pu\u00f2 capire qualcosa di un essere umano, se ci si ferma alla sua apparenza corporea. Beninteso: anche gli altri enti possiedono una dimensione profonda, che va oltre la mera apparenza fisica: nell&#8217;uomo soltanto, per\u00f2, stando a quel che sappiano, la dimensione profonda riguarda la decisione intorno all&#8217;essenza della propria natura. In altre parole: un sasso non pu\u00f2 essere altra cosa da un sasso; per un cane che, ad esempio, si lascia morire di fame sulla tomba del padrone, la cosa \u00e8 gi\u00e0 diversa: egli sta gi\u00e0 scegliendo di essere qualcosa d&#8217;altro dalla semplice animalit\u00e0. Potrebbe vivere, solo che accettasse il cibo che gli viene offerto: a ci\u00f2 lo porterebbe la sua intima essenza, la sua natura animale; tuttavia lo rifiuta, in nome di una scelta assolutamente volontaria: a quel punto \u00e8 gi\u00e0 qualche cosa d&#8217;altro da s\u00e9, una creatura che noi non sappiamo definire, perch\u00e9 non esistono parole o concetti per descriverne l&#8217;essenza. Sappiamo solo quello che non \u00e8, quello che non \u00e8 pi\u00f9: sappiamo solo che ha cessato d&#8217;essere semplicemente un cane.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo, la libert\u00e0 di scelta \u00e8 permanente e decisiva, fa cio\u00e8 parte della sua essenza: l&#8217;uomo \u00e8 la creatura che pu\u00f2 decidere di essere quel che vuole essere. Tremenda responsabilit\u00e0, meraviglioso fardello che grava sulle sue spalle. Gli esistenzialisti come Sartre hanno visto in questa libert\u00e0 una autentica maledizione; padronissimi di farlo: hanno assunto il punto di vista secondo il quale l&#8217;essenza dell&#8217;uomo non sia la libert\u00e0, non sia di natura spirituale, e ne hanno dedotto che la libert\u00e0 \u00e8 la sua condanna, perch\u00e9 lo costringe a una condizione ingestibile e insopportabile.<\/p>\n<p>Quando dicevamo che la verit\u00e0 non pu\u00f2 essere trovata solo per la via del Logos logico-matematico, intendevamo proprio questo: che, per avvicinarsi ad essa, \u00e8 necessario uno slancio di tutto il nostro essere; il pensiero costituisce la preparazione e fornisce la spinta iniziale, ma non basta, perch\u00e9 non \u00e8 tutto: l&#8217;uomo non \u00e8 solo pensiero, \u00e8 un essere totale, un microcosmo. Di conseguenza, la verit\u00e0 non potrebbe rivelarsi a lui solo ed esclusivamente per via logico-razionale; per forza di cose, egli pu\u00f2 aprirsi ad essa se vi si accosta nella sua totalit\u00e0, che va oltre la dimensione razionale.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza della verit\u00e0 \u00e8 una esperienza totale, ma \u00e8 comunque una esperienza: non un&#8217;ipotesi, non una teoria, non un postulato; ma un fatto. Si pu\u00f2 giungere alla verit\u00e0, anche se non la si pu\u00f2 abbracciare tutta d&#8217;un sol colpo. Perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 creatura, non creatore; \u00e8 un essere totale, ma che non si \u00e8 dato da se stesso la sua totalit\u00e0: l&#8217;ha ricevuta, l\u00e0 dove Realt\u00e0 e Verit\u00e0 coincidono, e dove Libert\u00e0 e Necessit\u00e0 sono una cosa sola. E in ci\u00f2 risiedono l&#8217;oggetto, lo scopo ultimo del suo cercare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il filosofo non \u00e8 colui che sa, ma colui che sa di non sapere e che, per tale motivo, \u00e8 alla ricerca di quella verit\u00e0 che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[97,141,221,263],"class_list":["post-25174","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-aristotele","tag-filosofia","tag-platone","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25174","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25174"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25174\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25174"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25174"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25174"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}