{"id":25173,"date":"2010-04-09T08:30:00","date_gmt":"2010-04-09T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/09\/la-modernita-inizia-quando-la-filosofia-delle-citta-sconfigge-la-filosofia-dei-monasteri\/"},"modified":"2010-04-09T08:30:00","modified_gmt":"2010-04-09T08:30:00","slug":"la-modernita-inizia-quando-la-filosofia-delle-citta-sconfigge-la-filosofia-dei-monasteri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/09\/la-modernita-inizia-quando-la-filosofia-delle-citta-sconfigge-la-filosofia-dei-monasteri\/","title":{"rendered":"La modernit\u00e0 inizia quando la filosofia delle citt\u00e0 sconfigge la filosofia dei monasteri"},"content":{"rendered":"<p>La partita decisiva della modernit\u00e0 non si \u00e8 giocata con l&#8217;Illuminismo e l&#8217;\u00abEncyclop\u00e9die\u00bb, n\u00e9 con la Rivoluzione scientifica del XVII secolo, e nemmeno con l&#8217;Umanesimo e il Rinascimento: ma prima ancora, nel XII secolo, quando la filosofia dei monasteri &#8211; che, per secoli, erano stati gli unici centri di cultura e di vera spiritualit\u00e0 &#8211; ingaggi\u00f2 la sua battaglia contro la filosofia delle universit\u00e0 cittadine: e la perse.<\/p>\n<p>Potremmo perfino indicare una data, un luogo e una circostanza precisi, ad indicare quel momento decisivo nella storia del pensiero occidentale: la data \u00e8 il 1108; il luogo \u00e8 la cattedrale di Parigi ancora in costruzione; la situazione \u00e8 la disputa fra il &quot;magister&quot; della scuola, Guglielmo di Champeaux, e il suo giovane allievo Pietro Abelardo, alla presenza di una folla, compresa e partecipe, di centinaia di spettatori.<\/p>\n<p>L&#8217;oggetto della disputa: la questione degli universali. Si trattava, cio\u00e8, di stabilire se gli universali (quelli che, nella filosofia di Platone, corrispondono alle Idee), siano una &quot;res&quot;, abbiano cio\u00e8 esistenza in se stessi e un grado di realt\u00e0 non diverso dai sostantivi di persona o cosa; oppure se essi siano soltanto &quot;sermo&quot;, concetto, vale a dire parole cui corrisponde un significato, con un proprio contenuto logico.<\/p>\n<p>La posizione realista, in linea con la filosofia di Platone e di Sant&#8217;Agostino, \u00e8 sostenuta da Guglielmo di Champeaux; quella concettualista, critica verso il nominalismo di Roscellino (gi\u00e0 condannato dal Concilio di Soissons del 1092), ma altrettanto critica verso il realismo, \u00e8 sostenuta con grinta straordinaria da un giovane ambizioso e passionale, che sta facendo molta strada e si sta mettendo in luce per i suoi atteggiamenti speculativi audacemente anticonformisti: Pietro Abelardo (che il grosso pubblico moderno conosce soprattutto per la sua melodrammatica storia d&#8217;amore con la sua allieva Eloisa; storia che mostra soltanto quanto lei fosse capace di alto sentire e quanto lui, invece, fosse arido e meschino).<\/p>\n<p>Oggi si tende a dimenticarlo, ma la ripresa urbana iniziata con l&#8217;XI secolo non proiett\u00f2 solamente luci, ma anche ombre sulla vicenda spirituale dell&#8217;Europa medievale: molti intellettuali videro in essa &#8211; e non a torto &#8211; l&#8217;inizio di quel processo di progressivo allontanamento da Dio e dalla spiritualit\u00e0 che, pi\u00f9 tardi, avrebbe preso il nome di secolarizzazione. In effetti, anche la disputa di Parigi del 1108 si svolse, s\u00ec, in un edificio sacro &#8211; una cattedrale &#8211; ma nel contesto della nascente cultura urbana, quando gi\u00e0 il monastero aveva perduto la sua presa spirituale sull&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 domandare perch\u00e9 mai il primo, sofferto sforzo speculativo del basso Medioevo abbia avuto come centro ideale la disputa su una questione apparentemente cos\u00ec astratta, come gli universali. La risposta \u00e8 facile: non era affatto una questione astratta, perch\u00e9 da essa discendevano decisive conseguenze sul piano religioso, politico, sociale e culturale.<\/p>\n<p>Se, infatti, gli universali sono una sostanza reale, allora \u00e8 legittima la pretesa universale dei due grandi poteri del tempo, la Chiesa e l&#8217;Impero; allora esiste un principio di verit\u00e0, unico, indubitabile, oggettivo; allora anche la Trinit\u00e0 rimane salda al centro del creato, perch\u00e9 riunisce in unit\u00e0 le tre Persone divine. Se, viceversa, gli universali non esistono che come concetto logico di colui che li pensa, collegandoli alle cose individuali, allora tutto questo edificio, consacrato dai secoli, incomincia a franare, lentamente, ma inarrestabilmente&#8230; E che stia continuando a franare ancora oggi, \u00e8 sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Ebbene: la disputa si conclude con il trionfo di Pietro Abelardo. Sotto il suo argomentare logico, implacabile, incalzante, Guglielmo di Champeaux, il suo vecchio maestro, deve pubblicamente riconoscersi sconfitto e abbandonare clamorosamente la cattedra, schiacciato dal peso dell&#8217;umiliazione patita. Ha vinto Abelardo, ha vinto il concettualismo; e la modernit\u00e0 ha vinto la sua partita decisiva. Tutto quel che viene dopo, non sar\u00e0 che l&#8217;inevitabile conseguenza di quella vicenda e di quella disfatta del realismo di matrice platonica.<\/p>\n<p>\u00c8 ben vero che San Tommaso d&#8217;Aquino, nel XIII secolo, riprende la questione e la risolve con incomparabile eleganza, distinguendo l&#8217;universale &quot;ante rem&quot;, ossia con una propria individualit\u00e0 che precede gli oggetti individuali; l&#8217;universale &quot;in re&quot;, cio\u00e8 nelle cose stesse; e l&#8217;universale &quot;post rem&quot;, ossia un&#8217;astrazione presente solo nella mente umana: che corrispondono, pi\u00f9 o meno, al realismo, al concettualismo e al nominalismo (quest&#8217;ultimo nella sua versione pi\u00f9 moderata e non in quella estrema dell&#8217;universale come &quot;flatus voci&quot;). Ma l&#8217;ha risolta davvero, o l&#8217;ha solamente mascherata, aggirando il punto fondamentale?<\/p>\n<p>La cultura moderna vorrebbe farci credere che il Medioevo sia stato un lungo sonno della ragione, un periodo di oscurit\u00e0, superstizione e barbarie. Questo \u00e8, pi\u00f9 o meno, quello che migliaia di professori di filosofia insegnano oggi nei licei e nelle universit\u00e0; che innumerevoli romanzieri, giornalisti, registi cinematografici e televisivi continuano a ripetere, fino alla noia, ad esempio descrivendoci il mondo dei monasteri &#8211; come ne \u00abIl nome della rosa\u00bb di Umberto Eco &#8211; come una sentina di vizi, di malvagit\u00e0, di ipocrisia e di intolleranza.<\/p>\n<p>Altro che rivedere i testi di storia del &#8216;900, bisognerebbe partire almeno dal Medioevo, di cui si vuol fare di tutto per presentare un&#8217;immagine orribilmente deformata: e questo perch\u00e9 non si ha l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di ammettere che la si vuole deturpare per spirito fazioso, vale a dire per avversione ideologica nei confronti del Cristianesimo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, il &quot;buio&quot; Medioevo: per\u00f2 le cattedrali stanno l\u00ec, come mirabili montagne di pietra istoriata, a testimoniare lo slancio di una intera civilt\u00e0 verso il divino, verso il trascendente&#8230; Macch\u00e9 monasteri pieni di frati corrotti, lascivi, sadici, ignoranti e fanatici, incapaci di bont\u00e0 e di sorriso. Vogliamo parlare di numeri?<\/p>\n<p>Nel 1.098 viene fondato l&#8217;ordine cistercense da 21 frati al seguito di Roberto di Molesme; 50 anni dopo, esso pu\u00f2 contare 344 abbazie, le quali, nel 1200, sono salite a 530, sparse in tutta Europa, dalla Norvegia al Portogallo, dall&#8217;Irlanda all&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Ancora.<\/p>\n<p>Nel 1226, l&#8217;anno della morte di San Francesco, l&#8217;ordine mendicante da lui fondato conta 5.000 membri sparsi fra Ungheria, Inghilterra, Germania, Francia, Spagna e Italia. Nel 1280, vale a dire poco pi\u00f9 d mezzo secolo dopo, i francescani sono diventati 200.000 e vivono in 8.000 conventi. La loro regola \u00e8 durissima, eppure la crescita dell&#8217;ordine \u00e8 spettacolare (cit. in Ruffaldi, Caretti, Nicola, \u00abIl pensiero plurale\u00bb, Torino, Loescher, 2008, vol. I, p. 616, 634).<\/p>\n<p>Tutti pazzi, fanatici e ignoranti; tutti bruti, odiatori del mondo e della civilt\u00e0? Suvvia, lasciamo dire queste sciocchezze ai mediocri ed attardati eredi di quella mediocre cosa che \u00e8 stata l&#8217;Illuminismo; lasciamo che a parlare sia il puro buon senso. Le condizioni di vita non erano tali da giustificare una fuga in massa dalla societ\u00e0 civile; al contrario, come si \u00e8 detto, \u00e8 proprio dall&#8217;XI e dal XII secolo che un nuovo fervore di vita percorre l&#8217;Europa, conseguenza della rivoluzione agricola: ed anche le citt\u00e0 cominciano a rifiorire. Le ultime grandi incursioni barbariche &#8211; dei Vichinghi, dei Saraceni, degli Ungari &#8211; sono ormai un lontano ricordo del passato. Vi sono opportunit\u00e0 di lavoro e di guadagno per nuove classi sociali, prima impensabili: dai professionisti agli artigiani, dai commercianti ai banchieri.<\/p>\n<p>No, la spiegazione della &quot;fuga dal mondo&quot; per il malessere economico-sociale non regge: un fenomeno di proporzioni cos\u00ec impressionanti non si verifica in un&#8217;epoca di espansione della vita materiale, ma semmai di regressione; a meno che non abbia delle profonde, autentiche, vitali radici spirituali. A meno, cio\u00e8, che non abbia realmente una proposta affascinante per gli uomini e per le donne (non dimentichiamo le donne: Ildegarda di Bingen, Mechthild von Magdeburg e tante altre) del proprio tempo. In cambio di una vita poverissima, materialmente ridotta all&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Come dice Dante (\u00abParadiso\u00bb, 73-84):<\/p>\n<p>\u00abMa perch&#8217;io non proceda troppo chiuso,<\/p>\n<p>Francesco e Povert\u00e0 per questi amanti<\/p>\n<p>prendi oramai nel mio parlar diffuso.<\/p>\n<p>La loro concordia e i lor lieti sembianti,<\/p>\n<p>amore e meraviglia e dolce sguardo<\/p>\n<p>fac\u00eceno esser cagion di pensier santi;<\/p>\n<p>tanto che &#8216;l venerabile Bernardo<\/p>\n<p>si scalz\u00f2 prima, e dietro a tanta pace<\/p>\n<p>corse e, correndo, li parve esser tardo.<\/p>\n<p>Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!<\/p>\n<p>Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro<\/p>\n<p>Dietro allo sposo, s\u00ec la sposa piace.\u00bb<\/p>\n<p>Ma intanto, in mezzo a tutto questo fervore religioso, qualcosa sta cambiando. La rinascita delle citt\u00e0 e il rifiorire dei commerci porta alla formazione delle banche, la cui logica \u00e8 basata sul prestito del denaro a interesse: ci\u00f2 che la Chiesa aveva sempre condannato, equiparandolo all&#8217;usura.<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>Il successo dei mercanti, basato su una percentuale di rischio calcolato, sposta significativamente l&#8217;orizzonte etico e spirituale del borghese, questa nova figura sociale che \u00e8 al centro della trasformazione: il lavoro, per lui, non \u00e8 pi\u00f9 strumento di redenzione dal peccato, ma occasione per l&#8217;accumulo di ricchezza; e non per spenderla, come fa il nobile, ma per reinvestirla in altre imprese e per aumentarla sempre di pi\u00f9, in un vortice senza fine.<\/p>\n<p>Il mercante si va convincendo che la sua fortuna dipende unicamente dal senso degli affari, dall&#8217;intelligenza, dalla spregiudicatezza, dalla capacit\u00e0 di correre dei rischi in vista di notevoli profitti: la sua anima si allontana da Dio. Non ringrazia pi\u00f9 il Creatore per il proprio pane quotidiano, come ancora fa il contadino, ma si esalta al pensiero della propria bravura, del proprio intuito: di quella che Boccaccio chiamer\u00e0 &quot;l&#8217;industria&quot;: qualit\u00e0 puramente umana, come se la creatura fosse divenuta autosufficiente.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 europea \u00e8 giunta a un bivio, e i suoi intellettuali lo sanno; anche quando sembrano disputare di cose lontanissime dalla realt\u00e0 del lavoro e della vita di ogni giorno, come nel caso della ricerca filosofica sulla natura degli universali. La posta in gioco \u00e8 alta, molto alta: alla cultura urbana corrisponde un modello di vita laico e secolare, che, almeno tendenzialmente, contraddice nella maniera pi\u00f9 radicale i valori del Vangelo, primo fra tutti la povert\u00e0.<\/p>\n<p>La povert\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un valore, non \u00e8 pi\u00f9 una scelta di vita che avvicina a Dio; al contrario, incomincia ad apparire come un peso, come una maledizione, contro cui bisogna lottare strenuamente. A partire da quest&#8217;epoca, il povero non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;immagine vivente del Cristo, ma un disgraziato, un vagabondo, una potenziale minaccia e un oggetto di disprezzo. Anche i valori cortesi e cavallereschi sono al tramonto: quello che conta \u00e8 la potenza del denaro; denaro non da spendere in gesti di magnificenza, ma da accumulare senza posa.<\/p>\n<p>In un primo tempo, le corporazioni di mestiere servono anche a regolamentare la concorrenza fra le imprese e a combattere le fonti di guadagno illecito: l&#8217;antica diffidenza verso il Dio denaro \u00e8 ancora viva; poco a poco andr\u00e0 spegnendosi, e il nuovo modello vincente sar\u00e0 proprio quello del commerciante e del banchiere che diventano sempre pi\u00f9 ricchi, con ogni mezzo, senza guardare in faccia a nessuno<\/p>\n<p>Inoltre, a partire da quest&#8217;epoca, l&#8217;abitante delle citt\u00e0 comincia a sentirsi superiore al contadino, pur essendo egli stesso un contadino inurbato (abitante dei borghi, da cui &quot;borghese&quot;): e lo detesta e lo disprezza con quella bieca protervia che si riserva a ci\u00f2 che si \u00e8 stati, ma che non si vuole pi\u00f9 ricordare.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa incomincia a tagliare le proprie radici, a divenire schizofrenica: le citt\u00e0 vivono dei prodotti della terra, del lavoro dei contadini; ma sono anche il luogo ove si accumula denaro e dove si elaborano i nuovi modelli culturali, basati su una progressiva laicizzazione. &quot;Contadino&quot; diviene un&#8217;offesa; ancora un po&#8217; di tempo, e anche &quot;prete&quot; diverr\u00e0 un dispregiativo. Si legga Boccaccio, si legga Chaucer, si legga la \u00abNencia da Barberino\u00bb di Lorenzo de&#8217; Medici: la satira del &quot;villano&quot; \u00e8 diventata il condimento pi\u00f9 gustoso del repertorio comico-burlesco.<\/p>\n<p>La filosofia delle citt\u00e0 &#8211; disinibita, presuntuosa, arrogante &#8211; ha vinto; e quella dei monasteri ha perduto: anche se il diffondersi degli ordini mendicanti e la costruzione delle grandi cattedrali testimoniano che la fede e la ricerca di una dimensione spirituale della vita non sono ancora venute meno.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una vittoria di cui si dovrebbe andare troppo fieri, comunque, quella della filosofia cittadina; presenta le sue ombre e non solo delle luci, come la cultura di matrice illuminista vorrebbe farci credere.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non \u00e8 fatto solo per guadagnare e accumulare sempre pi\u00f9 denaro; vi \u00e8 una dimensione trascendente, in lui, che \u00e8 stata mortificata, vilipesa, negata, perfino psicanalizzata, quasi fosse una patologia.<\/p>\n<p>Quali sono le cattedrali della modernit\u00e0? Le Borse, gli aeroporti, i centri commerciali? Quali sono i riti che vi si celebrano e qual \u00e8 il nuovo clero che detiene il potere? Che appagamento trovano in tali liturgie le autentiche esigenze dell&#8217;anima?<\/p>\n<p>Dovremmo farcele, queste domande, ogni tanto.<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 passatismo: questo \u00e8 puro buon senso.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 medievale ne aveva, di buon senso, pi\u00f9 di quello che oggi non si creda e non si voglia ammettere; cos\u00ec come ne aveva, e parecchio, la nostra antica civilt\u00e0 contadina, scomparsa appena due generazioni or sono.<\/p>\n<p>E noi, quanto buon senso abbiamo ancora?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partita decisiva della modernit\u00e0 non si \u00e8 giocata con l&#8217;Illuminismo e l&#8217;\u00abEncyclop\u00e9die\u00bb, n\u00e9 con la Rivoluzione scientifica del XVII secolo, e nemmeno con l&#8217;Umanesimo e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,202],"class_list":["post-25173","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25173","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25173"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25173\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25173"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25173"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25173"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}