{"id":25172,"date":"2015-07-29T12:39:00","date_gmt":"2015-07-29T12:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/con-labbandono-della-metafisica-sono-finite-anche-le-filosofie-della-storia\/"},"modified":"2015-07-29T12:39:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:39:00","slug":"con-labbandono-della-metafisica-sono-finite-anche-le-filosofie-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/con-labbandono-della-metafisica-sono-finite-anche-le-filosofie-della-storia\/","title":{"rendered":"Con l\u2019abbandono della metafisica sono finite anche le filosofie della storia?"},"content":{"rendered":"<p>Lo sapeva Immanuel Kant, allorch\u00e9 infliggeva la ferita mortale al valore e al significato della metafisica, che stava colpendo a morte, nel medesimo tempo e per le stesse ragioni, anche la filosofia della storia?<\/p>\n<p>Di fatto, le due cose sono inevitabilmente collegate: niente metafisica, niente pi\u00f9 filosofia della storia. \u00c8 logico: che altro sono le filosofie della storia, se non il tentativo di leggere nella storia, nel suo divenire, nel succedersi degli eventi, un disegno complessivo, un ordine metafisico, celato, appunto, dietro l&#8217;apparente disordine, dietro l&#8217;apparente frammentariet\u00e0 e casualit\u00e0 dei fatti? Ma pensare a un disegno complessivo &#8212; e sia pure a un disegno immanente, come volevano gli idealisti tedeschi, Fichte ed Hegel in testa &#8212; equivale a pensare a una qualche forma di Provvidenza, e sia pure &quot;laica&quot;; il che, dopo la critica devastante di Kant alla metafisica, \u00e8 divenuto quasi una bestemmia.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che la filosofia della storia ha goduto ancora, per circa un secolo e mezzo, di una notevole fortuna presso il pubblico, anche se al prezzo di essere consegnata a dei filosofi di seconda scelta, il cui statuto e le cui credenziali erano quanto meno dubbi: in pratica, dopo Spengler (e dopo Toynbee) la filosofia della storia \u00e8 stata abbandonata, pi\u00f9 o meno come l&#8217;astrologia era stata abbandonata fra XVI e XVII secolo, e guardata con disdegno dalla sua erede &quot;per bene&quot;, l&#8217;astronomia moderna. Questa lunga sopravvivenza di un sapere in agonia, che aveva potuto fingere le apparenze della salute, \u00e8 stata dovuta quasi unicamente alla circostanza che lo storicismo romantico \u00e8 stato ripreso sia dall&#8217;idealismo di Croce e di Gentile, sia dal marxismo e dai suoi trionfanti araldi contemporanei, da Gramsci alla Scuola di Francoforte: l&#8217;uno e l&#8217;altro, eredi legittimi dell&#8217;hegelismo, cio\u00e8 di una concezione storica nata gi\u00e0 morta a causa della svalutazione kantiana della metafisica. Un grande equivoco, insomma, tenuto in vita, tutto sommato in modo artificiale, dal comunismo e dal fascismo, che avevano bisogno della filosofia della storia per &quot;giustificare&quot; le proprie visioni totalitarie del mondo.<\/p>\n<p>Ma quando \u00e8 nata, la filosofia della storia? Evidentemente, con il Cristianesimo: e S. Agostino, nel \u00abDe civitate Dei\u00bb, ne traccia il primo, grandioso affresco, dalla creazione del mondo alla fine dei tempi, passando per il sorgere e il crollare dei grandi imperi: l&#8217;egiziano, l&#8217;assiro-babilonese, il macedone, il romano. Agostino lo scrisse per confutare i pagani, che vedevano nel sacco di Roma, operato dai Visigoti di Alarico nel 410, l&#8217;annuncio della fine del mondo: no, la fine di Roma (ammesso che fosse giunta: cosa di cui egli dubitava) non significava la fine del mondo; l&#8217;impero di Roma era stato funzionale ai disegni della Provvidenza, favorendo la diffusione del Cristianesimo; ma esso ne era stato, appunto, solo uno strumento, non certo il fine.<\/p>\n<p>Prima del Cristianesimo, non si pu\u00f2 parlare di una filosofia della storia: le concezioni pagane della storia, basate sull&#8217;idea del tempo circolare e sull&#8217;eterno ritorno delle cose, non la rendevano possibile; solo una concezione lineare del tempo e solo un&#8217;idea finalistica del mondo, creano la possibilit\u00e0 di vedere nella storia il dispiegarsi di un disegno complessivo. Nessuno storico antico, nemmeno i pi\u00f9 grandi &#8212; come il greco Tucidide e il romano Tacito &#8212; si sono mai posti la domanda di senso complessiva circa la storia umana. Nessuno di essi si \u00e8 mai chiesto se la storia abbia un senso, perch\u00e9 se le cose ritornano continuamente, nessun disegno \u00e8 sotteso ad esse; n\u00e9 se abbia un fine, perch\u00e9 questo presuppone quello.<\/p>\n<p>Nemmeno Platone, che crede nella trasmigrazione della anime, si preoccupa molto del divenire storico: quel che gli interessa veramente \u00e8 il mondo delle Idee, non il mondo della storia. Il mondo della storia \u00e8 dominato dalle passioni umane: la superbia, l&#8217;arroganza: i vizi che hanno condotto Altantide alla rovina. All&#8217;uomo antico interessa soprattutto il presente: l&#8217;arte del buon governo, la Repubblica capace di assicurare ordine e giustizia; non il fine della storia. Quanto ad Aristotele, ci\u00f2 che gli preme non \u00e8 la storia, ma la politica: l&#8217;arte di governare la &quot;polis&quot;. Il suo Motore Immobile \u00e8 Pensiero: Pensiero che muove le cose e che attrae a s\u00e9 l&#8217;universo, facendosi amare, ma, in effetti, senza amarle: perch\u00e9 pensa solo s\u00e9 stesso ed ama solo s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Affinch\u00e9 nasca una filosofia della storia, c&#8217;\u00e8 bisogna di una rottura nel &quot;continuum&quot; temporale, anzi, di una doppia rottura: di una Creazione e una Distruzione finale; c&#8217;\u00e8 bisogno, quindi, di un Dio personale, che non si lascia soltanto amare, ma che ama attivamente gli esseri finiti, poich\u00e9 li ha creati per amore e per amore li richiama a s\u00e9: e che li ama, appunto, di un amore personale, uno per uno, come persone e non come semplici individui. Il Cristianesimo ha creato il concetto di persona, vale a dire di individuo unico e irripetibile, dotato di una dignit\u00e0 intrinseca, di una storia &quot;sacra&quot;, chiamato all&#8217;esistenza da un atto di amore specifico e votato ad uno scopo specifico: riconoscere, amare e servire il proprio Creatore. Per lo stesso motivo, il Cristianesimo ha posto alla base di tutto un Dio personale, come quello giudaico, e non di un Dio impersonale, come quello greco: di un Dio che prima di tutto \u00e8 Amore, e non Pensiero. Il senso della storia, per il Cristianesimo, \u00e8, dunque, l&#8217;Amore: la risposta degli uomini all&#8217;amore incommensurabile di Dio, spintosi fino a diventare uomo Lui pure, a soffrire la passione e a morire sulla croce, per risorgere e liberare l&#8217;intera umanit\u00e0 dalla schiavit\u00f9 del peccato.<\/p>\n<p>Le moderne filosofie della storia riprendono questo schema fondamentale, ponendo per\u00f2 lo Spirito, o il Popolo, o lo Stato, al posto di Dio: cos\u00ec Hegel, Mazzini, Gentile; qualcuno la classe (Marx), qualcuno l&#8217;Umanit\u00e0 (Comte), qualcun altro la razza, sia pure in senso spirituale e non meramente biologico (Spengler) e qualcuno, infine, nuovamente Dio (Toynbee): ma \u00e8 il canto del cigno della filosofia della storia. Gli ultimi due tentativi sono stati quelli di un professore americano di origine tedesca, Eugen Rosenstock-Huessy, che in Europa pochissimi conoscono (ed \u00e8 un peccato, perch\u00e9 il suo libro \u00abOut of Revolution\u00bb \u00e8 un classico del suo genere, come \u00abIl tramonto dell&#8217;Occidente\u00bb di Spengler e come \u00abCivilt\u00e0 al paragone\u00bb di Toynbee), che riprende, in sostanza, il modello cristiano; e, buon ultimo, l&#8217;americano di origine giapponese Francis Fukuyama, secondo il quale il trionfo della civilt\u00e0 liberal-democratica pone sul tappeto, niente di meno, la questione della fine non solo delle filosofie della storia, ma della storia stessa.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;abbandono della filosofia della storia era comunque un effetto pressoch\u00e9 inevitabile del pensiero moderno, vista la direzione da esso presa a partire dal momento in cui, dopo aver messo fra parentesi l&#8217;ipotesi Dio e dopo la delusione avuta dallo sgretolamento della nuova religione immanentistica fondata sul Progresso, esso ha incominciato a dubitare di s\u00e9 stesso, dell&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;Io, della realt\u00e0 oggettiva, della possibilit\u00e0 di una conoscenza assoluta e non relativa delle cose (tutti elementi gi\u00e0 impliciti, lo ripetiamo, nel criticismo kantiano: il Noumeno, la &quot;cosa in s\u00e9&quot;, essendo inconoscibile): nessuna meraviglia, quindi, che oggi, praticamente, non vi sia pi\u00f9 un solo filosofo (o storico) il quale osi farne menzione.<\/p>\n<p>Ha scritto il grande storico Georges Lefebvre, uno dei massimi studiosi della Rivoluzione francese, nel suo saggio \u00abLa storiografia moderna\u00bb (titolo originale: \u00abLa naissance de l&#8217;historiographie moderne\u00bb, Paris, Flammarion, 1971; traduzione dal francese Emilio Renzi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1973, pp. 288-289):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Un&#8217;altra conseguenza [della rinuncia, da parte degli storici moderni, allo stile brillante]\u00e8 l&#8217;abbandono completo di quella filosofia ella storia di cui abbiamo cos\u00ec spesso parlato. Lo storico erudito occidentale, dal momento che la pratica della critica limita la sua fiducia nella capacit\u00e0 di penetrazione dello spirito e gli ricorda l&#8217;impossibilit\u00e0 di toccare con la testimonianza della storia la causa prima delle cose, di constatare, per esempio, in modo sperimentale, l&#8217;azione della provvidenza, ha completamente assimilato la posizione positivistica. Ha sistematicamente eliminato le preoccupazioni metafisiche, di conseguenza la filosofia ella storia che non \u00e8 mai altro che metafisica. Lo &quot;Historismus&quot; dei tedeschi si \u00e8 mantenuto e pi\u00f9 che mai li separa dall&#8217;Occidente. In Auguste Comte la filosofia della storia aveva assunto, \u00e8 vero, un carattere positivo, estraneo, secondo lui, alla storia. Ma gli storici eruditi, obbligati, di fatto, a delimitare le loro ricerche a periodi circoscritti e brevi, si sono rifiutati di dedicarsi alla ricerca delle leggi della storia, come la legge dei tre stadi, che essi hanno lasciato cadere. Diventati positivisti, gli storici hanno partecipato di quello stato d&#8217;animo che ha dominato la seconda met\u00e0 del XIX secolo, ma non hanno seguito Taine al punto da identificare il metodo storico con quello delle scienze naturali e da innalzarsi sino alla constatazione di leggi nel senso in cui [&#8230;] lo intendeva Taine, cio\u00e8 di tipi, di costanti.. Quale che sia il loro intimo convincimento sui problemi metafisici e religiosi, in misura crescente essi si sono trovati d&#8217;accordo nel non ricercare altro che fatti. Il punto \u00e8 se essi debbano arrestarsi qui, se il metodo positivistico non permetta di spingersi oltre, se la storia debba restare limitata a una narrazione, a una descrizione&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Riassumendo. La cultura moderna si \u00e8 sbarazzata di Dio, non per\u00f2 di un Dio qualunque, ma del Dio cristiano; il Dio cristiano \u00e8 Provvidenza; dunque, la cultura moderna si \u00e8 sbarazzata della Provvidenza, e, con ci\u00f2, della possibilit\u00e0 stessa di pensare la storia in termini sovra-storici, filosofici: appunto, metafisici. Niente Dio provvidente, niente metafisica; niente metafisica, nessuna filosofia della storia. Non si \u00e8 tornati, per\u00f2, alla concezione pagana del divenire storico, fondata sull&#8217;idea del tempo circolare; ci si \u00e8, semplicemente, arresi al regno del caos, dell&#8217;assurdo, all&#8217;estremo relativismo gnoseologico. Nulla si pu\u00f2 conoscere veramente, perch\u00e9 nulla ci autorizza a pensare che esista una realt\u00e0, non diciamo ordinata, ma una realt\u00e0 qualsivoglia: esiste, semmai, un flusso vitale incessante, nel quale non si pu\u00f2 distinguere il soggetto dall&#8217;oggetto, il vero dal falso, il passato dal futuro: tutto \u00e8 relativo, tutto dipende dal punto di vista, tutto \u00e8 opinabile, falsificabile, contestabile, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 un &quot;io&quot; che se ne faccia interprete, ma l&#8217;io medesimo \u00e8 scisso, frammentato, disperso in un pulviscolo di sensazioni, attimi, schegge d&#8217;esperienza. Il mondo \u00e8 diventato una esplosione di coriandoli: impossibile ricomporli, impossibile scorgervi un elemento costante, un comun denominatore. La sola verit\u00e0 \u00e8 nell&#8217;istante; dunque non esiste la Verit\u00e0, ma solo tante piccole, fugaci verit\u00e0 relative, contingenti.<\/p>\n<p>Logico, dunque, che non esista pi\u00f9 la storia, n\u00e9 &#8212; meno ancora &#8212; la possibilit\u00e0 di fare filosofia della storia. La storia, si potrebbe obiettare a Fukuyama, non potr\u00e0 mai finire, perch\u00e9 non \u00e8 mai esistita: quel che chiamiamo storia, \u00e8 un contenitore convenzionale, nel quale inseriamo, ad uso puramente pratico, i singoli eventi. La storia \u00e8 un fantasma, un miraggio, un&#8217;illusione; e la filosofia della storia \u00e8 stata il fantasma di un fantasma, il miraggio d&#8217;un miraggio, l&#8217;illusione di una illusione: qualcosa di paragonabile a una citt\u00e0 riflessa nell&#8217;acqua inesistente in mezzo alle dune del deserto, vista, per giunta, non allo stato di veglia, ma nel corso di un sogno. Un doppio sogno.<\/p>\n<p>Tutto chiarito, allora? Niente affatto. La domanda di senso rimane, ineludibile, tenace, imperterrita: e, finch\u00e9 essa rimane, rimane anche il bisogno di una riflessione filosofica sulla storia umana. La cultura positivista ha voluto espellere la metafisica in nome della scienza, e cos\u00ec ha espulso anche la filosofia della storia: perch\u00e9 la storia, checch\u00e9 ne dicano certi storici che vivono un permanente complesso d&#8217;inferiorit\u00e0 per il fatto d&#8217;aver sbagliato professione, non \u00e8 una scienza: non se ne potranno mai dedurre delle leggi, n\u00e9 formulare previsioni, n\u00e9, tanto meno, riprodurla in laboratorio. Ma espellere una cosa, non significa &#8212; di per s\u00e9 &#8212; poterne fare a meno: ci sono amputazioni alle quali si sopravvive, altre che comportano la morte dell&#8217;intero organismo. L&#8217;uomo non pu\u00f2 fare a meno di senso, perch\u00e9 non pu\u00f2 fare a meno di Dio, di un Dio personale, amorevole, che \u00e8 il suo fine, il suo scopo: dunque, non pu\u00f2 fare a meno di domandarsi dove vada la storia, che senso abbia, come finir\u00e0.<\/p>\n<p>Resta da vedere se il disprezzo e l&#8217;oblio della filosofia della storia siano solo il frutto dei fattori specifici sopra indicati, nonch\u00e9 di un dilagante e presuntuoso tecnicismo, che nega il diritto di cittadinanza ad ogni visione globale del conoscere, o se non sia, anche, il frutto di qualche cosa di pi\u00f9, e di peggio: un disegno tenebroso di quei poteri occulti, i quali, cancellando la domanda di una riflessione complessiva, cio\u00e8 filosofica, sul senso e sul fine della storia (perch\u00e9 fare filosofia \u00e8 guardare alla totalit\u00e0 del reale), vogliono votare l&#8217;umanit\u00e0 al dominio del suo grande Nemico, cio\u00e8 di colui che, da sempre, avversa i disegni della Provvidenza; senza, per\u00f2, che essa se ne renda conto.<\/p>\n<p>E, soprattutto, senza che gli orgogliosi araldi della cultura moderna si avvedano di quale sia, in realt\u00e0, la posta in gioco: la loro stessa anima&#8230;<\/p>\n<p>In fondo, \u00e8 molto semplice: chi non vuol credere in Dio, in qualche altra cosa finisce per credere, perch\u00e9 l&#8217;essere umano ha bisogno di credere in un principio superiore; niente di pi\u00f9 facile, a questo punto, che, credendo di adorare le cose, il successo, il denaro, il potere, il piacere, egli si faccia, in realt\u00e0, consapevolmente o inconsapevolmente, adoratore del Diavolo.<\/p>\n<p>Ma, scusate: stiamo scherzando, si capisce.<\/p>\n<p>E poi, non sta bene parlare di certe cose: sa d&#8217;ignoranza, di superstizione; e noi siamo tutti uomini moderni, civili ed evoluti: non \u00e8 vero?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sapeva Immanuel Kant, allorch\u00e9 infliggeva la ferita mortale al valore e al significato della metafisica, che stava colpendo a morte, nel medesimo tempo e per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30156,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[45],"tags":[141,153,173],"class_list":["post-25172","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-della-storia","tag-filosofia","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-immanuel-kant"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofia-della-storia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25172","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25172"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25172\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30156"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}