{"id":25170,"date":"2008-04-18T06:49:00","date_gmt":"2008-04-18T06:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/18\/quali-sono-i-presupposti-filosofici-di-una-corretta-pratica-della-salute-mentale\/"},"modified":"2008-04-18T06:49:00","modified_gmt":"2008-04-18T06:49:00","slug":"quali-sono-i-presupposti-filosofici-di-una-corretta-pratica-della-salute-mentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/18\/quali-sono-i-presupposti-filosofici-di-una-corretta-pratica-della-salute-mentale\/","title":{"rendered":"Quali sono i presupposti filosofici di una corretta pratica della salute mentale?"},"content":{"rendered":"<p>In alcuni precedenti lavori ci eravamo posti il problema di come sia possibile preservare l&#8217;equilibrio mentale e spirituale della persona mediante una pratica costante di tipo preventivo; e di come la perdita di tale equilibrio sia all&#8217;origine della maggior parte dei disturbi psico-fisici che affliggono la nostra salute (cfr. in particolare <em>L&#8217;ecologia della mente come presupposto dell&#8217;equilibrio spirituale<\/em> e <em>La mente disturbata si crea da s\u00e9 le proprie malattie<\/em>).<\/p>\n<p>Desideriamo riprendere ora questo tema, ponendoci la questione dei presupposti filosofici necessari al mantenimento di un siffatto equilibrio spirituale e, indirettamente, fisiologico.<\/p>\n<p>Oppure \u00e8 sufficiente evitare le fonti pi\u00f9 dannose dell&#8217;inquinamento mentale, individuandole &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; d&#8217;istinto, e procedendo sul puro terreno del buon senso?<\/p>\n<p>Noi non lo crediamo. Certo, il cosiddetto buon senso svolge abitualmente un ruolo importante nel mantenimento della nostra salute mentale; nondimeno, anch&#8217;esso \u00e8 soggetto a cadere in errore e, talvolta, non \u00e8 in grado di riconoscere le situazioni e le abitudini mentali che, alla lunga, si riveleranno dannose. Anche l&#8217;istinto svolge un ruolo importante, anzi, vorremmo dire infallibile, cos\u00ec sul piano psichico, come su quello fisiologico. Ma quante volte siamo disposti ad assecondarlo, riconoscendogli un ruolo di superiore saggezza, e quante altre, invece, non preferiamo ignorare i segnali che esso si sforza d&#8217;inviarci? Quante volte esso ci segnala delle situazioni e delle abitudini mentali pericolose, e tuttavia non lo ascoltiamo; cos\u00ec come, sul piano fisico, esso ci avverte, ad. es., che siamo stanchi, mentre noi continuiamo a lavorare; oppure che abbiamo mangiato a sufficienza, ma noi continuiamo a riempirci lo stomaco, non per fame ma per placare qualche imperiosa richiesta di un inconscio disturbato?<\/p>\n<p>Siamo convinti, pertanto, che per preservare una vita della coscienza serena e armoniosa non siano sufficienti n\u00e9 l&#8217;istinto n\u00e9 il &quot;buon senso&quot;, ma sia necessaria una vera e propria filosofia della salute mentale, ossia un impianto teorico &#8211; elaborato, peraltro, nel confronto quotidiano con la personale pratica di vita di ciascuno &#8211; capace di fornire indicazioni generali e un indirizzo complessivo, che possano coordinare e orientare la mente nelle concrete circostanze esistenziali. In altri termini, bisogna essere in possesso di una mappa concettuale che faccia da substrato ai nostri comportamenti e atteggiamenti quotidiani; cos\u00ec come &#8211; \u00e8 stato dimostrato da recenti ricerche &#8211; il cacciatore eschimese che si sposta per decine di chilometri sul deserto bianco delle regioni artiche, a caccia di foche, sa &quot;registrare&quot; ogni elemento di quel paesaggio apparentemente uniforme, al punto da essere in grado di disegnarne, se richiesto, una carta geografica estremamente dettagliata e precisa, di poco inferiore, per accuratezza e rispetto delle distanze reali, a quella che possono realizzare i nostri cartografi, dotati di tutti i sussidi della moderna tecnologia, a cominciare dal prezioso strumento della fotografia aerea.<\/p>\n<p>Punto primo: che cos&#8217;\u00e8 la filosofia della salute mentale?<\/p>\n<p>La definiamo cos\u00ec: quel ramo della filosofia il cui scopo \u00e8 quello di mostrare alla persona umana quali siano i corretti atteggiamenti mentali e comportamenti pratici, che possano aiutarla a conservare, custodire o, eventualmente, recuperare il bene inestimabile della pace interiore, della sicurezza e del benessere spirituale.<\/p>\n<p>Qualcuno non esiterebbe ad aggiungere: &quot;e della felicit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>Noi non arriviamo a tanto: &quot;felicit\u00e0&quot; \u00e8 una parola grossa; ci sembra che il benessere spirituale sia una meta gi\u00e0 sufficientemente ambiziosa e, una volta raggiunta, sufficientemente apprezzabile nel contesto della vita umana. Precisiamo, inoltre, che il benessere spirituale non coincide sempre e necessariamente con il benessere fisico, anche se, in genere, le due cose sono intimamente collegate; e, soprattutto, non coincide necessariamente con uno stato di serafica imperturbabilit\u00e0 e assenza di tensioni e conflitti interiori.<\/p>\n<p>Il conflitto, infatti, \u00e8 necessario e costituisce una parte ineliminabile della vita: abolire il conflitto significherebbe abolire la vita (altra cosa, s&#8217;intende, \u00e8 il concetto di violenza, che \u00e8 la manifestazione immatura e distruttiva del conflitto).<\/p>\n<p>Aggiungiamo, anzi, che quanto pi\u00f9 una personale \u00e8 spiritualmente evoluta &#8211; e, quindi, ha raggiunto uno stadio elevato di benessere spirituale -, tanto pi\u00f9 essa, di norma, si trover\u00e0 esposta a sollecitazioni, tentazioni, tensioni e conflitti; proprio come chi ha raggiunto la vetta di una montagna gode di un panorama infinitamente pi\u00f9 bello, ma \u00e8 anche infinitamente pi\u00f9 esposto ai venti, in confronto a coloro che si trovano ancora in basso, lungo le pendici, o, addirittura, alla base della montagna stessa.<\/p>\n<p>Del resto, questo \u00e8 un paradosso solo apparente.<\/p>\n<p>L&#8217;equilibrio spirituale, una volta raggiunto, mette in grado la coscienza e la volont\u00e0 di elaborare gli strumenti per fronteggiare adeguatamente quel &quot;di pi\u00f9&quot; di sollecitazioni e di tensioni, cui \u00e8 sottoposto chi \u00e8 riuscito a salire pi\u00f9 in alto. Come dire che le forze di ciascuno sono sempre proporzionate al livello di difficolt\u00e0 spirituale che esse devono affrontare, e che ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero, quanto pi\u00f9 ci si trova in presenza di una ascesa consapevole della persona umana verso le regioni superiori dello spirito.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0 che non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 noi vediamo sovente delle persone soccombere sotto il peso di un fardello spirituale che non sono in grado di portare; se cos\u00ec non fosse, le sale d&#8217;aspetto di psicologi e psicanalisti sarebbero malinconicamente vuote&#8230; Ma (a prescindere dal fatto se la psicologia e, soprattutto, la psicanalisi siano in grado di fornire un aiuto efficace al recupero dell&#8217;equilibrio interiore, cosa della quale ci sentiamo di dubitare), la spiegazione di ci\u00f2 risiede sovente nel cattivo uso che molte persone fanno dei mezzi di cui dispongono, piuttosto che di una fatalit\u00e0 o di una &quot;ingiustizia&quot; cosmica.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come nessuno si meraviglia se un alpinista inesperto, avventurandosi su una parete di quarto o quinto grado, finisce per trovarsi in grave difficolt\u00e0, allo stesso modo non dovrebbe suscitare stupore il fatto che persone spiritualmente poco evolute vacillino sotto il peso di difficolt\u00e0 esistenziali che non hanno saputo adeguatamente valutare. Sposarsi e mettere al mondo dei figli, ad es., sono azioni che &#8211; a torto &#8211; riteniamo essere alla portata di tutti, solo perch\u00e9 vediamo che, in pratica, pi\u00f9 o meno tutti le compiono; mentre esse implicano il possesso di un livello minimo di equilibrio mentale e spirituale, che solo alcuni possiedono. Il risultato sono unioni infelici, incomprensioni, frustrazioni, violenze, separazioni e, quel che \u00e8 peggio, gravi ripercussioni sull&#8217;equilibrio mentale e spirituale dei bambini, che nessuna colpa hanno dei problemi dei loro genitori. Tutte cose non erano affatto &quot;inevitabili&quot; ma che, al contrario, si sarebbero potute evitare, o almeno se ne sarebbe potuta attenuare la carica dirompente, se l&#8217;uomo e la donna si fossero uniti sulla base della loro maturit\u00e0 e di una raggiunta consapevolezza, invece che per mettere insieme la loro debolezza, il loro narcisismo e la loro immaturit\u00e0.<\/p>\n<p>In pratica, sappiamo benissimo che solo poche persone possiedono un grado di conoscenza di s\u00e9 sufficiente, non diciamo ad assumersi gli impegni che la vita di coppia richiede, ma almeno ad essere consapevoli di quali essi siano e di quanto dovranno lavorare su s\u00e9 stesse per raggiungerli. Resta per\u00f2 il fatto che una societ\u00e0 che illude sistematicamente <em>tutti<\/em> i suoi membri, in nome di un malinteso egualitarismo e democraticismo, di essere degli esperti scalatori e di poter affrontare senz&#8217;altro montagne come l&#8217;Everest o il K2, prepara essa stessa i disastri esistenziali che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi; e che la diffusione di una tale pratica dell&#8217;incoscienza non ci pu\u00f2 offrire che un senso illusorio di sicurezza verso i rischi dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, quando affermiamo che le forze di ciascuno sono sempre proporzionate al livello di difficolt\u00e0 spirituale che esse devono affrontare, lo facciamo anche alla luce di una consapevolezza di ordine superiore a quella puramente razionale: ossia confidando nell&#8217;aiuto di una forza potente e benefica, superiore all&#8217;umana, che pu\u00f2 intervenire &#8211; e di fatto interviene &#8211; per aiutare l&#8217;alpinista in difficolt\u00e0, nei passaggi pi\u00f9 ardui della sua ascensione.<\/p>\n<p>Se questa forza non vi fosse, noi potremmo fare ben poco, sia che ci riteniamo dei provetti alpinisti, sia che siamo solo dei goffi principianti nell&#8217;arte di salire verso le altezze. Ed \u00e8 essa che dovremmo ringraziare, quando troviamo la forza di affrontare e superare difficolt\u00e0 che, inizialmente, ci avevano scoraggiati o perfino terrorizzati: perch\u00e9 non noi con le nostre sole forze, ma essa ci ha ispirati, guidati, sostenuti e incoraggiati nelle fasi pi\u00f9 critiche di quella lenta e continua ascensione che \u00e8 la vita umana.<\/p>\n<p>Punto secondo: quali sono le linee di pensiero lungo le quali si articola una filosofia della salute mentale?<\/p>\n<p>Evidentemente, quelle che aiutano la persona a riconoscere la propria natura, il proprio scopo e la propria destinazione nel viaggio della vita.<\/p>\n<p>Data questa definizione, non sar\u00e0 difficile &#8211; sia detto tra parentesi &#8211; rendersi conto che la gran parte delle filosofie della modernit\u00e0 (in particolare, quelle sviluppatesi in Occidente dopo la cosiddetta Rivoluzione scientifica e, poi, il suo corollario tecnologico, la Rivoluzione industriale), non favoriscono affatto la salute mentale, ma anzi costituiscono per essa delle gravi minacce. Infatti, nella maggior parte dei casi, esse non aiutano affatto la persona umana a riconoscersi come tale, bens\u00ec le forniscono un&#8217;immagine orribilmente deformata dell&#8217;uomo, ridotto a un fascio di nervi e di muscoli evoluti a caso, e a un fascio d&#8217;impulsi istintuali vergognosi ed incoercibili; non l&#8217;aiutano a riconoscere il proprio scopo, ma le suggeriscono l&#8217;assoluta mancanza di scopo di ogni cosa; non le indicano la destinazione nel viaggio della vita, ma proclamano con sfrontata sicumera che al termine dell&#8217;esistenza non v&#8217; altro che il Grande Nulla.<\/p>\n<p>Osserva giustamente una acuta (e poco conosciuta) studiosa francese di psicologia, Marie-Paule Vinay, autrice di un aureo manuale di oltre 700 pagine, la cui lettura ci sentiamo di raccomandare caldamente a chiunque non concepisca la psicologia solo come una scienza materialistica e ateistica, <em>Igiene mentale<\/em> (titolo originale: <em>Hygi\u00e8ne mentale<\/em>, traduzione italiana Benito Chiarabolli, Edizioni Paoline, 1973, p. 35):<\/p>\n<p><em>Gli atti umani non possono essere giustamente osservati, compresi, ordinati se si ignora il fine supremo a cui sono diretti, la legge a cui sono soggetti e la natura che li pone.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, eccoci nella necessit\u00e0 di indicare positivamente quali siano le corrette linee di pensiero che presiedono a una bene intesa filosofia della salute mentale.<\/p>\n<p>Innanzitutto, occorre definire cosa sia la persona umana. Per noi, la persona \u00e8 un essere razionale dotato di coscienza di s\u00e9 e in possesso di una propria identit\u00e0. Aggiungiamo, subito dopo, che la persona non \u00e8 un dato, ma un processo in continua evoluzione; e che, per potersi realizzare pienamente, essa deve esplicare le potenzialit\u00e0 insite nella propria natura. La natura della persona \u00e8, come diceva san Tommaso, la sussistenza in una sostanza, ossia &quot;un supposito di natura razionale&quot;. La natura della persona non \u00e8 l&#8217;Essere, ma il partecipare all&#8217;Essere, mediante l&#8217;unione con un corpo. Lasciamo perdere, in questa sede, l&#8217;arduo problema se la realt\u00e0 del corpo sia effettiva o apparente; si tratta di una distinzione speculativa: in pratica, finch\u00e9 la coscienza \u00e8 convinta della realt\u00e0 effettiva del corpo, l&#8217;anima non pu\u00f2 configurarsi se non come <em>la forma sostanziale del corpo<\/em> (cfr. <em>Tommaso,<\/em> Summa Theologiae, I, 76, 1), e la persona umana come una sostanza sussistente ed essenza spirituale, dotata di intelletto e volont\u00e0.<\/p>\n<p>Se tale \u00e8 la persona, ne consegue che la sua natura sar\u00e0 realizzata laddove essa esplichi pienamente le sue potenzialit\u00e0 spirituali, intellettive e volontaristiche; in altre parole, laddove tende a realizzare la propria essenza. Come afferma Aristotele nell&#8217;<em>Etica Nichomachea<\/em>, ogni cosa tende al bene; dunque anche l&#8217;anima umana, <em>forma del corpo<\/em>, tende al proprio bene. Il bene, infatti, \u00e8 ci\u00f2 verso cui ogni cosa tende.<\/p>\n<p><em>Ma ogni cosa<\/em> &#8211; scrive Emanuele Severino in <em>La filosofia antica e medioevale<\/em>, Milano, Rizzoli, 1996, 2004, pp. 197-98 &#8211; <em>tende a sviluppare compiutamente la propria<\/em> essenza<em>, tende a essere compiutamente se stessa e a evitare ci\u00f2 che la allontana da s\u00e9 stessa, dalla propria essenza. Per l&#8217;uomo, il riuscire a essere s\u00e9 steso \u00e8 la &quot;felicit\u00e0&quot;. Ci\u00f2 vuol dire che il &#8216;bene&#8217; dell&#8217;uomo (ossia ci\u00f2 a cui egli tende) \u00e8 la felicit\u00e0. Ogni altra cosa cui tende l&#8217;uomo non \u00e8 voluta per s\u00e9 stessa, ma per altro. La felicit\u00e0 \u00e8 il &quot;bene supremo&quot;, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che l&#8217;uomo vuole, lo vuole per essere felice. Ma che cos&#8217;\u00e8 la felicit\u00e0? Per rispondere a questa domanda, \u00e8 necessario conoscere l&#8217;<\/em>essenza <em>dell&#8217;uomo, ci\u00f2 che rende uomo l&#8217;uomo, e l&#8217;<\/em>opera <em>che sviluppa compiutamente tale essenza. La felicit\u00e0 \u00e8 infatti lo sviluppo compiuto di tale essenza. Non pu\u00f2 quindi consistere nello sviluppo di un aspetto accidentale o parziale dell&#8217;uomo. Ci\u00f2 a cui ogni cosa tende \u00e8 innanzi tutto ci\u00f2 a cui l&#8217;<\/em>essenza <em>di ogni cosa tende. Se un uomo sviluppa un suo aspetto parziale o accidentale, egli non ritrova s\u00e9 stesso al termine di tale sviluppo, e quindi non \u00e8 felice, anche se dichiara di esserlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Si tratta di comprendere che come esiste un&#8217;opera propria dell&#8217;occhio, della mano, del piede (opere cio\u00e8 che sviluppano compiutamente l&#8217;essenza dell&#8217;occhio, della mano e del piede), e come vi sono opere proprie del contadino, del flautista, del calzolaio, del falegname, ecc., cos\u00ec \u00e8 necessario ammettere che l&#8217;uomo,<\/em> come uomo<em>, non \u00e8 un ente inattivo e quindi esiste un&#8217;opera che \u00e8 propria dell&#8217;uomo in quanto uomo, e che dunque quest&#8217;opera non pu\u00f2 essere il vivere o la nutrizione o la crescita (che sono comuni anche alle piate), e nemmeno pu\u00f2 essere la sensazione , e quindi il piacere (che sono comuni anche agli animali), e nemmeno il vivere nelle ricchezze, giacch\u00e9 la ricchezza \u00e8 mezzo e non fine, mezzo per raggiungere qualcosa d&#8217;altro, e quando la si assume come fine (qui, come altrove, Aristotele anticipa potentemente Marx) \u00e8 qualcosa di contro natura.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;opera propria dell&#8217;uomo \u00e8 allora &quot;l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;uomo secondo ragione&quot;, e propriamente &quot;l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;anima [razionale] secondo virt\u00f9&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Analogamente, Aristotele sostiene che esistono numerose scienze che si occupano di altrettanti beni contingenti e parziali, ma che una sola \u00e8 la scienza suprema, il cui contenuto \u00e8 Dio, che muove ogni ente verso di s\u00e9. Dio \u00e8 lo scopo del mondo e, in un certo senso, &quot;comanda&quot; al mondo di darsi un ordinamento per poter essere l&#8217;amante di Lui. Ma se Dio \u00e8 ci\u00f2 verso cui ogni cosa tende, allora anche l&#8217;anima umana tende a Dio; e poich\u00e9 ogni cosa tende al bene e alla felicit\u00e0, ci\u00f2 significa che Dio \u00e8 il bene supremo e la felicit\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Pertanto, tutti quei beni naturali che avvicinano l&#8217;uomo al suo fine, la contemplazione di Dio, sono buoni in s\u00e9 stessi; mentre tutto ci\u00f2 che tende a distogliere e allontanare l&#8217;uomo da Dio, non pu\u00f2 essere che cattivo, <em>in quanto contrario alla sua natura.<\/em><\/p>\n<p>Queste riflessioni gettano una luce particolare sulle filosofie oggi largamente maggioritarie, prima fra tutte lo scientismo materialista, e sugli stili di vita che ne derivano. Infatti, noi non soltanto viviamo in un mondo che ha deciso di voltare le spalle a Dio, ma che, al tempo stesso, ha sviato l&#8217;uomo dalla sua vera natura, condannandolo a una crescente infelicit\u00e0, a dispetto di tutti i beni contingenti che gli fa scintillare davanti.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, in altre parole, si \u00e8 condannato da s\u00e9 stesso all&#8217;infelicit\u00e0, perch\u00e9, tradendo la sua natura e violentando la sua reale essenza, ha eretto al rango di fine i mezzi naturali dei quali dispone, e ha deificato se stesso, mortificando l&#8217;ansia metafisica che costituisce la parte essenziale della sua natura e il pegno o la caparra della sua destinazione alla felicit\u00e0. Pervertendo l&#8217;ordine del mondo, l&#8217;uomo ha visto nella sua natura di essere finito un segno d&#8217;imperfezione; ha spento, o cercato di spegnere in se stesso, ogni slancio verso la trascendenza; ha dichiarato guerra a tutto ci\u00f2 che sta al di l\u00e0 e al di sopra di lui, giudicandolo come un segno intollerabile della sua limitatezza e della sua imperfezione, come un continuo <em>memento<\/em> della sua piccolezza.<\/p>\n<p>Ora, il bene desiderato dalla natura umana attraverso la sua volont\u00e0, \u00e8 anche il bene che gli fa conoscere la sua ragione: e questo bene non \u00e8 nell&#8217;uomo stesso(o, se lo \u00e8, lo \u00e8 in misura inadeguata e inconsapevole), ma al di l\u00e0 dell&#8217;uomo, nella sua tensione verso l&#8217;Essere. E la libert\u00e0 umana consiste precisamente nel sapere riconoscere e perseguire questo fine supremo, oppure nel voltare ad esso le spalle e nel negarlo.<\/p>\n<p>Scrive ancora Marie-Paule Vinay (citando G. Caplan, <em>An approach to community mental beath<\/em>, cit. in <em>Igiene mentale<\/em>, p. 34):<\/p>\n<p><em>Tale essendo la condizione della libert\u00e0 umana, ad essa occorreva una protezione, una legge, cio\u00e8 una regola che stabilisse quello che poteva fare e quello che non poteva fare&#8230; \u00c8 infatti la ragione che prescrive alla volont\u00e0 quello che deve ricercare e quello che deve sfuggire, affinch\u00e9 l&#8217;uomo possa un giorno raggiungere il suo fine ultimo, in vista del quale egli deve compiere ogni suo atto. \u00c8 proprio questo imperativo della ragione che denominiamo legge&#8230; Cos\u00ec \u00e8 di quella che su tutte ha la priorit\u00e0, la legge naturale, scritta e impressa nel cuore di ogni uomo. Essa \u00e8 la ragione stessa dell&#8217;uomo, che gli ordina di fare il bene e gli proibisce di peccare. Ma questa prescrizione della ragione umana non avrebbe forza di legge, se non fosse l&#8217;organo e l&#8217;interprete di una ragione pi\u00f9 alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libert\u00e0 debbono obbedire. Essendo infatti suo specifico compito imporre doveri e attribuire diritti, la legge si fonda totalmente sull&#8217;autorit\u00e0, cio\u00e8 su un potere veramente capace di stabilire tali doveri e di definire tali diritti, capace anche di sanzionare tali ordini mediante pene e ricompense. Tutto questo non potrebbe evidentemente esistere nell&#8217;uomo, se fosse lui stesso a darsi, come legislatore supremo, la regola dei propri atti.<\/em><\/p>\n<p>Avevamo gi\u00e0 sostenuto, in alcuni precedenti lavori, che la persona umana, per realizzarsi veramente, deve rispondere a una chiamata; e che, per vedere con chiarezza la meta cui tendere, deve sforzarsi di elaborare una visione unificatrice del reale, in controtendenza rispetto alla cultura oggi dominante, che tende, invece, all&#8217;iperspecialismo, al riduzionismo e alla frammentazione (cfr., in particolare, Francesco Lamendola, <em>La persona si realizza se riconosce e segue la propria vocazione<\/em>; <em>Voltar le spalle alla Grazia, il peccato d&#8217;origine della<\/em> modernit\u00e0; e <em>Per essere persone e non pecore nel gregge \u00e8 necessaria una visione unificatrice della vita<\/em>, tutti consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Aggiungiamo solo che la filosofia della salute mentale \u00e8, in conclusione, la chiara consapevolezza della reale natura della persona, della sua vera essenza, del fine cui \u00e8 diretta; ossia la capacit\u00e0 di tendere all&#8217;essenziale e al sostanziale, trascurando, se necessario, tutto ci\u00f2 che \u00e8 accessorio e contingente.<\/p>\n<p>Per fare un semplice esempio: la salute e la forza fisica sono certamente beni utili alla persona umana, non per\u00f2 dei fini in se stessi, ma solo in quanto mezzi per collaborare al raggiungimento del fine ultimo. Il culturista, il quale dedichi la totalit\u00e0 dei suoi pensieri e delle sue energie al raggiungimento di una prestanza fisica sempre pi\u00f9 imponente, scambia il mezzo per il fine e diviene schiavo di un aspetto accessorio della natura umana (che essa ha in comune, ad esempio, con gli animali), allontanandosi dal suo fine e condannandosi alla conseguente infelicit\u00e0. \u00c8 in questo quadro, crediamo, che si possono leggere drammi umani, come quello di cui ci siamo recentemente occupati nell&#8217;articolo <em>Nel dramma dimenticato di Claudia Bianchi il grido d&#8217;aiuto di una femminilit\u00e0 infelice<\/em> (sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>La persona umana non trover\u00e0 mai pace, sicurezza e benessere spirituale, perseguendo i beni parziali che non possono consentirle di realizzare pienamente la propria natura e il proprio destino. La filosofia della salute mentale sar\u00e0, allora, quella mappa concettuale che potr\u00e0 guidarla a riconoscere quale sia il bene autentico ch&#8217;ella oscuramente cerca, quali le situazioni e le abitudini da evitare, quali i mezzi idonei a raggiungerlo.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 anche una disciplina capace di risvegliare in lui poderose energie latenti, accendendogli in cuore la nostalgia delle vette (cfr. il precedente articolo <em>Diventare maestri di se stessi imparando, ogni giorno, da tutto e da tutti<\/em>). E poi&#8230; su le maniche, e buona fortuna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In alcuni precedenti lavori ci eravamo posti il problema di come sia possibile preservare l&#8217;equilibrio mentale e spirituale della persona mediante una pratica costante di tipo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141],"class_list":["post-25170","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25170","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25170"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25170\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25170"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25170"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25170"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}