{"id":25165,"date":"2007-12-12T10:19:00","date_gmt":"2007-12-12T10:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/12\/i-filosofi-e-gli-animali-i-ragni-di-spinoza-e-le-mosche-di-leibniz\/"},"modified":"2007-12-12T10:19:00","modified_gmt":"2007-12-12T10:19:00","slug":"i-filosofi-e-gli-animali-i-ragni-di-spinoza-e-le-mosche-di-leibniz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/12\/i-filosofi-e-gli-animali-i-ragni-di-spinoza-e-le-mosche-di-leibniz\/","title":{"rendered":"I filosofi e gli animali: i ragni di Spinoza e le mosche di Leibniz"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 strano, ma invano si cercherebbe qualche riga dedicata alla compassione per gli animali nella maggior parte dei volumi dedicati ai problemi dell&#8217;etica dai filosofi dell&#8217;Occidente moderno. Eppure si sono occupati del rapporto fra l&#8217;uomo e l&#8217;animale, ma sbrigativamente e con una insensibilit\u00e0 che lascia senza parole: come nel caso di Cartesio e anche in quello di Spinoza.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che gli animali, questi nostri fratelli minori, siano anch&#8217;essi soggetti di diritti, sembra non aver neppure sfiorato la mente della maggior parte di essi; e, quanto alle sofferenze che vengono inflitte agli animali dagli esseri umani, si tratta di cosa ovvia e perfettamente naturale, che potrebbe destare commozione solo in qualche animuccia un po&#8217; femminea. Ad ogni modo, tale riflessione non dovrebbe turbare minimamente i sonni di coloro i quali fanno professione di filosofia, ossia di esercizio <em>razionale<\/em> del pensiero. Con qualche eccezione, magari (per esempio, quella di Montaigne); ma \u00e8 certo che la cosiddetta &quot;rivoluzione scientifica&quot; del XVII secolo nasce appunto da una totale esclusione degli animali dalla sfera dell&#8217;etica.<\/p>\n<p>Un esempio caratteristico di tale punto di vista, che non si d\u00e0 neanche la pena di giustificarsi teoricamente, si trova nella &quot;favola dei suoni&quot; di Galilei che, ne <em>Il Saggiatore,<\/em> descrive la vivisezione di una cicala compiuta a scopo scientifico, senza che la sofferenza e la morte inflitte all&#8217;animale vengano prese in considerazione da un punto di vista etico.<\/p>\n<p><em>&quot;&#8230;quando, dico, ei credeva di aver veduto il tutto [circa l&#8217;origine dei suoni naturali e artificiali] trovossi pi\u00f9 che mai rinvolto nell&#8217;ignoranza e nello stupore nel capitargli in mano una cicala, e che n\u00e9 per serrarle la bocca n\u00e9 per fermarle l&#8217;ali poteva n\u00e9 pur diminuire il suo altissimo stridore, n\u00e9 le vedeva muovere squamme n\u00e9 altra parte, e che finalmente, alzandole il casso del petto, e vedendovi sotto alcune cartilagini dure ma sottili e credendo che lo strepito derivasse dallo scuoter di quelle, si ridusse a romperle per farla chetare, e che tutto fu in vano, sin che, spingendo l&#8217;ago pi\u00f9 a dentro, non le tolse, trafiggendola, colla voce la vita, s^ che n\u00e9 anco pot\u00e9 accertarsi se il canto derivava da quelle.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Nell&#8217;antichit\u00e0, a dire il vero, filosofi come Plutarco di Cheronea avevano ammonito che l&#8217;uomo deve agli animali un atteggiamento non solo di piet\u00e0, ma anche di giustizia (cfr, l&#8217;ampia antologia a cura di Ginto Ditadi <em>I filosofi e gli animali,<\/em> Este-Padova, Casa Editrice Isonomia, 1994, 2 voll.), da cui derivava, fra l&#8217;altro, la necessit\u00e0 di adottare una dieta vegetariana.<\/p>\n<p>Dal canto suo, Teofrasto aveva affermato, in un&#8217;opera intitolata <em>Della piet\u00e0<\/em> e di cui sono pervenuti solo alcuni frammenti, che anche gli animali sono dotati di anima, che nelle loro vene scorre il sangue come nelle nostre e che il cielo e la terra sono i loro genitori, cos\u00ec come lo sono per noi; e che essi meritano, quindi, il massimo rispetto (frammento X, 25, 3-4; edizione a cura di G. Ditadi, Isonomia, 2005, pp. 261-265)<\/p>\n<p><em>&quot;Similmente riteniamo che tutti gli uomini, ma anche tutti gli animali, sono della stessa stirpe originaria, perch\u00e9 i principi dei loro corpi sono per natura gli stessi (&#8230;) e ancor pi\u00f9 perch\u00e9 l&#8217;anima che \u00e8 in loro non \u00e8 diversa per natura in rapporto agli appetito, ai movimenti di collera, ai ragionamenti e soprattutto alle sensazioni. Come per i copri, certi animali hanno l&#8217;anima pi\u00f9 o meno perfetta; ma per tutti i viventi i principi sono per natura gli stesi. La parentela delle affezioni lo prova. Se ci\u00f2 che si dice dell&#8217;origine dei costumi \u00e8 vero, tutte le specie sono intelligenti, ma esse differiscono per l&#8217;educazione e per la composizione del miscuglio dei primi elementi. Sotto tutti i rapporti, dunque, la razza degli altri animali ci \u00e8 apparentata ed \u00e8 la stessa della nostra; poich\u00e9 i mezzi di sussistenza sono gli stessi per tutti, come l&#8217;aria che respiriamo, secondo Euripide, e un sangue rosso scorre in tutti gli animali e tutti mostrano d&#8217;avere in comune, per padre il Cielo e per madre la Terra.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma le loro voci finirono per essere dimenticate.<\/p>\n<p>Anzi, una delle caratteristiche della scienza moderna \u00e8 proprio l&#8217;atteggiamento di pura e semplice manipolazione nei confronti degli altri esseri viventi; nonch\u00e9 di quegli esseri umani che siano percepiti come estranei al consorzio civile. Lo psichiatra Cerletti, ad esempio, nella prima met\u00e0 del Novecento speriment\u00f2 la pratica dell&#8217;<em>elettroshock<\/em> dapprima sugli animali condotti al macello, indi sui detenuti delle patrie carceri.<\/p>\n<p>Non certo minore fu la disinvoltura con la quale i &quot;selvaggi&quot; delle culture extra-europee vennero sterminati e poi relegati nei musei di antropologia, quali rarit\u00e0 o curiosit\u00e0 per il pubblico occidentale.<\/p>\n<p>A proposito dello sterminio dei Tasmaniani e della sorte toccata all&#8217;ultima rappresentante della loro stirpe, imbalsamata ed esposta, appunto, dietro un a teca di cristallo del museo di Hobart, il filosofo e viaggiatore Vittorio Beonio_Brocchieri ha scritto una pagina altamente significativa nel suo libro <em>Il Marcopolo<\/em> (Milano, Martello Editore, 1952, pp. 79-82), che qui riportiamo.<\/p>\n<p><em>&quot;Vorrei leggere una storia dettata dai cannibali: aver in mano una cronaca delle espansioni coloniali scritta non dai conquistatori, ma dai conquistati. Apparirebbe allora il rovescio della medaglia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A queste cose pensavo stasera, mentre i miei occhi indugiavano dinanzi alle linee frammentarie di una non velata figura femminile, qui nel museo di Hobart, capitale della Tasmania. \u00c8 la spoglia imbalsamata di una donna indigena; la sua data di nascita risale ai primi dell&#8217;Ottocento. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I bianchi, arraffando l&#8217;isola, trovarono accoglienza riluttante, perch\u00e9 i nativi reagivano con atti di brigantaggio e pirateria. Quindi il dilemma: noi o loro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Premesso dunque che per occupare la Tasmania bisognava sopprimere i legittimi abitanti della medesima, fu deciso un massacro totalitario con un metodo originale, che si chiam\u00f2<\/em> black line<em>, linea nera. Si costitu\u00ec cio\u00e8 una specie di cordone militare; questo doveva avanzare progressivamente per linea frontale, come un enorme rastrello da un capo all&#8217;altro dell&#8217;isola, superando forre, burroni e boscaglie; cos\u00ec da ridurre gli indigeni a una ritirata progressiva, che sarebbe terminata con un bagno di mare, in bocca ai pescicani. La caccia al negro cominci\u00f2. \u00abI feriti venivano bruciati; i bambini gettati nelle fiamme; e i bracieri, intorno ai quali i nativi usavano bivaccare, divenivano i loro roghi funerari\u00bb. Cos\u00ec (testualmente) lo storico West: (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Tutti gli epigoni della stirpe autoctona, sradicati e trasportati nell&#8217;isola di Flanders, si estinsero in capo a pochi decenni: fame, abbandono, malattie. Questa donna sopravvisse, ultima della sua gente, fino al 1876. La sua spoglia imbalsamata, come dicevo, si conserva qui in un museo di Hobart: essa \u00e8 ridotta a linee piuttosto frammentarie. Ma io devo molta riconoscenza a questa mummia perch\u00e9, inducendomi a ripescare nelle citate pagine dello storiografo West le cronache del passato, mi ha offerto preziosa compagnia nelle lunghe vigilie di questo viaggio antartico.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Non erano pochi, del resto, i bianchi avevano messo in dubbio, fin dall&#8217;epoca dei viaggi di Cristoforo Colombo, il fatto che i &quot;selvaggi&quot; fossero realmente creature umane dotate di anima. Un bel passo indietro dai tempi di Teofrasto, quando alcuni saggi filosofi avevano osservato che un&#8217;anima, al contrario, \u00e8 presente &#8211; e sia pure in misura embrionale &#8211; non solo negli esseri umani, ma anche negli animali.<\/p>\n<p>Ma ora torniamo agli animali e alla loro esclusione dalla sfera dell&#8217;etica da parte della maggior parte dei filosofi della modernit\u00e0. A dire il vero, all&#8217;interno del razionalismo &#8211; la corrente filosofica che ha dominato il XVII secolo e accompagnato, passo per passo, la cosiddetta &quot;rivoluzione scientifica&quot;- \u00e8 possibile riconoscere due distinti atteggiamenti: uno, maggioritario e rappresentato da Cartesio e Spinoza, fautore dell&#8217;esclusione degli animali dall&#8217;etica; l&#8217;altro, minoritario, rappresentato da Leibniz, contrario ad essa.<\/p>\n<p>Uno dei migliori testi esistenti sull&#8217;argomento \u00e8, a nostro avviso, quello della saggista inglese Mary Midgley, <em>Animals and why they matter<\/em>, Londra, 1983; traduzione italiana <em>Perch\u00e9 gli animali<\/em> di Anna Martina Brioni, Feltrinelli, Milano, 1985, pp.47-49), e da esso riportiamo un passaggio utile al nostro discorso.<\/p>\n<p><em>&quot;Per una presentazione rigorosa e completa degli argomenti a sostegno dell&#8217;esclusione degli animali dalla morale \u00e8 naturale rivolgersi ai grandi razionalisti del Seicento, in particolare a Cartesio a Spinoza. Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio sulla loro posizione, ma dobbiamo tener conto di un&#8217;intrinseca difficolt\u00e0 di questo argomento: i fautori pi\u00f9 radicali e convinti dell&#8217;esclusione assoluta la considerano una tesi ovvia, e non pensano perci\u00f2 a sostenerla argomentativamente. Nel campo avverso, Montaigne aveva discusso esaurientemente, con precisione e vivacit\u00e0, le proprie obiezioni al maltrattamento degli animali. Cartesio, che pure doveva avere presenti le obiezioni di Montaigne, liquida in tutta fretta la questione, quasi fosse, per una persona ragionevole, gi\u00e0 decisa e priva di interesse. Molto pi\u00f9 attento ai problemi etici, Spinoza ne tratta (&#8230;) pi\u00f9 diffusamente. E sappiamo anche che tenne fede ai propri principi, perch\u00e9 leggiamo in una delle prime biografie che egli, interessato agli insetti, era solito \u00abrinvenendo dei ragni, farli combattere tra loro, oppure, rinvenendo delle mosche, le gettava nella ragnatela e osservava la battaglia con immenso piacere, a volte ridendo\u00bb. In una lettera troviamo un&#8217;annotazione che potrebbe valere come commento tra i pi\u00f9 stimolanti ai documentari sulla fauna selvatica: \u00abTutti osservano con meraviglia e piacere negli animali quegli stessi comportamenti che, negli uomini, suscitano avversione e ripulsa. Ad esempio le battaglie tra le api, la gelosia dei colombi, ecc., cose detestabili negli uomini, e per le quali ciononostante consideriamo gli animali pi\u00f9 completi\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In che cosa consistono quei &#8216;diritti&#8217; contrapposti, uguali o disuguali, delle diverse specie, e come possiamo stabilirne l&#8217;entit\u00e0? In particolare,<\/em> quali <em>differenze di affetti ci autorizzano a escludere una creatura dalla nostra considerazione? Possono essere presenti anche all&#8217;interno del genere umano? Che cosa \u00e8 la<\/em> ragione<em>? \u00c8 una facolt\u00e0 propria dell&#8217;uomo, e ignota agli animali? Ed \u00e8, questa facolt\u00e0, tutto ci\u00f2 che ha valore nell&#8217;uomo? E poi, se incontrassimo delle creature razionali non-umane, come dovremmo trattarle? E che cosa in generale si pu\u00f2 obiettare alla compassione? Quest&#8217;ultima questione, tuttavia, ha la sua risposta nell&#8217;etica razionalistica e individualistica di Spinoza. Egli considera un male la compassione: in primo luogo in quanto \u00e8 un sentimento, e le azioni rette derivano esclusivamente dalla ragione; in secondo luogo perch\u00e9 \u00e8 dolorosa, ed \u00e8 compito di ciascuno ricercare il proprio piacere, in quanto esso indica ci\u00f2 che per lui \u00e8 bene. L&#8217;idea che la compassione possa essere un legane giusto e naturale tra creature che si identificano nel dolore e nella gioia \u00e8 del tutto estranea alla sua etica atomizzante. Come le nozioni cartesiane di consapevolezza e di identit\u00e0 personale, cos\u00ec la valutazione spinoziana della simpatia, e pi\u00f9 in generale del sentimento, \u00e8 un presupposto indispensabile dell&#8217;esclusione degli animali. Ma a chi non condivida la prospettiva generale di Spinoza, tale valutazione sembrer\u00e0 eccentrica, ed estranea ad ogni ragionevole considerazione del rapporto tra gli uomini. Se il razionalismo spinoziano non pu\u00f2 andare oltre, noi potremmo non sottoscrivere la sua rinuncia.<\/em>_3C/p>\n<p><em>&quot;Il razionalismo non ha ovviamente un&#8217;unica voce. La posizione di Leibniz \u00e8 ben diversa. Il suo impegno filosofico prioritario \u00e8 la critica a quell&#8217;abisso spalancato, nelle dottrine di Cartesio e Spinoza, tra mente e materia; una critica condotta sul terreno stesso del razionalismo, perch\u00e9 quelle dottrine apparivano incapaci di comprendere l&#8217;unit\u00e0 della vita. Egli sottolinea invece a continuit\u00e0 tra l&#8217;intelletto e le altre forme di consapevolezza, e tra la vita cosciente e quella inconscia, individuando negli animali una forma di vita diversa solo in grado da quella dell&#8217;uomo. E anch&#8217;egli, a quanto sembra, tenne fede ai propri principi: \u00abHerr von Leibniz non uccideva le mosche, per quanto moleste potessero essergli, perch\u00e9 gli sembrava un delitto distruggere un meccanismo tanto ingegnoso\u00bb. Come riferisce Kant, \u00abLeibniz, servendosi di un foglio, riportava sull&#8217;albero un piccolo verme, su cui aveva compiuto le sue osservazioni, affinch\u00e9 per sua colpa non gliene venisse alcun danno. Distruggere questa piccola creatura senza ragione non avrebbe potuto non turbare un uomo\u00bb. Questi accenni, troppo brevi per comunicare il pensiero di Leibniz, sono utili per\u00f2 perch\u00e9 segnalano un&#8217;ambivalenza latente nel razionalismo. Nel suo versante negativo e distruttivo pu\u00f2 essere tanto spietato da annientare con un tratto di penna quanto cade fuori dal dominio della ragione. Ma nel suo versante costruttivo sa vedere in tutte le cose l&#8217;operare della ragione. Prima di emettere un giudizio bisogna prendere in considerazione l&#8217;intera gamma di posizioni. Un&#8217;ambivalenza analoga caratterizza il pensiero scientifico. Senza dubbio l&#8217;entomologia ha adottato entrambi gli approcci. Metterli in relazione non \u00e8 certo semplice, ma \u00e8 importante esserne consapevoli.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Oggi, purtroppo, come e pi\u00f9 che ai tempi di Spinoza, nell&#8217;approccio scientifico al mondo degli animali prevale nettamente la visione riduzionistica, secondo la quale gli animali, essendo privi di ragione, possono essere manipolati illimitatamente e senza alcuno scrupolo.<\/p>\n<p>Valgano per tutti le risposte che diedero alcuni ricercatore scientifici americani, nel corso di un programma televisivo del 1974, al filosofo Robert Nozick, il quale aveva domandato loro se esistano dei casi nei quali essi siano disposti a rinunciare a taluni esperimenti, qualora comportino il sacrificio di centinaia di animali. Uno rispose candidamente: \u00abNo, che io sappia\u00bb; e alla nuova domanda di Nozick, se gli animali non contino proprio nulla, il dottor A. Perachio del centro di Yerkes rispose semplicemente: \u00abPerch\u00e9 dovrebbero?\u00bb (episodio citato sempre nel libro di M. Midgley, op. cit., p. 10).<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 che dire, siamo rimasti ai ragni del &quot;mite&quot; Spinoza &#8211; che la <em>vulgata<\/em> storico-filosofica ci ha sempre descritto come un tranquillo pulitore di lenti -, il quale si divertiva &quot;immensamente&quot; a far combattere i ragni di fra loro, nonch\u00e9 a osservarli mentre divoravano le mosche che lui stesso catturava per deporle nella ragnatela.<\/p>\n<p>E intanto rideva, rideva.<\/p>\n<p>Dopo i deliri di Hegel sugli Africani, il sadismo di Spinoza sugli animali. Ce ne sono, di cose mostruose, nella storia del pensiero occidentale moderno.<\/p>\n<p>Ma la pi\u00f9 mostruosa di tutte \u00e8 che noi abbiamo perso la capacit\u00e0 di indignarci davanti alla vivisezione e alle mille altre forme di maltrattamento degli animali che, ai nostri giorni &#8211; proprio in nome della ragione e del progresso &#8211; continuano ad essere impunemente perpetrate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 strano, ma invano si cercherebbe qualche riga dedicata alla compassione per gli animali nella maggior parte dei volumi dedicati ai problemi dell&#8217;etica dai filosofi dell&#8217;Occidente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[100,141,169,232],"class_list":["post-25165","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-baruch-spinoza","tag-filosofia","tag-gottfried-wilhelm-von-leibniz","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25165","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25165"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25165\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25165"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25165"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25165"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}