{"id":25158,"date":"2018-04-13T12:02:00","date_gmt":"2018-04-13T12:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/13\/figli-delleuropa-davvero-volete-questo\/"},"modified":"2018-04-13T12:02:00","modified_gmt":"2018-04-13T12:02:00","slug":"figli-delleuropa-davvero-volete-questo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/13\/figli-delleuropa-davvero-volete-questo\/","title":{"rendered":"Figli dell&#8217;Europa, davvero volete questo?"},"content":{"rendered":"<p>Ormai non \u00e8 possibile girare per una qualsiasi citt\u00e0 dell&#8217;Europa centro-occidentale, ad eccezione della Penisola Iberica, senza domandarsi, a tratti, se ci si trovi davvero in Europa o se per caso non si sia stati scaraventati, per una impiegabile e fantascientifica distorsione spazio-temporale, in qualche <em>suq<\/em> mediorientale o in qualche <em>kasbah<\/em> marocchina, oppure in una periferia della Nigeria o del Congo, o magari del Bangla Desh, o anche in qualche citt\u00e0 cinese. Insegne in lingua araba o in lingua han, cartelloni in hindi o in bengali, turbanti nordafricani, caffettani pakistani, <em>chador<\/em> e <em>burqua<\/em> indossati con disinvoltura da donne invisibili, grosse negre con minuscole treccine e ampie gonne multicolori, uomini sikh dalle grandi barbe, ivoriani e senegalesi dalle lunghe tuniche di cotone: par di trovarsi in una fiaba delle <em>Mille e una notte<\/em>. Solo che non \u00e8 una fiaba, n\u00e9 un racconto di fantascienza: \u00e8 la realt\u00e0, una realt\u00e0 irreversibile. Le cos e non cambiano pi\u00f9; l&#8217;Europa non sar\u00e0 mai quella di prima, di due o tre decenni fa: il continente degli europei, della civilt\u00e0 europea, dell&#8217;arte, del pensiero e della religione europea, cio\u00e8 il cristianesimo. Si \u00e8 creata una situazione di fatto in un tempo pi\u00f9 breve di quel che occorreva per rendersene conto: come nel gioco delle tre carte, i nostri politici hanno fatto s\u00ec che la stragrande maggioranza dei loro concittadini non arrivasse neppure a realizzare quel che bolliva in pentola. Non \u00e8 che essi lo abbiano voluto; se ne sono resi volonterosi esecutori. A volerlo, sono stati i signori della finanza mondiale: un circolo esclusivo riservato a pochissimi. L\u00e0 \u00e8 stato deciso che l&#8217;Europa dove scomparire sotto il peso di una immigrazione selvaggia proveniente dall&#8217;Africa e dell&#8217;Asia; che i suoi popoli devono perdere le cloro caratteristiche culturali e perfino quelle fisiche; che solo cos\u00ec si raggiunger\u00e0 il duplice obiettivo di far crollare il costo del lavoro, gettando sul mercato milioni di sottoproletari, e di cancellare l&#8217;identit\u00e0 europea, specialmente quella cristiana, come gi\u00e0 da tempo studiato e progettato (vedi il Piano Kalergi). Infatti, avere una identit\u00e0 \u00e8 una forma di autocoscienza, e per trasformare gli esseri umani in bestie da lavoro e in ciechi consumatori \u00e8 preferibile che essi non ne abbiano alcuna. L&#8217;autocoscienza del cristiano, poi, \u00e8 particolarmente forte: pertanto va abbattuta.<\/p>\n<p>Tutto questo processo \u00e8 stato realizzato in tempi relativamente brevi, fra la fine degli anni &#8217;90 e oggi: una ventina d&#8217;anni o poco pi\u00f9; meno di una generazione. Ora, anche ammesso &#8212; per pura ipotesi &#8212; che gli europei vogliano e sappiano trovare la maniera di fermare questo flusso gigantesco, cosa resa pressoch\u00e9 impossibile dal ricatto buonista e umanitario &#8212; resta il fatto che con i rispettivi tassi d&#8217;incremento demografico, degli europei &quot;vecchi&quot;, cio\u00e8 dei veri europei, e dei &quot;nuovi&quot;, cio\u00e8 degli africani e degli asiatici che hanno acquisito la cittadinanza europea o che la acquisiranno nei prossimi anni, l&#8217;Europa \u00e8 destinata irrevocabilmente a diventare un continente multietnico e, come si dice, multiculturale: una realt\u00e0 simile a quella statunitense, con la non lieve differenza che gli Stati Uniti sono stati sempre, fin dall&#8217;inizio, una nazione d&#8217;immigrati; che hanno avuto due secoli e mezzo per procedere a una qualche forma d&#8217;integrazione delle diverse componenti; e che si sono presi la libert\u00e0 di fissare dei contingenti per ciascun Paese di provenienza, e anche quella di vietare del tutto l&#8217;ingresso agli stranieri di provenienza non gradita (ancora oggi non molti sanno che una delle cause della Seconda guerra mondiale, sul versante del Pacifico, furono i provvedimenti razzisti presi da Washington nei confronti della immigrazione di provenienza giapponese; ma, se non si sa questo, non si pu\u00f2 comprendere nemmeno Pearl Harbor). Non solo: gli Stati Uniti decisero di escludere dal numero degli immigrati tutti i dementi, i malati, i nullatenenti, gli analfabeti, le prostitute, gli anarchici, selezionando cos\u00ec i richiedenti non solo in base all&#8217;etnia, ma anche alle caratteristiche sociali e culturali, e al profilo igienico-sanitario. Non prendevano tutti; non subivano il ricatto buonista e umanitario: non volevano saperne di chi non fosse in buone condizioni fisiche, non sapesse leggere e scrivere, non desse affidamento in quanto ad onest\u00e0. Il ragionamento dei loro governati era: prima gli interessi nazionali; nulla che possa comprometterli.<\/p>\n<p>Ma la differenza sostanziale \u00e8 che, negli Stati Uniti, entrava solo chi aveva i documenti in regola, chi veniva per lavorare, chi poteva dimostrare di essere quel che diceva di essere: non certo masse di giovanotti senza documenti o con documenti falsi, o con i polpastrelli abrasi per non farsi rilevare le impronte digitali. Non c&#8217;era il ricatto dei barconi in pericolo di affondare; non c&#8217;era il ricatto: <em>Tu mi devi far sbarcare, perch\u00e9 ne ho il diritto; e una volta sbarcato, trover\u00f2 il modo di restare in ogni caso<\/em>. Se gli immigrati si comportavano male e le loro azioni andavano oltre una certa soglia di tollerabilit\u00e0, scoppiava una dura reazione da parte degli ospitanti. A New Orleans, nel 1891, la folla linci\u00f2 e appese ai lampioni una decina di italiani, quasi tutti siciliani, in seguito ad alcuni gravi fatti di criminalit\u00e0 partiti, guarda caso, dalla famiglia Provenzano. Nessuno dice che tali azioni fossero giuste, tanto meno legittime; per\u00f2 il significato era chiaro: <em>chi entra in questo Paese ci viene per lavorare; se viene per fare il delinquente, avr\u00e0 la vita dura<\/em>. \u00c8 doloroso che, in tali situazioni, ci vadano sempre di mezzo degli innocenti; ma la sostanza del discorso resta: <em>patti chiari e amicizia lunga; altrimenti, restatevene nei vostri Paesi di provenienza<\/em>. Ora tutti vedono come vanno le cose in Europa, ma specialmente in Italia; ogni qual volta un &quot;migrante&quot; e un presunto profugo viene pizzicato a delinquere, per esempio rubare o spacciare droga, subito trova un magistrato buonista e progressista che lo giustifica e lo rimette in libert\u00e0. Anche se costui ha preso a coltellate gli uomini delle forze dell&#8217;ordine. Se poi un cittadino, per difendersi, ricorre alla violenza dentro la sua propriet\u00e0, magari per difendere moglie e figli nel cuore della notte, a trovarsi sotto processo \u00e8 lui, non il delinquente che si \u00e8 introdotto in casa sua; se gli procura delle ferite, dovr\u00e0 pagargli le cure mediche, e, se le lesioni sono permanenti, dovr\u00e0 pagargliele per tutta la vita. Se un capotreno fa scendere dal convoglio uno straniero che viaggia senza biglietto, il giudice condanna il capotreno per abuso d&#8217;ufficio e gli rifila qualche mese di prigione. Da noi, cio\u00e8, avviene l&#8217;esatto contrario di quel cha avveniva (e avviene) negli Stati Unti: la legge non sta dalla parte del cittadino onesto, ma dalla parte del delinquente straniero.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un&#8217;altra cosa da tener presente. Gi americani del XIX secolo e del principio del XX, cio\u00e8 nel periodo culminante dell&#8217;immigrazione, erano ancora un popolo giovane, vigoroso, pieno di fiducia in se stesso e nel proprio avvenire; mentre gli europei di questa generazione sono gente sempre pi\u00f9 fiacca, senile per et\u00e0 e per animo, spenta, rinunciataria: non fanno figli, non credono nel futuro, vedono nero, semmai comprano un cane o si mettono con un &quot;compagno&quot; dello stesso sesso; oppure fanno all&#8217;amore con un amico o un&#8217;amica e poi tornano ciascuno a casa sua, magari dal pap\u00e0 e dalla mamma. Insomma non progettano alcun futuro, vivono nel presente, non hanno memoria del passato e non hanno alcuna speranza nel domani. La televisione, il computer, il telefonino, un po&#8217; di palestra, un po&#8217; di shopping, qualche viaggetto, qualche serata in discoteca. E basta. Questo, per quanti hanno un lavoro. Per gli altri, per quanti campano senza lavoro, Dio sa come, oppure di lavoro precario, nemmeno tanto: vale a dire che trascinano i loro giorni, nel senso letterale dell&#8217;espressione, rimuginando o fantasticando: rimuginando su tutto ci\u00f2 che non hanno e non possono concedersi, fantasticano sulla vincita al Totocalcio o sul magico incontro con il Principe Azzurro (o con la Principessa), purch\u00e9 danaroso. Gli immigrati africani e asiatici, invece, sono gente piena di energia (il che non coincide per forza con il concetto di aver voglia di lavorare), abituata ai sacrifici e alla vita dura; gente giovane, decisa, con una fede religiosa molto forte, per non dire fanatica; gente abituata ad obbedire ai genitori, a imporsi una disciplina, ma altrettanto propensa a non avere alcuna disciplina, se appena annusa l&#8217;aria del Paese ospitante e mangia la foglia che l\u00ec trover\u00e0 solo porte aperte e sentieri facilitati, e che il colore della sua pelle sar\u00e0 un biglietto di presentazione che le garantir\u00e0 la precedenza in tutta una serie di strutture e situazioni, dalla scuola alla sanit\u00e0. Quanto ai figli, per capire quanti ne fanno basta scendere in strada e passeggiare cinque minuti: ad ogni passo s&#8217;incontrano donne islamiche con la carrozzella o i figli piccoli in braccio, o donne incinte, o numerose famiglie in processione, a piedi o in bicicletta: contrasto impressionante con le coppie &quot;locali&quot; che se ne vanno a spasso con Fido. Oh, ma Fido \u00e8 tenuto benissimo, con ogni riguardo: con due o tre copertine per non prender freddo (l&#8217;inverno italiano \u00e8 come quello russo, per quei ferventi cinofili), e la visita dal veterinario al primo starnuto, e la pappa speciale per mantener la linea e assorbire tante vitamine.<\/p>\n<p>Altro fattore a noi sfavorevole, anche se pochissimo considerato: l&#8217;ignoranza e la volubilit\u00e0 delle nuove generazioni. Del passato sanno poco e non se ne interessano affatto; com&#8217;era il loro paese prima che nascessero; cosa facevano, non diciamo i nonni o i bisnonni, ma anche solo i genitori, prima di conoscersi, \u00e8 cosa che non li riguarda. Non sono pochi i bambini delle elementari che non sanno dire che mestiere fanno i genitori. Che caratteristiche abbia il paese o la citt\u00e0 in cui abitano; quali siano le opere d&#8217;arte, i monumenti, le cose degne d&#8217;essere viste; quali le vicende storiche, locali e nazionali: qui si vaga nel vuoto, vicino allo zero assoluto. Molti giovani sanno tutto del <em>Grande Fratello<\/em> e dell&#8217;<em>Isola dei Famosi<\/em>, ma non sanno chi erano Mazzini o Cavour, non sanno gli schieramenti nelle due guerre mondiali, non sanno che cos&#8217;era la Guerra fredda, non sanno cos&#8217;era il Muro di Berlino. Non osiamo andare pi\u00f9 indietro: si potrebbe scoprire che, per alcuni, Mussolini e Napoleone erano contemporanei, o che il Risorgimento e il Rinascimento sono la stessa cosa. E forse stiamo parlando di ragazzi di liceo, i quali (bene o male) sanno fare una versione di greco e risolvere un problema di trigonometria; figuriamoci quelli che hanno smesso di andare a scuola, quelli che vanno subito a lavorare. Questo, per ci\u00f2 che riguarda l&#8217;ignoranza; alla quale poi si aggiunge la volubilit\u00e0. Molte persone, oggi, specialmente giovani (ma non solo), sembrano aver smarrito la capacit\u00e0 di tener fermo in una decisione, di perseverare in una scelta liberamente presa, e poi si meravigliano del fatto che rimangano dei conti in sospeso, e in un modo o nell&#8217;altro li si deve saldare. \u00c8 come se non si rendessero conto che vi sono decisioni dalle quali non si pu\u00f2 tornare indietro, o si pu\u00f2 tornare indietro solo con grandissima difficolt\u00e0. Mettersi a vivere con un&#8217;altra persona, per esempio, specialmente ora che il matrimonio \u00e8 passato di moda: lo si fa con molta leggerezza; poi si vedr\u00e0. Se arriva la crisi, ci si lascia: tanto, che problema c&#8217;\u00e8? Pure, qualcuno va fuori di testa; qualcuno non accetta di essere scaricato, diventa furioso: sono effetti collaterali. <em>Oggi ci amiamo<\/em>, dunque ci si fa il tatuaggio indelebile con il nome dell&#8217;amato o dell&#8217;amata: sul braccio, sulla spalla, sul polpaccio, sul seno, vicino alle parti intime. Ma che succede se l&#8217;amato se ne va, se l&#8217;amata non \u00e8 pi\u00f9 amata? Resta, al netto della separazione, il problema del tatuaggio: e allora sono spese e sudori per liberarsi dalla scritta o dal disegno che rievocano infauste memorie. Ora, a una popolazione cos\u00ec smemorata, cos\u00ec immatura, cos\u00ec superficiale nel capire quel che \u00e8 per sempre e quel che dura due settimane, non si pu\u00f2 chiedere di capire quel che sar\u00e0 l&#8217;Europa fra due generazioni: non arrivano a vedere pi\u00f9 in l\u00e0 del mese prossimo, a dire tanto. Ed \u00e8 proprio su questo che giocano i poteri mondiali impegnati nell&#8217;operazione &quot;migrazioni&quot;. Gli europei, nella grande maggioranza, non si rendono conto che lasciar entrare nei loro Paesi, ogni anno, decine e centinaia di migliaia di stranieri equivale a ipotecare il loro stesso futuro e quello dei loro figli; equivale a cambiare per sempre, in maniera definitiva, il volto stesso dell&#8217;Europa, i suoi usi e costumi, la sua cucina, la sua politica, la sua religione, la sua cultura, la sua scuola, il suo sport, il suo cinema, la sua televisione, tutto ci\u00f2 di cui \u00e8 fatta la vita, pubblica e privata.<\/p>\n<p>Vengono in mente quei capi trib\u00f9 africani, o quei <em>sakem<\/em> pellirossa, che si vedevano venire incontro un compito ufficiale bianco, latore di un bel messaggio da parte del suo governo, nonch\u00e9 di lauti doni a titolo personale: perline di vetro, stoffe colorate, un barilotto di <em>whisky<\/em>, magari addirittura un fucile; in cambio, l&#8217;ufficiale chiedeva una cosa da nulla: una firma; e siccome il capo non sapeva firmare, un segno, una croce, uno svolazzo sopra un pezzo di carta. Un gesto da nulla: solo che, con quel gesto, egli vendeva le terre del suo popolo, rinunciava ad ogni diritto su di esse; e magari finiva per scoprire, in un secondo momento, di aver venduto le terre migliori, o quasi tutte le terre della sua trib\u00f9. Ecco: noi europei, oggi, siamo nella situazione, non di quei capitrib\u00f9, ma dei membri di quelle trib\u00f9: la nostra terra \u00e8 stata ceduta, il nostro futuro \u00e8 stato ipotecato, e il futuro dei nostri figli si \u00e8 fatto ancora pi\u00f9 incerto di quanto gi\u00e0 non fosse per colpa nostra. Ma stavolta non \u00e8 colpa nostra: stavolta qualcuno ce l&#8217;ha fatta sporca, senza che venisse chiesto il nostro parere. Certo, si pu\u00f2 sempre protestare: e subito si viene messi alla gogna come razzisti e fomentatori d&#8217;odio; del resto, non serve assolutamente a nulla. Non \u00e8 pi\u00f9 tempo di protestare, ma d&#8217;agire. Che cosa facevano, quei popoli derubati del loro futuro, quando scoprivano la verit\u00e0? Primo, cacciavano i capi che avevano firmato gli iniqui trattati; secondo, si organizzavano per resistere. Non si rassegnavamo, dicendo: ormai \u00e8 troppo tardi. No: lottavano strenuamente per sopravvivere. Perch\u00e9 tale era la posta in gioco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai non \u00e8 possibile girare per una qualsiasi citt\u00e0 dell&#8217;Europa centro-occidentale, ad eccezione della Penisola Iberica, senza domandarsi, a tratti, se ci si trovi davvero in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[133,256],"class_list":["post-25158","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-europa","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25158","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25158"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25158\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25158"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25158"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25158"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}