{"id":25154,"date":"2011-10-03T10:11:00","date_gmt":"2011-10-03T10:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/03\/lunica-sostanza-per-fichte-e-lio-di-ciascuno-folle-miscuglio-di-solipsismo-e-panteismo\/"},"modified":"2011-10-03T10:11:00","modified_gmt":"2011-10-03T10:11:00","slug":"lunica-sostanza-per-fichte-e-lio-di-ciascuno-folle-miscuglio-di-solipsismo-e-panteismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/03\/lunica-sostanza-per-fichte-e-lio-di-ciascuno-folle-miscuglio-di-solipsismo-e-panteismo\/","title":{"rendered":"L\u2019unica sostanza, per Fichte, \u00e8 l\u2019io di ciascuno: folle miscuglio di solipsismo e panteismo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;idealismo di Johann Gottlieb Fichte \u00e8 stato definito idealismo soggettivo perch\u00e9, dopo aver sgombrato il campo dal noumeno della filosofia di Kant, ossia dalla &quot;cosa in s\u00e9&quot;, vista come un limite al dispiegamento della libert\u00e0 umana, afferma risolutamente che tutta la realt\u00e0, in quanto conosciuta dal soggetto, altro non \u00e8 che una rappresentazione ovvero un atto dell&#8217;io.<\/p>\n<p>Con questa impostazione si avvia a culminare quella caratteristica distorsione del pensiero moderno riguardo al giusto ordine delle cose, che prende le mosse dal &quot;cogito&quot; cartesiano e dall&#8217;&quot;io penso&quot; kantiano: non \u00e8 l&#8217;essere che crea il pensiero, ma il pensiero che crea l&#8217;essere.<\/p>\n<p>Per Kant, l&#8217;&quot;io penso&quot; non \u00e8 il creatore della realt\u00e0, ma solo il suo ordinatore; con Fichte esso diventa la sola realt\u00e0 esistente, al di fuori della quale non c&#8217;\u00e8 nulla.<\/p>\n<p>Fichte afferma che il principio di ogni cosa \u00e8 l&#8217;Io puro, ossia non l&#8217;io empirico (che egli chiama &quot;divisibile&quot;) dei singoli individui, ma l&#8217;Io &quot;indivisibile&quot;, universale, che entra nella costituzione di questo e quell&#8217;individuo; non \u00e8 sostanza, nel senso spinoziano del termine, ma attivit\u00e0 primordiale, incondizionata, vale a dire auto-attivit\u00e0; proprio come lo sono l&#8217;Idea di Hegel e l&#8217;Assoluto di Schelling.<\/p>\n<p>L&#8217;Io puro, ad essere precisi, non \u00e8, ma diviene attraverso l&#8217;attivit\u00e0 dialettica, che si articola in tre fasi (da non intendersi in senso cronologico): tesi, antitesi, sintesi. Nella prima pone se stesso come io empirico, qualcosa di analogo alla forma o attivit\u00e0 trascendentale di Kant; nella seconda pone, insieme a se stesso, anche il non-io, l&#8217;oggetto o contenuto del proprio pensiero (la materia di Kant); nella terza l&#8217;Io puro prende coscienza, attraverso l&#8217;urto del non-io sull&#8217;io, del proprio limite e, nello stesso tempo, perpetuamente lo supera, attuando &#8211; chi lo sa il perch\u00e9 &#8211; un incessante progresso morale.<\/p>\n<p>\u00c8 questa una versione aggiornata e rivista dell&#8217;ideologia del Progresso illimitato di illuministica memoria, con la quale condivide il culto per la Ragione scientifica, senza prendersi, peraltro, la pena di spiegare da quale cilindro di prestigiatore salti fuori, dall&#8217;Io puro, il non-io; il fatto, per\u00f2, che la sintesi sia un processo infinito, ci fa sospettare fortemente che l&#8217;Io puro sia una specie di surrogato di Dio, reintrodotto surrettiziamente dalla finestra: un Dio che diviene, ma pur sempre un Dio, perch\u00e9 a Lui solo \u00e8 riconducibile un progresso che si espande continuamente oltre il proprio limite, infinitamente.<\/p>\n<p>Tutte queste magniloquenti fumisterie vengono da Fichte definite come la forma suprema del conoscere, addirittura come Dottrina della scienza, intendendo che ogni vera filosofia deve orientarsi in tal senso e che nessuna potrebbe spingersi oltre: essa \u00e8 l&#8217;unica filosofia veramente critica, mentre ogni altra viene gratificata dell&#8217;appellativo di &quot;dogmatica&quot;.<\/p>\n<p>Fichte, dunque, isola l&#8217;\u00abio sono\u00bb nel suo atto originario e ne fa la base granitica della propria filosofia, che egli, poco modestamente, chiama tout-court Dottrina della scienza: in essa l&#8217;unica sostanza \u00e8 l&#8217;io finito e nient&#8217;altro; in questo senso, come egli stesso dice, la Dottrina della scienza non \u00e8 altro che uno spinozismo sistematico, ossia un panteismo radicale.<\/p>\n<p>Ma siccome, paradossalmente, se l&#8217;io non fosse urtato da qualcosa, in esso non vi sarebbe una coscienza reale, anzi non vi sarebbe nemmeno la sua possibilit\u00e0 di determinarsi e di determinarsi, come afferma il filosofo tedesco, all&#8217;infinito (che spirito romantico sarebbe se non facesse appello all&#8217;infinito?), ecco allora che entra in campo il concetto di non-io che, urtandolo l&#8217;io dall&#8217;esterno, lo influenza e ne rende possibile l&#8217;infinita determinazione.<\/p>\n<p>Ma da dove viene codesto non-io, visto che l&#8217;Io \u00e8 la sola realt\u00e0 originaria, la sola realt\u00e0 assolutamente incondizionata? Strana risposta, quella di Fichte: il non-io viene anch&#8217;esso dall&#8217;Io, solo che viene dall&#8217;Io non ancora cosciente di s\u00e9; pi\u00f9 o meno come dire: \u00e8 un Dio che ancora ignora di esserlo.<\/p>\n<p>Pasquale Salvucci nel suo libro \u00abLa costruzione dell&#8217;idealismo: Fichte\u00bb (Urbino, Editrice Quattro Venti di Anna Veronesi, 1984, pp. 137-41), bene ricostruisce il passaggi fondamentali della Dottrina della scienza.<\/p>\n<p>Per seguire il discorso di Fichte, ricordiamo che, in esso, il primo principio fondamentale stabilisce che l&#8217;Io pone se stesso ed \u00e8 in virt\u00f9 di questo puro porsi per se stesso; esso \u00e8, al tempo stesso, l&#8217;agente ed il prodotto dell&#8217;azione. Il secondo principio fondamentale afferma che all&#8217;io \u00e8 opposto assolutamente un non-io; la negazione non \u00e8 intrinseca a ci\u00f2 che viene posto, ma equivale alla posizione di un altro termine. Infine, il terzo principio fondamentale si pu\u00f2 formulare in questo modo: io oppongo nell&#8217;io all&#8217;io divisibile un non-io divisibile.<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;essenza della filosofia critica viene individuata da Fichte nel suo porre un &quot;io assoluto come assolutamente incondizionato e non determinabile da qualcosa di pi\u00f9 elevato&quot;; e, se questa filosofia conclude in modo conseguente a partire da questo principio fondamentale, allora diventa Dottrina della scienza (DS, p. 95). Nel sistema critico, la &quot;cosa&quot; \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 posto nell&#8217;io; nel sistema dogmatico, la &quot;cosa&quot; (Ens) \u00e8 ci\u00f2 IN CUI l&#8217;io stesso \u00e8 posto. In questo sistema, il concetto di &quot;cosa&quot; (&quot;Ens&quot;) \u00e8 il pi\u00f9 alto, &quot;il concetto assolutamente supremo&quot;. Ma ci\u00f2 accade in modo &quot;assolutamente arbitrario&quot;. Lo spinozismo \u00e8 il prodotto pi\u00f9 conseguente del dogmatismo, nella misura in cui il dogmatismo pu\u00f2 essere conseguente. Se si chiede al dogmatismo perch\u00e9 mai esso ammette la &quot;cosa&quot; (Ens) senza nessun fondamento ad essa superiore, mentre esso &quot;richiede all&#8217;io questo principio superiore&quot; (per esso la &quot;cosa&quot; vale assolutamente, laddove all&#8217;io NON spetta un valore assoluto), emerge che esso &quot;non pu\u00f2 vantare nessun diritto per fare ci\u00f2&quot; Spinto alle sue estreme conseguenze, il dogmatismo &quot;o nega che il nostro sapere in generale abbia un fondamento e che in generale vi sia un sistema nello spirito umano, o contraddice se stesso&quot;, perch\u00e9 mentre afferma che non si pu\u00f2 ammettere nulla senza ragione, agisce proprio cos\u00ec. &quot;Un dogmatismo rigoroso \u00e8 [dunque] uno scetticismo&quot;, perch\u00e9 esso annulla &quot;l&#8217;unit\u00e0 della coscienza e l&#8217;intera logica&quot;. Lo scetticismo NEGA la stessa possibilit\u00e0 di un sistema in generale. Ma, poich\u00e9 esso non pu\u00f2 negare &quot;se non sistematicamente questa possibilit\u00e0, esso contraddice se stesso, ed \u00e8 interamente contrario alla ragione (vernunftwidrig).&quot; Ma la &quot;natura dello spirito umano&quot; ha preso le sue precauzioni, perch\u00e9 essa ha pensato a rendere impossibile ci\u00f2. Infatti, nessun uomo ha mai seguito seriamente un tale scetticismo. [&#8230;] Che cosa spinge il dommatico al di l\u00e0 dell&#8217;io? Un &quot;dato pratico&quot;. Cio\u00e8 &quot;il sentimento della dipendenza del nostro io, in quanto \u00e8 pratico [l&#8217;io che agisce] da un non-io assolutamente indipendente dalla nostra legislazione e, per questo riguardo, libero (DS, p. 97).<\/p>\n<p>La &quot;suprema unit\u00e0&quot; non pu\u00f2 essere altro che &quot;l&#8217;unit\u00e0 della coscienza&quot;. L&#8217;unica sostanza \u00e8, per la Dottrina della scienza, &quot;l&#8217;io di ciascuno&quot;. Da questo angolo, Fichte pu\u00f2 dichiarare che se si guarda alla sua parte teoretica, la Dottrina della scienza \u00e8 &quot;lo spinozismo ridotto a sistema&quot;. Essa \u00e8 costruita soltanto sui &quot;due ultimi principi fondamentali&quot;, dacch\u00e9 il primo &quot;ha solo un valore regolativo&quot;. Non altro. La soluzione del problema posto dal terzo principio (quello dei giudizi sintetici a priori, nel linguaggio di Kant) \u00e8 raggiunta da una decisione incondizionata (il decreto di autorit\u00e0 della ragione), che SUBORDINA IL NON-IO ALL&#8217;IO. Questa subordinazione &quot;ed unit\u00e0 di ogni non-io sotto le leggi pratiche dell&#8217;io&quot; vano interpretate nel senso che la &quot;unit\u00e0 non \u00e8 qualcosa che esiste come esiste l&#8217;oggetto di un concetto, ma come oggetto di un&#8217;idea, qualcosa che deve esistere e deve essere prodotto da noi [&#8230;] (DS, p. 97). Nel 1797, Fichte preciser\u00e0: &quot;Ci\u00f2 che si oppone alla mia azione &#8211; qualcosa io debbo opporre ad essa, perch\u00e9 sono finito &#8211; \u00e8 il mondo sensibile, ci\u00f2 che deve nascere mediante la mia azione, \u00e8 il mondo intelligibile&quot; (Zweite Einleitung, S. W., Bid. I, p. 467).<\/p>\n<p>Si badi: i concetti opposti di io-non io sono dati dai due primi principi, ma l&#8217;esigenza che essi siano conciliati \u00e8 espressa nel primo principio (DS p. 87). Il modo &quot;come&quot; la conciliazione pu\u00f2 essere realizzata non \u00e8 compreso in essi, perch\u00e9 esso \u00e8 determinato da una &quot;legge particolare del nostro [stesso] spirito&quot;; legge che, mediante l&#8217;esperimento, deve essere sollevata alla coscienza. Ora, il concetto di limitazione reciproca NON \u00c8 ORIGINARIO, non esprime l&#8217;x che deve essere cercato nella sua purezza, perch\u00e9 comprende anche i concetto della &quot;realt\u00e0&quot; e della &quot;negazione&quot; che vi sono conciliati. Per cercare l&#8217;x nella sua purezza, occorre procedere ad una ulteriore &quot;astrazione&quot;. Si guardi al concetto di &quot;limite&quot;. Che cosa significa &quot;limitare qualcosa&quot;? Significa sopprimere la &quot;realt\u00e0&quot;, mediante la &quot;negazione&quot;, non nella sua &quot;totalit\u00e0&quot;, bens\u00ec solo &quot;in parte&quot;. Ne viene, quindi, che il &quot;concetto di &quot;limite&quot; comprende in s\u00e9 non solo &quot;i concetti di realt\u00e0 e di negazione&quot;, ma anche &quot;il concetto della divisibilit\u00e0&quot;, cio\u00e8 il concetto della &quot;quantitabilit\u00e0 in generale&quot;. Questo concetto della divisibilit\u00e0 e\/o quantitabilit\u00e0 in generale \u00e8 l&#8217;x nella sua purezza. Mediante un atto peculiare dello spirito umano (Fichte lo definisce atto y), che \u00e8, in breve, L&#8217;ATTO CHE LIMITA, l&#8217;io e il non-io sono posti come divisibili sul fondamento della divisibilit\u00e0\/quantitabilit\u00e0 in generale. Tanto l&#8217;io quanto il non-io sono posti come divisibili. Ora, L&#8217;ATTO CHE LIMITA (l&#8217;atto y) NON PU\u00d2 VENIRE DOPO &quot;l&#8217;atto dell&#8217;opporre&quot;, nel senso che NON PU\u00d2 essere considerato come &quot;reso possibile solamente da quest&#8217;atto&quot;, perch\u00e9, senza di esso (senza la limitazione reciproca di io-non io) la &quot;opposizione&quot; distrugge se stessa e, per ci\u00f2, essa \u00e8 impossibile. N\u00e9, d&#8217;altra parte, L&#8217;ATTO CHE LIMITA (pur sempre l&#8217;atto y) PU\u00d2 PRECEDERE l&#8217;atto dell&#8217;opporre, dacch\u00e9 esso viene compiuto per &quot;rendere possibile l&#8217;opposizione e la divisibilit\u00e0\/quantitabilit\u00e0 \u00e8 niente senza qualcosa da dividere\/quantificare. Ne viene che L&#8217;ATTO CHE LIMITA (l&#8217;atto y) &quot;sorge immediatamente NELLA e CON LA opposizione&quot;. Queste due azioni (l&#8217;atto che limita e l&#8217;atto d&#8217;opposizione) non sono che un&#8217;unica azione e vengono distinte &quot;sola mediante la riflessione&quot;. Non appena all&#8217;io \u00e8 opposto un non-io, l&#8217;io, al quale \u00e8 opposto un non-io, e questo stesso non-io sono posti come &quot;divisibili&quot; (DS, p. 87). La formula del terzo principio fondamentale \u00e8 proprio questa: &quot;io oppongo nell&#8217;io all&#8217;io divisibile un non-io divisibile&quot; (DS, p. 88). Fichte aggiunge che NESSUNA FILOSOFIA pu\u00f2 andare oltre questa &quot;conoscenza&quot;. Tuttavia ogni filosofia, che voglia essere seria, deve spingersi sino a questa &quot;conoscenza&quot;. E quando procede sin qui, essa diventa Dottrina della Scienza. Per il filosofo trascendentale (Fichte) tutto ci\u00f2 che si presenter\u00e0 &quot;nel sistema dello spirito umano&quot; dovr\u00e0 potersi &quot;dedurre&quot; da questa &quot;conoscenza&quot; ormai stabilita. Nel prosieguo, Fichte arriva sino a dichiarare che \u00e8 &quot;impossibile filosofare [&#8230;] senza penetrare nel terreno della Dottrina della scienza. Ogni avversario dovr\u00e0 combattere sul terreno di essa e con le armi di essa. Potr\u00e0, certo, bendarsi gli occhi per combatterla nel suo proprio terreno e con le sue proprie armi, ma sar\u00e0 sempre &quot;facile strappargli la benda dagli occhi e fargli vedere il [vero] terreno sul quale si trova [quello della Dottrina della scienza]&quot; (DS, p. 225).\u00bb<\/p>\n<p>Tutto il sistema della Dottrina della scienza, dunque, nasce dalla preoccupazione di Fichte si salvaguardare l&#8217;unit\u00e0 della coscienza; perch\u00e9, se Spinoza pone il fondamento dell&#8217;unit\u00e0 della coscienza nel concetto di sostanza, Fichte gli ribatte che avrebbe dovuto ritenersi soddisfatto dell&#8217;unit\u00e0 che a lui era data nella coscienza e non cercare un unit\u00e0 ancora pi\u00f9 alta, verso la quale proprio nulla lo spingeva.<\/p>\n<p>Per Fichte, dunque, nulla v&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 alto dell&#8217;unit\u00e0 della coscienza: unit\u00e0 che coglie se stessa nel cogliere l&#8217;unit\u00e0 del soggetto e dell&#8217;oggetto: non si tratta di una sostanza, come per Spinoza, ma di una attivit\u00e0 inconscia.<\/p>\n<p>Una attivit\u00e0 senza sostanza? Una attivit\u00e0 indifferenziata che coglie se stessa anteriormente ad ogni differenziazione di soggetto e oggetto, di spirito e natura? Proprio cos\u00ec: e non c&#8217;\u00e8 da stupirsi se ad Hegel, che riprende e porta alla sistematizzazione definitiva e grandiosa una tale &quot;dottrina&quot;, Kierkegaard osserva che ci\u00f2 \u00abha introdotto la pazzia nel mondo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 pazzesca l&#8217;idea di un pensiero che crea l&#8217;essere, cos\u00ec come lo \u00e8 l&#8217;idea di una attivit\u00e0 che non ha un soggetto n\u00e9 un oggetto, bens\u00ec una unit\u00e0 indifferenziata di questo e di quello: perch\u00e9 il pensiero \u00e8 sempre pensiero di qualcosa che pensa qualcosa; e la coscienza \u00e8 sempre coscienza di qualcosa che avverte qualche cosa; n\u00e9 potrebbe avvertire se stessa, se non avvertisse, contemporaneamente ma anche distintamente, se stessa e altro da se stessa.<\/p>\n<p>Ma, direbbe Fichte, la coscienza originaria, primordiale, \u00e8 altro dalla coscienza del singolo individuo; benissimo: e allora come va che l&#8217;una diventa l&#8217;altra, si incarna, per cos\u00ec dire, nell&#8217;altra, ossia che l&#8217;Io puro pone se stesso come io empirico?<\/p>\n<p>Se l&#8217;Io puro \u00e8 identit\u00e0 indifferenziata di io e non-io, in che modo, a un certo punto, e perch\u00e9 mai si differenzia in un soggetto e in un oggetto, o meglio, nella coscienza che distingue un soggetto ed un oggetto?<\/p>\n<p>Se bastasse &quot;porre&quot; le cose, come fa disinvoltamente Fichte &#8211; e come poi far\u00e0 Hegel -, senza prendersi il disturbo di spiegarle, sarebbe veramente troppo facile fare filosofia: che cosa vuol dire, esattamente, affermare che l&#8217;Io puro pone se stesso come io empirico e, cos\u00ec, d\u00e0 origine all&#8217;unica sostanza degli io di ciascun individuo, incarnandosi nella coscienza dei soggetti concreti?<\/p>\n<p>Non basta &quot;porre&quot;, bisogna spiegare come ci\u00f2 accada: e certo non contribuisce a fare chiarezza il fatto che Fichte chiami l&#8217;Io puro anche con il titolo altisonante di &quot;immaginazione produttiva&quot;: perch\u00e9 l&#8217;immaginazione \u00e8 sempre immaginazione di qualcosa, che s&#8217;immagina qualche cosa e non certo immaginazione indifferenziata.<\/p>\n<p>Fichte distingue poi i due livelli del processo dialettico: quello dell&#8217;attivit\u00e0 teoretica, consistente nella Dottrina della scienza, e quello dell&#8217;attivit\u00e0 pratica, da cui scaturisce la libert\u00e0 morale, che egli riassume nelle due formule: \u00abNon cedere mai all&#8217;istinto, ma darsi sempre una legge\u00bb e \u00abAgisci secondo la tua coscienza\u00bb.<\/p>\n<p>Anche se l&#8217;attivit\u00e0 pratica \u00e8 idealmente preceduta da quella teoretica, in pratica quest&#8217;ultima le \u00e8 subordinata, perch\u00e9 da essa scaturisce la rappresentazione di un mondo oggettivo, nel quale, attraverso lo sforzo infinito della coscienza, l&#8217;Io pratico, agendo sul non-io, realizza margini sempre pi\u00f9 ampi di libert\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Fedele discepolo di Kant, dunque, Fichte sostiene il primato della Ragion pratica sulla Ragion pura: solo che mentre, nel maestro, tale primato si giustificava (si fa per dire) con l&#8217;abolizione della metafisica, il che \u00e8 gi\u00e0 fare filosofia tagliando i concetti con la mannaia, in Fichte tale primato scaturisce dal fatto che, dovendo dare una ragione dell&#8217;eterno urto del non-io sull&#8217;io, il padre dell&#8217;idealismo crede di poterla trovare nella sfera morale.<\/p>\n<p>Insomma: se il non-io e l&#8217;io eternamente lottano nella coscienza, una ragione ci deve pur essere: e quale ragione pi\u00f9 nobile potrebbe esservi, che quella di porre all&#8217;uomo sempre pi\u00f9 alti compiti morali?<\/p>\n<p>Per\u00f2, a ben guardare, non vi \u00e8 alcun motivo per cui le cose debbano stare cos\u00ec: sembra piuttosto una interpretazione a posteriori, che una intrinseca necessit\u00e0 del processo dialettico. E questo \u00e8 l&#8217;altro versante della pazzia idealista: prima si pone un infinito processo dialettico e poi ci si domanda a che cosa mai debba servire; e si risponde, pi\u00f9 o meno, col &quot;tu devi!&quot; kantiano, che fa pur sempre la sua bella figura, come un abito per tutte le stagioni.<\/p>\n<p>Basti dire che Fichte, a un certo punto, \u00e8 costretto a distinguere un Io teoretico, che conosce il non-io come un proprio limite e poi si auto-supera, prendendo coscienza piena ed intera di s\u00e9, da un Io pratico, che agisce sul non-io e che lo oltrepassa, conquistando un grado sempre pi\u00f9 elevato di libert\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Sono davvero due Io distinti, o sono due lati di una stessa cosa? Sembrerebbe verosimile la seconda risposta, in quanto l&#8217;attivit\u00e0 teoretica e l&#8217;attivit\u00e0 pratica altro non sono che due facce di una stessa medaglia, considerata sotto due differenti punti di vista. Ma \u00e8 lecito usare un tale linguaggio, formulare siffatti concetti? \u00c8 lecito non limitarsi a parlare di sfera dell&#8217;attivit\u00e0 teoretica e sfera dell&#8217;attivit\u00e0 pratica, ma di un Io teoretico e di un Io pratico?<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che il linguaggio e i concetti adoperati da Fichte rispecchiano perfettamente l&#8217;autoesaltazione del pensiero soggettivo, che caratterizza tutta l&#8217;impalcatura dell&#8217;idealismo; ed \u00e8 perfettamente logico: se \u00e8 il pensiero che crea l&#8217;essere, perch\u00e9 meravigliarsi se il pensiero della singola coscienza individuale, a un certo punto, diventa il Pensiero con la &quot;P&quot; maiuscola; se l&#8217;io di ciascuno fonda una sedicente &quot;scienza&quot; dell&#8217;Io con la &quot;I&quot; maiuscola? Ed ecco che il panteismo radicale si sposa e si confonde con il solipsismo pi\u00f9 estremo: nulla esiste al di fuori della coscienza pensante individuale; ma allora, donde viene l&#8217;Io puro che, poi, si &quot;pone&quot; come io empirico?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;idealismo di Johann Gottlieb Fichte \u00e8 stato definito idealismo soggettivo perch\u00e9, dopo aver sgombrato il campo dal noumeno della filosofia di Kant, ossia dalla &quot;cosa in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[141,173,181],"class_list":["post-25154","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-filosofia","tag-immanuel-kant","tag-johann-gottlieb-fichte"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25154","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25154"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25154\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25154"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25154"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25154"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}