{"id":25153,"date":"2011-08-18T11:20:00","date_gmt":"2011-08-18T11:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/18\/linsoddisfazione-per-il-finito-e-per-fichte-la-nostra-connessione-con-linfinito\/"},"modified":"2011-08-18T11:20:00","modified_gmt":"2011-08-18T11:20:00","slug":"linsoddisfazione-per-il-finito-e-per-fichte-la-nostra-connessione-con-linfinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/18\/linsoddisfazione-per-il-finito-e-per-fichte-la-nostra-connessione-con-linfinito\/","title":{"rendered":"L\u2019insoddisfazione per il finito \u00e8, per Fichte, la nostra connessione con l\u2019Infinito"},"content":{"rendered":"<p>Massimo Don\u00e0 ha esposto la concezione di Fichte, sottoponendola a una critica stringente; presentiamo l&#8217;una e l&#8217;altra, per vedere se davvero il filosofo tedesco avesse perso, per un eccesso di razionalismo, il contatto con la realt\u00e0 della condizione umana, e se davvero la critica di Don\u00e0 colga nel segno (da: M. Don\u00e0, \u00abSerenit\u00e0\u00bbMilano, Bompiani, 2005, pp. 200-03):<\/p>\n<p>\u00abLo rilevava anche Fichte: &quot;Tutti vorrebbero essere felici, in pace, soddisfatti del proprio stato, ma non sanno dove trovare questa felicit\u00e0; non comprendono ci\u00f2 che propriamente amano ed \u00e8 oggetto delle loro aspirazioni. Pensano di doverlo trovare in ci\u00f2 che immediatamente viene incontro e e si offre ai loro sensi, cio\u00e8 nel mondo,non essendoci per loro, nello stato d&#8217;animo in cui si trovano, nient&#8217;altro che il mondo. Con coraggio si fanno avanti in questa caccia della felicit\u00e0, appropriandosi intimamente e abbandonandosi con amore asl primo oggetto che loro meglio piaccia e che prometta di soddisfare il loro sforzo (Streben).&quot; (&quot;Introduzione alla vita beata&quot;).<\/p>\n<p>Come potrebbe un qualche oggetto soddisfarli? Si chiede Fichte.<\/p>\n<p>Eppure anche l&#8217;INIZIO, ci\u00f2 che gi\u00e0 da sempre siamo,ci si d\u00e0 in forma oggettuale; perch\u00e9 noi siamo la SUA POSITIVIT\u00c0, quella di cui esso \u00e8 NEGAZIONE &quot;non escludente&quot; e in ragione di ci\u00f2 non possiamo che guardarlo come si potrebbe guardare qualsiasi altra oggettualit\u00e0.<\/p>\n<p>Fichte avanza subito, comunque,l&#8217;ipotesi fondamentale: che proprio in tale ineludibile scarto &#8211; quello che ci impedisce di rapportarvicisi in una forma che non sia quella oggettuale &#8211; si d\u00e0 l&#8217;unico nostro nesso con l&#8217;Eterno. Che proprio &quot;il fatto che nulla di finito e caduco possa soddisfarci, sia l&#8217;unico nesso grazie al quale siamo in relazione con l&#8217;Eterno e continuiamo a esistere&quot; (ibidem).<\/p>\n<p>Qualora un oggetto finto dovesse soddisfarci pienamente,, infatti, saremmo destinati alla morte eterna; al male assoluto. E diventeremmo definitivamente ALTRI dal bene che tanto a lungo abbiamo cercato. Finiremmo per ritrovarci sospesi sulla definitivit\u00e0 di un esser parziale non pi\u00f9 perfezionabile; e la nostra impercettibilit\u00e0 si tramuterebbe in paradossale condizione di definitiva IMPERFEZIONE. E non si tratta neppure &#8211; sempre secondo Fichte &#8211; di attendere l&#8217;et\u00e0 della saggezza per risolversi a rinunciare finalmente &quot;a ogni felicit\u00e0 e a ogni pace&quot; (ib.), uccidendo per ci\u00f2 stesso ogni desiderio e ogni pulsione al bene eterno.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 produrrebbe un mero &quot;intorpidimento&quot; &#8212; che stoltamente finiremmo per confondere con la vera saggezza. Come se essere saggi significasse in verit\u00e0 farsi consapevoli di non essere affatto destinati alla felicit\u00e0.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il bene \u00e8 gi\u00e0 qui, ovunque ci si venga di fatto a trovare; in ogni stazione di tale ricerca infinita; che, lungi dal giustificare una qualche forma di tragica disperazione, deve farci comprendere &#8211; sempre secondo Fichte &#8211; che proprio l&#8217;insufficienza di ogni bene determinato e parziale &#8211; ossia, oggettuale &#8211; manifesta la nostra gi\u00e0 risolta beatitudine. Che proprio il fatto di non essere mai soddisfatti di questa quella conquista sta l\u00ec a testimoniare la nostra gi\u00e0 risolta in-finitudine.<\/p>\n<p>Solo in quanto in-finiti, dunque, saremo sempre sostanzialmente insoddisfatti di ogni guadagno finito e oggettivo. Perci\u00f2, sempre per il maestro dell&#8217;idealismo tedesco, cercare la verit\u00e0 non \u00e8 in contraddizione con il nostro eterno abitarla e frequentarla nell&#8217;intimo della nostra anima. Perci\u00f2 il mostrarsi desiderosi di serenit\u00e0 non im0plica impossibilit\u00e0 di vita serena e beata. Ma ne \u00e8 al contrario costante testimonianza.<\/p>\n<p>Certo, il discorso di Fichte \u00e8 quantomai stringente; e fortemente seducente \u00e8 la sua potenza argomentativa. Ma una cosa sembra sfuggirgli davvero: che anche la vita eterna e la sua perfetta beatitudine dovranno essere percepite come META sempre ancora da guadagnare &#8212; cos\u00ec esse dovranno essere intese dalla soggettivit\u00e0 di uno sguardo finito che anche dell&#8217;infinitudine divina, sar\u00e0 tentato di fare una semplice oggetto da catturare e possedere in modo pressoch\u00e9 de-finitivo.<\/p>\n<p>Un ogni caso, ci\u00f2 consegue anche dal fatto che l&#8217;eterno, per lui, non pu\u00f2 che essere esperito per il tramite del pensiero&quot;- &quot;la vita vera e la sua beatitudine consistono nel pensiero, cio\u00e8 in una certa visione particolare di noi stessi e del mondo&quot; (ib.). Perci\u00f2 &quot;una dottrina della beatitudine non pu\u00f2 essere altro che una dottrina del sapere&quot;; e &quot;vivere veramente significa pensare veramente e conoscere la verit\u00e0&quot; (ib.).<\/p>\n<p>Fichte sembra cio\u00e8 non rendersi conto del fatto che il pensiero non pu\u00f2 frequentare altro che oggetti, che esso \u00e8 naturalmente OGGETTIVANTE, &#8211; che tale destino, cio\u00e8, non ha nulla a che fare (come avrebbe voluto di \u00ec a poco un certo heideggerismo ancor oggi di gran moda) con la disposizione alienata del pensiero scientifico e tecnologico.<\/p>\n<p>Il pensiero oggettiva tutto ci\u00f2 che pone; ogni posto dal pensiero si costituisce infatti come oggetto; conceptum, ci\u00f2 che pu\u00f2 essere sempre in qualche modo catturato (cum-capio). Perci\u00f2, anche l&#8217;Eterno Bene, se PENSATO, non potr\u00e0 che essere oggettivato; e farsi quindi META di una ricerca che sar\u00e0 infine sempre delusa nelle proprie aspettative.<\/p>\n<p>Si tratta dunque di sottoporre a critica radicale questa pretesa del pensiero, e di comprendere (con il pensiero, \u00e8 evidente!) che l&#8217;UNIVERSALIT\u00c0 che mai inizia e mai finisce non soddisfa affatto NELLA e PER LA semplice soddisfazione procurata dalla ricerca oggettuale.<\/p>\n<p>perch\u00e9, un benessere che fosse sperimentabile sempre e solamente nello scacco di un mero guadagno oggettuale e nella costitutiva insoddisfazione a esso connessa, si trasfigurerebbe manifestandosi appunto nella forma della perenne insoddisfazione. Il fatto \u00e8 che il mortale non ci guadagnerebbe nulla da tale rapporto con l&#8217;eterno!<\/p>\n<p>Nessuna beatitudine e conseguirebbe in relazione alla sua esistenza; ma sempre e solo &#8212; casomai &#8212; in relazione al suo sapere.<\/p>\n<p>Anche se, sapere che si \u00e8 beati non significa condursi sic et simpliciter a una vera e piena esperienza di beatitudine.<\/p>\n<p>Qui Fichte pecca &#8211; per dir cos\u00ec &#8211; di INTELLETTUALISMO ETICO. Quasi avesse ritrovato la cogenza dell&#8217;antico intellettualismo etico gi\u00e0 professato da Socrate&#8230;<\/p>\n<p>Ma la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra; la verit\u00e0 \u00e8 che il mortale vuole SERENIT\u00c0; ossia, ci\u00f2 che mai gli \u00e8 dato di sperimentare in questa vita e nelle sue infinite peregrinazioni.<\/p>\n<p>Vuole qualcosa che sa di non avere; che sa, ma non ha, dunque. Che non ha per il semplice fatto di SAPERE CHE LA VUOLE:..\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Massimo Don\u00e0 ha esposto la concezione di Fichte, sottoponendola a una critica stringente; presentiamo l&#8217;una e l&#8217;altra, per vedere se davvero il filosofo tedesco avesse perso,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[119,181,263],"class_list":["post-25153","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dottrina","tag-johann-gottlieb-fichte","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25153","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25153"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25153\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25153"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25153"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}