{"id":25152,"date":"2015-03-18T10:58:00","date_gmt":"2015-03-18T10:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/03\/18\/le-fiabe-sono-state-messe-al-bando-perche-la-fantasia-fa-paura\/"},"modified":"2015-03-18T10:58:00","modified_gmt":"2015-03-18T10:58:00","slug":"le-fiabe-sono-state-messe-al-bando-perche-la-fantasia-fa-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/03\/18\/le-fiabe-sono-state-messe-al-bando-perche-la-fantasia-fa-paura\/","title":{"rendered":"Le fiabe sono state messe al bando perch\u00e9 la fantasia fa paura"},"content":{"rendered":"<p>Secondo lo psicanalista Bruno Bettelheim (1903-1990), le fiabe sono state messe al bando perch\u00e9 gli adulti temono che esse risveglino gli istinti distruttivi latenti nell&#8217;inconscio dei bambini e che, evocando mostri, streghe e lupi cattivi, si possano incitare i bambini stessi a trasformarsi in mostri, streghe e lupi cattivi.<\/p>\n<p>Questa interpretazione presenta, a nostro avviso, un duplice limite. Il primo, tipico della prospettiva psicanalitica, \u00e8 quello di dare per certe e veritiere le teorie di Freud sull&#8217;inconscio e, in particolare, sulla violenza e sulla distruttivit\u00e0 potenziale della sessualit\u00e0 infantile (complesso di Edipo e tutto il resto), mentre esse sono e restano solamente delle ipotesi, che possono anche essere parzialmente accolte, ma che non possono pretendere di venire accettate in blocco come una spiegazione filosofica, totalizzante e complessiva, della struttura antropologica. Il secondo limite \u00e8 quello di pensare che esista un rifiuto della fiaba di tipo intellettualistico: cosa che pu\u00f2 anche essere vera, ma che riguarda, certamente, un numero assai ristretto di genitori e di adulti, se le motivazioni sono quelle sostenute da Bettelheim. Il problema generale, invece, \u00e8 che i genitori e gli adulti dei nostri giorni non hanno pi\u00f9 tempo da dedicare ai bambini per raccontare loro delle fiabe; o, se lo hanno, non ritengono cos\u00ec importante coltivare questo aspetto della fantasia infantile, ma preferiscono intrattenere i bambini con altre forme di interazioni, a contenuto prevalentemente tecnologico (videocassette, giochi elettronici, ecc.).<\/p>\n<p>Prima di procedere nella discussione, ci sembra opportuno riportare alcuni passaggi chiave del ragionamento svolto da Bettelheim nel suo libro \u00abIl mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe\u00bb (titolo originale: \u00abThe Uses of Enchantment. The Meaning and Importance of Fairy Tales\u00bb, New York, Alfred A. Knopf, 1976; traduzione dall&#8217;americano di Andrea D&#8217;Anna, Milano, Feltrinelli, 1983, pp. 116-23 passim):<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 tanti genitori intelligenti, dai buoni intendimenti, moderni, borghesi, preoccupatissimi del felice sviluppo dei loro figli, tengono in poco conto il valore delle fiabe e privano I loro figli di quanto queste storie hanno da offrire? Anche i nostri antenati vittoriani, nonostante la loro enfasi sulla disciplina morale e il loro rigodo stile di vita, non solo permettevano ma incoraggiavano i loro figli a godere del contenuto fantastico ed esaltante delle fiabe. Sarebbe semplice attribuire questo bando delle fiabe a un razionalismo conformistico e di ristrette vedute, ma le cose non stanno cos\u00ec.<\/p>\n<p>Secondo certuni le fiabe non presentano quadri &quot;veritieri&quot; della vita, e quindi non sono sane. Essi non pensano che la &quot;verit\u00e0&quot; nelle vita di un bambino pu\u00f2 essere diversa da quella degli adulti. Non si rendono conto che le fiabe non cercano di descrivere il mondo esterno e la &quot;realt\u00e0&quot;. N\u00e9 riconoscono che nessun bambino sano di mente creda mai che queste fiabe descrivano il mondo in modo realistico.<\/p>\n<p>Certi genitori temono, raccontando ai loro figlioletti gli eventi fantastici contenuti nelle fiabe, di dir loro delle &quot;bugie&quot;. La loro preoccupazione trova alimento nella domanda del bambino: &quot;\u00c8 vero?&quot;. Molte fiabe offrono una risposta ancor prima che la domanda possa essere posta: cio\u00e8 proprio all&#8217;inizio della storia. Per esempio, &quot;Al\u00ec Bab\u00e0 e i quaranta ladroni&quot; comincia cos\u00ec: &quot;In tempi antichi, in remote stagioni&#8230;&quot; La storia dei fratelli Grimm &quot;Il Re ranocchio&quot; si apre con la frase:&quot;Anticamente, quando desiderare era ancora efficace&#8230;&quot;Inizi del genere fanno capire molto chiaramente che le storie si svolgono a un livello molto diverso da quello della &quot;realt\u00e0&quot; quotidiana. [&#8230;] La &quot;verit\u00e0&quot; delle fiabe \u00e8 la verit\u00e0 della nostra immaginazione, non quella dei normali rapporti di causa ed effetto. [&#8230;] Prima che un bambino possa venire alle prese con la realt\u00e0, deve disporre di una base di principi per poterla giudicare. Quando chiede se una storia \u00e8 vera, vuol sapere se essa contribuisce con qualcosa d&#8217;importante alla sua comprensione delle cose, e se ha qualcosa d&#8217;illuminante da dirgli circa quelle che sono le sue principali preoccupazioni. [&#8230;]<\/p>\n<p>Certi genitori temono che i loro figlioletti possano lasciarsi trascinare dalle loro fantasie, che, esposti alle fiabe, possano credere nella magia. Ma ogni bambino crede nella magia, e cessa di farlo quando diventa grande (a eccezione di coloro che sono stati troppo delusi della realt\u00e0 per essere in radi di riporre fiducia nelle sue ricompense). [&#8230;]<\/p>\n<p>Quando un bambino cerca di comprendere se stesso e gli altri, o di calcolare quali possono essere le conseguenze di particolari azioni, intesse delle fantasie su questi problemi. \u00c8 il suo modo particolare di &quot;giocare con le idee&quot;. Offrire a un bambino il pensiero razionale come il suo principale strumento per distinguere i propri sentimenti e comprende il mondo avrebbe l&#8217;unico effetto di confonderlo e di limitarlo. [&#8230;] \u00c8 questa la tragedia di tanta parte della &quot;psicologia infantile&quot;: le sue conclusioni sono corrette e importanti, ma non giovano al bambino. Le scoperte in campo psicologico aiutano l&#8217;adulto a comprendere il bambino secondo i parametri dell&#8217;adulto. Ma questa comprensione adulta dei meccanismi della mente di un bambino allarga spesso il solco che li divide: i due sembrano osservare lo stesso fenomeno da punti di vista cos\u00ec diversi che ciascuno vede qualcosa di completamente diverso. Se l&#8217;adulto insiste che il suo modo di vedere le cose \u00e8 quello giusto &#8212; e probabilmente lo \u00e8, obiettivamente e con cognizione adulta &#8212; d\u00e0 al bambino la sconsolata sensazione che \u00e8 inutile tentar di giungere a una comprensione comune. Sapendo che detiene il potere, il bambino, per evitare guai e stare in pace, dice di essere d&#8217;accordo con l&#8217;adulto, ed \u00e8 poi costretto ad agire per proprio conto. [&#8230;] Noi incoraggiamo le fantasie dei nostri bambini; gli diciamo di dipingere quello che vogliono, o d&#8217;inventare delle storie. Ma privato del nostro comune retaggio fantastico, cio\u00e8 della fiaba popolare, il bambino non pu\u00f2 inventare da solo storie che l&#8217;aiutino ad affrontare i problemi della vita. Tutte le storie che pu\u00f2 inventare sono semplicemente espressioni dei suoi desideri e delle sue ansie. Affidandosi alle proprie risorse, tutt&#8217;al pi\u00f9 il bambino pu\u00f2 immaginare elaborazioni della sua situazione presente, dato che non pu\u00f2 sapere quale direzione deve prendere, n\u00e9 come deve comportarsi durante il suo viaggio. \u00c8 qui che la fiaba fornisce al bambino ci\u00f2 di cui ha maggiorente bisogno: essa inizia esattamente dove il bambino si trova dal punto di vista emotivo, gli mostra dove deve andare, e come deve procedere. Ma la fiaba ottiene questo scopo per via indiretta, sotto forma di materiale fantastico da cui il bambino pu\u00f2 attingere quando gli sembra meglio, e mediante immagini che gli facilitano la comprensione di quanto \u00e8 essenziale che capisca. [&#8230;]<\/p>\n<p>I genitori che vogliono negare che il loro figlioletto ha desideri omicidi e vuole fare a pezzi cose e addirittura persone credono che al loro bambino debba essere impedito di covare pensieri del genere (come se fosse possibile). Negando l&#8217;accesso a storie che implicitamente dicono al bambino che altri hanno le stesse fantasie, gli viene lasciato credere di essere l&#8217;unico a immaginare cose del genere. Ci\u00f2 rende le sue fantasie veramente terrificanti. Invece l&#8217;apprendere che altri hanno fantasie uguali o simili alle nostre, ci fa sentire di far parte dell&#8217;umanit\u00e0 e dissipa la nostra paura che il fatto di avere simili idee distruttive ci abbia escluso dalla societ\u00e0. Una strana contraddizione p\u00e8 che genitori con una buona formazione culturale abbiano bandito le fiabe per i loro figlioletti proprio all&#8217;epoca in cui le scoperte della psicanalisi insegnano loro che la mente del bambino, lungi dall&#8217;essere innocente, \u00e8 piena di fantasie ansiose, colleriche, distruttive. \u00c8 anche degno di nota che tali genitori, cos\u00ec preoccupati della necessit\u00e0 di non accrescere le ansie dei loro figlioletti, dimenticano tutti i rassicuranti messaggi contenuti nelle fiabe.\u00bb<\/p>\n<p>Secondo Bettelheim, dunque, l&#8217;abbandono della fiaba come strumento educativo \u00e8 dannoso, perch\u00e9 lascia il bambino solo con se stesso, con i propri impulsi negativi e, di conseguenza, con i propri sensi di colpa (per aver desiderato la morte di un fratellino o di una sorellina, ad esempio); mentre la familiarit\u00e0 con la fiaba di Barbabl\u00f9, o con quelle dei fratelli Grimm, permetterebbe loro di sentirsi meno soli, poich\u00e9 farebbe loro comprendere come tali istinti esistano nel cuore di tutti gli esseri umani, e parlarne apertamente avrebbe su di loro un effetto catartico.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che nel cuore di tutti gli esseri umani, e dunque di tutti i bambini, esistono, strutturalmente e inevitabilmente, istinti di parricidio o di matricidio, d&#8217;incesto e via dicendo? \u00c8 proprio vero che esiste solo un inconscio, simile ad un pozzo di acque stagnanti e mefitiche, concentrato di tutte le tendenze pi\u00f9 basse e perverse di cui l&#8217;uomo \u00e8 capace, e non esiste anche, all&#8217;opposto, un superconscio, ispirato dall&#8217;alto, dal quale sgorgano, come rivi d&#8217;acqua limpida e fresca, i nobili istinti, le aspirazioni generose, gli impulsi benevoli e altruistici? Inoltre: \u00e8 proprio vero che il valore fondamentale delle fiabe consiste nel fungere da valvola di sfogo degli istinti violenti e maligni, aiutando i bambini ad accettare il proprio lato oscuro? Non potrebbe darsi, al contrario, che il valore primario delle fiabe consista nel coltivare e incoraggiare la visione del mondo incantato, che \u00e8 propria del bambino, aiutando quest&#8217;ultimo ad entrare nella vita, nel pieno rispetto di ci\u00f2 che \u00e8 proprio alla sua natura, e permettendogli di conservare poi, da adulto, almeno una parte di quella purezza, di quella innocenza, intense non nel senso moralistico (e vittoriano) di assoluta incapacit\u00e0 di sentire e di pensare il male, ma in quello di guardare al mondo con occhi colmi di stupore e meraviglia, con occhi incantati, perch\u00e9 l&#8217;incanto del mondo non \u00e8 &#8212; o meno &#8212; nel mondo stesso, ma nell&#8217;occhio del bambino (e del poeta) che lo guarda?<\/p>\n<p>Il mondo del bambino \u00e8 incantato perch\u00e9 ogni rospo pu\u00f2 diventare una bellissima principessa e perch\u00e9 ogni dolce vecchietta pu\u00f2 trasformarsi in una strega malvagia: non \u00e8 incantato, insomma, perch\u00e9 il bambino veda tutto buono e tutto bello, senza alcuna consapevolezza del male, ma \u00e8 incantato perch\u00e9 il male e il bene, per lui, possono scaturire dal quotidiano, ma sempre nella prospettiva del meraviglioso: una categoria che si attenua, si sfilaccia e tende a scomparire mano a mano che il bambino si trasforma in adulto. E qui appare il limite intrinseco dell&#8217;approccio psicanalitico: quello di vedere il bambino solo come un piccolo uomo, con gli stessi istinti, le stesse tendenze e, in ultima analisi, lo stesso modo di rapportarsi al mondo, che appartengono all&#8217;adulto. O meglio, la maggior parte degli psicanalisti riconosce che il bambino si serve di strumenti conoscitivi e di categorie mentali diversi da quelli dell&#8217;adulto: per\u00f2 li interpreta, appunto, come strumenti, che mascherano, ma non modificano nella sostanza, la struttura fondamentale del processo di scoperta e conoscenza del mondo. Insomma, per la psicanalisi la fiaba svolge una funzione simile a quella del sogno: traveste gli istinti per renderli accettabili alla coscienza. Ma, cos\u00ec facendo, non si riconosce n\u00e9 l&#8217;autonomia della fiaba come forma di conoscenza del mondo, n\u00e9, a maggior ragione, l&#8217;autonomia della struttura psicologica e spirituale del bambino rispetto a quella dell&#8217;adulto.<\/p>\n<p>Il bambino, infatti, non \u00e8 un piccolo adulto e la fiaba non \u00e8 un surrogato del sogno; o meglio, essi non sono solo questo; possono &#8212; e diciamo possono, non devono &#8212; essere anche questo; per\u00f2, sostanzialmente, sono qualcos&#8217;altro. Il bambino \u00e8 una creatura a s\u00e9 stante; certo, \u00e8 un uomo in potenza, ma fra la potenza e l&#8217;atto c&#8217;\u00e8 una bella differenza: che non \u00e8 solo una differenza temporale, o di tipo logico, ma proprio di tipo ontologico. Sono due cose diverse, e non \u00e8 lecito ridurre la prima a semplice preparazione della seconda. Quanto alla fiaba, essa \u00e8 anche una maniera di sublimare certi istinti e certe tendenze dell&#8217;anima infantile; ma \u00e8 anche, e soprattutto, e prima di tutto, una delle vie maestre attraverso cui la fantasia del bambino si organizza e diventa una forma di conoscenza del mondo, cos\u00ec come lo \u00e8 l&#8217;altra grande via maestra: il gioco.<\/p>\n<p>Un bambino privato delle fiabe e privato del gioco (del vero gioco, s&#8217;intende: non dell&#8217;uso di quegli oggetti tecnologici che giocano al posto suo) non \u00e8 pi\u00f9 un bambino, perde la sua specificit\u00e0, il suo statuto ontologico; e diventa precisamente ci\u00f2 che vede in esso la psicanalisi: un piccolo adulto, afflitto dalle stesse nevrosi, dalla stessa solitudine esistenziale, dagli stessi meccanismi della colpa e dell&#8217;angoscia che tormentano la vita di tanti e tanti adulti (ma non di tutti: e anche qui la psicanalisi sbaglia, perch\u00e9 fa dei casi patologici la regola antropologica generale).<\/p>\n<p>Lasciamo che il bambino sia un bambino, dunque: lasciamo che sia se stesso. E aiutiamolo ad essere se stesso con le fiabe e con il gioco. Dopo, ci penser\u00e0 la vita a farlo diventare adulto: senza forzature, e senza interventi malaccorti di adulti iperprotettivi o, viceversa, distratti e indifferenti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo lo psicanalista Bruno Bettelheim (1903-1990), le fiabe sono state messe al bando perch\u00e9 gli adulti temono che esse risveglino gli istinti distruttivi latenti nell&#8217;inconscio dei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[263],"class_list":["post-25152","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25152","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25152"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25152\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25152"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25152"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25152"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}