{"id":25147,"date":"2011-12-13T04:46:00","date_gmt":"2011-12-13T04:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/13\/letica-atea-di-fernando-savater-non-e-che-una-mescolanza-di-stoicismo-e-cristianesimo\/"},"modified":"2011-12-13T04:46:00","modified_gmt":"2011-12-13T04:46:00","slug":"letica-atea-di-fernando-savater-non-e-che-una-mescolanza-di-stoicismo-e-cristianesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/13\/letica-atea-di-fernando-savater-non-e-che-una-mescolanza-di-stoicismo-e-cristianesimo\/","title":{"rendered":"L\u2019etica atea di Fernando Savater non \u00e8 che una mescolanza di stoicismo e cristianesimo"},"content":{"rendered":"<p>Quando \u00e8 uscito in libreria, vent&#8217;anni fa, il libro di Fernando Savater \u00abEtica per un figlio\u00bb, il mondo venne messo a rumore come se, finalmente, la cultura laica avesse trovato quel testo fondamentale che le mancava e che da sempre andava inseguendo, per vincere i propri inconfessabili complessi di inferiorit\u00e0 nei confronti dell&#8217;etica religiosa.<\/p>\n<p>L&#8217;Autore, docente di Etica all&#8217;Universit\u00e0 dei Paesi Baschi, autore di quattro romanzi e di alcune opere teatrali, scrivendo il suo saggio come se fosse indirizzato realmente a suo figlio, e dunque con un linguaggio semplice e con uno stile accattivante, come si addice ad un adulto che parla a un adolescente e che dismette idealmente i panni del professore universitario per indossare quelli, pi\u00f9 umili e quotidiani, del semplice padre di famiglia, venne acclamato come colui che aveva realizzato il vecchio sogno del pensiero ateo e laicista: offrire un manuale di morale puramente razionale, secondo l&#8217;insegnamento di Kant, nonch\u00e9 libertaria, secondo il modello di Kropotkin.<\/p>\n<p>Un manuale nel quale l&#8217;uomo si facesse misura a se stesso, rifiutando tanto la morale del prete che quella del poliziotto (ma quando mai la polizia ha preteso di fondare una morale?, semplicemente di far rispettare le leggi: e tale \u00e8 la sua ragion d&#8217;essere) e, senza debiti nei confronti di due millenni di etica cristiana, ridisegnasse la mappa dell&#8217;agire umano secondo coscienza e secondo giustizia, come si addice al cittadino dell&#8217;incipiente terzo millennio, che non crede pi\u00f9 alle favole religiose e che non si lascia n\u00e9 allettare dalla prospettiva dei premi, n\u00e9 intimorire dalla minaccia delle sanzioni altrui, in questa vita o nell&#8217;altra.<\/p>\n<p>Insomma, il perfetto prontuario del&#8217;uomo libero: libero, si capisce, non tanto per fare qualcosa, ma, semplicemente, libero da qualcosa: intendendo il concetto di libert\u00e0, nella migliore (o peggiore) traduzione illuminista, in senso sostanzialmente negativo, cio\u00e8 come libert\u00e0 nei confronti di qualcuno o di qualcosa, come affrancamento da vincoli e servit\u00f9 e non come una preziosa responsabilit\u00e0, dalla quale discendono precisi doveri nei confronti del mondo e di se stessi.<\/p>\n<p>Inoltre, per essere un&#8217;etica del terzo millennio, essa appare oltremodo datata per il fatto che si concentra esclusivamente sul valore dell&#8217;uomo, sulla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, sui diritti dell&#8217;uomo, tanto \u00e8 vero che il suo prediletto modello di riferimento \u00e8 lo stoicismo dell&#8217;imperatore Marco Aurelio; un&#8217;etica, perci\u00f2, esclusivamente antropocentrica, nella quale sembra che l&#8217;unico soggetto degno di essere preso in considerazione sia l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Dei diritti degli animali, della responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo nei confronti di tutta la realt\u00e0 non umana, sembra che non vi sia bisogno di parlare; e non \u00e8 affatto strano: la prospettiva di Savater si colloca in pieno nella tradizione razionalista che, da Francis Bacon e Cartesio in poi, in nome della tanto sbandierata ragione, non ha saputo vedere nelle piante, negli animali, nella natura non umana, nient&#8217;altro che materiale da saccheggiare indiscriminatamente e discarica per i prodotti di rifiuto del proprio progresso, della propria scienza e della propria tecnica.<\/p>\n<p>E tutto questo in un&#8217;epoca, quale \u00e8 la nostra, nella quale non solo i filosofi di professione, come Savater, ma anche i comuni uomini della strada hanno acquisito un minimo di consapevolezza delle responsabilit\u00e0 umane legate al degrado sempre pi\u00f9 drammatico dell&#8217;ambiente terrestre e alla concreta prospettiva di una catastrofe ecologica, forse irreparabile.<\/p>\n<p>E infatti: quando, in Catalogna, si \u00e8 accesa una vivace polemica pro e contro la persistenza della corrida, Savater si \u00e8 affrettato a levare la sua voce a favore di essa, sostenendo che si tratta di uno spettacolo ricco di cultura e molto pi\u00f9 apprezzabile di una partita di calcio; nessuna piet\u00e0 per il toro, dunque, nessuna sensibilit\u00e0 per la sofferenza degli animali, a conferma del fatto che Savater intende l&#8217;etica come una faccenda riguardante esclusivamente le creature umane.<\/p>\n<p>Quella che \u00e8 stata salutata come un&#8217;operazione culturale estremamente moderna e innovativa, pertanto, si configura invece come una stanca riproposizione di schemi e atteggiamenti mentali di gran lunga superati e che poco hanno da dire al cittadino della tarda modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Scrive, a proposito dell&#8217;atteggiamento da tenere verso gli altri esseri umani, Fernando Savater nella sua \u00abEtica per un figlio\u00bb (traduzione Einaudi, Torino, 1991):<\/p>\n<p>\u00abPer quanto gli uomini possano essere simili non si pu\u00f2 sapere in anticipo qual \u00e8 il modo migliore di comportarsi con loro. L&#8217;atteggiamento di Robinson non potr\u00e0 essere lo stesso se l&#8217;impronta nella sabbia appartiene a un membro di una trib\u00f9 di cannibali che vuol mangiarselo bollito o se invece l&#8217;orma \u00e8 quella del mozzo della nave che viene finalmente a riprenderselo.<\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 gli altri uomini mi somigliano molto possono risultare pi\u00f9 PERICOLOSI di qualsiasi animale feroce o terremoto.\u00bb Non c&#8217;\u00e8 peggior nemico di un nemico intelligente, capace di studiare piani particolareggiati, di tendere tranelli, d&#8217;ingannarmi in mille modi. Forse allora sar\u00e0 meglio attaccare per primo, tenerli a bada con la violenza o sorprenderli con un&#8217;imboscata, come se fosse gi\u00e0 sicuro che si tratta di nemici&#8230;<\/p>\n<p>Tuttavia questo atteggiamento non \u00e8 tanto prudente come sembra a prima vista: se mi comporto da nemico con i miei simili senza dubbio aumento la possibilit\u00e0 che anche loro diventino miei nemici; perdo l&#8217;occasione di conquistarmi la mia amicizia oppure di conservarla nel caso che fossero disposti a offrirmela.<\/p>\n<p>Di fronte ai nostri simili pericolosi c&#8217;\u00e8 un altro comportamento possibile. Marco Aurelio fu imperatore di Roma e filosofo, il che \u00e8 piuttosto singolare perch\u00e9 in genere i governanti non si interessano molto alle questioni che non siano indiscutibilmente pratiche. Marco Aurelio amava annotare delle conversazioni con se stesso in cui si dava consigli e si rimproverava. [&#8230;]<\/p>\n<p>Per Marco Aurelio la cosa pi\u00f9 importante non \u00e8 stabilire se la condotta degli altri uomini mi sembra conveniente, ma sapere che &#8211; in quanto esseri umani &#8211; mi corrispondono e questo non devo mai dimenticarlo quando ho a che fare con loro. Per cattivi che siano, la loro umanit\u00e0 corrisponde alla mia e la rafforza. Senza di loro potrei forse anche vivere ma non potrei vivere umanamente. Anche se ha qualche dente finto e due o tre carie, all&#8217;ora di pranzo \u00e8 conveniente poter contare su una mandibola inferiore che aiuti la superiore. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nessun animale per quanto affettuoso potr\u00e0 darmi quanto mi d\u00e0 un altro essere umano, persino se \u00e8 un po&#8217; antipatico. Certamente gli esseri umani vanno trattati con CAUTELA, il pi\u00f9 delle volte. Ma questa &quot;cautela&quot; non va intesa come diffidenza o malizia, piuttosto \u00e8 quell&#8217;attenzione che si mette nel maneggiare le cose fragili, anzi le cose pi\u00f9 fragili&#8230; perch\u00e9 non sono semplici COSE. Il rispetto e l&#8217;amicizia che ci legano agli altri esseri umani sono per me (che sono un essere umano) la cosa pi\u00f9 preziosa al mondo e quando ho a che fare con gli uomini devo pensare soprattutto a salvaguardare e persino COCCOLARE quel legame, se mi passi l&#8217;espressione. Neppure quando si tratta di salvare la pelle questa priorit\u00e0 va dimenticata completamente.<\/p>\n<p>Marco Aurelio, che era imperatore e filosofo ma non imbecille, sapeva molto bene una cosa che sai anche tu: esiste gente che ruba, che mente e che uccide. Naturalmente non pensava che per comportarsi bene con il prossimo si dovessero favorire questi comportamenti, per\u00f2 aveva abbastanza chiare due cose che mi sembrano importanti.<\/p>\n<p>Primo: chi ruba, mente, tradisce, violenta, uccide o abusa in qualsiasi modo dell&#8217;altro non per questo cessa di essere UMANO. Il linguaggio inganna, perch\u00e9 attribuisce un appellativo corrispondente all&#8217;infamia (&quot;questo \u00e8 un ladro&quot;, &quot;quella una bugiarda&quot;, &quot;il tale \u00e8 un criminale&quot;) e ci fa dimenticare in qualche misura che si tratta sempre di esseri umani, che senza sommettere di esserlo, si comportano in modo poco raccomandabile. Chi \u00e8 diventato qualcosa di detestabile, siccome continua a essere un uomo, pu\u00f2 sempre ritornare a essere ci\u00f2 che pi\u00f9 ci conviene, ci\u00f2 di cui non possiamo fare a meno&#8230;<\/p>\n<p>Secondo:una delle caratteristiche principali di tutti gli esseri umani \u00e8 la nostra capacit\u00e0 di IMITAZIONE. Perlopi\u00f9 copiamo i nostri comportamenti e i nostri gusti dagli altri. Per questo siamo educabili e non smettiamo mai di acquisire le conquiste fate da altri nel passato o in latitudini remote. Quello che chiamiamo &quot;civilt\u00e0&quot;, &quot;cultura&quot;, eccetera, contiene un po&#8217; d\u00ec&#8217;invenzione e moltissima imitazione. Se non fossimo tanto copioni ognuno dovrebbe sempre ricominciare da zero.<\/p>\n<p>Per questo \u00e8 cos\u00ec importante l&#8217;ESEMPIO che diamo ai nostri pari: \u00e8 quasi certo che nella maggior parte dei casi ci tratteranno esattamente come noi trattiamo loro. Se distribuiamo inimicizia a destra e a manca, anche se in modo dissimulato, \u00e8 probabile che in cambio avremo altra inimicizia. E so bene che per quanto uno dia il buon esempio gli altri hanno sempre davanti agli occhi troppi cattivi esempi da imitare. Perch\u00e9 allora darsi pena e rinunciare ai vantaggi immediati che le canaglie ottengono sempre? Marco Aurelio risponderebbe cos\u00ec: &quot;Ti sembra prudente aumentare il numero gi\u00e0 alto dei cattivi, dai quali puoi aspettarti realmente tanto poco di positivo, e scoraggiare la minoranza dei migliori che invece possono fare tanto per aiutarti a vivere bene? Non sarebbe pi\u00f9 logico seminare quello che vuoi raccogliere anzich\u00e9 l&#8217;opposto, (pur sapendo che la zizzania pu\u00f2 rovinare il tuo raccolto)? Preferisci comportarti volontariamente da pazzo piuttosto che sostenere i vantaggi del buon senso?&quot;.<\/p>\n<p>Vediamo di studiare un po&#8217; pi\u00f9 da vicino come si comportano quelli che chiamiamo &quot;cattivi&quot;, quelli cio\u00e8 che trattano gli altri esseri umani come nemici invece di cercarne l&#8217;amicizia. [&#8230;]<\/p>\n<p>Si comportano in modo ostile e disumano con i loro simili perch\u00e9 hanno paura, si sentono soli, oppure perch\u00e9 sono privi di cose necessarie che molti altri possiedono. [&#8230;] Oppure patiscono la disgrazia peggiore di tutte, quella di vedersi trattare dalla maggior parte della gente senza amore e rispetto. [&#8230;] Non conosco nessuno che sia cattivo perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 felice, n\u00e9 qualcuno che martirizzi il prossimo per manifestare la sua allegria. [&#8230;]<\/p>\n<p>Dunque: se \u00e8 vero che pi\u00f9 uno si sente felice tanto meno avr\u00e0 voglia di essere cattivo, , non sar\u00e0 prudente cercare di far felici gli altri anzich\u00e9 renderli infelici e quindi propensi al male? Quello che si d\u00e0 da fare per la rovina degli altri e on fa niente per evitarla.. se la sta cercando. Dopo non deve protestare per tutti i problemi che vengono fuori!<\/p>\n<p>[&#8230;] In che consiste trattare le persone come persone, ossia umanamente? Risposta: consiste nel TENTARE DI METTERSI AL LORO POSTO. Riconoscere qualcuno come un nostro simile implica soprattutto la possibilit\u00e0 di comprenderlo DAL DI DENTRO, di adottare, per un momento, il suo punto di vista.\u00bb<\/p>\n<p>Ci sarebbe molto da obiettare sul razionalismo ingenuo che spinge Savater ad affermare che nessuno gode ad essere malvagio e che nessuno martirizza il prossimo perch\u00e9 vi provi piacere: il minimo che si possa dire \u00e8 che l&#8217;autore di simili pensieri non deve avere una gran conoscenza di quegli uomini ai quali si rivolge ed ai quali vuole trasmettere una &quot;nuova&quot; etica.<\/p>\n<p>Questa sua caratteristica incapacit\u00e0 di comprendere gli abissi della malvagit\u00e0 umana, della malvagit\u00e0 gratuita, \u00e8 la conseguenza non solo di un errore psicologico, ma soprattutto di un errore ontologico: egli misconosce il mistero che c&#8217;\u00e8 nell&#8217;uomo e pensa che, con lo strumento della ragione, tutto possa divenir chiaro, cos\u00ec le luci come le ombre, e tutto possa tornare a posto nel migliore dei modi.<\/p>\n<p>Con Rousseau, egli mostra di credere alla bont\u00e0 originaria dell&#8217;uomo; e, con gli illuministi, abbraccia fideisticamente la dottrina della continua perfettibilit\u00e0 dell&#8217;uomo, dopo aver abbracciato la dottrina dell&#8217;accumulazione del sapere.<\/p>\n<p>E non ammette che vi sia alcun mistero nell&#8217;uomo per il semplice fatto che se vi fosse, la sua &quot;etica&quot; puramente umana, puramente razionale, non basterebbe pi\u00f9: egli dovrebbe riconoscere che l&#8217;uomo non pu\u00f2 fare tutto; che non pu\u00f2 darsi delle norme, e tanto meno rispettarle, sulla base della sola ragione; e, soprattutto, che non potrebbe perdonarsi n\u00e9 riconciliarsi con se steso, qualora non vi fosse una istanza superiore, capace di garantire il perdono in funzione di un principio trascendente di giustizia, ma anche di misericordia.<\/p>\n<p>Ci sarebbe parecchio da dire anche sulla impostazione utilitaristica del problema morale: \u00e8 intelligente comportarsi bene verso il prossimo, dice Savater &#8211; anzi, lo fa dire al suo amato Marco Aurelio &#8211; per prevenire la sua eventuale malvagit\u00e0 nei nostri confronti; dato che, a suo dire, il malvagio \u00e8 infelice, e spesso \u00e8 infelice perch\u00e9 trattato male dagli altri.<\/p>\n<p>Quanti stereotipi &quot;buonisti&quot;, quante zuccherosit\u00e0 illuministe, quanta demagogia a buon mercato in questo modo di impostare il problema della malvagit\u00e0 umana: come se ci fosse ancora qualcuno disposto a credere che gli uomini, purch\u00e9 trattati bene, sono naturalmente buoni, e che diventano cattivi solo, o quasi solo, allorch\u00e9 vengono trattati in modo ingiusto e crudele.<\/p>\n<p>E poi, utilitarismo per utilitarismo: se, trattandoli male, io potessi ottenere comunque un risultato soddisfacente per me, ad esempio quello di costringerli ad agire bene verso di me, perch\u00e9 dominati dalla paura: perch\u00e9 allora non dovrei infierire contro di essi?<\/p>\n<p>Se quello che conta \u00e8 il risultato e non l&#8217;intenzione, allora basta garantire il risultato, ossia che gli altri non agiscano in modo pericoloso nostri confronti: questa \u00e8 logica e, una volta stabilite le premesse, non si ha il diritto di scandalizzarsi per le conseguenze che se ne possono trarre. Del resto, queste cose le aveva gi\u00e0 dette Machiavelli, e in modo assai pi\u00f9 logico e consequenziale..<\/p>\n<p>Marco Aurelio e lo stoicismo, dunque, vengono citati esplicitamente da Savater per costruire la sua proposta etica (privati, peraltro, di quanto \u00e8 essenziale al pensiero stoico: l&#8217;idea della Provvidenza); ma c&#8217;\u00e8 un altro vistoso debito, nel suo pensiero, che egli sottace: quello verso il cristianesimo.<\/p>\n<p>Quando raccomanda a suo figlio di\u00a0 mettersi sempre nei panni dell&#8217;altro; quando lo esorta a vedere le cose non solo dal proprio punto di vista, ma di assumere il punto di vista dell&#8217;altro, egli non fa che dire &#8211; molto meno bene, in verit\u00e0 &#8211; quel che Ges\u00f9 aveva predicato, dicendo: \u00abama il tuo prossimo come te stesso\u00bb.<\/p>\n<p>La disonest\u00e0 intellettuale consiste nel servirsi del pensiero altrui, senza rendergliene debitamente atto; anzi, pretendendo di aver detto una cosa radicalmente nuova, addirittura in polemica e in radicale alternativa con quel pensiero che non viene citato, ma di cui si \u00e8 debitori.<\/p>\n<p>Lo stesso concetto che sta alla base dell&#8217;etica di Savater \u00e8 stato affermato nel corso di duemila anni di cristianesimo; certo, anche tradito sul terreno pratico: ma qui non stiamo parlando della storia, bens\u00ec della filosofia (anche le ideologie laiche hanno molti scheletri nell&#8217;armadio da nascondere, quanto alle loro applicazioni pratiche).<\/p>\n<p>La filosofia cristiana ha sempre sostenuto la necessit\u00e0 di basare l&#8217;etica su di una relazione altruistica con il proprio simile; tuttavia lo aveva detto meglio di quanto faccia Savater, perch\u00e9 l&#8217;esortazione di quest&#8217;ultimo a &quot;mettersi nei panni&quot; dell&#8217;altro, ad assumere il suo punto di vista, \u00e8, puramente\u00a0\u00a0e semplicemente, una impossibilit\u00e0 logica, e sia pure ammantata dalle migliori intenzioni di questo mondo; senza contare che \u00e8 un salto logico rispetto al precedente utilitarismo.<\/p>\n<p>Che cosa vuol dire che io devo entrare nel punto di vista dell&#8217;altro? Questo non sar\u00e0 mai possibile: io sono io e tu sei tu; nessuno pu\u00f2 entrare nella pelle dell&#8217;altro, fosse pure del pi\u00f9 intimo amico o della persona pi\u00f9 cara; nessuno pu\u00f2 vedere, sentire e pensare come vede, sente e pensa un altro essere umano; e, quand&#8217;anche &#8211; per assurdo &#8211; ci\u00f2 fosse possibile, ci mancherebbe ancora la cosa essenziale: la storia pregressa, tutto il bagaglio delle vicende che hanno fatto di ciascun individuo quel che egli effettivamente \u00e8 diventato.<\/p>\n<p>Quando io penso all&#8217;altro, invece, come se pensassi a me stesso, secondo l&#8217;esortazione evangelica, allora s\u00ec che riesco ad assumere un punto di vista che mi permetta di evadere dal carcere della mia soggettivit\u00e0; la cosa \u00e8 terribilmente chiara: \u00abama il prossimo tuo come te stesso\u00bb; e questo \u00e8 possibile, questo \u00e8 alla portata di tutti, non richiede alcuna irrealistica astrazione.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro aspetto dell&#8217;etica di Savater su cui vorremmo soffermarci brevemente: la sua dimensione pedagogica. L&#8217;etica del filosofo spagnolo non \u00e8 un&#8217;etica generale, ma un&#8217;etica specifica: indirizzata a un figlio, a un ragazzo, a un adolescente; e, come tale, si basa su una profonda, ottimistica fiducia, diremmo quasi socratica, nella trasmissibilit\u00e0 del sapere e nella perfettibilit\u00e0 della natura umana.<\/p>\n<p>Come tutte le forme di ottimismo antropologico, tuttavia, anch&#8217;essa presenta un limite evidente: la negazione di valori assoluti, di una dimensione trascendente, rendono\u00a0 assai problematica la definizione di un orizzonte etico condiviso; difficolt\u00e0 resa ancor pi\u00f9 marcata dalla gi\u00e0 citata propensione a intendere la libert\u00e0 umana in senso prevalentemente negativo, ossia come libert\u00e0 nei confronti di qualcosa e non come riconoscimento di un percorso di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Emblematico, in proposito, il plauso con cui il libro di Savater \u00e8 stato accolto da un filosofo come Gianni Vattimo:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 vero che un&#8217;etica laica, senza assoluti e senza miti, non pu\u00f2 fornire modelli educativi efficaci. Savater lo dimostra: la moralit\u00e0 \u00e8 autonomia, capacit\u00e0 di non sottomettersi, amore di s\u00e9 nel senso migliore del termine. Un libro intenso ma anche amichevole, che genitori e maestri dovrebbero leggere e commentare insieme ai loro figli, discepoli, amici adolescenti.\u00bb<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ritorna in questo giudizio l&#8217;apprezzamento della libert\u00e0 e della moralit\u00e0 soprattutto come capacit\u00e0 dell&#8217;individuo di &quot;non sottomettersi&quot;: in senso negativo, appunto. Viene in mente il motto bakuniano \u00abn\u00e9 Dio, n\u00e9 Stato\u00bb, che sventolava anche sulle bandiere del &#8217;68: una filosofia ottocentesca, ingenuamente ottimistica, perch\u00e9 convinta di poter rifare il mondo, ma senza riflettere che nessun mondo nuovo pu\u00f2 sorgere dalle mani di un uomo vecchio.<\/p>\n<p>Una filosofia vecchia, dunque, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 superato che il pretendere di versare del vino nuovo in otri vecchi.<\/p>\n<p>Una filosofia che non tiene in alcun conto il mondo delle creature non umane; che non sa dire una parola di orientamento nella giungla della clonazione, della creazione di chimere, della produzione degli organismi geneticamente modificati, della fecondazione extrauterina, della manipolazione illimitata del Dna.<\/p>\n<p>Una filosofia che non sa cosa dirci a proposito della distruzione della natura, del mutamento climatico in atto, del modello economico basato sullo sviluppo e sul saccheggio delle risorse, sul consumismo e sullo spreco, sulla preponderanza della finanza rispetto al lavoro produttivo, sull&#8217;urbanizzazione incontrollata.<\/p>\n<p>Una filosofia che ancora soggiace ai miti pi\u00f9 logori e screditati del repertorio neo-illuminista e neo-positivista: la ragione, la scienza, il progresso eretti al rango di valori assoluti.<\/p>\n<p>Una filosofia, dunque, ed un&#8217;etica che, a nostro parere, non hanno nulla da dire all&#8217;uomo d&#8217;oggi, dotato di ben altra sensibilit\u00e0, proiettato verso ben altre dimensioni dell&#8217;essere, verso ben altri problemi esistenziali, verso ben altri timori, speranze e necessit\u00e0, che non quelli di un laicismo ateista, tanto presuntuoso quanto datato e velleitario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando \u00e8 uscito in libreria, vent&#8217;anni fa, il libro di Fernando Savater \u00abEtica per un figlio\u00bb, il mondo venne messo a rumore come se, finalmente, la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[131,142,232],"class_list":["post-25147","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-etica","tag-francesco-bacone","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25147","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25147"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25147\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25147"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25147"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25147"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}