{"id":25142,"date":"2018-07-12T09:40:00","date_gmt":"2018-07-12T09:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/12\/fenomenologia-di-umberto-eco\/"},"modified":"2018-07-12T09:40:00","modified_gmt":"2018-07-12T09:40:00","slug":"fenomenologia-di-umberto-eco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/12\/fenomenologia-di-umberto-eco\/","title":{"rendered":"Fenomenologia di Umberto Eco"},"content":{"rendered":"<p>Umberto Eco cominci\u00f2 a diventare celebre con il saggio <em>Fenomenologia di Mike Bongiorno<\/em>, del 1961, all&#8217;interno del <em>Diario minimo<\/em>, che apparve quando l&#8217;oggetto e la vittima del suo studio semiologico, era gi\u00e0 effettivamente celebre come presentatore televisivo. Eco vide e descrisse, in Mike Bongiorno, la massificazione dell&#8217;intelligenza prodotta dal consumismo televisivo; non vide mai, n\u00e9 mai gli interess\u00f2, l&#8217;uomo Mike Bongiorno, nella sua concreta individualit\u00e0: anche perch\u00e9, secondo la sua tesi, l&#8217;uomo Mike Bongiorno praticamente non esisteva, essendo solo una nullit\u00e0 rivestita di apparenza e di significato dall&#8217;industria televisiva. Una o due generazioni di italiani, specialmente giovani e studenti universitari, ma anche seri professori di sociologia e filosofia, hanno trovato in quel saggio il loro testo sacro, il loro talismano e la loro bussola nella navigazione della vita e in quella, pi\u00f9 prosaica, della carriera; \u00e8 stato uno di quei libri che, se non fossero mai stati scritti, avrebbero dovuto inventarli, tanto sono utili, provvidenziali, taumaturgici. In pratica, quel libro ha permesso a una o due generazioni d&#8217;imbecilli presuntuosi di sentirsi intelligenti, sfottendo l&#8217;imbecillit\u00e0 di Mike Bongiorno e di quei milioni d&#8217;italiani che guardavano con piacere i suoi programmi a quiz televisivi. \u00c8 difficile sottovalutare l&#8217;importanza di quel libro: segna uno spartiacque: il passaggio del clima culturale italiano da una certa indifferenziata tolleranza a una contrapposizione dura, crudele, ideologica, fra i <em>radical-chic<\/em>, bramosi di conferme della loro eccellenza, e i nazional-popolari, condannati a cuocere nel loro brodo d&#8217;ignoranza, trivialit\u00e0 e pochezza. Grazie a Eco, una minoranza di pseudo intellettuali o aspiranti tali ha potuto sentirsi superiore a una massa di iloti sciocchi, volgari e reazionari, ai quali restava una sola funzione utile da espletare: fungere da cavie per le vivisezioni degli intellettuali. Insieme al quotidiano <em>La Repubblica<\/em>, che in quegli anni segnava l&#8217;inizio della diffusione della cultura radical-massonica fra le <em>\u00e9lite<\/em>, ma specialmente fra quanti aspiravano a diventare <em>\u00e9lite,<\/em> o semplicemente credevano di esserne parte, magari solo in senso ideale, e insieme ai film di Pier Paolo Pasolini e alle opere teatrali di Dario Fo, la <em>Fenomenologia di Mike Bongiorno<\/em> \u00e8 una pietra miliare nell&#8217;evoluzione, o piuttosto nella involuzione, della cultura e della societ\u00e0 civile italiana: anticipa, profeticamente, di almeno dieci anni, se non venti, l&#8217;incanaglirsi dell&#8217;atmosfera sociale, e prelude gloriosamente ai moti libertari del &#8217;68, all&#8217;epica rivolta generazionale degli studenti contro Dio, patria e famiglia (fatta coi soldi di pap\u00e0). Eco, come i suoi lettori, rappresenta il prototipo dell&#8217;italiano che si crede intelligente solo perch\u00e9 sa passare ai raggi X qualcun altro, rispetto al quale si sente superiore intellettualmente e, in fondo, anche moralmente, perch\u00e9 l&#8217;altro \u00e8 il nulla, mentre lui \u00e8 un individuo pensante, anzi, un individuo pensante al disopra della media.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile quantificare quanto male quel libro abbia fatto agli italiani. Ha ringalluzzito una massa di imbecilli che, leggendo Eco, immedesimandosi nelle sue finissime osservazioni e identificandosi nella sua bravura e nella sua ironia linguistica, si sono auto-promossi al rango di classe dirigente <em>in pectore<\/em>, di governo ombra dell&#8217;Italia migliore, quella che ragiona, e, soprattutto, quella che va nella direzione giusta, che poi \u00e8 quella del progresso. Ha fatto del male a Mike Bongiorno, ma l&#8217;autore non si \u00e8 mai posto il problema, come l&#8217;entomologo non si pone il problema se soffre la farfalla che egli trafigge con uno spillo per metterla nella sua collezione; anzi, il fatto che quel libro fosse la presa per i fondelli di un personaggio vivo e vegeto, e non di un personaggio del passato, anche recente, ha allenato migliaia di persone alla crudelt\u00e0 mentale e all&#8217;insensibilit\u00e0 affettiva: preoccuparsi dell&#8217;amarezza o della sofferenza di un sotto-uomo come Mike Bongiorno sarebbe stato inconcepibile, anche perch\u00e9 avrebbe lasciato trasparire i loro vecchi pregiudizi morali e cristiani, dai quali non c&#8217;era aspirante intellettuale che non desiderasse affrancarsi, e far sapere a tutti che se n&#8217;era effettivamente affrancato. Si trattava di questo: la futura classe dirigente voleva mostrare di aver ucciso in se stessa la gentilezza, la benevolenza, la comprensione umana, per mostrare di esseri debitamente foderata di cultura moderna: la psicanalisi, la semiotica, il marxismo, l&#8217;esistenzialismo lo strutturalismo e, naturalmente, la cultura del sospetto, un po&#8217; Nietzsche e un po&#8217; Sartre, con qualche spruzzata di Reich e di Marcuse. Era solo il 1961, il decennio magico del miracolo economico era solo agli inizi, ma quel libro cattivo, spocchioso, intinto nel veleno del disprezzo, preannunciava la cattiveria e l&#8217;insensibilit\u00e0 degli anni di piombo, l&#8217;ironia e l&#8217;umorismo quasi infastidito con cui gli studenti di sinistra, quindici anni dopo, sfogliando <em>La Repubblica<\/em>, al mattino, o meglio ancora <em>Il Manifesto<\/em>, si chiedevano l&#8217;un l&#8217;altro, sul treno che li portava alla citt\u00e0 universitaria pi\u00f9 vicina: <em>Chi hanno gambizzato oggi?<\/em>; oppure: <em>Hai visto Montanelli? Perfino dopo che l&#8217;hanno gambizzato, continuava a sputare veleno&#8230; La prossima volta dovrebbero alzare un po&#8217; il tiro<\/em>. Il che \u00e8 puntualmente avvenuto. Eppure gli italiani sono un popolo mite e bonario; e i giovani italiani, fino agli anni &#8217;50, cresciuti nei valori tradizionali da famiglie in gran parte cattoliche, avrebbero avuto orrore di un simile linguaggio, di simili atteggiamenti. Una mutazione antropologica si annunciava, e si \u00e8 compiuta nel giro di pochi anni. Sono nati dei piccoli mostri di insensibilit\u00e0 e cattiveria, dei Raskolnikov in sedicesimo; e uno dei loro libri di formazione \u00e8 stato, senza dubbio, il <em>Diario minimo<\/em> di Eco, e specialmente la <em>Fenomenologia di Mike Bongiorno<\/em>.<\/p>\n<p>La prova di questo malanimo diffuso, da parte degli intellettuali o sedicenti tali, verso coloro i quali hanno impersonato, secondo loro, la massificazione televisiva, si \u00e8 avuta qualche anno dopo, con il caso Tortora. Ricordate quel che dissero e scrissero i <em>radical-chic<\/em> sullo sfortunato presentatore televisivo, accusato a torto di essere in combutta con la camorra e condannato, in primo grado, a dieci anni di galera? Ricordate il commento, per esempio, di Camilla Cederna: <em>Non mi \u00e8 mai piaciuto, n\u00e9 lui, n\u00e9 il suo &quot;Portobello&quot;<\/em>? La Cederna si era spesa per difendere Pietro Valpreda, l&#8217;anarchico accusato per la strage di Piazza Fontana; ma ora, nei confronti di Tortora, da garantista era diventata improvvisamente giustizialista: <em>Mi pare che ci siano gli elementi per trovarlo colpevole: non si va ad ammanettare uno nel cuore della notte se non ci sono delle buone ragioni.\u00a0<\/em>Quanta cattiveria, quanta insensibilit\u00e0: Tortora non era un uomo, per loro, ma un insetto; e a fare da cavia per questo esperimento di mutazione antropologica era stato Mike Bongiorno. Impossibile commuoversi per simili individui. Infatti: quando risult\u00f2 che Tortora era innocente, quanti si scusarono con lui, quanti ammisero di essere stati ingiusti , o almeno ingenerosi, nei suoi confronti? Nessuno: tutti pronti a puntare il ditino contro di lui, quando gli avevano messo le manette ai polsi; tutti impegnati in altre faccende quando venne scarcerato, per poi morire di tumore ai polmoni, dopo una sentenza di piena assoluzione. Ma gli italiani erano stati allenati alla cattiveria, alla cattiveria di classe, da maestri come Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini e Dario Fo. Nei film di Pasolini, i porci capitalisti finiscono divorati vivi dai porci a quattro zampe dei loro allevamenti; col teatro di Dario Fo, gli italiani hanno cominciato a familiarizzarsi con la beffa sacrilega, con lo sghignazzo nei confronti della religione dei loro padri; e con la <em>Fenomenologia di Mike Bongiorno<\/em>, hanno imparato a guardare dall&#8217;alto in basso, da uomo ad insetto, il verme ignorante che si mette al servizio della tiv\u00f9 massificante. La stessa tiv\u00f9 che trasformer\u00e0 dei modestissimi pensatori, come Umberto Galimberti e Massimo Cacciari, <em>in ma\u00eetres-\u00e0-penser<\/em> e guru della speculazione filosofica politicamente corretta, ospiti fissi o semi-fissi nei gi\u00e0 disprezzatissimi programmi nazional-popolari; ma \u00e8 tipico dei &quot;sinistri&quot;: sputare tutti i santi giorni nel piatto dove mangiano (lautamente).<\/p>\n<p>Quanto a Mike Bongiorno, non vogliamo farne un eroe, e nemmeno un martire. Non vogliamo fare l&#8217;operazione inversa a quella di Umberto Eco; vorremmo solo applicare a Umberto Eco la sua stessa medicina, e far riflettere tutti quegli italiani che si sono induriti e incattiviti leggendo Eco, guardando i film di Pasolini e assistendo agli spettacoli di Fo, n\u00e9 hanno mai provato, non diciamo un po&#8217; di rimorso, ma neanche un po&#8217; di compassione per la vicenda umana e giudiziaria di Tortora, perch\u00e9 moralmente corrotti al veleno della cultura del sospetto, pseudo classista e pseudo libertaria, loro che si sentivano migliori perch\u00e9 sbandieravano, e sovente sbandierano tuttora (magari indossando le magliette rosse di don Ciotti e di Saviano) il loro fiero e irriducibile antifascismo. Sempre pronti a difendere gli ultimi, sempre pronti a mettere in croce i potenti. Solo che non hanno mai capito chi siano veramente gli ultimi, n\u00e9, meno ancora, chi siano, specialmente oggi, i potenti. Il fatto di trovarsi dalla stessa parte della barricata di George Soros non li mette minimamente in imbarazzo. E perch\u00e9 dovrebbe? \u00c8 la stessa parte di Bergoglio, di Ciotti e di Saviano; dunque, \u00e8 sicuramente la parte giusta, e gli &quot;altri&quot; sono sicuramente dei fascisti e dei razzisti. Le stesse semplificazioni, lo stesso odio di allora. Adesso non possono pi\u00f9 prendersela n\u00e9 con Mike, n\u00e9 con Tortora, passati a miglior vita; ma possono prendersela sempre con il Salvini di turno. Tanto, loro hanno una riserva inesauribile di nemici da sottoporre al linciaggio morale: loro che sono, per definizione, i Buoni, i Giusti e i Puri.<\/p>\n<p>Di Mike Bongiorno, Eco scriveva: <em>Mike Bongiorno \u00e8 privo di senso dell&#8217;umorismo. Ride perch\u00e9 \u00e8 contento della realt\u00e0, non perch\u00e9 sia capace di deformare la realt\u00e0<\/em>&#8230; Ecco dunque il segreto, la vera colpa &#8212; inconfessabile, da parte dei suoi accusatori &#8212; di Mike Bongiorno: essere contento della realt\u00e0. Intollerabile, immorale. Come si fa a esser contenti della realt\u00e0? Con gli americani che bombardano i villaggi del Vietnam (e Mike \u00e8 mezzo americano&#8230;) e con i bambini dell&#8217;Africa che muoiono di fame? Non sono cambiati, sono sempre gli stessi: come si fa a essere indifferenti, con i migranti che fanno naufragio nel Mediterraneo, o che i libici cattivi mettono in prigione, affinch\u00e9 non possano imbarcarsi? La vera colpa di Mike Bongiorno, insomma, era quella di essere contento: il suo sorriso dava fastidio. L&#8217;intellettuale progressista \u00e8 consapevole di Tutto il Male che Pesa sul Mondo, come un cielo di piombo; non pu\u00f2, non deve essere contento. Se \u00e8 contento \u00e8 un egoista, e, probabilmente, un fascista. Il vero intellettuale di sinistra \u00e8 sempre serio, imbronciato; ha sempre, come dice il film di Marco Bellocchio, <em>i pugni in tasca<\/em> e l&#8217;aria truce, incazzata. \u00c8 incazzato perch\u00e9 vede il Male del Mondo e ne soffre; ne soffre, ma non si limita al patetico soffrire in silenzio, come i cattolici fatalisti: riflette e prepara la Grande Rivoluzione, che porr\u00e0 fine al Regno del Male ed instaurer\u00e0 il Regno del Bene. L&#8217;intellettuale di sinistra \u00e8 malinconico, come Humphrey Bogart in Casablanca, o, almeno, come Sartre nei caff\u00e8 del Quartiere Latino (anche se in fondo non gli va poi cos\u00ec male: mantenuto da una compagna intelligente e comprensiva, che pu\u00f2 cornificare <em>ad libitum<\/em>); se fosse contento, mostrerebbe di condividere l&#8217;abominevole universo dei valori borghesi, e perderebbe all&#8217;istante quell&#8217;aura maledetta, cos\u00ec romantica.<\/p>\n<p>Nella sua autobiografia, <em>La versione di Mike<\/em>, Bongiorno ha risposto da gran signore alla crudele vivisezione di Eco, che, fra l&#8217;altro, lo aveva definito un ignorante (Mondadori, 2007, p. 156):<\/p>\n<p><em>L&#8217;accusa di non aver studiato, quando non ho potuto farlo per motivi ben precisi che ho spiegato nei capitoli precedenti, legati alla guerra e ad altre vicissitudini, all&#8217;epoca inizialmente mi fer\u00ec. Non potevo certo sbandierare di aver avuto una certa formazione scientifica n\u00e9 di avere alle spalle un rigoroso metodo accademico, ma gi\u00e0 allora sentivo che il mio lavoro mi aveva portato a una conoscenza molto approfondita della psicologia della gente e delle tipologie di persone che abitavano l&#8217;Italia<\/em>.<\/p>\n<p>Detto in altri termini: Mike Bongiorno ha appreso, senza libri n\u00e9 lauree, il segreto di capire la gente, mediante il rapporto diretto; Eco e quelli come lui pretendono di giudicare tutto e tutti sulla base della loro cultura libresca e della loro fredda e astratta intelligenza. Chi \u00e8 capace di capire meglio il prossimo, chi ha capito meglio la realt\u00e0? I Saviano, i Camilleri, i Ciotti, le Boldrini, i Lerner col <em>Rolex<\/em> e l&#8217;attico, oppure i Mike Bongiorno e gli Enzo Tortora? Certo, sono categorie diverse: una cosa \u00e8 un presentatore televisivo, e un&#8217;altra cosa \u00e8 uno scrittore, un filosofo, un prete socialmente impegnato. Ma son sempre uomini. Come uomo, il tipo Mike Bongiorno \u00e8 infinitamente pi\u00f9 simpatico e pi\u00f9 &quot;umano&quot; del tipo Umberto Eco. Il quale, sia detto fra parentesi, ha scritto decine di libri, ma nessuno dei quali destinato a restare; neanche il tanto <em>decantato Nome della rosa<\/em>. Sono tutti basati su giochini linguistici e su demistificazioni della &quot;realt\u00e0&quot;, che non rispondono ad alcuna domanda, anche perch\u00e9 sanno gi\u00e0 tutto, e cio\u00e8 che non c&#8217;\u00e8 nulla da chiedere. Le cose sono solo nomi; la realt\u00e0 e solo un insieme di segni, i quali, ahinoi, non significano un bel nulla. Tutto qui? Tutto qui. Mike Bongiorno ha contribuito a dare un po&#8217; di serenit\u00e0 a milioni di telespettatori; Eco ha venduto fumo per tutta la sua vita di falso intellettuale e contribuito alla tetraggine esistenziale di milioni di lettori. Ma in una societ\u00e0 d&#8217;ipocriti e di vili, nessuno prende le difese di Mike Bongiorno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Umberto Eco cominci\u00f2 a diventare celebre con il saggio Fenomenologia di Mike Bongiorno, del 1961, all&#8217;interno del Diario minimo, che apparve quando l&#8217;oggetto e la vittima<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[139],"class_list":["post-25142","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-fenomenologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25142","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25142"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25142\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}