{"id":25139,"date":"2015-07-29T12:40:00","date_gmt":"2015-07-29T12:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/tutti-vogliono-la-felicita-ma-per-trovarla-bisogna-cercarla-nel-posto-giusto\/"},"modified":"2015-07-29T12:40:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:40:00","slug":"tutti-vogliono-la-felicita-ma-per-trovarla-bisogna-cercarla-nel-posto-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/tutti-vogliono-la-felicita-ma-per-trovarla-bisogna-cercarla-nel-posto-giusto\/","title":{"rendered":"Tutti vogliono la felicit\u00e0; ma, per trovarla, bisogna cercarla nel posto giusto"},"content":{"rendered":"<p>Tutti gli esseri umani, tutti indistintamente &#8212; salvo il caso di certe gravi malattie psichiche &#8212; vorrebbero essere felici; tutti, dunque, cercano, o dicono di stare cercando, la felicit\u00e0; pochissimi la trovano, o trovano qualche cosa che vi assomigli almeno un poco: sorge pertanto, inevitabile, il quesito se la cerchino nel posto giusto, l\u00e0 dove essa effettivamente si trova.<\/p>\n<p>La cosa, in fondo, \u00e8 terribilmente semplice (ma il pensiero moderno, a forza di cerebralismi, intellettualismi esasperati, fumisterie, &quot;superamenti&quot; che non superano un bel nulla e sofismi d&#8217;ogni tipo, spacciati per cose profonde, ha completamente smarrito la nozione della vera semplicit\u00e0): se si cerca una cosa, bisogna sapere cosa essa sia, e anche, ovviamente, dove la si possa trovare, perch\u00e9 le due cose sono correlate; rispondendo alla prima domanda, si risponder\u00e0, per deduzione, anche alla seconda, e ci si metter\u00e0 alla ricerca nella giusta direzione.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0, dunque, \u00e8 uno stato dell&#8217;essere, non un bene positivo: \u00e8 un modo in cui l&#8217;essere si rapporta al reale ed a se stesso, non un qualcosa che stia fuori di esso, e che possa raggiungere e, per cos\u00ec dire, conquistare; \u00e8 la realizzazione della vita perfetta, della pace perfetta e della perfetta armonia, rispetto alla quale ci\u00f2 che non \u00e8 perfetto, anche se buono, appare immediatamente come limitato, fragile, precario.<\/p>\n<p>Ma esiste, si domander\u00e0, un tale stato dell&#8217;essere? Si sarebbe tentati di rispondere senz&#8217;altro negativamente: nessuno, infatti, potrebbe dire, con verit\u00e0, di averne fatto la piena ed effettiva esperienza, se non, tutt&#8217;al pi\u00f9, per qualche prezioso, ma brevissimo istante d&#8217;illuminazione, s\u00ec da far apparire ancora pi\u00f9 scure le tenebre della condizione d&#8217;esistenza ordinaria. Eppure, non bisogna avere fretta di concludere con una tale risposta negativa; perch\u00e9 subito sorge la domanda come mai, allora, tutti gli uomini, indistintamente, ne sentano la nostalgia, e donde essa venga loro: \u00e8 mai possibile che sognino tutti quanti, che tutti quanto s&#8217;ingannino, immaginandosi qualche cosa che non \u00e8 reale, che non esiste, se non nel regno dei desideri e dell&#8217;immaginazione? Ma si pu\u00f2 desiderare, si pu\u00f2 immaginare, qualche cosa che non si conosce per niente, dato che non esiste addirittura? Evidentemente, no: se si desidera qualcosa, se s&#8217;immagina qualcosa, vuol dire che se ne ha quanto meno la nozione; vuol dire che, in qualche modo, da qualche parte, la si \u00e8 vista, oppure se ne \u00e8 fatta l&#8217;esperienza, magari senza pi\u00f9 ricordarsene.<\/p>\n<p>Ecco il punto: quel che si desidera, quel che si cerca, non \u00e8, non pu\u00f2 essere una pura e semplice invenzione: deve avere origine da una esperienza reale; d&#8217;altra parte, se non se ne conosce niente di pi\u00f9 preciso, l&#8217;unica spiegazione possibile \u00e8 che si sia dimenticata quella esperienza, proprio come accade che al mattino, talvolta, risvegliandosi, si sappia d&#8217;aver fatto un sogno, e se ne provi tuttora un&#8217;impressione vivissima, senza riuscire, per\u00f2, a ricordarne i contenuti precisi. Ecco: la felicit\u00e0 deve appartenere a quel genere di esperienze: tutti ne hanno la nozione, nessuno sa in che cosa consista; dunque, deve trattarsi di qualche cosa che gli esseri umani hanno sperimentato in qualche altra forma di esistenza, in qualche altra modalit\u00e0 del loro essere, che poi hanno perduto, smarrito, dimenticato; eppure quella nostalgia \u00e8 ancora l\u00ec, palpitante, struggente, e sta a testimoniare che non di un&#8217;illusione deve essersi trattato, ma di un&#8217;esperienza reale. Forse non loro, ma dei loro lontani progenitori: non \u00e8 forse vero che vi sono dei ricordi ancestrali, degli archetipi universali, delle forme dell&#8217;inconscio collettivo, che non appartengono al singolo individuo, ma alla stirpe umana in quanto tale, e che riaffiorano, talvolta, allorch\u00e9 se ne presenta l&#8217;occasione?<\/p>\n<p>Il filosofo che prima di tutti gli altri e meglio di tutti gli altri ha esplorato questa possibilit\u00e0, ha battuto questa strada, ha approfondito questa intuizione, \u00e8 stato, dopo Platone, il cristiano Agostino: a lui si devono alcune pagine formidabili, per chiarezza concettuale e potenza di penetrazione psicologica, che ancora oggi hanno moltissime cose da dirci, e a paragone delle quali, viceversa, tante pagine del sapere moderno, orgogliosamente sbandierate come ci\u00f2 che di pi\u00f9 acuto il pensiero umano abbia saputo elaborare, appaiono povere, incerte, vanitose e meschine ad un tempo.<\/p>\n<p>Nel libro decimo, e nei capitoli dal ventunesimo al ventitreesimo delle \u00abConfessioni\u00bb, il santo vescovo d&#8217;Ippona svolge alcune riflessioni memorabili su questo argomento, che qui ci sembra opportuno ricordare (traduzione di Onorato Tescari, Torino, S. E. I, 1968, pp. 376-380):<\/p>\n<p>\u00abDove, dunque, e quando ho io provato la felicit\u00e0, per ricordarmene e amarla e desiderarla? N\u00e9 sono io solo o siamo in pochi a voler essere felici; tutti, assolutamente tutti lo vogliamo. Che se non n&#8217;avessimo una conoscenza sicura, non lo vorremmo con volont\u00e0 cos\u00ec chiara che non lascia dubbio. O che \u00e8 questo? Se si domanda a due persone se vogliono entrare nella milizia, \u00a0pu\u00f2 darsi che l&#8217;una risponda di s\u00ec, l&#8217;altra di no. \u00a0Ma se si domanda loro se vogliono essere felici, entrambe dicono subito di s\u00ec, senza esitazione alcuna. E l&#8217;una vuole entrare nella milizia e l&#8217;altra no proprio per questo, perch\u00e9 vogliono essere felici. Forse perch\u00e9 l&#8217;uno trova il suo piacere in una cosa, l&#8217;altro in un&#8217;altra? Cos\u00ec tutti, a una voce, s&#8217;accordano nel voler essere felici, come, se fossero interrogati, a una voce risponderebbero di voler godere, anzi proprio il godere chiamano felicit\u00e0. Che se l&#8217;uno la trae da una cosa, l&#8217;altro dall&#8217;altra,, una, per\u00f2, \u00e8 la meta a cui tutti vogliono arrivare, il godere. E poich\u00e9 si tratta di cosa che nessuno pu\u00f2 dire di non aver provata, perci\u00f2, al sentir pronunciare questa parola &quot;felicit\u00e0&quot;, la si ritrova nella nostra memoria \u00a0e la si riconosce.<\/p>\n<p>Lungi, o Signore, dal servo tuo che si confessa davanti a te, lungi l&#8217;affermazione che qualunque gioia costituisca la felicit\u00e0. V&#8217;\u00e8, infatti, una gioia che non vien concessa agli empi, ma a coloro che disinteressatamente ti onorano, dei quali tu formi la gioia. E la felicit\u00e0 \u00e8, appunto, questa, gioire in te, di te, per te: questa e non altra. Chi pensa che ve ne sia un&#8217;altra, persegue una gioia diversa e non vera, per quanto la sua volont\u00e0 non si discosti, in certo modo, dall&#8217;immagine della gioia. [&#8230;]<\/p>\n<p>Talch\u00e9 non si pu\u00f2 affermare con sicurezza che tutti vogliono essere felici, poich\u00e9 coloro che non vogliono gioire di te, che solo costituisci la felicit\u00e0, non vogliono certo la felicit\u00e0. O s&#8217;ha da dire che tutti la vogliono, ma, &quot;poich\u00e9 la carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito desideri contrari alla carne, s\u00ec che non facciano ci\u00f2 che vogliono (Gal., 5, 17), gli uomini si gettano su quello che possono e se n&#8217;accontentano, poich\u00e9 quello che non possono nol vogliono cos\u00ec fermamene da poterlo raggiungere? \u00a0E invero io domando a tutti se preferiscono gioire del vero o dl falso: tutti, senza esitazione, mi rispondono che preferiscono gioire del vero, come, senza esitazione, affermano di voler essere felici. Ora vivere felici significa gioire della verit\u00e0, \u00a0cio\u00e8 di te che &quot;sei la verit\u00e0, il mio lume, la salvezza del mio volto, il mio Dio&quot; (cfr. Giov., 14, 6; salm. 26, 1; 41, 12).<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la felicit\u00e0 che tutti vogliono, questa vita che \u00e8 la sola felice vogliono tutti, tutti vogliono gioire della verit\u00e0. Ho conosciuto molti desiderosi d&#8217;ingannare: desideroso d&#8217;essere ingannato, nessuno. E allora dove hanno conosciuto questa felicit\u00e0, se non l\u00e0 dove hanno conosciuto anche la verit\u00e0? Ch\u00e9 col non voler essere ingannati mostrano di amare anche questa, e quando amano anche la felicit\u00e0, che altro non \u00e8 se non gioire della verit\u00e0, amano senza dubbio anche la verit\u00e0, n\u00e9 l&#8217;amerebbero, se nella loro memoria non ne conservassero una qualche conoscenza. Perch\u00e9, dunque, non gioiscono di essa? Perch\u00e9 non sono felici? Perch\u00e9 si occupano maggiormente di altre cose, che li rendono miseri pi\u00f9 che non li faccia felici quel barlume di cui serbano un tenue ricordo. &quot;Ancora&quot;, infatti, &quot;un po&#8217; di luce v&#8217;\u00e8 negli uomini.&quot;(cfr. de ver. relig., 52, 101). Cammino, cammino, &quot;che&quot; per avventura &quot;non li sorprenda la tenebra&quot;.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 &quot;la verit\u00e0 partorisce odio&quot; (Terenz., Andr., 68) e il servo tuo, che predica la verit\u00e0, \u00e8 divenuto nemico a coloro che pur amano la felicit\u00e0, che altro \u00e8 se non gioire della verit\u00e0? Non n&#8217;\u00e8 forse questa la ragione, che la verit\u00e0 \u00e8 amata in guisa tale che, chiunque ama altra cosa, vuole che la verit\u00e0 consista nell&#8217;oggetto del suo amore e, non volendo essere ingannato, \u00a0non vuole lasciarsi convincere ch&#8217;\u00e8 stato ingannato? Ond&#8217;\u00e8 che odiano la verit\u00e0 in grazia di quella cosa che amano in luogo della verit\u00e0. Ne amano lo splendore, ne odiano il rimprovero. Perch\u00e9 non vogliono essere ingannati, ma vogliono ingannare, l&#8217;amano quando scopre s\u00e9 stessa, l&#8217;odiano quando, invece, scopre essi. Perci\u00f2 n&#8217;hanno questa ricompensa che, non volendo essere da essa disvelati, lo sono tuttavia, n\u00e9 essa si disvela ad essi. Proprio cos\u00ec, proprio cos\u00ec: l&#8217;animo umano, anche accecato e malato, anche brutto e sozzo, vuol rimanere occulto, ma non vuole che nulla rimanga occulto ad esso. E n&#8217;ha questo contraccambio, che egli non rimane nascosto alla verit\u00e0, mentre la verit\u00e0 rimane nascosta ad esso. E tuttavia, anche in codeste condizioni, mentre si trova nella miseria, preferisce gioire del vero piuttosto che del falso. Felice sar\u00e0, pertanto, se, non distratto da nessuna cura, gioir\u00e0 di quella sola verit\u00e0 per cui opera sono tutte le verit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Tutti, dunque, per Agostino, vogliono essere felici; e ci\u00f2 che fanno nella vita \u00e8 mosso e orientato da questa volont\u00e0, da questo desiderio, da questo bisogno: essere felici. Si uniscono o si separano, partono o restano, lottano e soffrono e sperano con questo obiettivo, trovare la felicit\u00e0, conquistarla, possederla: essere felici. Per\u00f2, il fatto stesso che scelgano strade diverse, dimostra che non sanno, di preciso, dove stia: ne hanno una nozione, e dunque un ricordo; ma niente di pi\u00f9; troppo poco per dirigere i loro passi con sicurezza: e infatti, il pi\u00f9 delle volte, essa sfugge loro, e cos\u00ec trascorrono l&#8217;intera vita senza essere arrivati alla meta, senza aver placato la loro sete.<\/p>\n<p>Eppure, se guardassero meglio, un indizio lo avrebbero: la felicit\u00e0 non pu\u00f2 trovarsi in qualunque tipo di gioia; la gioia non \u00e8 la felicit\u00e0, \u00e8 soltanto il suo possesso temporaneo e parziale, destinato a dileguarsi, lasciando l&#8217;amaro in bocca. La felicit\u00e0, quella vera, deve trovarsi, per forza, l\u00e0 dove la gioia non finisce mai, e dove nessun gusto amaro rimane in bocca, dopo averla gustata. Eppure, l&#8217;esperienza ci dice che una cosa del genere non esiste: non, almeno, nella dimensione del finito, ossia della vita terrena. Nella vita terrena, tutto quel che si pu\u00f2 averne, \u00e8 un anticipo: una caparra, un sorso appena; ma non se ne pu\u00f2 spegnere la sete, non la si pu\u00f2 possedere interamente. Ci\u00f2 significa che la felicit\u00e0 esiste, ma non \u00e8 di questo mondo: in questo mondo se ne pu\u00f2 avere solo una vaga idea, o un pallido ricordo: il ricordo di una esperienza vivissima, ma pressoch\u00e9 cancellata dall&#8217;oblio; un ricordo debole, vago, incerto, e tuttavia sufficiente ad alimentare la speranza, anzi, la certezza che essa esiste, perch\u00e9 in qualche modo, da qualche parte, ne abbiamo pur fatta l&#8217;esperienza &#8212; non si sa dove, non qui, ma altrove.<\/p>\n<p>Il ragionamento \u00e8 di tipo socratico: quando si cerca qualcosa, evidentemente lo si ignora, perch\u00e9 altrimenti non lo si cercherebbe; eppure lo si conosce, altrimenti non se ne avvertirebbe la mancanza, n\u00e9 il desiderio. Trasposto dal piano del conoscere al piano della felicit\u00e0, esso d\u00e0 una spiegazione ineccepibile della forza misteriosa che guida gli esseri umani alla sua ricerca, pur se nessuno pu\u00f2 dire d&#8217;averla mai afferrata, se non in maniera fuggevole. Eppure, essa esiste: e se \u00e8 possibile farne un&#8217;esperienza fuggevole, deve essere possibile anche conquistarla interamente. Ma dove, come? Non presso le gioie terrene: nessuna di queste dura, nessuna soddisfa interamente. Non resta che la gioia assoluta, eterna, ultraterrena; ed essa ha un nome: \u00e8 Dio. Chi cerca e trova Dio, ha trovato, con ci\u00f2 stesso, la piena felicit\u00e0: quella che non passa, che non delude, che non lascer\u00e0 giammai l&#8217;amaro in bocca.<\/p>\n<p>L&#8217;errore della maggior parte degli uomini, dunque, consiste nel cercare la felicit\u00e0 l\u00ec dove non c&#8217;\u00e8, dove non possono trovarla: nelle gioie fuggevoli di questa dimensione di esistenza. Per possederle, essi si danno un gran daffare; lottano, si accapigliano, soffrono e fanno soffrire, calpestano e vengono calpestati, ingannano e vengono ingannati. Nessuno, per\u00f2, \u00e8 tanto misero, o tanto folle, da desiderare di essere ingannato: con questa giusta osservazione, Agostino fa notare che tutti gli uomini, in fondo al loro cuore, desiderano la verit\u00e0, anche coloro i quali la cercano nelle esperienze pi\u00f9 lontane da essa. S&#8217;ingannano, ma conservando un fondo d&#8217;istintivo buon senso: sentono che la verit\u00e0 \u00e8 bene, mentre la menzogna \u00e8 male; e lo sentono anche quando mentiscono. Mentiscono agli altri, infatti; a se stessi, credono di non mentire. Ma \u00e8 proprio vero? Per amare la verit\u00e0, bisogna amare anche se stessi: ma amarsi nel modo giusto, cio\u00e8 secondo verit\u00e0. Ed \u00e8 difficile amarsi cos\u00ec: \u00e8 proprio degli animi forti, che sono alquanto rari. \u00c8 pi\u00f9 facile amarsi da deboli, da vigliacchi: raccontandosi mille bugie, mille mezze verit\u00e0. E condannandosi, cos\u00ec, all&#8217;infelicit\u00e0 della menzogna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti gli esseri umani, tutti indistintamente &#8212; salvo il caso di certe gravi malattie psichiche &#8212; vorrebbero essere felici; tutti, dunque, cercano, o dicono di stare<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[221],"class_list":["post-25139","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25139","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25139"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25139\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25139"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25139"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25139"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}