{"id":25138,"date":"2014-07-18T06:09:00","date_gmt":"2014-07-18T06:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/18\/si-puo-essere-felici-in-amore-senza-curarsi-affatto-della-felicita-dellaltro\/"},"modified":"2014-07-18T06:09:00","modified_gmt":"2014-07-18T06:09:00","slug":"si-puo-essere-felici-in-amore-senza-curarsi-affatto-della-felicita-dellaltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/18\/si-puo-essere-felici-in-amore-senza-curarsi-affatto-della-felicita-dellaltro\/","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 essere felici in amore senza curarsi affatto della felicit\u00e0 dell\u2019altro?"},"content":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 essere felici, in amore, senza curarsi affatto della felicit\u00e0 dell&#8217;altro?<\/p>\n<p>Il marchese De Sade ne era talmente convinto, che tutta la sua monumentale opera letteraria ruota, si pu\u00f2 dire, attorno a questo punto; che poi \u00e8 la necessaria premessa del sadismo in quanto disposizione mentale, perch\u00e9, se la felicit\u00e0 dell&#8217;altro non \u00e8 necessaria, anzi, \u00e8 bene che non vi sia, allora ne consegue che la propria felicit\u00e0 consiste precisamente nel godere senza che l&#8217;altro goda, ridotto, com&#8217;\u00e8, a mero strumento del piacere di chi usa del suo corpo.<\/p>\n<p>Dietro ogni atteggiamento sadico vi \u00e8, in controluce, una tendenza necrofila: il sadico punta al dominio assoluto, persegue una sottomissione totale dell&#8217;altro, vista come la condizione necessaria del proprio piacere; ma poich\u00e9 la sottomissione totale e il controllo assoluto si raggiungono solo su un altro che \u00e8 declassato da persona a cosa, a mero oggetto (di piacere, appunto), ne consegue che ogni sadismo \u00e8 una forma mascherata di necrofilia, perch\u00e9 solo un corpo inerte, abbandonato, cadaverico, offre i giusti requisiti per la brama di controllo del sadico.<\/p>\n<p>In altre parole: il sadico non desidera un corpo interamente sottomesso, che gli offra il massimo del piacere, cio\u00e8 della sensazione di potenza; pretende di soddisfare la massima sensazione di potenza per mezzo di un corpo totalmente sottomesso e abbandonato: meglio ancora, un corpo sofferente. Un corpo, si badi, non una persona: come fosse un manichino animato: perch\u00e9, se il sadico potesse riconoscervi ancora una persona, vi sarebbe qualche cosa, in quest&#8217;ultima, che sfuggirebbe al suo controllo e al suo dominio; dunque, per il sadico, poter disporre a suo piacere di un tal corpo &quot;di morte&quot; non \u00e8 una delle maniere di sentirsi forte e potente, ma l&#8217;unica ed esclusiva, e si lega indissolubilmente al soddisfacimento dello stimolo sessuale.<\/p>\n<p>Pertanto ogni sadico \u00e8 un insicuro e un immaturo: un insicuro, perch\u00e9 teme che qualcosa possa sfuggire al suo controllo e permettersi di vivere di vita propria; un immaturo, perch\u00e9 nell&#8217;altro non sa, non pu\u00f2 vedere altro che un corpo, una cosa, e precisamente una cosa da disprezzare, da umiliare, da far soffrire; per\u00f2, nello stesso tempo, una cosa che lo attrae, che lo turba, di cui ha disperatamente bisogno. Di qui la contraddizione insita in ogni psicologia sadica: quel caratteristico impasto di dipendenza, cio\u00e8 di mancanza d&#8217;autonomia, e di violenza, che \u00e8 la scorciatoia con cui gli animi deboli tentano di nascondere, a se stessi e agli altri, la propria debolezza. Ogni violento \u00e8 un debole; e un violento che trae l&#8217;unica fonte di piacere sessuale dal maltrattamento e dall&#8217;umiliazione dell&#8217;altro, \u00e8 un debole alla ennesima potenza, un debole terrorizzato dalla propria fragilit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0, che ha deciso di ribellarsi al proprio destino, non gi\u00e0 affrontando i propri fantasmi, ma concedendo loro quanta pi\u00f9 libert\u00e0 possibile, gonfiandoli ed enfatizzandoli &#8211; salvo poi servirsene per cercare in essi un illusorio senso di liberazione e di sollievo. Ha bisogno di farsi coraggio con la sua droga abituale, che, assunta in dosi sempre pi\u00f9 massicce, poco a poco lo spinge oltre il limite da cui non si torna pi\u00f9 indietro. Infatti il sadico, in genere, incomincia coltivando le proprie fantasie, poi inizia a metterle in pratica &#8212; da bambino o da adolescente &#8212; sugli animali; in seguito, divenuto adulto, passer\u00e0, quasi come fosse un gioco, agli esseri umani, forse consenzienti, forse no&#8230;<\/p>\n<p>Il caso del marchese De Sade, comunque, \u00e8 quello di un intellettuale che si ferma allo stadio della fantasticheria, anche se, in questa, si vanta di aver oltrepassato ogni limite. Sovente i suoi personaggi si gloriano di compiere degli atti che assommano, in un medesimo tempo, tre o quattro crimini diversi: violentare una figlia in una chiesa, servendosi di un&#8217;ostia consacrata, \u00e8, contemporaneamente, un atto di sodomia, di incesto, di blasfemia. La fantasia morbosa di Sade \u00e8 pressoch\u00e9 inesauribile nell&#8217;escogitare sempre nuove aberrazioni; anche se il suo lettore sa bene che, arrivato a un certo punto, il divino marchese \u00e8 costretto a ripetersi e incomincia a diventare terribilmente noioso, ripetitivo, prevedibile.<\/p>\n<p>Come se non bastasse, Sade non si accontenta di descrivere minutamente le imprese dei suoi eroi libertini, le condisce con un vero profluvio di dissertazioni, prediche e sproloqui, che, con esasperante monotonia, girano e rigirano incessantemente, senza mai deflettere, senza mai cambiare scenario, senza mai aprirsi al pi\u00f9 lieve soffio d&#8217;aria fresca, con asfittica perseveranza, sul medesimo tema: che trarre godimento dalla sottomissione e dalle sevizie inflitte all&#8217;altro \u00e8 la forma pi\u00f9 alta di piacere, nonch\u00e9 la pi\u00f9 naturale, anzi, la sola veramente naturale, essendo ogni altro piacere &quot;romantico&quot;, o &quot;spirituale&quot;, cio\u00e8 una costruzione fasulla di spiriti deboli, repressi, incapaci di guardare onestamente in se stessi e di liberarsi dalle pastoie di una educazione conformista e di una morale bigotta e irragionevole.<\/p>\n<p>La parola chiave, infatti, nei fluviali discorsi che Sade mette in bocca ai suoi protagonisti, \u00e8 proprio &quot;ragione&quot;: in nome della ragione essi conducono la loro impavida crociata per il ritorno alla natura: che \u00e8, a loro avviso, la legge dell&#8217;egoismo individuale portato ai suoi limiti estremi; un edonismo naturalistico e forsennato, che sfocia in una morale alla rovescia e che, anticipando Nietzsche, &quot;trasvaluta&quot; tutti i valori, dichiarando buono e giusto ci\u00f2 che la societ\u00e0 aborrisce, qualificandolo come infame e malvagio; e viceversa.<\/p>\n<p>Nel corso di un dialogo fra due personaggi del romanzo \u00abAline e Valcour\u00bb, Sade inserisce uno dei suoi caratteristici, incessanti, logorroici e noiosissimi sermoni filosofici, che suona cos\u00ec (in: D. A. F. Sade, \u00abAline e Valcour, ovvero il romanzo filosofico\u00bb; titolo originale: \u00abAline et Valcour, ou le Roman philosophique\u00bb, traduzione dal francese di F. Rossini Nicoletti, Roma, Newton Compton, 1993, pp. 176-78):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;Ma tu riesci a concepire &#8212; dissi, camminando, a Sarmiento, &quot;riesci a concepire che esistano esseri ai quali la sregolatezza rende necessarie sette o ottocento donne&quot; [stanno parlando dell&#8217;harem del monarca di un regno immaginario, met\u00e0 del quale \u00e8 costituito da bambine che hanno meno di dodici anni]. &quot;In queste cose non c&#8217;\u00e8 nulla che non trovi semplice&quot;, rispose Sarmiento. &quot;Uomo dissoluto!&quot;. &quot;M&#8217;insulti a torto; non \u00e8 naturale cercare di moltiplicare i propri godimenti? Per quanto bella sia una donna, per quanto appassionata, \u00e8 impossibile non abituarsi, dopo quindici giorni, alla monotonia delle sue fattezze; e come potrebbe quel che si sa a memoria infiammare il desiderio?&#8230; L&#8217;eccitarlo non \u00e8 cosa pi\u00f9 certa quando ci\u00f2 che lo suscita varia continuamente attorno a noi? Dove provate una sola sensazione, l&#8217;uomo che cambia o che moltiplica ne prova mille. Dal momento che il desiderio non \u00e8 altro che l&#8217;effetto dell&#8217;irritazione causata dall&#8217;urto degli atomi della bellezza sugli spiriti animali [qui Sade d\u00e0 una definizione degli spiriti animali: il fluido elettrico che circola nella cavit\u00e0 dei nostri nervi; non esiste una sola delle nostre sensazioni che non nasca dalla vibrazione causata da questo fluido; \u00e8 il soggetto del dolore, del piacere; \u00e8, in una parola, la sola anima ammessa dai filosofi moderni&#8230;&quot;], e che la vibrazione di questi nasce dalla forza e dal gran numero di quegli urti, non \u00e8 dunque chiaro che pi\u00f9 moltiplicherete la causa degli urti e pi\u00f9 l&#8217;irritazione sar\u00e0 violenta? Ora, chi mette in dubbio che dieci donne alla volta sotto i nostri occhi, non producano, per l&#8217;emanazione del gran numero di urti dei loro atomi, sugli spiriti animali, una infiammazione pi\u00f9 violenta di quella che potrebbe procurare una sola?.&quot; &quot;Non ci sono n\u00e9 princ\u00ecpi n\u00e9 delicatezza in questa sregolatezza; non offre ai miei occhi che un rivoltante abbrutimento&quot;. &quot;Perch\u00e9 cercare dei princ\u00ecpi in un genere di piacere che non \u00e8 certo se non quando spezza ogni freno? A proposito della delicatezza, disfati dell&#8217;idea che aggiunga qualcosa ai piaceri dei sensi. Pu\u00f2 andar bene per l&#8217;amore, utile a tutto quel che concerne la sua condizione metafisica; ma non apporta niente al resto. Credi che i Turchi, e in genere tutti gli Asiatici, che comunemente godono da soli, non ottengano la felicit\u00e0 come te, e dimmi tu dove vedi in loro delicatezza. Un sultano ordina i suoi piaceri, non badando se sono condivisi [A questo punto Sade cita Fontenelle, altro celebre scrittore libertino: &quot;Niente di pi\u00f9 facile a concepirsi che si possa essere felici in amore, tramite una persona che non rendiamo affatto felice; esistono piaceri solitari che non hanno alcun bisogno di essere comunicato, e dei quali si gode molto deliziosamente, anche se non dati; \u00e8 solo puro effetto dell&#8217;amor proprio o della vanit\u00e0 il desiderio di far felice; \u00e8 fierezza insopportabile il non accettare di essere felice se non alla condizione di rendere la pariglia&#8230; Un sultano, nel suo serraglio, non \u00e8 forse mille volte pi\u00f9 modesto? Riceve piaceri innumerevoli, e non presume di restituirne alcuno&#8230; Si studi bene il cuore dell&#8217;uomo, e si trover\u00e0 che la tanta stimata delicatezza non \u00e8 che un debito pagato all&#8217;orgoglio; non si vuole dovere qualcosa&quot;.] Chiss\u00e0 se certi individui capricciosamente organizzati, non scorgerebbero persino nella tanto decantata delicatezza qualcosa che nuoce ai piaceri che si aspettano. Tutte queste massime, che sembrano erronee, possono essere ragionevolmente fondate; domanda a Ben M\u00e2acoro perch\u00e9 punisce tanto severamente le donne che si azzardano a condividere il suo piacere: ti risponder\u00e0 come gli abitanti, male organizzati, secondo te, come gli abitanti, ti ripeto, di tre quarti della terra, che la donna che gode quanto l&#8217;uomo, si occupa d&#8217;altro e non dei piaceri dell&#8217;uomo, e che tale distrazione, che la costringe a occuparsi di se stessa, nuoce al suo proprio dovere, quello di non pensare che all&#8217;uomo; che colui che vuol godere, completamente, deve attirare tutto a s\u00e9; che ci\u00f2 che distrae la donna dal compendio delle volutt\u00e0 va sempre a svantaggio di quello dell&#8217;uomo; che l&#8217;oggetto, in quei momenti, non \u00e8 donare, ma ricevere; che il sentimento derivante dal beneficio ACCORDATO, non \u00e8 che morale e non pu\u00f2 perci\u00f2 convenire se non a un certo tipo di persone, mentre la sensazione avvertita dal beneficio RICEVUTO, \u00e8 fisica ed \u00e8 necessariamente di tutti gli individui, qualit\u00e0 che la rende preferibile a ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere percepito da pochi; che, in una parola, solo il piacere gustato con l&#8217;essere inerte pu\u00f2 essere completo, perch\u00e9 solo l&#8217;agente lo sperimenta, e pertanto, da quel momento pi\u00f9 vivo&quot;. &quot;In questo caso, bisogna stabilire di una statua \u00e8 ben pi\u00f9 dolce di quello di una donna?&quot;. &quot;Non mi capisci; la volutt\u00e0 \u00e8 immaginata da quelle persone consiste nell&#8217;immaginare che il succubo POSSA e NON FACCIA, nel fatto che la facolt\u00e0 che ha e che occorre che abbia, non siano impegnate se non a raddoppiare la sensazione dell&#8217;incubo, senza pensare di provarle&quot;. &quot;Veramente, amico mio, non ci scorgo che tirannia e sofismi&quot;. &quot;Nessun sofisma; tirannia, e sia; ma chi ti dice che non aumenti la volutt\u00e0? Tutte le sensazioni si prestano i reciprocamente forza; l&#8217;orgoglio, che \u00e8 quella della mente, aumenta quella dei sensi; ora, il dispotismo, figlio dell&#8217;orgoglio, pu\u00f2 dunque, al pari di esso, rendere un dispotismo pi\u00f9 vivo. Guarda gli animali&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, la filosofia di Sade &#8212; e di Fontenelle &#8212; \u00e8 una sintesi alquanto spregiudicata, ma piuttosto confusa, di edonismo, sensismo, materialismo, meccanicismo, naturalismo, con qualche spruzzata di epicureismo e di aristotelismo averroistico (senza con ci\u00f2 voler fare torto a robusti pensatori come Boezio di Dacia e Sigieri di Brabante), il tutto coniugato in una chiave che oggi diremmo rigorosamente maschilista, poich\u00e9 l&#8217;\u00abaltro\u00bb, che deve essere sottomesso e ridotto a strumento passivo di piacere, \u00e8, per definizione, la donna (in realt\u00e0, come risulta da molte situazioni descritte nei romanzi di Sade, pu\u00f2 essere anche l&#8217;uomo; ma qui, evidentemente, l&#8217;Autore vuole cautelarsi dal sospetto di pederastia).<\/p>\n<p>Proviamo a seguire il suo ragionamento. L&#8217;uomo cerca incessantemente il proprio godimento, e in ci\u00f2 consiste la sua felicit\u00e0: in lui, infatti, non si d\u00e0 alcuna dimensione spirituale; e quella che i filosofi ignoranti del passato chiamavano &quot;anima&quot;, altro non \u00e8 che \u00abil fluido elettrico circolante nei nostri nervi\u00bb, ossia gli spiriti animali. Ora, quanto pi\u00f9 questo fluido \u00e8 sollecitato, tanto pi\u00f9 il corpo gode e tanto maggiore \u00e8 il grado di felicit\u00e0 che pu\u00f2 essere raggiunto. Tutte le nostre sensazioni vengono dalle sollecitazioni del corpo; per cui, tanto maggiori sono le sollecitazioni, tanto maggiore \u00e8 la felicit\u00e0. Qui, a dire il vero, incominciano le contraddizioni: perch\u00e9, se noi siamo soltanto corpo e se la nostra felicit\u00e0 deriva unicamente dalla sollecitazione del fluido vitale mediante le sensazioni, non si vede perch\u00e9 sia necessario disporre di molti oggetti di piacere. Sade afferma che una donna, una volta posseduta, per quanto bella, dopo quindici giorni al massimo viene a noia, perch\u00e9 il suo corpo, che \u00e8 tutto quanto interessa, diventa noto fino alla saziet\u00e0; e che per questo \u00e8 necessario poter disporre di moltissime donne, onde rinnovare continuamente il senso di novit\u00e0 derivante dal possesso dei loro corpi. Ma l&#8217;idea della novit\u00e0 \u00e8, appunto, una idea, cio\u00e8 qualcosa di diverso dalla sensazione: se noi siano solamente le nostre sensazioni, allora che importanza fa se a provocarle \u00e8 il poter disporre del corpo di una sola donna, o di molte? Sade, cercando di spiegarsi, parla dell&#8217;urto degli atomi della bellezza, che produce il piacere sessuale: ma che cosa vuol dire ci\u00f2? Gli atomi sono sempre e soltanto atomi, cio\u00e8 materia; la bellezza \u00e8 sempre e soltanto un concetto, cio\u00e8 una essenza mentale, non corporea. Allora, dopotutto, non \u00e8 vero che si gode solamente per mezzo delle sensazioni; si gode anche e soprattutto con l&#8217;immaginazione, che \u00e8 una facolt\u00e0 &quot;spirituale&quot;. E Sade \u00e8 il primo a saperlo: lui, che in vita sua ha trasgredito ben poco le norme morali del suo tempo, almeno a paragone dei suoi personaggi, viveva letteralmente d&#8217;immaginazione e di fantasticherie, specialmente all&#8217;epoca della sua detenzione alla Bastiglia (quando, appunto, un anno prima dello scoppio della Rivoluzione francese, compose \u00abAline et Valcour, ou le Roman philosophique\u00bb, il pi\u00f9 &quot;speculativo&quot; dei suoi romanzi).<\/p>\n<p>Poi Sade fa l&#8217;elogio della brutalit\u00e0 sessuale, mediante la &quot;dimostrazione&quot; che la delicatezza non aggiunge niente al piacere sessuale: perch\u00e9 la delicatezza vorrebbe anche la felicit\u00e0 dell&#8217;altro, mentre \u00e8 certo che, se l&#8217;altro si concentra intorno al proprio piacere, sottrae qualcosa &#8212; egli dice &#8212; al mio. Dunque l&#8217;altro non deve godere, io solo devo godere; del resto, aggiunge, questa pretesa delicatezza non \u00e8 che la maschera dell&#8217;orgoglio: si vuole far godere l&#8217;altro per avere una conferma del proprio valore amatorio (e questo, lo concediamo, pu\u00f2 essere vero) e soprattutto per non essergli debitori di nulla. Se gode anche lui, allora siamo pari: non c&#8217;\u00e8 niente di cui ringraziare. Ma questa, sostiene Sade, non \u00e8 che vanit\u00e0, tanto \u00e8 vero che un sultano nel suo harem \u00e8 l&#8217;uomo pi\u00f9 modesto che vi sia al mondo: infatti non si sogna nemmeno di dare qualcosa alle sue concubine, e non si aspetta per niente che esse gli siano grate. Intanto, per\u00f2, Sade si contraddice ancora: perch\u00e9, citando Fontenelle, ammette che sta parlando della felicit\u00e0 in amore; ma ha appena detto che la delicatezza pu\u00f2 andar bene per l&#8217;amore, s\u00ec, inteso in senso &quot;metafisico&quot;, ma non per \u00abtutto il resto\u00bb, cio\u00e8, stando al suo ragionamento, non per il piacere e, dunque, non per la felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Infine, il maschilismo estremo: la donna, nell&#8217;atto sessuale, non deve godere; se gode, bisognerebbe punirla; ella deve occuparsi unicamente di dare il massimo piacere al suo amante (ma sarebbe meglio dire: al suo padrone onnipotente). A questo punto Sade pone a se stesso una logica obiezione: dunque non sarebbe la stessa cosa fare l&#8217;amore con una bella statua? E la confuta spingendosi ancora oltre, e affermando che il piacere dell&#8217;uomo non \u00e8 quello di disporre di una donna naturalmente passiva, bens\u00ec di una donna che sarebbe attiva, e che potrebbe godere quanto l&#8217;uomo; ma che, appunto perch\u00e9 impedita di godere, dona all&#8217;uomo la consapevolezza di un predominio totale, cosa che eccita quest&#8217;ultimo in misura esponenziale. Di nuovo, Sade si contraddice: perch\u00e9 ci\u00f2 di cui egli sta facendo l&#8217;elogio, a questo punto (valutazioni morali a parte), non \u00e8 qualcosa di puramente sensoriale, ma di spirituale; \u00e8 un&#8217;idea: l&#8217;idea, da parte del maschio padrone, che la donna di cui sta usando potrebbe anche lei godere, ma \u00e8 le \u00e8 rigidamente proibito di farlo, e ci\u00f2 lo eccita fino al parossismo. Si badi: alla donna \u00e8 proibito il godimento; non si tratta di una rinuncia volontaria, ma di una regola imposta dal maschio-padrone.<\/p>\n<p>Povero Sade: come conosceva male la psicologia femminile! Possibile che non gli sia mai venuto in mente che, cos\u00ec come la donna pu\u00f2 simulare perfettamente l&#8217;orgasmo, potrebbe anche simulare l&#8217;assenza di orgasmo? Eppure, dopotutto, forse non la conosceva neanche poi cos\u00ec male: visto che sovente le donne che pi\u00f9 accesamente sostengono le rivendicazioni femministe, la &quot;liberazione&quot; del loro sesso e il rifiuto del maschio egoista e prepotente, sono poi quelle stesse che finiscono per innamorarsi &#8212; non solo concedersi, ma proprio innamorarsi &#8211; di quel tipo maschile che pi\u00f9 si avvicina al prototipo del maschio stupido, insensibile, scimmiesco; e che proprio all&#8217;epoca di Sade stava muovendo i primi passi l&#8217;idea della &quot;emancipazione&quot; femminile&#8230;<\/p>\n<p>Povero Sade, davvero. In fondo, il suo vero dramma \u00e8 aver disperato, in partenza, che fra gli esseri umani non possa darsi alcun legame di amicizia, di solidariet\u00e0, di tenerezza; alcuno scambio profondo e rigenerante; alcun bene reciproco. Il suo radicale pessimismo antropologico &#8212; mille volte pi\u00f9 cupo e disperato di quello che egli, senza posa, rimproverava alla tradizione cattolica &#8212; lo portava all&#8217;isolamento, alla disperazione, e&#8230; alle inevitabili fantasticherie di onnipotenza: proprio come accade a tanti bambini e adolescenti che si sentono goffi, inadeguati, soli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 essere felici, in amore, senza curarsi affatto della felicit\u00e0 dell&#8217;altro? 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