{"id":25137,"date":"2008-06-11T07:31:00","date_gmt":"2008-06-11T07:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/11\/felicita-e-vita-sensata-nel-per-noi-quotidiano-di-agnes-heller\/"},"modified":"2008-06-11T07:31:00","modified_gmt":"2008-06-11T07:31:00","slug":"felicita-e-vita-sensata-nel-per-noi-quotidiano-di-agnes-heller","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/11\/felicita-e-vita-sensata-nel-per-noi-quotidiano-di-agnes-heller\/","title":{"rendered":"Felicit\u00e0 e \u00abvita sensata\u00bb nel per-noi quotidiano di Agnes Heller"},"content":{"rendered":"<p>Nata a Budapest nel 1929, assistente di Gi\u00f6rgy Luk\u00e1cs all&#8217;Universit\u00e0 di Budapest, l&#8217;ungherese Agnes Heller occupa un posto particolare tra i pensatori del Novecento che, in area marxista, hanno condotto una critica interna a quella filosofia.<\/p>\n<p>La sua posizione di aperto dissenso nei confronti del marxismo, cos\u00ec come si era realizzato nei sistemi politici del patto di Varsavia, finisce per costarle l&#8217;espulsione dall&#8217;universit\u00e0, nel 1959, in pieno clima di restaurazione e di guerra fredda, dopo la rivolta ungherese di tre anni prima; mentre i suoi libri ed articoli sono sottoposti al veto di pubblicazione. Riammessa, nel 1963, all&#8217;Accademia delle Scienze, diviene &#8211; insieme a F. Feh\u00e9r, G. Markus, M. Vajda &#8211; uno degli esponenti di spicco della cosiddetta \u00abscuola filosofica di Budapest\u00bb.<\/p>\n<p>Ma i suoi guai con il Partito comunista ungherese non sono finiti; tanto che dieci anni dopo, nel 1973, viene licenziata dall&#8217;Accademia. Comincia, cos\u00ec, a maturare in lei la convinzione di non poter pi\u00f9 svolgere un lavoro utile in patria, insieme alla sfiducia nella riformabilit\u00e0 di un sistema politico che pare sordo a ogni sollecitazione di rinnovamento. \u00c8 in questa fase della sua vita, quando sembra giunta in un vicolo cieco, che accetta, nel 1978, un incarico presso l&#8217;Universit\u00e0 di Melbourne in Australia. Da l\u00ec si trasferisce, poi, alla New School for Social Research di New York, occupando la cattedra intitolata ad Hannah Arendt.<\/p>\n<p>Tra le sue opere pi\u00f9 importanti &#8211; gran parte delle quali tradotte anche in lingua italiana &#8211; ricordiamo (dando la data di pubblicazione originale): <em>L&#8217;uomo del Rinascimento<\/em> (1963); <em>Sociologia della cita quotidiana<\/em> (1968); <em>Ipotesi per una teoria marxista del valore<\/em> (1969); <em>La teoria dei bisogni in Marx<\/em> (1974); <em>Istinto, aggressione, carattere<\/em> (1977); <em>Filosofia del radicalismo<\/em> (1978); <em>Teoria della storia<\/em> (1982); <em>Il potere della vergogna. Saggio sulla razionalit\u00e0<\/em> (1983); <em>Le questioni fondamentali della filosofia morale<\/em> (1984); <em>La condizione politica postmoderna<\/em> (1988); <em>Frammenti di una filosofia della storia<\/em> (1993); <em>Un&#8217;etica della personalit\u00e0<\/em> (1996); <em>Il tempo \u00e8 sfavorevole. Shakespeare come filosofo della storia<\/em> (2002).<\/p>\n<p>Al centro della sua riflessione vi \u00e8 una rilettura del pensiero di Karl Marx in chiave anti-economicistica e antropologica, nonch\u00e9 una particolare attenzione per le questioni inerenti alla sfera dell&#8217;etica, il cui orizzonte ella intende ricostruire.<\/p>\n<p>Nella prima fase della sua attivit\u00e0, la Heller &#8211; sulla scia del suo maestro Luk\u00e1cs &#8211; ha approfondito e completato, in direzione dell&#8217;antropologia, l&#8217;<em>ontologia dell&#8217;essere sociale<\/em>, focalizzando sull&#8217;essere umano la ricerca intorno alla struttura ontologica effettiva della realt\u00e0. Partendo dall&#8217;analisi degli istinti, degli affetti, della \u00abprima natura\u00bb umana (quella biologica), della \u00abseconda natura\u00bb (quella psico-sociale), dei bisogni della personalit\u00e0, ha tracciato le linee di una antropologia marxista che, poco a poco, l&#8217;ha condotta a un distacco da Luck\u00e1cs e del marxismo stesso.<\/p>\n<p>Nella seconda fase della sua attivit\u00e0, infatti &#8211; che possiamo collocare a partire dalla rottura con l&#8217;Accademia delle scienze di Budapest -, Agnes Heller si accosta alle &quot;etiche della comunicazione&quot; di J. Habermas e K. O. Apel, accentuando sempre pi\u00f9 l&#8217;autonomia dell&#8217;etica dalla sfera sia dell&#8217;ontologia, sia dell&#8217;economia, senza peraltro ridurla alla comunicazione, bens\u00ec accostandola alla sfera dei sentimenti e alla realt\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Avvalendosi anche di spunti e suggestioni dalla fenomenologia, la pensatrice ungherese ha diretto buona parte della sua ricerca dopo l&#8217;espatrio, oltre che sui temi della filosofia della storia, sul ruolo della soggettivit\u00e0 e sulla possibilit\u00e0 di trasformazione degli individui, combattendo le visioni naturalistiche secondo le quali la natura umana \u00e8 determinata dalle condizioni materiali e sociali e, quindi, sostanzialmente immodificabile. Questo \u00e8, probabilmente, l&#8217;aspetto della sua ricerca che maggiormente l&#8217;ha allontanata dalle interpretazioni economicistiche del marxismo e, alla fine, ha segnato la sua rottura con il pensiero dello stesso Marx.<\/p>\n<p>Un aspetto particolarmente interessante del vasto affresco delineato in <em>Sociologia della vita quotidiana<\/em>, una delle sue opere pi\u00f9 significative e pi\u00f9 conosciute, \u00e8 &#8211; a nostro avviso &#8211; la sua riflessione sui concetti della \u00abfelicit\u00e0\u00bb e della \u00abvita sensata\u00bb, nella parte conclusiva di essa, dedicata al <em>per-noi<\/em> della vita quotidiana.<\/p>\n<p>\u00c8 tuttavia necessario, prima di procedere, chiarire il concetto di <em>per-noi<\/em>,cos\u00ec come quelli di <em>in-s\u00e9<\/em> e <em>per-s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p>Si tratta di concetti che la Heller riprende da Marx, e dei quali si \u00e8 occupato Luk\u00e0cs, riguardo alla scienza e all&#8217;arte, specialmente nella sua <em>Estetica.<\/em> Premesso che, in Marx, hanno un valore relativo, possiamo dire che, per quanto riguarda la natura, \u00e8 <em>essente-in-s\u00e9<\/em> tutto quello che non \u00e8 ancora permeato dalla prassi e dalla conoscenza; mentre \u00e8 <em>essente-per-s\u00e9<\/em> tutta la sfera della prassi, che \u00e8 permeata dal soggetto. Quanto alla societ\u00e0, per Marx \u00e8 <em>in-s\u00e9<\/em> quella classe che, riguardo alla divisione del lavoro e al rapporto con i mezzi di produzione, \u00e8 semplicemente presente, dal momento che l&#8217;ordinamento economico e sociale, senza il suo esser-cos\u00ec, non esisterebbe n\u00e9 potrebbe esistere. Diventa, viceversa, classe <em>per-s\u00e9<\/em> quando prende coscienza del proprio essere classe.<\/p>\n<p>Il proletariato industriale, ad esempio, \u00e8 una classe <em>in-s\u00e9<\/em> nella fase iniziale della sua formazione, quando \u00e8 ancora inconsapevole della sua forza, dei suoi interessi e dei suoi diritti; diviene classe <em>per-s\u00e9<\/em> a partire dal momento in cui i suoi membri maturano la coscienza di formare una classe sociale, quel che Lukc\u00e0cs chiama una <em>coscienza attribuita di diritto<\/em> (in <em>Storia e coscienza di classe<\/em>). Inutile precisare che il passaggio da uno stato all&#8217;altro, dall&#8217;<em>in-s\u00e9<\/em> al <em>per-s\u00e9<\/em>, non avviene mai di colpo e in maniera nettamente definita, bens\u00ec attraverso un processo graduale, in cui \u00e8 quasi impossibile indicare con precisione il momento esatto del mutamento.<\/p>\n<p>Aggiungiamo che gli enti <em>in-s\u00e9<\/em>, nella societ\u00e0, sono ontologicamente primari, mentre quelli <em>per-s\u00e9<\/em> sono secondari; e che il regno dell&#8217;<em>in-s\u00e9<\/em> \u00e8 il regno della necessit\u00e0, mentre quello del <em>per-s\u00e9<\/em> \u00e8 l&#8217;incarnazione della libert\u00e0 umana. Secondo Marx, l&#8217;innalzarsi dei rapporti economici dall&#8217;<em>in-s\u00e9<\/em> al <em>per-s\u00e9<\/em> \u00e8 la condizione necessaria e indispensabile per la realizzazione del comunismo. Le integrazioni, le strutture politiche e la sovrastruttura giuridica sono generiche <em>in-s\u00e9<\/em> e per-s\u00e9, vale a dire che i due momenti sono in esse, inizialmente, mescolati. Pertanto sono il grado, il tipo e la misura dell&#8217;alienazione che decidono quanto del momento dell&#8217;<em>in-s\u00e9<\/em> e quanto del <em>per-s\u00e9<\/em> sono presenti in esse. Il proletariato diviene classe <em>per-s\u00e9<\/em> quando elabora una sua attiva coscienza di classe, ossia quando riesce a superare l&#8217;alienazione in modo collettivamente soggettivo. Dunque, nelle oggettivazioni <em>in-s\u00e9<\/em> e <em>per-s\u00e9<\/em>, il peso del per-s\u00e9 \u00e8 un indicatore della misura della libert\u00e0 o, meglio, della possibilit\u00e0 della libert\u00e0.<\/p>\n<p>Veniamo ora al <em>per-noi.<\/em> Il per-noi non \u00e8 una categoria di oggettivazione; non esiste &#8211; dice la Heller &#8211; una oggettivazione generica per-noi. Ma tutto ci\u00f2 che \u00e8 <em>reale<\/em>, tutto ci\u00f2 che \u00e8 <em>vero<\/em> &#8211; quindi, non solo le oggettivazioni &#8211; pu\u00f2 divenire essente <em>per-noi<\/em>. \u00ab<em>Rendere qualcosa essente per-noi<\/em> &#8211; scrive la filosofa ungherese &#8211; <em>significa rendere conoscibile e insieme trasformare in prassi una legge, un atto, un contenuto, una norma del genere umano e del singolo uomo. Per questo il per-noi contiene i momenti dell&#8217;adeguatezza e della verit\u00e0. Essenti per-noi sono quindi i contenuti della genericit\u00e0 (<\/em>in-s\u00e9 <em>e<\/em> per-s\u00e9<em>) quando trasmettono e rendono possibili conoscenze sul mondo &#8211; relativamente &#8211; adeguate, tali cio\u00e8 che gli uomini possano sulla loro base agire adeguatamente<\/em> \u00bb.<\/p>\n<p>Dopo questa necessaria premessa, vediamo quel che dice la Heller circa i due momenti della <em>felicit\u00e0<\/em> e della <em>vita sensata<\/em>, a conclusione della sua lunga e minuziosa disamina dei vari aspetti sociologici della vita quotidiana.<\/p>\n<p>Ci serviamo della traduzione italiana eseguita da Alberto Scarponi per gli Editori Riuniti di Roma, 1975, pp. 423-426 della <em>Sociologia della vita quotidiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Il per-noi della vita quotidiana si distingue in due tipi, l&#8217;uno \u00e8 la<\/em> felicit\u00e0<em>, l&#8217;altro \u00e8 la<\/em> vita sensata<em>.<\/em><\/p>\n<p>La felicit\u00e0<\/p>\n<p>La felicit\u00e0 \u00e8 il per-noi della vita quotidiana nel senso della realizzazione limitata. <em>Essa \u00e8 un per-noi concluso, che per principio non \u00e8 possibile sviluppare, edificare ulteriormente, che \u00e8 in s\u00e9 un termine e un confine.<\/em><\/p>\n<p><em>Proprio per questo al centro dell&#8217;etica antica stava la felicit\u00e0. Il mondo dell&#8217;uomo dell&#8217;antichit\u00e0 classica \u00e8 il mondo della realizzazione limitata (nella forma pi\u00f9 elevata fra quelle note); i suoi confini non erano per esso limiti da superare, ma un punto estremo; e giacch\u00e9 la personalit\u00e0 antica era una individualit\u00e0 limitata, in questo mondo era la felicit\u00e0 il massimo bene. In altri termini, la vita \u00e8 per-noi nel modo pensabile e attuabile entro il mondo della realizzazione limitata.<\/em><\/p>\n<p><em>Cosicch\u00e9 non \u00e8 casuale che proprio in Platone &#8211; il quale pi\u00f9 di altri avvert\u00ec la crisi dell&#8217;antica polis &#8211; compaia, accanto a quello corrente anche un altro concetto di felicit\u00e0:<\/em> la felicit\u00e0 dell&#8217;attimo. <em>Secondo Platone questi attimi di realizzazione si ottengono nell&#8217;amore e nella contemplazione del bello (delle idee).<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;antichit\u00e0 la realizzazione limitata &#8211; la felicit\u00e0 &#8211; viene senz&#8217;altro ricordata una categoria positiva; e infatti una diversa, pi\u00f9 elevata realizzazione non \u00e8 possibile. Ma dopo la dissoluzione delle comunit\u00e0 naturali (a partire dal Rinascimento) questa forma limitata di realizzazione va sempre pi\u00f9 perdendo il suo contenuto di valore. Da allora in poi essere felici significa plasmare una vita in continua trasformazione, gravida di continui conflitti, in continuo superamento di se stessa, facendone un qualcosa che \u00e8 definitivamente e univocamente per-noi. Ma ormai ci\u00f2 \u00e8 possibile solo per il singolo che si chiuda ai conflitti del mondo, che si \u00abisoli in un recinto\u00bb. Nella vita dell&#8217;uomo moderno la trasformazione della realt\u00e0 in un per-noi implica anche il confronto con i conflitti del mondo, il perenne superamento del presente, la conquista del nuovo<\/em> in statu nascendi <em>e tutte le perdite che in tali operazioni il singolo pu\u00f2 subire: cio\u00e8 anche l&#8217;<\/em>infelicit\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u00c8 Goethe che per primo, nel<\/em> Faust <em>tiene conto di questo nuovo problema<\/em>. <em>Nel momento in cui perviene alla felicit\u00e0, Faust deve andare all&#8217;inferno, il diavolo possiede la sua anima. La sovrana assoluzione di Goethe \u00e8 che il suo eroe, invece che alla felicit\u00e0, perviene alla visione della vita sensata, sfuggendo cos\u00ec alla dannazione. Il poeta ungherese Attila J\u00f3zsef trov\u00f2 insuperabili parole per esprimere il disprezzo dell&#8217;uomo moderno verso la felicit\u00e0 della realizzazione limitata:<\/em><\/p>\n<p><em>Io l&#8217;ho vista la felicit\u00e0:<\/em><\/p>\n<p><em>bionda era e tenera, e d&#8217;un buon quintale e mezzo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la felicit\u00e0, pur acquistando come per-noi della vita quotidiana un accento di valore negativo non ha perduto del tutto importanza nella vita quotidiana degli individui. Intatta resta la funzione assegnatale da Platone di<\/em> per-noi dell&#8217;attimo<em>, senza per\u00f2 che l&#8217;attimo assuma il significato di qualcosa di ultimo, di una condizione di vita. L&#8217;unione nell&#8217;amore, la contemplazione del bello, la realizzazione di un&#8217;opera, la fermezza d&#8217;animo, ecc. continuano in realt\u00e0 a produrre ogni volta un indimenticabile e forte senso del per-noi della vita. Ma la vita non si limita a questi atti, non si trova la sua conclusione. Sono le grandi domeniche della vita quotidiana, che non esauriscono o surrogano il suo perenne essere per-noi.<\/em><\/p>\n<p><em>Contrapposta alla felicit\u00e0 \u00e8 la soddisfazione. Come abbiamo visto, questa non deriva dal per-noi della realt\u00e0, della vita in generale, ma dal soddisfacimento del bisogno di gradevolezza e utilit\u00e0. Per questo, anche quando provenga dal fatto si essere utili all&#8217;uomo, essa \u00e8 un tipo di condizione di grado inferiore rispetto ala felicit\u00e0. Vero \u00e8 che la soddisfazione, come la felicit\u00e0 dell&#8217;attimo, fa parte del per-noi di tipo superiore, ma anch&#8217;essa ne \u00e8 solo un momento. Gli attimi di soddisfazione portano alla insoddisfazione, perch\u00e9 per la realizzazione non esistono \u00ablimiti\u00bb, specialmente quando proviene dalla utilit\u00e0 per altri.<\/em><\/p>\n<p>La vita sensata<\/p>\n<p>La \u00abvita sensata\u00bb \u00e8 il per-noi della vita quotidiana in un mondo \u00abaperto\u00bb, caratterizzato dalla possibilit\u00e0 di uno sviluppo infinito dall&#8217;emergere continuo di nuovi conflitti. <em>L&#8217;uomo che conduce una vita sensata, plasma il proprio mondo in un per-noi<\/em> mutandolo e trasformandolo di continuo <em>&#8211; e mutando e trasformando continuamente anche in se stesso. &#8211; L&#8217;individuo che vive secondo un senso non \u00e8 una sostanza chiusa, ma una sostanza in sviluppo che ritiene perennemente conto dei nuovi conflitti del mondo &#8211; del grande mondo &#8211; e (anche) in questi dispiega &#8211; illimitatamente &#8211; la propria personalit\u00e0. I limiti di questa vita sono dati soltanto dalla morte. Questo individuo non racchiude la propria personalit\u00e0 in limiti di nessun genere, misura se stesso sul metro dell&#8217;universo, all&#8217;interno dei limiti dati sceglie da s\u00e9 i suoi valori, il suo mondo, quell&#8217;universo che egli assume come metro.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando parla della felicit\u00e0, Aristotele dice che, per ottenerla, sono necessari non soltanto la morale, ma anche certi beni di fortuna (ricchezza, bellezza, intelligenza, ecc.). Ebbene, anche una \u00abvita sensata richiede questi beni di fortuna\u00bb. Anzitutto occorre che<\/em> il mondo in cui l&#8217;uomo vive offra la possibilit\u00e0 di condurre una vita sensata. <em>Quanto pi\u00f9 il mondo \u00e8 alienato, tanto pi\u00f9 necessari sono i beni di fortuna. Se bisogna lavorare senza senso per dodici ore al giorno, non si pu\u00f2 avere una vita sensata. Ma \u00abbeni\u00bb indispensabili sono anche l&#8217;intelligenza e le doti, che poi sono difficilmente separabili dalla morale. Anche la morale pu\u00f2 essere una dote, cos\u00ec come l&#8217;ingegno pu\u00f2 essere solo materia prima.<\/em><\/p>\n<p><em>Come alla felicit\u00e0 fa riscontro la semplice soddisfazione, cos\u00ec anche la vita sensata ha una controparte: il<\/em> saper vivere. <em>Anche colui che sa vivere trasforma la sua vita quotidiana in un qualcosa che \u00e8 per-lui. Anche colui che sa vivere, come l&#8217;uomo che conduce una vita sensata, ritiene conto del nuovo e plasma di conseguenza la sua attivit\u00e0. Anche il saper vivere si accompagna a un costante autosviluppo della personalit\u00e0. La differenza \u00e8 che colui che sa vivere ha un&#8217;<\/em>unica <em>intenzione, quella cio\u00e8 di fare della propria vita quotidiana un qualcosa che \u00e8 per-lui. Quando certi conflitti, che non \u00e8 possibile negare, gli impediscono di farlo, egli li mette semplicemente da parte. Fra i princ\u00edpi di colui che sa vivere non c&#8217;\u00e8 quello di \u00abessere utile all&#8217;altro uomo\u00bb, cos\u00ec come non si addolora per la sofferenza altrui. Colui che a vivere vuole una vita sensata, ma senza domandarsi se gli altri hanno la possibilit\u00e0 di condurre la stessa vita.<\/em> Il saper vivere \u00e8 aristocratico, mentre il principio della vita sensata \u00e8 democratico. <em>Il motivo ricorrente di quest&#8217;ultima \u00e8 sempre l&#8217;estensibilit\u00e0, cio\u00e8 l&#8217;intento di dare ad altre persone, magari a tutti gli uomini sulla terra, la possibilit\u00e0 di condurre una vita sensata.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche nelle condizioni della realizzazione limitata si una<\/em> condotta di vita<em>: anche qui l&#8217;individuo deve ordinare e gerarchizzare consapevolmente la propria vita. Tuttavia in questo caso essa ha una funzione subordinata, in quanto ordina la vita quotidiana del singolo conformandosi a tabelle di valori fisse, e per giunta lo fa una volta per tutte (se non intervengono casi imprevisti). Nella vita sensata ha invece un&#8217;importanza molto maggiore. Guida l&#8217;individuo permettendogli di tenere costantemente conto del nuovo, di riplasmare costantemente la propria vita e personalit\u00e0, e insieme di conservare l&#8217;unit\u00e0 della personalit\u00e0, la gerarchia che egli si \u00e8 scelto.<\/em> Nella condotta di vita l&#8217;uomo riconquista di continuo il per-noi della vita quotidiana.,<\/p>\n<p><em>Compito &#8211; compreso e accettato &#8211; degli individui della nostra epoca, che conducono una vita sensata, \u00e8 di creare una societ\u00e0 in cui non esista pi\u00f9 alienazione, in cui ciascuno abbia a sua disposizione quei \u00abbeni di fortuna\u00bb con i quali \u00e8 possibile plasmarsi una vita sensata. E diciamo per l&#8217;appunto sensata, non una vita felice. Con il comunismo non potr\u00e0 pi\u00f9 ritornare il mondo della realizzazione limitata la storia vera sar\u00e0 effettivamente<\/em> storia<em>, cio\u00e8 u accadere continuamente gravido di nuovi conflitti e in continuo superamento della condizione a cui \u00e8 pervenuto. Ma questa storia, in quanto storia vera &#8211; plasmata dagli uomini consapevolmente, a loro immagine &#8211; render\u00e0 possibile che la vita quotidiana di ciascun uomo divenga ancor pi\u00f9<\/em> per-lui <em>e che la terra, quindi, sia davvero la casa del genere umano.<\/em><\/p>\n<p>Par di comprendere, giunti a questo punto, che il concetto di &quot;felicit\u00e0&quot; sia da relegarsi nella soffitta delle pericolose forme di alienazione di matrice borghese (<em>narcisismo e individualismo piccolo-borghesi<\/em>, come rimproveravano le autorit\u00e0 sovietiche alle poesie di Jurij \u017divago, nel romanzo di Boris Pasternak?), mentre esso verr\u00e0 sostituito dal ben pi\u00f9 maturo e solidaristico concetto di &quot;vita sensata&quot;, in cui sar\u00e0 impossibile disgiungere il proprio vivere bene da quello di tutti gli altri esseri umani. \u00c8 vero che la ricerca della &quot;felicit\u00e0&quot; era caratteristica della societ\u00e0 antica, nella quale &#8211; secondo il parere della Heller (che, \u00e8eraltro, lo afferma senza motivarlo) &#8211; la personalit\u00e0 era una individualit\u00e0 limitata; ma, appunto, il mondo antico e l&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em>, da un punto di vista rigorosamente marxista, avevano questo in comune: che vi prevalevano le logiche dell&#8217;egoismo individuale, in cui gli uomini di condizione privilegiata non si preoccupavano affatto di mettersi dal punto di vista di coloro &#8211; ed erano la maggioranza &#8211; che non potevano godersi lo stesso grado di autonomia e di benessere.<\/p>\n<p>La Heller, in verit\u00e0, non critica direttamente il concetto di felicit\u00e0, bens\u00ec quello della sua versione egoistica e limitata, ossia la &quot;soddisfazione&quot;, intesa come capacit\u00e0 di realizzare un alto grado di gradevolezza e utilit\u00e0 nella propria vita, senza per\u00f2 collocare questi aspetti positivi in un contesto di benessere generale, sia soggettivo che oggettivo. Sembra anche, per\u00f2, suggerire che, in regime di alienazione sociale (ossia, nella societ\u00e0 non comunista), la felicit\u00e0 autentica \u00e8, in definitiva, impossibile, e che quello che gli individui designano con tale nome \u00e8, in realt\u00e0, la sua sorella minore e degradata, il suo misero surrogato borghese, ossia la &quot;soddisfazione&quot;.<\/p>\n<p>Tuttavia, non \u00e8 su questo aspetto dell&#8217;analisi di Agnes Heller &#8211; escatologico e palingenetico &#8211; che desideriamo soffermare la nostra attenzione, quanto piuttosto sulla giusta e condivisibile affermazione che \u00e8 tanto pi\u00f9 difficile condurre una vita sensata, quanto pi\u00f9 grande \u00e8 il grado di alienazione della societ\u00e0; e che, quanto pi\u00f9 grande \u00e8 quest&#8217;ultimo, tanto pi\u00f9 risulta necessario poter disporre, per l&#8217;individuo, di quel complemento necessario della &quot;felicit\u00e0&quot; che \u00e8 costituito, come voleva gi\u00e0 Aristotele, dai cosiddetti \u00abbeni di fortuna\u00bb.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 alienata dal ferreo dominio delle leggi del mercato, quale \u00e8 quella in cui viviamo, diventa difficile realizzare il progetto di una vita sensata. Vi si oppongono non solo i ritmi, le strutture e i modi della vita sociale, interamente sottomessi alle logiche del profitto, ma anche il fatto che l&#8217;individuo \u00e8 lasciato solo ed inerme di fronte a un ambiente impietoso, che non prevede fra le sue logiche quella della solidariet\u00e0 e dell&#8217;altruismo. Pertanto l&#8217;individuo che, ad es., \u00e8 affetto da una grave patologia, le cui terapie richiedono grosse spese, non pu\u00f2 contare che su se stesso e sulle proprie risorse economiche e, nei limiti del possibile, egli cerca di tutelarsi ricorrendo alle prestazioni pi\u00f9 qualificate, ma anche pi\u00f9 costose, della sanit\u00e0 privata. Potr\u00e0 anche accadere che, nelle strutture sanitarie pubbliche, i medici decidano di &quot;staccare la spina&quot; nel caso di quei malati, la cui sopravvivenza \u00e8 legata alla somministrazione di cure e alla disponibilit\u00e0 di macchinarti estremamente costosi. Questa, anzi, \u00e8 cronaca di tutti i giorni: per le industrie farmaceutiche, cos\u00ec come per i bilanci statali in regime capitalistico, la salute dei malati \u00e8 soggetta alle stesse identiche leggi di qualsiasi altra merce presente sul mercato.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un elemento di verit\u00e0, quindi, nella tesi di Agnes Heller che, in una societ\u00e0 alienata, forte \u00e8 la tentazione, per l&#8217;individuo, di cercare di ritagliarsi un angolino di &quot;felicit\u00e0&quot; privata, intesa come evasione dal sociale e come rifugio in un <em>particulare<\/em> gelosamente custodito, contro tutto e contro tutti: ossia, di nuovo e sempre, nella banale categoria della &quot;soddisfazione&quot;. Basta leggere i <em>Ricordi<\/em> di Guicciardini, per comprendere come questo rischio esista anche per gli intellettuali di un certo livello; e basta sfogliare un romanzo o guardare un film tra i pi\u00f9 apprezzati dal pubblico odierno, per rendersi conto che si tratta di una tendenza non solo maggioritaria, ma quasi plebiscitaria nella societ\u00e0 odierna; per non parlare della musica leggera, della televisione o del tempo libero.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>E allora bisogna riconoscere che, su questo punto, la critica di Agnes Heller era puntuale e pertinente; e fanno male, molto male i corifei del capitalismo a levare al cielo i loro grossolani canti di vittoria per il crollo dell&#8217;ideologia marxista e per quella che essi suppongono, con incosciente trionaflsimo, essere niente di meno che <em>la fine della storia<\/em> (\u00e8 la tesi di Fancis Fukuyama e di altri esponenti del pensiero neo-conservatore).<\/p>\n<p>Il marxismo \u00e8 stato una risposta sbagliata e masochista ad una serie di problemi fin troppo reali sollevati dalle condizioni di vita nella societ\u00e0 del capitale. Quei problemi non sono spariti, come per un colpo di bacchetta magica, con il crollo dei sistemi e dei partiti politici ispirati al marxismo; sono divenuti, semmai, pi\u00f9 complessi e pi\u00f9 drammatici &#8211; anche a livello di distruzione ambientale &#8211; e continuano ad esigere delle risposte. Fino a che quelle risposte non verranno, altre filosofie sbagliate e negatrici della persona, come il marxismo, verranno ad offrire un illusorio raggio di speranza al malessere della civilt\u00e0 dei consumi.<\/p>\n<p>Siamo tutti interpellati al riguardo, nessuno escluso.<\/p>\n<p>Se vogliamo ridare alla vita &#8211; e non solo alla vita umana, ma alla vita nel senso pi\u00f9 universale del termine &#8211; tutta la dignit\u00e0 che essa merita, non possiamo permettere che le logiche del mercato &#8211; che \u00e8, oggi, un mercato globale &#8211; continuino nel loro fatale processo di alienazione delle comunit\u00e0 e degli individui, di distruzione delle specificit\u00e0 culturali, di devastazione del pianeta in cui viviamo e di allargamento della &quot;forbice&quot; tra l&#8217;umanit\u00e0 opulenta e quella diseredata.<\/p>\n<p>Non posiamo permettere che la locomotiva impazzita del capitalismo ci conduca irreparabilmente sul binario morto dell&#8217;autodistruzione.<\/p>\n<p>Anche per questo \u00e8 utile tornare a leggere anche filosofi marxisti &#8211; quali Althusser, Lefebvre, Heller &#8211; che, sia pure da posizioni ideologiche che non condividiamo e che si sono dimostrate illusorie, possono tuttavia offrire utili spunti di riflessione affinch\u00e9 possiamo forgiare gli strumenti con i quali correre ai ripari, nella nostra grave crisi attuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nata a Budapest nel 1929, assistente di Gi\u00f6rgy Luk\u00e1cs all&#8217;Universit\u00e0 di Budapest, l&#8217;ungherese Agnes Heller occupa un posto particolare tra i pensatori del Novecento che, in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[111,185],"class_list":["post-25137","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-comunismo","tag-karl-marx"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25137","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25137"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25137\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}