{"id":25135,"date":"2008-07-29T05:35:00","date_gmt":"2008-07-29T05:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/29\/il-paese-della-felicita-e-un-luogo-dove-il-male-non-esiste\/"},"modified":"2008-07-29T05:35:00","modified_gmt":"2008-07-29T05:35:00","slug":"il-paese-della-felicita-e-un-luogo-dove-il-male-non-esiste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/29\/il-paese-della-felicita-e-un-luogo-dove-il-male-non-esiste\/","title":{"rendered":"Il paese della felicit\u00e0 \u00e8 un luogo dove il male non esiste?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine della felicit\u00e0 che gli esseri umani amano rappresentarsi \u00e8 quella di una condizione, o addirittura di un luogo, ove il male semplicemente non esiste. Cos\u00ec descrivono il paradiso quasi tutte le religioni e cos\u00ec immaginano il futuro tutte le ideologie rivoluzionarie, versione secolarizzata dell&#8217;utopia religiosa. Lasciamo perdere, in questa sede &#8211; perch\u00e9 esula dalla presente riflessione &#8211; il fatto che, per voler perseguire, o addirittura realizzare, il Paradiso, gli uomini hanno costruito, cos\u00ec spesso, l&#8217;Inferno.<\/p>\n<p>Qui le domande che desideriamo porci sono due. Esiste un corrispettivo reale dell&#8217;evanescente concetto di \u00abfelicit\u00e0\u00bb? E, se esiste &#8211; sia pure su un piano astratto e teorico -, pu\u00f2 essere identificato, puramente e semplicemente, con l&#8217;assenza del male?<\/p>\n<p>Prima questione. Pi\u00f9 lo si esamina da vicino e pi\u00f9 ci si rende conto che il concetto di felicit\u00e0 non possiede un contenuto positivo reale, ma che esso compendia, piuttosto, tutte le vaghe aspettative che nascono dal completo rovesciamento della reale esperienza generalizzata del male: fisico morale (cfr. il nostro precedente articolo <em>Liberarci dall&#8217;aspettativa, figlia malata dell&#8217;idea di progresso<\/em>, sul sito di Arianna Editrice). Per i Romani, la parola <em>felicitas<\/em> designava i concetti di \u00abfortuna, successo, prosperit\u00e0 e buon esito\u00bb (Castiglioni-Mariotti); per i Greci, il vocabolo \u03b5\u03cd\u03b4\u03b1\u03b9\u03bc\u03bf\u03bd\u03af\u03b1 designa soprattutto il buon esito nelle imprese, la buona ventura. Nella cultura ebraica, nella <em>Bibbia<\/em> e nello stesso <em>Nuovo Testamento<\/em> non si parla della felicit\u00e0, ma del \u00ablieto annunzio\u00bb o della \u00abbuona novella\u00bb.<\/p>\n<p>Resterebbe il nome suggestivo di <em>Arabia felix<\/em>, carico di potere evocativo, a suggerire che il concetto di felicit\u00e0, raro e inafferrabile nel mondo antico, si era almeno fissato per designare una lontana e quasi immateriale realt\u00e0 geografica; ma, anche qui, dobbiamo restare delusi. Infatti, il nome di \u00abArabia Felice\u00bb \u00e8 solo un errore di traduzione latina del termine Yemen che, in lingua araba, significa \u00abdestra\u00bb: ossia la direzione del sud, che \u00e8 a destra di chi guarda il sorgere del sole. Pertanto, la cosiddetta Arabia Felice altro non \u00e8 che l&#8217;Arabia meridionale, un paese fra i tanti, con le sue oasi verdeggianti e le sue antiche citt\u00e0, ma anche con i suoi squallidi deserti, la malaria, le bande di predoni.<\/p>\n<p>Giungiamo, cos\u00ec, alla conclusione che l&#8217;idea della \u00abfelicit\u00e0\u00bb \u00e8 un parto piuttosto recente della cultura occidentale; e ancora pi\u00f9 recente \u00e8 l&#8217;idea &#8211; sancita dalle costituzioni democratiche di alcuni Stati, a cominciare dagli Stati Uniti d&#8217;America &#8211; che essa sia il ragionevole obiettivo della vita umana, e che le leggi abbiano il compito agevolarne il conseguimento, per quanto possibile. Che la felicit\u00e0 possa costituire la meta e lo scopo della vita umana, questa \u00e8 un&#8217;idea in parte illuministica e roussoiana, in parte massonica; e ha come sfondo negativo l&#8217;immagine &#8211; si badi, l&#8217;immagine e non la realt\u00e0 &#8211; di una societ\u00e0 immersa nell&#8217;ignoranza e nella superstizione e oppressa dai tiranni. Una volta eliminati questi fattori di regresso, la \u00abnaturale\u00bb felicit\u00e0 della condizione umana non potr\u00e0 che emergere irresistibilmente.<\/p>\n<p>Tutti i moderni rivoluzionari sono cresciuti a questa scuola e si sono abbeverati a questa fonte, sino alla generazione del &#8217;68, nella ferma convinzione che la felicit\u00e0 sia la condizione naturale dell&#8217;uomo e che, una volta spezzate le catene costituite dallo \u00abstato di minorit\u00e0\u00bb (per dirla con Kant) dell&#8217;essere umano, la ragione ed il cuore saranno liberi di organizzare il migliore dei mondi possibili. Agli studenti in rivolta del Quartiere Latino e ai loro numerosi imitatori sembrava evidente che, una volta eliminati la C.I.A., l&#8217;imperialismo e l&#8217;aggressione americana nel Vietnam, pace e fratellanza avrebbero regnato e non vi sarebbe stata mai pi\u00f9 alcuna forma di sfruttamento dell&#8217;uomo da parta del suo simile.<\/p>\n<p>Poche persone di media cultura lo sanno, in Occidente, ma vi sono stati numerosi e imponenti fenomeni storici di migrazione di intere popolazioni sudamericane alla ricerca della mitica Terra senza male: un luogo di benessere, armonia ed eterna giovinezza, vero e proprio Paradiso riservato fin da ora, qui sulla terra, a coloro che fossero stati capaci di sopportare duri sacrifici per conseguirlo. Parliamo delle migrazioni dei Tupi-Guarani, antichi abitatori della parte centro-orientale del Sud-America (odierni Brasile e Paraguay), periodicamente messe in moto da profeti religiosi guidati dalle loro visioni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec descrive il fenomeno delle migrazioni religiose dei Tupi-Guarani il famoso etnologo Alfred M\u00e9traux (Losanna, 1902- Parigi, 1963), nel suo importante libro <em>Religioni e riti magici indiani nell&#8217;America Meridionale<\/em> (titolo originale: <em>Religions et magies indiennes d&#8217;Am\u00e9rique du Sud<\/em>, Gallimard, Paris, 1967; traduzione italiana di Roberto Vigevani, Il Saggiatore, Milano, 1971, 1981, pp. 20-27):<\/p>\n<p><em>La mitologia di molte trib\u00f9 Tupi-Guarani parla di una terra meravigliosa, detta anche Terra senza male, dove l&#8217;Antenato o l&#8217;Eroe civilizzatore si \u00e8 ritirato dopo aver creato il mondo e aver recato agli uomini conoscenze essenziali alla loro sopravvivenza. \u00c8 l\u00e0 che, dopo aver superato diverse prove, si recano alcuni morti privilegiati, sciamani o guerrieri. Questo paradiso si apre anche ai vivi che abbiano il coraggio e la costanza di \u00e8 praticare faticosi riti e, guidati dal potere soprannaturale di uno sciamano, scoprano la via che vi conduce. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La Terra senza male non \u00e8 soltanto un luogo di delizie, \u00e8 anche il solo rifugio che rester\u00e0 agli uomini, quando giunger\u00e0 la fine del mondo. I Guarani moderni e, senza dubbio, anche i loro antenati, hanno una concezione pessimistica dell&#8217;avvenire. Ossessionati dalla credenza nel ritorno ciclico di un cataclisma universale, di cui ogni avvenimento insolito appare loro come il segno premonitore, essi prestano un orecchio compiacente alle pi\u00f9 nere profezie. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Questa inquietudine latente per la sorte del mondo alla quale si aggiungono lo scoraggiamento e la disperazione per il declino della loro trib\u00f9 e le crescenti invasioni dei bianchi, manteneva fra i Guarani moderni un clima propizio ai movimenti di evasione di tipo messianico. Quando uno sciamano si levava fra di loro e offriva di condurli al Paradiso terrestre, centinaia e, un tempo, senza dubbio, migliaia di indios accorrevano per tentare la grande avventura.<\/em><\/p>\n<p><em>La saga di questi movimenti di evasione fu raccontata a Nimuendaju nel 1912 dagli Apapocuva, che una generazione prima su erano messi in marcia verso la Terra senza male, istigati da alcuni profeti, i quali, ispirati da sogni o da avvenimenti soprannaturali, avevano loro annunziato la fine prossima del mondo e li avevano persuasi a lasciarsi condurre verso di essa. Il successo dell&#8217;impresa dipendeva dalla fedele esecuzione di danze e di canti che per la loro virt\u00f9 magica potevano far entrare in Paradiso. Anche nel corso della marcia, perci\u00f2, il grippo si fermava per danzare, cantare e digiunare. Il lungo viaggio nel cuore della giungla si svolgeva lentamente in mezzo a pericoli di ogni sorta, ma tutti gli ostacoli , trib\u00f9 ostili, fiere, fiumi da attraversare, erano superati dallo sciamano, che, a seconda delle occasioni, rendeva la sua gente invisibili o avvicinava le due rive di un fiume che non poteva essere traversato. Quando imperversava la carestia, lo sciamano nutriva i suoi compagni con mezzi sovrannaturali. Ma arrivati in riva all&#8217;oceano, invano il profeta e i suoi fedeli danzarono senza sosta per volare verso il paradiso terrestre: errori rituali o semplicemente l&#8217;appesantimento derivante dalla consumazione di nutrimento europeo servirono di scusa a questi fallimenti. Il potere degli sciamani non era messo in causa, perch\u00e9 si era d&#8217;accordo nel dire che i capi di queste migrazioni erano finalmente riusciti a raggiungere la Terra senza male. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1549 gli abitanti della citt\u00e0 di Chachapoyas, in Per\u00f9, catturarono trecento indios, che furono identificati come Tupinamba venuti dalla costa del Brasile. Per raggiungere una terra \u00abin cui con l&#8217;immortalit\u00e0 essi avrebbero trovato il riposo eterno\u00bb, avevano traversato quasi tutto il continente nella sua maggiore estensione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Dobbiamo a un missionario francese, padre Claude d&#8217;Abbeville, i particolari pi\u00f9 circostanziati che possediamo su una di queste migrazioni mistiche e sul profeta che ne era stato l&#8217;animatore. (&#8230;) Il profeta d cui padre Claude ci racconta l&#8217;avventura si era messo alla testa di otto o diecimila indios della regione di Pernambuco. Questi vedevano in lui una sorta di messia, che doveva straparli all&#8217;oppressione dei bianchi e condurli nella terra dell&#8217;eterna giovinezza. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il profeta cercava di condurre a s\u00e9 gli abitanti di tutti i villaggi che traversava. Per meglio imporsi, si faceva portare sopra delle spade incrociate, ed esigeva da tutti segni di venerazione. Oltrepass\u00f2 con la sua truppa la provincia di Pernambuco e una buona parte di quella di Maranh\u00e3o, ma alla serra di Ibiapaba si scontr\u00f2 con la resistenza accanita dei Tobajara, un&#8217;altra trib\u00f9 tupinamba, e fu ucciso nel corso dell&#8217;assalto a un villaggio. I suoi partigiani, decimati dalla carestia e dalle epidemie, si dispersero.<\/em><\/p>\n<p>Se quello dei Tupi-Guarani si pu\u00f2 considerare, sotto molti rispetti, un caso estremo, un esame spassionato del nostro universo spirituale non tarder\u00e0 a rivelarci l&#8217;esistenza, o la persistenza, di un sottofondo caratterizzato dalla sottintesa persuasione che la felicit\u00e0 sia, alla lettera, uno stato o un luogo dell&#8217;anima in cui il male non ha accesso.<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec al secondo interrogativo che ci eravamo posto all&#8217;inizio, allorch\u00e9 ci domandavamo se un tale concetto sia giustificato, non diremo dall&#8217;esperienza concreta o anche solo dai nostri meccanismi psicologici, ma da un punto di vista puramente logico. E la risposta non pu\u00f2 che essere negativa, posto che abbiamo verificato come l&#8217;idea stessa di felicit\u00e0, che ne sta alla base, \u00e8 solo un parto tanto fantasioso quanto vago e inconsistente della cultura moderna.<\/p>\n<p>Secondo la scuola di Francoforte, e in particolare secondo Max Horkheimer, l&#8217;utopia non \u00e8 che la risposta estrema a delle situazioni storiche estreme; cosa che si \u00e8 verificata precisamente con l&#8217;avvento della modernit\u00e0, ossia a partire dal tardo Rinascimento. Quando le concrete condizioni della societ\u00e0 divengono insopportabili, nasce l&#8217;utopia. Cos\u00ec sono nate <em>La citt\u00e0 del Sole<\/em> di Tommaso Campanella o <em>Utopia<\/em> di Tommaso Moro. Anche i movimenti religiosi di libert\u00e0 e di salvezza dei popoli nativi nascono dall&#8217;esperienza traumatica dello scontro con i conquistatori bianchi, e i messia dei Tupi-Guarani, che vogliono condurre i loro seguaci nella Terra senza male, ne offrono un tipico esempio.<\/p>\n<p>Il mito della Terra senza male esisteva gi\u00e0, infatti, nel panorama religioso di quelle popolazioni, ma come dimora celeste; \u00e8 il trauma dell&#8217;arrivo degli Europei &#8211; con tutto il suo corollario di atrocit\u00e0 &#8211; che le spinge a voler concretizzare quel mito in un Paradiso <em>terrestre<\/em>, accessibile all&#8217;uomo gi\u00e0 in questa vita.<\/p>\n<p>E, probabilmente, vi gioca una parte anche la religione degli invasori, con le sue infiltrazioni sincretistiche basate sull&#8217;idea di un Regno di Dio che incomincia gi\u00e0, a determinate condizioni, <em>in questo mondo<\/em>. Un meccanismo analogo si trova, ad esempio, nella religione semi-cristiana della Danza degli Spettri (<em>Ghost dance<\/em>), predicata dal profeta Wovoka fra gli Indiani dell&#8217;Ovest degli Stati Uniti negli ultimi due decenni dell&#8217;Ottocento (cfr. F. Lamendola, <em>I Paiute del Nevada alla vigilia della predicazione di Wovoka, il Messia indiano<\/em>, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Giunti a questo punto, possiamo cominciare a domandarci se non sia pi\u00f9 saggio e pi\u00f9 realistico smettere di inseguire un bene insistente, la \u00abfelicit\u00e0\u00bb, con il suo inquietante corollario: l&#8217;utopia; per concentrare la nostra volont\u00e0, il nostro senso di giustizia e la nostra legittima aspirazione ad una vita pi\u00f9 piena e pi\u00f9 autentica, in direzione delle cose possibili.<\/p>\n<p>Il male fa parte della condizione umana; anzi, accanto al male fisico &#8211; che condivide con le altre creature -, l&#8217;essere umano si caratterizza per la facolt\u00e0 di scelta e, quindi, per la possibilit\u00e0 di compiere (e subire) il male morale, mediante il quale egli spezza il legame di solidariet\u00e0 che lo unisce a se stesso, ai suoi simili, al mondo e alla sfera del divino.<\/p>\n<p>Irrealistico, pertanto, e potenzialmente distruttivo \u00e8 un progetto di vita basato sulla cancellazione del male; anche se la lotta contro di esso, intesa come volont\u00e0 di portare sollievo all&#8217;umana sofferenza, \u00e8 certamente un fine degno e apprezzabile.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, pertanto, deve muoversi come su un doppio binario: da un lato deve essere dalla parte di chi soffre e impegnarsi, per quanto possibile, ad alleviarne il dolore; dall&#8217;altro, consapevole che la condizione umana \u00e8 perfettibile proprio perch\u00e9 ontologicamente imperfetta, deve desistere da pericolose utopie totalitarie e vedere nel dolore, non cercato n\u00e9 voluto, una preziosa occasione di elevazione spirituale.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 abbiamo definito folle e sbagliato il sogno di quanti vorrebbero abolire il ricordo del dolore per via medica (cfr. F. Lamendola, <em>Cancellare i ricordi dolorosi: l&#8217;ultimo tradimento di una scienza senza coscienza<\/em>, sul sito di Arianna Editrice). Il dolore contribuisce a farci uomini, e il ricordo di esso \u00e8 un elemento essenziale alla nostra crescita e alla elaborazione della nostra intima umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Certo, si tratta di un mistero.<\/p>\n<p>Istintivamente, vorremmo che cos\u00ec non fosse. Vorremmo poter credere che il male sia solo un incidente di percorso della nostra vita e, al tempo stesso, un errore di programmazione nel grande progetto dell&#8217;universo. O, in alternativa a questo, vorremmo poter credere che sia possibile ingaggiare contro di esso una battaglia risolutiva, fino al punto di vincerlo completamente e di farlo scomparire dal nostro orizzonte esistenziale.<\/p>\n<p>Invece non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Noi possiamo sforzarci di trascendere il male, cos\u00ec come possiamo sforzarci di trascendere la nostra condizione ontologica: ma senza mai perdere di vista il fatto che una cosa \u00e8 la tensione, altra cosa \u00e8 il raggiungimento. Nella nostra attuale condizione, non ci viene domandato di cancellare il male dal mondo, ma di combatterlo per quanto possibile e, per quanto eccede le nostre forze, di accettarlo e trasformarlo in qualche cosa di diverso, che ci purifichi da una parte delle nostre imperfezioni e ci renda un poco migliori.<\/p>\n<p>Non altro.<\/p>\n<p>La Terra senza male esiste, ma non \u00e8 di questo mondo.<\/p>\n<p>E nessuna impazienza rivoluzionaria, nessuna esaltazione escatologica potranno mai modificare un tale dato di fatto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine della felicit\u00e0 che gli esseri umani amano rappresentarsi \u00e8 quella di una condizione, o addirittura di un luogo, ove il male semplicemente non esiste. 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