{"id":25134,"date":"2009-07-06T12:40:00","date_gmt":"2009-07-06T12:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/06\/una-pagina-al-giorno-decisione-difficile-al-polo-nord-di-felice-trojani\/"},"modified":"2009-07-06T12:40:00","modified_gmt":"2009-07-06T12:40:00","slug":"una-pagina-al-giorno-decisione-difficile-al-polo-nord-di-felice-trojani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/06\/una-pagina-al-giorno-decisione-difficile-al-polo-nord-di-felice-trojani\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Decisione difficile al Polo Nord, di Felice Trojani"},"content":{"rendered":"<p>Il nome di Felice Trojani non dir\u00e0 forse molto al grande pubblico odierno, che dimentica in fretta; ma esso \u00e8 indissolubilmente legato a una delle pagine pi\u00f9 altamente drammatiche delle nostre esplorazioni polari: quella della spedizione Nobile al Polo Nord del 1928.<\/p>\n<p>Romano, classe 1897, ufficiale nella prima guerra mondiale, ingegnere civile, infine ingegnere aeronautico e costruttore di dirigibili, fu chiamato dal generale Umberto Nobile a far parte della spedizione del dirigibile \u00abItalia\u00bb. Dopo la caduta dell&#8217;aeronave, fu tra i superstiti, e condivise con il capo della spedizione l&#8217;angosciosa attesa dei soccorsi che, dopo una lunga e disperante stagione trascorsa sotto la \u00abtenda rossa\u00bb, giunsero infine, sotto forma di un rompighiaccio sovietico, quando gi\u00e0 Nobile era stato trasportato in salvo da un aviatore svedese, circostanza che diede origine a lunghe ed amare polemiche dopo il suo ritorno in Patria.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 rievocato quella vicenda in un precedente articolo: \u00abUn film al giorno: &quot;La tenda rossa&quot;, di Michail Konstantinovic Kalatozov (1969)\u00bb (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice); ne riportiamo qui i tratti essenziali, affinch\u00e9 il lettore possa farsi un&#8217;idea della particolare situazione nella quale vennero a trovarsi i superstiti, dopo che il dirigibile era stato trascinato a terra e poi si era risollevato, ormai fuori controllo, portando via con s\u00e9, verso la morte, una parte dello sventurato equipaggio.<\/p>\n<p>Esperto di questioni aeronautiche ed esploratore polare egli stesso, Umberto Nobile nel 1926 si era unito ad Amundsen e ad Ellsworth a bordo del dirigibile \u00abNorge\u00bb, nella sua trasvolata artica.<\/p>\n<p>Due anni dopo, nel 1928, egli volle ritentare l&#8217;impresa, a fini essenzialmente scientifici, col dirigibile \u00abItalia\u00bb, compiendo tre voli sulla calotta polare e portandosi al di sopra di regioni quasi inesplorate a nord della Russia, particolarmente sulla Severnaja Zemlja. Al ritorno dal terzo volo, durante il quale era stato sorvolato con successo il Polo Nord, l&#8217;aeronave, per ragioni che non sono mai state del tutto chiarite, ma assai probabilmente per il peso del ghiaccio formatosi su di essa, si abbatt\u00e9 sul ghiaccio nel corso di una furiosa tempesta.<\/p>\n<p>Era il 24 maggio del 1928; e, mentre nove uomini venivano scaraventati a terra, con pochissimo materiale (fra cui la preziosa tenda), tosto il vento sollev\u00f2 nuovamente il dirigibile, che si perdette all&#8217;orizzonte, con altri sei uomini a bordo. N\u00e9 il mezzo n\u00e9 i suoi occupanti sarebbero mai pi\u00f9 stati trovati; cos\u00ec come non venne mai ritrovato l&#8217;aereo con il quale Amundsen volle mettersi alla ricerca del suo vecchio amico e collaboratore.<\/p>\n<p>A corto di viveri e con un apparecchio radio rice-trasmettitore che era stato gravemente danneggiato nella caduta, i nove uomini della \u00abtenda rossa\u00bb attesero angosciati l&#8217;arrivo dei soccorsi, in condizioni sempre pi\u00f9 proibitive, tanto che, alla fine, tre di essi &#8211; Zappi, Mariano e Malmgren decisero di mettersi in cammino per cercare personalmente aiuto.<\/p>\n<p>Male equipaggiati, con pochi viveri e una protezione insufficiente contro il freddo, il loro era un tentativo disperato, bench\u00e9 fossero quelli nelle migliori condizioni fisiche. Nobile li aveva sconsigliati di partire, ma non ritenne di poterglielo ordinare, vista l&#8217;incertezza della situazione: e, anche in questo caso, qualcuno potrebbe obiettare che un comandante, bench\u00e9 ferito, ha il dovere di assumersi la responsabilit\u00e0 di dare degli ordini, in base a ci\u00f2 che ritiene pi\u00f9 idoneo per assicurare la salvezza di tutti.<\/p>\n<p>In seguito, Malmgren sarebbe morto di fatica; e nemmeno gli altri due ce l&#8217;avrebbero fatta a raggiungere le Svalbard, se non fossero stati soccorsi dai Sovietici quando le loro condizioni &#8211; con Mariano semicongelato &#8211; erano ormai chiaramente disperate.<\/p>\n<p>Intanto, le ricerche continuavano da parte delle forze aeree e navali di vari Paesi.<\/p>\n<p>L&#8217;idrovolante \u00abLatham-47\u00bb con a bordo Amundsen, decollato da Troms\u00f6 il 18 giugno, non fece pi\u00f9 ritorno alla base, perdendosi nel Mare di Barents.<\/p>\n<p>Il 22 giugno due idrovolanti italiani, guidati dagli aviatori Maddalena e Penzo, avvistarono la \u00abtenda rossa\u00bb e scaricarono numerosi viveri e materiali ai loro compagni sul ghiaccio; ma, sul momento, non poterono fare altro.<\/p>\n<p>Poi, finalmente &#8211; come si \u00e8 detto -, la sera del 23 giugno, il pilota svedese Lundborg avvist\u00f2 la \u00abtenda rossa\u00bb, atterr\u00f2 con notevole abilit\u00e0 e con rischio personale; e, assicurando che presto anche gli altri sarebbero stati tratti in salvo, insistette perch\u00e9 sull&#8217;unico posto disponibile salisse il generale Nobile, che, oltretutto, era seriamente ferito.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo declin\u00f2 l&#8217;offerta e gli chiese di prendere a bordo Cecioni, che aveva una gamba spezzata in due punti; ma lo Svedese replic\u00f2 che quegli era troppo pesante e che non avrebbe preso con s\u00e9 nessun altri che l&#8217;ammiraglio, l&#8217;unico che avrebbe potuto efficacemente dirigere le operazioni di soccorso, una volta giunto in salvo. Nobile non era persuaso; ma sia lo stesso Cecioni, sia Trojani lo invitarono ad accettare l&#8217;offerta di Lundborg; e cos\u00ec, sia pure a malincuore, egli fin\u00ec per decidersi, e sal\u00ec a bordo con l&#8217;inseparabile cagnetta Titina.<\/p>\n<p>L&#8217;aereo dello svedese rientr\u00f2 alla base, nella Baia del Re (Isole Svalbard); ma, poi, le cose non andarono come previsto.<\/p>\n<p>Nonostante la gara di solidariet\u00e0 accesasi fra le varie potenze, e nonostante il governo italiano avesse inviato in soccorso la nave \u00abCitt\u00e0 di Milano\u00bb, appositamente attrezzata, al comando del capitano di fregata Romagna, l&#8217;accampamento dei superstiti fu di nuovo perso di vista, e le avverse condizioni atmosferiche costrinsero i soccorritori a sospendere i voli di ricognizione. Quando essi furono ripresi, la deriva dei ghiacci sui cui era stata allestita la \u00abtenda rossa\u00bb aveva reso di nuovo imprecisabile il luogo ove avrebbero dovuto concentrarsi le ricerche.<\/p>\n<p>Lo stesso Lundborg, tornato alla \u00abtenda rossa\u00bb, ebbe un incidente al suo idrovolante e rimase prigioniero dei ghiacci, con gli Italiani; sarebbe stato poi salvato da un aereo dei suoi compatrioti che, per\u00f2, non pot\u00e9 prendere a bordo nessun altro.<\/p>\n<p>Solo molto pi\u00f9 tardi il rompighiaccio sovietico \u00abKrassin\u00bb riusc\u00ec a individuare e prendere a bordo sia Zappi e Mariano (quest&#8217;ultimo con un piede congelato che, pi\u00f9 tardi, dovete essergli amputato), sia gli altri, rimasti in attesa nella tenda. Il salvataggio di questi ultimi avvenne il 12 luglio, dopo che il viaggio del \u00abKrassin\u00bb era stato messo pi\u00f9 volte in serie difficolt\u00e0 dalle condizioni sempre pi\u00f9 minacciose della banchisa artica.<\/p>\n<p>Il ritorno dei superstiti in Italia fu accompagnato da roventi polemiche circa il comportamento del comandante della spedizione, che portarono all&#8217;istituzione di una commissione d&#8217;inchiesta. Nonostante fosse stato difeso da esperti sia italiani che stranieri, Nobile si vide costretto a rassegnare le dimissioni dall&#8217;Aeronautica, in seguito alla conclusioni a lui sfavorevoli formulate dalla commissione stessa (1929).<\/p>\n<p>Questa, per sommi capi, la vicenda.<\/p>\n<p>Come si vede, dopo la caduta dell&#8217;\u00abItalia\u00bb sul pack, due furono i momenti pi\u00f9 drammatici, dal punto di vista psicologico e umano, che i superstiti della \u00abtenda rossa\u00bb dovettero affrontare: prima, quando tre di essi chiesero e ottennero di separarsi dagli altri e di avviarsi a piedi in cerca dei soccorsi, cosa che spezz\u00f2 la solidariet\u00e0 all&#8217;interno del gruppo; poi, quando lo stesso ammiraglio fu messo davanti alla difficile decisione se accettare o meno la perentoria offerta dell&#8217;aviatore Lundborg, mettendosi in salvo per primo, cosa contraria alle tradizioni dell&#8217;onore militare.<\/p>\n<p>Felice Trojani ha scritto due libri sulla vicenda del dirigibile \u00abItalia\u00bb: uno, \u00abLa coda di Minosse\u00bb, dettagliato resoconto storico che ricostruisce l&#8217;avventura della spedizione Nobile in tutti i pi\u00f9 minuti particolari; l&#8217;altro, \u00abL&#8217;ultimo volo\u00bb, che racconta in maniera divulgativa, rivolgendosi prevalentemente a un pubblico giovanile, la medesima vicenda.<\/p>\n<p>Da quest&#8217;ultimo abbiamo deciso di riportare le pagine in cui l&#8217;Autore rievoca come matur\u00f2 e come giunse a compimento la sofferta e controversa decisione di Mariano, Zappi e Malmgren di allontanarsi dalla \u00abtenda rossa\u00bb per mettersi in cammino sul pack, nella remota speranza di giungere alle isole Svalbard e cercarvi aiuto presso qualche cacciatore o farsi rintracciare dalla nave \u00abCitt\u00e0 di Milano\u00bb, centro propulsore della macchina dei soccorsi.<\/p>\n<p>Dal libro di Felice Trojani \u00abL&#8217;ultimo volo\u00bb (Milano, Ugo Mursia &amp; C. Editori, 1967, pp. 97-122, <em>passim<\/em>:<\/p>\n<p>\u00ab28 Maggio. [&#8230;]<\/p>\n<p>Mariano si rivolge a Malmgren:<\/p>\n<p>&#8211; La deriva ci sta allontanando dalla zona nella quale la &quot;Citt\u00e0 di Milano&quot; ci ricercher\u00e0. Non ha senso stare fermi ad aspettare gli eventi, dobbiamo levare l&#8217;accampamento e dirigerci verso la costa.<\/p>\n<p>&#8211; Tutti? Trasportando i feriti? Impossibile, &#8211; ribatte Malmgren; &#8211; una marcia simile possono affrontarla solo i pi\u00f9 validi del gruppo, e senza impedimenti.<\/p>\n<p>E i due sviluppano l&#8217;argomento in un dialogo che pare concertato. Nobile li ascolta con molta calma.<\/p>\n<p>Dopo il pasto usciamo dalla tenda. Mariano e Zappi rimangono a parlare con Nobile (che poi ci rifer\u00ec il colloquio); naturalmente,, resta anche Cecioni.<\/p>\n<p>&#8211; Nella radio non si pu\u00f2 avere pi\u00f9 speranza, &#8211; disse Zappi.<\/p>\n<p>&#8211; La deriva ci sta portando sempre pi\u00f9 lontano dalla zona nella quale la &quot;Citt\u00e0 di Milano&quot; ci cercher\u00e0, &#8211; incalz\u00f2 Mariano.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 presto per affermare che i nostri appelli non verranno raccolti, &#8211; rispose Nobile.- e la deriva pu\u00f2 cambiare direzione.. Ma lei, cosa proporrebbe?<\/p>\n<p>&#8211; Di metterci in marcia noi due insieme con Malmgren e Viglieri. Andremo verso le squadre di soccorso; raggiuntele daremo la posizione della tenda perch\u00e9 vengano in vostro aiuto.<\/p>\n<p>&#8211; Sarebbe una decisione grave, e mi sembra affrettata, &#8211; dichiar\u00f2 Nobile. &#8211; A ogni modo, prima di prenderla, bisogna sentire anche gli altri.<\/p>\n<p>&#8211; Siamo venuti insieme, dobbiamo andar via insieme, &#8211; prese a implorare, con grande agitazione, Cecioni.<\/p>\n<p>Reazione, la sua, pi\u00f9 che giustificata: era logico pensare, infatti, che se i naufraghi avessero cominciato ad ammettere l&#8217;idea della marcia, avrebbero finito per abbandonarlo sul ghiaccio con la sua gamba rotta in due punti e con Nobile che non stava meglio di lui; prospettiva, moralmente e materialmente, niente affatto piacevole.<\/p>\n<p>A me quella proposta dispiacque, ma non mi sorprese. Che la solidariet\u00e0 nata fra i superstiti dopo la caduta, finisse cos\u00ec presto, era la logica conseguenza della composizione eterogenea dell&#8217;equipaggio. Eravamo di diverse provenienze: aeronautica, marina, universit\u00e0, giornali; eravamo italiani e stranieri; la correttezza dei nostri rapporti, la cortesia reciproca, erano dovute alla vernice di educazione pi\u00f9 o meno consistente che ci copriva, non erano effetto di conoscenza e stima reciproche: fuori dei nostri gruppi eravamo estranei gli uni agli altri. Ora la vernice andava scostandosi, i sentimenti veri apparivano.<\/p>\n<p>Sul pack eravamo rimasti in nove: due stranieri, tre di provenienza aeronautica (dei quali solo io incolume e valido), quattro appartenenti alla Regia Marina. E ora i due ufficiali pi\u00f9 elevati in grado dopo Nobile, proponevano la scissione del gruppo, e la volevamo immediata!<\/p>\n<p>Io consideravo ormai tutto finito. Era questione di qualche giorno ancora, e avremmo seguito la sorte di Pomella e dei nostri compagni scomparsi. La situazione era disperata, senza via di scampo; e, in fin de conti, perch\u00e9 il nostro destino avrebbe dovuto essere diverso da quello degli altri? [&#8230;]<\/p>\n<p>29 Maggio. [&#8230;]<\/p>\n<p>Tutti volevano andarsene; la nostra solidariet\u00e0 pareva finita. Malmgren per la sua pratica dell&#8217;Artide, i marinai per la loro prestanza fisica, si credevano i soli in grado di intraprendere la marcia. Ma non c&#8217;era da farsi illusioni: nessuno di noi diede brillanti prove, n\u00e9 coloro che partirono, n\u00e9 quelli che restarono.<\/p>\n<p>Fra di noi chi pareva veramente inadatto alla marcia era il grasso Behounek che nonostante la giovane et\u00e0 (30 anni) pesava 108 chili (nudo). Aveva inoltre la vista difettosissima; ma, neppure a farlo apposta, fu quello che resistette meglio alla vita sui ghiacci!<\/p>\n<p>In quanto a me, io pesavo 54 chili (nudo); era quindi difficile che il ghiaccio mi si sfondasse sotto. Ero un grande camminatore, ero stato soldato, allievo a Modena, ufficiale di fanteria; non ero mai svenuto durante le marce, neppure in quelle con lo zaino affardellato. Ammettevo a priori che i marinai potessero superarmi nel nuoto, ma non nella marcia; e se si fosse dovuta raggiungere la costa, gli altri non avrebbero avuto pi\u00f9 probabilit\u00e0 di me di riuscirvi. E in proposito avevo le mie idee: bisognava caricarsi il meno possibile. Le tasche piene di &quot;pemmican&quot; e via: o la va o la spacca.<\/p>\n<p>Ma non c&#8217;era da farsi illusioni. In realt\u00e0 uno solo dei superstiti possedeva la forza e la capacit\u00e0 di traversare i ghiacci, arrivare alla terra, percorrerla, mettersi in salvo: Titina. Peccato che non fosse provvista di un intelletto adeguato.<\/p>\n<p>Venne l&#8217;orsa di coricarsi. Eravamo tutti, almeno apparentemente, calmi; tranne Cecioni, che non nascondeva la sua agitazione.<\/p>\n<p>Dormivo, quando verso la mezzanotte fui svegliato dalla voce concitata di Zappi:<\/p>\n<p>&#8211; C&#8217;\u00e8 l&#8217;orso!<\/p>\n<p>Uscimmo tutti dalla tenda e portammo fuori Nobile e Cecioni.<\/p>\n<p>&#8211; Datemi la rivoltella &#8211; disse Malmgren. E mentre la caricava continu\u00f2:<\/p>\n<p>&#8211; Gli sparer\u00f2 io, ma non fate rumore; il minimo rumore lo farebbe fuggire.<\/p>\n<p>Verso la mezzanotte il sole aveva vinto lo strato di nubi, e Nobile aveva svegliato Mariano e Zappi perch\u00e9 facessero il punto. I due erano usciti dalla tende e, a una trentina di metri di distanza, avevano visto l&#8217;orso che stava cercando di tirar fuori dalla neve un estintore.<\/p>\n<p>L&#8217;orso era grande, giallastro. Aveva le zampe anteriori appoggiate su un blocco di ghiaccio, e ci osservava allungando il collo e dondolandosi.<\/p>\n<p>Io avevo paura, il cuore mi batteva da spezzarmi il petto, e mi pareva che quella figura di un altro mondo fosse venuta a mettere la parola FINE alla nostra avventura. E veramente, se ci fosse venuto addosso, con quattro zampate avrebbe sistemato tutto e tutti: doveva pesare almeno 250 chili.<\/p>\n<p>Le nostre armi erano la rivoltella, un coltellaccio, un&#8217;accetta, una lima, un pezzo di tubo, un chiodo. Io aprii il coltello a roncola (mio compagno inseparabile di tutti i voli) che a quel bestione avrebbe potuto fare, s\u00ec e no, un salasso.<\/p>\n<p>Davanti alla tenda rimasero seduti Nobile e Cecioni: dietro la tenda, in piedi, stava Behounek. Nobile aveva Tutina braccio, e le teneva stretto il muso perch\u00e9 non abbaiasse.<\/p>\n<p>Malmgren avanzava lentamente verso l&#8217;orso; Mariano, Zappi, Biagi, Viglieri, io, lo seguivamo con le nostre ridicole armi. A una quindicina di metri dalla bestia Malmgren si ferm\u00f2, e punt\u00f2 con calma e risolutezza appoggiandola all&#8217;avambraccio sinistro.: la belva continuava a osservarci allungando il collo e dondolandosi.<\/p>\n<p>Part\u00ec un colpo: l&#8217;orso emise un verso di dolore che parve uno starnuto, scosse la testa, agit\u00f2 il muso, si volt\u00f2 e scapp\u00f2. Dopo una trentina di passi allarg\u00f2 le zampe, piomb\u00f2 gi\u00f9, immobile.<\/p>\n<p>Malmgren gli corse dietro, gli si avvicin\u00f2 e gli tir\u00f2 altri due colpi: ma l&#8217;orso era gi\u00e0 morto.<\/p>\n<p>Noi dalla paura passammo all&#8217;entusiasmo, e ci congratulammo con lo svedese, che rispose alle nostre feste dicendoci di spellare l&#8217;orso subito, prima che si congelasse. Poi se ne and\u00f2 promettendoci un bollito.<\/p>\n<p>Il bello \u00e8 che il giorno avanti, parlando con Nobile, Malmgren aveva affermato che con quella rivoltella sarebbe stato impossibile ammazzare un orso! E ora invece, grazie proprio a lui e a quella rivoltella, le nostre riserve di viveri erano raddoppiate: 200 chili di carne! Lo spettro della fame veniva allontanato: non pi\u00f9 45 giorni di vita, ma quasi 90! [&#8230;]<\/p>\n<p>30 Maggio. [&#8230;]<\/p>\n<p>Intanto l&#8217;orso approntato da Malmgren bolliva, e presto fu cotto. Avemmo cos\u00ec il primo brodo e il primo lesso.<\/p>\n<p>Il brodo si sentiva che era nutriente, ma non era buono: denso pieno di schiuma, quasi nero, dolce perch\u00e9 non avevamo sale. La carne era mezza cruda, coriacea, ma si capiva che, cucinata meglio, sarebbe stata ottima.<\/p>\n<p>In complesso, nonostante il rispetto dovuto alle inveterate abitudini degli esploratori polari, per i quali (almeno a leggere le relazioni dei viaggi) brodo e lesso d&#8217;orso costituiscono l&#8217;ordinario, non rimanemmo soddisfatti: bisognava consumare meno combustibile e ottenere una vivanda migliore.<\/p>\n<p>Alla fine del pasto, Nobile disse a Mariano che desiderava parlargli (certamente per convincerlo a rimanere). Mariano usc\u00ec dalla tenda, e da quel momento evit\u00f2 di trovarsi solo con il Generale; anzi, stando all&#8217;esterno, disse a Zappi, ad alta voce perch\u00e9 Nobile sentisse:<\/p>\n<p>&#8211; No. Dobbiamo andar via noi due che siamo molto affiatati.<\/p>\n<p>(Mariano e Zappi erano stati compagni di corso all&#8217;Accademia Navale, erano molto amici).<\/p>\n<p>Nobile ci chiam\u00f2 sotto la tenda:<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 deciso: Mariano, Zappi, Malmgren partono. Potete procedere alla divisione dei viveri, degli indumenti di riserva, degli strumenti, degli attrezzi.<\/p>\n<p>Uscimmo lasciandolo solo con Malmgren. Le dichiarazioni che lo svedese gli fece, furono improntate al pi\u00f9 nero pessimismo: ambedue i gruppi, quello che partiva e quello che restava, sarebbero periti. [&#8230;]<\/p>\n<p>Mentre Viglieri stava procedendo con Zappi alla divisione dei materiali e dei viveri, in Biagi cresceva il desiderio di partire: a restare si sentiva sacrificato.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 Zappi rinunciava malvolentieri a lui, e gli aveva proposti di accompagnarli, e io avevo sentito che diceva parlandone con Mariano:<\/p>\n<p>&#8211; Un ragazzo robusto come lui farebbe comodo.<\/p>\n<p>Per me, io ero convinti che tutto fosse ormai finito, e non mi interessava chi partiva e chi restava: che andassero pure tutti; la nostra sorte era comune e sarebbe stata suggellata a breve scadenza. Avevo preteso la rivoltella unicamente perch\u00e9 non avevo nessuna voglia di finire mangiato vivo da un orso.<\/p>\n<p>A Biagi che mi apr\u00ec il suo animo, risposi:<\/p>\n<p>&#8211; Se ne vada.. Anche lei ha diritto di tentare di salvarsi. Qui che ci sta a fare?<\/p>\n<p>Alla fine si decise. Entr\u00f2 nella tenda, si sedete vicino a Nobile, e dichiar\u00f2:<\/p>\n<p>Anch&#8217;io sono buono a camminare.<\/p>\n<p>Dinanzi a quella dichiarazione inaspettata, Nobile rimase meravigliato e si inquiet\u00f2; ma poi si contenne e gli rispose con calma che, se voleva andare, andasse.<\/p>\n<p>Biagi usc\u00ec dalla tenda e inform\u00f2 Mariano e Zappi che sarebbe andato via con loro. Viglieri, quando lo seppe, entr\u00f2 nella tenda e dichiar\u00f2 calmamente a Nobile:<\/p>\n<p>&#8211; Ma allora desidero andare anch&#8217;io.\u00bb<\/p>\n<p>Frattanto Behounek, che aveva assistito al colloquio fra Nobile e Biagi e ne aveva afferrato il senso, era andato a informare Malmgren.<\/p>\n<p>Nobile, sentita la dichiarazione di Viglieri, chiam\u00f2 anche Malmgren, Mariano, Zappi:<\/p>\n<p>&#8211; Lascio tutti liberi di partire.<\/p>\n<p>&#8211; Ma i feriti non possono rimanere soli, &#8211; obiett\u00f2 Mariano. Zappi si associ\u00f2..<\/p>\n<p>&#8211; Non vi preoccupate dei feriti. Ci lascerete la nostra parte di viveri; a Cecioni penser\u00f2 io.<\/p>\n<p>Io ero fuori della tenda, Nobile mi chiam\u00f2. Entrai, e quando fui entrato disse:<\/p>\n<p>&#8211; Ho deciso di lasciare tutti liberi di andarsene. Chi vuole andare, vada; e chi vuole rimanere rimanga. Vi interrogher\u00f2 uno per uno cominciando da Trojani. Lei rimane o va?<\/p>\n<p>&#8211; Rimango.<\/p>\n<p>&#8211; Anche se vanno via tutti?<\/p>\n<p>&#8211; Anche se vanno via tutti.<\/p>\n<p>&#8211; Bravo! Un ti ci facevo! &#8211; esclam\u00f2 Cecioni.<\/p>\n<p>&#8211; Io rimango con il Generale &#8211; disse Behounek.<\/p>\n<p>&#8211; Rimango anch&#8217;io, &#8211; dichiar\u00f2 Viglieri.<\/p>\n<p>&#8211; Mariano, Zappi, Biagi andarono a prepararsi.<\/p>\n<p>Malmgren prese a parlare:<\/p>\n<p>&#8211; Bene! Biagi \u00e8 l&#8217;unica vostra speranza [perch\u00e9 era il marconista, n. b.]; se loro se ne vanno, io rimango. Non torner\u00f2 in Svezia per dichiarare che ho abbandonato senza aiuto il capo della spedizione e un altro ferito: sarebbe indegno di un gentiluomo.<\/p>\n<p>E usc\u00ec dalla tenda.<\/p>\n<p>Fuori dovette aver luogo un chiarimento, perch\u00e9 poco dopo apparve Biagi. Aveva le lacrime agli occhi.<\/p>\n<p>&#8211; Rimango anch&#8217;io. Signor Generale mi perdoni:; \u00e8 stato un momento di debolezza.<\/p>\n<p>E cos\u00ec venne deciso che sarebbero partiti solo i tre. Viglieri e Zappi completarono, senza contrasti, la divisione dei viveri, indumenti, attrezzi.<\/p>\n<p>&#8211; Signor Generale, &#8211; chiese Mariano &#8211; vuole affidarmi un rapporto scritto su quanto \u00e8 accaduto?<\/p>\n<p>&#8211; No, non ne vale la pena. Riferisca verbalmente.<\/p>\n<p>&#8211; Vuole scrivere una lettera per la sua famiglia?<\/p>\n<p>&#8211; Questo s\u00ec.<\/p>\n<p>E tutti quelli che rimanevano si misero a scrivere.<\/p>\n<p>Io non sapevo se scrivere o no. Non credevo che i tre avrebbero raggiunto la salvezza, ma pensai che loro vi si avvicinavano mentre noi ce ne allontanavamo [per via della deriva del pack, n. b], e che loro avrebbero avuto pi\u00f9 possibilit\u00e0 di essere pescati da qualcuno. Avevo in tasca 3.000 lire e decisi di affidargliele nell&#8217;incerta speranza che arrivassero a mia moglie: avrebbero fatto pi\u00f9 comodo a lei che a me.<\/p>\n<p>Quanto a scrivere un testamento piagnucoloso o le cosiddette ultime volont\u00e0, era fuori del mio temperamento: non avevo mai imposto, da vivo, la mia volont\u00e0 a nessuno, figuriamoci se avrei voluto imporla da morto!<\/p>\n<p>Scrissi semplicemente ci\u00f2 che in quel momento era il mio unico, il mio ardente desiderio:<\/p>\n<p><em>&quot;State allegri, siate felici&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Poi involsi in un foglio e legai biglietto e denaro, e passai la penna a Nobile che, dopo aver messo i suoi saluti sull&#8217;esterno del mio involto, scrisse sette paginette alla moglie.<\/p>\n<p>Viglieri, Biagi, Behounek, Cecioni, scrivevano e piangevano.<\/p>\n<p>Consegnammo i messaggi. Behounek che aveva una cieca fiducia nelle qualit\u00e0 artiche di Malmgren gli affid\u00f2 le sue lettere, a me pareva che il pi\u00f9 duro dei tre fosse Zappi, e gli consegnai il mio pacchetto.<\/p>\n<p>Si avvicina il momento del distacco, e i tre oscillano fra pessimismo e ottimismo, ma \u00e8 evidente che sono convinti di marciare verso la salvezza.<\/p>\n<p>Malmgren ha un lungo colloquio con Nobile, e non \u00e8 pi\u00f9 tanto pessimista quanto lo era stato poche ore prima. Crede al successo della marcia, crede alla possibilit\u00e0 di tornare a soccorrerci. D\u00e0 a Nobile una quantit\u00e0 di istruzioni e di consigli, e l&#8217;ultimo consiglio che gli d\u00e0 \u00e8 il pi\u00f9 importante:<\/p>\n<p>&#8211; Resistete, resistete fino alla fine. Molte spedizioni sono state salvate all&#8217;ultimo momento.<\/p>\n<p>Zappi, sperando forse che l&#8217;incoraggi, mi chiede cosa penso della loro impresa; io non glielo nascondo:<\/p>\n<p>&#8211; La nostra \u00e8 un&#8217;agonia statica, la vostra sar\u00e0 un&#8217;agonia dinamica. La differenza \u00e8 poca, il risultato sar\u00e0 lo stesso. [&#8230;]<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che i tre se ne andarono. Con quale animo partissero \u00e8 impossibile dirlo: ci\u00f2 che avevano in mente lo sapevano solo loro.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 dubbio che sarebbero stati contentissimi di tornare in veste di salvatori, ma a me parvero anche (Zappi pi\u00f9 degli altri) agitati dall&#8217;istinto di conservazione. Il pi\u00f9 in buona fede mi era sembrato Malmgren, ma anche lui agiva confusamente: partiva per salvarci, e contemporaneamente dichiarava che unica nostra speranza era la radio. Certamente lui solo si rendeva conto delle difficolt\u00e0 della marcia; gli altri due l&#8217;avevano affrontata con disinvoltura, pensando di cavarsela in un paio di settimane.<\/p>\n<p>La quasi totalit\u00e0 dei rimasti era convinta che partire volesse dire salvarsi; rimanere morire. Che la salvezza dei tre avrebbe generato automaticamente la nostra, era un assurdo: noi, se la radio non fosse stata sentita, avremmo potuto essere ritrovati solo per caso, come dimostrarono i fatti che seguirono.<\/p>\n<p>A ogni modo, partiti i tre, cess\u00f2 l&#8217;agitazione provocata dalla loro iniziativa, e respirammo, nonostante che la nostra situazione fosse disperata. Disperata pi\u00f9 di prima, perch\u00e9 ci venivano a mancare due ufficiali validi, esperti nel fare il punto, e perch\u00e9 non era pi\u00f9 con noi lo svedese, unico membro della spedizione pratico dell&#8217;Artide.<\/p>\n<p>I quattro rimasti con i feriti erano restati di loro volont\u00e0, e sapevano cosa li aspettava: la morte a breve scadenza, con un filo assurdo di speranza: la radio.<\/p>\n<p>Cosa ci fosse veramente nell&#8217;animo dei miei compagni non lo sapevo, ma Nobile mostrava una serenit\u00e0 e una calma ammirevoli, il suo contegno era perfetto. Conservando, almeno in apparenza, una fiducia incrollabile nella radio, dispose che le chiamate fossero continuate regolarmente agli orari prefissati, e asseriva:<\/p>\n<p>&#8211; Prima o poi, qualcuno ci sentir\u00e0.<\/p>\n<p>Ci esortava a essere sereni, ad aver fiducia in Dio, a credere nell&#8217;efficacia della preghiera.<\/p>\n<p>&#8211; Milioni di persone stanno pregando per noi, e tante preghiere non possono restare senza effetto.<\/p>\n<p>Cecioni era ancora disperato, non poteva persuadersi di dover morire, piangeva; ma almeno non era pi\u00f9 terrorizzato dall&#8217;idea di venire abbandonato solo con Nobile.<\/p>\n<p>Viglieri era un bravo ragazzo: buono, educato, sarebbe stato impossibile non volergli bene. Gentile, calmo, sereno, era nei rapporti con noialtri sempre cortese, e assolveva al suo compito di fare il punto con sicurezza e perfetta padronanza del mestiere.<\/p>\n<p>Behounek era per me un enigma. Con la vista assai difettosa, pesante, inetto a qualsiasi lavoro fisico, in capace di fare dieci passi senza sfondare il ghiaccio, trascurato nel vestire come un vero scienziato, gi\u00e0 quasi a piedi nudi, cercava di compiere nel modo migliore le sue mansioni. Suo punto debole era la carne dell&#8217;orso: non gli piaceva, e quando cominci\u00f2 a frollare gli divenne intollerabile. Ma non si lamentava: si faceva forza e mandava gi\u00f9.<\/p>\n<p>Dimostrava una grande serenit\u00e0, una serenit\u00e0 tale da far dubitare che capisse la nostra situazione. Ma se non la capiva, come giustificare la decisione con la quale era intervenuto affinch\u00e9 uno degli ufficiali di marina restasse?<\/p>\n<p>Biagi valeva un tesoro. Sereno, quasi allegro, trasmetteva e stava in ascolto alla radio giorno e notte senza scoraggiarsi, senza stancarsi. E se nei primi giorni potemmo dubitare delle sue qualit\u00e0 tecniche, alla fine capimmo quanto grande fosse la sua capacit\u00e0 professionale.<\/p>\n<p>Premuroso e pronto, non si rifiutava a nessun servizio. Era quasi sempre lui che accudiva ai feriti, che vuotava la cassetta di legno e l&#8217;involucro di un grosso thermos che Nobile e Cecioni, non potendo muoversi, erano costretti a usare per le loro necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Di Titina, povera bestiola, non si poteva proprio dir male. Era affettuosa con tutti, non dava noia a nessuno, si accontentava degli scarti dell&#8217;orso.<\/p>\n<p>In quanto a me, io non sapevo cosa fare, non sapevo cosa pensare. Non ero pentito di essere rimasto, ma temevo di non reggere.<\/p>\n<p>Una distesa di ghiacci che non finiva mai, e su di essa un cielo plumbeo o un sole sfolgorante. E quella distesa che pareva immobile andava, andava e ci trascinava non sapevamo dove. E una luce continua, accecante, senza un filo d&#8217;ombra, senza il refrigerio di una notte vera.<\/p>\n<p>Ancora un&#8217;ottantina di giorni, e i viveri sarebbero finiti. E dove ci saremmo trovati? In una regione ancor pi\u00f9 desolata? In mare libero?<\/p>\n<p>Avremmo potuto forse uccidere un altro orso e aumentare le nostre riserve. ;Ma ne valeva la pena? A che cosa sarebbe servito? Sarebbe venuta la notte polare, con la notte il freddo, e il freddo ci avrebbe ammazzati come mosche.<\/p>\n<p>La morte avanzava lenta, inesorabile: pareva di vederla, pareva di toccarla. Pareva di essere gi\u00e0 in un altro mondo. Del nostro sentivamo e sapevamo tutto; ma il nostro mondo non ; ma il nostro mondo non ci sentiva e, forse, non ci ascoltava pi\u00f9.<\/p>\n<p>La morte non mi metteva paura. Pensavo che la morte per fame, in quel deserto, sarebbe stata una morte placida. Quella che era tremenda, era l&#8217;attesa. Che fare?<\/p>\n<p>I proponimenti pi\u00f9 disperati mi si affollavano alla mente, ma, uno a uno, li respingevo.<\/p>\n<p>Pensavo ai mie compagni perduti, pensavo alla mia famiglia, e provavo un grande struggimento.<\/p>\n<p>Ma, in fin dei conti, perch\u00e9 impressionarsi? Prima o dopo dovevo pur morire e vivere ottanta giorni o vivere ancora quarant&#8217;anni era la stessa cosa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, gradualmente, vinsi la lotta interna, cominci\u00f2 a entrare in me la rassegnazione, e mi rassegnai.<\/p>\n<p>Decisi di essere sereno, di essere tranquillo, di essere calmo. Di resistere fino all&#8217;ultimo, di aiutare i miei compagni fino all&#8217;ultimo. Di non ammainare la mia bandiera, di non macchiare la mia cravatta.<\/p>\n<p>Rinuncia a ogni desiderio, a ogni rimpianto, e una grande serenit\u00e0 entr\u00f2 nel mio animo. I giorni che seguirono furono i pi\u00f9 belli della mia vita<\/p>\n<p>Solo due cose mi turbavano perch\u00e9 minacciavano di togliermi dallo stato di rassegnazione cos\u00ec penosamente raggiunto: i &quot;gne gne&quot; dell&#8217;emittente che lanciava i suoi inutili appelli, e i pianti e i lamenti di Cecioni. La trasmittente l&#8217;avrei presa a calci, l&#8217;avrei distrutta. A Cecioni dicevo:<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 piangi? Perch\u00e9 ti dispiace morire? Credi di valere tanto? Pensi che con la tua morte la terra cesser\u00e0 di girare? Sta&#8217; tranquillo, che il mondo non finir\u00e0 per cos\u00ec poco.<\/p>\n<p>Ma lui non gustava quel mio modo di consolarlo.<\/p>\n<p>I miei compagni mi videro sempre con gli occhi asciutti, ma non \u00e8 vero che io non abbia pianto mai.<\/p>\n<p>Quando ero di guardia la notte e mi trovavo solo, pensavo a mia moglie e al mio bambino e piangevo. Piangevo di tenerezza.\u00bb<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 dire che Trojani possieda delle vere qualit\u00e0 di scrittore, per\u00f2 il suo stile asciutto e vigoroso ha un certo fascino, tipico dell&#8217;uomo d&#8217;azione che deve impugnare la penna per raccontare una grande esperienza vissuta ai confini della morte.<\/p>\n<p>Le pagine che abbiamo scelto sono notevoli per lo sforzo di verit\u00e0 psicologica che le pervade: \u00e8 come se l&#8217;Autore, giunto a guardare in faccia la fine, getti ogni ipocrisia dietro le spalle e scavi nell&#8217;animo suo e dei suoi compagni, per riconoscervi i sentimenti pi\u00f9 intimi: disperazione, angoscia, smarrimento, speranza, ostinato spirito di conservazione.<\/p>\n<p>Lucida e obiettiva \u00e8 l&#8217;analisi dei motivi che hanno portato all&#8217;incrinarsi, e, infine, al dissolversi dello spirito di solidariet\u00e0 all&#8217;interno del gruppo eterogeneo dei naufraghi, cos\u00ec come la capacit\u00e0 di leggerne le motivazioni pi\u00f9 profonde come in filigrana, attraverso le cose dichiarate ai compagni e, forse, sinceramente credute, ma non sempre altrettanto sentite.<\/p>\n<p>I tre che decidono di partire lo fanno sostanzialmente spinti dall&#8217;istinto di sopravvivere: Mariano e Zappi dicono di voler cercare soccorsi, ma desiderano salvare se stessi, convinti come sono che rimanere nella \u00abtenda rossa\u00bb equivalga a un suicidio. Malmgren appare come il pi\u00f9 idealista: lui, il pi\u00f9 esperto dell&#8217;Artide, finisce per convincersi che la loro marcia pu\u00f2 recare la salvezza anche agli altri; e, comunque, \u00e8 sempre stato persuaso che, senza di lui, gli altri non ce la farebbero. \u00c8 quindi il senso del dovere che lo sprona, pi\u00f9 che lo spirito di conservazione.<\/p>\n<p>Viglieri e Biagi sono due figure un po&#8217; sbiadite, anche se volonterose; hanno un momento di debolezza quando accarezzano l&#8217;idea di partire anch&#8217;essi, ma poi ci ripensano e restano coi compagni ferirti. Biagi, specialmente, appare come il compagno ideale con cui condividere una situazione cos\u00ec altamente drammatica, quasi disperata.<\/p>\n<p>I due feriti sopportano la sventura in modo molto diverso. Cecioni, grosso e pesante, \u00e8 una figura patetica: il terrore di essere abbandonato lo domina e lo rende lamentoso; poi, anche dopo la partenza del terzetto, non fa che piagnucolare sulla propria sorte. Le rudi parole con cui Trojani lo affronta, forse per scuoterlo mediante l&#8217;ironia, ricordano quelle di Achille al supplicante Licaone: \u00abPerch\u00e9 ci tieni tanto a vivere? Altri, migliori di te, sono morti: tutti dobbiamo morire; ti credi forse pi\u00f9 degno di vivere?\u00bb.<\/p>\n<p>Nobile, invece, appare sereno e dignitoso, grande anche nella sciagura; si vede che l&#8217;Autore ha un&#8217;autentica venerazione per lui. La sua decisione di lasciare tutti liberi di decidere se partire o se rimanere appare stoica e generosa al tempo stesso. Ci si pu\u00f2 domandare, peraltro, se tale democraticismo sia quello che ci si aspetterebbe da un capo nel momento del pericolo e delle supreme decisioni. Non avrebbe egli forse il compito di imporre la propria volont\u00e0, una volta che abbia valutato la giusta condotta da tenere per la salvezza di tutti? Nobile, tuttavia, \u00e8 ferito e non pu\u00f2 camminare; forse quella sua condizione lo fa sentire a disagio nel ruolo di capo: torse teme che, se impedisse agli altri di partire, essi potrebbero giudicare la sua decisione come dettata da motivi egoistici, dal timore di restare solo con il povero Cecioni, ad attendere &#8211; inerme &#8211; la morte sul ghiaccio.<\/p>\n<p>\u00c8 solo un&#8217;ipotesi. Ma il carattere amletico di Nobile sar\u00e0 confermato, di l\u00ec a non molto, dal suo contegno davanti al pilota svedese Lundborg: in quella circostanza, e sia pure con le migliori intenzioni e con l&#8217;approvazione dei compagni, egli, probabilmente, prender\u00e0 la decisione sbagliata: quella di partire da solo. Certo, con la speranza di tornare entro poco tempo per salvare tutti gli altri: ma un comandante non deve sperare, deve tenersi alla realt\u00e0. E la realt\u00e0 \u00e8 che, nelle situazioni di pericolo, un comandante non dovrebbe mai accettare di mettersi in salvo per primo, e sia pure sotto la pressione di circostanze esterne.<\/p>\n<p>Le polemiche conseguenti a quella sua decisione gli avrebbero amareggiato il resto della vita e avrebbero condizionati anche la sua carriera professionale, nonch\u00e9 la sua vicenda umana. Anche se Nobile, in tutte le sue memorie, ha sempre ribadito di aver fatto la cosa giusta e allontanato con sdegno anche solo il sospetto che la sua decisione possa essere scaturita da motivazioni men che nobili e totalmente disinteressate, la ferita per quei sospetti, che lo accompagnarono sempre da allora in poi, non si \u00e8 pi\u00f9 rimarginata. La commissione governativa istituita all&#8217;uopo, del resto, gli diede torto; e chi pu\u00f2 sapere se quella sentenza, da lui vissuta come una grave ingiustizia e come una macchia immeritata sul suo onore di militare, non abbia contribuito a spingerlo, nel dopoguerra, verso posizioni politiche apertamente comuniste?<\/p>\n<p>Behounek, lo scienziato cecoslovacco, \u00e8 forse quello il cui profilo appare pi\u00f9 lineare, nelle pagine di Trojani: grasso, inadatto alle marce e al lavoro fisico, sopporta con ammirevole serenit\u00e0 la difficile situazione e si comporta con perfetto cameratismo, senza mai lamentarsi e senza mai disperare. Egli stesso ha scritto, in seguito, le proprie memorie; ci riserviamo di riparlarne in un&#8217;altra occasione, per confrontare i due punti di vista.<\/p>\n<p>Infine, l&#8217;Autore stesso. Egli ci apre il suo cuore con estrema franchezza, ci confessa le sue debolezze e le sue lotte interiori, e ci appare come il pi\u00f9 coerente e solidale del gruppo: avrebbe potuto unirsi a Mariano, Zappi e Malmgran, perch\u00e9 in buone condizioni fisiche e sperimentato ufficiale in guerra, ma vi rinuncia senza un solo pentimento. Ammira il generale Nobile e vuole restargli vicino; inoltre, giudica indegno abbandonare i compagni feriti. Quanto alle possibilit\u00e0 di salvezza, dice di non essersi mai fatto illusioni, e di aver ribadito a Zappi che andare o restare era la stessa cosa, poich\u00e9, tanto, sarebbero morti comunque.<\/p>\n<p>Poi, per\u00f2, ci racconta di aver scritto alla famiglia e di aver consegnato la lettera a Zappi, che, sembrandogli il pi\u00f9 duro, gli dava l&#8217;idea di potercela fare. Non \u00e8 questa una contraddizione? Affidare una lettera e una cospicua somma di denaro allo stesso uomo che ritiene destinato alla morte, e sul quale insinua il sospetto di una motivazione egoistica, sia pure ammantata di buone intenzioni e di belle parole. Ecco, questo \u00e8 un punto che non convince, e che &#8211; bisogna proprio dirlo? &#8211; spiace un poco al lettore, perch\u00e9 getta un&#8217;ombra sul conclamato sforzo di obiettivit\u00e0 da parte del Narratore.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, il fascino di quella vicenda, dal punto di vista psicologico e morale, sta proprio in questa ambiguit\u00e0 di fondo, in questa impossibilit\u00e0 di separare nettamente, con un tratto di penna, le motivazioni altruistiche da quelle egoistiche. Ne abbiamo gi\u00e0 discusso nella recensione del film di Michail K. Kalatozov, per cui non insisteremo oltre su questo aspetto.<\/p>\n<p>Pirandello e altri scrittori, tra i quali il giapponese Akutagawa (dalla cui opera \u00e8 tratto il celebre \u00abRashomon\u00bb di Akira Kurosawa) ci mettono in guardia circa il problema della molteplicit\u00e0 dei punti di vista e della indecidibilit\u00e0 della verit\u00e0, anzi, dell&#8217;assunzione di un qualsiasi criterio di verit\u00e0, specialmente quando le nostre uniche fonti sono dirette parti in causa in una determinata vicenda, e non osservatori esterni e spassionati.<\/p>\n<p>Difficile dire, pertanto, fino a che punto la pretesa di Trojani di porsi come narratore obiettivo e attendibile possa venire accolta, anche se la sua buona fede \u00e8 fuori discussione. Del resto, questo \u00e8 un problema inestricabilmente connesso a qualsiasi tipo di memorialistica, e specialmente alla memorialistica storica. Chi potrebbe prendere interamente per buona la versione della guerra gallica fornitaci da Giulio Cesare, e chi potrebbe usare il Memoriale di Sant&#8217;Elena quale unica fonte per la vicenda napoleonica?<\/p>\n<p>Sia come sia, il funereo pessimismo di Trojani risulter\u00e0 eccessivo, dopo tutto; perch\u00e9 tanto gli uomini rimasti sotto la \u00abtenda rossa\u00bb, quanto Zappi e Mariano (ma non il povero Malmgren, che sarebbe morto di fatica e di stenti) verranno salvarti, alla fine, e sia pure attraverso lunghe, complesse e, in parte almeno, penose vicende, accompagnate anche da furiose e impietose polemiche sia in Italia, sia all&#8217;estero; e senza dimenticare che le operazioni di soccorso sarebbero costate la vita ad uno dei pi\u00f9 grandi esploratori polari di tutti i tempi: Roald Amundsen, una leggenda vivente, colui che aveva conquistato per primo il Polo Sud.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nome di Felice Trojani non dir\u00e0 forse molto al grande pubblico odierno, che dimentica in fretta; ma esso \u00e8 indissolubilmente legato a una delle pagine<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-25134","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25134","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25134"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25134\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25134"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25134"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25134"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}