{"id":25133,"date":"2015-08-10T07:17:00","date_gmt":"2015-08-10T07:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/10\/allorigine-del-cattolicesimo-di-sinistra-la-filosofia-dossettiana-di-felice-balbo\/"},"modified":"2015-08-10T07:17:00","modified_gmt":"2015-08-10T07:17:00","slug":"allorigine-del-cattolicesimo-di-sinistra-la-filosofia-dossettiana-di-felice-balbo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/10\/allorigine-del-cattolicesimo-di-sinistra-la-filosofia-dossettiana-di-felice-balbo\/","title":{"rendered":"All\u2019origine del cattolicesimo di sinistra la filosofia \u201cdossettiana\u201d di Felice Balbo"},"content":{"rendered":"<p>A coloro i quali, nel 1968, rimasero stupiti e un po&#8217; sconvolti dall&#8217;estremismo rivoluzionario dei giovani studenti e operai, i quali &quot;volevano tutto e lo volevano subito&quot;, bisognerebbe rinfrescare un po&#8217; la memoria, o, se ancora non l&#8217;avevano &#8212; per ragioni anagrafiche &#8212; le necessarie conoscenze storiche: perch\u00e9 quella esplosione non scatur\u00ec dal nulla, almeno in Italia: essa era stata preparata, fra l&#8217;altro, da un ventennio di predicazione rivoluzionaria da parte dei &quot;professorini&quot;, un gruppo di intellettuali cristiani militanti, formatisi attorno all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano, fondata da padre Agostino Gemelli.<\/p>\n<p>Circa vent&#8217;anni prima che scoppiasse il &#8217;68, con la sua carica eversiva e con i suoi miti egualitari, democratici e vagamente dadaisti e surrealisti, profondamente impregnati di marxismo nelle sue varie ed eterogenee versioni novecentesche (dal leninismo, al trotzkismo, allo stalinismo, al maoismo), altri giovani italiani &#8212; giovani molto perbene, che andavano a Messa tutte le mattine e che vestivano in maniera dimessa, pur provenendo, sovente, da ottime famiglie, dalle notevoli possibilit\u00e0 economiche &#8211; si ritrovavano, tenevano convegni, fondavano e collaboravano a battagliere riviste, partecipavano al dibattito sociale e sindacale, avevano voce in capitolo presso il partito di governo e si consideravamo figli della generazione del &#8217;45, piena di sogni di rinnovamento e di rinascita sociale, politica, culturale e umana. Erano dei giovani che parlavano assai disinvoltamente di &quot;rivoluzione&quot; imminente e di trasformazione sociale e antropologica, cos\u00ec come nemmeno i beceri totalitarismi del XX secolo avevamo osato fare: ebbene, non erano giovani di tradizione socialista o comunista, ma rampolli della migliore borghesia cattolica, che criticavano aspramente De Gasperi per il suo &quot;centralismo&quot; e che spesso militavano nel Partito comunista, o ne erano simpatizzanti e fiancheggiatori, essendo convinti che solo da l\u00ec, da Marx e da Stalin, sarebbe stato possibile attingere le forze fresche per il necessario, radicale rinnovamento della stanca e decrepita societ\u00e0 italiana, e dell&#8217;ormai moribondo capitalismo europeo e americano.<\/p>\n<p>In altre parole: non dal pensiero di Marx o di Bakunin, non da quello di Gramsci o di Togliatti, veniva quella generazione di giovani intellettuali di estrema sinistra, per i quali la Democrazia cristiana di De Gasperi era un misero compromesso con l&#8217;esistente, e che vivevano nell&#8217;attesa gioachimita di un avvento del mondo nuovo, totalmente rinnovato nelle forme sociali, economiche, politiche, secondo una ispirazione autenticamente cristiana, e perci\u00f2, anche autenticamente umana: ma dal Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, che essi leggevano con lo spirito rivoluzionario, impaziente e intransigente, che ha sempre caratterizzato coloro i quali si attendono la palingenesi universale in questo mondo, qui e adesso, e non certo in qualche imprecisato regno dell&#8217;Aldil\u00e0. Il germe del radicalismo di sinistra, dell&#8217;intransigentismo rivoluzionario e barricadiero, non proviene solo, e non proviene in prima istanza, dalla tradizione marxista italiana, non proviene da Turati, o da Labriola, o da Bordiga, ma da alcuni &quot;professorini&quot; cattolici, che avevano sul comodino non il \u00abCapitale\u00bb, ma la Bibbia, e perfino da alcuni preti: giovani come Dossetti e Lazzati, come Rodano e Ossicini, come La Pira e Fanfani. Alcuni di essi sarebbero poi confluiti nel Partito comunista, altri ne sarebbero usciti; tutti, comunque, avrebbero criticato l&#8217;immobilismo e il conservatorismo di De Gasperi e avrebbero auspicato un profondo, radicale rinnovamento dell&#8217;intera societ\u00e0 italiana, sulla base di un egualitarismo che aveva poco da invidiare a quello marxista. Oggi sono arrivati a occupare le posizioni chiave sia nello Stato italiano, sia nella Chiesa cattolica: \u00e8 il loro grande momento.<\/p>\n<p>Politicamente, i giovani &quot;rivoluzionari&quot; di formazione e di orientamento cattolico sono seguaci, fra il 1945 e il 1951, di Giuseppe Dossetti; filosoficamente, si rifanno ad un filosofo torinese oggi poco noto al grande pubblico, ma che ebbe, negli anni Cinquanta e Sessanta, una considerevole influenza non solo sul gruppo, in fondo relativamente ristretto, che a quell&#8217;area faceva riferimento, ma anche presso un settore molto pi\u00f9 vasto della galassia cattolica, un settore che non guardava tanto alla Democrazia Cristiana, ma al Partito Comunista, quale strumento per realizzare l&#8217;auspicata trasformazione della societ\u00e0 italiana in un senso autenticamente &quot;progressista&quot; e &quot;democratico&quot;, s\u00ec da abolire secolari ingiustizie e inammissibili, inveterati privilegi che impedivano, a suo giudizio, l&#8217;instaurazione dei valori genuinamente evangelici nella Citt\u00e0 terrena.<\/p>\n<p>Quel filosofo era Felice Balbo, nato a Torino il 1\u00b0 gennaio 1914 e morto a Roma il 3 febbraio 1964, laureato in Giurisprudenza, ufficiale degli Alpini nella Seconda Guerra mondiale e poi membro attivo della guerra civile del 1943-1945, <em>pardon<\/em>, volevamo dire della Resistenza. Balbo \u00e8 stato un importante punto di riferimento per una intera generazione di cattolici di sinistra: egli stesso ammiratore del comunismo e del Partito Comunista, \u00e8 stato uno dei maggiori teorici dell&#8217;incontro fra le due ideologie, la cattolica e la marxista; e, pur rifiutando gli esiti materialisti della seconda, sul terreno della &quot;praxis&quot; trovava perfettamente naturale che un fervente cristiano, impregnato di ideali umanitari e assetato di giustizia sociale, cercasse a sinistra, fra Stalin e Togliatti, gli elementi per la ricostruzione di un mondo nuovo, pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 umano, dopo le terribili tempeste del &#8216;900 e dopo il cataclisma della Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Che vi sia una incompatibilit\u00e0 essenziale fra cristianesimo e marxismo, sul piano teorico; e che, sul piano pratico, il marxismo avesse gi\u00e0 fatto milioni di morti tra le file dei cristiani, non solo in Unione Sovietica, ma in tutti quei Paesi in cui il comunismo aveva preso il potere, e sia pure, come in Spagna, per un periodo di tempo assai limitato: tutto questo, evidentemente, non turbava i sonni del filosofo piemontese e non scalfiva n\u00e9 punto, n\u00e9 poco, le sue rocciosa certezze circa la giustezza della propria concezione e la sua beata ingenuit\u00e0 di credere possibile e auspicabile una sorta di convergenza fra cultura cattolica e cultura marxista, per la creazione di una societ\u00e0 italiana rinnovata, pi\u00f9 felice e pi\u00f9 consona agli insegnamenti del Vangelo. Ci\u00f2 la dice lunga sulla lungimiranza di Balbo: il tempo \u00e8 galantuomo e mostra di che moneta fossero tutte le filosofie che non seppero scorgere neppure questo fattore discriminante.<\/p>\n<p>Venendo allo specifico della sua concezione filosofica, cediamo la parola a Gianni Baget Bozzo, nella sua pregevole monografia \u00abIl partito cristiano al potere. La DC di De Gasperi e di Dossetti, 1945-1954\u00bb, Firenze, Vallecchi, 1975, pp. 364-368):<\/p>\n<p>\u00abBalbo accettava il giudizio della cultura cattolica tradizionale, secondo cui la filosofia aristotelico-tomista era la <em>philosophia perennis<\/em>: cio\u00e8 l&#8217;autentico universale modo di filosofare aveva avuto una realizzazione efficace nell&#8217;artistotelico-tomismo. Visto soprattutto attraverso la mediazione di Etienne Gilson, il tomismo appariva come filosofia dell&#8217;essere, opposta sia ad un &quot;essenzialismo&quot; che ad un &quot;esistenzialismo&quot;. L&#8217;essere era immanente e trascendente ad un tempo di tutte le sue realizzazioni: era il principio di una continua attualit\u00e0 e quindi il fondamento del divenire. Esisteva il divenire perch\u00e9 l&#8217;essere era trascendente ed immanente ad ogni ente. La dimensione della molteplicit\u00e0 era data dall&#8217;aspetto emiprico-sensibile dell&#8217;ente (da Balbo definito sempre come ente partecipato rispetto all&#8217;essere). Tale dimensione materiale fondava la variabilit\u00e0 dell&#8217;ente e quindi la necessit\u00e0 di una sempre sua diversa configurazione rispetto all&#8217;essere: da ci\u00f2 la diversit\u00e0 dei linguaggi, delle funzioni, delle determinazioni, che esprimevano direttamente la variabilit\u00e0 dell&#8217;ente dovuta ala sua dimensione materiale, ma non ponevano in discussione l&#8217;identit\u00e0 degli enti con l&#8217;essere. La filosofia era possibile come <em>logos<\/em> dell&#8217;essere, come espressione dell&#8217;ordine dell&#8217;essere: ma la filosofia doveva per questo non rimanere astratta rispetto agli enti storici, ma entrare profondamente nel mondo del mutevole ed esprimere l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;essere nelle variazioni degli enti.<\/p>\n<p>La filosofia aristotelico-tomista, che pur aveva riconosciuto la formalit\u00e0 dell&#8217;essere e la sua trascendenza rispetto agli enti, non si era poi spinta tanto innanzi quanto era necessario per riconoscere la legge dell&#8217;essere negli enti: ne era risultata una filosofia astratta, che non dava un&#8217;immagine dell&#8217;immanenza dell&#8217;essere negli enti, ma faceva dell&#8217;essere qualcosa come una zona separata e particolare delle realt\u00e0: insomma finiva per mistificare nella sua formulazione la vera realt\u00e0 dell&#8217;essere. Ci\u00f2 aveva condotto il pensiero moderno alla negazione della metafisica e alla riduzione della realt\u00e0 alla propria dimensione fenomenica. Questo era dovuto anche alla scoperta di una dimensione di razionalit\u00e0 inerente al fenomeno come tale, senza riferimento alle sue cause ontiche: la dimensione della scienza nel moderno senso della parola. La dimensione scientifica si era espressa nel marxismo: Marx aveva scopeto la &quot;ragion ateologica&quot;, cio\u00e8 la ragione che considera la realt\u00e0 immanente senza condurla alle sue cause supreme. Per Balbo ci\u00f2 non comportava un&#8217;antropologia atea: su questo punto egli polemizz\u00f2, in modo particolare, con Augusto Del Noce. Il marxismo non era altro che la ragion scientifica applicata alla ragione storico-sociale: considerarlo come anti-filosofia e come anti-religione significava per Balbo equivocare sulla sua realt\u00e0 autentica. In questo equivoco era caduto lo stesso marxismo storico: e qui stava la ragione ultima delle dimissioni di Balbo dal Pci, avvenute nel marzo &#8217;52 insieme ad altri esponenti dell&#8217;ex Sinistra cristiana.<\/p>\n<p>Per Balbo esistevano due aspetti causali della crisi storica. La filosofia perenne si era separata dall&#8217;immanenza storica; la sua formulazione era divenuta inadeguata e, per questa ragione, falsificante, incapace cio\u00e8 di condurre alla comprensione della stessa intenzionalit\u00e0 originaria del sistema. Ma, d&#8217;altro canto, il marxismo aveva equivocato sul suo stesso significato e si era auto interpretato come antropologia tea, invece che come riconoscimento della razionalit\u00e0 fenomenica, come &quot;scienza della societ\u00e0&quot;. Questi due gravi equivoci avevano condotto ad una radicale crisi della cultura e, quindi, della civilt\u00e0. Nessun progresso era possibile a partire dalla condizione culturale in atto, che era il frutto dell&#8217;isterilimento della filosofia perenne e del fraintendimento del marxismo,. Era per\u00f2 aperto e possibile un compito storico e creativo: quello di riformulare la filosofia dell&#8217;essere in modo che essa potesse diventare realmente ragion storica e comprendere il segno dell&#8217;essere nella pluralit\u00e0 del divenire, riconoscendo cos\u00ec, al tempo stesso, la possibilit\u00e0 di una considerazione razionale della dimensione materiale e fenomenica degli enti, quella propria della ragion scientifica che il marxismo aveva per primo formulato sul piano della conoscenza storica.<\/p>\n<p>Il pensiero di Felice balbo risolveva il tipo di problema che i giovani dossettiani alla guida del movimento giovanile avevamo di fronte. Balbo, infatti, affermava l&#8217;esistenza di una crisi radicale del pensiero politico e affermava in modo particolare, con il prestigio della sua esperienza politica, che la crisi coinvolgeva anche il marxismo. Inoltre indicava, come chiave della soluzione, la filosofia aristotelico-tomista, che era allora, non solo in diritto ma anche in fatto, la filosofia pubblica della Chiesa e, quindi, la filosofia del partito dell&#8217;unit\u00e0 dei cattolici: ci\u00f2 giustificava, dunque, l&#8217;esistenza, sia pure a titolo provvisorio, della Democrazia cristiana. Per di pi\u00f9, egli offriva la spiegazione per cui un&#8217;azione politicamente rinnovatrice non fosse possibile: mancava la filosofia capace di fondarla e, quindi, la cultura capace di sostenerla. Questo era proprio quanto Dossetti aveva affermato sciogliendo la corrente. La filosofia di Balbo forniva una legittimazione teorica ad un&#8217;azione politica &quot;anticatastrofica&quot;, come egli diceva: cio\u00e8 di un&#8217;impresa che, senza risolvere alcuno dei problemi sociali aperti, consentisse di evitare le virtualit\u00e0 distruttive implicate nella situazione di crisi L&#8217;urto tra Oriente e Occidente, sia sul piano interno che su quello internazionale, era pi\u00f9 che una probabilit\u00e0, era la tendenza oggettiva del momento. Il compito di un&#8217;azione politica costruttiva stava, poste queste condizioni, nel garantire la convivenza delle parti contrapposte e non mediate, evitando che la logica della loro assoluta contrariet\u00e0 prevalesse sulla possibilit\u00e0 della loro coesistenza. Balbo stesso riconosceva nella politica di De Gasperi tale virtualit\u00e0 &quot;anticatastrofica&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Quando si dice la beata ingenuit\u00e0 di certe filosofie piene di candore e di buone intenzioni.<\/p>\n<p>Balbo riteneva di poter rinnovare la filosofia e la cultura italiana, e, attraverso di esse, la vita politica e sociale della nazione, rivitalizzando l&#8217;aristotelismo tomista, mediante una robusta iniezione di &quot;realismo&quot;, s\u00ec da evidenziare l&#8217;immanenza dell&#8217;essere negli enti; e si proponeva di attuare ci\u00f2 per mezzo del marxismo, riconosciuto, anzi promosso, al rango di sola filosofia veramente scientifica della storia, con il piccolo, insignificante dettaglio di negare l&#8217;ateismo della sua antropologia e di ristabilirne la vera natura, rimasta sconosciuta agli stessi marxisti. Insomma: Balbo aveva compreso il tomismo meglio di San Tommaso, e il marxismo meglio di Marx; aveva visto che il secondo non negava affatto il primo, n\u00e9 le sue radici metafisiche; e che la via maestra per ristabilire una visione spirituale e religiosa della vita, che tenesse conto dei bisogni del pensiero moderno e della sete di giustizia delle classi e dei popoli meno fortunati, era quella di fondere le due tradizioni, restituendole alla loro autentica missione, rimasta sconosciuta sia ai tomisti, che avevano peccato per un eccesso di metafisica, sia ai marxisti, che avevano frainteso la reale natura della loro stessa filosofia.<\/p>\n<p>Che cosa dire, come commentare questo guazzabuglio di velleit\u00e0 incredibilmente ingenue e di ambizioni intellettuali tanto smodate, quanto irrealistiche e inconsistenti, quando non decisamente sbagliate in se stesse, ossia scaturenti da gravissimi errori interpretativi, sia dell&#8217;aristotelismo e del tomismo, sia del marxismo? Che cosa dire di questi ambiziosi &quot;professorini&quot;, di questi giovani seguaci di Dossetti, i quali volevano cambiare il mondo e che accusavano De Gasperi di gestione personalistica del partito dei cattolici e di impostazione conservatrice (in quanto liberale) dei suoi obiettivi sociali e delle sue finalit\u00e0 economiche?<\/p>\n<p>Il minimo che si possa dire \u00e8 che erano fuori della realt\u00e0, per un eccesso di dottrina astratta e di presunzione speculativa; e quanto fossero miopi, incredibilmente miopi e angusti, i loro progetti, o meglio, i loro sogni ad occhi aperti, lo si pu\u00f2 ben giudicare adesso, a distanza di oltre sei decenni, ma gi\u00e0 allora era chiaro, per chi fosse capace di vedere le cose con un poco di obiettivit\u00e0 e di distacco: n\u00e9 si potr\u00e0 mai deprecare abbastanza la loro incredibile infatuazione per il comunismo, specificamente nella sua versione marxista, che si illudevano di poter &quot;correggere&quot; e di poter &quot;chiarire&quot; agli stessi marxisti, coniugando tranquillamente il Vangelo e \u00abIl Capitale\u00bb: e questo dopo gli orrori della guerra di Spagna, le &quot;purghe&quot; staliniane, la persecuzione sistematica della borghesia e dei cristiani in tutti i Paesi caduti nell&#8217;orbita sovietica.<\/p>\n<p>Tornando a Felice Balbo, ci sembra di poter dire che esistano due tipi di filosofi: i pensatori autentici, che battono vie nuove, o, perlomeno, che battono vie note in maniera nuova; e coloro i quali si pongono l&#8217;obiettivo di &quot;rivisitare&quot;, &quot;chiarire&quot; (o pasticciare), &quot;attualizzare&quot; (a costo di stravolgerlo) il pensiero di altri: e Balbo apparteneva, senza dubbio, alla seconda categoria. Non vi \u00e8 nulla di male, in questo: non tutti possiedono lo spessore e il vigore dell&#8217;autentico pensatore. Il male consiste quando si pensa di aver capito una filosofia meglio di coloro che l&#8217;hanno elaborata, e ci si pone lo scopo di &quot;restaurarla&quot;. \u00c8 stato Marx a dare il (cattivo) esempio, quando ha affermato di volere, semplicemente, rimettere sui piedi la filosofia di Hegel, che se ne andava con la testa in gi\u00f9: non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi che tanti suoi seguaci abbiamo ricalcato le orme del maestro, applicando lo stesso &quot;metodo&quot;, se cos\u00ec vogliamo chiamarlo, ad altre linee di pensiero, e perfino a quella pi\u00f9 robustamente stabilita, da secoli e secoli, sulle solide basi della propria tradizione: quella aristotelico-tomista. Dire che una simile operazione pecca di presunzione \u00e8 ancora troppo poco: sarebbe pi\u00f9 giusto dire che rappresenta un esempio da manuale di ci\u00f2 che, in filosofia, \u00e8 non solo opinabile e sconsigliabile, ma decisamente scorretto e irragionevole.<\/p>\n<p>Quanto, poi, al fatto di regalare al marxismo la qualifica di sola ed unica filosofia capace di leggere correttamente la realt\u00e0 storica e sociale, purch\u00e9 si sottoponga la sua antropologia ad un bagno forzato di teologia, e ci\u00f2 proprio partendo da una prospettiva cristiana, e avendo l&#8217;obiettivo di instaurare una societ\u00e0 pienamente cristiana: ebbene, tutto questo ci sembra che si qualifichi da s\u00e9: si tratta di una operazione speculativa semplicemente imbarazzante, anzi, addirittura disarmante, per il suo velleitarismo e la penosa inconsistenza delle sue basi teoriche e pratiche. Ma tant&#8217;\u00e8: anche di simili equivoci e di simili contraddizione vive la cultura italiana, sempre cos\u00ec protesa ad inseguire l&#8217;ultima versione del politicamente corretto, che, talvolta, le capita di salire sull&#8217;autobus sbagliato, per un eccesso di zelo e d&#8217;impazienza messianica. A volte, gli alfieri e i profeti della societ\u00e0 futura, naturalmente pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 umana, si affrettano con tale empito verso le magnifiche sorti e progressive, da bruciare le tappe e arrivare alla meta&#8230; dopo che la loro utopia si \u00e8 gi\u00e0 realizzata, ma in maniera ben diversa da come l&#8217;avevano sognata. Senza, per\u00f2, vederla e senza riconoscerla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A coloro i quali, nel 1968, rimasero stupiti e un po&#8217; sconvolti dall&#8217;estremismo rivoluzionario dei giovani studenti e operai, i quali &quot;volevano tutto e lo volevano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[111,116,185],"class_list":["post-25133","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-comunismo","tag-democrazia-cristiana","tag-karl-marx"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25133","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25133"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25133\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25133"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25133"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25133"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}