{"id":25131,"date":"2015-07-28T04:30:00","date_gmt":"2015-07-28T04:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/remigio-ne-il-podere-di-f-tozzi-si-offre-come-agnello-per-linutile-immolazione\/"},"modified":"2015-07-28T04:30:00","modified_gmt":"2015-07-28T04:30:00","slug":"remigio-ne-il-podere-di-f-tozzi-si-offre-come-agnello-per-linutile-immolazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/remigio-ne-il-podere-di-f-tozzi-si-offre-come-agnello-per-linutile-immolazione\/","title":{"rendered":"Remigio, ne \u00abIl podere\u00bb di F. Tozzi, si offre come agnello per (l\u2019inutile) immolazione"},"content":{"rendered":"<p>Vi sono delle vittime predestinate e vi sono dei carnefici volonterosi, ma anonimi, che non aspettano altro, se non d&#8217;incrociare le loro strade con quelle di chi \u00e8 pronta ad offrirsi e immolarsi in qualit\u00e0 di vittima espiatoria.<\/p>\n<p>In effetti, vi sono almeno due tipi di vittima: quella volontaria e quella involontaria; al primo soltanto spetta realmente l&#8217;appellativo di &quot;vittima&quot;, perch\u00e9, nel secondo caso, si tratta, nella maggior parte dei casi, di vittime accidentali, che hanno semplicemente avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.<\/p>\n<p>Ma parliamo del primo tipo di vittime, quelle volontarie. Ci si pu\u00f2 offrire in qualit\u00e0 di vittime per diversi motivi; ma, anche in questo caso, le tipologie fondamentali possono ridursi a due: quella di chi sa perch\u00e9 intende offrirsi in sacrificio, e quella di chi, pur non sapendolo, arde e brama, pi\u00f9 o meno inconsciamente, di auto-distruggersi, offrendo se stesso alla ferocia e alla brutalit\u00e0 degli altri esseri umani.<\/p>\n<p>Per spiegarci con maggiore chiarezza, faremo degli esempi storici. Una tipica figura di vittima non solo volontaria, ma anche perfettamente lucida e consapevole, \u00e8 stato san Massimiliano Kolbe, il frate francescano polacco che, nel 1941, offr\u00ec spontaneamente la propria vita, nel campo di sterminio di Auschwitz, in riscatto della vita di un&#8217;altra vittima designata, un padre di famiglia che i nazisti avevano destinato a morire nel bunker della fame. Viceversa, delle vittime quasi certamente volontarie, ma forse inconsapevoli, possono essere considerati i 76 seguaci della setta davidiana che a Waco, nel Texas, morirono tra le fiamme al termine di un drammatico assedio, durato cinquanta giorni, da parte della polizia, nel 1993; fra loro c&#8217;erano pi\u00f9 di venti bambini e due donne in stato interessante.<\/p>\n<p>La letteratura, e specialmente la letteratura moderna (poi vedremo perch\u00e9 proprio questa) sembra essere particolarmente ricca di esempi di vittime inconsapevoli: di persone, cio\u00e8, predisposte alla sconfitta e al sacrifico di s\u00e9, ma non in vista di una buona causa, o, quanto meno, di una causa purchessia, ma semplicemente perch\u00e9 sono torturate da sentimenti di colpa, senso d&#8217;inadeguatezza, rimorsi, complessi, nevrosi, bisogno patologico di essere perdonate, o compatite, o magari ammirate dagli altri. Basti pensare ad Alfonso Nitti, il protagonista del romanzo \u00abUna vita\u00bb di Italo Svevo (pubblicato nel 1892), oppure a Remigio, il protagonista de \u00abIl podere\u00bb di Federigo Tozzi (apparso nel 1921).<\/p>\n<p>In verit\u00e0, Alfonso Nitti si sucida, e sia pure alla vigilia di un duello nel quale, sicuramente, resterebbe ucciso, mentre Remigio perisce sotto i colpi di scure di un contadino rancoroso e vendicativo; per\u00f2 le loro morti sono assai pi\u00f9 simili di quel che possa sembrare: entrambi, infatti, si sentono fuori posto nel mondo; entrambi soffrono atrocemente per la loro &quot;inettitudine&quot;, vista come una malattia sociale (dagli altri e da loro stessi); entrambi si sentono come delle pecore destinate al macello e, in fondo, sono stanchi di vivere in un mondo che non li capisce e non li vuole, ma, nello stesso tempo, pensano, o piuttosto sentono, che la loro morte potrebbe anche trasformarsi in una forma di sacrificio, capace di dare ad essa un significato pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p>Certo, l&#8217;ateo Alfonso e il cattolico Remigio (che rispecchiano le concezioni generali dei loro rispettivi autori) non hanno il medesimo punto di vista sulla vita e sulla morte; e tuttavia, a dispetto delle differenze che li separano, essi sono simili: sia l&#8217;uno che l&#8217;altro soffrono di un complesso di inadeguatezza che li fa sentire di peso rispetto alla societ\u00e0 in cui vivono, e che sembra dominare i loro pensieri e le loro azioni, spingendoli, giorno dopo giorno, gi\u00f9 per la china di una lenta, progressiva, inarrestabile auto-distruzione. \u00c8 come se per loro la morte, infine, giungesse come una sorta di liberazione, e, nello stesso tempo, come l&#8217;esito naturale e &quot;necessario&quot; del tipo di scelte esistenziali che hanno compiuto nel corso delle loro brevi esistenze.<\/p>\n<p>Scrive Attilio Cannella (in: Federigo Tozzi, \u00abCon gli occhi chiusi e altro\u00bb, a cura di A. Cannella, Milano, Principato, 1989, pp. 227-228):<\/p>\n<p>\u00abNella sua essenza pi\u00f9 profonda, &quot;Il podere&quot; \u00e8 la storia di un inarrestabile processo di colpevolizzazione, destinato a concludersi con il rituale olocausto della vittima designata. Fatto segno, dapprima, alla curiosit\u00e0 diffidente della comunit\u00e0 contadina, Remigio \u00e8 man mano sottoposto a un vero e proprio processo collettivo e subisce umilianti interrogatori sulla sua situazione economica, trasformandosi in accusato. Parallelamente, il protagonista introietta dentro di s\u00e9 un angoscioso senso di colpa, che gli impedisce di difendersi nel momento decisivo del&#8217;udienza in tribunale: in tale circostanza, Remigio si presenta al giudice non come parte in causa, ma come reo confesso, destinato a subire una condanna che assume l&#8217;aspetto di un linciaggio e di una faida. La scena dell&#8217;udienza, definita da Sandro Maxia &quot;fra le cose migliori della nostra narrativa moderna&quot;, , ha il suo archetipo nel &quot;medievale rito giuridico attraverso il quale il reo di sacrilegio, eresia o stregoneria, esposto alla gogna, torturato e portato davanti ai giudici, viene riconosciuto e si riconosce colpevole (S. Maxia, &quot;Uomini e bestie nella narrativa di Federigo Tozzi&quot;, Padova, Liviana, 1972, p. 110).<\/p>\n<p>Desideroso di sottrarsi alla congiura ostile che gli si stringe intorno e consapevole dell&#8217;inutilit\u00e0 di una lotta il cui esito \u00e8 stato gi\u00e0 deciso in partenza, Remigio anela a un &#8216;altrove&#8217; idillico, a un rifugio nella natura-madre (&quot;&#8230; avrebbe voluto essere in fondo alla Casuccia, a guardare la Tressa; che scorreva placida senza gorgogli, dove c&#8217;era l&#8217;erba pi\u00f9 folta&quot;). Ma l&#8217;idillio, nel &quot;Podere&quot;, \u00e8 inesorabilmente avvelenato dall&#8217;odio umano, che si materializza nell&#8217;incendio doloso del grano; inebetito e atterrito, Remigio finisce con il condividere la paura superstiziosa dei suoi contadini, interpretando l&#8217;accaduto come un segno di maledizione di Dio (e come una postuma punizione del padre) e si espone, inerme, al linciaggio, come un mistico agnello destinato all&#8217;immolazione. A questo punto \u00e8 introdotta esplicitamente, nel romanzo, una tematica religiosa: sentendosi destinato alla perdizione, Remigio si interroga drammaticamente sui piani misteriosi di Dio (&quot;Egli aveva paura di una cosa ignota, pi\u00f9 consistente del suo animo. Ma, bench\u00e9 non avesse pi\u00f9 pensato a Dio da tanti anni, non poteva credere che Dio volesse annientarlo a quel modo. Che cosa aveva fatto di male? Perch\u00e9 non poteva esistere anche la sua volont\u00e0?&quot;. La volont\u00e0 di Remigio non \u00e8 sostenuta dalla Grazia, ed \u00e8 quindi inutile andare in chiesa: l&#8217;appello accorato a sentir messa, rivoltogli dal vecchio Picci\u00f2lo, \u00e8 respinto dal protagonista, che identifica inconsciamente in Dio Padre la figura del padre temuto e ostile. Considerato un &#8216;diverso&#8217; dalla comunit\u00e0, lacerato dal processo di auto colpevolizzazione, Remigio \u00e8 pronto ad offrirsi come vittima di una estrema violenza, che \u00e8, nel contempo, individuale e collettiva: in questa ambivalenza \u00e8 il significato del delitto di Berto, &quot;che \u00e8 ad un tempo sfogo individuale di matta bestialit\u00e0 ed esecuzione di una faida di gruppo; e Berto \u00e8 ad un tempo il protagonista di una sua privata &#8216;jacquerie&#8217; e l&#8217;esecutore di un mandato sociale (Maxia, cit., p. 121). Solo in questa complessa prospettiva si comprende la conclusione del romanzo: il gesto finale di Berto non \u00e8 arbitrario e forzato, come hanno sostenuto i primi critici tozziani, ma \u00e8 l&#8217;atto necessario di una macchina narrativa costruita in vista dell&#8217;ultimo rito sacrificale. Remigio sa di dover essere ucciso (gi\u00e0 in precedenza Berto ha impugnato l&#8217;accetta contro di lui), ma, ci\u00f2 malgrado, si avvia inerme al suo destino di morte, in compagnia del suo carnefice. Egli \u00e8 il &#8216;capro espiatorio&#8217; di una societ\u00e0 violenta, &#8216;civile&#8217; solo nell&#8217;apparenza esterna ma, in realt\u00e0, carica di impulsi omicidi repressi. Non gli resta, allora, che ripercorrere le tappe della passione di Cristo, il &#8216;capro espiatorio&#8217; per eccellenza della storia umana), anche se sa che la propria morte non avr\u00e0 un valore salvifico. Ritorna, su questo piano, un accostamento a Kafka (in particolare, al Kafka del &quot;Processo): anche in Tozzi, come in Kafka, la scelta della vittima \u00e8 del tutto casuale, e irrazionali rimangono le ragioni dell&#8217;odio collettivo, che si scatena selvaggiamente e colpisce alla cieca; anche per gli anti-eroi tozziani, come per quelli kafkiani, non c&#8217;\u00e8 compenso alcuno al sacrificio supremo della morte. Centrale nella problematica ideologico-sociale del nostro tempo (dalla questione ebraica alla questione dei negri d&#8217;America, e, in genere, degli &#8216;esclusi&#8217; e dei &#8216;diversi&#8217;), il tema del &#8216;capro espiatorio&#8217; assume, in Tozzi, connotati apocalittici e sconvolgenti: di qui la modernit\u00e0 e l&#8217;attualit\u00e0 dello scrittore senese.\u00bb<\/p>\n<p>Remigio, dunque, si sente simile a un &quot;agnello&quot; pasquale, offerto in sacrificio per gli altri; non \u00e8 solo la sua educazione cattolica che lo porta verso una tale sensazione, ma anche un atteggiamento complessivo che lo vede, sin dall&#8217;inizio, nel ruolo di vittima designata, di &quot;perdente&quot;, di sconfitto; l&#8217;offrirsi in sacrificio, a quel punto, potrebbe anche essere, per lui, un modo come un altro per dare un significato alla sua fine inevitabile, alla sua sconfitta annunciata, che, inevitabilmente, sar\u00e0 totale e senza appello.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una forte analogia con l&#8217;atteggiamento psicologico di alcuni poeti crepuscolari, ad esempio di Sergio Corazzini, che, nella poesia \u00abDesolazione del povero poeta sentimentale\u00bb (che fa parte del \u00abPiccolo libro inutile\u00bb, pubblicato nel 1906), si abbandona non soltanto a una lugubre fantasticheria di morte, ma ad una vera e propria fantasticheria masochista, poich\u00e9 si compiace al pensiero della sofferenza fisica che gli viene inflitta, prima di affrontare la fine:<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Oggi io penso a morire. \/ Io voglio morire, solamente perch\u00e9 sono stanco \/ [&#8230;]. \/ Vedi che io non sono un poeta: sono un fanciullo triste che ha voglia di morire. \/ [&#8230;] \/ Questa notte ho dormito con le mani in croce. \/ Mi sembr\u00f2 di essere un piccolo e dolce fanciullo \/ dimenticato da tutti gli umani, \/ povera tenera preda del primo venuto; \/ e desiderai di essere venduto, \/ di essere battuto \/ di essere costretto a digiunare \/ per potermi mettere a piangere tutto solo, \/ disperatamente triste, \/ in un angolo oscuro. \/ [&#8230;] Io non so, Dio mio, che morire. \/ Amen.\u00bb<\/p>\n<p>Evidenti, in Corazzini, le reminiscenze bibliche e cristiane, ad esempio nella storia di Giuseppe, venduto dai fratelli, si riflette il sogno notturno del poeta che si &quot;vede&quot; ritornare bambino, per poi essere venduto, battuto, affamato; cos\u00ec come sono esplicite, in Remigio, le reminiscenze della sua educazione cattolica, il pensiero della Grazia, della quale per\u00f2 si sente indegno e dalla quale si ritiene abbandonato: per cui l&#8217;uno e l&#8217;altro si offrono in sacrificio senza essere realmente in grado di giovare a qualcuno o a qualcosa, ma solo per l&#8217;oscuro sentimento di un destino ineluttabile e, forse, per l&#8217;inconscia sensazione che la loro morte servir\u00e0 a placare i demoni assetati di sangue umano, i demoni della malvagit\u00e0, della violenza, della iracondia.<\/p>\n<p>Ci domandiamo se Cesare Pavese, allorch\u00e9 descriveva, nel romanzo \u00abPaesi tuoi\u00bb (scritto nel 1939 e pubblicato nel 1941), la scena cupamente drammatica della morte di Gisella, assassinata, con un colpo di forcone nella gola, da suo fratello Talino, di lei incestuosamente innamorato e geloso, avesse presente la scena conclusiva de \u00abIl podere\u00bb di Federigo Tozzi, l\u00e0 dove il contadino Berto brandisce l&#8217;accetta contro il povero Remigio. Certo, vi \u00e8 una differenza notevole fra i due personaggi: Remigio si offre quasi in un sacrificio consapevole, rassegnato, malinconico; Gisella, invece, ama la vita e non pensa affatto alla morte: per\u00f2 entrambi cadono a terra, arrossandola del loro sangue, quasi in un sacrificio espiatorio e, nello stesso tempo, propiziatorio.<\/p>\n<p>Resta il fatto che l&#8217;uomo moderno, come si vede da questi e da cento altri esempi, anche stranieri, che avremmo potuto fare, sembra presentare una significativa propensione ad offrirsi in sacrificio, quasi fosse dominato da un oscuro senso di colpa e quasi intuisse che solo cos\u00ec pu\u00f2 essere riscattata una colpa collettiva originaria. Una reminiscenza, distorta e inconsapevole, della concezione cristiana del sacrificio di Ges\u00f9, che si rinnova nel mistero dell&#8217;Eucaristia? Forse. Non a caso G. K. parlava delle \u00abvirt\u00f9 cristiane impazzite\u00bb, che dilaniano il mondo moderno con le loro schegge ovunque disperse. Ma forse c&#8217;\u00e8 anche dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Il dramma fondamentale dell&#8217;uomo moderno \u00e8 la sua complessiva perdita di senso. La vita, propria e del mondo, sembra aver perso significato ai suoi occhi, e nulla \u00e8 in grado di ridarglielo. Ma vivere in questo modo \u00e8 semplicemente impossibile: ci si sente degli intrusi, degli ospiti non invitati, dei pezzi fuori posto. Ci si sente in colpa e si aspira alla morte; non ci si perdona l&#8217;audacia di esistere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi sono delle vittime predestinate e vi sono dei carnefici volonterosi, ma anonimi, che non aspettano altro, se non d&#8217;incrociare le loro strade con quelle di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25131","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25131","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25131"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25131\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25131"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25131"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25131"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}