{"id":25124,"date":"2021-10-01T02:38:00","date_gmt":"2021-10-01T02:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/10\/01\/fede-pieta-umilta-e-modestia-virtu-della-vera-suora\/"},"modified":"2021-10-01T02:38:00","modified_gmt":"2021-10-01T02:38:00","slug":"fede-pieta-umilta-e-modestia-virtu-della-vera-suora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/10\/01\/fede-pieta-umilta-e-modestia-virtu-della-vera-suora\/","title":{"rendered":"Fede, piet\u00e0, umilt\u00e0 e modestia: virt\u00f9 della vera suora"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo parlato delle virt\u00f9 essenziali del vero sacerdote: la fede, la piet\u00e0, l&#8217;umilt\u00e0 e la modestia, prendendo ad esempio un santo sacerdote udinese del secolo XIX, Francesco Tomadini, che tanto si prodig\u00f2 per i poveri e specialmente per i ragazzi orfani (cfr. l&#8217;articolo: <em>Fede, piet\u00e0, umilt\u00e0 e modestia, le virt\u00f9 del vero prete<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 21\/09\/21). Vogliamo adesso parlare dell&#8217;altra met\u00e0 del Cielo &#8212; \u00e8 proprio il caso di adoperare questa espressione di solito un po&#8217; abusata -, ossia delle religiose che hanno scelto di servire Ges\u00f9 Cristo in un convento, oppure impegnandosi nelle opere sociali, sulla spinta di un&#8217;autentica vocazione. Tutti probabilmente abbiamo incontrato un certo numero di suore in alcuni momenti particolari della nostra vita: all&#8217;asilo, o a scuola, o durante un ricovero ospedaliero, sia nell&#8217;et\u00e0 infantile, sia da adulti; e senza dubbio ne abbiamo incontrate anche di mediocri o di pessime, anime senza alcuna luce interiore, perci\u00f2 senza una vera vocazione, che hanno indossato l&#8217;abito chiss\u00e0 per quale ragione, ma di certo non per una scelta coerente rispetto alla chiamata del Signore. E tuttavia, crediamo che sarebbe ingeneroso fermarsi a tali esperienze negative, di maestre acide o infermiere bisbetiche, donne frustrate che non sarebbe state capaci di costruirsi una vita di affetti e una propria famiglia, per trarne la facile conclusione che le suore sono tutte cos\u00ec, donne fallite che hanno ripiegato nella vita religiosa perch\u00e9 incapaci d&#8217;inserirsi costruttivamente nella vita sociale; perch\u00e9 \u00e8 molto probabile, se vogliamo essere equanimi, che ne abbiamo incontrate anche di buone e perfino di angeliche, alle quali siamo debitori di aver assistito o partecipato a qualche scena toccante, o anche solo al privilegio di aver visto la luce splendente del loro sguardo, proiettato gi\u00e0 verso le altezze che le persone comuni non riescono a scorgere nella vita d&#8217;ogni giorno. Siamo anche persuasi che le virt\u00f9 essenziali della buona suora siano esattamente le stesse del buon sacerdote: fede, piet\u00e0, umilt\u00e0 e modestia; sia pure coniugate nella particolare sensibilit\u00e0 femminile, che non \u00e8, grazie a Dio, uguale e intercambiabile con quella maschile, ma diversa e complementare ad essa (cfr. il nostro articolo: <em>Esiste una specifica missione della donna?<\/em>, pubblicato sul sito della Accademia Nuova Italia il 17\/11\/17).<\/p>\n<p>Potremmo scegliere, per proporre un modello valido e credibile, quello di tante suore missionarie, che si sono prodigate e si prodigano per il bene delle anime e per l&#8217;assistenza materiale degli ultimi della Terra, affrontando i pi\u00f9 duri sacrifici e talvolta anche al prezzo di offrire la propria vita; ma lo abbiamo gi\u00e0 fatto in altre occasioni, ad esempio rievocando la nobile e commovente figura della bresciana suor Irene Stefani (vedi l&#8217;articolo <em>Grandezza sublime di un&#8217;umile donna: suor Irene Stefani<\/em>, sempre sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia, il 19\/03\/18). Perci\u00f2 questa volta preferiamo puntare l&#8217;attenzione su una suora apparentemente comune, vissuta pi\u00f9 di cento anni or sono, della quale non sappiamo neppure il nome, e che non ha compiuto gesta eccezionali: un&#8217;anonima suora francescana, della quale non conosciamo l&#8217;esatta congregazione di appartenenza; di quelle che andavano di casa in casa a fare la questua per i poveri e per mantenere il proprio convento, ma che da tempo non si vedono pi\u00f9 per le strade (curioso paradosso, ora che siamo nei tempi gloriosi della &quot;chiesa in uscita&quot; e dei &quot;preti di strada&quot;). Non sappiamo praticamene nulla di lei, anzi a dirla tutta conosciamo solamente un piccolo, modestissimo episodio, che per\u00f2 \u00e8 stato visto e introiettato da un testimone d&#8217;eccezione, un bambino che sarebbe poi diventato lo scrittore Bruno Cicognani (Firenze, 10 settembre 1879-ivi, 16 novembre 1971) e che lo avrebbe raccontato in uno dei suoi libri pi\u00f9 belli, nel quale rievoca gli anni felici della propria fanciullezza: <em>L&#8217;et\u00e0 favolosa<\/em>, del 1940. \u00c8 quasi inutile dire che anche Cicognani, essendo stato un fervente cattolico, \u00e8 stato relegato dalla cultura e dalla critica ufficiale in seconda o terza fila del nostro panorama letterario contemporaneo; sicch\u00e9 tutti gli studenti delle medie o del liceo sanno, per averne letto qualche pagina, di Alberto Moravia, di Pier Paolo Pasolini o di Nanni Balestrini, tutte icone della sinistra e del progressismo, ma nessuno probabilmente conosce pi\u00f9 Bruno Cicognani (al massimo qualche telespettatore che abbia almeno sessant&#8217;anni ricorder\u00e0 lo sceneggiato <em>La Velia<\/em>, tratto da un altro suo importante romanzo), come del resto accade per Nicola Lisi, Bonaventura Tecchi, Tito Casini, Domenico Giuliotti e parecchi altri, per non dire del grande dimenticato Giovanni Papini; bench\u00e9 i loro nomi fossero presenti in tutte le antologie scolastiche fin verso l&#8217;inizio degli anni &#8217;60 (si potrebbe prendere quella data come lo spartiacque culturale, come sulle case di Longarone si vede chiaramente, dall&#8217;et\u00e0 degli edifici, fin dove \u00e8 arrivata l&#8217;onda alluvionale del Piave nel 1963: subito dopo, il Vaticano II e il &#8217;68 hanno aperto un&#8217;altra era).<\/p>\n<p>Ed ecco l&#8217;episodio in questione (da: Bruno Cicognani, <em>L&#8217;et\u00e0 favolosa<\/em>, Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, 1964, pp. 244-245):<\/p>\n<p><em>Era di grande estate: vennero due monachine francescane, di quelle il cui capo ha della tartaruga, involto nel &quot;fisci\u00f9&quot; bianco, sotto il cappellone di paglia. E l&#8217;una &#8212; la Maddalena &#8212; era giovanina: me la ricordo: giovanina e pallida: a me parve bellissima. L&#8217;altra &#8212; la Marta &#8212; vecchierella grinzosa come una giuggiola passa; ma piena di eloquio e di spirito. Dopo avere accattato, questa chiede da rinfrescarsi per s\u00e9 e per la compagna. Mia madre che si rimprovera gi\u00e0 di non aver pensato ad offrire, porta &#8212; s&#8217;era nel vestibolo di fianco alla scala &#8212; il vassoio con i bicchieri per l&#8217;acqua, la boccia dell&#8217;acqua fresca tirata su allora dal pozzo e i bicchierini per il vin santo. Marta, la monachina loquace, prima si schermisce, popi di gran cuore accetta. L&#8217;altra, la tacita Maddalena. Sorride. E mia madre intanto ha acceso la candela e scende in cantina &#8212; vi si scendeva di l\u00ec, dalla porta di fianco sotto la scala &#8212; tutta infervorata. Risale col fiasco:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab\u00c8 appena manomesso: non sono stata ancora a travasarlo in bottiglie.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Posa la candela: porge il bicchierino a ciascuna delle monache e versa. Limpido, chiaro, il liquido ha una fluenza che a Marta vecchierella persuade poco, d\u00e0 sospetto. Getta essa un&#8217;occhiata al fiasco che mia madre tiene con ambo le mani, riguarda contro luce il liquido nel bicchierino:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abGradirei prima un bicchier d&#8217;acqua.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Posa il bicchierino sulla tavola nello stesso tempo che mia madre riposa il fiasco. Beve il bicchier d&#8217;acqua:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abDio gliene renda merito, signora.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abE il vin santo: non lo gradisce?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Marta \u00e8 imbarazzata: si volge verso la compagna. Questa, nello stesso momento ha appoggiato le labbra un po&#8217; esangui &#8212; ma che a me davano l&#8217;impressione di dolcissime &#8212; all&#8217;orlo del bicchierino, alza il bicchierino e lentamente beve. Socchiudendo gli occhi: e par che gusti qualcosa di delizioso, di voluttuosamente deliziosa. Poi, sorridente &#8212; e c&#8217;era tanta luce in quel sorriso &#8212; riposa il bicchierino vuoto sulla tavola. Ma mia madre ha avuto un&#8217;intuizione. La vedo che riprende il fiasco, ne palpa sgomenta la veste: \u00e8 untuosa; guarda il bicchierino posato dalla Maddalena, ricerca, quasi a conferma della sua intuizione, gli occhi di Marta:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abDio mio, cosa ho fatto!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon fa mica male un bicchierino d&#8217;olio &#8212; dice Marta. &#8212; E come olio deve essere squisito, finissimo.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abE voi sorella, &#8211; dice mia madre angosciata alla dolce Maddalena &#8212; l&#8217;avete bevuto ugualmente&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNostro Signor Ges\u00f9 Cristo &#8212; non ho pi\u00f9 sentita una voce cos\u00ec celestiale &#8212; bevve sulla croce il nepente che era aceto mescolato cin fiele: pensando a quello, veramente, signora, quel bicchierino era una squisitezza. M&#8217;avete dato un modo di far cosa cara a Ges\u00f9. Il merito \u00e8 vostro.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>E allora avvenne una cosa che mi commosse. Mia madre si mise in ginocchio e le baci\u00f2 il Crocifisso che quella portava sul petto.<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, possiamo immaginare le obiezioni di certuni: \u00abTutto qui? Non c&#8217;era un episodio pi\u00f9 eclatante, non si poteva citare un modello pi\u00f9 elevato di perfetta religiosa per il nostro tempo? Che cosa ha fatto, alla fin fine, questa suorina che oltre al nome, Maddalena, e alla giovinezza, con quella voce celestiale e quelle labbra dolcissime, ha solamente mandato gi\u00f9 un bicchiere d&#8217;olio al posto del vino fresco che la padrona di casa aveva inteso offrire, a lei e alla sua compagna, nel gran cado dell&#8217;estate?\u00bb Ebbene, a noi sembra invece che \u00e8 in piccole cose come questa che emerge la vera personalit\u00e0 degli uomini e delle donne, o, come un questo caso, lo spessore e la qualit\u00e0 della loro vocazione. Gesti eccezionali capita forse una volta o due nella vita di poterne compiere; ma gesti quotidiani di bont\u00e0, di delicatezza, di umilt\u00e0, capitano tutti i giorni: sta a noi saperli cogliere. La suora pi\u00f9 anziana, Marta, ha avuto l&#8217;occasione, ma non l&#8217;ha colta: ha intuito che quel vino era olio d&#8217;oliva e, non volendo mortificare l&#8217;ospite, ma neppure essendo disposta a berselo, ha declinato l&#8217;offerta. Si noti che delle due \u00e8 la pi\u00f9 giovane e silenziosa, quella che svolge il ruolo trainante: imbarazzata, la suora anziana volge lo sguardo verso di lei, come a chiedere consiglio. Ed ecco la decisione della giovane: con semplicit\u00e0, con naturalezza, porta il bicchierino alle labbra e beve, lentamente, sino in fondo: non con smorfie di ripugnanza e disgusto, ma con l&#8217;atteggiamento di chi sta sorbendo con soddisfazione, quasi con volutt\u00e0, un liquore squisito. Se la mamma del futuro scrittore non avesse intuito da s\u00e9 l&#8217;errore commesso; se non si fosse accorta da sola che quel fiasco conteneva l&#8217;olio e non il vin santo, il piccolo incidente sarebbe passato forse inosservato; di certo sarebbe passato inosservato se entrambe le suore avessero fatto come la pi\u00f9 giovane, accettando il bicchiere e bevendo senza fare commenti. Ma la diffidenza della pi\u00f9 anziana, certo giustificata sul piano umano; la sua repulsione all&#8217;idea di bersi una razione di olio, in quella caldissima giornata d&#8217;estate, quando gi\u00e0 il senso del gusto era stato risvegliato e per cos\u00ec dire ingolosito dalla promessa del vino fresco, ha fatto cadere il velo, e la padrona di casa, mortificata, ha compreso lo scambio fatto inavvertitamente. Ebbene, proprio per evitare alla signora quella mortificazione; proprio per evitarle l&#8217;imbarazzo e la confusione della brutta figura, sia pure involontaria, che la suorina ha deciso di bere senza fare storie il contenuto del bicchierino; e inoltre per cogliere al volo l&#8217;occasione di fare un &quot;fioretto&quot;, uno di quei piccoli sacrifici volontari che una volta s&#8217;insegnavano ai credenti fin da bambini, e ora sono passati di moda, ma che avvicinano l&#8217;anima a Dio, come spiega lei stessa, perch\u00e9 significano aderire alle sofferenze di Cristo nell&#8217;ora delle Sua Passione, e quindi mortificazione di s\u00e9 e offerta al Signore.<\/p>\n<p>Ci sembra gi\u00e0 di sentire le obiezioni e lo scetticismo dei soliti sapientoni, magari &quot;cattolici&quot; adulti e vaccinati (nel senso proprio della parla), e quindi favorevoli o comunque non contrari all&#8217;aborto e all&#8217;eutanasia, perch\u00e9 impegnatissimi nel &quot;dialogo&quot; col mondo, e inoltre favorevoli a mascherina, distanziamento sociale e guanti di gomma per distribuire (sulla mano!) la santa Comunione: \u00abEh via, \u00e8 stato un sacrificio perfettamente inutile e anche un po&#8217; ridicolo. Che bisogno c&#8217;era di bere l&#8217;olio senza dir nulla? Sarebbe bastato avvertire la padrona di casa dell&#8217;errore che aveva commesso nel prendere il fiasco in cantina, e invece di quella sgradevole bevanda avrebbe potuto gustare un bel vinello fresco, un vero sollievo dopo la sudata della questua fatta casa per casa! A che scopo aggiungere una pena ulteriore, e sia pure non troppo gravosa, a quelle che gi\u00e0 la vita abitualmente riserva a ciascuno? Infine, per dirla tutta, \u00e8 stato un gesto quasi pi\u00f9 di stupidit\u00e0 che di delicatezza: a cosa \u00e8 servito, poi?\u00bb. State tranquilli, cari amici scettici e pratici, cari materialisti e progressisti che non date alcuna importanza agli aspetti spirituali della vita e della stessa fede in cui dite di rivolgere la vostra speranza cristiana: \u00e8 servito, certo che \u00e8 servito; non \u00e8 stato affatto un gesto inutile. Primo, ha permesso a quella suora di esercitare all&#8217;atto pratico le virt\u00f9 della fede, della piet\u00e0, dell&#8217;umilt\u00e0 e della modestia: e Aristotele dice giustamente che le virt\u00f9 non sono innate e che per svilupparle e rafforzarle bisogna praticarle in maniera sistematica e abituale. Secondo, \u00e8 stato un gesto che ha risvegliato la fede della padrona di casa: infatti si \u00e8 inginocchiata davanti alla suora e le ha baciato il Crocefisso. Non ha baciato lei: ha baciato il Crocefisso, perch\u00e9 ha compreso l&#8217;intenzione con cui ella aveva fatto quel sacrificio: imitare, nel suo piccolo, le sofferenze del Signore sulla croce. Terzo, ha dato una dolce lezione di umilt\u00e0 alla sua diffidente compagna. Quarto, ha dato una formidabile testimonianza al bambino che era presente alla scena: il quale ha visto, ha compreso, e ne \u00e8 rimasto talmente impressionato da non scordarlo pi\u00f9, e da metterlo per iscritto nel suo libro di ricordi, tanti anni dopo. Quinto, grazie a quella testimonianza innumerevoli persone, come noi e voi in questo momento, son venute a conoscenza di quel fatto e ne hanno tratto materia di edificazione. Se tutto questo vi pare poco, a noi no: perch\u00e9 la santit\u00e0 \u00e8 fatta anche di minuscole buone azioni come quella.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo parlato delle virt\u00f9 essenziali del vero sacerdote: la fede, la piet\u00e0, l&#8217;umilt\u00e0 e la modestia, prendendo ad esempio un santo sacerdote udinese del secolo XIX,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[236],"class_list":["post-25124","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-sacerdozio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25124","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25124"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25124\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}