{"id":25122,"date":"2015-10-20T01:33:00","date_gmt":"2015-10-20T01:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/20\/vivere-con-fede-significa-affidare-a-dio-il-timone-della-propria-navicella\/"},"modified":"2015-10-20T01:33:00","modified_gmt":"2015-10-20T01:33:00","slug":"vivere-con-fede-significa-affidare-a-dio-il-timone-della-propria-navicella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/20\/vivere-con-fede-significa-affidare-a-dio-il-timone-della-propria-navicella\/","title":{"rendered":"Vivere con fede significa affidare a Dio il timone della propria navicella"},"content":{"rendered":"<p>Si parla della fede come se fosse una qualit\u00e0 o una virt\u00f9; sovente la si contrappone alla religione, come lo spirituale starebbe al materiale; si trascura il fatto &#8212; essenziale, secondo noi &#8212; che la fede \u00e8, prima di tutto, non un agire o un essere, ma un atteggiamento complessivo dell&#8217;anima di fronte a Dio; in un certo senso, la pre-condizione di tutto il resto: l&#8217;essere religiosi e il sentire, il pensare, l&#8217;agire in coerenza con tale modo di essere.<\/p>\n<p>Ebbene, la caratteristica fondamentale dell&#8217;atteggiamento di fede \u00e8 l&#8217;abbandono: la rinuncia al sapere e al potere dell&#8217;uomo e l&#8217;affidarsi completo e incondizionato a Dio. Ci\u00f2, naturalmente, non significa che la persona di fede debba smettere di agire e di darsi da fare; significa, invece, che il suo agire e il suo darsi da fare assumono una tonalit\u00e0 del tutto nuova: si tratta, d&#8217;ora in poi, di un agire e un darsi da fare che hanno per attore principale Dio stesso, e la persona umana come semplice esecutrice e come semplice strumento.<\/p>\n<p>Ma questo che cosa significa, <em>in pratica?<\/em> Significa che Dio, per la persona di fede, entra a pieno titolo, come una presenza costante e irrinunciabile, nel suo orizzonte esistenziale e si assume la direzione della sua vita, come il capitano che prende in mano il timone della nave, o, se si preferisce, che si pone alle spalle del timoniere e, con la sua sola presenza, pur restando in silenzio, lo rassicura e lo sprona a dare il meglio di se stesso. Il timoniere avverte la sua presenza benevola e sa di poter contare sulle sue indicazioni, in qualsiasi frangente.<\/p>\n<p>La Provvidenza, per il credente, non \u00e8 semplicemente una reminiscenza manzoniana o un fattore di cui altri hanno fatto esperienza: \u00e8 la stella polare della sua vita, la sua costante certezza, la sorgente inesauribile della sua speranza. A differenza della barca dei Malavoglia che portava quel nome, essa non potr\u00e0 mai fare naufragio, perch\u00e9 sarebbe come dire che Dio non c&#8217;\u00e8 o che si \u00e8 distratto, abbandonando gli uomini al loro destino; ma quale Padre potrebbe mai dimenticarsi dei suoi figli, tradendo la loro fiducia piena e incondizionata?<\/p>\n<p>Di fatto, riconoscere i segni della Provvidenza non \u00e8 sempre cos\u00ec facile come il non credente potrebbe supporre: la fede \u00e8 rischio, e, senza scomodare Abramo, Kierkegaard e il suo &quot;paradosso della fede&quot;, la Provvidenza non si presenta di certo come un <em>deus ex machina<\/em>, che arriva al momento opportuno per raddrizzare le situazioni pericolose o difficili; ma si nasconde negli angoli bui della vita del credente e lo interpella misteriosamente, lo sollecita a farsi avanti quando egli non ne avrebbe il coraggio, pretende da lui un supplemento di fede e di abbandono quando gi\u00e0 si sente mancare il terreno sotto i piedi e non osa pi\u00f9 fidarsi nemmeno di se stesso.<\/p>\n<p>In altre parole, la Provvidenza esiste, ma non si manifesta a chi non \u00e8 pronto per essa: per manifestarsi, ha bisogno della collaborazione umana; non \u00e8 l&#8217;espressione della presenza di un Dio che vuol fare tutto da solo, ma di un Dio che richiede all&#8217;uomo di riconoscerlo e di fidarsi di Lui, liberamente e spontaneamente. Infatti, essa non agisce cos\u00ec come il credente, umanamente, si aspetterebbe: se cos\u00ec fosse, altro non sarebbe che un prolungamento del sentire e dell&#8217;agire umano. La tecnica potrebbe benissimo prenderne il posto, o la scienza, o la ragione, o qualche altro umano ritrovato ed espediente.<\/p>\n<p>Dunque: la Provvidenza ci interpella, ma si nasconde; \u00e8 efficace, ma secondo i disegni di Dio e non secondo le nostre aspettative. Non sempre ci d\u00e0 quello che chiediamo, perch\u00e9 non sempre chiediamo le cose giuste; e non sempre scioglie i nostri dubbi, perch\u00e9 non sempre ci\u00f2 sarebbe un bene per noi. Appunto perch\u00e9 essa \u00e8 il nostro bene, non sempre riusciamo a capirne il linguaggio. Sarebbe troppo bello: sono ben pochi gli uomini che arrivano a pensare il proprio bene in termini assoluti, e non relativi; a riconoscere ci\u00f2 che \u00e8 veramente bene per loro, senza confonderlo con ci\u00f2 che \u00e8 utile, o gradevole, o attraente.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che fidarsi della Provvidenza \u00e8 un rischio e vogliamo fare un esempio: un marinaio che vede la sua nave, inspiegabilmente, respinta dalla sua rotta abituale, come da una forza soprannaturale. Si tratta di un vecchio e bravo marinaio, al comando di una vecchia e buona nave: perch\u00e9 mai essa non risponde ai comandi e sembra volersene andare per conto proprio, quasi ribellandosi alla volont\u00e0 umana? Questo potrebbe sembrare un apologo, una metafora letteraria: invece \u00e8 una storia vera, una storia realmente accaduta, di mare e di marinai, al tempo della navigazione a vela. Il lettore giudicher\u00e0 poi da s\u00e9.<\/p>\n<p>Riportiamo quella storia, dunque, cos\u00ec come la riferisce lo scrittore statunitense Vincent Gaddis (nato in una localit\u00e0 dell&#8217;Ohio il 28 dicembre 1913 e morto ad Eureka, in California, il 26 febbraio 1897) nel suo libro \u00abPrigionieri degli abissi\u00bb (titolo originale: \u00abInvisible Horizons: True Mysteries of the Seas\u00bb, 1965; traduzione dall&#8217;americano di Loredana Musso, Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 1998, pp. 77-79):<\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230;Nella storia del Capitano George L. Howland, proprietario della baleniere &quot;Canton&quot;, troviamo un altro misterioso salvataggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel giugno 1887, il &quot;Canton&quot; part\u00ec da New Bedford, nel Massachusetts, per la caccia alle balene nell&#8217;Atlantico \u00a0del Sud. Quando i grossi cetacei furono uccisi e squartati, la nave risal\u00ec a nord verso S. Helene per scaricare i barili di olio di balena e fare il carico d&#8217;acqua.<\/em><\/p>\n<p><em>In settembre, il Canton inizi\u00f2 un nuovo viaggio per la caccia ed invece di seguire la rotta e il vento, la nave cominci\u00f2 ad andare dove voleva. Il Capitano Howland tent\u00f2 ripetutamente di riportarla nella giusta direzione,ma ogni volta la nave sembrava ribellarsi e riprendeva il suo bizzarro cammino mentre le vele, quasi per protesta, sbattevano.<\/em><\/p>\n<p><em>il capitano era un uomo molto religioso, timorato di dio; volgendo gli occhi al cielo disse: &quot;Questa \u00e8 una buona nave, non c&#8217;\u00e8 nessuna ragione per cui non debba rispondere ai comandi. Deve essere in mano della Provvidenza che la guida, lasciamola andare dove vuole. Dio sa dove ci porter\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei due giorni successivi, Howland rimase quasi sempre appoggiato al parapetto in silenzio, dando ordini tranquillamente. Il terzo giorno il primo ufficiale, Antonio Cruz, not\u00f2 numerosi strani puntini sulla superficie del mare davanti alla nave. Quando il &quot;Canton&quot; fu pi\u00f9 vicino i puntini si rivelarono piccole barche,sparse qua e l\u00e0, cariche di uomini sparuti che agitavano le mani e gridavano con voce roca.<\/em><\/p>\n<p><em>Si seppe poi che erano i superstiti del mercantile britannico &quot;Monarch&quot;. La nave, che trasportava pi\u00f9 di 200 casse di dinamite, aveva preso fuoco a 7 miglia circa al largo del Capo di Bona Speranza. Non si era riusciti a domare le fiamme e cos\u00ec la nave era stata abbandonata. Tormentati dalla fame e dalla sete, i passeggeri e i membri dell&#8217;equipaggio erano stati trasportati per circa 150 miglia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;ringraziate iddio &#8211; disse il capitano ai naufraghi &#8211; \u00e8 stato lui che ci ha guidato fino \u00a0a voi. Ringraziatelo in tutte le vostre preghiere&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>I superstiti furono poi condotti al Capo di Buona Speranza,. In seguito, il governo inglese don\u00f2 al Capitano Howland una pesante teiera d&#8217;argento e la Liverpool Shipwreck and Humaine Society gli confer\u00ec una medaglia d&#8217;oro.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa fu l&#8217;unica volta che il &quot;Canton&quot; tenne un simile comportamento, e s\u00ec che aveva navigato per molti anni.<\/em><\/p>\n<p><em>William H. Tripp, direttore di un museo marino sulla caccia alla balena, in un libretto intitolato &quot;Brief History of the Bark &quot;Canton&#8217;&quot;, nella descrizione della nave dice che &quot;era un po&#8217; vecchio stile, con la prua smussata&quot; (era stata infatti costruita a Baltimora nel 1835), ma aggiunge che &quot;navigava perfettamente con ogni vento e non faceva acqua&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Capitano Howland viveva sul mare da quando aveva 16 anni, aveva fatto il giro del mondo ed era considerato un esperto navigatore. Mor\u00ec nel 1923, all&#8217;et\u00e0 di 70 anni.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che maggiormente colpisce, in questa storia vera, non \u00e8 tanto il fatto del salvataggio &quot;miracoloso&quot; in se stesso; chi ha studiato il dossier relativo ai misteri del mare, e non solo del mare, sa che esso \u00e8 voluminosissimo, e che esistono decine e centinaia di casi documentati di salvataggi apparentemente inspiegabili, originati da visioni avvenute in sogno (o anche ad occhi aperti), da precognizioni, da casi di telepatia, da bilocazioni e perfino da apparizioni di morti o di morenti: sono moltissime le persone che devono la propria salvezza a simili circostanze, e, fra esse, i naufraghi in mare rappresentano sicuramente una bella percentuale.<\/p>\n<p>Quello che maggiormente colpisce, dunque, nella vicenda della nave \u00abCanton\u00bb, non \u00e8 il salvataggio in se stesso, ma il tipo di atteggiamento spirituale che lo rese possibile: quello del capitano Howland, vecchio lupo di mare dalla grandissima esperienza e dalle mille risorse, ma anche uomo pieno di fede. In lui la fede \u00e8 stata cos\u00ec grande da mettere a tacere gli scrupoli del navigatore: non era cosa da nulla perdere dei giorni di navigazione utile (dopotutto, non andava per mare a scopo di diporto, ma per guadagnarsi la vita; e aveva la responsabilit\u00e0, tutta intera, sia della nave, sia dei beni e dell&#8217;intero equipaggio) per correre dietro ad una fisima, ad una vaga sensazione, a un qualcosa di assolutamente impalpabile e invisibile.<\/p>\n<p>Ma era un uomo &quot;timorato di Dio&quot;: ci\u00f2 significa che non contava solo e unicamente su se stesso, ma era pronto ad affidarsi a Lui: era pronto a riconoscere la mano di Dio e l&#8217;ispirazione di Dio nelle vicende della vita quotidiana, a lasciarsi guidare per mano e ispirare da Dio, vale a dire dalla Sua infinita e misericordiosa Provvidenza. Chi possiede un tale genere di fede, non arretra pi\u00f9 davanti a nulla, anche se, umanamene parlando, \u00e8 al buio, e forse pieno di dubbi, come qualsiasi altro essere umano. L&#8217;uomo di fede non \u00e8 un superuomo, non \u00e8 un semidio: \u00e8 una povera creatura, fragile e insicura, come qualsiasi altra: se possiede una marcia in pi\u00f9, essa non fa parte dl suo bagaglio: \u00e8 un dono che viene dall&#8217;alto, e che egli ha l&#8217;umilt\u00e0 di accogliere, facendosi piccolo, anche quando, umanamente parlando, ci sarebbero motivi per dubitare, e, talvolta, ci sarebbero persino motivi per disperare.<\/p>\n<p>La Provvidenza, dunque, \u00e8 ispirazione al bene, che viene donata all&#8217;uomo non per suo merito, ma per la gratuita bont\u00e0 di Dio; e, pi\u00f9 in generale, \u00e8 un disegno complessivo volto al bene, disegno cosmico, che tutto abbraccia e tutto comprende, avvolgendo ogni cosa d&#8217;infinito amore, dal filo d&#8217;erba alla pi\u00f9 lontana galassia: c&#8217;\u00e8 una Provvidenza anche per i passeri, afferma Ges\u00f9 Cristo, e neppure uno di essi potrebbe cadere a terra, senza che ci\u00f2 accada secondo il volere di Dio (Matteo, 10, 29); e c&#8217;\u00e8 una Provvidenza per gli esseri umani, i quali pur si preoccupano di cento e cento cose, sebbene il Padre celeste sappia benissimo ci\u00f2 di cui essi hanno bisogno. Questa \u00e8 la ragione per cui, sovente, non \u00e8 facile riconoscere l&#8217;azione della Provvidenza: perch\u00e9 gli uomini si aspettano che essa si manifesti secondo le loro aspettative e i loro desideri, e non secondo la volont\u00e0 di Dio. E questo, come avrebbe detto il buon vecchio Nietzsche &#8211; che, a suo modo, credeva in Dio, e ci credeva certo assai pi\u00f9 di certi credenti dichiarati, ma tiepidi e insipidi, \u00e8 ancora e sempre qualcosa di <em>umano, troppo umano<\/em>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 detto che la Provvidenza ci salvi dal naufragio della nostra navicella. Ma questo non significa che essa si sia scordata di noi: significa, semplicemente, che quel naufragio era necessario per il bene della nostra anima; che avevamo bisogno di riflettere seriamente, di compiere una profonda revisione delle cose che per noi sono importanti: e che non esisteva un altro mezzo pi\u00f9 sicuro ed efficace di quello. Ma, obietter\u00e0 il ricco, nel naufragio ho perso tutti i miei tesori. Benissimo: erano proprio quelli che ti facevano da zavorra e ti impedivano di levare lo sguardo verso il Cielo. Ma, obietter\u00e0 un altro, nel naufragio ho peso la mia bellezza, la mia prestanza, la mia giovinezza: ne sono uscito invecchiato, indebolito, malato. Benissimo: avevi bisogno di perdere la tua bellezza, la tua forza e la tua salute, per rinascere al cospetto di Dio. Ma, dir\u00e0 un terzo: nel naufragio ho perso me stesso e sono piombato nella disperazione. Ma sar\u00e0 proprio vero? Forse il tuo cuore si era cos\u00ec indurito, che solo la disperazione avrebbe potuto scioglierlo e farlo ricominciare a battere per Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si parla della fede come se fosse una qualit\u00e0 o una virt\u00f9; sovente la si contrappone alla religione, come lo spirituale starebbe al materiale; si trascura<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,267],"class_list":["post-25122","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25122","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25122"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25122\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}