{"id":25119,"date":"2019-01-19T11:35:00","date_gmt":"2019-01-19T11:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/19\/fede-e-ragione-sono-perfettamente-compatibili\/"},"modified":"2019-01-19T11:35:00","modified_gmt":"2019-01-19T11:35:00","slug":"fede-e-ragione-sono-perfettamente-compatibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/19\/fede-e-ragione-sono-perfettamente-compatibili\/","title":{"rendered":"Fede e ragione sono perfettamente compatibili"},"content":{"rendered":"<p>Gli uomini, fin dalla notte dei tempi, hanno sempre creduto nel divino; da migliaia di anni, tutti i popoli civilizzati credono in Dio. I popoli dell&#8217;Europa, del Medio Oriente e del Nord Africa accolgono il cristianesimo tra la fine dell&#8217;antichit\u00e0 e i primi secoli del medioevo (quelli del Medio Oriente e del Nord Africa verranno poi sommersi dalla marea islamica); e il cristianesimo, fra tutte le fedi religiose, \u00e8 quella che esprime l&#8217;immagine pi\u00f9 compiuta dell&#8217;armonia fra il Creatore e le sue creature, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unica nella quale Dio si fa vero uomo, pur restando vero Dio, soffre e muore per amore degli uomini, poi risorge per radunare a s\u00e9 tutte le genti; ed \u00e8 anche l&#8217;unica che non solo non pone limiti alla ragione naturale, rettamente intesa, ma l&#8217;aiuta a svilupparsi, la promuove, la esalta, la emancipa e ne fa uno strumento potentissimo di sostegno al cammino verso il riconoscimento del vero Dio. Poi, per\u00f2, fra il XIV e il XVIII secolo, si verifica una drammatica rottura all&#8217;interno della civilt\u00e0 europea: proprio essa, che aveva raggiunto la sua unit\u00e0 e portato a perfezione la sua architettura, la sua pittura, la sua poesia, la sua filosofia, la sua scienza, grazie all&#8217;impulso ricevuto dal cristianesimo e innestato sul tronco dell&#8217;antica civilt\u00e0 greca, proprio essa incomincia a separare fede e ragione, a promuovere una ragione materialista e irreligiosa, e a rifiutare, dapprima gradualmente, poi sempre pi\u00f9 velocemente, la fede cristiana; proprio lei, a partire da un certo punto, si caratterizza come la prima civilt\u00e0 dichiaratamente laica, secolarizzata e, infine atea, della storia umana. Esito sconcertante della magnifica fioritura della civilt\u00e0 europea: quella che aveva costruito le cattedrali, regalato al mondo la <em>Divina Commedia<\/em>, l&#8217;arte di Raffaello, Michelangelo, Bernini, la musica di Bach, approda al rifiuto deliberato di Dio, specialmente del Dio cristiano, e con ci\u00f2 stesso ripudia anche se medesima, la sua vera essenza.<\/p>\n<p>Si tratta, evidentemente, di un suicidio; la civilt\u00e0 europea \u00e8 la civilt\u00e0 cristiana; una civilt\u00e0 europea senza il cristianesimo e contro il cristianesimo, ossia la civilt\u00e0 moderna, \u00e8, per definizione e per necessit\u00e0 logica, una anti-civilt\u00e0; offre il caso, unico nella storia, di una civilt\u00e0 che nega se stessa, che rifiuta se stessa e che odia se stessa; e che si sforza, in ogni modo, di tagliare le proprie radici, di obliare la sua identit\u00e0. Non \u00e8 questa la sede per vedere dove tutto questo conduce; del resto, ne abbiamo gi\u00e0 parlato in numerose occasioni. Quel che qui vogliamo cercar di capire \u00e8 quale sia l&#8217;ostacolo principale che si \u00e8 posto fra la nostra civilt\u00e0, quella vera, e il Vangelo; che cosa, precisamente, a partire da un dato momento, abbia spinto gli europei lontano dalla fede dei loro padri, e che cosa sia apparso inaccettabile e scandaloso agli intellettuali. \u00c8 chiaro, infatti, che la defezione e la rivolta sono partite dagli intellettuali; il popolo \u00e8 stato trascinato, suo malgrado, nel corso del tempo; e se non \u00e8 stata sufficiente l&#8217;azione indiretta del mutato orientamento culturale della classi dirigenti, queste ultime non si sono fatte scrupolo di ricorrere anche alla violenza fisica, pur di estirpare l&#8217;identit\u00e0 cristiana dell&#8217;Europa, in quello che gli storici, a partire dalla Rivoluzione francese, hanno definito come un vero e proprio processo di scristianizzazione, e che \u00e8 culminato nelle grandi persecuzioni del XX secolo, dal Messico (figlio della civilt\u00e0 europea) alla Russia, dalla Spagna al Kosovo dei nostri giorni. E anche in ci\u00f2 vi \u00e8 quasi una nemesi: perch\u00e9 il cristianesimo aveva conquistato l&#8217;Europa, nella tarda antichit\u00e0, a partire dalle classi inferiori, mentre l&#8217;Europa ha incominciato a perderlo a partire dalle classi dirigenti. Evidentemente, a un certo punto queste ultime, e particolarmente gli intellettuali, hanno scordato del tutto la raccomandazione accorata di Ges\u00f9 Cristo: <em>Se non vi farete piccoli e non ritornerete semplici come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli<\/em>; e quell&#8217;altra sua esclamazione, piena di esultanza: <em>Ti rendo lode, o Dio, Padre del Cielo e della terra, perch\u00e9 hai rivelato queste cose agli umili e ai semplici, e le hai nascoste ai sapienti e agli intelligenti. S\u00ec, o Padre, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 piaciuto a Te!<\/em> Il veleno della mentalit\u00e0 moderna, permeata di razionalismo incredulo e superbo, ha spinto le classi dirigenti lontano dalla fede dei loro avi, e perci\u00f2 lontano da Dio. Ma perch\u00e9?<\/p>\n<p>Il motivo principale della impossibilit\u00e0 di credere, da parte degli intellettuali moderni, crediamo risieda nella falsa idea, che si \u00e8 diffusa lentamente, da Guglielmo di Occam a Francis Bacon, e da Hume a Darwin, da Spencer a Russell (e sempre gli inglesi!, come stupirsi che la loro creatura primogenita, gli Stati Uniti, siano oggi la societ\u00e0 post-cristiana pi\u00f9 lontana da Cristo?), che la ragione sia incompatibile con la fede; che sia la madre della <em>vera<\/em> scienza; e che, pertanto, la teologia sia una pseudo-scienza, e il cristianesimo una leggenda, o una mitologia, legata alla fase pre-razionale nello sviluppo della civilt\u00e0. Abbiamo visto, in pi\u00f9 occasioni, che si tratta di un&#8217;idea completamente destituita di fondamento (cfr., in particolare, il nostro articolo: <em>Il mondo \u00e8 un libro scritto da Dio<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 19\/01\/2019). Rimane tuttavia da capire e da spiegare come un&#8217;idea filosoficamente debole come questa abbia potuto acquistare tanta forza da dominare il pensiero degli intellettuali e, in generale, delle classi dirigenti europee, e sospingerli inesorabilmente, passo dopo passo, lontano dalla fede cattolica e lontano da Dio, con tutto quel che ne consegue, non solo sul piano intellettuale, ma anche su quello morale, economico, politico, scientifico, artistico. L&#8217;ipotesi che noi formuliamo \u00e8 che l&#8217;elemento decisivo, in questo fatale distacco degli intellettuali dal Vangelo, sia stato non tanto l&#8217;elemento teologico o filosofico, e neppure quello morale, bens\u00ec un fattore di ordine psicologico e, secondariamente, sociologico. A partire da un certo momento, parliamo dell&#8217;Europa fra il 1700 e il 1800, scrittori, professori, giornalisti, ricercatori scientifici e artisti si sono persuasi che non \u00e8 degno di un intellettuale riconoscere quelle stesse verit\u00e0 che guidano la fede delle vecchiette e dei bambini; che credere in Dio \u00e8 una forma di debolezza della mente, un qualcosa di cui ci si deve vergognare, o, quanto meno, che bisogna giustificare al cospetto degli altri; e che, se si vuole appartenere alla categoria degli intellettuali, semplicemente non si pu\u00f2 credere in Dio, \u00e8 una cosa impossibile, come \u00e8 impossibile che un appassionato cacciatore sia anche un convinto vegetariano, o che un esperto marinaio vada soggetto al mal di mare. L&#8217;incredulit\u00e0 e l&#8217;ateismo sono diventati i segni distintivi della condizione d&#8217;intellettuale, sovente ammantati di scoppiettante ironia, qualche volta di caustico sarcasmo, cos\u00ec come, per appartenere a una certa banda giovanile, bisogna vestire e atteggiarsi in un certo modo. Il <em>Perch\u00e9 non sono cristiano<\/em> di Bertrand Russell \u00e8 diventato il nuovo vangelo dell&#8217;intellettuale moderno, libero ed emancipato; mentre <em>L&#8217;Essere il nulla<\/em> di Sartre \u00e8 diventato la <em>Bibbia<\/em> degli esistenzialisti e di tutti quelli che volevano porsi sotto il mantello del conformismo ateo. In pratica, dopo Russell e dopo Sartre, un intellettuale, se vuol continuare ad essere credente, deve sottoporsi al tacito giudizio della cultura dominante, e non ne esce mai assolto. Credere in Dio \u00e8 diventata quasi una colpa; credere nel Dio cristiano, poi, una colpa particolarmente grave, perch\u00e9 implica una corresponsabilit\u00e0, se non altro morale, con le crociate, i roghi delle streghe e il processo a Galilei, se non anche alle guerre mondiali e alla Shoah.<\/p>\n<p>Eppure, per secoli, la cultura europea non ha visto alcuna incompatibilit\u00e0 tra ragione e fede; cos\u00ec come non l&#8217;aveva vista, prima di essa, la civilt\u00e0 greca. Scriveva, ad esempio, san Tommaso d&#8217;Aquino, nella <em>Summa contra Gentiles<\/em> (<em>Trattato contro gli infedeli<\/em>), scritta fra il 1259 e il 1268 su incarico dell&#8217;Ordine domenicano come manuale per i missionari che dovevano convertire islamici ed ebrei nelle regioni della Penisola Iberica riconquistate dai re cattolici (libro I, capp. 7-8, traduzione dal latino di S. Centi, Torino, Utet, 1975):<\/p>\n<p><em>Sebbene la verit\u00e0 della fede cristiana superi la capacit\u00e0 della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verit\u00e0 [ossia quella conosciuta per fede]. Infatti:<\/em><\/p>\n<p><em>1. I princ\u00ecpi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che \u00e8 impossibile pensare che siano falsi. E neppure \u00e8 lecito ritenere che possa esser falso quanto si ritiene per fede, essendo confermato da Dio n maniera cos\u00ec evidente. Perci\u00f2 essendo contrario al vero solo il falso, com&#8217;\u00e8 evidente dalle loro rispettive definizioni, impossibile che una verit\u00e0 di fede posa essere contraria a quei principi che la ragione conosce per natura.<\/em><\/p>\n<p><em>2. Inoltre, le idee che l&#8217;insegnante suscita nell&#8217;anima del discepolo contengono la dottrina del maestro, se costui non ricorre alla finzione: il che sarebbe delittuoso attribuire a Dio. Ora, la conoscenza dei principi a noi noti per natura ci \u00e8 stata infusa da Dio, essendo egli l&#8217;autore della nostra natura. Quindi anche la sapienza divina possiede questi principi. Perci\u00f2 quanto \u00e8 contrario a tali principi \u00e8 contrario alla sapienza divina; e quindi non pu\u00f2 derivare da Dio. Le cose dunque che si tengono per fede, derivando dalla rivelazione divina, non possono mai essere in contraddizione con le nozioni avute dalla conoscenza naturale.<\/em><\/p>\n<p><em>3. In pi\u00f9, ragioni contrarie legano l&#8217;intelletto nostro al punto da non poter procedere alla conoscenza della verit\u00e0. Perci\u00f2 se Dio ci infondesse conoscenze contrastanti, impedirebbe al nostro intelletto di conoscere la verit\u00e0. Il che non si pu\u00f2 pensare di Dio<\/em>.<\/p>\n<p>Quanta chiarezza e consequenzialit\u00e0 logica in san Tommaso d&#8217;Aquino; davvero la cultura moderna ha rappresentato un progresso nel pensiero e nella consapevolezza che gli uomini hanno di s\u00e9? \u00c8 difficile crederlo, vedendo che si \u00e8 verificata proprio quella paralisi logica che san Tommaso denuncia nel punto tre: <em>ragioni contrarie legano l&#8217;intelletto nostro al punto da non poter procedere alla conoscenza della verit\u00e0.<\/em> Ora, l&#8217;uomo moderno, che \u00e8 creatura, pretende di non poter credere nella esistenza del proprio Creatore, perch\u00e9, se lo facesse, si sentirebbe sminuito nell&#8217;autonomia della cosa pi\u00f9 preziosa che possiede, la ragione, e che pure \u00e8 il dono pi\u00f9 prezioso che da Lui ha ricevuto. Fatale circolo vizioso di ragioni contrarie: l&#8217;uomo riflette sulla sua razionalit\u00e0, sulla sua libert\u00e0, e cerca in qual modo abbia potuto conquistarle, perch\u00e9 solo cos\u00ec trover\u00e0 anche il modo di conservarle; ma non lo pu\u00f2, perch\u00e9 non se le \u00e8 date da solo, gli vengono da altro da s\u00e9, da qualcuno o da qualcosa che \u00e8 la Causa prima di ogni realt\u00e0 esistente, quindi anche di lui, della sua ragione e della sua libert\u00e0. In pratica, \u00e8 come se l&#8217;uomo moderno pretendesse di servirsi abbondantemente a una tavola imbandita, ma senza ringraziare alcuno, anzi, negando perfino che quella tavola sia stata preparata per lui. Sostiene, assurdamente, che la tavola imbandita \u00e8 frutto del caso; usa male la sua ragione, per trovare in che modo possa farne strumento della propria auto-affermazione: non si rassegna al fatto che la ragione, se rettamente adoperata, cio\u00e8 nell&#8217;amore e nel timore del Creatore, \u00e8 la sua benedizione, ma se usata male, cio\u00e8 per escludere e rifiutare Dio, diviene la sua maledizione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che le verit\u00e0 di fede non sono compatibili con la ragione: con la vera e sana ragione naturale, che \u00e8, anch&#8217;essa, un dono di Dio all&#8217;uomo. E se \u00e8 un dono di Dio; se \u00e8 il pi\u00f9 prezioso di tutti i doni, quello che lo rende simile al suo Creatore, come pu\u00f2 accadere che proprio essa lo allontana da Dio, lo renda scettico, agnostico, incredulo, ateo? Evidentemente, se ci\u00f2 accade, non si tratta della ragione rettamente intesa e utilizzata, ma piuttosto di una sua scimmiottatura. Si rifletta sulle parole di san Tommaso: <em>la conoscenza dei principi a noi noti per natura ci \u00e8 stata infusa da Dio, essendo egli l&#8217;autore della nostra natura. Quindi anche la sapienza divina possiede questi principi. Perci\u00f2 quanto \u00e8 contrario a tali principi \u00e8 contrario alla sapienza divina; e quindi non pu\u00f2 derivare da Dio.<\/em> Si potrebbe esprimere con maggiore chiarezza e con maggiore evidenza, in poche righe, il motivo per cui la vera ragione non \u00e8 mai nemica della fede, n\u00e9 questa di quella? Se pare che vi sia un contrasto tra fede e ragione, una incompatibilit\u00e0, una inconciliabilit\u00e0, ci\u00f2 avviene o perch\u00e9 ci si dimentica che la vera ragione \u00e8 un dono di Dio, e che l&#8217;uomo ha la possibilit\u00e0 di usarne bene o male, mediante l&#8217;altro grande dono che gli \u00e8 stato fatto, la libert\u00e0; o che pure la fede \u00e8 un dono di Dio, ma un dono che non viene concesso a tutti, bens\u00ec a quanti lo cercano, lo chiedono, lo invocano. La ragione, quindi, \u00e8 una prerogativa naturale dell&#8217;uomo; la fede no, perch\u00e9 richiede una esplicita domanda da parte sua; e ci\u00f2 implica un atteggiamento di umilt\u00e0. Non \u00e8 necessario essere umili per possedere la ragione, ma lo \u00e8 se la si vuole utilizzare nel modo giusto. In pratica, con la ragione accade, in maniera pi\u00f9 evidente, quel che accade con ogni altra facolt\u00e0 umana: \u00e8 una preziosa alleata dell&#8217;uomo se egli la usa con umilt\u00e0, cio\u00e8 tenendola costantemente in atteggiamento di apertura e di disponibilit\u00e0 verso la verit\u00e0 divina, e quindi verso la grazia della fede; ma si trasforma nella sua implacabile nemica se egli ne abusa, rivolgendola contro Colui che gliel&#8217;ha data. Tutto questo \u00e8 perfettamente logico. Come potrebbe la ragione essere amica dell&#8217;uomo, se \u00e8 nemica di Dio? Ci\u00f2 che \u00e8 nemico di Dio, \u00e8 fuori della verit\u00e0; e se si \u00e8 fuori della verit\u00e0, si \u00e8 anche fuori della propria vera natura. Ed ecco il paradosso, per cui l&#8217;ateismo rende l&#8217;uomo nemico di se stesso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli uomini, fin dalla notte dei tempi, hanno sempre creduto nel divino; da migliaia di anni, tutti i popoli civilizzati credono in Dio. 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