{"id":25118,"date":"2009-02-18T10:23:00","date_gmt":"2009-02-18T10:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/18\/ragione-e-fede-nel-pensiero-di-san-tommaso-cardine-della-spiritualita-medievale\/"},"modified":"2009-02-18T10:23:00","modified_gmt":"2009-02-18T10:23:00","slug":"ragione-e-fede-nel-pensiero-di-san-tommaso-cardine-della-spiritualita-medievale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/18\/ragione-e-fede-nel-pensiero-di-san-tommaso-cardine-della-spiritualita-medievale\/","title":{"rendered":"Ragione e fede nel pensiero di San Tommaso, cardine della spiritualit\u00e0 medievale"},"content":{"rendered":"<p>La ragione \u00e8 incompatibile con la fede?<\/p>\n<p>Secondo la tipica mentalit\u00e0 moderna, s\u00ec; e, ad un filosofo che si arrischi a sostenere il contrario, non vengono di certo risparmiati i sorrisetti ironici della maggior parte dei suoi colleghi, tutti imbevuti di cultura materialista, scientista e positivista, secondo la quale nulla esiste al di fuori i ci\u00f2 che si pu\u00f2 rappresentare il Logos strumentale e calcolante.<\/p>\n<p>Per pi\u00f9 di mille anni, tuttavia, la cultura cristiana medievale ha ritenuto il contrario; e, prima di essa, lo ha creduto anche il filone principale del pensiero classico, culminante nei grandiosi sistemi speculativi di Platone e di Aristotele.<\/p>\n<p>Se, poi, diamo uno sguardo anche velocissimo alle altre culture, l&#8217;indiana, la cinese, l&#8217;araba, subito ci rendiamo conto &#8211; pur nella notevole diversit\u00e0 del quadro di riferimento generale &#8211; che nemmeno per esse esiste conflitto o una contraddizione tra l&#8217;ambito del pensiero logico e quello del sentimento religioso. \u00c8 solo ed esclusivamente la modernit\u00e0 che ha \u00abinventato\u00bb l&#8217;aut-aut tra le due cose; e, da Marx e Freud in poi (due ebrei atei: ma un ebreo \u00e8 mai veramente ateo?), \u00e8 diventato terribilmente fuori moda affermare una posizione diversa.<\/p>\n<p>Il Medioevo, che non \u00e8 stato affatto quell&#8217;et\u00e0 oscura e barbarica che ai nipotini di Voltaire e di Gibbon piace immaginare, ma che ha prodotto geni universali come Giotto, Dante, San Tommaso, per non parlare della possente spiritualit\u00e0 di figure come Francesco d&#8217;Assisi, Santa Chiara e Santa Caterina da Siena, ha raggiunto autentici vertici speculativi, come nella \u00abSumma Theologiae\u00bb dell&#8217;Aquinate, e ha illustrato con chiarezza esemplare e con mirabile concisione gli argomenti razionali a favore dell&#8217;esistenza di Dio.<\/p>\n<p>Li riassumiamo brevissimamente.<\/p>\n<p>Prima prova: Dio \u00e8 il Motore Immobile, origine del movimento di tutte le cose (perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che si muove \u00e8 mosso da altro).<\/p>\n<p>Seconda prova: Dio \u00e8 la Causa Prima, perch\u00e9 nell&#8217;ordine delle cose sensibili, niente \u00e8 causa efficiente di se stesso.<\/p>\n<p>Terza prova: Dio \u00e8 l&#8217;Essere necessario, perch\u00e9 le cose possibili potrebbero anche non essere (ma \u00e8 impossibile che tutte le cose siano soltanto possibili, altrimenti ci sarebbe stato un tempo in cui niente esisteva, e dunque niente esisterebbe ora).<\/p>\n<p>Quarta prova: Dio \u00e8 la Perfezione assoluta, dato che nelle cose esistono vari gradi di perfezione, i quali presuppongono l&#8217;esistenza di un massimo (che, per\u00f2, non esiste in natura).<\/p>\n<p>Quinta prova: Dio \u00e8 l&#8217;Intelligenza ordinatrice dell&#8217;universo, perch\u00e9 tutte le cose naturali tendono a un fine, che \u00e8 l&#8217;ottimo; ma non vi tenderebbero le cose prive di conoscenza, se quel fine non esistesse fuori di loro.<\/p>\n<p>Certo, la cultura e la spiritualit\u00e0 medievali avevano ben chiaro il concetto del limite: ossia che la ragione umana pu\u00f2 arrivare a comprendere certe cose, ma non tutte; e che, davanti a quelle che la trascendono, essa deve porsi in un atteggiamento di estrema umilt\u00e0, e cedere la mano ad una facolt\u00e0 di lei pi\u00f9 grande e pi\u00f9 elevata: la fede, appunto.<\/p>\n<p>Per dirla con il gran padre Dante, per bocca di Virgilio (Purgatorio, III, 34-45):<\/p>\n<p>\u00abMatto \u00e8 chi spera che nostra ragione<\/p>\n<p>possa trascorrer la infinita via<\/p>\n<p>che tiene una sustanza in tre persone.<\/p>\n<p>State contenti, umana gente, al quia;<\/p>\n<p>perch\u00e9, se possuto aveste veder tutto,<\/p>\n<p>mestier non era parturir Maria;<\/p>\n<p>e disiar vedeste sanza frutto<\/p>\n<p>tai che sarebbe lor disio quetato,<\/p>\n<p>ch&#8217;etternalmente \u00e8 dato lor per lutto:<\/p>\n<p>io dico d&#8217;Aristotile e di Plato<\/p>\n<p>e di molt&#8217;altri&quot;; e qui chin\u00f2 la fronte,<\/p>\n<p>e pi\u00f9 non disse, e rimase turbato.\u00bb<\/p>\n<p>E, sul problema del rapporto tra ragione e fede, ci piace riportare cinque brevi passi dell&#8217;opera di San Tommaso, il pi\u00f9 grande filosofo del Medioevo e uno dei pi\u00f9 grandi nella storia del pensiero occidentale, nella \u00abSumma contra Gentiles, I, 39, 5, 7, 8\u00bb, trad. Di Napoli e \u00abIn Bo\u00ebtium\u00bb De Trinitate&quot;, a 3 (in: E. Paolo Lamanna, \u00abLetture filosofiche\u00bb, Firenze, Le Monnier, 1969, vol. I, pp. 128-130).<\/p>\n<p>Nel primo di essi, l&#8217;Aquinate distingue i rispettivi oggetti d&#8217;indagine della fede e della ragione; nel secondo, espone la necessit\u00e0 della fede; nel terzo, dimostra che la fede non \u00e8 contraria alla ragione; nel quarto e nel quinto (tratti da due opere diverse) illustra quale sia la funzione propria della ragione di fronte alla fede.<\/p>\n<p>\u00abIn tutto ci\u00f2 che affermiamo intorno a Dio abbiamo due classi di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Alcune verit\u00e0 trascendono tutto il potere della ragione umana, come la Trinit\u00e0-Unit\u00e0 di Dio. Altre invece appartengono alla sfera della ragione naturale, come l&#8217;esistenza di Dio, la sua unit\u00e0 e simili; e queste i filosofi hanno affermato di Dio con processo dimostrativo alla luce della ragione naturale. Che vi siano verit\u00e0 teologiche trascendenti essenzialmente la ragione \u00e8 di piena evidenza.<\/p>\n<p>E difatti, siccome la base di tutta la scienza, che la ragione umana acquista di una cosa, \u00e8 l&#8217;intelligenza della sua essenza, ne segue che la misura della conoscenza dell&#8217;essenza sia anche la misura di ci\u00f2 che si conosce di quella cosa. Onde, se l&#8217;intelletto umano comprende l&#8217;essenza di qualche cosa, come di una pietra o di un triangolo, nessuno dei suoi elementi intelligibili trascende il potere della ragione umana.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che per\u00f2 non \u00e8 il caso di Dio di fronte a noi. Poich\u00e9 l&#8217;intelletto umano non pu\u00f2 naturalmente arrivare ad intuire la sua essenza, per il fatto che il suo conoscere in questa vita parte dal senso. E pertanto ci\u00f2 che cade sotto l&#8217;ambito del senso non pu\u00f2 essere conosciuto dall&#8217;intelletto umano se non nei limiti della conoscenza sensibile. Ora le cose sensibili non possono elevare il nostro intelletto a un piano tale in cui si scorga il ci\u00f2 che \u00e8 [l&#8217;essenza] della scienza divina, data la loro inadeguatezza alla causa che le produce.<\/p>\n<p>Tuttavia il nostro intelletto \u00e8 guidato dalle cose sensibili a conoscere il che \u00e8 [l&#8217;esistenza] di Dio e quanto di simile sia da attribuire al Primo Principio.<\/p>\n<p>Vi sono dunque alcune verit\u00e0 divine proporzionate alla ragione umana e altre che trascendono assolutamente il potere della ragione umana. (&#8230;)<\/p>\n<p>\u00c8 necessario che quelle verit\u00e0, le quali trascendono la ragione, vengano proposte per fede divina all&#8217;uomo. Nessuno difatti tende con appassionata volont\u00e0 a qualche cosa senza prima conoscerla. E siccome gli uomini sono ordinati per provvidenza divina ad un vene pi\u00f9 alto di quanto possa sperimentare nel tempo la vita umana, \u00e8 stato necessario che l&#8217;anima fosse chiamata a qualche cosa di pi\u00f9 alto di quel che la nostra ragione possa raggiungere in questa vita: e cos\u00ec imparare attendere appassionatamente a qualche cosa che trascende lo stato della vita presente. Ci\u00f2 \u00e8 quanto conviene in modo particolarissimo alla religione cristiana la quale promette specialmente beni spirituali ed eterni. Onde in essa vengono proposte verit\u00e0 che trascendono l&#8217;umano sentire&#8230; Perci\u00f2, bench\u00e9 la ragione umana non possa pienamente comprendere quelle verit\u00e0 che sono superiori alla ragione, tuttavia si perfeziona notevolmente se comunque le accetta almeno per fede. (&#8230;)<\/p>\n<p>Bench\u00e9 la verit\u00e0 della fede cristiana superi la capacit\u00e0 della ragione umana, quelle verit\u00e0, che sono essenzialmente connaturali alla ragione, non possono essere contrarie alla verit\u00e0 di fede.<\/p>\n<p>Difatti quelle verit\u00e0, che sono essenzialmente connaturali alla ragione, ci constano essere verissime in tale maniera, che non sia possibile pensarle false; n\u00e9 d&#8217;altra parte \u00e8 possibile pensare falso ci\u00f2 che si tiene per fede dal momento che ha una cos\u00ec evidente conferma divina. Siccome dunque il solo falso \u00e8 contrario al vero, come appare manifestamente dai loro concetti, \u00e8 impossibile che la verit\u00e0 di fede sia contraria a ci\u00f2 che la ragione conosce naturalmente. (&#8230;)<\/p>\n<p>Le cose sensibili da cui inizia la sua marcia conoscitiva la ragione umana, posseggono un tal quale vestigio imitativo del divino (in quanto sono buone), imperfetto tuttavia, ed insufficiente a chiarire l&#8217;essenza di Dio. Poich\u00e9 gli effetti hanno a loro modo una somiglianza con le loro cause per il fatto che ogni agente produce un simile a s\u00e9; per\u00f2 l&#8217;effetto non assurge alla perfetta somiglianza con l&#8217;agente. La ragione umana quindi, per conoscere la verit\u00e0 di fede, la quale pu\u00f2 essere notissima soltanto a coloro che intuiscono l&#8217;essenza divina, non pu\u00f2 che fissare delle analogie con essa; ; le quali tuttavia non bastano a ci\u00f2 che la predetta verit\u00e0 [di fede] venga compresa quasi dimostrativamente o analiticamente. \u00c8 utile tuttavia che lo spirito umano si esercirti in queste ragioni pur deboli, a patto che sia assente ogni presunzione di comprendere o di dimostrare. (&#8230;)<\/p>\n<p>Possiamo nelle nostra dottrina usare la filosofia per tre fini: 1) per dimostrare i preamboli della fede, che sono necessari alla conoscenza per fede; quali sono le cose che si dimostrano intorno a Dio con la ragione naturale: che Dio esiste, che Dio \u00e8 uno, e altre simili verit\u00e0 d Dio e della creature, che in filosofia vengono dimostrate e dalla fede sono presupposte; 2) per chiarire, mediante similitudini, cose che sono di pertinenza della fede; cos\u00ec sant&#8217;Agostino nel &quot;De Trinitate&quot; si serve di molte similitudini tratte da dottrine filosofiche per chiarire la Trinit\u00e0; 3) per confutare le obiezioni che si muovono alla fede mostrando o che sono false o non sono necessarie. &#8211; D&#8217;altra parte, quelli che si servono della filosofia nella dottrina sacra possono errare in due modi: in primo luogo introducendo nozioni contrarie alla fede, e queste non appartengono alla filosofia ma sono piuttosto errori o abusi di essa, come fece Origene; in secondo luogo, includendo nel dominio della filosofia cose che sono di pertinenza della fede, come se non si intendesse credere altro che quello che la filosofia pu\u00f2 dimostrare; mentre invece la filosofia deve essere ricondotta ai fini della fede, secondo il detto di paolo (I Corinti, X): &quot;portano in cattivit\u00e0 tutta l&#8217;intelligenza per ossequio a Cristo&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il modo di ragionare dell&#8217;uomo medievale: limpido, conseguente, rigoroso; e, al tempo stesso, perfettamente coerente con la convinzione che la ragione possa e debba esplorare solo una parte dell&#8217;intelligibile.<\/p>\n<p>Due sono gli ordini che abbracciano il piano della realt\u00e0: l&#8217;ordine della natura e l&#8217;ordine del soprannaturale: al primo \u00e8 preposta, quale strumento d&#8217;indagine, la ragione; al secondo \u00e8 riservata la fede.<\/p>\n<p>La ragione non viene sminuita, n\u00e9, tanto meno, mortificata, se le si pongono dei limiti: perch\u00e9 quei limiti non sono un ostacolo a ci\u00f2 che l&#8217;uomo pu\u00f2 comprendere, ma solo il riconoscimento che l&#8217;uomo non pu\u00f2 comprendere tutto.<\/p>\n<p>La ragione dell&#8217;uomo medievale non sa nulla di scissione dell&#8217;io, di disgregazione delle certezze, di conflitto tra ragione e fede, perch\u00e9 colloca ogni cosa nell&#8217;ambito che le \u00e8 proprio, ordinatamente e serenamente. Il senso del limite ed il senso del mistero, questi due pilastri dell&#8217;\u00abanimus\u00bb religioso, le sono profondamente connaturati; perci\u00f2 non li vive come fonte di frustrazione e di sconfitta, ma come doveroso riconoscimento dell&#8217;ordine soprannaturale, cui la ragione pu\u00f2 accostarsi solo in parte, fermandosi sulla soglia.<\/p>\n<p>La lacerazione dell&#8217;io e il conflitto tra fede e ragione \u00e8 una malattia tipica della modernit\u00e0: una nevrosi che scaturisce dalla \u00abhybris\u00bb di un Logos che non accetta limiti e vorrebbe infrangere ogni barriera; Logos che \u00e8, a sua volta, il risultato di una radicale laicizzazione della cultura, di una visione ormai pienamente immanentistica e desacralizzata della vita.<\/p>\n<p>Il primo intellettuale che ha impersonato la nevrosi della modernit\u00e0 \u00e8 stato Francesco Petrarca (cfr. il nostro articolo: \u00abFrancesco Petrarca e lo spirito della modernit\u00e0\u00bb, sempre sul sito di Arianna Editrice); poi, a ruota, tutti gli intellettuali si sono gettati a capofitto nello stesso peccato di orgoglio e sono sprofondati nella medesima palude.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale comprendeva istintivamente la verit\u00e0 dell&#8217;apologo del bambino che, sulla riva del mare, cerca di travasarne tutta l&#8217;acqua in una buca scavata nella sabbia, per far capire a Sant&#8217;Agostino l&#8217;inanit\u00e0 del suo sforzo di penetrare razionalmente i misteri della fede; la comprendeva ed era capace di convivere con il senso del limite.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, dominato dalla smania di spiegare tutto e di sostituirsi a Dio nella funzione di intelligenza ordinatrice del mondo, non pu\u00f2 accettare una tale atteggiamento; e, di conseguenza, vive in uno stato di perenne frustrazione: proteso oltre se stesso per ghermire l&#8217;Assoluto, e tuttavia, ogni volta, inesorabilmente respinto verso la propria finitezza e la propria mortalit\u00e0.<\/p>\n<p>Sarebbe un grave fraintendimento quello di pensare che la ragione, nel Medioevo, fosse trascurata o sottovalutata in nome della fede; \u00e8 vero piuttosto il contrario: corroborata dal rapporto vivificante con la fede, essa era tenuta in altissima stima. Semplicemente, non le si domandava pi\u00f9 di quanto essa sia in grado di dare.<\/p>\n<p>Del resto, noi moderni dovremmo liberarci dell&#8217;idea che la categoria della fede sia, semplicemente, un residuo del pensiero mitico (almeno, se non si ridefinisce il significato del pensiero mitico, che \u00e8 qualcosa di molto pi\u00f9 profondo di quanto non creda la cultura neopositivista oggi imperante). N\u00e9 dovremmo intenderla in senso angustamente confessionale, come un elemento specifico del cattolicesimo; \u00e8 vero, invece, che essa esprime una eterna caratteristica della natura umana, ossia l&#8217;apertura verso la trascendenza.<\/p>\n<p>Intesa in questo senso, \u00e8 chiaro che la fede non \u00e8 qualche cosa che si possa contrapporre alla ragione; ma, al contrario, una forma di apertura coscienziale che include la sfera della ragione calcolante, inglobandola, ma anche oltrepassandola decisamente.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, cancellando il senso del limite e sopprimendo il senso del mistero, l&#8217;uomo moderno non ha solo allontanato il divino dal proprio orizzonte spirituale; ha anche condannato se stesso alla maledizione di misurarsi senza posa con un compito pi\u00f9 grande di lui. Da ci\u00f2, le due tipiche modalit\u00e0 di fuga dell&#8217;uomo moderno, davanti all&#8217;impossibilit\u00e0 di assolvere il proprio ruolo: la fuga in avanti, sotto forma di vitalismo esasperato, di superomismo e di delirio di onnipotenza; e la fuga all&#8217;indietro, sotto forma di pessimismo patologico, di nausea e disgusto per l&#8217;esistente, di resa al proprio destino di essere-per-la-morte.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0: forse, rileggendo Agostino, Tommaso e gli altri filosofi medievali, molti uomini moderni potrebbero trovare una risposta alla loro inquietudine esistenziale, alla loro delusione e alla loro amarezza; e riscoprire il benefico influsso di un pensiero che sa coesistere con il proprio limite, anzi, con l&#8217;idea del limite in quanto tale &#8211; e che riesce, al tempo stesso, a vedervi una porta d&#8217;accesso verso la dimensione dell&#8217;Essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ragione \u00e8 incompatibile con la fede? 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