{"id":25116,"date":"2018-07-22T02:05:00","date_gmt":"2018-07-22T02:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/22\/fecia-di-cossato-quello-era-un-uomo\/"},"modified":"2018-07-22T02:05:00","modified_gmt":"2018-07-22T02:05:00","slug":"fecia-di-cossato-quello-era-un-uomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/22\/fecia-di-cossato-quello-era-un-uomo\/","title":{"rendered":"Fecia di Cossato: quello era un uomo"},"content":{"rendered":"<p>Prima di togliersi la vita, sparandosi un colpo alla tempia, il trentaseienne capitano di corvetta Carlo Fecia di Cossato (Roma, 25 settembre 1908-Napoli, 27 agosto 1944), eroe della guerra navale, comandante di sommergibili e affondatore di ben diciassette navi nemiche nell&#8217;Oceano Atlantico, medaglia d&#8217;oro al valor militare, poi condannato per insubordinazione per aver rifiutato di obbedire al governo Bonomi che, a sua volta, non aveva voluto giurare fedelt\u00e0 al re, scrisse questa toccante lettera a sua madre:<\/p>\n<p><em>Napoli, 21 agosto 1944.<\/em><\/p>\n<p><em>Mamma carissima,<\/em><\/p>\n<p><em>quando riceverai questa mia lettera saranno successi dei fatti gravissimi che ti addoloreranno molto e di cui sar\u00f2 il diretto responsabile. Non pensare che io abbia commesso quello che ho commesso in un momento di pazzia, senza pensare al dolore che ti procuravo. Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della Marina, a cui mi sono rassegnato solo perch\u00e9 ci \u00e8 stata presentata come un ordine del Re, che ci chiedeva di fare l&#8217;enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere baluardo della Monarchia al momento della pace. Tu conosci che cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato. Da questa constatazione me ne \u00e8 venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che pi\u00f9 conta ora, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, Mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d&#8217;uscita, uno scopo alla mia vita. Da mesi penso ai miei marinai del Tazzoli che sono onorevolmente in fondo al mare e penso che il mio posto \u00e8 con loro. Spero, Mamma, che mi capirai e che nell&#8217;immenso dolore che ti dar\u00e0 la notizia della mia fine ingloriosa, saprai capire la nobilt\u00e0 dei motivi che mi hanno guidato. Tu credi in Dio, ma se c&#8217;\u00e8 un Dio, non \u00e8 possibile che non apprezzi i miei sentimenti che sono sempre stati puri e la mia rivolta contro la bassezza dell&#8217;ora. Per questo, Mamma, credo che ci rivedremo un giorno. Abbraccia pap\u00e0 e le sorelle e a te, Mamma, tutto il mio affetto profondo e immutato. In questo momento mi sento molto vicino a tutti voi e sono sicuro che non mi condannerete.<\/em><\/p>\n<p><em>Charlot<\/em><\/p>\n<p>Le ragioni del suo gesto estremo non avevano niente a che fare con la condanna a tre mesi in fortezza per insubordinazione, come un menzognero dispaccio governativo cerc\u00f2 di far credere: liberato in seguito a una vera sollevazione dei suoi uomini, che gli erano devotissimi (una circostanza rilevata anche dal vicecomandante del famoso corsaro <em>Atlantis<\/em>, Ulrich Mohr, che era stato preso a bordo dal sommergibile <em>Tazzoli<\/em> di Cossato, insieme a molti altri naufraghi tedeschi), si era visto commutare la pena in tre mesi di licenza forzata. Egli si sentiva leso nell&#8217;onore e irrimediabilmente sporcato, non certo per il rifiuto di obbedire a un governo che considerava illegittimo, ma per la squallida vicenda che port\u00f2 alla resa ignominiosa della Regia marina nel settembre del 1943. Fecia di Cossato non era n\u00e9 fascista, n\u00e9 filo-tedesco; era, semplicemente, un ottimo comandante di navi e un soldato d&#8217;onore. Il voltafaccia dell&#8217;8 settembre produsse su di lui un&#8217;impressione penosissima, e un&#8217;impressione ancor peggiore la produsse l&#8217;ordine di consegnare la flotta agli alleati, a malta. Fino all&#8217;ultimo volle credere e sperare che le cose stessero altrimenti: obbed\u00ec, come tanti altri, solo perch\u00e9 aveva giurato fedelt\u00e0 al Re, capo dello Stato e delle Forze Armate, e perch\u00e9 questi aveva fatto sapere che l&#8217;enorme sacrificio richiesto ai militari era nell&#8217;interesse superiore della Patria. Con l&#8217;animo gonfio di amarezza, Fecia di Cossato, che si era sempre battuto coraggiosamente e lealmente, diresse verso Malta e s&#8217;illuse che la flotta non avrebbe dovuto ammainare la bandiera: che non si sarebbe umiliata davanti a un nemico che non l&#8217;aveva sconfitta e contro il quale si era sempre battuta con onore. Ma non fu cos\u00ec: la resa ingloriosa ci fu, e si seppe anche che le bellissime navi, gi\u00e0 orgoglio dell&#8217;Italia, sarebbero state spartite fra le nazioni alleate, a guerra finita. Fu questa insopportabile vergogna, fu l&#8217;onta di aver dovuto obbedire a ordini cos\u00ec infamanti che min\u00f2 irreparabilmente il suo morale. Il dolore per la morte di tanti suoi bravi marinai non fu la causa del suo gesto, anche se pu\u00f2 aver contribuito al suo senso di colpa, perch\u00e9 egli si rendeva conto che essi erano morti per niente, e che tutti i sacrifici sopportati in guerra erano stati gettato via da un governo senza onore. Il rifiuto del governo Bonomi di prestare giuramento davanti al re fu, forse, la goccia che fece traboccare il vaso. Fecia di Cossato aveva mandato gi\u00f9 tutta una serie di bocconi amarissimi solo per fedelt\u00e0 al legittimo sovrano, Vittorio Emanuele III, che rappresentava la continuit\u00e0 e la perennit\u00e0 dello Stato; ma ora si rendeva conto che quel sovrano, d&#8217;altronde gi\u00e0 screditatosi con le sue stesse mani per la fuga di Pescara e per l&#8217;abbandono di tanti combattenti, lasciato senza ordini n\u00e9 direttive d&#8217;alcun genere, non contava pi\u00f9 niente. In altre parole, il sacrificio pi\u00f9 grande fra tutti quelli sopportati in guerra, il sacrificio del proprio onore di combattente, costretto ad arrendersi imbattuto a un nemico arrogante, che ora si presentava come amico e liberatore, era stato perfettamente inutile.<\/p>\n<p>Il mondo di Fecia di Cossato stava franando a velocit\u00e0 impressionante. Tutto ci\u00f2 che gli era stato insegnato con religiosa seriet\u00e0, ora si sfarinava e perdeva significato. Onore, fedelt\u00e0, senso del dovere, responsabilit\u00e0, eroismo, abnegazione, amore incondizionato per la Patria, tutto questo era divenuto moneta svalutata nel giro di pochi mesi. Ammiragli felloni restavano ai loro posti e anzi facevano velocemente carriera, dopo aver trescato col nemico fin dal 10 giugno del 1940. Dissero, poi, d&#8217;averlo fatto per amor di Patria, cio\u00e8 per amore della libert\u00e0, soppressa dalla dittatura fascista. Miserabili giustificazioni, indegne di qualsiasi uomo d&#8217;onore: se proprio quei signori erano cos\u00ec preoccupati per la libert\u00e0 dell&#8217;Italia, come ha osservato con giusto disprezzo Antonino Trizzino nel suo famoso libro <em>Navi e poltrone<\/em>, perch\u00e9 non avevano corso qualche rischio personale e non avevano cercato di eliminare Mussolini, come il colonnello Stauffenberg cerc\u00f2 di eliminare Hitler, a rischio della propria vita? Essi, invece, scelsero la via pi\u00f9 sicura, ma pi\u00f9 spregevole: sabotare lo sforzo bellico della Patria, pregare per la sua sconfitta, e, probabilmente anche qualcosa di pi\u00f9 che pregare: sabotare lo sforzo bellico e passare informazioni al nemico. In cambio, a guerra finita, essi ebbero anche alte decorazioni dai governi alleati. Ma Fecia di Cossato non era quel tipo d&#8217;uomo: era un vero uomo d&#8217;onore, un cavaliere d&#8217;altri tempi; uno per il quale la parola data \u00e8 sacra, e un giuramento va rispettato, sempre e comunque, a costo della vita. Nell&#8217;agosto del 1944, con la Patria infangata, schiacciata, e per giunta messa a ferro e fuoco da una ferocissima guerra civile, non vide alcuna ragione per cui avrebbe dovuto continuare a vivere. Un gesto senza dubbio condannabile, da un punto di vista religioso e cristiano; e tuttavia, il suo fu uno dei pochissimi suicidi davanti ai quali non si pu\u00f2 fare altro che togliersi il cappello, mettersi sull&#8217;attenti e chinare il capo, come \u00e8 dovere allorch\u00e9 si \u00e8 in presenza di un valoroso. Ce n&#8217;erano pochi, come lui, gi\u00e0 allora, nonostante la severa educazione che veniva impartita al corpo degli ufficiali; oggi, purtroppo, abbiamo paura che ce ne siano ancora di meno, se pure ce ne sono ancora. Forse, uomini cos\u00ec non ne sono pi\u00f9 nati dopo la guerra. Forse, oggi, nei suoi panni, chiunque altro avrebbe trovato normalissimo obbedire agli ordini e servire il potere di turno, senza fare domande, senza porsi tanti problemi di coscienza. L&#8217;onore \u00e8 diventato una merce pi\u00f9 rara dell&#8217;uranio; il carrierismo, l&#8217;opportunismo, la corruzione si sono diffusi anche fra i servitori dello Stato. Anche se uomini d&#8217;onore, senza dubbio, ce ne sono ancora; e anche uomini eroici. I nomi di Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino lo testimoniano. Pure, non si pu\u00f2 non rammaricarsi che questi uomini d&#8217;onore vengano sempre sacrificati da chi sta pi\u00f9 in alto, dai membri della classe dirigente, i quali non hanno mai saputo cosa sia l&#8217;onore, e sono pronti a servire qualunque padrone, e a vendere i loro servigi a chiunque li ricompensi in maniera adeguata. Quanti servitori dello Stato, quanti magistrati, quanti parlamentari, quanti alti ufficiali delle Forze Armate, bench\u00e9 coinvolti in gravissimi scandali e disonorati dal punto di vista morale prima ancora che giudiziario, hanno avuto la dignit\u00e0 e la decenza, non diciamo di suicidarsi, per lavare nel sangue la propria vergogna, ma neppure di dimettersi e lasciare le amate poltrone? Quanti di loro hanno mostrato una nobilt\u00e0 di sentire anche solo lontanamente paragonabile a quella di Fecia di Cossato? Eppure, quando uno Stato non ha pi\u00f9 un certo numero di uomini cos\u00ec, il suo destino \u00e8 segnato: passano i governi, passano le ideologie, passano le mode e le fortune, ma gli uomini restano: e se la stoffa degli uomini \u00e8 buona, la societ\u00e0 pu\u00f2 resistere anche in tempi calamitosi; se si rivela mediocre, o cattiva, di quella societ\u00e0 si pu\u00f2 facilmente predire la prossima rovina. Piaccia o non piaccia, \u00e8 pur sempre l&#8217;uomo l&#8217;elemento decisivo nella vita di una nazione; anche nell&#8217;ora delle macchine, perch\u00e9 le macchine sono pur sempre utilizzate da esseri umani; e bisogna che sia buona la stoffa di cui sono fatti questi ultimi, non che sia superlativa la qualit\u00e0 delle macchine. Le macchine si possono sostituire, gli uomini no. le macchine sono sempre e solo macchine; soltanto gli uomini possono avere il senso dell&#8217;onore.<\/p>\n<p>\u00c8 molto triste pensare che Fecia di Cossato si uccise per fedelt\u00e0 ad un re che non aveva mostrato altrettanta fedelt\u00e0 verso gli ufficiali che avevano giurato nel suo none; un re che al primo pericolo scapp\u00f2 ignominiosamente, e questo dopo aver fatto arrestare in maniera proditoria, in casa sua, il capo del governo che di lui si fidava, e aver gettato il Paese dall&#8217;altra parte dei due schieramenti in lotta, provocando il collasso della nazione e lo sbandamento totale delle Forze Armate. Ed \u00e8 ancora pi\u00f9 triste che Fecia di Cossato, prima di uccidersi, chiedesse, ma invano, un colloquio con il principe Umberto: l&#8217;erede al trono non ritenne di riceverlo, chiudendo la porta in faccia a un eroe di guerra, che per fedelt\u00e0 alla dinastia dei Savoia si era giocato la carriera e, forse, la vita davanti a un plotone d&#8217;esecuzione. Mentre gli altri alti ufficiali tradivano e consegnavano al nemico le navi e le fortezze, lui si era battuto fino all&#8217;ultimo e nel porto di Bastia, in Corsica, con mezzi modesti aveva sconfitto una intera flottiglia tedesca. Se tutti gli ufficiali di marina fossero stati dotati del suo coraggio e della sua fermezza, forse l&#8217;8 settembre non sarebbe stato quella catastrofe irreparabile che, purtroppo, fu. Ma resta il fatto che l&#8217;eroismo degli ufficiali subordinati non pu\u00f2 mutare il destino di una nazione, se gli alti ufficiali tradiscono e non si curano della salvezza della Patria. Fecia di Cossato fu, probabilmente, uno dei non molti ufficiali italiani che la guerra, nel 1940, la affrontarono con la ferma volont\u00e0 di combatterla e di vincerla; non di combatterla per finta, come tanti, o addirittura con la segreta speranza di perderla, come altri. Basti dire che sui suoi sommergibili destinati a operare in Atlantico, dalla base di Bordeaux, egli voleva solo equipaggi di volontari: <em>Non voglio nessuno che non si imbarchi con me se non di sua spontanea volont\u00e0<\/em>, ammoniva i nuovi arrivati. E con questo spirito, guid\u00f2 i suoi uomini in una serie di crociere spettacolari, coprendosi di gloria, ma combattendo sempre con umanit\u00e0 e con spirito profondamente cavalleresco. Povero Vittorio Emanuele III e povero Umberto II: non valevano neanche un&#8217;unghia di Fecia di Cossato; non sarebbero stati degni di allacciargli le scarpe. \u00c8 un vero dramma quando i gregari si sacrificano eroicamente per dei capi che non valgono nulla.<\/p>\n<p>Oggi tutti gli italiani, e specialmente i giovani, dovrebbero conoscere la figura di Fecia di Cossato, dovrebbero sapere chi era e cosa fece. Dovrebbero studiarlo sui libri, sentirlo dai giornali, o almeno apprenderlo dalle labbra dei loro professori. Invece non \u00e8 cos\u00ec. Tutti gli italiani sanno i nomi di Togliatti, De Mita, Craxi, Berlusconi, Napolitano, Renzi, uomini mediocri di un&#8217;Italia mediocre, ma ignorano chi sia stato Fecia di Cossato. Solo i cultori di cose navali conoscono il suo nome, amano e rispettano la sua memoria. E la ragione c&#8217;\u00e8. Carlo Fecia di Cossato \u00e8 stato due volte, tre volte politicamente scorretto. Nel 1940 non preg\u00f2, come l&#8217;ammiraglio Franco Maugeri, che poi divenne capo di Stato maggiore della Marina, che l&#8217;Italia venisse sconfitta, ma fece quanto era in lui perch\u00e9 vincesse. Dunque, amava l&#8217;Italia pi\u00f9 di quanto odiasse il fascismo: colpa imperdonabile. Nel luglio del 1943 soffr\u00ec atrocemente per la resa e la consegna disonorevole della flotta. Evidentemente, non accolse gli angloamericani come liberatori, davanti ai quali scodinzolare festoso, come fecero tanti altri italiani: altra colpa grave. Infine, non volle piegarsi a riconoscere un governo che rifiutava obbedienza alla monarchia, e cos\u00ec mise in imbarazzo il re e suo figlio, due uomini da nulla, che non meritavano tanta fedelt\u00e0. Quindi, alla fine, riusc\u00ec sgradito a tutti: la sua memoria non era spendibile n\u00e9 dagli antifascisti, n\u00e9 dai fascisti, n\u00e9 dai monarchici. Tanto valeva dimenticarlo e farlo dimenticare. Ci son quasi riusciti. Ma noi, ai giovani italiani di oggi, vogliamo dirlo: cari ragazzi, vi auguriamo di sviluppare e coltivare la met\u00e0 del senso dell&#8217;onore che ebbe Carlo Fecia di Cossato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima di togliersi la vita, sparandosi un colpo alla tempia, il trentaseienne capitano di corvetta Carlo Fecia di Cossato (Roma, 25 settembre 1908-Napoli, 27 agosto 1944),<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[92],"class_list":["post-25116","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25116","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25116"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25116\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25116"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25116"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25116"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}