{"id":25115,"date":"2017-08-02T12:56:00","date_gmt":"2017-08-02T12:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/02\/nei-feaci-di-omero-un-ricordo-di-creta-minoica\/"},"modified":"2017-08-02T12:56:00","modified_gmt":"2017-08-02T12:56:00","slug":"nei-feaci-di-omero-un-ricordo-di-creta-minoica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/02\/nei-feaci-di-omero-un-ricordo-di-creta-minoica\/","title":{"rendered":"Nei Feaci di Omero un ricordo di Creta minoica?"},"content":{"rendered":"<p>Fra il 20 maggio e il 21 ottobre 1883 l&#8217;isola di Krakatoa, nelle Indie Orientali olandesi (odierna Indonesia) fu letteralmente demolita da una serie di violentissime eruzioni vulcaniche, le quali scaraventarono in aria immani quantit\u00e0 di materiale eruttivo, rocce, ceneri e polveri, e rilasciarono vapori cos\u00ec densi, da oscurare la luce del sole per parecchi mesi, con effetti visibili fino all&#8217;altro capo del mondo. Ancora l&#8217;anno seguente alcune rotte marittime dell&#8217;Oceano Indiano risultavano interrotte per la presenza di banchi galleggianti di pietra pomice, cos\u00ec fitti e numerosi da costituire un serio problema per le navi. La navigazione a vapore era ancora agli inizi e le navi a vela, relativamente piccole e leggere e del tutto prive della odierna strumentazione per procedere al buio o nella nebbia, correvano dei seri pericoli di fronte a quelle isole galleggianti, non segnate sulle mappe, che avevano qualcosa d&#8217;irreale e di pauroso. Una esplosione ancor pi\u00f9 devastante, sempre nelle Isole della Sonda, ebbe luogo l&#8217;11 aprile del 1815 e si scaten\u00f2 dal vulcano Tambora, una montagna alta pi\u00f9 di 4.000 metri che, al termine dei fenomeni parossistici, risult\u00f2 &quot;decapitata&quot; di ben 1.300 metri; l&#8217;anno seguente, il 1816, pass\u00f2 alla storia in tutto il mondo come &quot;l&#8217;anno senza sole&quot;, e di l\u00ec ebbe inizio una &quot;piccola era glaciale&quot;, con una serie di estati mancate e d&#8217;inverni freddissimi, appunto per la massiccia presenza, nell&#8217;atmosfera terrestre, delle polveri prodotte dall&#8217;eruzione. C&#8217;\u00e8 perfino chi ha ipotizzato che l&#8217;esito della battaglia di Waterloo (18 giugno 1815) sia stato influenzato in maniera decisiva dagli effetti sul clima dell&#8217;eruzione del Tambora, con il terreno saturo di umidit\u00e0 che fece rimandare l&#8217;azione dell&#8217;artiglieria francese &#8212; la quale, nei piani di Napoleone, avrebbe dovuto risultare decisiva &#8211; di ora in ora, fino a mezzogiorno, annullando il cosiddetto tiro di rimbalzo e soprattutto consentendo a Wellington di tenere le sue posizioni, con la fanteria britannica e alleata, fino all&#8217;arrivo, nel pomeriggio, di Bl\u00fccher.<\/p>\n<p>Forse il mito delle isole Simplegadi, poste all&#8217;ingresso del Ponto Eusino (Mar Nero), che cozzavano fra loro e minacciavamo di stritolare la navi dirette da e per il Mediterraneo &#8211; la loro etimologia deriva da <em>syn<\/em>, &quot;insieme&quot;, e <em>pl\u00e9sso<\/em>, &quot;urtare, battere&quot; -, e che anche gli Argonauti, guidati da Giasone e diretti nella Colchide, alla ricerca del Vello d&#8217;oro, dovettero superare, pu\u00f2 aver avuto origine da un evento di quel genere, cio\u00e8 dalla formazione di isole natanti di pietra pomice originate da una formidabile eruzione vulcanica. E forse anche certe tradizioni dell&#8217;antichit\u00e0, come l&#8217;episodio biblico delle dieci piaghe che colpirono l&#8217;Egitto faraonico al tempo di Mos\u00e8, sono riconducibili a un evento catastrofico di tipo eruttivo: l&#8217;oscurit\u00e0 prolungata, che sembra aver inghiottito il sole; l&#8217;invasione delle cavallette, eccetera, tutto questo potrebbe racchiudere la memoria degli effetti di un qualche sconvolgimento climatico, prodotto, a sua volta, da una colossale eruzione vulcanica. Pertanto, la domanda \u00e8: siamo a conoscenza, per l&#8217;area del Mediterraneo, di qualche catastrofe naturale che, per violenza, sia paragonabile a quelle del Krakatoa o del Tambora? E siamo a conoscenza di qualche brusco cambiamento nell&#8217;assetto politico, economico e sociale di quell&#8217;area, per esempio con la brusca scomparsa di qualche fiorente civilt\u00e0, come se un intero popolo si fosse estinto da un giorno all&#8217;altro, e come se le sue imponenti opere fossero state inghiottite nel nulla, in qualche voragine o in qualche angolo sconosciuto della nostra conoscenza storica? In questo secondo caso, dovrebbero anche esistere delle tradizioni le quali, in maniera implicita o esplicita, tramandino la memoria di una tale catastrofe o, almeno, dei suoi effetti: non &quot;soltanto&quot; giorni senza sole o anni senza estate, ma proprio il ricordo di un popolo scomparso e di una civilt\u00e0 estinta.<\/p>\n<p>Ebbene, come tutti sanno, una tale tradizione esiste; anzi, ne esistono parecchie. Le tradizioni relative al diluvio universale, che sono presenti nella mitologia di quasi tutti i popoli dei diversi continenti, ma specialmente in quella mesopotamica, oltre che nella <em>Bibbia<\/em>, potrebbero contenere il ricordo di un prolungato periodo di piogge torrenziali originate dai densissimi vapori immessi nell&#8217;atmosfera da una grandiosa eruzione vulcanica. Comunque, una tradizione, fra tutte, spicca per quanto concerne la scomparsa improvvisa di un popolo e di tutta la sua civilt\u00e0: quella di Atlantide, raccolta da Platone nei suoi dialoghi <em>Timeo<\/em> e <em>Crizia<\/em>, e che Solone avrebbe appreso, per primo, durante un soggiorno nel paese del Nilo, per bocca dei sacerdoti egiziani, i quali gli dissero che i greci, rispetto a loro, erano come dei bambini quanto alla conoscenza delle cose passate. Ora, il problema \u00e8 che Platone colloca l&#8217;Atlantide nell&#8217;Oceano occidentale, vale a dire nel mezzo dell&#8217;Atlantico settentrionale; ed \u00e8 l\u00ec che innumerevoli studiosi l&#8217;hanno cercata e si sono sforzati di localizzarla, sul fondo del mare o nelle isole circonvicine. Ma se la collocazione geografica dell&#8217;isola di Atlantide &#8212; anzi, del continente: perch\u00e9 Platone la dice grande <em>come l&#8217;Asia e la Libia insieme<\/em> &#8212; fosse un parto della fantasia del filosofo greco, come pure molte delle notizie relative ai suoi abitanti, ma il nucleo essenziale di quella tradizione fosse veritiero e si riferisse a un qualche evento realmente accaduto, cio\u00e8 la distruzione repentina di una terra abitata e la scomparsa, altrettanto subitanea, della sua organizzazione sociale e materiale? Se cos\u00ec fosse &#8212; stiamo procedendo, ovviamente, per via d&#8217;ipotesi &#8212; bisognerebbe tornare alla prima domanda che ci eravamo posta: se esiste, nell&#8217;antichit\u00e0 di cui possiamo aver memoria, un qualche evento catastrofico paragonabile alle eruzioni di Krakatoa e del Tambora, ma collocabile nell&#8217;area geografica di cui Platone faceva parte, ossia nell&#8217;area mediterranea. E la risposta \u00e8 positiva: una esplosione del genere si verific\u00f2 in quell&#8217;area, precisamente nell&#8217;isola di Thera (oggi Santorini), una delle isole Cicladi, nel Mare Egeo, approssimativamente fra il 1627 e il 1600 avanti Cristo, secondo il metodo di datazione del radiocarbonio. Pare che si sia trattato di un evento vulcanico ancora pi\u00f9 formidabile dell&#8217;eruzione del Krakatoa, per l&#8217;esattezza quattro volte superiore per la quantit\u00e0 di materiali espulsi; e il maremoto che dovette accompagnarlo fu certamente di una potenza tale da spazzare un ampio tratto di mare, distruggendo l&#8217;insediamento minoico di Akrotiri, investendo le altre isole vicine e arrivando a sconvolgere le cose dell&#8217;isola di Creta. Lo studio geologico dell&#8217;isola di Santorini mostra che essa \u00e8 quanto rimane di una caldera vulcanica, ripetutamente esplosa e collassata su se stessa, quindi invasa dall&#8217;acqua del mare.<\/p>\n<p>Ha scritto al riguardo il filologo classico irlandese John V. Luce nella sua opera assai nota <em>La fine di Atlantide. Nuove luci su un&#8217;antica leggenda<\/em> (titolo originale: <em>The End of Atlantis. New Light on an Old Legend<\/em>, Thames &amp; Hudson, 1969; traduzione dall&#8217;inglese di Celso Balducci, Roma, Newton Compton Editori, 1976, 1994, pp. 130-132):<\/p>\n<p><em>&#8230; Secondo un&#8217;ipotesi avanzata, al principio del secolo, da Drerup, molti autori hanno, quanto meno, rilevato la possibilit\u00e0 che la rappresentazione, dataci da Omero, dei lieti e intraprendenti Feaci, abitanti di un&#8217;isola ai confini del mondo, sia parzialmente debitrice di antioche memorie della vita nella Creta minoica. La descrizione dei giardini di Alcinoo, la passione dei Feaci per la danza, il loro amore per i bagni caldi e i comodi letti, sono tutti elementi che danno valore a questa teoria. E forse ancor pi\u00f9 significativa \u00e8 la loro notevole attitudine alla navigazione, la loro esperienza nel trasportare, rapidamente e confortevolmente, merci e passeggeri fino alle pi\u00f9 remote destinazioni. Ulisse si giova della loro abilit\u00e0 quando essi riportano lui e i suoi tesori a Itaca, ma questa impresa suscita l&#8217;ira di Poseidone, che ritiene che essi, pur essendo suoi discendenti, facendo compiere a Ulisse un viaggio cos\u00ec buono, abbiano disprezzato i suoi voleri, per cui minaccia di tramutarne la nave in pietra nel viaggio di ritorno e anche di &quot;racchiudere la loro citt\u00e0 con una grande montagna&quot;. Zeus lo distoglie dal mettere in atto la pi\u00f9 grave delle punizioni, mentre la nave durante il viaggio di ritorno viene debitamente tramutata in pietra sotto gli sguardi sgomenti dei Feaci, al che il re Alcinoo si rammenta di un &quot;antico oracolo&quot;, trasmessogli dal padre secondo il quale un giorno Poseidone sarebbe divenuto geloso dei Feaci, in quanto &quot;non si peritano di trasportare tutti e ciascuno&quot;, e avrebbe pietrificato una loro nave e ne avrebbe &quot;ricoperto&quot; la citt\u00e0 con una montagna. Dato che la profezia si \u00e8 gi\u00e0 realizzata per met\u00e0, egli ordina immediatamente il sacrificio propiziatorio di dodici tori scelti, nel tentativo di evitare la distruzione della citt\u00e0. A questo punto del&#8217;Odissea il racconto si sposta lontano dalla Feacia, n\u00e9 mai pi\u00f9 ci viene detto se il rimedio \u00e8 stato efficace.<\/em><\/p>\n<p><em>A questo proposito, possiamo citare una tradizione, nelle &quot;Argonautiche&quot; orifche, secondo la quale una volta Poseidone &quot;colp\u00ec la terra Littonia con il tridente&quot;e la &quot;disperse&quot;, per cui essa si trasform\u00f2 in &quot;isole, sparse nell&#8217;infinito oceano, ci gli uomini danno il nome di Sardo, di Eubea e di Cipro&quot;. \u00c8, questo, un riferimento particolarmente interessante, in quanto l&#8217;epiteto &quot;littorio&quot; sta a indicare Creata, dove sorgeva l&#8217;importante citt\u00e0 di Litto che si diceva fondata da Litto, figlio di Licaone. Questo passo ha inoltre l&#8217;origine in comune con quello tratto dal gi\u00e0 discusso (p. 108) Quarto Peana di Pindaro, dato che in entrambi la distruzione consegue a una lite o battaglia tra Poseidone e Zeus. Io penso che il passo di Pindaro contenga un ricordo della formazione della caldera a Thera. \u00c8 inoltre possibile che il presente passo conservi una remota tradizione della devastazione sismica o vulcanica a Creta, seguita da un&#8217;ampia dispersione della popolazione, non soltanto verso la Grecia, ma anche lontano verso occidente (Sardegna?) e verso oriente fino a Cipro.<\/em><\/p>\n<p><em>Scavando immediatamente a sud del palazzo di Cnosso, Evans trov\u00f2, in un piccolo sacrario, le corna dei tori sacrificati. Nei pressi si trovavano grandi blocchi caduti che egli ritenne fossero stati staccati dalle pareti del palazzo a opera di una scossa di terremoto. A questo proposito egli acconciamente citava il verso omerico: &quot;Lo Scuoti-la-terra-dei-tori si compiacque&quot;. Nel sacrificio propiziatorio, voluto da Alcinoo, di tori a Poseidone potrebbe ravvisarsi un&#8217;eco omerica di un antico rito minoico. Non molto chiara \u00e8 la vera natura della minaccia di Poseidone ai Feaci. Si capirebbe la distruzione della citt\u00e0 mediante un terremoto, mentre \u00e8 difficile intendere un&#8217;espressione come &quot;coprirla tutto intorno&quot; o &quot;racchiuderla&quot; con una montagna. Molte volte le profezie vengono formulate &quot;post eventum&quot;. \u00c8 possibile che l&#8217;&quot;antico oracolo&quot; ricordato da Alcinoo in realt\u00e0 fosse una spiegazione escogitata dai Greci subito dopo il cataclisma di Thera per comprendere la terribile catastrofe subita da Creta minoica. Era ammissibile supporre che i Minoici avessero offeso la loro divinit\u00e0 marina col riporre eccessiva fiducia nella loro capacit\u00e0 di navigatori, dovendo subire, per questo, le conseguenze della sua ira. Tanto il lenzuolo di cenere, quanto l&#8217;ostruzione dei loro porti, provocata dalla pomice galleggiante, potrebbero rientrare nei termini della minaccia di Poseidone. E certamente una visita a Thera ci fa ben capire che cosa accade quando le forze della natura &quot;ricoprono una citt\u00e0 con una grande montagna&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Secondo John V. Luce, l&#8217;esplosione di Thera &#8212; che egli collocava verso il 1470, disponendo di dati geologici ancora approssimativi &#8212; sarebbe all&#8217;origine del mito omerico dei Feaci, questo popolo intraprendente e laborioso, intelligente e marinaro, amante dello sport ma capace di apprezzare tutte le comodit\u00e0 del vivere civile, innamorato della vita e ospitale verso gli stranieri: come nel caso dell&#8217;arrivo di Ulisse, naufrago e solo, che viene dapprima soccorso dalla bellissima principessa Nausicaa, quindi dal re Alcinoo e dalla regina Arete; un popolo protetto da Poseidone, ma poi da questi preso in odio, e sul quale pesa la minaccia di una vendetta del dio. Tutto ci\u00f2 richiama, effettivamente, sia il racconto platonico relativo all&#8217;Atlantide, i cui abitanti, ricchi e civili, furono puniti per il loro ricorso alle arti della magia nera, e vennero distrutti dall&#8217;inabissamento della loro terra e da una serie di furiose tempeste marine, sia quel che sappiamo, sul piano storico, della brusca scomparsa della civilt\u00e0 minoica, che, di l\u00ec a poco, sarebbe caduta preda dei Micenei. Se l&#8217;evento catastrofico di Thera sia stato sufficiente a distruggere la civilt\u00e0 minoica, \u00e8 questione tuttora controversa e fortemente dibattuta; tutti gli studiosi, per\u00f2, ammettono che esista, quanto meno, una relazione fra l&#8217;eruzione vulcanica e la decadenza assai brusca dei minoici, sottomessi poco dopo dai Micenei, come se non avessero avuto pi\u00f9 la forza di difendersi. Omero descrive la civilt\u00e0 dei Feaci con molta simpatia, si pu\u00f2 dire che ne fa un quadro idilliaco. La virt\u00f9 sovrana da essi praticata \u00e8 l\u00ec ospitalit\u00e0; ma dal loro modo di viere emerge tutta una concezione della vita che rivela saggezza e dinamismo, un equilibrio perfetto di progresso e tradizione. Alcinoo \u00e8 il prototipo del re buono e giusto; sua figlia Nausicaa \u00e8 adornata delle pi\u00f9 splendide qualit\u00e0 fisiche e morali; perfino il giardino della reggia \u00e8 una meraviglia e fornir\u00e0 il modello del luogo paradisiaco preparato dalla mano dell&#8217;uomo (un&#8217;eco si pu\u00f2 cogliere forse nel giardino della &quot;lieta brigata&quot; del <em>Decamerone<\/em>). Vi \u00e8, in tutto ci\u00f2, una memoria della perduta civilt\u00e0 minoica? S\u00ec, \u00e8 possibile, se non addirittura probabile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra il 20 maggio e il 21 ottobre 1883 l&#8217;isola di Krakatoa, nelle Indie Orientali olandesi (odierna Indonesia) fu letteralmente demolita da una serie di violentissime<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30138,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[110,259],"class_list":["post-25115","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia","tag-civilta","tag-tradizione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-archeologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25115","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25115"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25115\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30138"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25115"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25115"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25115"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}