{"id":25104,"date":"2015-07-30T03:05:00","date_gmt":"2015-07-30T03:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/quando-i-fascisti-di-sinistra-sognavano-di-fare-la-guerra-di-spagna-contro-franco\/"},"modified":"2015-07-30T03:05:00","modified_gmt":"2015-07-30T03:05:00","slug":"quando-i-fascisti-di-sinistra-sognavano-di-fare-la-guerra-di-spagna-contro-franco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/quando-i-fascisti-di-sinistra-sognavano-di-fare-la-guerra-di-spagna-contro-franco\/","title":{"rendered":"Quando i fascisti di sinistra sognavano di fare la guerra di Spagna contro Franco"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui intellettuali e militanti del fascismo pensavano che il regime sarebbe intervenuto nella guerra civile spagnola non dalla parte dei franchisti, ma al fianco dei repubblicani; cosa che essi desideravano e speravano ardentemente.<\/p>\n<p>Detta cos\u00ec, nel contesto della Vulgata dominante liberaldemocratica, sembra quasi una esercitazione di ucronia, la &quot;scienza&quot; della storia possibile, ma non effettivamente accaduta, teorizzata dal filosofo francese Charles Renouvier e sviluppata da diversi scrittori e studiosi, a cominciare da Tito Livio, il quale si domandava che cosa sarebbe accaduto se Alessandro Magno avesse puntato ad espandere il regno macedone non verso Oriente, cio\u00e8 verso l&#8217;Impero Persiano e l&#8217;India, ma verso Occidente, ossia in direzione di Roma.<\/p>\n<p>Infatti, secondo la Vulgata liberaldemocratica, il fascismo \u00e8 sempre stato uguale a se stesso: un regime becero e monolitico, sistematicamente arroccato a sostegno degli interessi delle classi possidenti e sostanzialmente nemico di quelle lavoratrici; un regime che non poteva non schierarsi dalla parte di Franco, cos\u00ec come &#8211; qualche anno dopo &#8211; non avrebbe potuto non fare la sua scelta di campo al fianco di Hitler.<\/p>\n<p>Ora, a parte il fatto che resta tutto da spiegare, in una simile prospettiva, come questo regime anti-popolare abbia potuto reggersi per vent&#8217;anni e godere di un vasto sostegno popolare, che venne meno solamente sotto il peso di una sconfitta militare schiacciante, \u00e8 chiaro che l&#8217;errore fondamentale consiste nel considerare il fascismo come un tutto omogeneo e nel non voler distinguere tra le varie componenti del fascismo come movimento e quelle del fascismo come governo prima, come regime poi.<\/p>\n<p>La maggior parte dei testi divulgativi, a cominciare da quelli di uso scolastico, sono ancora basati su una tale impostazione; quelli specialistici si degnano di riconoscere una certa eterogeneit\u00e0 ideologica e una certa complessit\u00e0 sociale del fenomeno &quot;fascismo&quot;, anche se ben raramente sfuggono alla tentazione di appiattirsi sull&#8217;ideologia dei vincitori e di fare di tutta l&#8217;erba un fascio, condannando come un tragico errore, come una crociana malattia della societ\u00e0 italiana, quel ventennio della nostra storia, senza darsi troppa pena nel distinguere, nel puntualizzare e nel precisare categorie politiche e sociologiche assai generiche.<\/p>\n<p>Il fascismo di sinistra, in particolare, non \u00e8 mai stato riconosciuto come una componente organica e coerente, con una sua dignit\u00e0 intellettuale e politica, distinta dal fascismo-regime e addirittura alternativa all&#8217;orientamento borghese-conservatore della dittatura; n\u00e9 si \u00e8 evidenziata a sufficienza la continuit\u00e0 esistente fra esso e le origini sociali, rivoluzionarie e antiborghesi del fascismo delle origini: quello di Piazza San Sepolcro.<\/p>\n<p>Inoltre, si \u00e8 parlato del fascismo di sinistra (in genere mettendo l&#8217;espressione tra virgolette, come si trattasse di una cosa da non prendere troppo sul serio) pi\u00f9 sul versante letterario, magari per spiegare la successiva, &quot;miracolosa&quot; conversione di scrittori passati alla sinistra socialcomunista e divenuti poi famosi, come Elio Vittorini e Vasco Pratolini, che non su quello propriamente politico e sindacale; perch\u00e9, se si fosse approfondito quest&#8217;ultimo aspetto, si sarebbe probabilmente dovuto ammettere che aveva solide radici popolari, non solo nelle campagne, ma anche nelle fabbriche, il che avrebbe fatto cadere la manichea e semplicistica equivalenza tra fascismo e conservatorismo da un lato, e fra socialcomunismo e progressismo, dall&#8217;altro.<\/p>\n<p>Sarebbe imbarazzante, per la Vulgata storica oggi dominante, ammettere che non tutti gli squadristi consideravano i contadini come i loro nemici naturali, ma che alcuni vedevano invece questi ultimi proprio negli agrari (cfr. Il nostro precedente articolo: \u00abTullio Cianetti, il fascista che bastonare gli agrari\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice il 12\/10\/2009); o che la caduta di Mussolini, il 25 luglio del 1943, forse fu pianificata dall&#8217;alta borghesia precisamente per impedirgli di riprendere il programma sociale delle origini (cfr. il nostro articolo: \u00abFu il progetto di socializzare l&#8217;economia italiana a provocare la crisi del 25 luglio 1943?\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 16\/11\/2008).<\/p>\n<p>Su questi temi sono usciti alcuni eccellenti studi, come i saggi contenuti nel volume di Enrico Landolfi \u00abRosso imperiale\u00bb, i quali, per\u00f2, non sono riusciti a scalfire sostanzialmente l&#8217;impianto tradizionale della storiografia italiana sul fascismo, ma che hanno semmai coinvolto una piccola minoranza di storici, lasciando fuori la grande massa del pubblico.<\/p>\n<p>Eppure, il fascismo di sinistra, negli anni Trenta e fino ala guerra di Spagna, fu una componente importante del fascismo, sia sul piano culturale, sia sul piano sociale e sindacale; filosofi come Ugo Spirito e sindacalisti come Tullio Cianetti puntavano a una ripresa del programma corporativo in chiave integrale; uomini di cultura come Berto Ricci, dalle colonne di una prestigiosa rivista come \u00abL&#8217;universale\u00bb, tenevano viva l&#8217;anima originaria del regime, sovversiva e antiborghese; figure prestigiose come Ardengo Soffici e Giovanni Papini gravitavano in quella direzione; giornalisti di prim&#8217;ordine, come Concetto Pettinato, guardavano nella stessa direzione e auspicavano non gi\u00e0 una alleanza dell&#8217;Italia fascista con la Germania di Hitler, ma, semmai, con l&#8217;Unione Sovietica, o, quanto meno, una politica di collaborazione con essa, parallela al bolscevismo.<\/p>\n<p>E non \u00e8 che questi ambienti fossero del tutto isolati o che queste voci chiamassero nel deserto; sia Bottai, sia lo stesso Mussolini tenevano in un certo conto il fascismo di sinistra, dialogavano con esso e, per certi aspetti, lo proteggevano; tanto \u00e8 vero che, dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, questi temi e queste aspirazioni sarebbero tornati prepotentemente alla ribalta e, addirittura, sarebbero entrati a far parte del programma del Manifesto di Verona &#8211; anche perch\u00e9, questo \u00e8 vero, la separazione dalla monarchia e dagli ambienti conservatori ad essa vicini aveva reso le cose pi\u00f9 chiare e, in un certo senso, aveva reso inevitabile l&#8217;accentuazione delle tendenze sociali e antiborghesi del governo di Sal\u00f2.<\/p>\n<p>Scrivono Romano Luperini e altri (in: \u00abLa scrittura e l&#8217;interpretazione\u00bb, Palermo, Palumbo &amp; C. Editore, 2011, vol. 6, pp. 51-52):<\/p>\n<p>\u00abIl fascismo va al potere utilizzando il sovversivismo piccolo-borghese; ma, diventando regime, tende poi a soffocarlo. Si spezza cos\u00ec il legame fra avanguardia e sovversivismo, fra impegno sperimentale e movimento di lotta. Se si aggiunge che nel generale ritorno al&#8217;ordine le avanguardie sono mal viste o combattute, si pu\u00f2 capire il motivo per cui esse, dopo il 1925, continuino a sopravvivere solo in forme moderate, trasformandosi in movimenti di fronda interni al fascismo.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec per &quot;stracitt\u00e0&quot; e per &quot;Strapaese&quot;, che si inseriscono nel dibattito fascista sull&#8217;ordine di priorit\u00e0 e di importanza da assegnare a campagna e industria, a politica rurale e modernizzazione &quot;Stracitt\u00e0&quot; recupera il modernismo cittadino dei futuristi, &quot;Strapaese&quot; prosegue il sovversivismo antiborghese e campagnolo della tradizione lacerbiana (e infatti \u00e8 appoggiato da Paini e Soffici).<\/p>\n<p>Il primo dei due movimenti a darsi una rivista &quot;Strapaese&quot; attraverso &quot;Il Selvaggio&quot;, fondato dal pittore Mino Maccari a Colle Val d&#8217;Elsa (Siena) nel 1924,. La rivista fu poi spostata a Firenze e per un certo periodo anche a Torino ed ebbe lunga vita (sino al 1943). Dopo una prima fase pi\u00f9 spiccatamente politica, divenne prevalentemente artistica e letteraria, conservando per\u00f2 un acceso fervore antiborghese. Su di essa Maccari attaccava, con la penna e con le immagini, le tendenze conservatrici del regime e la propensione del fascismo a diventare istituzione. [&#8230;]<\/p>\n<p>La tendenza strapaesana continua negli anni Trenta passando anche ad altre riviste, come &quot;L&#8217;Italiano&quot; di Longanesi, e soprattutto influenzando i giovani &quot;fascisti di sinistra&quot; che ne riprendono l&#8217;aspetto ribellistico e utopico. Si tratta di un gruppo di giovani, attivi negli anni Trenta a Firenze: Berto Ricci, Dino Garrone, e gli scrittori Elio Vittorini, Romano Bilenchi, Vasco parato lini. Essi collaboravano a &quot;L&#8217;universale&quot; (1931-36), rivista diretta da Berto Ricci, e a &quot;Il Bargello&quot;, organo settimanale della federazione fascista di Firenze.<\/p>\n<p>I giovani fascisti di sinistra sostenevano la necessit\u00e0 che il fascismo approfondisse le proprie radici popolari e si avvicinasse al socialismo e all&#8217;URSS; proponevano di espropriare i possidenti e di dare la terra ai contadini e allo Stato; erano portatori di un programma utopico volto ad abolire le differenze fra lavoro manuale e intellettuale. Il popolo \u00e8 per loro sinonimo di cultura, di civilt\u00e0, di umanit\u00e0. In base a tale credo umanitario e a tale acceso populismo, , si battevano contro i caratteri elitari della riforma Gentile e della cultura dell&#8217;idealismo: affermavano l&#8217;esigenza per l&#8217;intellettuale d&#8217;impegnarsi politicamente rivendicando il diritto al dissenso all&#8217;interno del fascismo. &quot;L&#8217;universale&quot; e la terza pagina del &quot;Bargello&quot; proponevano insomma la figura del &quot;letterato-ideologo&quot;, in polemica contro i &quot;letterati-letterati&quot; e dunque contro i solariani e gli ermetici.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 i fascisti di sinistra puntavano a scavalcare la mediazione della burocrazia fascista e ad avvalersi della diretta protezione di Mussolini. La loro illusione dur\u00f2 sino alla guerra di Spagna, quando invano sperarono che il fascismo intervenisse contro Franco, a fianco dei repubblicani. Delusi, alcuni di loro (Vittorini, Bilenchi, Pratolini) si avvicinarono fra il 1939 e il 1940 al partito comunista clandestino, e parteciparono poi alla Resistenza.<\/p>\n<p>In un primo tempo, per\u00f2, fra il 1936 e il 1939, i fascisti di sinistra, sconfitti e amareggiati, ripiegarono sulla letteratura, avvicinandosi ai &quot;letterati-letterati&quot;. La rivista che dette voce a tale confluenza fu la fiorentina &quot;Campo di Marte&quot;, diretta nel 1938-39 da Vasco Pratolini e Alfonso Gatto. Qui si incontrarono ermetici e populisti, unificati dalla tensione verso un&#8217;essenza universale dell&#8217;Uomo che solo l&#8217;arte sarebbe in grado di cogliere. Valore assoluto dell&#8217;arte e credo umanitario potevano cos\u00ec saldarsi.\u00bb<\/p>\n<p>Il fascismo di sinistra non fu un movimento puramente letterario, anche se dovette ripiegare prevalentemente sul terreno culturale dopo il 1936; come gi\u00e0 abbiamo accennato, lo si sarebbe visto riemergere con prepotenza nell&#8217;ultima stagione del regime, quella repubblicana, allorch\u00e9, in pratica, riusc\u00ec a divenire il credo &quot;ufficiale&quot; di Sal\u00f2.<\/p>\n<p>La storiografia liberaldemocratica ha sempre presentato la politica socializzatrice del 1943-45 e, in particolare, i diciotto punti del Manifesto di Verona del 14 novembre 1943, come un mero espediente per tentare d&#8217;ingraziarsi le masse lavoratrici; sarebbe invece pi\u00f9 logico e pi\u00f9 semplice vedervi la naturale conclusione del ciclo storico del fascismo, la chiusura del cerchio aperto con l&#8217;adunata di Piazza San Sepolcro del 23 marzo 1919.<\/p>\n<p>Quel che appare evidente, infatti, \u00e8 che nel periodo della Repubblica Sociale Italiana si fecero avanti non i furbi e i profittatori del regime, ma gli idealisti che avevano tutto da perdere, a cominciare dalla loro sicurezza personale, tranne le loro idee; non i moderati e i conservatori, come Dino Grandi e gli altri che avevano causato il crollo del 25 luglio e che sempre avevano parteggiato per la Gran Bretagna, ma i socializzatori, quelli che erano stati accusati di &quot;bolscevismo&quot; durante il ventennio e che avevano considerato un gravissimo errore la guerra voluta da Hitler contro l&#8217;Unione Sovietica, mentre avevano individuato il vero nemico da abbattere nelle &quot;plutocrazie&quot;, ossia nel capitalismo anglo-americano.<\/p>\n<p>Non per niente Berto Ricci, scrittore, poeta, giornalista, aveva lasciato la sua cattedra di matematica e la sua famiglia per andare volontario in guerra nell&#8217;Africa Settentrionale e combattere contro gli Inglesi, nella speranza di vedere \u00abun mondo un po&#8217; meno ingiusto\u00bb; e l\u00ec, nel deserto della Libia, aveva concluso con la morte, sotto un mitragliamento britannico, una vita intellettualmente onesta e dignitosa, di specchiata coerenza.<\/p>\n<p>Berto Ricci, da giovane, aveva simpatizzato per l&#8217;anarchia, prima di aderire con convinzione al fascismo: non quello dei gerarchi, ma quello dei lavoratori; nulla di straordinario in ci\u00f2: era stato lo stesso percorso di uomini come il filosofo Giovanni Papini, come il pittore Lorenzo Viani o come lo scrittore Marcello Gallian; ed era stato, non si deve dimenticarlo, un percorso abbastanza simile a quello dello stesso Mussolini. Non si vuol dire, con ci\u00f2, che la maggior pare degli anarchici sia confluita nel fascismo; ma che non si tratt\u00f2 di casi isolati e scandalosi.<\/p>\n<p>Anche il sindacalista Cianetti era uno che deprecava come le esigenze della politica estera avessero reso necessario un intervento italiano a sostegno della Spagna clericale e conservatrice di Francisco Franco, invece che al fianco del governo repubblicano; ma il cuore dei fascisti di sinistra aveva continuato a battere per la causa repubblicana, non per quella franchista.<\/p>\n<p>Tutto l&#8217;arcano, ammesso che sia tale, diverrebbe un po&#8217; meno misterioso se solo si ammette che il fascismo, pur nella sua complessit\u00e0 e, per certi aspetti, disorganicit\u00e0, non fu mai, e tanto meno all&#8217;inizio, un fenomeno politico di &quot;destra&quot;, ma di &quot;sinistra&quot;, se con ci\u00f2 si intende rivoluzionario, antiborghese e anticlericale; una sinistra diversa e alternativa a quella &quot;ufficiale&quot;, rappresentata dal socialismo e, poco dopo, dal comunismo di ispirazione bolscevica, ma autenticamente popolare e autenticamente italiana, che traeva la sua linfa vitale non da suggestioni importate dall&#8217;estero (come il bakunismo, il marxismo, il leninismo) ma da esigenze e problematiche antiche della nostra societ\u00e0, vissute e sentite con dolorosa urgenza, in una prospettiva nazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che &quot;Il Selvaggio&quot; e il movimento strapaesano di Mino Maccari dovettero rinunciare alla loro dimensione &quot;politica&quot; negli anni della normalizzazione del regime, cio\u00e8 a partire dal 1925, accontentandosi di ripiegare nell&#8217;ambito puramente culturale e, con ci\u00f2, di chiudersi nel ghetto della letteratura, in contrasto con le proprie tendenze e aspirazioni pi\u00f9 profonde; ma \u00e8 altrettanto significativo il fatto che essi tennero viva la fiammella rivoluzionaria negli anni del grigiore borghese e svolsero un ruolo non secondario nel consentire che la fiamma socializzatrice si riaccendesse nella stagione finale della Repubblica di Sal\u00f2.<\/p>\n<p>Potremmo spingere oltre questa linea interpretativa e pensare che l&#8217;anima sociale del fascismo sopravvisse alla catastrofe del 1943-45, della guerra civile e della sconfitta militare (sconfitta che, a differenza di quanto sostiene la Vulgata liberaldemocratica, non fu solo del fascismo, ma fu nazionale e riguard\u00f2 anche la parte che allora si autoproclam\u00f2 vittoriosa, quella antifascista), per passare le consegne all&#8217;Italia democratica del dopoguerra.<\/p>\n<p>Il Partito comunista avrebbe mai raggiunta una tale presa sulle masse operaie, se non vi fosse stata la politica sociale di Sal\u00f2? Il referendum istituzionale sarebbe mai stato vinto dai sostenitori della Repubblica contro quelli della Monarchia, se non vi fosse stata l&#8217;esperienza repubblicana di Sal\u00f2? Vi sarebbe mai stata la stagione culturale del neorealismo, senza i precedenti di Strapaese, senza registi come Alessandro Blasetti, senza scrittori provenienti dal fascismo di sinistra, come Bilenchi, Pratolini e Vittorini?<\/p>\n<p>Anche se una simile tesi far\u00e0 certamente infuriare i sostenitori della assoluta &quot;purezza&quot; ideologica dell&#8217;Italia democratica e antifascista, una analisi storiografica spassionata non pu\u00f2 che evidenziare gli elementi di continuit\u00e0, logica e cronologica, fra la dimensione sociale del fascismo e molti aspetti, molte manifestazioni e molti esiti di quella politica, di quella societ\u00e0 e di quella cultura che, ormai per abitudine, si definiscono democratiche e antifasciste, come se si contrapponessero, con assoluta radicalit\u00e0, all&#8217;insieme dell&#8217;esperienza fascista.<\/p>\n<p>Lo stesso pluralismo politico non nasce, nel 1945, dal nulla, cio\u00e8 dalle sole forze dell&#8217;antifascismo militante, ma era gi\u00e0 in embrione nella concezione del fascismo di sinistra, per poi fare ritorno nel fascismo repubblicano: incoraggiato, pur con limiti ben precisi, dovuti in gran parte alla drammatica situazione politico-militare del 1943-45, da Mussolini in persona.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 un&#8217;altra cosa che gli storici della Vulgata dominante non amano riconoscere: che Mussolini, nella sua ultima stagione politica, lavor\u00f2 per consegnare all&#8217;Italia del dopoguerra, ch&#8217;egli &#8211; da uomo intelligente, qual era &#8211; sapeva benissimo sarebbe stata senza di lui, un embrione di pluralismo e di libert\u00e0 politiche, oltre che una parziale socializzazione dell&#8217;economia; e che, in questo senso, l&#8217;esperienza della Repubblica Sociale non fu affatto inutile e dettata solo da meschine ragioni di vendetta e da ambizioni personali, ma nacque dalla necessit\u00e0 storica di costituire un ponte fra l&#8217;Italia dell&#8217;8 settembre 1943, umiliata, divisa, dominata dai maneggi delle classi conservatrici, e quella futura, che avrebbe dovuto ricostruire la coesione interna e riprendere il suo posto in seno alla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Anche in questo senso, si pu\u00f2 serenamente affermare che i fascisti di sinistra non furono un manipolo di visionari o di illusi, ma che seppero vedere pi\u00f9 lontano di tanti altri, sia fascisti che antifascisti; e che seppero interpretare dignitosamente, con coerenza e, spesso, con autentico spirito di sacrificio, delle esigenze profonde della societ\u00e0 italiana, che non erano il piacere del manganello e dell&#8217;olio di ricino, ma la volont\u00e0 di realizzare una profonda trasformazione della societ\u00e0 italiana, in senso autenticamente popolare ed in tutte le sue manifestazioni: dall&#8217;economia, alla politica, alla cultura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui intellettuali e militanti del fascismo pensavano che il regime sarebbe intervenuto nella guerra civile spagnola non dalla parte dei franchisti,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[137,254],"class_list":["post-25104","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-fascismo","tag-spagna"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25104","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25104"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25104\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25104"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25104"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25104"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}