{"id":25099,"date":"2015-11-28T08:34:00","date_gmt":"2015-11-28T08:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/28\/stiamo-assistendo-a-una-trasformazione-o-alla-fine-della-femminilita\/"},"modified":"2015-11-28T08:34:00","modified_gmt":"2015-11-28T08:34:00","slug":"stiamo-assistendo-a-una-trasformazione-o-alla-fine-della-femminilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/28\/stiamo-assistendo-a-una-trasformazione-o-alla-fine-della-femminilita\/","title":{"rendered":"Stiamo assistendo a una trasformazione o alla fine della femminilit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Non vi \u00e8 alcun dubbio: il concetto estetico della femminilit\u00e0 \u00e8 cambiato radicalmente, nel corso delle ultime due generazioni; \u00e8 cambiato cos\u00ec tanto che a stento si potrebbe credere che tale mutamento sia stato spontaneo e naturale, se non fosse che l&#8217;intero quadro di riferimento culturale \u00e8 cambiato insieme ad esso, e che quanto, meno di cinquant&#8217;anni fa, sarebbe stato giudicato brutto, stupido, scandaloso, oggi \u00e8 divenuto la quintessenza del bello, dell&#8217;intelligente e del normale, nel senso di &quot;politicamente corretto&quot;.<\/p>\n<p>Basta guardare le attrici che piacevano ai nostri nonni e quelle che piacciono ora; basta guardare le cantanti, le modelle, le signore del <em>gossip<\/em>, e ci si accorger\u00e0 che vi \u00e8 stata una rivoluzione dell&#8217;immagine femminile. Ma non \u00e8 solo l&#8217;immagine ideale della donna ad essere mutata radicalmente; \u00e8 cambiato il corpo della donna, il suo corpo reale, che si \u00e8 trasformato sia nella struttura morfologica, sia nell&#8217;insieme delle cure estetiche che lo definiscono per quello che \u00e8. Morfologicamente, si \u00e8 mascolinizzato. Ci\u00f2 non significa che sia diventato, sempre e comunque, meno attraente; ma certo \u00e8 diventato meno femminile, se per femminile si intende la struttura che lo caratterizzava fino a un paio di generazioni fa. \u00c8 divenuto pi\u00f9 alto, pi\u00f9 snello, pi\u00f9 slanciato, pi\u00f9 atletico, pi\u00f9 muscoloso; pi\u00f9 simile a quello dei ragazzi, pi\u00f9 androgino; le spalle si sono allargate, i fianchi si sono ristretti, gambe e braccia si son fatte pi\u00f9 muscolose; il cosiddetto punto-vita &#8212; elemento di forza dell&#8217;estetica femminile precedente, alla Sofia Loren, per intenderci &#8212; sembra essersi volatilizzato: il &quot;vitino di vespa&quot; non abita pi\u00f9 qui (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abLa scomparsa del punto vita \u00e8 il segno visibile di una distruzione della femminilit\u00e0?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 14\/03\/2011).Quanto al seno, la parte del corpo femminile che, da sempre, viene considerata come quella pi\u00f9 spiccatamente sessuale, quella pi\u00f9 erotica e attraente, sia da parte degli uomini che delle donne medesime, si \u00e8, nel complesso, notevolmente ridotto, risultato, forse, delle diminuite maternit\u00e0; e, nello stesso tempo, \u00e8 divenuto spesso pi\u00f9 sodo e pi\u00f9 eretto. Non dover allattare, o farlo solo per un breve periodo, ha giovato al suo aspetto estetico, anche se a discapito delle dimensioni. In compenso, il ventre si \u00e8 alquanto appiattito, i glutei si sono rassodati, le cosce si sono allungate, i polpacci si sono gonfiati; sovente anche i polsi e le caviglie appaiono pi\u00f9 massicci. Se a tutto questo si aggiunge un abbigliamento sportivo o sbarazzino, anche in et\u00e0 avanzata, magari con i pantaloni strettissimi a fasciare la met\u00e0 inferiore del corpo; un taglio di capelli molto pi\u00f9 corto e deciso; uno sguardo pi\u00f9 franco e diretto, ma anche pi\u00f9 cameratesco, meno ammiccante, meno apertamente seduttivo, allora quel che emerge \u00e8 un tipo femminile assolutamente nuovo, per il quale bisogna inventare una nuova categoria estetica: quella della femminilit\u00e0 &quot;moderna&quot;, che non \u00e8, forse, e necessariamente, la negazione della femminilit\u00e0, per\u00f2 presenta degli aspetti apertamente androgini, e ama scherzare con l&#8217;ambiguit\u00e0 (ad esempio, mediante la moda dell&#8217;abbigliamento unisex, quando non addirittura optando per una moda di taglio senz&#8217;altro maschile).<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 di chi ha parlato, a proposito di questo nuovo modello di bellezza femminile, di &quot;fascino boreale&quot;, contrapposto a quello &quot;mediterraneo&quot;: intendendo il prevalere di un modello ispirato alle donne dell&#8217;Europa settentrionale (e del Nord America); un modello che alle curve corporee, pi\u00f9 o meno prosperose, pi\u00f9 o meno allusive della fecondit\u00e0, sostituisce lo sviluppo verticale, la struttura ossea longilinea, la piccolezza del seno, insomma la riduzione dei tratti specificamente femminili e il potenziamento di quelli androgini. In realt\u00e0, come \u00e8 stato notato, i due modelli &#8212; ovviamente in Europa &#8212; si sono alternati pi\u00f9 volte, nel corso della storia; la fase attuale si pu\u00f2 datare a partire dalla fine della Prima guerra mondiale, e corrisponde, anche nel comportamento sociale, ad uno stile di vita femminile pi\u00f9 libero ed emancipato, pi\u00f9 sganciato dal modello tradizionale materno e casalingo (tanto \u00e8 vero che, a partire da quell&#8217;epoca, comincia a mostrarsi apertamente non solo il tipo della donna libera e spregiudicata, ma anche quello della lesbica, come si vede, in letteratura, con il primo romanzo al femminile che parla senza perifrasi di questo tab\u00f9: \u00abIl pozzo della solitudine\u00bb (\u00abThe Well of Loneliness\u00bb) di Radcliffe-Hall, pubblicato nel 1928.<\/p>\n<p>In Italia, Paese considerato come tipicamente mediterraneo (anche se si tratta di un luogo comune molto inesatto: perch\u00e9 l&#8217;Italia Settentrionale non \u00e8 affatto &quot;mediterranea&quot;, n\u00e9 per geografia e clima, n\u00e9 per storia e cultura; \u00e8, in tutto e per tutto, una regione &quot;continentale&quot;), la &quot;svolta&quot;, nell&#8217;immaginario del pubblico, si colloca negli anni del boom economico, ed \u00e8 chiaramente in relazione con l&#8217;influsso culturale anglosassone (chi vince le guerre, vince anche la battaglia per l&#8217;immaginario collettivo e per il <em>way of life<\/em>): al modello della donna mediterranea, come la cantante Mina (chi non ricorda la battuta di Alberto Sordi a \u00abStudio Uno\u00bb, 1966: \u00abMi piaci, Mina, perch\u00e9 sei <em>tanta<\/em>\u00bb?), si sovrappone e, alla lunga, prevale quello &quot;boreale&quot;, rappresentato da soubrette straniere, come le gemelle Kessler o Minnie Minoprio, molto slanciate e dalle gambe chilometriche, indi da donne italiane, come Patty Pravo, contraddistinte da un fascino decisamente androgino.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la scrittrice Gabriella Magrini (in \u00abBelle oggi e domani\u00bb, Milano, Sonzogno, 1979, pp. 6-7):<\/p>\n<p><em>\u00abAssistiamo, attraverso le cronache e le testimonianze artistiche di questa lunga e discussa epoca, all&#8217;affermarsi di un tipo di bellezza europeo occidentale nel quale prevalgono elementi nordici: statura alta, corporatura snella, lungi capelli biondi, pelle chiara e rosata. Non pi\u00f9 la proporzione classica di forma e di misure, tipica dell&#8217;et\u00e0 anche tardo-romana, ma una silhouette ondulata nella quale a poco a poco il seno si attenua fino a quasi scomparire mentre prevale, come elemento di femminilit\u00e0, il ventre. La bellezza medioevale, delimitata da ben precisi confini di rango, fu longilinea e man mano pi\u00f9 raffinata; varrebbe la pena di conoscere pi\u00f9 a fondo l&#8217;evolversi e il mutare del modello estetico in questi lunghi secoli, dalla bellezza barbara delle regioni burgunde alla squisita immagine di Eleonora d&#8217;Aquitania che vestiva s\u00e9 e le dame della sua corte d&#8217;amore in taffet\u00e0 per dare luce al colorito. Medievale \u00e8 la bellezza germanica della regina Ute, che si fasciava il viso con veli violetti, medievale \u00e8 la bionda bellezza provenzale di Laura de Sade. Ma gi\u00e0 sta per riprender vita, al di qua delle Alpi, quell&#8217;ideale classico che meglio s&#8217;incarna nella struttura corporea delle donne italiane (il cui sangue era stato abbondantemente europeizzato nei secoli delle invasioni barbariche) e con l&#8217;Umanesimo torna l&#8217;ovale puro e calmo della bellezza greca, i corpi fioriscono fino alla sontuosit\u00e0 rinascimentale.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, in un alternarsi di immagini, i modelli di bellezza femminile camminarono sulla strada della storia europea: l&#8217;opulenza delle carni barocche si assottigli\u00f2 nelle fusiformi linee settecentesche: tutto era sottile, rotondo, affusolato, sotto il prevalere delle vesti e delle parrucche. Ma verso la fine del secolo, con la riscoperta archeologia delle civilt\u00e0 antioche, le citt\u00e0 si popolarono di tuniche greche, di capelli stretti con bande e fermagli, fino all&#8217;esplosione neoclassica dell&#8217;impero. Il ritorno alla classicit\u00e0 venne interpretato dalla moda con soluzioni spesso estreme e bizzarre, ma la silhouette femminile rimase fedele ai canoni classici: seno rilevato, portamento diritto, passo e movimenti sciolti sotto le vesti non costrittive.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi, il riflusso. Il fascino boreale riprese il sopravvento e con esso una interpretazione fragile, romantica, esangue della bellezza. D&#8217;allora l&#8217;immagine femminile europea vari\u00f2 il tema fragilit\u00e0-opulenza senza sostanziali mutamenti fino alla grande rivoluzione che segu\u00ec la prima guerra mondiale: quando le donne tagliarono vesti e capelli per la prima volta si afferm\u00f2 quell&#8217;ideale europeo tendente all&#8217;androgino (seno minuto, arti lunghi, fianchi stretti) che doveva rinnovare completamente, ai nostri giorni, il concetto estetico della femminilit\u00e0.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Nel 1979, comunque, non esistevano ancora n\u00e9 il ricorso di massa alla chirurgia estetica, n\u00e9 tutta una serie di pratiche e cure cosmetiche, igieniche, salutistiche, sportive, che hanno contribuito a modellare ulteriormente il corpo della donna, a scolpirlo (fitness, aerobica, acquagym, pilates, zumba, body building), a depilarlo in ogni recesso, a tonificarlo, ad abbronzarlo, a decorarlo (piercing, tatuaggi), insomma ad artificializzarlo al massimo. Sicch\u00e9, oggi, risulta ben difficile dire quanto un corpo femminile sia autentico e quanto sia &quot;costruito&quot;, quanto in esso sia naturale e quanto sia il risultato di una serie d&#8217;interventi strategici aventi lo scopo dichiarato di &quot;ricostruirlo&quot;, rimodellarlo, rifarlo, eliminando ogni possibile inestetismo (chi ricorda il naso aquilino dell&#8217;attrice Cher, prima dell&#8217;intervento chirurgico? o il seno modesto dell&#8217;attrice Brigitte Nielsen?) e scegliendo su catalogo le misure &quot;giuste&quot; per ogni singola parte del corpo.<\/p>\n<p>Ma la donna, cos\u00ec rimodellata e ricostruita, si piace? Sta bene con se stessa? Si sente pi\u00f9 felice di prima, pi\u00f9 serena, pi\u00f9 in pace con gli altri e con la vita? Si riconosce, in quanto donna, in questo nuovo canone estetico della femminilit\u00e0? Oppure vi si adegua per la necessit\u00e0, e quasi per il terrore, di dover seguire la moda, per non restare indietro, per non vedersi scavalcata, superata, e, in un certo senso, ridicolizzata dalle altre donne, pi\u00f9 pronte ad adottare le nuove tendenze, a cavalcare le nuove scorrerie dell&#8217;immaginario collettivo? Non star\u00e0 subendo un ricatto, il tipico ricatto del consumismo: o adeguarsi, o ritirarsi nel cono d&#8217;ombra delle cose passate, e, con ci\u00f2 stesso, sparire? Perch\u00e9, in una societ\u00e0 impostata sulla rincorsa continua, affannosa, nevrotica del nuovo, del progresso&quot; contrapposto alla tradizione, chi si ferma \u00e8 perduto, sparisce, scompare: e non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 temuto, di pi\u00f9 angoscioso, di pi\u00f9 insopportabile, che trovarsi tagliati fuori, messi da parte, in quanto &quot;fuori moda&quot;. Essere fuori moda \u00e8 diventato l&#8217;equivalente, per le persone, che l&#8217;essere fuori mercato, per le cose: equivale a una specie di morte civile, all&#8217;uscita dal circuito della vita stessa, che, nella societ\u00e0 di massa, si identifica con la visibilit\u00e0. Ecco perch\u00e9 le persone hanno tanta paura di trovarsi superate dal progresso delle mode: perch\u00e9 non essere oggetto dell&#8217;attenzione altrui equivale a scomparire, a morire, a non esistere pi\u00f9. La societ\u00e0 consumista vuole che ciascuno sia sempre al centro degli sguardi, dei pettegolezzi, dell&#8217;invidia o dell&#8217;ammirazione altrui, o di entrambe le cose insieme. Il suo obiettivo, infatti, \u00e8 distruggere l&#8217;autostima delle persone, farle sentire perennemente fragili e dipendenti, e poi offrire loro (a pagamento, si capisce), quale surrogato della fiducia in s\u00e9, la moda stessa, con la relativa ostentazione di tutti gli espedienti per sentirsi alla pari con gli altri, se possibile un passo davanti agli altri, mai un passo indietro, perch\u00e9 restare indietro significa diventare patetici, e questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 temuta di tutte da parte di chi non possiede alcuna sicurezza interiore.<\/p>\n<p>Forse la cosa pi\u00f9 intelligente che potrebbero fare le persone, oggi, a cominciare dalle donne, sarebbe quella di lavorare seriamente sulla propria autostima, ricostruire la fiducia in se stesse, il che si fa rifiutando il ricatto della moda e del &quot;progresso&quot; e imparando a non temere n\u00e9 la solitudine, n\u00e9 i giudizi negativi degli altri. Solo cos\u00ec si cresce, si diventa realmente persone, si impara a essere ci\u00f2 che si deve, e non ci\u00f2 che vorrebbero gli altri, o ci\u00f2 che ha stabilito il modello omologante del diabolico consumismo. Per\u00f2 tutto questo richiede forza di volont\u00e0 e saldezza di princip\u00ee: in un certo senso, \u00e8 come imparare a lottare per liberarsi da una dipendenza patologica, come quella dalle droghe o dall&#8217;alcool. Il bisogno disperato di ricevere l&#8217;approvazione altrui \u00e8 la droga della quale le donne e gli uomini di carattere debole non sanno pi\u00f9 fare ameno, e che li trascina in una spirale distruttiva di sempre maggiore dipendenza e sempre minore autostima, fino a ridurle a semplici consumatori, passivi e rassegnati, espropriati della propria umanit\u00e0.<\/p>\n<p>La donna, oggi, dovrebbe domandarsi se, dopo tutto, valga davvero la pena di rincorrere un modello etero-diretto che la riduce a un burattino, apparentemente diverso, ma sostanzialmente simile a quello da cui vorrebbe fuggire: il modello della donna-oggetto, che non vive per se stessa, ma per piacere al maschio, e non in quanto persona, ma in quanto cosa: una somma di curve, di requisiti estetici, di manipolazioni salutistiche e sportive, di ritocchi chirurgici, di programmi dietetici spinti fino alle soglie dell&#8217;anoressia, insomma un corpo senz&#8217;anima, senza volont\u00e0 propria, senza intelligenza, senza valori, senza alcun progetto di vita. Un corpo &quot;morto&quot;, in ultima analisi, spento, cadaverico, buono per una societ\u00e0 necrofila, che ha smarrito l&#8217;amore per la vita: cos\u00ec come la donna sembra avere smarrito, insieme alla gioia di vivere ed al giusto rapporto con se stessa, anche la scommessa con il futuro, e quindi la vocazione alla maternit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non vi \u00e8 alcun dubbio: il concetto estetico della femminilit\u00e0 \u00e8 cambiato radicalmente, nel corso delle ultime due generazioni; \u00e8 cambiato cos\u00ec tanto che a stento<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-25099","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25099","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25099"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25099\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25099"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25099"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25099"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}