{"id":25097,"date":"2008-11-10T02:01:00","date_gmt":"2008-11-10T02:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/10\/fare-ogni-cosa-bene-e-con-amore-per-contribuire-allarmonia-del-mondo\/"},"modified":"2008-11-10T02:01:00","modified_gmt":"2008-11-10T02:01:00","slug":"fare-ogni-cosa-bene-e-con-amore-per-contribuire-allarmonia-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/10\/fare-ogni-cosa-bene-e-con-amore-per-contribuire-allarmonia-del-mondo\/","title":{"rendered":"Fare ogni cosa bene e con amore per contribuire all&#8217;armonia del mondo"},"content":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 odierna \u00e8 dominata dalla fretta, per tutta una serie di ragioni che &#8211; si pensa &#8211; derivano essenzialmente dalle innovazioni tecnologiche e dai ritmi imposti dall&#8217;economia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 solo parzialmente vero: la ragione pi\u00f9 profonda non risiede n\u00e9 nella tecnica, n\u00e9 nell&#8217;economia &#8211; che ne sono, piuttosto, gli effetti -, bens\u00ec in una illusione tipica della modernit\u00e0: che la quantit\u00e0 sia intrinsecamente superiore alla qualit\u00e0. Perci\u00f2 si ritiene che sia meglio riuscire a fare parecchie cose, piuttosto che poche: se bene o male, questo \u00e8 secondario.<\/p>\n<p>Filippo Tommaso Marinetti sapeva bene quel che diceva, allorch\u00e9, nel \u00abManifesto del Futurismo\u00bb (1909), affermava, tra le altre cose:<\/p>\n<p>\u00ab- La letteratura esalt\u00f2, fino ad oggi, l&#8217;immobilit\u00e0 pensosa, l&#8217;estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l&#8217;insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.<\/p>\n<p>&#8211; Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si \u00e8 arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocit\u00e0. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall&#8217;alito esplosivo&#8230; un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, \u00e8 pi\u00f9 bello della &quot;Vittoria di Samotracia&quot;.<\/p>\n<p>&#8211; Noi vogliamo inneggiare all&#8217;uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Non v&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bellezza, se non nella lotta&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Se noi fossimo soltanto delle vittime della fretta; se la fretta fosse soltanto un elemento estraneo, che ci viene imposto con una certa dose di violenza e cui dobbiamo inchinarci per cause di forza maggiore: allora la nostra anima sarebbe salva.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec: noi, ormai, amiamo la fretta (che, dice Dante, <em>&quot;ch&#8217;ogni uom dismaga&quot;<\/em>); non ne potremmo pi\u00f9 fare a meno: essa \u00e8 diventata la nostra droga.<\/p>\n<p>Quando, parlando, ci lamentiamo di essere sempre di corsa; di avere appena il tempo, a pranzo, per mangiare un tramezzino, e via; o quando diciamo che vorremmo fare questo e quest&#8217;altro, prenderci delle pause di riflessione, leggere un libro, andare a trovare i genitori anziani o l&#8217;amico che sappiamo essere in difficolt\u00e0; ma che non possiamo, non possiamo proprio, perch\u00e9 non ne abbiamo il tempo: ebbene, mentiamo.<\/p>\n<p>Siamo diventati dei grossi bugiardi; dei bugiardi che nascondono la propria vilt\u00e0 e il proprio egoismo dietro il comodo paravento della fretta; dei bugiardi che, a forza di ripetere agli altri le proprie utili menzogne, hanno finito per crederci realmente.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che la fretta ci piace, perch\u00e9 giustifica e rende accettabile, ai nostri stessi occhi, l&#8217;estrema superficialit\u00e0 con cui viviamo la nostra vita, i nostri pensieri e i nostri sentimenti. La fretta \u00e8 divenuta il grande alibi, mediante il quale deresponsabilizzarci di tutto, assolverci di tutto, autorizzarci a tutto.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0, l&#8217;esaltazione della velocit\u00e0, non sono che la logica conseguenza di questa religione della fretta.<\/p>\n<p>E, accanto alla fretta, un&#8217;altra divinit\u00e0 &#8211; ad essa strettamente correlata, anche se di tipo negativo &#8211; \u00e8 stata elevata alla gloria degli altari della religione della modernit\u00e0: il disincanto, il disamore per le cose fatte bene e con il massimo dell&#8217;impegno paziente, dello scrupolo, della creativit\u00e0 e della dedizione: per realizzare qualcosa di durevole, di non effimero.<\/p>\n<p>In termini economici, \u00e8 il passaggio dal lavoro artigianale alla catena di montaggio; in termini spirituali, \u00e8 il passaggio dal regno della qualit\u00e0 a quello della quantit\u00e0, dal regno dell&#8217;amore al regno dell&#8217;efficienza apparente.<\/p>\n<p>S\u00ec, apparente: perch\u00e9 l&#8217;orologio del nonno cammina ancora e non perde un secondo; l&#8217;orologio comprato l&#8217;anno scorso, ha gi\u00e0 bisogno di una revisione. E cos\u00ec per tutto: per i mobili in legno massiccio, fatti per durare generazioni; per i libri di scuola, solidamente rilegati, per divenire compagni di una intera vita; per il pane del fornaio, che era buono &#8211; bench\u00e9 duro &#8211; anche due o tre giorni dopo l&#8217;acquisto; mentre il pane di oggi diviene, gi\u00e0 alla sera, una specie di gomma da masticare, che non sa di niente.<\/p>\n<p>La ragione di ci\u00f2 non risiede solo nel fatto che sono cambiate le tecniche di lavorazione; ma nel fatto che \u00e8 cambiata radicalmente la nostra filosofia verso la vita; e, di conseguenza, verso le cose, in cui si esprime il nostro rapporto con la vita stessa.<\/p>\n<p>E, dal momento che siamo convinti che \u00e8 meglio fare e avere tante cose, indipendentemente dalla loro qualit\u00e0, piuttosto che poche, il risultato \u00e8 che viviamo in un mondo di cose approssimative, di oggetti approssimativi, di azioni approssimative, di pensieri approssimativi e di sentimenti approssimativi.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che siamo divenuti esseri umani approssimativi, ossia esseri umani a mezzo servizio, esseri umani a met\u00e0.<\/p>\n<p>Prendiamo l&#8217;esempio del fornaio.<\/p>\n<p>Il nonno si alzava ogni mattino alle quattro per impastare la farina: mentre la citt\u00e0 dormiva ancora profondamente, il pane, caldo e croccante, era gi\u00e0 tolto dal forno e deposto nei banconi di vendita. Era buono: ed era buono non solo perch\u00e9 fatto con acqua vera e con farina vera e con lievito vero, ma anche perch\u00e9 era fatto bene e con amore.<\/p>\n<p>Oggi, quando ci manca il pane per la colazione e scendiamo dal fornaio per acquistare quello fresco, alle sette del mattino ci dicono che \u00e8 ancora in forno. Bisogna aspettare, o rinunziarvi. Quando finalmente arriva (per chi pu\u00f2 permettersi il lusso di attendere fino alle sette e un quarto) e lo mettiamo in tavola, ancora caldo&#8230; che delusione!&#8230; \u00c8 un pane stopposo, insipido, che non sa di farina e non ha l&#8217;anima del grano. \u00c8 un pane fatto in maniera approssimativa, da qualcuno che si \u00e8 alzato malvolentieri e lo ha fatto malvolentieri, pensando unicamente al guadagno e non a creare un prodotto di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Oppure prendiamo il caso del postino<\/p>\n<p>Il &quot;vecchio&quot; postino del paese, che conosce tutti gli abitanti del quartiere, quando deve recapitare una lettera che reca, sulla busta, un numero civico sbagliato &#8211; magari perch\u00e9 il comune ha, di recente, mutato la numerazione degli stabili &#8211; la mette ugualmente nella cassetta giusta. E, se deve recapitare un pacco che non entra nella cassetta, chiede al vicino di casa del destinatario di aprirgli il portone e posa il pacco all&#8217;interno, accanto all&#8217;uscio. Certo, \u00e8 un lavoro in pi\u00f9; non vi sarebbe costretto: ma lo fa volentieri, per il piacere del lavoro ben fatto. Non si trincera dietro l&#8217;alibi del magro stipendio o, appunto, della fretta.<\/p>\n<p>Potrebbe scrivere sulla busta con l&#8217;indirizzo sbagliato: \u00abDestinatario sconosciuto\u00bb, e rimandarla indietro; potrebbe lasciare un avviso con la dicitura: \u00abRitirare pacco ingombrante nell&#8217;orario d&#8217;ufficio\u00bb. Potrebbe, insomma, lavarsene le mani, come fanno tanti, troppi suoi colleghi: e sarebbe ugualmente a posto con l&#8217;amministrazione da cui dipende. Nessuno lo potrebbe biasimare per aver agito cos\u00ec; anzi.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un amore, in lui, per le cose fatte bene; c&#8217;\u00e8 un desiderio di veder compiuta la propria missione, indipendentemente da quel che possono dire o non dire gli altri. C&#8217;\u00e8, insomma, una esigenza interiore, che chiede imperiosamente di esser soddisfatta. Un qualcosa che non ha prezzo; che nasce unicamente dalla propria coscienza.<\/p>\n<p>Fretta, approssimazione e disamore caratterizzano non soltanto il rapporto dell&#8217;uomo con il proprio lavoro, ma anche il rapporto dell&#8217;uomo coi suoi simili e perfino con se stesso.<\/p>\n<p>Nei rapporti con i colleghi, con gli amici, con i propri familiari, le lancette dell&#8217;orologio scandiscono la qualit\u00e0 del tempo e imprimono alle relazioni umane quel caratteristico andamento disordinato e frettoloso, quella tipica superficialit\u00e0, che sono il marchio della societ\u00e0 moderna, e che la distinguono da ogni altra civilt\u00e0 storica.<\/p>\n<p>Nei rapporti con se stesso, poi, l&#8217;uomo moderno \u00e8 giunto &#8211; forse &#8211; al punto pi\u00f9 basso mai raggiunto d&#8217;ignoranza e trascuratezza; al punto da non porsi nemmeno il problema di ascoltarsi, d&#8217;interrogarsi, di esaminarsi: di fare i conti con se stesso, di porsi l&#8217;obiettivo del proprio perfezionamento. A malapena l&#8217;uomo moderno si ricorda di avere una coscienza; quanto alla propria anima, in genere dubita di averla, o lo nega recisamente.<\/p>\n<p>E che vita interiore potr\u00e0 mai avere un essere umano, il quale consideri se stesso alla stregua di un meccanismo a orologeria, fatto per durare un certo numero di anni e, poi, per essere gettato tra i rifiuti?<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 deriva il fatto che non sappiamo pi\u00f9 vedere, n\u00e9 ascoltare, n\u00e9 capire: perch\u00e9 chi non sa vedere le piccole cose d&#8217;ogni giorno, e non \u00e8 in grado di accorgersi di quanto esse siano grandi e belle e luminose, di certo non sapr\u00e0 vedere le cose eccezionali, non le sapr\u00e0 apprezzare, non penser\u00e0 di doverle ringraziare.<\/p>\n<p>Prender\u00e0 tutto come dovuto, ogni dono, ogni cosa bella che incontrer\u00e0 sul suo cammino (ammesso che li sappia riconoscere); e si lamenter\u00e0 della sua sorte per ogni cosa che non riuscir\u00e0 a far sua, per ogni cosa che si negher\u00e0 alle sue brame e alla sua cupidigia.<\/p>\n<p>N\u00e9 quest&#8217;ultima osservazione si riferisce solamente ai ricchi: c&#8217;\u00e8 un modo di essere avidi anche nella povert\u00e0: perch\u00e9 in primo luogo si \u00e8 poveri (o ricchi) nello spirito; e solo in un secondo momento si \u00e8 poveri (o ricchi) nel portafogli o nel conto in banca. E la prova di ci\u00f2 sta nel fatto che esistono persone, relativamente povere, che non si sentono povere; ed esistono persone che sono ricche ma che, invece, si sentono, se non proprio povere, infelici, perch\u00e9 non possono avere tutto quello che desiderano.<\/p>\n<p>Dunque, dobbiamo ripartire da qui: dobbiamo reimparare a fare le cose bene e con amore.<\/p>\n<p>Bene: cio\u00e8 con scrupolo, con precisione e, soprattutto, senza fretta.<\/p>\n<p>Con amore: cio\u00e8 mettendoci qualcosa della nostra inventiva, della nostra personalit\u00e0, della nostra anima.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che non possiamo mettere un&#8217;anima nelle cose, se noi stessi siamo poveri di anima: se possediamo la nostra anima solo per met\u00e0.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la radice del problema: che abbiamo gradualmente abdicato, in cambio del possesso apparente delle cose (apparente, non reale!), alla nostra intima umanit\u00e0; e che, ridotti a essere delle semi-persone, non riusciamo a produrre se non mezzi pensieri, mezzi sentimenti, mezze azioni e mezzi oggetti.<\/p>\n<p>\u00c8 ben per questo che cerchiamo di stordirci con le emozioni forti, magari con l&#8217;aiuto di alcool, droga e sesso facile: per avere l&#8217;illusione di sentirci nuovamente persone a pieno titolo. Ma \u00e8 una scorciatoia che serve solo a mascherare il male, se pure non contribuisce ad aggravarlo.<\/p>\n<p>No: per tornare ad essere persone intere, dobbiamo ricominciare a pensarci e vederci come tali. Dobbiamo riconquistare il senso della nostra totalit\u00e0, il senso della nostra chiamata e, di conseguenza, il senso della nostra meta. Non si pu\u00f2 vivere senza mete: questa \u00e8 la grande menzogna del consumismo, che si possa vivere inseguendo unicamente l&#8217;effimero.<\/p>\n<p>Quando noi avremo ricominciato a pensarci e vederci come delle totalit\u00e0, allora e solo allora potremo ritrovare il piacere delle cose fatte bene e con amore: perch\u00e9 scopriremo in esse, realizzandole, il piacere di realizzare noi stessi, di dare un significato non effimero, ma permanente, alla nostra vicenda terrena.<\/p>\n<p>E allora capiremo che non \u00e8 importante fare tantissime cose, ma farle bene e con amore: come l&#8217;esemplare <em>&quot;senex Corycius&quot;<\/em> delle \u00abGeorgiche\u00bb (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abNell&#8217;apologo virgiliano del vecchio di Corico c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 della nostalgia per la vita semplice\u00bb, consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Noi non dovremo mai rendere conto di non aver fatto abbastanza cose nella nostra vita; ma di non averle fatte abbastanza bene.<\/p>\n<p>Anche di quelle apparentemente pi\u00f9 semplici: come cucinare un buon pane per i nostri simili, o consegnare la posta con scrupolo e simpatia umana, o raccontare una bella fiaba ai nostri bambini, la sera, prima del bacio della buonanotte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 odierna \u00e8 dominata dalla fretta, per tutta una serie di ragioni che &#8211; si pensa &#8211; derivano essenzialmente dalle innovazioni tecnologiche e dai ritmi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-25097","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25097","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25097"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25097\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25097"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25097"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25097"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}