{"id":25094,"date":"2018-06-13T02:24:00","date_gmt":"2018-06-13T02:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/13\/fare-il-punto-per-riprendere-la-rotta\/"},"modified":"2018-06-13T02:24:00","modified_gmt":"2018-06-13T02:24:00","slug":"fare-il-punto-per-riprendere-la-rotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/13\/fare-il-punto-per-riprendere-la-rotta\/","title":{"rendered":"Fare il punto, per riprendere la rotta"},"content":{"rendered":"<p><em>Fare il punto<\/em>, nel linguaggio marinaresco, ha un significato ben preciso: significa determinare, sulla carta nautica, la posizione esatta della propria nave in quel dato moneto, in modo da verificare con certezza se stia seguendo la giusta rotta o se ne sia allontanata per cause accidentali. Oggi, con il radar, il radiogoniometro e ogni sorta di trovato tecnologico, la cosa \u00e8 piuttosto semplice; non lo era affatto al tempo della navigazione a vela, di notte, o col cielo coperto, e specialmente con la nebbia, perch\u00e9, in assenza del sole o delle stelle, era difficilissimo, per non dire impossibile, stabilire con sufficiente precisione dove ci si trovasse a un dato momento, tenendo anche conto delle correnti marine che tendevano a portare fuori rotta anche la nave che si atteneva alle regole della navigazione nel modo pi\u00f9 scrupoloso. Se, poi, l&#8217;ago della bussola veniva manipolato, o subiva un incidente, o veniva comunque smagnetizzato, o se andava perduto il sestante, ecco l&#8217;equipaggio, dal pi\u00f9 giovane mozzo fino al capitano pi\u00f9 esperto e pi\u00f9 prudente, con anni e anni di navigazione sulle spalle, veniva a trovarsi in una situazione molto simile a quella di un uomo che venga condotto, con gli occhi bendati, in un luogo sconosciuto, e poi abbandonato a se stesso, a brancolare tentoni, senza potersi levare la benda e senza avere la minima idea di dove si trovi e quali ostacoli possano trovarsi davanti ai suoi passi. Ebbene, la nostra situazione di uomini del terzo millennio somiglia terribilmente a quella di un tale, ipotetico equipaggio. Anche noi stiamo andando alla deriva, a bordo di una nave della quale abbiamo perso il controllo; anche noi siamo come ciechi in un ambiente sconosciuto, e andiamo a casaccio, tastando qua e l\u00e0, e rischiando continuamente di fare la fine del <em>Titanic<\/em>: urtare contro un grosso ostacolo e andare a picco. Tale \u00e8 la cosiddetta civilt\u00e0 moderna, alla quale ci siamo affidati, convinti della sua inaffondabilit\u00e0: un mito di cartapesta, che a nulla ci giova, ora che possiamo misurare tutta l&#8217;angoscia, il pericolo e la disperazione di essere trascinati alla deriva, impotenti e prigionieri di circostanze che sfuggono al nostro volere, su mari sconosciuti, con la prospettiva sempre pi\u00f9 probabile di andare incontro a un naufragio disastroso, dal quale nessuno, forse, riuscir\u00e0 a salvarsi.<\/p>\n<p>E dunque, proviamo a fare il punto: dobbiamo cercar di capire, ad ogni costo, dove ci troviamo; ne va della nostra vita e di ogni eventuale speranza di salvezza. Invano ci sporgiamo dalle murate per scandagliare, con lo sguardo, la profonda oscurit\u00e0 che ci avvolge, e che \u00e8 scesa su di noi come un sudario: \u00e8 impossibile trovare qualche indizio che possa rivelarci la nostra vera posizione. Siamo in un puto sperduto nell&#8217;immensit\u00e0 del mare. Tutto quel che credevamo di sapere, tutto ci\u00f2 che i nostri genitori e i nostri nonni ci hanno insegnato, con le parole e soprattutto con l&#8217;esempio, sembra essere scivolato via, nella nebbia, come se un vortice misterioso l&#8217;avesse risucchiato chiss\u00e0 dove, lasciandoci nudi e abbandonati alle nostre sole risorse individuali. Sentiamo di non avere pi\u00f9 alle spalle una tradizione, una cultura, una civilt\u00e0; constatiamo che i puntelli della morale sono crollati, e che una gran quantit\u00e0 di persone se ne fanno apertamente beffa; cerchiamo le risposte nel nostro bagaglio concettuale, nel nostro codice morale, nell&#8217;insegnamento che abbiamo ricevuto, dai genitori, dalle maestre, dai sacerdoti, e non riusciamo a trovare nulla che faccia al caso nostro. Ci sentiamo soli, avvolti da una solitudine innaturale, che ha qualcosa di surreale, come la scomparsa subitanea del sole nel corso di una eclissi, a mezzogiorno di una bella giornata d&#8217;estate. Un&#8217;ombra \u00e8 calata sulle cose, uno strano silenzio si \u00e8 disteso sul cinguettio degli uccelli, sullo stormir delle foglie nei giardini: pare che la natura trattenga il fiato. E cos\u00ec noi, il nostro mondo, il nostro orizzonte: pare che sia subentrato un fenomeno inspiegabile, che ha messo fuori uso la bussola e gli altri strumenti di bordo. Quel che fino a ieri era certo ed evidente, ora non lo \u00e8 pi\u00f9; al contrario, ora si \u00e8 capovolto, ora \u00e8 diventato sbagliato ci\u00f2 che fino a ieri era giusto, e giusto quel che era sbagliato. Quel che era universalmente considerato brutto, ora viene esaltato e celebrato come se fosse bello; e ci\u00f2 che \u00e8 bello, viene disprezzato e denigrato come se fosse brutto. Ci\u00f2 che pareva giusto, ora \u00e8 divenuto ingiusto, e viceversa; e cos\u00ec pure su ci\u00f2 che era vero, su ci\u00f2 che tutti accettavano come vero, ora si direbbe che tutti quanti abbiamo cambiato opinione in maniera radicale, e asseriscono essere vero ci\u00f2 che, fino a ieri, era falso, palesemente e innegabilmente falso.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 stupefacente, pi\u00f9 sconcertante, \u00e8 che a farsi promotori di questa trasformazione non solo tanto i giovani, quanto le persone di mezza et\u00e0, e anche parecchi anziani: cio\u00e8 proprio gli stessi i quali, fino a ieri, parlavano e agivano in maniera diametralmente opposta a quel che dicono e fanno ora. Si direbbe che sia avvenuta una mutazione antropologica, non solo culturale. \u00c8 cambiato il paradigma, certo, e anche in maniera alquanto brusca; ma non \u00e8 cambiato solo quello: \u00e8 cambiato tutto l&#8217;insieme dei modi di parlare, di ragionare, di pensare, e perfino di <em>sentire<\/em>. In qualunque ambito ci si muova, dalla famiglia alla scuola, dall&#8217;azienda alla politica, dall&#8217;informazione allo sport, sempre si constata lo stesso fenomeno: il legame col passato, anche con il passato pi\u00f9 recente, si \u00e8 spezzato; nessuno guarda pi\u00f9 indietro, nessuno si rif\u00e0 alla tradizione: tutti sono proiettati in avanti, tutti si affannano a precedere gli altri, anche a gomitate, sulla via del cambiamento. Ma verso che cosa stiamo andando tutti quanti, pare che nessuno lo sappia. Le risposte di un tempo, anche le risposte della cultura positivista &#8211; la scienza, il progresso, il benessere &#8212; vengono ancora balbettate, qua e l\u00e0, ma non convincono pi\u00f9 nessuno, nemmeno quelli che le pronunciano. La verit\u00e0 \u00e8 che la frenesia del correre avanti ha contagiato tutti, ma in questa folla di corridori non c&#8217;\u00e8 praticamente nessuno che si chieda dove stiamo andando, e che cosa ci attenda nel futuro immediato, per non parlare del futuro di pi\u00f9 ampio respiro. Intanto, per\u00f2, si balla e si cerca di stare allegri: come a bordo del <em>Titanic<\/em>, la notte fatale in cui la sua rotta incroci\u00f2 quella del grande <em>iceberg<\/em>. Si \u00e8 sparsa la voce che esiste un diritto alla felicit\u00e0, riconosciuto e garantito per legge, e nessuno vuol restare indietro; tutti quanti lo vogliono afferrare, lo vogliono sfruttare, ne vogliono godere i benefici. Tutti si affrettano a metter le mani su quel che sembra a portata, ad arraffare quante pi\u00f9 cose possibile: come la folla di quel teatro di Mosca che si getta con avidit\u00e0 sui doni illusori del mago Woland (ne <em>Il Maestro e Margherita<\/em> di Bulgakov) e poi si ritrova nuda, ridicola e coperta di vergogna, e fugge coprendosi alla bell&#8217;e meglio. Cos\u00ec siamo noi: arraffiamo, arraffiamo a pi\u00f9 non posso, e ci ritroviamo con un pugno di mosche in mano: nudi, consegnati alla nostra miseria e alla nostra meschinit\u00e0, grotteschi e penosi al tempo stesso.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 ancor pi\u00f9 drammatica per i credenti. Ad essi \u00e8 capitato il destino peggiore: erano i soli che poggiassero i piedi sul terreno solido, cio\u00e8 su una radicata tradizione, anzi, sulla Tradizione divina; avevano ricevuto una sana educazione e una giusta prospettiva esistenziale; erano i soli che sapessero bene come la vita terrena \u00e8 solo un breve sogno e che il nostro destino non \u00e8 di vivere e sparire in questo mondo, ma di andare incontro all&#8217;eternit\u00e0. Potevano anche contare su un clero che avrebbe dovuto prendersi cura di loro, delle loro necessit\u00e0 spirituali, e sostenerli nel cammino, e ricordar sempre loro la vera meta del viaggio; un clero nel quale trovare ristoro, conforto, sicurezza, ogni qual volta i passi del viaggio terreno si fanno particolarmente difficili. Ma proprio quel clero, a un certo punto, ha tradito. Ha perso la fede, ma non ha avuto il coraggio di trarne le conseguenze. Forse era troppo comodo continuare la commedia, e proseguire come se nulla fosse stato; solo, si trattava di cambiare, un poco alla volta, le parole d&#8217;ordine. Non potevano dire ai fedeli: <em>Cari fratelli, vi abbiamo preso in giro per duemila anni, era tutta una favola; sappiate che la vita vera \u00e8 questa, la vita della carne, e che, finita questa, non ce n&#8217;\u00e8 alcun&#8217;altra<\/em>. Non hanno osato farlo, ma si sono industriati, lentamente, quasi impercettibilmente, a modificare la liturgia, la pastorale, e da ultimo anche la dottrina: un po&#8217; alla volta hanno smesso di parlare di Dio e dell&#8217;anima, della grazia e del peccato, dell&#8217;inferno e del paradiso, e hanno cominciato a parlare, sempre pi\u00f9 spesso, e alla fine quasi esclusivamente, di cose terrene, di giustizia, di diritti, di solidariet\u00e0, d&#8217;inclusione, di accoglienza, del dovere di lasciarsi invadere da milioni di africani islamici. Il tutto con grandi sorrisi e con grandissime affettazioni di umilt\u00e0. L&#8217;ultimo esempio di questa ipocrisia \u00e8 stato offerto, l&#8217;altro giorno, dal cardinale Ravasi, il quale, inorridito perch\u00e9 il governo italiano, per la prima volta dopo decenni, ha osato rifiutare l&#8217;approdo a una nave carica di finti profughi, con pi\u00f9 giornalisti che migranti a bordo, si \u00e8 affrettato a twittare &#8212; perch\u00e9 i cardinalii, ai tempi della rete, non predicano pi\u00f9, twittano: <em>Ero straniero, e non mi avete accolto<\/em>. Intanto, silenzio di tomba su divorzio, aborto, eutanasia, droga, unioni di fatto e cosiddetti matrimoni omosessuali. Oppure, peggio del silenzio: dialogo, apertura, proposte di inclusione, veglie di preghiera&#8230; contro l&#8217;omofobia. E inviti calorosi alla signora Bonino, e lodi sperticate al defunto Pannella. E affreschi blasfemi sui muri delle chiese, voluti e finanziati da vescovi di questa nuova ondata: gli stessi che, fino a qualche anno fa, parlavano in tutt&#8217;altro modo. Ora, per\u00f2, hanno scoperto che la misericordia di Ges\u00f9 \u00e8 talmente grande, da accogliere tutti: perfino i peccatori impenitenti: Questo non va molto d&#8217;accordo col Vangelo, ma tant&#8217;\u00e8; il neoclero non bada a tali sottigliezze. Lo dice lui, e tanto basta; se proprio c&#8217;\u00e8 bisogno di invocare una garanzia superiore, basta ripetere: <em>Lo dice anche Francesco<\/em>, e cos\u00ec sia. Non si dice pi\u00f9: <em>lo dice Ges\u00f9 Cristo<\/em>; no: ma si dice: <em>Lo ha detto anche Francesco<\/em>, non occorre dire &quot;papa Francesco&quot;, Francesco basta e avanza, perch\u00e9 Francesco \u00e8 democratico, \u00e8 uno di noi, si lascia anche soffiare la sedia dai bambini, si lascia scattare i <em>selfie<\/em> con il naso da pagliaccio, ride, ride sempre, \u00e8 il campione dell&#8217;allegria e del buon umore. Anche questa \u00e8 una rivoluzione: i cattolici hanno scoperto di essersi afflitti per millenovecento anni senza costrutto, hanno scoperto che la Croce \u00e8 un <em>optional<\/em>, anzi, \u00e8 pure un po&#8217; iellata, meglio farsi una risata tutte le volte che si pu\u00f2, anche nei conventi di clausura, la parola d&#8217;ordine \u00e8: <em>stai allegro, ridi e spassatela pi\u00f9 che puoi<\/em>, \u00e8 questo il cattolicesimo del terzo millennio. Che bellezza. Aggiungeremo un versetto al Vangelo, forse gli evangelisti si erano dimenticato di riportarlo (non c&#8217;erano mica i registratori, allora, osserva con sagacia padre Sosa Abascal): <em>ero triste e mi avete fatto ridere<\/em>; avevo il morale a terra e mi avete raccontato tante barzellette; pensavo alla Croce, volevo imitare il nostro Signore, che ha tanto sofferto per amor nostro, e voi mi avete insegnato che non \u00e8 questo che Dio vuole, al contrario, vuole che ci diamo al buon tempo, che divorziamo se siamo stanchi della nostra moglie o del nostro marito, che ci mettiamo con una nuova compagna o un nuovo compagno, e che poi andiamo tranquillamente a far la santa Comunione, se la nostra coscienza ci assolve e ci dice che \u00e8 tutto a posto, che abbiamo agito nel modo pi\u00f9 onesto e pi\u00f9 sincero possibile (vedi il capitolo ottavo di <em>Amoris laetitia<\/em>, e, in particolare, il \u00a7 303).<\/p>\n<p>Dunque: il punto \u00e8 questo. Non sappiamo dove ci troviamo, n\u00e9 dove siamo diretti; sappiamo solo di non poter contare su quelli che avrebbero dovuto assisterci: le famiglie, i genitori, i sacerdoti, le maestre, i professori. Non possiamo credere a quel che scrivono i giornali, n\u00e9 a quel che dicono le reti televisive, perch\u00e9 la narrazione che ci fanno quotidianamente non ha nulla a che fare con la realt\u00e0 vera. Non possiamo aver fiducia dei magistrati, tutti impegnati e proteggere i delinquenti e a inguaiare i cittadini perbene; n\u00e9 negli economisti, tutti presi dalla febbre di favorire sempre pi\u00f9 le banche, e svuotare sempre pi\u00f9 le tasche ai cittadini; n\u00e9 nei politici, che non contano pi\u00f9 nulla, sono solo attendenti del potere finanziario, e pensano solo a se stessi (pur con qualche lodevole eccezione). Meno di tutti possiamo fare affidamento sui cosiddetti intellettuali, dai quali \u00e8 partita la lebbra della dissoluzione. Perch\u00e9 la nostra crisi attuale, prima di essere economica, o demografica, \u00e8 una crisi morale e spirituale: \u00e8 la crisi di una civilt\u00e0 che sta morendo, perch\u00e9 era nata in odio a Dio e, quindi (anche se non sembrava, o non fin dall&#8217;inizio), anche in odio all&#8217;uomo. L&#8217;uomo che rifiuta Dio non si vuol bene, perch\u00e9 solo in Lui egli trova la sua meta e la sua pace. Una civilt\u00e0, come quella moderna, che si fonda su presupposti laicisti e irreligiosi, \u00e8 una anti-civilt\u00e0, inumana, distruttiva e autodistruttiva. Le culle vuote, gli aborti, il dilagare della sodomia sempre pi\u00f9 ostentata e le leggi sull&#8217;eutanasia, estese anche ai bambini, hanno tutte la stessa radice: l&#8217;odio di s\u00e9 dell&#8217;uomo moderno. Anche la sostituzione di popolazione in atto, eufemisticamente chiamata <em>migrazioni<\/em>, o <em>accoglienza<\/em>, in realt\u00e0 un suicidio biologico collettivo, nasce dal disamore di s\u00e9. E se le cose stanno cos\u00ec, ci\u00f2 significa che dobbiamo ripartire da zero. \u00c8 tutto da ricostruire; e, per poterlo fare, bisogna abbattere gli ultimi brandelli di muro, le ultime rovine cadenti, per evitare che ci crollino sul capo. Sarebbe una vera ironia morire sotto il peso di cose morte, che non hanno pi\u00f9 ragione di esserci. Dobbiamo bonificare il paesaggio, rinnovare l&#8217;aria ammorbata: non ci servono pi\u00f9 i cattivi maestri del nulla, i nichilisti travestiti da buonisti, i finti misericordiosi che odiano se stessi e le loro radici. Al contrario: abbiamo bisogno di tornare a casa, ritrovare la nostra identit\u00e0. Dobbiamo rimboccarci le maniche. Da che parte andare? Da qualsiasi parte, purch\u00e9 torniamo a prenderci la responsabilit\u00e0 di noi stessi. Abbiamo dei doveri da rispettare: se non per noi, facciamolo almeno per i nostri figli&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fare il punto, nel linguaggio marinaresco, ha un significato ben preciso: significa determinare, sulla carta nautica, la posizione esatta della propria nave in quel dato moneto,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[92],"class_list":["post-25094","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25094","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25094"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25094\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25094"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25094"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25094"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}