{"id":25092,"date":"2017-08-02T07:34:00","date_gmt":"2017-08-02T07:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/02\/eppure-prima-o-poi-si-deve-far-i-conti-con-se-stessi\/"},"modified":"2017-08-02T07:34:00","modified_gmt":"2017-08-02T07:34:00","slug":"eppure-prima-o-poi-si-deve-far-i-conti-con-se-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/02\/eppure-prima-o-poi-si-deve-far-i-conti-con-se-stessi\/","title":{"rendered":"Eppure, prima o poi, si deve far i conti con se stessi"},"content":{"rendered":"<p>S\u00ec: possiamo bleffare, possiamo rimandare, possiamo fare finta d nulla; ma sono tutte strategie perdenti. La verit\u00e0 \u00e8 che, prima o dopo, dobbiamo fare i conti con noi stessi; se no, perdiamo il treno della nostra stessa vita e ci troviamo a viverla tutta fuori parte, per capirlo &#8212; poi &#8211; quando sar\u00e0 troppo tardi.<\/p>\n<p>Il male pi\u00f9 grande in cui si dibatte l&#8217;uomo moderno, in cui si dibatte la famiglia moderna, in cui si dibatte la societ\u00e0 moderna, \u00e8 la disarmonia interiore, accompagnata dalla inconsapevolezza. La disarmonia ci pone costantemente fiuori di noi stessi e in conflitto con noi stessi: un conflitto maligno, dal quale non verr\u00e0 mai qualcosa di buono, perch\u00e9 non nasce da un confronto tra due componenti egualmente necessarie, ma dal fatto che la parte inautentica di noi stessi vuol sottomettere e, se possibile, divorare la parte vera. L&#8217;inconsapevolezza aggiunge a questo quadro, gi\u00e0 sconfortante, il fatto di cercare motivazioni e risposte al nostro agire nella direzione costantemente sbagliata: accusando gli altri per i nostri fallimenti, oppure colpevolizzando una parte di noi, mai per\u00f2 quella malata, ossia l&#8217;ego smisurato che dovremmo ridimensionare, bens\u00ec quelle sane, che esprimono qualcosa di noi che \u00e8 valido, vero, autentico, e lo sommergono sotto strati d&#8217;ignoranza, o di sensi di colpa, o di cattiva coscienza, o di&#8217;illusione, o di patologica dipendenza da quel che non sta in noi, che non \u00e8 nostro, che non possiamo controllare.<\/p>\n<p>In effetti, ci sono due maniere di vivere: quella che cerca di realizzare il fine della propria esistenza, e quella che preferisce cercare colpevoli, inseguire fantasmi, coltivare morbosamente i ricordi, inseguire ogni fugace immagine di bene, senza vedere se si tratta realmente di ci\u00f2 che pareva. Dalla prima maniera discende la pace del cuore, anche in mezzo alle difficolt\u00e0 e alle tribolazioni; dalla seconda, una infelicit\u00e0 tanto sicura quanto sterile, perch\u00e9 nessuna medicina varr\u00e0 mai a lenirla o a ridurla. Abbiamo bisogno, pertanto, di tre cose: <em>chiarezza intellettuale<\/em>, per capire chi siamo, dove vogliamo andare, dove stiamo effettivamente andando; <em>volont\u00e0<\/em>, per tornare padroni di noi stessi e per imporre alla nostra vita la direzione giusta; e <em>umilt\u00e0<\/em>, per riconoscere il nostro limite ontologico e domandare l&#8217;aiuto di Chi ce lo pu\u00f2 dare, sostenendoci e confortandoci nei passi pi\u00f9 malcerti, e riempiendo con il suo splendore la nostra oscurit\u00e0, con la sua pace, la nostra angoscia. Sono tutte e tre importanti; ma quella pi\u00f9 importante \u00e8, senza dubbio, l&#8217;ultima. I credenti la chiamano fede in Dio; per i cattolici, \u00e8 la fede in <em>quel<\/em> Dio che si \u00e8 fatto uomo per amore loro, ha sofferto, \u00e8 morto ed \u00e8 risorto, e ha mostrato loro la strada del cielo.<\/p>\n<p>Se \u00e8 brutto avere dei conti aperti con gli altri, ancora pi\u00f9 brutto \u00e8 avere dei conti aperti con la vita in generale; ma la cosa peggiore di tutte \u00e8 avere dei conti aperti con se stessi. Chi vive in questo modo, senza mai fare i conti se stesso, e, in tal modo, senza mai &quot;chiuderli&quot;, dando a se stesso ci\u00f2 che gli spetta, e rinunciando a ci\u00f2 che non \u00e8 suo, vive letteralmente all&#8217;inferno: nessun nemico riuscir\u00e0 mai a farlo soffrire con tanta raffinatezza come riesce a fare lui, da solo. Ha dei conti aperti con se stesso chi non si \u00e8 perdonato per qualcosa, e non ha domandato perdono; chi non ha mai provato a fare seriamente ci\u00f2 che andava fatto; chi non ha mai provato ad ascoltare la voce della propria chiamata. Costui \u00e8 fragile, instabile, precario: basta un soffio di vento per sbilanciarlo e metterlo in cristi. Se la vita gli d\u00e0 un urto appena un poco pi\u00f9 forte &#8212; un distacco affettivo, ad esempio, o una delusione professionale, sentita come ingiusta &#8212; i conti aperti con se stesso esigeranno da lui un tributo di sofferenza moltiplicato per dieci, moltiplicato per cento: aggiungeranno il sale e lo verseranno sulle sue ferite. Cos\u00ec, per lui, ogni raffreddore si trasforma in una broncopolmonite doppia, e ogni lieve indigestione, in un tumore allo stomaco. Perci\u00f2, la prima cosa da fare, se si vuol prendere in mano la propria vita, \u00e8 chiudere tutti i conti rimasti in sospeso con se stessi. Sar\u00e0 anche un cammino di consapevolezza, probabilmente doloroso: ma, proprio come un&#8217;amara medicina, quanto pi\u00f9 sar\u00e0 doloroso, tanto pi\u00f9 forte sar\u00e0 la luce che si accender\u00e0 dopo un simile buio.<\/p>\n<p>La nostra tendenza istintiva sarebbe quella di fuggire; fare i conti con noi stessi \u00e8 una cosa che ci spaventa, perch\u00e9 sappiamo che non potremo barare proprio con la sola persona al mondo che capirebbe al volo il minimo tentativo d&#8217;imbrogliare le carte: noi stessi. Molti, perci\u00f2, preferiscono raccontarsela e vivere nella menzogna: l&#8217;avaro si auto-convince di essere generoso; l&#8217;invidioso, di esser e benevolo; l&#8217;opportunista, di essere disinteressato; il meschino, di essere nobile; l&#8217;egoista, di essere disponibile verso gli altri; il superficiale, di essere profondo; il prepotente, di essere mite e ben disposto; l&#8217;insofferente, di essere paziente; l&#8217;imbroglione, di essere onesto; il bugiardo, di essere sincero. Se proprio arrivano al punto di ammettere che, s\u00ec, quella certa volta, hanno detto o fatto qualcosa di non troppo bello, immediatamente si fabbricano una quantit\u00e0 di scuse e di giustificazioni per auto-assolversi, per negare che quella cosa, in quelle tali circostanze, fosse altro che la sola possibile che avrebbero potuto dire o fare. Molti sono talmente sprofondati nella menzogna che essa \u00e8 divenuta il loro modo abituale di vivere; la maschera, in essi, \u00e8 diventata tutt&#8217;uno con il loro volto. Non si saprebbe se definirli i pi\u00f9 fortunati degli uomini, perch\u00e9 hanno trovato il modo di stare sempre bene con se stessi, o i pi\u00f9 disgraziati di tutti, perch\u00e9 quel modo \u00e8 interamente, totalmente falso, e ha spento in essi anche la pi\u00f9 remota possibilit\u00e0 di riscatto e di redenzione, facendo di loro delle anime perse, irrecuperabili.<\/p>\n<p>Avere dei conti aperti indica, quasi sempre, una incapacit\u00e0 di perdonare, di voltare pagina e di andare avanti con la propria vita, nonostante una perdita, una delusione o un&#8217;amarezza. Vi sono dei casi nei quali il boccone da mandar gi\u00f9 \u00e8 veramente troppo grosso: la sensazione di essere stati manipolati, usati e poi gettati via come dei vecchi stracci, \u00e8 una delle pi\u00f9 difficili da digerire e da metabolizzare, e porta con s\u00e9, come un fratello gemello, il desiderio di vendetta. Ci si vorrebbe vendicare: si vorrebbe restituire, con gl&#8217;interessi, tutta la sofferenza, la delusione, la mortificazione che ci sono state inflitte, e che, qualche volta, ci sono state inflitte con particolare cattiveria e con inutile sadismo. A quella certa persona &#8211; per esempio, una persona che abbiamo amato, e per la quale avremmo affrontato qualunque sacrificio, ci saremmo perfino gettati nel fuoco per amor suo &#8211; a quella persona, dunque, sarebbe bastata una semplice parola di pace, una telefonata, una lettera, per restituire un minimo di serenit\u00e0 al nostro animo martoriato; le sarebbe bastato un gesto anche minimo, paragonato a ci\u00f2 che avremmo fatto noi, al suo posto, cio\u00e8 sapendo che la sua pace, il suo bene, dipendevano da una nostra parola o da un nostro gesto. Eppure non l&#8217;ha fatto, non l&#8217;ha voluto fare; quella parola, non l&#8217;ha voluta dire, e tutto ci\u00f2 scientemente, deliberatamente, con una efferata ricerca del massimo male nei nostri confronti. \u00c8 difficile, in simili casi, perdonare; pure, bisogna farlo, non perch\u00e9 gli altri lo meritino, ma perch\u00e9 ne va del nostro equilibrio, della nostra pace e del nostro futuro. Abbiamo bisogno di voltare pagina e lasciarci dietro le spalle le cose che sono passate: e se quella persona, negandoci un gesto di rappacificazione, ha inteso lasciarci bruciare nelle fiamme del nostro inferno, noi non dobbiamo permettere che ci\u00f2 accada. E abbiamo un modo abbastanza semplice per impedirlo: sottrarre il combustibile, far sparire tutto ci\u00f2 che potrebbe alimentare le fiamme. Il nostro rimpianto, il nostro rancore, la nostra incapacit\u00e0 di elaborare il distacco, hanno fornito un tale combustibile; ebbene, \u00e8 necessario che lo gettiamo via, per non offrire altra esca alle fiamme. Solo cos\u00ec l&#8217;incendio finir\u00e0 per spegnersi: solo quando noi avremo deciso di aver sofferto abbastanza, di chiudere i conti e di guardare avanti. L&#8217;odio, il rancore e il rifiuto di perdonare, che alimentiamo in noi, vanno soffocati una volta per tutte: \u00e8 la sola strada che abbiamo a disposizione per non restare imprigionati in una spirale negativa che si \u00e8 trasformata nella nostra prigione e nel nostro inferno quotidiano.<\/p>\n<p>In questo caso, i conti erano rimasti aperti nei confronti di un&#8217;altra persona; ma che fare allorch\u00e9 rimangono aperti con noi stessi? Pensiamo, ad esempio, a una mamma che ha peso il figlio, per una malattia, o per un incidente. Oltre a non perdonarsi di non aver fatto abbastanza per prevenire quel tragico evento, \u00e8 possibile che quella donna non perdoni al marito, agli altri figli, non si sa bene cosa, ma, in ultima analisi, il fatto di essere rimasti in vita, mentre lui \u00e8 morto; ed \u00e8 possibile che non lo perdoni a se stessa, e non lo perdoni neppure a Dio. Non \u00e8 necessario che sia un pensiero lucido e cosciente; specie se si tratta di una donna cresciuta nella fede cattolica, forse ella non si rende conto del sentimento di rancore e di vendetta che sta alimentando, giorno dopo giorno, in se stessa; per\u00f2, di fatto, \u00e8 un sentimento di odio e di vendetta nei confronti di Dio. Dio ha permesso quella morte: dunque, Dio \u00e8 responsabile. Non \u00e8 vero che Dio ci ama e che \u00e8 giusto: perch\u00e9, per una madre, la morte di suo figlio \u00e8 sempre l&#8217;ingiustizia suprema. \u00c8 qualche cosa d&#8217;inaccettabile, semplicemente. Ci vuole una grandissima fede, non diciamo per accettarla, ci\u00f2 che \u00e8 impossibile, ma almeno per chiedere a Dio la forza e l&#8217;umilt\u00e0 necessarie per lasciare che si compia la sua volont\u00e0 e non la nostra. Perfino Ges\u00f9 Cristo ebbe bisogno di ricorre ad una speciale preghiera, e fu soccorso da un Angelo del cielo, allorch\u00e9, quella notte tremenda, nell&#8217;orto degli ulivi, disse: <em>Padre, se \u00e8 possibile, passi da me questo calice; per\u00f2 sia fatta la tua volont\u00e0, non la mia<\/em>. E se fu un passo estremamente impegnativo per Ges\u00f9, possiamo bene immaginare quanto possa essere difficile per una creatura umana. Umanamente parlando, infatti, vi son dei dolori che non si possono accettare; vi sono delle prove superiori alle nostre forze. Tuttavia, \u00e8 necessario ricordare ancora le parole di Ges\u00f9: <em>Ci\u00f2 che \u00e8 impossibile agli uomini, \u00e8 possibile a Dio<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 terribile avere dei conti in sospeso con Dio. Dio \u00e8 la nostra pace e il termine del nostro viaggio: avere dei conti in sospeso con Lui equivale a condannarsi, gi\u00e0 in vita, a una tragica separazione nei Suoi confronti. Noi siamo separati da qualcuno o da qualcosa allorch\u00e9 coltiviamo in noi stessi il rifiuto dell&#8217;incontro; ma la creatura che rifiuta l&#8217;incontro con il suo Creatore, si pone da se stessa in una situazione letteralmente infernale. Bisogna fare molta attenzione, perch\u00e9 non si tratta di espressioni figurate: stiamo parlando di una terribile realt\u00e0, che potrebbe fare di noi delle anime perse gi\u00e0 in questa vita. Il rifiuto di Dio, il rifiuto della Sua volont\u00e0, equivalgono al rifiuto della nostra condizione creaturale, del nostro statuto ontologico di enti, che non hanno in se stessi le risorse per capire e per giudicare ogni cosa. Vi sono cose che appartengono solo a Dio: il giudizio sul mistero del male \u00e8 una di tali cose. Quello che noi possiamo fare \u00e8 chinare la fronte davanti a ci\u00f2 che non possiamo capire, n\u00e9, in termini umani, accettare, ma che, con il Suo auto, possiamo trasformare in una potentissima occasione di crescita, di maturazione, di perfezionamento, nonch\u00e9 di avvicinamento a Dio. Dio, infatti, \u00e8 particolarmente vicino alle anime sofferenti: purch\u00e9 esse non trasformino in rabbia la loro sofferenza, ma Gli permettano di renderla simile a una scala, certo difficoltosa, ma anche piena di luce e di bellezza, per avvicinarsi a Lui. Anche Maria Vergine perse suo Figlio, e lo perse nella maniera pi\u00f9 dolorosa: fu ai piedi della croce finch\u00e9 non spir\u00f2, pianse sul suo cadavere, lo vide chiudere nel sepolcro. Eppure non si ribell\u00f2, non accus\u00f2 il Padre d&#8217;ingiustizia, non si sent\u00ec tradita e ingannata, dopo che le era stata fatta una promessa cos\u00ec grande riguardo a quel Figlio. Continu\u00f2 ad aver fede in Dio e la sua fede fu premiata; la sua angoscia fu trasformata in gioia, come Ges\u00f9 aveva promesso durante l&#8217;Ultima Cena: <em>Cos\u00ec anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedr\u00f2 di nuovo e il vostro cuore si rallegrer\u00e0, e nessuno potr\u00e0 togliervi la vostra gioia.<\/em> La sofferenza dell&#8217;innocente \u00e8 un grande mistero, ma Ges\u00f9 ha promesso che quel mistero sar\u00e0 chiarito e che la sofferenza si tramuter\u00e0 in consolazione.<\/p>\n<p>\u00c8 meglio, dunque, pensare a chiudere i conti rimasti in sospeso, con tutti, compresi quelli che si hanno con se stessi, e specialmente quelli con Dio, finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 ancora del tempo. Chi ha dei conti aperti con qualcuno, non ha l&#8217;anima in pace; e chi non ha l&#8217;anima in pace, non \u00e8 pronto per il commiato. Noi non sappiamo quando verr\u00e0 il nostro momento; pensiamo sempre di avere ancora molto tempo a disposizione, ma la verit\u00e0 \u00e8 che siamo dei pellegrini, in viaggio attraverso un paese che non \u00e8 la nostra vera dimora, e potemmo non averne pi\u00f9. <em>Stolto, questa notte stessa ti sar\u00e0 richiesta la tua vita<\/em>, ammonisce ancora Ges\u00f9 (<em>Luca<\/em>, 12, 20). La vita, infatti, non \u00e8 nostra: ci \u00e8 stata data, e non sappiamo per quanto tempo. Dobbiamo farne buon uso e tenerci pronti a restituirla, fra molti anni o stanotte stessa. Chi lo sa, quando verr\u00e0 il momento? Ma quando verr\u00e0, sar\u00e0 Dio a fare i conti con noi, e non noi con Lui. E se avremo saputo fare la Sua volont\u00e0, verremo trovati degni di partecipare alla Sua luce; se avremo preteso di fare la nostra, il nostro destino non potr\u00e0 essere che quello dell&#8217;eterna separazione. Ecco, allora, l&#8217;importanza e la necessit\u00e0 della preghiera. \u00c8 solo con la preghiera costante, come faceva appunto Ges\u00f9, che s&#8217;impara a rimettersi alla Sua volont\u00e0 e ad abbandonare la propria: <em>Bisogna pregare sempre, senza stancarsi, per non cadere in tentazione<\/em>. Ges\u00f9 approfittava di ogni momento, rubando anche le ore al sonno, mentre tutti dormivano, per raccogliersi in preghiera. Possiamo noi fare a meno di ci\u00f2 ch&#8217;era essenziale per Lui? Certo che no&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u00ec: possiamo bleffare, possiamo rimandare, possiamo fare finta d nulla; ma sono tutte strategie perdenti. 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