{"id":25078,"date":"2016-06-05T07:49:00","date_gmt":"2016-06-05T07:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/05\/le-citta-sono-fallite-ma-allora-perche-la-gente-continua-a-viverci\/"},"modified":"2016-06-05T07:49:00","modified_gmt":"2016-06-05T07:49:00","slug":"le-citta-sono-fallite-ma-allora-perche-la-gente-continua-a-viverci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/05\/le-citta-sono-fallite-ma-allora-perche-la-gente-continua-a-viverci\/","title":{"rendered":"Le citt\u00e0 sono fallite; ma allora perch\u00e9 la gente continua a viverci?"},"content":{"rendered":"<p>Quegli economisti, storici, sociologi &#8212; che poi sono la maggioranza &#8212; i quali pensano di aver sempre pronta una spiegazione perfettamente razionale per i grandi fenomeni sociali, politici, economici, dovrebbero spiegare come mai il modello della civilt\u00e0 urbana, che \u00e8 fallito ed imploso da almeno un secolo, continui a sventolare la propria bandiera sulle macerie di tutte le ideologie, di tutti gli imperi e di tutte le identit\u00e0 culturali; dovrebbero spiegare come mai le grandi folle urbane continuano a rimanere imprigionate nel cerchio stregato delle megalopoli, anche se la vita vi \u00e8 divenuta intollerabile e anche se ci\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 conveniente neppure dal punto di vista economico, mentre comincia ad essere indifferente dal punto di vista socioculturale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ha attirato grandi masse di popolazione dalle campagne alle citt\u00e0, nel corso della Rivoluzione industriale, \u00e8 stata la necessit\u00e0 di trovare un posto di lavoro. Sarebbe pi\u00f9 esatto dire che la popolazione \u00e8 stata cacciata dalle campane, letteralmente espulsa da una serie di cambiamenti sopraggiunti nell&#8217;assetto della propriet\u00e0 agraria, e specialmente nel nuovo modo di produzione capitalistico (in Inghilterra, ad esempio, con la pratica delle <em>enclosures<\/em>): una volta spazzata via l&#8217;economia di villaggio, anche la famiglia patriarcale, che ne era l&#8217;espressione sociale primaria, si \u00e8 disgregata irreparabilmente, e gli ex contadini rimasti senza terra e senza salario sono stai obbligati a trasferirsi in citt\u00e0, nelle zone industriali e minerarie, offrendosi non pi\u00f9 come lavoratori, ma come operai senza qualifica, insieme alle loro mogli e ai loro figli, cio\u00e8 come proletari: atomi sradicati dal proprio villaggio, dalla propria comunit\u00e0, dalle proprie tradizioni e dalle proprie competenze lavorative, costretti ad accettare qualsiasi lavoro per una paga qualsiasi, per quanto misera, e ad inurbarsi in condizioni miserevoli, nei quartieri periferici pi\u00f9 a buon mercato, nelle abitazioni pi\u00f9 scomode e anti-igieniche. E questo mentre la piccola e media borghesia trovava, anch&#8217;essa pi\u00f9 o meno a fatica, i propri spazi commerciali e professionali, o dava l&#8217;assalto all&#8217;amministrazione pubblica e alle carriere impiegatizie, pubbliche e private; e mentre la grande borghesia e ci\u00f2 che restava dell&#8217;aristocrazia celebravano i loro trionfi e si costruivano le ville col giardino nelle aree urbane migliori e pi\u00f9 salubri, lontane dai rumori dei caseggiati popolari e dai fumi delle ciminiere, possibilmente in collina, lasciando i vecchi centri storici ai piccoli borghesi e i quartieri-dormitorio agli operai (sicch\u00e9, in pratica, ogni citt\u00e0 era formata da tre citt\u00e0 distinte).<\/p>\n<p>La convenienza di abitare in citt\u00e0 si \u00e8 rivelata solo nel corso del tempo, mano a mano che i salari degli operai miglioravano, insieme alla legislazione sul lavoro, e mentre la piccola e media borghesia consolidavano le loro posizioni, profittando della fase espansiva dell&#8217;economia europea e americana (dopo la depressione del 1873-95), che raggiunse l&#8217;apice tra la fine del XIX e l&#8217;inizio del XX: la cosiddetta <em>belle \u00e9poque<\/em>. Vi sono molti elementi per pensare che, con la scoppio della Prima guerra mondiale, il momento magico della civilt\u00e0 urbana sia arrivato allo zenit e che sia iniziata, subito dopo, una rapida discesa, causata anche, ma non solo, dallo sconvolgimento del 1914-18, e proseguita fin alla Grande depressione del 1929 e oltre. Di fatto, l&#8217;economia occidentale non si \u00e8 pi\u00f9 stabilmente ripresa fino alla Seconda guerra mondiale: un po&#8217; prima in Europa, e specialmente in Germania (sissignori, nella Germania nazista: che fece il miracolo di azzerare la disoccupazione entro il 1939), un po&#8217; dopo negli Stati Uniti, che ne uscirono davvero non con il tanto strombazzato <em>New Deal<\/em> rooseveltiano, che fu un sostanziale fallimento, ma proprio con le commesse per la produzione bellica e poi, dal 1945, con i prestiti alle altre nazioni, sia alleate che ex nemiche.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, dopo il 1945 il modello urbano conobbe una ulteriore fase espansiva, ma pi\u00f9 per forza d&#8217;inerzia che per delle vere ragioni economiche e strutturali. La produzione industriale, sempre pi\u00f9 meccanizzata, e, in seguito, informatizzata, non aveva pi\u00f9 bisogno di aver luogo a breve distanza dai centri urbani; grazie a un sistema di trasporti sempre pi\u00f9 rapido ed efficiente, e alla progressiva diffusione del mezzo di trasporto privato, venivano meno, in gran parte, le ragioni che avevano reso appetibile quel modello per la popolazione residente. In compenso, i fattori negativi tendevano a divenire sempre pi\u00f9 massicci e invasivi, dall&#8217;inquinamento alla criminalit\u00e0, spingendo le classi pi\u00f9 abbienti ad una migrazione interna in senso inverso, cio\u00e8 in direzione delle campagne o delle zone costiere, lontano dallo <em>smog<\/em> e dal sovraffollamento, dai rumori e dai pericoli di un sistema di vita sempre pi\u00f9 anacronistico e fallimentare, con gli immensi ingorghi di traffico nelle due ore critiche del mattino e della sera, cio\u00e8 al momento di recarsi al lavoro e al momento di rientrare.<\/p>\n<p>Restavano i vantaggi di tipo culturale: i cinema, gli spettacoli, le biblioteche, le conferenze, le scuole superiori e le universit\u00e0, i laboratori artistici e scientifici, i premi letterari, i salotti, e, naturalmente, le sedi dei giornali e delle televisioni. Anche questi, oper\u00f2, sono stati in buona parte superati dalla diffusione dell&#8217;informatica, che ha favorito la nascita di una rete di relazioni sociali, culturali e informative diffusa sul territorio, o addirittura &quot;virtuale&quot;, come nel caso delle videoconferenze o in quello dei <em>social network<\/em>, per non parlare del decentramento delle sedi universitarie e dei laboratori di ricerca. Dal momento in cui non \u00e8 pi\u00f9 necessario abitare in citt\u00e0, ma basta possedere un buon computer, sia per vedere un film, sia per reperire un libro sul sistema bibliotecario on-line, sia per prenotare un biglietto aereo o ferroviario o per acquistare un pacchetto completo in una agenzia di viaggi, la citt\u00e0 ha perso gran parte della sua appetibilit\u00e0, e coloro che possono incominciano ad andarsene, in cerca di un ambiente meno caotico e meno insicuro, specialmente per crescere in serenit\u00e0 i propri figli pi\u00f9 piccoli.<\/p>\n<p>Negli ultimi tre decenni si \u00e8 aggiunto un altro fattore a rendere poco desiderabile la vita nei centri urbani: l&#8217;immigrazione straniera sempre pi\u00f9 massiccia, fuori controllo, e la presenza di numerosi immigrati clandestini, che hanno fatto lievitare i livelli del disagio sociale e della microcriminalit\u00e0, con il moltiplicarsi delle rapine in casa e per la strada, dello spaccio di stupefacenti e con il dilagare del <em>racket<\/em> della prostituzione, al punto che interi quartieri, ormai quasi abbandonati dalla vecchia popolazione residente, sono stati occupati dai nuovi venuti e si sono praticamente trasformati in ghetti, o fortini, impermeabili al modello culturale dell&#8217;Occidente, veri e propri vivai di delinquenza e terrorismo, nei quali le stesse forze dell&#8217;ordine raramente osano penetrare, e, se lo fanno, magari per inseguire qualche spacciatore o qualche rapinatore, rischiano di essere a loro volta aggredite da una popolazione inferocita.<\/p>\n<p>Scriveva, or \u00e8 quasi mezzo secolo, Keith Reid, nel volume collettaneo <em>Uomo, natura, ecologia<\/em> (titolo originale: <em>Man, Nature and Ecology<\/em>, London, Aldus Books Ltd., 1969; traduzione dall&#8217;inglese di Elena Bona e Maria Vittoria Lorenzoni, Milano, Longanesi &amp; C., 1974, pp. 22-23):<\/p>\n<p><em>IL FALLIMENTO DELLE CITT\u00c0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ciascuno di noi conosce gli svantaggi delle citt\u00e0: i rumori, l&#8217;affollamento, il sudiciume, i tuguri&#8230; Fino a poco tempo la maggior parte della gente supponeva che gli svantaggi fossero ampiamente compensati dai vantaggi, cio\u00e8 dalla vasta rete di rapporti culturali, dall&#8217;incoraggiamento all&#8217;invenzione, al commercio, alla scienza, a un gran numero d&#8217;altre attivit\u00e0 che le comunit\u00e0 rurali tradizionali non potevamo favorire, e da un accumulo di ricchezze tale da finanziare ogni nuovo tipo d&#8217;impresa. In un campo pi\u00f9 pratico, si era soliti sostenere che, dal momento che le citt\u00e0 utilizzano in modo pi\u00f9 efficiente risorse come l&#8217;energia elettrica, i trasporti e le comunicazioni, e che aumentano il gettito delle imposte, sono pi\u00f9 economiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste generalizzazioni sono valide solo finch\u00e9 gli abitanti delle citt\u00e0 si servono di mezzi di trasporto pubblici. L&#8217;automobile ha cambiato tutto. Con quel suo vorace appetito di superfici stradali pavimentate distrugge i centri cittadini e i sobborghi interni, separando l&#8217;una dall&#8217;altra le comunit\u00e0 e facendo del centro un luogo in cui non \u00e8 pi\u00f9 desiderabile vivere. Le classi ricche e medie se ne vanno. La struttura sociale \u00e8 rovesciata: e lo sono anche tutti gi argomenti un tempo validi sulle citt\u00e0. Le comunicazioni moderne forniscono una rete internazionale di rapporti culturali; i governi e gli affari forniscono l&#8217;incoraggiamento necessario alle invenzioni, ai commerci, alle scienze&#8230; e cos\u00ec via. La citt\u00e0 \u00e8 superflua, \u00e8 una zona di bassifondi stretta intorno a un centro di negozi e di cultura che va morendo.<\/em><\/p>\n<p><em>Le citt\u00e0 americane hanno fornito il modello, non deliberatamente, ma semplicemente perch\u00e9 vi sono maggiori la ricchezza privata e il numero di proprietari d&#8217;automobili. Ora esiste un rapporto diretto tra le dimensioni di una citt\u00e0, la densit\u00e0 della sua popolazione, la percentuale di delitti, il costo della protezione della polizia, e (con poche eccezioni) il gravame delle imposte sui cittadini. Rimangono ancora molti vantaggi, ma perdono importanza di fronte al grave aumento di costi sociali e finanziari.<\/em><\/p>\n<p>Il modello urbano, dunque, \u00e8 fallito: <em>grande \u00e8 bello<\/em> non \u00e8 pi\u00f9 uno slogan verosimile; al contrario, ormai quasi tutti, a cominciare dagli urbanisti e dai pubblici amministratori, si sono convinti che <em>piccolo \u00e8 bello<\/em>, per cui si assiste ad una sorta di rivincita del modello della piccola citt\u00e0, ordinata e a misura d&#8217;uomo, dove anche i prezzi immobiliari sono pi\u00f9 ragionevoli e dove i bambini possono andare a scuola senza bisogno di essere accompagnati personalmente dai genitori. Squadre di calcio, societ\u00e0 sportive e corsi di nuoto sono possibili, e perfino preferibili, anche nei piccoli centri, come pure la frequenza alle scuole di danza, o di musica, o di recitazione; i servizi pubblici sono migliori, lo smaltimento dei rifiuti procede senza i problemi di gigantismo, le lentezze e gli inconvenienti delle grandi metropoli (si pensi a cosa significa uno sciopero degli operatori ecologici in una citt\u00e0 come Napoli, anche solo per pochi giorni, magari nel colmo dell&#8217;estate); le scuole, pubbliche e private, offrono spesso dei corsi di studio migliori, pi\u00f9 attenti alle problematiche dei singoli alunni e delle loro famiglie (anche perch\u00e9 pi\u00f9 interessati a non scontentare l&#8217;utenza, che viene in gran parte da fuori, entro il raggio di un bacino geografico relativamente ampio); insomma, la qualit\u00e0 della vita \u00e8 decisamente migliore, anche se isole felici, nel vero senso del termine, ormai non ne esistono pi\u00f9, perch\u00e9 i grandi problemi nazionali e internazionali &#8211; dalla crisi economica all&#8217;immigrazione selvaggia &#8211; si ripercuotono, presto o tardi, in una serie di cerchi sempre pi\u00f9 vasti, fino a raggiungere i centri pi\u00f9 piccoli e le stesse aree rurali.<\/p>\n<p>\u00c8 indubbio che, nel complesso, gran parte della popolazione, e specialmente le classi medie, hanno sviluppato una nuova sensibilit\u00e0 e una nuova cultura, se non proprio ecologista nel senso forte della parola, certo pi\u00f9 attenta alle questioni e ai problemi legati alla sostenibilit\u00e0 del progresso, all&#8217;impatto ambientale delle attivit\u00e0 umane, ai contraccolpi negativi che uno sviluppo produttivo disordinato provoca nella qualit\u00e0 della vita umana. Il problema \u00e8 che le classi medie sono in fase di contrazione costante, e che gran parte di quelle che, fino al 2008, erano la piccola e piccolissima borghesia, ora sono precipitate nell&#8217;area del disagio economico e dell&#8217;indigenza vera e propria: e lo testimoniano le migliaia di piccole aziende e attivit\u00e0 commerciali che hanno dovuto chiudere, e le centinaia di migliaia di abitazioni e di locali rimasti vuoti, sfitti o messi in vendita, che segnano malinconicamente il paesaggio urbano di questi ultimi anni. La gravit\u00e0 del fenomeno \u00e8 in parte mascherata, ma solo in senso visivo, dal subentrare di altre attivit\u00e0 commerciali e imprenditoriali, per lo pi\u00f9 a modello familiare, gestite da immigrati extra-comunitari, cinesi specialmente, poi nordafricani o mediorientali, e, da ultimo, dell&#8217;Europa orientale (negli Stati Uniti, giapponesi, cinesi e latino-americani); mentre l&#8217;invasione del capitale finanziario straniero \u00e8 attestata dal sorgere di grandi centri commerciali di propriet\u00e0 delle multinazionali, o dall&#8217;acquisto di alberghi, ville di lusso e societ\u00e0 sportive, nonch\u00e9 di compagnie di navigazione aerea o quote di svariate <em>holding<\/em>, da parte di sceicchi del petrolio impazienti d&#8217;investire in ogni modo i loro enormi capitali.<\/p>\n<p>Una cosa, crediamo, \u00e8 certa: il modello della grande citt\u00e0 \u00e8 in crisi, ha perso smalto e credibilit\u00e0 e non torner\u00e0 a risplendere. Le gradi citt\u00e0 occidentali, come Londra, Parigi, Berlino, New York, Chicago, Los Angeles, hanno raggiunto le loro possibilit\u00e0 massime di espansione, e, in futuro, non faranno altro che decrescere. Nessuno coltiva pi\u00f9 il sogno di andare a vivere in un inferno di otto, dieci o quindici milioni d&#8217;abitanti, perch\u00e9 esso \u00e8 divenuto un incubo. Speriamo di destarci presto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quegli economisti, storici, sociologi &#8212; che poi sono la maggioranza &#8212; i quali pensano di aver sempre pronta una spiegazione perfettamente razionale per i grandi fenomeni<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30149,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[59],"tags":[92],"class_list":["post-25078","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-economia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25078","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25078"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25078\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30149"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25078"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25078"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25078"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}