{"id":25076,"date":"2016-07-11T02:03:00","date_gmt":"2016-07-11T02:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/11\/lintelligenza-fallisce-e-si-avvita-su-se-stessa-quando-pretende-di-farsi-dio\/"},"modified":"2016-07-11T02:03:00","modified_gmt":"2016-07-11T02:03:00","slug":"lintelligenza-fallisce-e-si-avvita-su-se-stessa-quando-pretende-di-farsi-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/11\/lintelligenza-fallisce-e-si-avvita-su-se-stessa-quando-pretende-di-farsi-dio\/","title":{"rendered":"L\u2019intelligenza fallisce e si avvita su se stessa quando pretende di farsi dio"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;intelligenza dell&#8217;uomo \u00e8 la caratteristica sovrana che lo rende tale, e di cui egli va maggiormente fiero; nello stesso tempo, la natura razionale dell&#8217;essere antropologico \u00e8 proprio il luogo in cui si intersecano e si definiscono reciprocamente la sua gloria e la sua miseria.Della gloria che contraddistingue l&#8217;essenza razionale dell&#8217;uomo, molto \u00e8 stato detto; assai meno si parla della sua miseria, in rapporto alla sua intelligenza. Talvolta egli si lamenta di non lasciarsi guidare a sufficienza dalla propria natura razionale; si rimprovera di lasciarsi sopraffare dalle &quot;passioni&quot;, le quali avrebbero il potere di distruggere il suo equilibrio e il suo auto-controllo razionale. Pare quasi che solo le passioni siano intrinsecamente disordinate, mentre l&#8217;intelligenza non lo sia mai, anzi, in essa, e in essa soltanto, risieda l&#8217;umanit\u00e0 dell&#8217;uomo. Cos\u00ec la pensava, fra gli altri, Spinoza; e, in genere, cos\u00ec la pensano i filosofi razionalisti, specialmente se fanno coincidere la razionalit\u00e0 con l&#8217;intelligenza (errore a cui si sottrae Pascal).<\/p>\n<p>In realt\u00e0, questo modo di vedere \u00e8 figlio di una sopravvalutazione di ci\u00f2 che comporta la natura razionale dell&#8217;uomo. La razionalit\u00e0 e l&#8217;intelligenza non sono la medesima cosa: la razionalit\u00e0 \u00e8 la struttura ragionevole del pensare umano, l&#8217;intelligenza \u00e8 la forma specifica con cui il suo pensare si esplica. In altre parole, ferma restando la natura razionale dell&#8217;essere umano, pu\u00f2 succedere benissimo che l&#8217;intelligenza non si riveli all&#8217;altezza di quella struttura razionale, ma si esplichi in maniera deludente e fallimentare. E ci\u00f2 pu\u00f2 aver luogo secondo due schemi fondamentali: il difetto o anche l&#8217;eccesso di razionalit\u00e0. Generalmente, si parla come se si verificasse quasi solo il primo caso: quello di una intelligenza che fallisce perch\u00e9 non sorretta da un sufficiente grado di attitudine razionale. Ci\u00f2 accade quando l&#8217;intelligenza si ripiega su se stessa e non valorizza pienamente le sue potenzialit\u00e0 razionali. Una intelligenza che cade nella credulit\u00e0, per esempio, o nella superstizione, \u00e8 una intelligenza che fallisce perch\u00e9 si auto-limita, si auto-censura e si lascia sopraffare da elementi decisamente irrazionali. Tuttavia, esiste anche il pericolo opposto: che l&#8217;intelligenza si esalti della propria razionalit\u00e0, che la assolutizzi e cada nell&#8217;auto-adorazione. L&#8217;intelligenza non \u00e8 mai il fine, ma sempre e solo uno strumento di conoscenza: la vera intelligenza sa, e comprende, che essa \u00e8 un elemento, sia pure un elemento importantissimo, della conoscenza, ma che non coincide con la cosa conosciuta; che essa \u00e8 solo una parte dell&#8217;atto del conoscere.<\/p>\n<p>Ma che cosa vuol conoscere, l&#8217;intelligenza? Non vuol conoscere, semplicemente, se stessa; non pensa di essere una cosa sola con il conoscibile. Tale identificazione \u00e8 stata storicamente sostenuta da alcune correnti filosofiche, specialmente dall&#8217;idealismo: ma corrisponde ad un errore gravissimo. Se l&#8217;intelligenza, che \u00e8 una forma del pensiero, fosse una cosa sola con il reale, allora tutto il reale sarebbe pensiero; ma, in tal caso, da dove avrebbe origine l&#8217;essere? E non si venga a dire che l&#8217;essere e il pensiero sono la stessa cosa: perch\u00e9 non tutto il reale \u00e8 pensante, e perch\u00e9 non tutto il pensato e il pensabile sono reali. Dunque, l&#8217;essere \u00e8 l&#8217;essere, e il pensiero \u00e8 una sua modalit\u00e0; l&#8217;intelligenza, a sua volta, \u00e8 una modalit\u00e0 del pensiero, dunque un essere di terzo livello (dopo l&#8217;essere in s\u00e9 e dopo il pensiero). Noi possiamo pensare con l&#8217;intelligenza, ma possiamo pensare anche con la fantasia e l&#8217;immaginazione: di fatto, non pensiamo mai con l&#8217;intelligenza pura, neppure quando applichiamo il nostro pensare a dei soggetti &quot;puri&quot;, come gli enti matematici, perch\u00e9 in ogni atto del pensiero vi \u00e8 sempre un certo grado di fantasia e d&#8217;immaginazione, come \u00e8 evidente allorch\u00e9 ci accingiamo a risolvere un problema di geometria. L&#8217;intelligenza non \u00e8 mai &quot;pura&quot;, nel senso di assoluta: essa \u00e8 sempre il risultato di un processo sinergico con la fantasia e l&#8217;immaginazione. Niente fantasia, niente intelligenza.<\/p>\n<p>Il corto circuito, dicevamo, si pu\u00f2 verificare non solo quando l&#8217;intelligenza sottovaluta e umilia se stessa, ma anche quando si sopravvaluta e si inorgoglisce: e ci\u00f2 accade quando tende ad assolutizzarsi e ad assolutizzare ci\u00f2 a cui perviene. Se essa giunge a identificare se stessa con il reale, impazzisce e si brucia con le sue mani. In effetti, la facolt\u00e0 dell&#8217;intelligenza \u00e8 cos\u00ec meravigliosa, che non stupisce che coloro i quali la praticano di professione &#8212; i filosofi &#8212; siano talvolta impazziti, trascinando nell&#8217;errore tutta la cultura del loro tempo. I tempi moderni sono caratterizzati da questa pazzia collettiva, nata da un peccato d&#8217;orgoglio dei filosofi: dall&#8217;aver pensato che il pensiero sia fatto solo d&#8217;intelligenza, e che l&#8217;intelligenza sia la sovrana di se stessa, e che non esista null&#8217;altro al di sopra di lei.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale era consapevole di questo rischio e teneva costantemente a bada il proprio pensiero per non scivolare sul sentiero dell&#8217;accecamento e dell&#8217;auto-divinizzazione. Di fatto, ci\u00f2 che tratteneva il pensiero medievale da una simile deriva era la fede religiosa. Grazie ad essa, l&#8217;uomo si ricordava costantemente del proprio limite: non <em>dei<\/em> propri limiti, ma <em>del<\/em> proprio limite: limite ontologico, cio\u00e8, inerente al proprio statuto di creatura. La creatura non pu\u00f2 sostituirsi al Creatore, non pu\u00f2 auto-incoronarsi: la creatura deve la sua esistenza a qualche cosa d&#8217;altro, all&#8217;Essere che l&#8217;ha originata. L&#8217;uomo medievale lo sapeva e lo teneva costantemente presente. Con l&#8217;umilt\u00e0, con la preghiera, con la meditazione sulla propria finitezza e sul bisogno che l&#8217;anima ha di Dio, sua fonte e suo principio, sua meta e sua norma d&#8217;azione. Il pensare dell&#8217;uomo medievale \u00e8 un pensare umano, da creatura conscia della sua intelligenza, ma conscia anche del suo limite: un pensiero che <em>non corre, senza che virt\u00f9 no&#8217;l guidi<\/em>, come dice Dante; e, soprattutto, che non si scorda mai di essere mezzo, non fine. Il fine del pensiero \u00e8 l&#8217;Essere, cio\u00e8 il ritorno alla sorgente da cui ogni cosa ha avuto inizio; il fine del pensiero \u00e8 Dio.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 venuto l&#8217;Umanesimo, e qualcosa si \u00e8 incrinato: l&#8217;intelligenza ha incominciato a inorgoglirsi sempre di pi\u00f9, a girare a vuoto, convinta di aver realizzato enormi progressi rispetto al passato. L&#8217;uomo si \u00e8 auto-convinto di aver sprecato per secoli il potenziale della propria ragionevolezza, e ha deciso che doveva recuperare il tempo perduto. Tutto quel che \u00e8 accaduto dopo, di secolo in secolo, di trasformazione in trasformazione, fino all&#8217;avvento della civilt\u00e0 moderna, fondata sulle macchine, sul denaro (ma non sul denaro reale: su quello virtuale, cio\u00e8 la grande finanza), sulla manipolazione radicale della natura, sulla negazione della propria finitezza e sulla ricerca della propria auto-affermazione illimitata (il mito del Progresso), non \u00e8 stato altro che un graduale sviluppo e approfondimento di quella intuizione iniziale: che l&#8217;uomo doveva farsi adulto, prendere in mano il proprio destino, piegare ogni cosa al proprio volere e costruire un mondo a misura ed immagine della propria intelligenza, senza riconoscere alcunch\u00e9 al di sopra di essa. \u00c8 venuto meno l&#8217;elemento equilibratore della fede; \u00e8 venuta meno la coscienza della propria finitezza; \u00e8 stata recisamente negata la natura creaturale dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>E tutto questo implica, se le parole hanno un senso e se la coerenza logica \u00e8 ancora il fondamento del pensare, che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 non solo una civilt\u00e0 a-teistica, ma che \u00e8 anche una civilt\u00e0 diabolica: perch\u00e9 vuol mettere la creatura sul trono del Creatore; vuole negare l&#8217;Essere e affermare la superiorit\u00e0 dell&#8217;ente, l&#8217;assolutezza dell&#8217;ente, cio\u00e8 pretende di negare che l&#8217;ente sia solamente un ente, e vorrebbe trasformarlo nell&#8217;Essere. Ma questa \u00e8, alla lettera, la pazzia, perch\u00e9 l&#8217;essere \u00e8 sempre e solo essere, mentre l&#8217;ente d\u00e0 sempre e solo enti. Nessun ente pu\u00f2 trasformarsi nell&#8217;essere, perch\u00e9 l&#8217;Essere ha in s\u00e9 il principio del proprio essere, mentre l&#8217;ente, qualsiasi ente, non ha in se stesso il principio del proprio essere, ma possiede solo un essere derivato. L&#8217;ente <em>partecipa<\/em> dell&#8217;essere, ma non <em>\u00e8<\/em> l&#8217;essere: senza l&#8217;Essere, l&#8217;ente scomparirebbe, anzi, non incomincerebbe neppure ad esistere. Ora, l&#8217;essenza della civilt\u00e0 moderna \u00e8 proprio questa: l&#8217;ingratitudine e la ribellione dell&#8217;ente che non accetta di essere solo ente, ma che pretende di porsi in luogo dell&#8217;Essere, da cui ha ricevuto l&#8217;esistenza e, con essa, anche il dono dell&#8217;intelligenza. Della quale ha fatto un cattivo uso. Come si vede, pur essendo di estrema attualit\u00e0, \u00e8 anche una storia vecchia, vecchissima: \u00e8, alla lettera, la storia del Peccato originale.<\/p>\n<p>Queste riflessioni ci sorgono spontaneamente quando ci confrontiamo con i grandi pensatori medievali, nei quali l&#8217;equilibrio di ragione e fede \u00e8 sempre dinamico, saggio, basato sulla piena consapevolezza della loro complementarit\u00e0: tale, ad esempio, il caso di San Bernardo di Clairvaux.<\/p>\n<p>Ha osservato Dom Oliver Qu\u00e9nardel, abate di Citeaux, nel saggio <em>Un&#8217;apologia di San Bernardo per il sapere<\/em>, sulla rivista semestrale dell&#8217;Associazione Nuova Citeaux, <em>Vita nostra,<\/em> anno VI, n. 1 del 2016, pp. 61-63):<\/p>\n<p><em>&#8230; Bernardo \u00e8 allora [cio\u00e8 quando scrive il suo 36\u00b0 Sermone sul Cantico dei Cantici, verso il 1140] nella sua piena maturit\u00e0 umana e spirituale. Commenta questo versetto del Cantico: &quot;Se non ti conosci, o bellissima tra le donne, segui le orme del gregge e mena a pascolare le tue caprette presso le dimore dei pastori&quot; (Ct 1, 8). Il sermone precedente gli ha fornito l&#8217;occasione di un lungo sviluppo sull&#8217;imperativo: &quot;Esci&quot;. Scrive: &quot;Lo Sposo non poteva davvero rivolgerle parole pi\u00f9 forti ed efficaci per spaventarla, che minacciandola di farla uscire&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Subito dopo, secondo la sua abitudine, interpella vigorosamente il suo lettore o il suo uditorio:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E si potr\u00e0 bene comprendere questo, se si riflette di dove dovrebbe uscire, e dove andare. Di dove, se non dallo spirito alla carne, dai beni dell&#8217;anima ai desideri secolari, dall&#8217;interiore pace della mente allo strepito del mondo e all&#8217;inquietudine delle cure esteriori? E in tutte queste cose non c&#8217;\u00e8 se non travaglio e dolore e afflizione di spirito. Quando infatti un&#8217;anima ha una volta imparato dal Signore, ed ha avuto la grazia di entrare in se stessa, e sospirare nel suo intimo verso la presenza di Dio, cercare senza posa la sua faccia, poich\u00e9 Dio \u00e8 spirito e coloro che lo cercano devono camminare secondo lo spirito, e non secondo la carne, una tale anima, dico, non so se stimi pi\u00f9 orribile e penoso sperimentare per un certo tempo la stessa geenna, che dopo aver gustato la soavit\u00e0 di queste applicazioni spirituali debba uscire nuovamente alle attrattive, o piuttosto alle molestie della carne, e andar dietro alla insaziabile curiosit\u00e0 dei sensi, come dice l&#8217;Ecclesiaste: &quot;Non si sazia l&#8217;occhio si guardare, n\u00e9 mai l&#8217;orecchio \u00e8 sazio di udire&quot; (Qo 1, 8).<\/em><\/p>\n<p><em>In questo passaggio non si pu\u00f2 rilevare nulla che riguardi direttamente la posizione di San Bernardo in relazione agli studi, ma mi \u00e8 sembrato importante per noi ascoltare la gran voce dell&#8217;uomo di Dio, che, senza alcun dubbio, si riferisce alla sua esperienza personale e ci rimanda alla nostra. Chi parla qui ha molto evidentemente gustato l&#8217;INTERIORE PACE DELLA MENTE che si oppone ALLO STREPITO DEL MONDO E ALL&#8217;INQUIETUDINE DELLE CURE ESTERIORI. Si ha qui una presentazione vibrante, colorita di neoplatonismo, del combattimento spirituale nel quale l&#8221;anima che ha ricevuto da Dio la grazia di rientrare in se stessa \u00e8 alle prese con la carne di cui Bernardo riconosce l&#8217;attrattiva. Ma appena ha pronunciato questa parola subito si riprende: piuttosto che attrattive sono MOLESTIE. E l&#8217;uomo pienamente maturo non tarda a vedervi ci\u00f2 che, giovane abate di Clairvaux, considerava il primo grado dell&#8217;orgoglio: LA INSAZIABILE CURIOSIT\u00c0 DEI SENSI. Prosegue contrapponendo GLI INTIMI E SACRI SENSI DELLA VERIT\u00c0 E DELLA SAPIENZA dai quali l&#8217;anima era abituata ad attingere, con dolcezza, e I CAPRICCIOSI E PETULANTI SENSI DEL CORPO, per i quali, come morte dalle finestre, il peccato \u00e8 entrati nell&#8217;anima, In questi ultimi riconosce quei capretti sempre avidi di pascolo presso i quali lo Sposo rimanda la Sposa. Il cercatore di Dio deve imparare ad addomesticarli.<\/em><\/p>\n<p><em>IL FALLIMENTO DEL&#8217;INTELLIGENZA UMANA. Bernardo arriva qui al punto decisivo della sua riflessione. Tessendo l&#8217;immagine dei capretti cita il Salmo 48 e dice:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;uomo nella prosperit\u00e0 non comprende, \u00e8 diventato come gli animali senza ragione e si \u00e8 fatto simile a essi (Sal 48, 13). Ecco come una nobile creatura \u00e8 diventata parte del gregge. Penso che i giumenti, se potessero parlare direbbero: &quot;Ecco, Adamo \u00e8 dove4nuto come uno di noi&quot; (Gen 3, 22).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 qui che si rivela per il dottore della Chiesa il fallimento umana: L&#8217;uomo nella prosperit\u00e0 non ha compreso. Homo cum in honore esset, non intellexit.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Abitava nel Paradiso, e la sua esistenza si svolgeva in un luogo di delizie. Non sentiva alcuna molestia, alcun bisogno, era stipato da meli profumati, ornato di fiori, coronato di gloria e di onore, stabilito sopra le opere uscite dalla mano del Creatore; pi\u00f9 ancora, si distingueva per il contrassegno della divina rassomiglianza, ed era ammesso alla societ\u00e0 degli angeli e di tutta la milizia dell&#8217;esercito celeste. Ma cambi\u00f2 questa gloria di Dio con la somiglianza di un bue che mangia fieno. Di qui viene che il pane degli angeli si fece fieno, posto nella mangiatoia, servito a noi come a giumenti. Il Verbo, infatti, s\u00e9 fatto carne (Gv 1, 14) e, secondo il Profeta, ogni carne \u00e8 come erba (Is 40, 6, 8). Ma quest&#8217;erba non si \u00e8 seccata, n\u00e9 da essa \u00e8 caduto il fiore, perch\u00e9 si pos\u00f2 su di essa lo Spirito del Signore&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Con questo brillante ricamo di citazioni bibliche, BERNARDO RIESCE A EVOCARE IN POCHE RIGHE I MISTERI DELL&#8217;INCARNAZIONE, DELLA PASSIONE E DELLA RISURREZIONE, COS\u00cc COME IL LORO RUOLO DI SALVEZZA PER L&#8217;UOMO PECCATORE. Poi, citando di nuovo il Salmo 48, ritorna su questa manchevolezza dell&#8217;intelligenza umana, della quale si sforza di illuminare la causa:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;uomo nella prosperit\u00e0 non comprende. Che cosa, non comprende? Il salmista non lo dice; diciamolo noi. Posto in onore l&#8217;uomo non ha capito che \u00e8 fango mentre si compiaceva del fastigio dell&#8217;onore, e subiti ha sperimentato in se stesso quello che tanto tempo dopo un esiliato prudentemente avvert\u00ec e con verit\u00e0 disse: Chi crede di essere qualcosa, mentre non \u00e8 nulla, inganna se stesso (Gal 6, 3).Guai a lui misero, perch\u00e9 non vi fu allora chi gli dicesse: Perch\u00e9 ti insuperbisci, terra e cenere? (Sir 10, 9), Per questo la nobile creatura fu mescolata al gregge, , per questo l&#8217;immagine di Dio fu mutata in somiglianza di animali, per questo l&#8217;uomo invece del consorzio degli angeli fece societ\u00e0 con i giumenti&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Per l&#8217;Abate di Clairvaux, il fallimento dell&#8217;intelligenza viene dunque dall&#8217;ignoranza dell&#8217;uomo della sua vera condizione: NELLA PROSPERIT\u00c0 NON HA COMPRESO CHE NON ERA CHE FANGO, PERCH\u00c9 L&#8217;INNALZAMENTO E L&#8217;ESSERE ONORATO L&#8217;HA ILLUSO. Questa \u00e8 la causa di mali cos\u00ec numerosi che si sono abbattuti su di lui; per sfuggirvi l&#8217;uomo deve combattere il vizio dell&#8217;ignoranza. Bernardo si impegna allora in una lunga riflessione sul lavoro che deve compiere l&#8217;intelligenza per condurre questo combattimento, ed \u00e8 questo contesto che gli fornisce l&#8217;occasione di sviluppare una specie di &quot;apologia per il sapere&quot; nella quale consegna il suo pensiero sull&#8217;opportunit\u00e0 e il posto degli studi nella formazione umana e pi\u00f9 precisamente monastica&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, per Bernardo di Clairvaux la radice della degenerazione e del fallimento dell&#8217;intelligenza risiede nella insaziabile curiosit\u00e0 dei sensi: la vuota <em>curiositas<\/em>, staccata dalla cristiana <em>virtus;<\/em> una curiosit\u00e0 oziosa, sterile, che non cerca di comprendere in vista di un fine superiore, ma che pretende di comprendere al solo ed unico scopo di gonfiarsi d&#8217;orgoglio, di poter dire a se stessa: <em>Ecco, ho compreso! Io, da me stessa, con le mie sole forze, ho compreso!<\/em><\/p>\n<p>Questa forma di orgoglio, di superbia, e, in ultima analisi, di pazzia furiosa, \u00e8 la quintessenza della civilt\u00e0 moderna. La civilt\u00e0 moderna si \u00e8 completamente scordata della natura strumentale del conoscere: si conosce in vista di qualche cosa; e la meta del conosce deve avere una natura superiore al conoscere stesso, altrimenti si cadrebbe nell&#8217;assurdo di cercare qualcosa che giace pi\u00f9 in basso dell&#8217;atto del cercare, e dunque l&#8217;uomo avvilirebbe se stesso, si mortificherebbe da se stesso, scenderebbe dal proprio statuto ontologico per divenire qualcosa di pi\u00f9 basso e di pi\u00f9 misero di quel che \u00e8.<\/p>\n<p>Ebbene, questo \u00e8 proprio ci\u00f2 che \u00e8 accaduto e sta accadendo sotto i nostri occhi. Per aver voluto farsi qualcosa di superiore a quel che egli \u00e8, l&#8217;uomo si \u00e8 abbassato al livello di una creatura inferiore. \u00c8 impazzito e si comporta non da uomo, ma da bestia. San Paolo, nella <em>Lettera ai Romani<\/em>, vede molto bene quel che accade quando l&#8217;uomo nega Dio quale autore dell&#8217;universo e si rifiuta di adorarlo nelle debite forme: si abbrutisce, s&#8217;imbestialisce, si perverte con le sue stesse mani, e riceve in se stesso il meritato castigo della sua follia.<\/p>\n<p>Ora, il fatto che la ragione fallisca laddove essa pretende di assolutizzarsi e l&#8217;uomo di farsi il dio di se stesso, ci indica anche, al tempo stesso, quale sia la strada da intraprende, se vogliamo uscire dal tragico vicolo cieco in cui ci ha condotti l&#8217;orgoglio luciferino della civilt\u00e0 moderna. La strada \u00e8 chiara: si tratta di riportare l&#8217;intelligenza nel solco di un pensare che sia veramente umano, cio\u00e8 cosciente del proprio limite ontologico e della propria natura non solo ed esclusivamente razionale. Ma questo \u00e8 possibile solo riconoscendo la priorit\u00e0 dell&#8217;Essere, ossia ritrovando la fede in Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;intelligenza dell&#8217;uomo \u00e8 la caratteristica sovrana che lo rende tale, e di cui egli va maggiormente fiero; nello stesso tempo, la natura razionale dell&#8217;essere antropologico \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[100],"class_list":["post-25076","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-baruch-spinoza"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25076","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25076"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25076\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25076"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25076"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25076"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}