{"id":25075,"date":"2017-01-09T06:41:00","date_gmt":"2017-01-09T06:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/09\/fahrenheit-2017\/"},"modified":"2017-01-09T06:41:00","modified_gmt":"2017-01-09T06:41:00","slug":"fahrenheit-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/09\/fahrenheit-2017\/","title":{"rendered":"Fahrenheit 2017"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 una grossa libreria, la pi\u00f9 grossa della provincia; grossa e ultramoderna. Non sorge in un quartiere cittadino, ma in mezzo alla campagna industrializzata, a lato di una strada statale. Ci si va con l&#8217;automobile, oppure non ci si va: esattamente come in uno dei tanti centri commerciali che sono sorti come funghi dopo la pioggia, in questi ultimi anni, da quando gli investitori finanziari si son trovati a &quot;dover&quot; impiegare in qualche modo i loro capitali, e hanno dato il colpo di grazia a quel che restava del piccolo commercio locale. Solo che lei esisteva qui gi\u00e0 da molti anni, da prima della globalizzazione, a suo modo una pianta pioniera nell&#8217;isola vulcanica della post-modernit\u00e0, emersa decenni prima della Grande recessione del 2007.<\/p>\n<p>Anch&#8217;essa, naturalmente, si \u00e8 modernizzata. Per molto tempo \u00e8 stata una via di mezzo fra un magazzino-deposito e una moderna libreria fornitissima, che praticava lo sconto del 15% su tutti i libri. A suo modo, un ambiente affascinante, dove ci si poteva imbattere, accanto all&#8217;ultima novit\u00e0 editoriale, in un libro &quot;dimenticato&quot; da due o tre decenni e divenuto ormai introvabile, con il prezzo rimasto inalterato nel corso del tempo. Poi vi fu una ristrutturazione radicale, un trasferimento sull&#8217;altro lato della strada, in un edificio nuovo di zecca: un parallelepipedo di vetro e cemento, orientato in modo da attirare l&#8217;attenzione dell&#8217;automobilista pi\u00f9 distratto, con il nome stampato a caratteri cubitali proprio sullo spigolo.<\/p>\n<p>Si \u00e8 fatta un nome, non solo perch\u00e9 vi si trova, o vi si pu\u00f2 ordinare e ricevere in pochi giorni, qualsiasi pubblicazione, italiana o straniera, ma anche, e forse soprattutto, per la frequenza degli incontri con scrittori di ogni genere, romanzieri e biografi, economisti e storici, poeti e perfino il militare in <em>mephisto<\/em>, che parla tutto il tempo col passamontagna ben calato sulla testa e che mostra al pubblico solamente gli occhi. Ed \u00e8 molto amata da tutte le persone, e sono molte, che si sentono un po&#8217; intellettuali pure loro, naturalmente progressiste e <em>politically correct<\/em>; quelle che, negli anni &#8217;70 del secolo scorso (incredibile, ma sono proprio le stesse; pi\u00f9 raramente sono i loro degni eredi) ostentavano <em>La Repubblica<\/em> quando, studenti universitari pi\u00f9 o meno fuori corso &#8212; tanto, il treno della storia non lo perdono mai, i progressisti: basta sedersi e aspettare quel che succeder\u00e0 -, tiravano fuori il giornale formato tabloid, che fa tanto lettore impegnato e moderno, sul treno o sull&#8217;autobus, mentre il lettore meno politicamente corretto si arrabattava con chilometri quadrati di carta per sfogliare difficoltosamente gli altri giornali, goffi ed enormi al confronto, per non parlare delle giornate di vento, quando l&#8217;impresa diventava pressoch\u00e9 impossibile, e si tingeva di sfumature tragicomiche.<\/p>\n<p>Ora sono quasi tutti professori in pensione, alcuni baby-pensionati, cio\u00e8 felicemente in pensione dal fiore degli anni, e, dall&#8217;alto della loro saggezza e del loro dolce far niente, nonostante il crollo indecoroso delle idee nelle quali avevano tanto creduto, insistono ad atteggiarsi a persone colte e intelligenti, che sanno tutto e hanno capito tutto, e che leggono solamente, oggi come allora, libri molto <em>politically correct<\/em>. Leggono Saviano e Gad Lerner, per intenderci, oppure Erri De Luca o, magari, le memorie di Walter Veltroni. Se amano la storia, vanno pazzi per Ernesto Che Guevara, hanno letto tutte le sue biografie e continuano a sognare la <em>revoluci\u00f3n, hasta la victoria, siempre<\/em>; naturalmente, in nessuna di queste biografie hanno appreso, o hanno voluto capire, che il &quot;Che&quot; \u00e8 stato l&#8217;inventore dei campi di concentramento nell&#8217;isola di Cuba, oltre che un ministro dell&#8217;industria totalmente fallimentare; e che solo la sua &quot;bella&quot; morte (si fa per dire) sulle montagne boliviane, mentre era ancora giovane e pieno di fascino, col suo sigaro in bocca e il sorriso sprezzante, lo ha consegnato al futuro sotto forma di santo patrono di tutte le guerriglie e le rivoluzioni. Se invece amano la filosofia, i nostri bravi intellettuali politicamente corretti leggono Cacciari e Galimberti, e, quando ricevono l&#8217;insperata grazia di vederseli davanti in carne ed ossa, si pigiano e si accalcano, sudati e felici, in un delizioso afrore di ascelle sudate, alzandosi sulle punte dei piedi per imprimersi nello sguardo almeno un debole riflesso di tanto splendore; e poi, all&#8217;uscire dalla conferenza, in verit\u00e0 un lancio pubblicitario del loro ultimo libro, neanche tanto mascherato, si attardano a discutere lungamente l&#8217;incredibile e immeritato evento che ha riscaldato un poco i loro cuori con la fiamma del Sapere e del Pensare.<\/p>\n<p>Attenzione, non bisogna lasciare orfani della Cultura i compagni di strada pi\u00f9 preziosi, il fiore all&#8217;occhiello del politicamente corretto: i cattolici progressisti e modernisti, vaticansecondisti e bergogliani, kasperiani e galantiniani; no di certo. E allora ecco qui per loro i libri di Enzo Bianchi, per la teologia <em>politically correct<\/em>, e quelli di Albeto Melloni, per la storia della Chiesa: saranno loro le nostre guide, le nostre Sibille cumane nel labirinto del cattolicesimo evoluto, maturo e, ben s&#8217;intende, solidale e misericordioso. Affidandosi alla loro guida sicura, il lettore bene intenzionato potr\u00e0 evitare gli scogli pericolosissimi nella sua navigazione culturale, potr\u00e0 riconoscere e sbugiardare i teologi conservatori, come Antonio Livi, e i cattolici retrogradi, come Roberto de Mattei. Meno male che ci sono loro! Gi\u00e0 ci confortano e ci ammaestrano, i Bianchi ed i Melloni, e molti altri della stessa scuola, attraverso la radio e la televisione, con interviste volanti e con rubriche fisse o semi-fisse; tuttavia, per nostra maggior sicurezza ed edificazione, possiamo anche acquistare le loro opere e porle sul comodino, alla sera, per poi addormentarci con un delizioso senso di protezione, quale non si prova neppure recitando un Rosario intero.<\/p>\n<p>Forse, per\u00f2, amano sia la narrativa che la filosofia; in tal caso, che c&#8217;\u00e8 di meglio, per loro, che uno degli innumerevoli romanzi di Umberto Eco? Invece, se sono affascinati dal teatro, Dario Fo \u00e8 senza dubbio il loro nume protettore: sono pronti a giurare sui suoi lazzi e sui suoi frizzi, sentendosi tanto pi\u00f9 intelligenti e spiritosi quanto pi\u00f9 s&#8217;immedesimano nella derisione sapida e spietata di quegli &quot;altri&quot;, i filistei, i borghesi, i credenti, i &quot;fascisti&quot;, i reazionari, che il grande Premio Nobel riserva a tutta quell&#8217;immonda plebaglia destrorsa e sanfedista. Se poi i nostri bravi lettori amano la scienza, cosa di meglio che un saggio di Piero o Alberto Angelo, o magari del padre e del figlio insieme (con la lettera minuscola, per ora; in futuro, chiss\u00e0&#8230;), o della defunta Margherita Hack, o dell&#8217;impareggiabile Genio, il matematico Piergiorgio Odifreddi, che si crede impertinente solo perch\u00e9 spara ad alzo zero l\u00e0 dove sa di poterlo fare, ma si guarda bene dal tirare anche solo con la cerbottana l\u00e0 dove non si pu\u00f2. Infine &#8212; bisogna pur essere pluralisti e tolleranti &#8212; potrebbe darsi che il nostro lettore intellettuale sia in qualche modo affascinato dal mistero, e allora niente di meglio che i saggi di Massimo Polidoro per smontare, a colpi di C.I.C.A.P., qualunque bizzarria sul soprannaturale, per ridicolizzare fin l&#8217;ultima leggenda metropolitana, per demolire e spargere il sale sopra il concetto di &quot;miracolo&quot;, di &quot;guarigione straordinaria&quot;; e, gi\u00e0 che ci siamo, per fare un bel minestrone con i cerchi nel grano, con gli atterraggi dei dischi volanti, con i tavolini parlanti, le sedute spiritiche, gli esorcismi, la telepatia e la chiaroveggenza, ovviamente gettando tutto nel cestino della carta straccia, in nome dei meravigliosi lumi della Dea Ragione. La quale, dai tempi di D&#8217;Holbach e La Mettrie, ne ha fatta di strada, e ha perso anche un po&#8217; del suo smalto iniziale, eppure loro, i nostri anici, non se ne sono per nulla accorti, vanno avanti sicuri e tranquilli verso le magnifiche sorti e progressive della razionalit\u00e0, brandendo il vangelo di Bertrand Russell, certi e convinti che la storia finir\u00e0 per premiare la loro fede, per dar loro ragion. Anche se, in tutto il resto, non si pu\u00f2 proprio dire che lo abbia fatto &#8212; ma questo \u00e8 il segreto di Pulcinella, lo sanno tutti ma non bisogna dirlo, zitti, per carit\u00e0, facciamo finta di niente, ci resterebbero troppo male.<\/p>\n<p>Ecco: un amico ci trascina nel parallelepipedo di vetro e di cemento, e la prima sorpresa \u00e8 un bellissimo bar al piano terra, un bar coi fiocchi, da non invidiar nessuno, con un barman in grande uniforme che incute quasi soggezione per l&#8217;evidente professionalit\u00e0 che sprizza da tutti i pori; peccato solo che non ci sia neppure l&#8217;ombra di un avventore. Eh, ma cosa c&#8217;\u00e8 di strano? In questo tempio della Lettura, la gente viene per cercare libri, non per tracannare vino o azzannar panini. E allora, su, su, verso i piani alti, verso il cuore del gioiello architettonico, per la delizia degli occhi, anche se non dell&#8217;olfatto: poich\u00e9 i libri sono tutti rigorosamente cellofanati, inodori, insapori e sterilizzati, senza l&#8217;ombra di un virus o di un batterio, senza neppure un granellino di polvere. Ed ecco l&#8217;immensa sala, il <em>sancta sanctorum<\/em> del Lettore Politicamente Corretto: chilometri di scaffali dietro scaffali, tutti stracolmi di libri, tutti in bella mostra, una pila sopra l&#8217;altra, in religiosa offerta per il loro fervente adoratore. La cosa decisamente incoraggiante sono le fascette che li avvolgono: vi si possono leggere slogan come questi: <em>Il pi\u00f9 venduto negli Stati Uniti<\/em>; oppure: <em>Due milioni di copie vendute<\/em>; oppure, ancora: <em>Una scrittrice da 500.000 copie<\/em>. Si va a peso, si va a quantit\u00e0: tante vendite, tanto merito. Rassicurati, perci\u00f2, lettore dubbioso e di poca fede: se compri questa merce, non potrai sbagliare: sarai il due milionesimo e uno stronzo che avr\u00e0 dedicato il proprio tempo a riempirsi il cervello di codesta immondizia.<\/p>\n<p>Stiamo parlando, naturalmente, di romanzi. Gi\u00e0 dai loro titoli brilla, in tutto il suo fulgore, la loro perfetta, furbesca, perfino scanzonata idiozia: sono talmente idioti che ci si vergogna anche solo a pronunciarli a voce alta, non si sa come faccia un cliente a domandare alla commessa: <em>Scusi, avete il romanzo tal dei tali?<\/em>, senza avvampare e morire sull&#8217;istante di vergogna. A chi possieda anche solo un briciolo di pudore e di rispetto di s\u00e9, buttar fuori quel nome dalla bocca costerebbe atroci sofferenze; tuttavia, \u00e8 noto, cosa non si farebbe per amore della Cultura e del Sapere? Ecco, senza dubbio qualcuno, a questo punto, dir\u00e0: la solita ipercritica esagerata, preconcetta. Al contrario: ci sembra di esser stati molto al di sotto di una vera critica. Dell&#8217;immondizia non si fa la critica: si girano i tacchi e si portano lontani gli occhi e il naso. Quel che colpisce, semmai, \u00e8 la poca distanza che separa la letteratura &quot;alta&quot;, o considerata tale, quella di Eco e Fo, tanto per capirci, da quella apertamente commerciale, e che non nega di esserlo: quella di Moccia o di Volo. Ammesso che una distanza ci sia. Il vecchio problema della cultura italiana, la distanza siderale, anacronistica, fra cultura alta e bassa, \u00e8 stato risolto una volta per tutte alla radice, democraticamente, quasi d&#8217;imperio: \u00e8 diventata tutta bassa; ma talmente bassa, che pi\u00f9 bassa non si pu\u00f2.<\/p>\n<p>Dunque, abbiamo mestamente bighellonato fra gli scaffali ripieni di mercanzia libraria, scorrendo <em>nel sole che abbaglia,<\/em> <em>con triste meraviglia<\/em>, da un titolo all&#8217;altro, da una fascetta all&#8217;altra. Infine, sconsolati, ci siamo spinti nel reparto saggistica: e anche l\u00ec, con infallibile precisione, ci siamo imbattuti nei soliti nomi, nei soliti volti, nei soliti titoli: tutto l&#8217;<em>establishment<\/em> del politicamente corretto, del progressismo in formato terzo millennio; tutti i cascami del femminismo, del liberismo, dell&#8217;edonismo, dell&#8217;immigrazionismo, del buonismo, del multiculturalismo, dell&#8217;omosessualismo, e anche qualcuno di nuovo conio, ma sempre con il <em>copyright<\/em> del Nuovo Ordine Mondiale. Ancora Cacciari, ancora Galimberti; ancora Del Boca per sapere tutto sull&#8217;Africa coloniale, ancora Paolo Crepet per i problemi dell&#8217;adolescenza. E poi, ci son sempre i vecchi <em>guru<\/em> che aleggiano, ispirano e benedicono, standosene affabilmente dietro i nuovi: Marx, Freud (padre e figlia), Reich, Marcuse; e, per i cattoprogressisti, don Milani e don Ciotti, padre Turoldo e i comboniani di <em>Nigrizia<\/em>. E avanti di questo passo, con tetra uniformit\u00e0, con implacabile ripetizione, con inesorabile fatalit\u00e0, come nella hegeliana marcia dello Spirito della Storia. Uno scaffale dopo l&#8217;altro, una pila dopo l&#8217;altra, tutti belli e cellofanati, tutti schierati a battaglia come soldati di un esercito impeccabile, di un&#8217;armata irresistibile, pronti per essere consumati, <em>pardon<\/em>, acquistati, dall&#8217;onnivoro e diligente lettore politicamente corretto. Antirazzista, antifascista, antimaschilista, antiomofobo, anti&#8230; non importa cosa, importa che sia sempre, rigorosamente <em>antiqualche cosa<\/em>: perch\u00e9 se non c&#8217;\u00e8 un orrendo Nemico da combattere e da abbattere, che razza di vita sarebbe?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 solo un piccolo particolare da aggiungere&#8230; che la libreria, la grande, maestosa libreria, il Tempio del Sapere <em>politically correct<\/em>, nonostante le ferie natalizie, nonostante le strenne ed i regali, nonostante la bella giornate di sole, senza nubi (un po&#8217; freddina, questo \u00e8 vero, ma comunque limpida e invitante), era praticamente deserta. Clienti, zero o quasi. Lettori, zero o quasi. Una desolazione, una tristezza, un autentico gelo nel cuore. Vuoi vedere che perfino il pubblico di bocca buona del terzo millennio, a forza di vedersi proporre sempre e solo la solita immondizia, ha deciso di far lo sciopero della fame? Vuoi vedere che i Signori del Politicamente Corretto, a cominciare dai proprietari e dai direttori delle case editrici, hanno tirato la corda un tantino troppo, finch\u00e9 l&#8217;hanno spezzata? Vuoi vedere che perfino gli schiavi pi\u00f9 docili si sono stancati di essere trattato con cos\u00ec palese disprezzo, con cos\u00ec sfacciata cialtroneria, con una boria cos\u00ec insopportabile, che preferiscono fare qualcos&#8217;altro &#8212; una partita al bar con gli amici, o una pizza con la moglie e i figli &#8212; piuttosto di sottoporsi al noiosissimo, frustrante supplizio di tutte queste letture bovine, ma <em>politically correct<\/em>?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una grossa libreria, la pi\u00f9 grossa della provincia; grossa e ultramoderna. 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