{"id":25074,"date":"2016-09-12T07:30:00","date_gmt":"2016-09-12T07:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/12\/factum-infectum-fieri-nequit\/"},"modified":"2016-09-12T07:30:00","modified_gmt":"2016-09-12T07:30:00","slug":"factum-infectum-fieri-nequit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/12\/factum-infectum-fieri-nequit\/","title":{"rendered":"Factum infectum fieri nequit"},"content":{"rendered":"<p><em>Factum infectum fieri nequit<\/em>, oppure: <em>Factum infectum fieri non potest<\/em>, ovvero dal teatro di Plauto al linguaggio giuridico moderno, il passo \u00e8 stato lungo in termini cronologici, ma breve in termini logici e concettuali <em>Il fatto compiuto non pu\u00f2 considerarsi come non avvenuto<\/em>: gli effetti di un determinato atto non possono essere cancellati; si pu\u00f2 procedere ad un risarcimento (delle vittime), ma quel che \u00e8 stato fatto rimane incancellabile, e, se ha prodotto effetti negativi, questi ormai non sono suscettibili di modifiche. Inoltre, non si pu\u00f2 contestare la legittimit\u00e0 di coloro che hanno agito in base ad un provvedimento illegittimo, ma non illegale, perch\u00e9 essi hanno solo eseguito il lavoro affidato loro, e non portano la responsabilit\u00e0 dell&#8217;azione in se stessa.<\/p>\n<p>Un nostro amico citava il detto latino per ricordarci che un evento, una volta che sia avvenuto, produce degli effetti che non possono essere tolti, n\u00e9 cambiati: e, pertanto, in base al principio di realt\u00e0, non si pu\u00f2 agire come se quell&#8217;evento non vi fosse stato, come se le cose fossero rimaste impregiudicate. Mano a mano che procediamo nella nostra vita, facciamo delle scelte; e, ad ogni scelta che abbiamo fatto, \u00e8 come se uno dei sentieri che <em>avremmo potuto<\/em> percorrere si chiudesse, per sempre. Noi non potremo pi\u00f9 ritornare indietro e imboccare di nuovo quel sentiero, se dovessimo accorgerci di aver commesso un errore di valutazione: perch\u00e9, nel frattempo, gli effetti di quella scelta, o di altre fatte successivamente (nel caso che sia trascorso molto tempo dall&#8217;evento originario) hanno prodotto, a loro volta, talmente tante modificazioni nella mappa potenziale della nostra vita, da rendere di fatto impossibile esperire alcune possibilit\u00e0 che, prima, ci erano aperte, in un modo o nell&#8217;altro. I sentieri che non abbiamo esplorato si ricoprono di erbacce, diventano impraticabili, scompaiono addirittura sotto il manto della fitta vegetazione; quelli che abbiamo percorso, a un certo punto ci hanno condotti in una direzione tale, dalla quale non potremmo pi\u00f9 ritornare indietro, nemmeno se lo volessimo.<\/p>\n<p>A sua volta, il concetto enunciato da Plauto si ricollega ad un principio filosofico di carattere pi\u00f9 generale, che \u00e8 stato espresso cos\u00ec da san Tommaso d&#8217;Aquino nella <em>Summa Theologiae<\/em>: <em>Nemmeno Dio, che \u00e8 onnipotente, potrebbe fare s\u00ec che ci\u00f2 che \u00e8 stato, non sia mai stato.<\/em> Ne abbiamo gi\u00e0 discusso a suo tempo, in un apposito articolo di parecchi anni fa; qui, pertanto, ci limiteremo ad alcune considerazioni essenziali. L&#8217;adagio <em>Factum infectum fieri nequit<\/em> esprime un concetto che \u00e8 condivisibile, anzi, perfino ovvio, a patto che sia applicato per entrambi i corni del dilemma: i sentieri che abbiamo tralasciato e oltrepassato, rendendoli, di fatto, non pi\u00f9 praticabili, ma anche la realt\u00e0 dell&#8217;evento originario, ossia il sentiero che abbiamo effettivamente percorso, e che non possiamo fingere di non aver percorso.<\/p>\n<p>Proviamo a spiegarci meglio: le conseguenze di un determinato evento sono incancellabili: se, per aver voluto spingere il nostro cavallo a saltare una siepe troppo alta, ne abbiamo provocato la caduta, e ci siamo spezzati il filo della schiena, riportando una invalidit\u00e0 permanente, niente e nessuno potr\u00e0 modificare tale stato di cose, per quanto possiamo, poi, esserci pentiti della nostra avventatezza, e sinceramente rammaricati di non essere stati migliori giudici di ci\u00f2 che era possibile fare, e di ci\u00f2 che non lo era. Tuttavia, nello stesso tempo, proprio perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 possibile prescindere dalle conseguenze di quanto \u00e8 accaduto, a maggior ragione non si pu\u00f2, non sarebbe giusto e non sarebbe onesto, rimuovere quell&#8217;evento originario e fare come se non vi fosse stato. Vale a dire che la nostra fedelt\u00e0 nei confronti di ci\u00f2 che \u00e8 stato, e di ci\u00f2 che siamo stati insieme ad esso, e a causa di esso, deve valere rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 stato, tanto quanto il nostro ossequio di fronte al principio di realt\u00e0 deve impedirci di ignorare quello che <em>non<\/em> \u00e8 stato, il sentiero (o i sentieri) che <em>non<\/em> abbiamo percorso.<\/p>\n<p>Nel caso dell&#8217;esempio appena fatto: \u00e8 inutile rimpiangere di non aver potuto fare questa o quella cosa, che avrebbe richiesto una schiena dritta e un fisico intatto e prestante: dobbiamo assumere, nello svolgimento della nostra vita, le conseguenze di quella imprudenza di tanti anni fa. Tuttavia noi possiamo e, anzi, dobbiamo considerare che, se oggi siamo quello che siamo, ci\u00f2 accade perch\u00e9 siamo stati quello che siamo stati e abbiamo fatto quelle esperienze, compresa quella della caduta, dell&#8217;incidente, dell&#8217;invalidit\u00e0. Senza quegli eventi, noi saremmo, oggi, diversi: come dice Petrarca, saremmo in parte altri uomini, da quelli che siamo in effetti. Le esperienze esistenziali, quanto pi\u00f9 sono forti, tanto pi\u00f9 sono, o, almeno, possono essere, formative: \u00e8 da esse che s&#8217;impara qualcosa, se si \u00e8 capaci d&#8217;imparare. Quanti uomini e donne sono diventati grandi, attraverso il buio della solitudine e della sofferenza? Quanti hanno trovato se stessi, allorch\u00e9 circostanze dolorose li hanno strappati alla vita di prima e li hanno costretti a porsi a tu per tu con la parte pi\u00f9 profonda della loro natura?<\/p>\n<p>Di solito, l&#8217;aforisma di Plauto viene inteso nel senso che non si possono togliere le conseguenze di un determinato evento, insomma che bisogna inchinarsi al principio di realt\u00e0 e accettare il fatto che la freccia del tempo procede dal passato verso il futuro, giammai dal futuro verso il passato; e nient&#8217;altro. Secondo il nostro punto di vista, questa prospettiva \u00e8, quanto meno, incompleta. S\u00ec: non si pu\u00f2 prescindere dal principio di realt\u00e0, a meno di voler finire come don Chisciotte, che scambia dei mulini a vento per altrettanti giganti, tale \u00e8 la sua smania di avventure, di gloria e di giustizia; ma siamo sicuri che il principio di realt\u00e0 sia qualcosa di interamente, esclusivamente passivo? Che consista solo nel dire &quot;s\u00ec&quot; a ci\u00f2 che avviene e a ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto? Non si dovrebbe articolare meglio quel &quot;s\u00ec&quot;, per render conto, in maniera pi\u00f9 adeguata e pi\u00f9 completa, della immensa complessit\u00e0 della vita, anche solo considerata da un punto di vista fisico, cio\u00e8 dal punto di vista del principio entropico? Il divenire consisterebbe unicamente in un aumento del disordine all&#8217;interno di uno stato fisico: \u00e8 tutto qui, non c&#8217;\u00e8 null&#8217;altro di cui rendere conto?<\/p>\n<p>A noi sembra che, considerando le cose in questo modo, si perda di vista un fattore essenziale del reale: la sua natura intimamente <em>dinamica<\/em>, <em>complessa<\/em> e <em>auto-rigenerante<\/em>. Dinamica, perch\u00e9 le cose evolvono in continuazione e lo stato di quiete perfetta non esiste; complessa, perch\u00e9 nessuno, quand&#8217;anche possedesse una vista d&#8217;aquila e un cervello potente come un calcolatore elettronico, sarebbe capace di cogliere o di prevedere tutte le possibili combinazioni, interazioni e conseguenze di ogni singolo evento e di ogni possibile scelta; auto-rigenerante, perch\u00e9 un sistema fisico, allorch\u00e9 subisce una alterazione, tende a ripristinare il precedente stato di quiete (relativa), e quindi il reale si struttura, si rompe e si ricompone incessantemente, secondo delle linee di frattura dalle quali tende ad emergere sempre un nuovo ordine, un ulteriore tipo di equilibrio. Insomma, anche il concetto di entropia \u00e8 un concetto dinamico e relativo: dall&#8217;ordine si passa al disordine, ma dal disordine si forma sempre un novo ordine: relativo, s&#8217;intende, e non assoluto; ma pur sempre un ordine. Se, in un mazzo di carte mescolato a caso, s&#8217;incontrano tre carte che formano una sequenza, quello \u00e8 pur sempre un nuovo ordine, sebbene di grado inferiore rispetto allo stato originario: quello del mazzo nuovo, nel quale <em>tutte<\/em> le carte erano disposte secondo una sequenza precisa. Il disordine assoluto, in altre parole, semplicemente non esiste.<\/p>\n<p>Il discorso che stiamo facendo non \u00e8, come potrebbe sembrare, di carattere squisitamente teorico: ha dei risvolti pratici di notevole portata. Una <em>persona<\/em> \u00e8 veramente tale, e non un semplice <em>individuo<\/em>, ossia un atomo smarrito nella folla, se e quando \u00e8 capace di utilizzare <em>tutti<\/em> i mattoni, cio\u00e8 le esperienze, della propria vita, belle e brutte, e <em>tutte<\/em> le scelte che si \u00e8 trovata a fare in prossimit\u00e0 dei bivi esistenziali, per costruire l&#8217;edificio della propria personalit\u00e0, per arricchirlo, per correggerlo, per modificarlo, per renderlo sempre pi\u00f9 conforme al progetto originario al quale dovrebbe ispirarsi. Pertanto, chi getta via, o, per parlare con maggiore precisione, chi <em>tenta<\/em> di gettare via anche un solo mattone (perch\u00e9 la cosa, in realt\u00e0, \u00e8 semplicemente impossibile), commette uno sfregio nei confronti di quel progetto, e compromette l&#8217;armonia dell&#8217;insieme. L&#8217;armonia della nostra vita dipende anche, e forse soprattutto (questo \u00e8 un paradosso, ma solo apparente) dai momenti dolorosi, dalle scelte sofferte e dagli stessi errori che abbiamo commesso, purch\u00e9 poi ci siamo resi conto che erano tali, e, invece di persistere in essi, magari addirittura vantandocene &#8212; come non di rado si vede: ed \u00e8 uno spettacolo atroce &#8211; abbiamo cercato di rimetterci sulla strada giusta. E questo perch\u00e9 l&#8217;armonia, come l&#8217;entropia, \u00e8 un concetto dinamico: solo gli Angeli, forse, possiedono un&#8217;armonia prestabilita; gli esseri umani, no. Gli esseri umani, compresi i santi &#8212; anzi, vorremmo dire: soprattutto i santi &#8212; sentono nella carne la fatica di lottare ogni giorno, ogni ora, contro le mille e mille tentazioni di essere infedeli al progetto originario.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8, infine &#8211; domander\u00e0 qualcuno &#8212; codesto progetto originario? Non \u00e8 forse vero che ciascuno di noi si costruisce la propria esistenza, a partire dai materiali che possiede, come pu\u00f2 e meglio che pu\u00f2, in base all&#8217;educazione ricevuta, all&#8217;ambiente, e, soprattutto, alla propria eredit\u00e0 biologica? Ecco: questo \u00e8 uno dei tanti (cattivi) lasciti del positivismo: pensare che la nostra personalit\u00e0, avanti l&#8217;esperienza, sia una <em>tabula rasa<\/em>, un foglio bianco. Si tratta di una ipotesi indimostrabile (non esiste la possibilit\u00e0 di dimostrarla, perch\u00e9 nessuno sa che cosa ci sia in noi, prima delle esperienze infantili) e un po&#8217; furbesca, perch\u00e9 pretende di spiegare tutto, mentre, in realt\u00e0, non spiega proprio niente. Non spiega affatto perch\u00e9 noi diventiamo quello che diventiamo; non spiega perch\u00e9 il destino di due fratelli gemelli, cresciuti insieme, possa poi divenire cos\u00ec diverso e perfino opposto. Se noi fossimo solo la somma del nostro codice genetico, dell&#8217;ambiente e della educazione ricevuta, perch\u00e9 il loro destino non sar\u00e0 sempre identico, come due equazioni matematiche perfettamente uguali?<\/p>\n<p>Dunque: dicevamo che, per ogni essere umano, esiste un progetto originario; e che nella maggiore o minore fedelt\u00e0 ad esso, come quella di un ingegnere chiamato a costruire l&#8217;edificio non gi\u00e0 a casaccio, ma seguendo il progetto di un architetto, si realizza (oppure no) il passaggio da individuo a persona: da atomo indifferenziato e intercambiabile, ad essere unico e irripetibile, perch\u00e9 responsabile di se stesso, attraverso le proprie libere scelte. Ma chi \u00e8 allora l&#8217;architetto che ha disegnato il progetto, il <em>nostro<\/em> progetto, visto che &#8212; lo abbiamo appena detto &#8212; nulla \u00e8 possibile dire di ci\u00f2 che noi siamo, anteriormente all&#8217;acquisizione dell&#8217;esperienza? Date le premesse, la risposta appare evidente: solamente Dio pu\u00f2 essere un simile architetto; Lui solo pu\u00f2 avere disegnato, per ciascuno di noi, un progetto esistenziale: che sar\u00e0, per forza di cose, perfetto, contemperando il massimo della giustizia (la nostra fedelt\u00e0 verso di Lui, verso noi stessi e verso il mondo) e il massimo dell&#8217;amore (il massimo per noi, ovviamente: perch\u00e9 un massimo, per Dio, non esiste, essendo egli l&#8217;Amore senza misura, infinito e inesauribile). Ecco perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante imparare a leggere i segni, imparare a prestare orecchio alla voce del Maestro interiore: per capire quale sia il disegno, perfetto, che Dio ha predisposto per ciascuno di noi, fin da prima che fossimo concepiti, anzi, fin da prima che il mondo cominciasse ad esistere.<\/p>\n<p>Per poter udire quella voce, tuttavia, \u00e8 necessario far tacere le altre voci, quelle inutili e moleste; per imparare a leggere i segni, bisogna liberarsi dall&#8217;inutile e ingombrante fardello delle cose futili, esteriori, che non ci danno alcun bene, ma, al contrario, ci allontanano sempre pi\u00f9 da Dio e da noi stessi, accrescendo il nostro disordine e aumentando la nostra angoscia esistenziale. La prima cosa che si deve imparare, pertanto, nel processo di costruzione della propria persona, \u00e8 quella di gettare fuori bordo tutta la zavorra che ci appesantisce, e che \u00e8 un prodotto di secrezione dell&#8217;ego. Quando lo avremo fatto in misura significativa, allora, e solo allora, incominceremo a vederci chiaro; allora, e solo allora, incominceremo a dirigere i nostri passi nella direzione giusta, dopo aver vagato a lungo in mille giri inutili, come dentro un labirinto. A quel punto acquisteremo la leggerezza necessaria per staccarci un po&#8217; da terra, per portarci un poco al di sopra della palude, nella quale giacevamo sprofondati, ma senza neanche rendercene conto: perch\u00e9, per la rana, \u00e8 cosa normalissima vivere e sguazzare in mezzo al fango; ma noi non siamo rane, quindi non dovremmo sprofondare in un modo di vivere contrario alla nostra natura, abbrutendoci e degradandoci. E innalzarci, sia pure di poco, al di sopra dello stagno, \u00e8 indispensabile per incominciare a vedere chi siamo e dove dobbiamo andare.<\/p>\n<p>Tutto il resto \u00e8 solo chiacchiera inutile, sterile rivolta o deplorevole auto-commiserazione. Si prenda uno qualunque dei cosiddetti intellettuali moderni, compresi quelli che passano per &quot;grandi&quot;: ci hanno aiutato ad intuire, anche da lontano, questa verit\u00e0 essenziale? Oppure si sono abbandonati alla chiacchiera inutile, alla sterile rivolta e alla deplorevole auto-commiserazione? Ciascuno pu\u00f2 giudicar da s\u00e9, purch\u00e9 non si lasci influenzare dal coro celebrativo della cultura moderna: perch\u00e9 la modernit\u00e0 stessa \u00e8 la malattia, e i giudizi che essa formula non potranno essere che auto-assolutori&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Factum infectum fieri nequit, oppure: Factum infectum fieri non potest, ovvero dal teatro di Plauto al linguaggio giuridico moderno, il passo \u00e8 stato lungo in termini<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30147,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[57],"tags":[92],"class_list":["post-25074","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-diritto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25074","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25074"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25074\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30147"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25074"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25074"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25074"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}