{"id":25073,"date":"2009-07-11T11:03:00","date_gmt":"2009-07-11T11:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/11\/non-sono-gli-altri-a-turbare-le-nostre-vite-facciamo-tutto-da-soli\/"},"modified":"2009-07-11T11:03:00","modified_gmt":"2009-07-11T11:03:00","slug":"non-sono-gli-altri-a-turbare-le-nostre-vite-facciamo-tutto-da-soli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/11\/non-sono-gli-altri-a-turbare-le-nostre-vite-facciamo-tutto-da-soli\/","title":{"rendered":"Non sono gli altri a turbare le nostre vite: facciamo tutto da soli"},"content":{"rendered":"<p>\u00abL&#8217;Inferno sono gli altri\u00bb, diceva Sartre, uno dei maggiori cattivi maestri della modernit\u00e0; e riassumeva uno stato d&#8217;animo largamente diffuso, fatto di insofferenza, egoismo, invidia e competizione sfrenata nei confronti del prossimo, visto come un ostacolo e come un limite all&#8217;esercizio della nostra libert\u00e0 totale.<\/p>\n<p>Ma aveva torto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 vero che relazionarsi con gli altri \u00e8, speso, difficile, al punto da mettere a durissima prova la nostra pazienza, la nostra disponibilit\u00e0, la nostra istintiva benevolenza; ma \u00e8 altrettanto vero che anche noi siamo \u00abgli altri\u00bb per il nostro prossimo, e che non deve essere facile, nemmeno per lui, sopportare le nostre impennate, i nostri egoismi, le nostre diffidenze, e tutta quella parte oscura che \u00e8 cos\u00ec facile vedere nei nostri simili, ma cos\u00ec difficile riconoscere in noi stessi.<\/p>\n<p>N\u00e9 Sartre aveva torto solo in questo senso, cio\u00e8 nella evidente mancanza di reciprocit\u00e0 della sua affermazione: come se solo gli altri fossero un inferno per noi, e non anche noi, un inferno per essi; conseguenza perfettamente logica, del resto, di avere immaginato una libert\u00e0 assoluta, che consisterebbe nella esplicazione totale e incondizionata dell&#8217;io di ciascuno, senza riguardi n\u00e9 scrupoli verso coloro che ci stanno intorno.<\/p>\n<p>No, egli aveva torto anche in un senso molto pi\u00f9 profondo: nel sopravvalutare enormemente, cio\u00e8, il potere di nuocere agli altri (ma, chiss\u00e0 perch\u00e9, non altrettanto quello di fare del bene), e di non tenere in alcun conto il fatto che i nostri primi e pi\u00f9 temibili nemici, siamo noi stessi: al confronto, gli altri sono delle entit\u00e0 assolutamente trascurabili.<\/p>\n<p>Proviamo a spiegarci.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che ciascuno di noi ha una ben precisa responsabilit\u00e0 per come agisce nei confronti degli altri (e anche, ovviamente, se decide di non agire affatto, specie in quelle situazioni che richiederebbero, invece, un qualche tipo di intervento); ma \u00e8 altrettanto vero che non bisogna esagerare l&#8217;effetto pratico di tali azioni.<\/p>\n<p>La nostra responsabilit\u00e0 nei confronti del prossimo, \u00e8 legata principalmente al fatto della intenzionalit\u00e0 della coscienza: vale a dire che noi siamo responsabili per l&#8217;intenzione con la quale ci mettiamo in relazione con il prossimo. Se la nostra intenzione \u00e8 quella di nuocere, di far soffrire, magari di uccidere, noi siamo inchiodati a quella responsabilit\u00e0, indipendentemente dal fatto che poi, magari per ragioni esterne e imprevedibili, la nostra cattiva azione possa andare a monte; e la stessa cosa vale per le intenzioni positive.<\/p>\n<p>Tuttavia, quanto agli effetti concreti del nostro agire, il pi\u00f9 delle volte siamo portati a esagerarli: perch\u00e9 resta sempre valida la legge fondamentale, secondo la quale \u00e8 l&#8217;assenso della nostra coscienza che consente alle azioni altrui di agire in modo efficace su di noi; e, se noi neghiamo tale assenso, la nostra anima non potr\u00e0 subire alcuna influenza (positiva o negativa che sia), ma, eventualmente, ci\u00f2 accadr\u00e0 solo alla nostra dimensione fisica.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una distinzione da poco.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di un uomo, o di una donna, che siano oggetto di intensi sentimenti di malevolenza, invidia, odio, da parte di un altro essere umano. Se lui, o lei, si lascia prendere nella loro spirale distruttiva, e reagisce con forza uguale e contraria, si ritrover\u00e0 ben presto immerso nella palude delle vibrazioni negative, e tutta la sua anima ne risulter\u00e0 offuscata e sofferente.<\/p>\n<p>Non era un destino stabilito che finisse cos\u00ec; quell&#8217;individuo avrebbe anche potuto scegliere di reagire diversamente, ad esempio distogliendosi dai sentimenti negativi e proseguendo per la propria strada; oppure domandando dall&#8217;alto la forza necessaria a fronteggiare quella data situazione, al fine di conservare la propria pace e la propria calma interiore.<\/p>\n<p>Se noi perdiamo la pace, non \u00e8 per causa degli altri; non sono loro che ce la possono togliere: abbiamo fatto tutto da soli, ci siamo castigati con le nostre mani.<\/p>\n<p>La stessa cosa avviene negli amori infelici, negli amori tragici, negli amori che si lasciano dietro solo cenere, polvere, amarezza e un infinito senso di vuoto.<\/p>\n<p>L&#8217;amore \u00e8 pienezza; e, se esso pu\u00f2 trasformarsi nel suo esatto contrario, vuol dire che non era realmente tale, sin dall&#8217;inizio: noi gli avevamo imprestato i colori della poesia, per nascondere a noi stessi la nostra insufficiente maturazione spirituale, la nostra reale incapacit\u00e0 di amare e di essere amati (perch\u00e9 non solo amare, ma anche lasciarsi amare \u00e8 un&#8217;arte).<\/p>\n<p>Quando un amore si stravolge e lascia dietro a s\u00e9 ferite dolorose, ci\u00f2 significa che non era un vero amore, ma piuttosto una forma morbosa di attaccamento e un bisogno compulsivo di possesso e di gratificazione. Sono sbagli che si pagano cari: e il conto arriva sempre, prima o dopo; a nessuno \u00e8 dato di farla franca.<\/p>\n<p>In ultima analisi, quando gli altri ci feriscono, \u00e8 perch\u00e9 noi non siamo riusciti a fare abbastanza chiarezza in noi stessi: se ci riuscissimo davvero, nulla potrebbe ferirci; anche se, innegabilmente, potremmo ancora trovarci in situazioni di sofferenza.<\/p>\n<p>Occorre essere chiari su questo punto. Noi non possiamo evitare, in assoluto, la sofferenza: essa fa parte della nostra condizione di viventi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che potremmo evitare, o, quanto meno, ridurre sensibilmente, \u00e8 la sofferenza gratuita e distruttiva: quella che ci colpisce a tradimento (o meglio, che a noi sembra colpirci a tradimento) e dalla quale non maturano semi di ripensamento, redenzione e ricostruzione, ma solo desiderio di rivalsa, di vendetta e di crudelt\u00e0.<\/p>\n<p>Naturalmente, un ragionamento analogo e speculare pu\u00f2 essere fatto a proposito delle intenzioni positive, e delle buone azioni che da esse scaturiscono.<\/p>\n<p>\u00c8 importante nutrite intenzioni positive nei confronti del prossimo, ma non dobbiamo sopravvalutare l&#8217;efficacia che le nostre parole e i nostri gesti possono avere: la verit\u00e0 \u00e8 che tali intenzione beneficano, in primo luogo, proprio noi stessi, immergendoci in una atmosfera spirituale luminosa e rinfrescante.<\/p>\n<p>Quanto agli altri, il fatto \u00e8 che noi possiamo giovare loro, solamente se e quando essi decidono di lasciarsi aiutare; ma, se essi non vi sono disposti, nessuna parola e nessun gesto, da parte nostra, sar\u00e0 mai in grado di sollevarli.<\/p>\n<p>Valgono a questo proposito le riflessioni che abbiamo svolto nel nostro recente articolo: \u00abIncontri felici\u00bb (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice): noi facciamo gli incontri importanti della nostra vita quando siamo maturi per farli; che le cose ci accadono, quando \u00e8 giunto il tempo in cui ci devono accadere. Perci\u00f2 pu\u00f2 succedere che, se la nostra evoluzione spirituale \u00e8 ancora molto imperfetta, le cose preziose ci passano accanto senza che noi riusciamo a vederle; e gli angeli che potrebbero soccorrerci, ci sfiorano, senza che riserviamo loro un solo sguardo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure, se il nostro sviluppo spirituale \u00e8 avviato, ma ancora impastato di tendenze regressive e legato a false immagini di bene, pu\u00f2 accadere che noi riconosciamo quelle situazioni e individuiamo quelle benefiche presenze; ma poi, per insufficienza di maturit\u00e0 e per scarsa consapevolezza, quello stesso incontro, che avrebbe potuto essere fonte di bene, diviene invece fonte di male: di sofferenza, delusione e scoraggiamento.<\/p>\n<p>La bellezza delle cose \u00e8 un riflesso della bellezza dell&#8217;Essere. Tuttavia, perch\u00e9 noi, menti finite, riusciamo a scorgerla, ci\u00f2 dipende dal nostro livello di evoluzione spirituale: ossia, in ultima analisi, dal nostro stesso grado di bellezza interiore.<\/p>\n<p>Pertanto, sia il bene che il male che gli altri possono farci, dipendono dal fatto che noi apriamo ad essi il varco e che permettiamo, oppure no, alla intenzionalit\u00e0 di un altro essere umano &#8211; negativa o positiva che sia -, di aprirsi la strada fino al centro della nostra anima.<\/p>\n<p>Parlando in generale, noi occidentali tendiamo da sempre a sopravvalutare il ruolo svolto dalle circostanze esteriori: conseguenza del fatto che sottovalutiamo le potenzialit\u00e0 attive dell&#8217;anima, e tendiamo a identificare quest&#8217;ultima con gli eventi che la intersecano.<\/p>\n<p>Per fare un esempio banale, noi siamo soliti dire: \u00abQuest&#8217;oggi ho un terribile mal di denti, mi sembra di impazzire\u00bb, identificando senz&#8217;altro il mal di denti con la totalit\u00e0 del nostro io e annullando la distanza che, in realt\u00e0, esiste fra i due ordini di cose.<\/p>\n<p>In effetti, una cosa \u00e8 il nostro io, e un&#8217;altra cosa \u00e8 il mal di denti; ma, poich\u00e9 siamo abituati a porci in una relazione di possesso con il mondo (tanto \u00e8 vero che il nostro linguaggio sovrabbonda di pronomi e aggettivi possessivi, mentre ci\u00f2 non accade presso altri popoli e altre culture), tale operazione mentale ci sembra del tutto logica e naturale. I denti che soffrono sono i MIEI denti: dunque, io soffro atrocemente.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non dovremmo parlare (e pensare) cos\u00ec, ma dovremmo dire, semplicemente: \u00abI miei denti, quest&#8217;oggi, patiscono forti dolori\u00bb, recuperando cos\u00ec la distanza tra il fatto e il nostro giudizio &#8211; ed il nostro eventuale assenso &#8211; su di esso. Oppure: \u00abQuest&#8217;oggi il mal di denti si fa sentire\u00bb; e non \u00e8 un semplice trucco linguistico o una tecnica di autosuggestione (quantunque possa divenire ANCHE quest&#8217;ultima); quanto piuttosto una registrazione distaccata e oggettiva del fatto.<\/p>\n<p>Che noi siamo i nostri denti, questo \u00e8 tutto da dimostrare; anche se secoli di cultura materialista ci hanno abituati a considerare una tale identificazione come del tutto logica e naturale. Infatti, secondo il materialismo, tutta la realt\u00e0 consiste di materia: che altro siamo noi, dunque, se non la nostra pelle, i nostri muscoli, le nostre ossa, i nostri organi?<\/p>\n<p>I moderni maitres-a-p\u00e9nser lo ribadiscono in ogni modo, ad ogni occasione: che cos&#8217;\u00e8 la mente, se non il corpo? Ne abbiamo gi\u00e0 parlato varie volte, in particolare nel saggio \u00abNell&#8217;ambivalenza corporea di Galimberti la riproposizione di un relativismo radicale\u00bb (anch&#8217;esso sul sito di Arianna), a commento del suo famoso libro \u00abIl corpo\u00bb, del 1983. Per essi, tutto \u00e8 corpo; e l&#8217;anima, \u00e8 roba da vecchiette del secolo scorso.<\/p>\n<p>Costoro non si rendono conto dei meccanismi perversi che questa identificazione comporta: inebriati dal sapore di libert\u00e0 che la loro sedicente \u00abrivoluzione del corpo\u00bb evoca in maniera superficiale, non vedono gli effetti negativi di essa.<\/p>\n<p>Se tutto \u00e8 corpo, allora un banalissimo mal di denti pu\u00f2 somigliare pericolosamente ad una vera e propria devastazione dell&#8217;io; un male di denti un poco pi\u00f9 forte, comporta una sorta di distruzione della coscienza.<\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, significa conferire alle circostanze esterne un potere smisurato su di noi, un potere che non sarebbe realmente in esse, ma che siamo noi ad attribuire loro. \u00c8 come se scambiassimo delle ombre per qualcosa di reale, e ci consegnassimo nelle mani di una forza tirannica e incontrollabile che noi stessi abbiamo evocato.<\/p>\n<p>Se ci mettiamo in simili condizioni, a dispetto di tutto lo sbandierato potere che esercitiamo sulla natura mediante la scienza e la tecnica, ci\u00f2 significa che non crediamo realmente in noi stessi; che abbiamo una bassissima opinione del nostro io profondo. E come meravigliarcene, se la maggior parte degli occidentali \u00e8 fermamente convinta di non possedere affatto un&#8217;anima, n\u00e9 un principio spirituale indipendente dal corpo in cui abita?<\/p>\n<p>In Oriente, non sono rari coloro i quali, mediante un rigoroso percorso spirituale, sono giunti a sottomettere il corpo, sino al punto da sospenderne le funzioni vitali o da annullare le leggi della gravit\u00e0: possono librasi in aria e possono riemergere dalla terra, dopo una sepoltura di parecchie settimane, durante la quale hanno contratto le pulsazioni cardiache fino ad annullarle, e hanno sospeso il respiro (entrambe le operazioni sono considerate impossibili dalla scienza occidentale, come si pu\u00f2 leggere in qualsiasi manuale di fisiologia umana).<\/p>\n<p>Lo ripetiamo: le cose ci accadono quando noi siamo pronti per esse. Solo quando noi ci siamo arresi alle forze negative, gli altri possono farci realmente del male; e solo quando abbiamo deciso di aprirci a quelle positive, possono farci del bene.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, nella maggior parte dei casi, quando soffriamo e quando godiamo, non dovremmo sopravvalutare l&#8217;importanza degli altri: siamo noi a fare tutto da soli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL&#8217;Inferno sono gli altri\u00bb, diceva Sartre, uno dei maggiori cattivi maestri della modernit\u00e0; e riassumeva uno stato d&#8217;animo largamente diffuso, fatto di insofferenza, egoismo, invidia e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[180],"class_list":["post-25073","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-jean-paul-sartre"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25073","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25073"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25073\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25073"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25073"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25073"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}