{"id":25072,"date":"2011-08-21T11:27:00","date_gmt":"2011-08-21T11:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/21\/facciamo-quel-che-possiamo-meglio-che-possiamo-e-poi-affidiamoci-alla-corrente-dellessere\/"},"modified":"2011-08-21T11:27:00","modified_gmt":"2011-08-21T11:27:00","slug":"facciamo-quel-che-possiamo-meglio-che-possiamo-e-poi-affidiamoci-alla-corrente-dellessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/21\/facciamo-quel-che-possiamo-meglio-che-possiamo-e-poi-affidiamoci-alla-corrente-dellessere\/","title":{"rendered":"Facciamo quel che possiamo, meglio che possiamo: e poi affidiamoci alla corrente dell\u2019Essere"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono dei momenti, nella vita, in cui ci si sente afferrati alla gola dalle preoccupazioni, dagli impegni, dalle responsabilit\u00e0; in cui sembra di soffocare, di annaspare, di girare a vuoto come delle trottole nelle mani di un bambino capriccioso; di dare il massimo senza per\u00f2 vedere il bench\u00e9 minimo risultato, senza raccogliere nulla.<\/p>\n<p>Ci sono dei momenti in cui ci si sente sovraffaticati, esausti e demoralizzati: perch\u00e9 si ha la sensazione che sia tutto inutile, che sia solo fatica sprecata; coloro ai quali vogliamo bene non vedono, non capiscono; il nostro disinteresse non viene riconosciuto e tanto meno apprezzato; e tutto il nostro impegno sembra destinato a dissolversi come fumo al vento.<\/p>\n<p>Allora subentrano la frustrazione, l&#8217;abbattimento, l&#8217;amarezza: perch\u00e9 faticare tanto per vedere qualche sia pur minimo risultato, prodigarsi per altri e scorgere almeno un sorriso di riconoscenza sui loro volti, questo pu\u00f2 gi\u00e0 costituire una forma di ricompensa; ma spendere tutte le proprie energie per venire ignorati o, addirittura, mal ricompensati, ci\u00f2 \u00e8 davvero un po&#8217; troppo per un normale essere umano, che non sia n\u00e9 un santo, n\u00e9 un superuomo.<\/p>\n<p>E tuttavia, \u00e8 proprio in quei momenti che si vede quel che valiamo: quando ci sembra di essere completamente soli e completamente incompresi anche da chi ci dovrebbe meglio capire, sostenere, incoraggiare.<\/p>\n<p>Non si tratta di essere degli eroi: si tratta soltanto di rimanere fedeli a noi stessi, al nostro impegno con la vita, al rispetto che abbiamo per tutto ci\u00f2 in cui abbiamo sempre creduto e per cui abbiamo sempre lottato, nella buona e nella cattiva fortuna.<\/p>\n<p>Bisogna pur riconoscere che, non di rado, il nostro senso di frustrazione non \u00e8 del tutto giustificato, se analizziamo bene i meccanismi psicologici che ci hanno portati alla sensazione d&#8217;avere imboccato un vicolo cieco.<\/p>\n<p>Forse abbiamo peccato di presunzione; forse, abbiamo creduto di essere onnipotenti, di poter \u00abraddrizzare le zampe ai cani\u00bb, come si usa dire, cio\u00e8 di poter rimettere in piedi e puntellare delle situazioni che, invece, erano irrimediabilmente compromesse, sopravvalutando oltre ogni misura le nostre forze e le nostre possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Dovremmo sempre ricordarci di essere umani, cio\u00e8 deboli, fragili, limitati; n\u00e9 possiamo compensare qualunque vuoto con la sola forza di volont\u00e0, e sia pure con la forza della buona volont\u00e0. Se l&#8217;automobile rimane senza pi\u00f9 una goccia di benzina, si ferma in mezzo alla strada e non va pi\u00f9 avanti, c&#8217;\u00e8 poco da fare: non potrebbe avanzare nemmeno di un altro centimetro, anche se la si prende a calci e a male parole.<\/p>\n<p>Non dovremmo esigere troppo da noi stessi, non dovremmo pretendere l&#8217;impossibile: vi sono delle situazioni in cui, pur con tutto l&#8217;impegno e la generosit\u00e0 di questo mondo, non \u00e8 possibile rimediare a dei gravi deficit di partenza; non siamo onnipotenti, dopo tutto, questa \u00e8 la pura e semplice verit\u00e0 e dovremmo tenerla sempre bene a mente.<\/p>\n<p>Possiamo arrivare fino ad un certo punto e non oltre, anche se ci siamo abituati a pretendere sempre di pi\u00f9 da noi stessi, fino al punto da ignorare i campanelli d&#8217;allarme e ad inoltrarci su una strada pericolosa, consumando energie che non saremo poi in rado di ricostituire; come chi, dopo aver fatto cento, pensa di poter fare centoventi, poi centoquaranta e cos\u00ec via, all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Ma verr\u00e0 fatalmente il momento in cui la natura gli presenter\u00e0 il conto, sul piano psicofisico: e sar\u00e0 un conto maledettamente salato.<\/p>\n<p>Dunque, la regola numero uno: \u00e8 ricordarsi che non siamo onnipotenti, che abbiamo dei limiti, che non possiamo fare tutto.<\/p>\n<p>La regola numero due \u00e8: fare quel che si pu\u00f2 fare, meglio che se ne \u00e8 capaci.<\/p>\n<p>La regola numero tre \u00e8: arrivati al termine delle proprie risorse, non lasciarsi vincere dallo scoraggiamento, ma rimettersi nelle mani di una Forza pi\u00f9 grande di noi, della quale siamo parte, o forse siamo una scintilla; una Forza possente, benevola, che \u00e8 in grado di risolvere i nostri problemi molto meglio di come lo faremmo noi, purch\u00e9 ce ne fidiamo interamente e la lasciamo operare attraverso di noi e attraverso gli altri: la forza dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Un tempo era assolutamente normale lasciarsi sostenere da quest&#8217;ultimo pensiero; nelle difficolt\u00e0 della vita che non si possono umanamente padroneggiare, anche le persone pi\u00f9 sagge, anche i santi pi\u00f9 grandi, continuamente ricorrevano con fiducia all&#8217;aiuto che viene dall&#8217;Alto, quando si agisce con retta intenzione e con animo limpido.<\/p>\n<p>Tutti, e specialmente le persone incolte, gli umili contadini, sapevano che l&#8217;essere umano pu\u00f2 agire sulla realt\u00e0 fino ad un certo punto, anche impegnandosi allo stremo delle forze; che perfino i progetti umani pi\u00f9 sottili, quelli preparati e studiati in ogni dettaglio e realizzati con ogni cura, sono soggetti all&#8217;incertezza e al fallimento; che \u00e8 vano presumere di poter piegare il destino e fare tutto da soli, perch\u00e9 l&#8217;uomo propone, ma \u00e8 Dio che dispone.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo che conta solo su se stesso pecca di orgoglio e va inesorabilmente incontro allo scacco: tale era la saggezza dei nostri padri, dei nostri avi.<\/p>\n<p>Il fatto che questa elementare consapevolezza sia andata in larga misura smarrita e che anche i cosiddetti credenti, oggi, tendano a far conto soprattutto su di s\u00e9, inventandosi perfino delle teologie negative, per giustificare teoreticamente la loro scarsa o nulla fiducia in quella che un tempo si chiamava Provvidenza e rifiutando, come essi dicono, l&#8217;idea del \u00abDio tappabuchi\u00bb per sostituirla con quella di un Dio che vuole l&#8217;uomo adulto e capace di sbrigarsela da s\u00e9, la dice lunga su quanto sia penetrata nell&#8217;uomo moderno l&#8217;opera dissolvente delle filosofie laiche e materialiste affermatesi a partire dal XVII secolo.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che moltissimi credenti, moltissimi religiosi, moltissimi teologi, sono ormai degli atei che non hanno quell&#8217;ultimo barlume di onest\u00e0 intellettuale per riconoscersi tali, ma preferiscono riempirsi la bocca di strani sofismi per dimostrare che il &quot;vero&quot; Dio \u00e8 quello che si nasconde, che tace, che non fa nulla, non perch\u00e9 voglia vedere se l&#8217;uomo sia capace di rimboccarsi le maniche e sbrigarsela un po&#8217; da solo, ma perch\u00e9 proprio Egli \u00e8 divenuto un fantasma, lo sbiadito fantasma di Se stesso, buono ormai soltanto per delle chiacchiere senza costrutto.<\/p>\n<p>Meglio, mille volte meglio sono quegli atei dichiarati i quali, dopo essersi seriamente confrontati con la sfida della Trascendenza, onestamente concludono, non senza una sfumatura di intima malinconia: \u00abQuaesivi et non inveni\u00bb, \u00abHo cercato, ma non ho trovato\u00bb.<\/p>\n<p>Se, poi, ci domandiamo quali siano le radici non gi\u00e0 filosofiche, ma psicologiche di questo autentico rovesciamento di prospettiva, per cui gli uomini, invece di confidare in Ci\u00f2 che sta sopra di loro, vorrebbero fare tutto da soli, attribuendosene sia i successi che gli insuccessi, giungiamo rapidamente alla risposta che esse risiedono nella feroce volont\u00e0 dell&#8217;uomo moderno di manipolare il reale nel suo egoistico ed esclusivo interesse, riducendo la scienza a mera tecnica di potere: \u00abSapere \u00e8 potere\u00bb, come diceva orgogliosamente Sir Francis Bacon.<\/p>\n<p>Ora, se il successo dell&#8217;azione umana si misura unicamente, o principalmente, con il metro dei risultati immediati, tangibili, concreti, \u00e8 evidente che il mancato conseguimento di tali risultati comporta un immediato senso di frustrazione, di impotenza, addirittura di insignificanza.<\/p>\n<p>Se io valgo in quanto sono capace di manipolare a piacere la realt\u00e0, nel momento in cui fallisco, questo vuol dire che non valgo pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>Si passa, cos\u00ec, da un eccesso di sicurezza in se stessi all&#8217;eccesso opposto, a sentirsi delle nullit\u00e0, dei falliti, dei perdenti, come oggi si usa dire: e, in un mondo costruito sula misura dei vincenti, essere dei perdenti \u00e8 la peggiore squalifica che possa toccare ad un essere umano.<\/p>\n<p>Non hai trovato l&#8217;uomo o la donna giusti, con cui costruire un progetto di vita? Sei un fallito. Non sei riuscito a importi nella tua professione, portando a casa un bel mucchio di soldi e facendo crepare d&#8217;invidia vicini e colleghi? Sei un fallito. Sei stato inganno, tradito, abbandonato, dal tuo amante o dalla tua amante? Sei un fallito o una fallita.<\/p>\n<p>E il giudizio, spietato, inappellabile, non \u00e8 solo quello che viene dagli altri, ma &#8211; prima ancora &#8211; quello che si emette contro se stessi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tutti, o quasi tutti, hanno ormai introiettato questo modo di pensare e di giudicare persone e situazioni: un modo cinicamente utilitaristico e piattamente, banalmente materialistico; ma tant&#8217;\u00e8, nella societ\u00e0 di massa il numero detta le regole e plasma anche le coscienze.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario, pertanto, reagire ad un simile andazzo, rivendicando l&#8217;assoluta, irriducibile alterit\u00e0 fra ci\u00f2 che appare e ci\u00f2 che \u00e8, fra la Civitas terrena e la Civitas Dei: i sentieri dell&#8217;Assoluto non sono i nostri sentieri, il Suo giudizio non \u00e8 il nostro giudizio.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 emettere una valutazione circa il reale soltanto sulla base del successo apparente: spesso, dal punto di vista dell&#8217;anima, la vittoria materiale equivale ad una sconfitta e la sconfitta, a sua volta, ad una occasione o ad una opportunit\u00e0 di progresso.<\/p>\n<p>Inoltre, non si pu\u00f2 pensare che tutto ci\u00f2 che accade dipenda soltanto dalla nostra volont\u00e0, dalla nostra intelligenza, dal nostro sforzo: non siamo onnipotenti; al contrario, siamo fragili: ma questa nostra fragilit\u00e0 non equivale affatto all&#8217;insignificanza, anzi, \u00e8 proprio in essa che si cela il mistero della nostra grandezza.<\/p>\n<p>Siamo grandi perch\u00e9 siamo fragili: ecco la profonda lezione di umilt\u00e0 e di saggezza che i nostri nonni conoscevamo benissimo, anche se avevano studiato soltanto fino alla terza elementare; mentre noi l&#8217;abbiamo completamente dimenticata o, peggio, derisa e scacciata, con tutti i nostri diplomi di laurea e le nostre specializzazioni in qualche prestigiosa universit\u00e0 estera.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, poi, un&#8217;altra cosa che dobbiamo considerare.<\/p>\n<p>Esiste, nella natura, una saggezza intrinseca, che coincide con la saggezza della vita universale: \u00e8 bene e va a buon fine ci\u00f2 che vi si attiene; \u00e8 male e produce errori e sofferenze ci\u00f2 che vi si discosta, per ignoranza o presunzione.<\/p>\n<p>Noi vorremmo continuamente correggere la natura e imporre alla vita il nostro metro di giudizio: ma non \u00e8 la natura, siamo noi che dobbiamo operare delle correzioni in noi stessi; e non \u00e8 la vita che deve uniformarsi alle nostre egoistiche pretese e alle nostre mode fuggevoli, siamo noi che dobbiamo imparare a metterci in armonia con essa.<\/p>\n<p>Ogni qualvolta ci dimentichiamo questa regola aurea, operiamo contro noi stessi e ci mettiamo al servizio delle forze negative che tendono a indebolirci, danneggiarci, disgregarci; ogni qualvolta la teniamo bene a mente, ci poniamo in sintonia con le forze benefiche che sostengono, rafforzano ed espandono il nostro essere.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, tutto quel che ci si chiede \u00e8 di aprirci con fiducia alla forza dell&#8217;Essere e lasciarci ispirare, guidare, trasportare da essa: finch\u00e9 ci regoliamo in tal modo, non dobbiamo avere paura di nulla, perch\u00e9 tutto quello che potr\u00e0 capitarci sar\u00e0 &#8211; a dispetto delle eventuali apparenze contrarie &#8211; un bene, checch\u00e9 ne dicano gli altri.<\/p>\n<p>E adesso, su in piedi, povero uomo stanco e povera donna cui sembra di non farcela pi\u00f9; su la testa, dritte le spalle: non siete soli, non siete abbandonati come credevate.<\/p>\n<p>Nessuno \u00e8 abbandonato a se stesso, a meno che lo voglia: perch\u00e9 nessuno \u00e8 separato dalla corrente viva e luminosa dell&#8217;Essere, che \u00e8 tutto in tutti.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, nei testi religiosi, si dice che colui che vorr\u00e0 salvarsi, si perder\u00e0; e colui che si perder\u00e0, verr\u00e0 salvato: infatti, noi non possiamo salvarci da soli.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo rozzamente materialista, abituato a giudicare secondo le apparenze, lasciare la presa sulle cose equivale a perdere il controllo su di esse e, di conseguenza, anche a perdere se stesso: perch\u00e9 egli misura il proprio essere sul metro delle cose che possiede.<\/p>\n<p>Se potesse, si aggrapperebbe anche alla vita, rifiutandosi di morire: per questo non \u00e8 mai pronto a lasciare ci\u00f2 che ha ricevuto in usufrutto, ma non in propriet\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo umile e saggio, invece, sa che non aggrappandosi alle cose, ma lasciandole andare, egli ritrover\u00e0 se stesso: perch\u00e9 ritrover\u00e0 in se stesso quella scintilla divina che gli far\u00e0 da guida anche nella notte pi\u00f9 oscura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono dei momenti, nella vita, in cui ci si sente afferrati alla gola dalle preoccupazioni, dagli impegni, dalle responsabilit\u00e0; 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